venerdì 10 novembre 2006

CANTARE VITTORIA?

L’esito delle elezioni USA di medio termine rappresentano un segnale che apre uno spiraglio verso un futuro meno integralistico. Questo sembra probabile. Ma sarebbe, a mio avviso, assai ingenuo pensare ad una svolta.

Intanto hanno vinto dei democratici assolutamente poco innovativi e la loro vittoria, com’è evidente dalle loro dichiarazioni e dalla intera campagna elettorale, sembra una sfida a Bush più che alle sue politiche. Non si vede nel partito democratico USA un programma che abbia il sapore dell’alternativa ai repubblicani.

Le stesse dimissioni di Rumsfeld rappresentano un atto dovuto più che un cambio di rotta. Comunque... i prossimi giorni chiariranno se avverrà qualche significativo ritocco.

Vedremo se sarà messa in discussione l’occupazione dell’Iraq. Questo sarebbe il segnale di una svolta che, indebolendo il militarismo USA, rimetterebbe in mano alla politica anche la questione palestinese. Il governo militarista di Israele senza l’appoggio integralista degli USA sarebbe costretto a passare dalle armi e dall’attuale sterminio ad una trattativa politica.

In ogni caso, se non siamo al tramonto dell’impero, queste elezioni puniscono il guerriero Bush e invitano gli americani a diffidare dall’unilateralismo. Il mondo gira e gli USA non sono più il punto fermo attorno al quale tutto ruota. Il delirio di onnipotenza dei governanti USA ha prodotto almeno il risveglio di coscienze assopite e acritiche?