lunedì 27 novembre 2006

JUAN JOSE’ TAMAYO

Venerdì 24 novembre a Torino, presso il Gruppo Abele (Corso Trapani 91) ho partecipato all’incontro di gay e lesbiche credenti, da tempo programmato come conclusione del Gay Pride di Torino dell’estate appena trascorsa.

Il tema: “Una fedeltà scandalosa? L’amore nella coppia gay e lesbica” è stato presentato dal teologo cattolico Juan Josè Tamayo con grande preparazione e con altrettanto coraggio.

La sua relazione ha soprattutto esplorato le origini e lo sviluppo di una teologia morale sessuofobica che è tuttora parte dell’insegnamento del magistero cattolico. Platone, Paolo di Tarso, gran parte della patristica, Agostino di Ippona costituiscono le tappe dell’insediarsi di questa visione dualistica in cui il corpo viene considerato e percepito come la prigione o il nemico dell’anima.

Questa ossessione, secondo il teologo spagnolo, non nasce in seno all’ebraismo o al cristianesimo, ma trova crescente spazio nella tradizione cristiana. In Agostino, vescovo di Ippona, questa elaborazione troverà il suo più funesto compimento.

Secondo Tamayo, la cui relazione verrà tradotta in italiano e diffusa nei prossimi giorni, il camino verso una teologia morale liberatrice è ancora lungo perché la gerarchia cattolica non fa un serio riferimento al Gesù storico ed è prigioniera della tradizione, letta in modo tradizionalistico.

Al dibattito ha anche partecipato una numerosa rappresentanza della “Scala di Giacobbe”.

Ho voluto manifestare pubblicamente a Tamayo il mio personale apprezzamento per il prezioso contributo biblico e teologico.

Di lui voglio segnalare, oltre ai contributi che spesso compaiono su ADISTA, due preziosi volumi:
- Dieci parole chiave su Gesù di Nazareth
(Editrice Cittadella, Assisi, 2002, € 31,50);
- Per questo lo hanno ucciso (Editrice Cittadella, Assisi 2000, € 14,50).

Si noti che Tamayo è un teologo laico, ovviamente inviso al vaticano. Una buona ragione in più per leggere i suoi scritti.