martedì 14 novembre 2006

“Noi preti, la Chiesa e le donne”. E-mail di amore e sofferenza

da: LA REPUBBLICA del 1 febbraio 2004

Franco Barbero era un sacerdote, cacciato dal Vaticano per le sue prese di posizione contro la morale sessuale. A lui scrivono centinaia di religiosi.

“Noi preti, la Chiesa e le donne”. E-mail di amore e sofferenza

di Paolo Griseri


Scrivono, si sentono in colpa, accusano la chiesa cattolica di ipocrisia. Ma soprattutto soffrono in silenzio, condannati dalla tonaca, dai voti e talvolta dall'indigenza a una dura clandestinità. «Quello che appare ogni giorno sul monitor del mio computer - dice Franco Barbero - è un autentico oceano di sofferenza». La sofferenza di scoprire l'amore per una donna dopo aver promesso eterna fedeltà a Dio e alla sua chiesa.

Fino al 14 marzo 2003 anche Franco Barbero era un prete: quel giorno il Vaticano lo ha cacciato dal sacerdozio proprio per le sue prese di posizione contro la morale sessuale propugnata dalle gerarchie cattoliche. Così la pietra dello scandalo che la chiesa aveva scartato è diventato il confessionale telematico dei tanti sacerdoti italiani alle prese con il loro inconfessabile problema.

«Scrivono a tutte le ore deI giorno e della notte - racconta Barbero - in cerca di una risposta, di una parola di serenità in tanto dolore». Un sacerdote di Napoli, 41 anni, racconta il suo tragico Venerdì Santo, il giorno in cui la chiesa commemora la Passione di Gesù: «Caro don Franco, il Venerdì santo di oggi, scusa la bestemmia, mi sono visto io in Croce. Mentre svolgevo la liturgia c'era davanti a me la donna che mi ama. Piangeva e sono sicuro che piangeva per me. Mi ha telefonato e ml ha detto: "Don Luciano, sei tu il crocifisso"». Accusano la gerarchia di non sapere o non voler comprendere.

Si dibattono come pesci nella rete, schiacciati tra i dovere della castità e i loro sentimenti: «Sono andato dal cardinale - scrive un prete del Lazio – ma lui non capiva nulla. Mi sa che intende la chiesa come un'azienda che congela il cuore. Ma io mi sono innamorato di Laura e andrò avanti».

Talvolta cercano solidarietà impossibili: «Voglio restare prete ma ho paura che scoprano che amo Maria. Uso tanti psicofarmaci e passo le notti insonni. Ne ho parlato con un confessore che non capiva. Allora ho scelto un altro sacerdote perché sapevo che anche lui è innamorato di una donna. Ma lui ha fatto finta di non esserlo ed è stato ruvido con me».

Vite doppie, clandestinità senza prospettive che portano all'abbrutimento: «Caro don Franco, tu parli di una chiesa della libertà che non esiste. Io ho incontrato tanta ipocrisia. A 38 anni so solo fare sesso e non ho mai imparato ad amare». Non c'è solo la solitudine. C'è anche, spesso, la paura di tradire il proprio mondo, l'immagine di sé, di infangare con il proprio comportamento la chiesa stessa.

Si firma «prete miserabile» l' autore di una delle missive più sconvolgenti: «Mi sento come un ladro, costretto a fuggire in continuazione da tutto e da tutti ogni giorno. Il peggio è che godo di una buona fama. Sono stimato da tutti in quanto prete. L'idea che un giorno la cosa possa essere nota (ci frequentiamo da sei anni con Anna) mi fa morire di spavento. Penso a mia madre, a tutti coloro che mi conoscono e mi stimano. Penso al danno che farei alla mia chiesa».

In questa condizione l'amore per una donna è vissuto come una droga alla quale non si riesce a dire di no: «C’è una forza occulta che mi spinge e alla quale non posso resistere». La donna come tentazione malefica: dalla Genesi in poi c'è una letteratura sull'argomento.

E c'è chi rischia di soccombere. Una mail disperata, spedita all'una di notte: «Sto per concludere la mia giornata di prete e ho fatto l'amore con una donna in camera mia sotto il Crocifisso. Mi sento sporco e peccatore. Non so se arriverò a domani».

C'è un filo di speranza in questo oceano di sofferenza? Franco Barbero mostra un'ultima lettera scritta da un ragazzo trentenne della Toscana: «Ho appena lasciato il ministero per amore di questa donna e ho troncato tutte le amicizie precedenti. Adesso ti dico il mio dolore: in tutto questo tempo ho perso Qualcuno per strada e questo Qualcuno è proprio Colui che di tutte queste sofferenze non ha colpa alcuna: Dio. Non sono più riuscito a pregare, ho perso per strada l'amore più bello. E come se avessi bisogno di stare un po' lontano anche da Lui perché l'ho messo insieme a quella istituzione che mi ha ucciso. Ora il mio amore, la donna con cui vivo, mi dice che è tempo di pensare insieme a Dio».

Alcune testimonianze:

Il sorvegliato
“Mi sento un sorvegliato speciale e già mi trovo confinato. Sento che la prossima volta, con il prossimo sgarbo del mio superiore, mi tornerà il tormento. Eppure nel mio cuore voglio diventare prete” (seminarista, 27 anni, Roma).

Tu mi ami…
“Patricia sono contento che tu ami un prete e che nella tua dichiarazione d’amore tu mi abbia detto: ti amo come uomo e come prete “ (don Salvatore, prete sposato).

La periodicità
“Caro don Franco, sono un francescano e ho capito che la castità è periodica. La periodicità e la saltuarietà appartengono a tutti i quattro conventi in cui ho vissuto finora” (frate francescano, quarantenne).

Mi sento sporco
“Caro don Franco, tu parli di una chiesa della libertà che non esiste. Dove sono la misericordia e la tenerezza di cui mi fai cenno? A 38 anni io so solo fare sesso e non ho mai imparato ad amare. E’ vero, io mi sento sporco ma ‘Loro’ non sono puliti” (prete, emiliano).

Il pane
“Caro don Franco, bisogna inventarsi qualche iniziativa per guadagnarsi il pane. Tu fai bei discorsi però se non hai da mangiare sei costretto alla parrocchia” (sacerdote, 42 anni, abruzzese).

La chiesa azienda
“Sono andato dal cardinale che non capiva nulla. Mi sa che per lui la chiesa è un’azienda che congela il cuore. Io di vivere gelato ne ho abbastanza. Mi sono innamorato di Laura e andrò avanti” (prete, 37 anni, Roma).

Non c’è guerra
“Finalmente ho trovato un lavoro. Continuerò a fare il prete come dici tu. Ci sposteremo da questa città. Tra donna e Vangelo non c’è guerra. Gesù trattava con lo stesso affetto le donne e gli uomini” (Giuseppe, 40 anni).

Lei mi ha guarito
“ Ho vissuto 27 anni con Luisa e sono triste e depresso perché lei è morta. Mi ha tanto amato e mi ha guarito dalla depressione. Se Roma non capisce diventerà maestra di ipocrisia” ( sacerdote, 50 anni, piemontese).

In camera mia
“Sto per concludere la mia giornata di prete e ho fatto l’amore con una donna in camera mia sotto il Crocifisso. Mi sento sporco e peccatore. Non so se arriverò a domani” (prete anonimo, ore 1.05 di notte).

La congiura
“Ho 63 anni e vivo in parrocchia. Da 19 anni vivo con una donna ma anche lei, come me, è povera. Così anche la povertà congiura contro di noi. Non so dirti che cosa faremo ma io non l’abbandono” (sacerdote anziano, lombardo).

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da: Sacerdoti Lavoratori Sposati, 8 settembre 2003

Carissimi/e tutti/e,
apprezzo moltissimo tutte le iniziative e le "mobilitazioni" per l'abolizione del celibato obbligatorio. Sento che esiste una profonda comunione di intenti e non giudico negativamente il fatto che il vasto "arcipelago" stenti a trovare un'unica modalità organizzativa.

Anche qui esprimiamo diverse sensibilità e accentuazioni teologiche differenti che si possono arricchire reciprocamente. L'arcipelago, a mio avviso, non è frammentazione e mi sembra anche molto efficace. Con molta semplicità metto alcune mie riflessioni accanto alle vostre.

1) Riprendendo un pensiero di Drewermann, direi che chi ama oggi non può attendere che l'istituzione ufficiale, forse fra vent'anni, lo autorizzi. Conosco molti preti che vivono un bell'amore e non hanno abbandonato il ministero. Questa, a mio avviso, può essere una strada, se viene scelta insieme dalla coppia e se risulta concretamente e felicemente vivibile.

2) Se c'é da firmare un appello, lo faccio volentieri, ma non mi interessa l'autorizzazione vaticana. Mi interessa di più lavorare perché nasca una nuova coscienza nella chiesa (senza escludere nessuno dal dialogo) privilegiando la crescita dal basso.

3) Vorrei far di più per l'aspetto economico-materiale per quei confratelli che sono in serie difficoltà, ma sono sempre più convinto che ogni prete deve puntare all'autonomia economica. Per me questo ha comportato alcune ristrettezze, ma anche maggiore libertà in questi quarant'anni di ministero. Per me è stato faticoso ma possibile, soprattutto grazie alla mia comunità cristiana di base.

4) L'insistenza su questa battaglia è sacrosanta, tanto più che non c'é da illudersi, a mio avviso, che Roma cambi opinioni e disciplina tanto presto. Non vorrei però che si cadesse nell'errore di credere che, rimossa questa mostruosità del celibato obbligatorio, sia avvenuto il rinnovamento del ministero in seno alla comunità cristiana. A mio avviso si deve eliminare questa disumanità per poter meglio affrontare il nodo teologico e pastorale del sacerdozio - ministero.

5) Prego spesso Dio perché mi aiuti nel vincere le mie paure negative e mi infonda serenità e coraggio. Penso che, se ci affidiamo al caldo soffio di Dio, non mancherà l'audacia per scelte nuove. Anche il piccolo terreno delle relazioni fraterne e sororali ci offre la possibilità di ampliare alcuni spazi di libertà e di felicità. Grazie a tutti e tutte per l'impegno e i pensieri che ho raccolto con gioia dai vostri scritti.
don Franco Barbero