martedì 7 novembre 2006

UN DIO "NONNINO"?

Dopo secoli di predicazione cristiana che ha presentato un Dio giudice-giustiziere, pronto a punire ogni nostra “trasgressione”, era abbastanza naturale che dei cristiani come Bush e come Blair teorizzassero un “Dio degli eserciti” contro le forze del male. Le televisioni di tutto il mondo ci mostrano questi due presidenti “cristianissimi” uscire dal tempio dopo il culto domenicale.

Per grazia di Dio - è proprio il caso di dirlo! – questa visione terrorizzante e terroristica ha progressivamente lasciato spazio in molte esperienze cristiane ad una visione “altra”, al cui centro c’è un Dio accogliente, amoroso, misericordioso. Questa svolta rivela una fecondità straordinariamente liberante.

Ma, come capita anche nelle migliori famiglie, qualche volta si gira pagina un po’ troppo velocemente e così, abbandonato il padre burbero, ci si trova a fare i conti con un nonnino rammollito e bonaccione. Il Dio amore, che tutto perdona, che tutto accoglie diventa, in questa vulgata un po’ troppo riduttiva e deformante, un Dio pacioccone, un Dio “buonuomo”, un Dio buonista, molto complice delle nostre mediocrità, un Dio che non chiede nulla a nessuno.

Questa banalizzazione del Dio amore risuona qualche volta anche nelle predicazioni domenicali della mia comunità. L’amore è, certo, accoglienza e misericordia, ma non è mai banale: è una “cosa seria”, richiede impegno, sollecita la responsabilità personale.

Il Dio di cui ci danno testimonianza le Scritture e Gesù non è un mollusco, un Dio “senza spina dorsale”. Le metafore bibliche ci parlano di Dio nei termini di un padre, di una madre, di un pastore, di un partner pieno di sollecitudine, che intende vivere con noi una relazione di amore vero, cioè libero, serio, gioioso, impegnativo.

Si tratta di un Dio che nel Suo amore ci sollecita alla responsabilità. La parola “amore” indica la realtà più bella e più profonda, più libera e più impegnativa anche nella nostra vita quotidiana, se le parole conservano un riferimento reale alla vita.

Questo Dio coccolone che ci tiene in braccio perché noi viviamo al calduccio e dormiamo tranquilli come eterni fanciulloni, forse rappresenta un equivoco rispetto al Dio biblico. Vogliamo farci un pensierino? Chi nella mia vita mi ha davvero amato e mi ama, mi regala tutta la sua accoglienza e si prende cura di me, ma nello stesso tempo mi sollecita a crescere, a diventare responsabile...

Insomma il Dio amore è un Dio esigente, che mi rivolge degli appelli impegnativi. Mi lascia totalmente libero, ma mi addita sentieri di giustizia, di solidarietà, di conversione che sono davvero difficili. Questo “nonnino divino”, accondiscendente, remissivo, potrebbe essere un “dio fabbricato” a misura dei nostri comodi e non meno dannoso del Dio giustiziere di catechistica memoria.