sabato 26 luglio 2008

"ESSERE VINCENTI, LA NOSTRA OSSESSIONE"

Marina Capillari ha intervistato l'antropologo professore Niola su Repubblica del 22 luglio.

 

Professor Marino Niola, antropologo, doparsi non è solo una tentazione degli sportivi, sta diventando una pratica diffusa, un vizio collettivo: dal Viagra alla cocaina, dalla pasticca di ecstasy per una notte alle bevande energizzanti, l'ansia da prestazione sembra colpire tutti, non solo gli aspiranti campioni…

"La nostra cultura non ti permette di perdere un colpo per questo ha fatto dello sport, dell'agonismo, la sua metafora principale, usiamo termini sportivi per parlare di tutto, è come se fossimo sempre impegnati in una partita, in un match e ricorrere a questi dopanti diventa un rituale esorcistico contro l'ansia e la paura, ansia del presente, paura del futuro. Il bisogno è essere lucidi, competitivi e soprattutto vincenti, campioni in qualche cosa".

Non c'è un modo per difendersi dalla società della prestazione, non ci sono degli anticorpi?

"La relazione potrebbe essere un anticorpo, ma noi sostituiamo alla relazione la terapia, siamo soli con le nostre paure e pensiamo di non farcela, una pasticca diventa una consolazione momentanea, usiamo un sintomatico contro il male invece di rimuovere le cause e vediamo gli altri come rivali non come alleati in questa visione agonistica".

Una competizione perenne, ma non è stato sempre così.

"Diciamo che gli anni 70 sono stati l'ultimo periodo slow, con gli anni 80 si è radicata l'idea di una società competitiva, sempre in tiro e ci siamo ancora dentro".

 

Ecco perché cresce il numero dei dopati… Più che vivere interessa vincere. Anzi si è entrati nel funesto convincimento che, per vivere bene, sia necessario vincere. Altrimenti non esisti… E io che non ho mai vinto nulla, nemmeno alla lotteria, come la metto?