domenica 20 luglio 2008

UNA LETTERA CHE FA RIFLETTERE

commento morte Federica Squarise, mia paesana
SÍ ALLA RABBIA, NO ALLA VIOLENZA.

É doveroso manifestare rabbia, finchè non arrivi alla violenza e all'autodistruzione di sé.
Il fratello di Federica, con il suo pianto e le sue dichiarazioni, ne esprime tutta la forza. Così come tutti quei messaggi che viaggiano sui blog. La rabbia ha preso un nome, si chiama Victor. L'odio ha assunto un volto, quello di "El Gordo". E mentre le nostre forze più istintive si concentrano in quell'uruguaiano, nella nostra povera Italia avvengono altre tragedie, senza spargimento di sangue. Il nostro presidente del Consiglio si sta facendo una legge ad personam. Non ha ucciso nessuno, ma vuole il bene del Paese. Non ha violentato nessuna ragazzina, ma si proclama un convinto sostenitore delle leggi antiabortiste e filocattoliche. Sulla sua testa non ci sono rasature per confondersi tra la folla, ma ritocchi di chirurgia estetica per mantenersi quello di sempre. Nessuno può urlargli "bastardo", ma applaudirlo e ringraziarlo. E la rabbia sale, ma non può esprimersi così chiaramente come hanno fatto il fratello di Federica, i genitori e gli amici che gridano vendetta. "Crocifiggilo! Impalatelo!" E la rabbia sale e chiede di essere sfogata, altrimenti rimane dentro lo stomaco e produce un cancro.
Quanti motivi ci sarebbero per dare voce alla rabbia dentro di noi? Ma sarebbe facile concentrarla tutta in un individuo o in un etnia, attualmente quella rom.
Il gesto di Victor è più o meno grave di quel padre che uccide la propria figlia? Il gesto di Victor è più o meno grave di quel mafioso che alle spalle conta decine di omicidi? O di quel politico che lo appoggia? C'è un colpevole con la faccia da carnefice, e ve n'è un altro con la faccia d'angelo. Si può violentare uccidendo il corpo e si può violentare uccidendo l'anima che, di conseguenza, può distruggere anche il corpo.
E la rabbia che nutro nei confronti di Victor è la stessa che nutro per quei capi politici e religiosi che con il loro comportamento e le loro scelte uccidono silenziosamente, nell'anima, molte persone. E non possiamo né insultarli, né deriderli. Riceveremo le critiche e le accuse dei loro stretti collaboratori e di una massa acritica che ragiona solo con la pancia. Oltre il danno la beffa!
E la rabbia sale e purtroppo la sfogo nei piccoli gesti quotidiani, in famiglia e al lavoro. Così i reali colpevoli sono in salvo e gli innocenti ne subiscono le conseguenze. A parte le ultime ruote del carro, come Victor.

don Federico Bollettin