Mai come oggi le scienze hanno aperto nuove possibilità e nuove per migliorare la vita del pianeta, degli uomini e delle donne. Poi ogni giorno tocchiamo con mano l'altra faccia della medaglia: l'ecosistema è ferito, anzi malato grave, e la vita appare sempre più insicura e vulnerabile, come la febbre suina ci sta dimostrando. Soprattutto si ha l'impressione che la complessità stia diventando ingovernabile e che da ogni lato possa "scapparci il morto". La risposta non sta nell'allarmismo, ma nella responsabilità dei nostri comportamenti e nel rilancio della ricerca. Ma soprattutto ci sono le nostre responsabilità rispetto ai drammi che si possono evitare. Ferro e cemento adeguati in Abruzzo avrebbero evitato gran parte dei morti e dei danni in Abruzzo. Così è per la valanga dei poveri che sta ancora crescendo nei "paesi in via di sviluppo". Questa catastrofe umana potrebbe essere evitata, ma si continua a non sentire il grido degli affamati.