L’INTRECCIO CHE COSTRUISCE VITA NUOVA
Marco in pochi versetti concentra una serie di informazioni e di azioni di Gesù da renderci difficile trovare il centro del messaggio di questa pagina evangelica.
Gesù è in continuo “spostamento”. Esce dalla sinagoga, va nella casa di Simone e Andrea, si prende cura della suocera di Pietro. Intanto si fa sera, e Gesù è attorniato da malati e da persone sconvolte da mille sofferenze. Attorno a lui si fa ressa e Gesù si prodiga all’inverosimile per ascoltare e prendersi cure delle persone che lo cercano e lo attorniano. È ancora buio, quando il mattino seguente Gesù si apparta a pregare in solitudine. Lo cercano ed eccolo di nuovo in viaggio verso i villaggi attorno a Cafarnao per predicare, attento alle persone che vogliono incontrarlo...
Intreccio senza confusione
Che groviglio, che vortice di cose, che intreccio tra viaggio, incontri, ascolto, predicazione, preghiera.
Proprio da questa constatazione vorrei trarre un pensiero. Non è una confusione; non si tratta di una raccolta casuale di fatti, ma di una matassa, di un intreccio ben amalgamato.
Per Gesù la vicinanza alle persone, il suo appassionato prendersi cura dei deboli e degli emarginati, il suo appartarsi per dialogare con Dio, per attingere da Lui la forza e il coraggio del cammino quotidiano stanno insieme, si compongono. Anzi, per Gesù, il prendersi cura degli emarginati dei villaggi costituiva un rimando a Dio, il Dio dei poveri. Così pure il suo rivolgersi a Dio in preghiera diventava l’occasione per ricaricare le batterie per poter continuare la sua opera di sostegno, di liberazione, di guarigione di tante persone. La preghiera e l’azione di Gasù stanno in una profonda correlazione: l’una richiama all’altra con circolarità mai interrotta. Non ci sfugga questo “richiamo” perché questo intreccio di preghiera e azione dovrebbe essere la struttura portante del nostro cammino di fede.
C’è dell’altro
Un altro particolare mi sembra caratterizzare questa pagina evangelica: è la semplicità con cui Gesù accosta e si lascia accostare dalle persone in difficoltà. Non crea distanza con nessuno, non erige barriere. Non rispetta i codici del tempo e dà la mano alla suocera di Pietro che è a letto con la febbre..., tocca e si lascia toccare, abbracciare, profumare, accarezzare. Tutta “roba” proibita dai codici del tempo... Non è un uomo del sacro che “fa il benefattore” dall’alto della sua posizione di funzionario. Cerca e accetta l’incontro vero, personale, corporeo, quello che non permette vie di fuga e mette le persone di fronte alla realtà della sofferenza, dell’emarginazione, dell’angoscia, della disperazione senza filtri ideologici.
La nostra chiesa ha perso questa dimensione dell’incontro vero, autentico, con le persone e il loro vissuto reale. Atteggiamenti, comportamenti e parole spesso stanno già dentro un “pacchetto” di regole e di pie convenzioni per cui in questa atmosfera non si può essere pienamente se stessi e spesso prevale la fiction, la “buona educazione”.
Libertà e serenità
In Gesù questo stare con le persone e questo agire quotidiano, privato di alcuni particolari enfatici e grandiosi tipici del codice narrativo di Marco, avvengono nella serenità e nella libertà.
Questo mi invia un messaggio che sento profondamente stimolante per il nostro oggi.
Usciamo un po’ dalle righe! La fede non può essere vissuta se resta imbalsamata nei linguaggi dogmatici, se continuiamo a credere nel diavolo, nell’angelo custode, a tutti i padre Pio di questo arsenale devozionalistico, a tutte le madonne vaganti e straparlanti... Se dei genitori “trasmettono” ai loro figli il solito catechismo ufficiale imbastito di formulette, di papi, di santi, di madonne, di inferno e purgatorio e così via, credono di educarli ad una fede seria?
È tempo di ribellarsi a certe predicazioni che bollano separati e divorziati, coppie di fatto e anticoncezionali...
È tempo di coraggio e di libertà nel tentare strade nuove... E’ tempo di andare a trovare il parroco dopo certe prediche e fargli sapere che esiste un altro modo di vivere il Vangelo. Tutto questo senza arroganza, ma anche senza paura, non lasciando a nessuno il monopolio della fede e della chiesa.
Gruppi di preti hanno detto dei precisi NO alle ingiunzioni vaticane, gruppi di donne chiedono di potere “contare” ed assumere precise responsabilità nella chiesa...
Io, nel mio piccolo, continuo a benedire le coppie omosessuali e ho messo nel dimenticatoio ogni proibizione vaticana che ritengo ridicola e infondata.
O Dio,
aiutaci a trovare ogni giorno
percorsi di vera semplicità e di coraggio
per dire a noi stessi e alle nostre chiese
ciò che Gesù ci ha insegnato:
al centro ci sono le persone, non le regole
di una istituzione che presume di parlare in Tuo nome.