lunedì 13 maggio 2013

L’ITALIA AMERICANA

 

Il Muos, Vicenza, Aviano, Sigonella. Nei cablo di Wikileaks il piano degli Stati Uniti per l'ampliamento del sistema di basi militari nel nostro territorio.

Tema caldo delle relazioni tra Italia e Stati Uniti, la rete di basi militari nella Penisola è il nodo chiave della politica estera americana verso l'intero quadrante mediterraneo. Se con la fine della guerra fredda avevamo pensato che le vicende di Sigonella e dei missili Cruise a testata nucleare puntati sull'Urss dalla base di Comiso fossero un capitolo chiuso, eravamo lontani dalla realtà. Al contrario, la presenza militare americana nel nostro territorio è aumentata, soprattutto dal 2001 in poi. E anche l'importanza strategica della Penisola è cresciuta: "L'Italia è il nostro più importante alleato in Europa per la proiezione del nostro potere militare nel Mediterraneo, Nord Africa e Medio Oriente", si legge in un cablo finora segretissimo per ils egretario alla Difesa Robert Gates, firmato dal capo della diplomazia Usa in Italia nel 2009. Cinque i complessi militari strategici sparsi lungo tutto il Paese: Aviano, Sigonella, Camp Darby, Vicenza e Napoli, per un totale di circa 13mila soldati e 70 testate atomiche. I telegrammi resi pubblici da Wikileaks portano alla luce i dettagli dell'impegno militare di Washington e spiegano molte cose. gli ambasciatori che si succedono nell'ultimo decennio hanno, tutti, il compito di assicurare il mantenimento e l'allargamento del sistema delle basi in Italia: lo strumento è quello della pressione sui politici che hanno ruoli chiave all'interno dei governi italiani. La vicenda della base di Vicenza parla chiaro. L'amministrazione Bush vuole costruire un nuovo complesso militare sul sito del vecchio aereoporto Dal Molin: lo scopo è incrementare il numero dei marine sul teatro strategico dell'Europa meridionale, con il consolidamento del 173esimo Airborne Brigade Combat Team. Uno scoglio pesante per il governo Prodi, stretto tra la vasta opposizione popolare al progetto e le costranti pressioni dell'ambasciatore Spogli, che antepone al mantenimento delle buone relazioni tra Italia e Stati Uniti l'ok per l'inizio dei lavori. Ma l'aspetto più interessante è l'intervento dei massimi vertici statunitensi  per la costruzione della stazione dell'impianto satellitare Muos (Mobile user objective system), nel sito di Niscemi, in Sicilia, che deve avvenire a qualsiasi costo, nonostante l'opposizione dei cittadini. Una volta operativo, il gigantesco ripetitore satellitare globale – al centro delle proteste di questi giorni – permetterà alle truppe degli Stati Uniti dislocate ovunque nel mondo di comunicare istantaneamente con i quartier generali. Lo scambio di corrispondenza tra l'ambasciatore Thorne e il segretario alla Difesa Gates, nel gennaio 2010, è esplicativo: "Sarà cruciale rendere certa l'approvazione per la costruzione dell'antenna Muos programmata dalla US Navy. Una campagna di opposizione politica locale ha impedito di ottenere il permesso finale per la costruzione di questa quarta e ultima stazione del sistema satellitare". Il diplomatico Usa riferisce a Gates di essersi rivolto al ministro della Difesa del governo Berlusconi: "Ho chiesto a La Russa di aiutarci a ottenere le necessarie autorizzazioni con il presidente dela Regione Lombardo. Sentire da lei che il Muos è una priorità Usa lo spingerà a spendere il suo capitale politica nella sua regione natale per fare in modo che il progetto vada avanti". L'incontro con Gates avviene il 6 febbraio 2010 a Roma: il segretario alla Difesa invita La Russa ad assicurare "l'approvazione finale per il sito". L'intesa viene garantita.

(Siria Guerrieri, Left 27 aprile)