sabato 15 giugno 2013

Si può parlare bene di Bondi e della destra?

DA CHE HO COMINCIATO A SCRIVERE I MIEI COMMENTI DA LIBERO BATTITORE SUI QUOTIDIANI ITALIANI, IN PARTICOLARE SU L'UNITA, ho sparato bordate contro la destra berlusconiana. Nelle mie invettive, non ho risparmiato critiche feroci, e spero urticanti, ai suoi esponenti a partire dall'imperatore dello scempio, il Cavalier Silvio, fino all'ultimo dei suoi vassalli, valvassini e valvassori.
Mi sono esercitato in tutti i registri espressivi a cui, nei miei limiti, riuscivo ad accedere, per denunciare le loro malefatte politiche ed istituzionali. Mi sono impegnato in questa attività di scrittura, con passione e spirito di parte perché sono sempre stato idealmente schierato, come ritengo degno di ogni persona che si rispetti - di coloro che non si schierano ha già detto tutto Dante con un celebre verso della sua Commedia -, tuttavia non ho mai tratto piacere nel prendere qualcuno a «male parole».
Naturalmente non ho cambiato le mie opinioni sulla destra italiana e sui suoi rappresentanti, ma questo non mi impedisce di esprimere apprezzamento per le parole con cui gli esponenti del Pdl Sandro Bondi, Giancarlo Galan, Laura Ravetto e Daniele Capezzone, hanno preso posizione a favore del riconoscimento delle unioni civili per le coppie omosessuali e per le coppie di fatto. In particolare, Sandro Bondi si è espresso con disarmante semplicità: «A differenza dell'onorevole Roccella e di tanti miei amici, non capisco, proprio non capisco, perché i cattolici debbano fare delle battaglie contro chi invoca il riconoscimento delle unioni fra omosessuali».
Caro Bondi, molti di noi se lo domandano da sempre e si domandano anche perché, chiunque egli sia, esponente politico o religioso, laico o porporato, imam o rabbino, si arroghi la potestà di contestare un diritto sancito dalla Carta Costituzionale e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo. Qualcuno di noi, particolarmente malizioso, potrebbe anche spingersi ad avanzare il sospetto che l'esternazione di Bondi ed amici, nasca solo da un tempestivo senso strumentale dell'opportunità (negli Usa hanno accolto i gay anche fra gli scout) e non da una sincera indignazione per il diritto negato. Ma io mi asterrò da insinuazioni così ingenerose e saluterò con soddisfazione il New Deal inaugurato da Sandro Bondi, sollecitandolo a passare dalle parole ai fatti.
Non solo, approfittando del vento nuovo che spira nel suo annuncio, mi permetterò di suggerirgli di allagare lo sguardo verso altri diritti negati: quelli dei rom e dei sinti, discriminati, perseguitati e gravati di infami pregiudizi, quelli dei cosiddetti clandestini vilmente criminalizzati, quelli dei figli di immigranti nati in Italia. Il catalogo sarebbe lunghissimo, ma di fronte al progresso compiuto non è il caso di infierire.
Moni Ovadia
(L'Unità 1 giugno)