mercoledì 3 agosto 2022

BARBARIE DENTRO L'UNIONE EUROPEA

 “Non sei ungherese? Via”, così il “modello Orbán” calpesta il diritto d’asilo

dal nostro inviato Fabio Tonacci
La Repubblica

BUDAPEST - Almeno con i profughi Victor Orbán è, in un certo senso, veramente democratico: li caccia tutti. Non fa distinzioni. Passeggia su diritti umani e leggi dell'Unione Europea convinto dei suoi personali principi etici, come il "non ci vogliamo mischiare ad altre razze" enunciato in Romania qualche giorno fa davanti alla platea esterrefatta. Sei scappato dalla guerra? Fuori. Sei malato e non riesci a camminare? Ti trascini fuori. Sei incinta? Fuori lo stesso. Sei un bambino? Fuori. "Il governo non ha pietà, questo è il paese dove il diritto all'asilo è stato cancellato. Dove si rischia un anno di carcere se distribuisci volantini con le istruzioni per fare la domanda di protezione".
Messa come la mette András Léderer, direttore dell'Comitato Helsinki per la tutela dei rifugiati, fa apparire il posto dove ci troviamo come un covo di resistenza. Secondo piano di un palazzo che affaccia su via Dohany, centro di Budapest, non lontano dalla sinagoga. La sezione ungherese del Comitato Helsinki (dieci volontari, tre stanze, molti schedari) prova a fare quel che nell'Ungheria del premier Orbán è diventata utopia: difendere diritti. Impresa ardua, quando hai un Parlamento monopolizzato dal partito Fidesz (135 deputati su 199) che nel 2018 approva la legge "Stop Soros" che criminalizza l'assistenza, minacciando il carcere per chi assiste i richiedenti asilo. La Corte di Giustizia dell'Ue ha stabilito che viola l'ordinamento, Orbán ha risposto fischiettando. La legge è ancora lì, intonsa.
"La polizia le chiama "scorte"", racconta il 36 enne direttore del Comitato Helsinki. "Se un agente trova sul territorio ungherese una persona priva di permesso di soggiorno, la porta al muro con la Serbia, la spinge oltre uno dei varchi e le dice: siediti sull'erba, qualcosa prima o poi succederà". Dal 2016 al 28 luglio di quest'anno, le autorità hanno collezionato 197.392 "scorte". Sono a tutti gli effetti dei respingimenti perché, spiega Léderer, i cacciati non sono "né fotografati, né identificati con le impronte digitali, né è concesso loro di fare domanda per l'asilo".
Ancora: la Corte di Giustizia ha sentenziato che tutto ciò è follia normativa, la Ue ha aperto diverse procedure di infrazione contro l'Ungheria, bloccando anche l'erogazione dei fondi del Recovery (sono fermi 7 miliardi), Orbán ha alzato le spalle. Problemi loro, non suoi. Si capisce, dunque, quale affinità elettiva abbia legato Matteo Salvini e Giorgia Meloni al premier ungherese, in carica dal 2010, teorico entusiasta della "democrazia illiberale" .
Le storie che il Comitato Helsinki documenta dal 2016, anno della stretta liberticida sui profughi, suonano di un'altra epoca. La scorsa primavera un ragazzo africano senza documenti viene investito da un camion. Lo portano in ospedale, ha il bacino rotto e le ossa delle gambe spezzate, lo salvano prendendo la pelle dagli arti inferiori e coprendo così le ferite alle braccia. Ma aver imboccato la porta di un ospedale vuol dire venire allo scoperto. La polizia è andato a prenderlo che era ancora steso nel letto. "Mi hanno messo sulla sedia a rotelle", ricorda. "Poi in macchina mi hanno portato al muro. Mi hanno ordinato di scendere. Come faccio, non cammino, gli ho risposto. Allora striscia fino in Serbia, mi hanno detto". Quando i serbi lo hanno visto arrancare nella sterpaglia, hanno chiamato l'ambulanza.
Lo stesso è capitato ad Hasib, 24 enne afgano. Studiava alla János Kodolanyi University per un programma di scambio studenti con l'Ateneo di Kabul. Complice anche il ritorno dei talebani, la scorsa estate abbandona il corso per cercare un lavoro e mandare soldi alla famiglia. Fa la domanda di asilo, sicuro che - visto che suo padre lavorava con i militari americani - otterrà almeno udienza. Appena inviato il modulo, sono andati a prenderlo e l'hanno respinto in Serbia.
"Per come è strutturato il sistema, per chiedere asilo lo si può fare solo presso le ambasciate ungheresi a Belgrado e a Kiev", spiega András Léderer. Nel 2021 il governo ha concesso 21 asili e 17 protezioni sussidiarie. Dall'inizio dell'anno, 4 permessi. Non che entrare in questa élité sia la svolta della vita. "Può stare un mese gratis in un campo rifugiati, sei mesi di assistenza e la possibilità di mandare i figli under 16 a scuola".
Nelle strade della capitale ungherese non si incontrano migranti. Neanche gli sfollati ucraini, eppure - secondo Orbán - ne hanno accolti 800 mila. "Ma quale 800 mila!", ride amaro Léderer. "Quella è la cifra dei passaggi di frontiera, la maggior parte degli ucraini se n'è andata a ovest o è tornata a casa. Gonfiare il numero era la grande strategia per ottenere più fondi da Bruxelles". Gli ucraini assistiti sono solo 27 mila. Gli altri sono fuggiti due volte: dalla patria in guerra, e dal Paese che non vuole i profughi.