mercoledì 3 giugno 2020

COMUNICATO DI "NOI SIAMO CHIESA"

      NOI SIAMO CHIESA:
IL RITORNO ALLE INDULGENZE È UN GRAVE ERRORE 
ROMA-ADISTA. È lungo e articolato l'intervento della sezione italiana di Noi Siamo Chiesa (Snc) sulla questione del rilancio delle ‟indulgenze” promosso dai vertici della Chiesa cattolica in occasione della pandemia.
uella delle indulgenze, spiega il documento del movimento, stilato il 26 aprile scorso, è una pratica ecclesiastica relativamente recente nella storia della Chiesa. Ignorata nel primo millennio, essa è stata una delle questioni fondamentali nella rottura tra Lutero e il papato. Praticata ampiamente nella Chiesa tridentina, non è stata parte della riflessione dei padri conciliari durante il Vaticano II, poiché oggetto di una forte contestazione teologica. Nei documenti del Concilio, chiarisce il documento di Nsc, di indulgenze non si parla. «La costituzione sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, proprio il ‟luogo” appropriato per parlare delle indulgenze, le ignora. Un messaggio importante!». «Nell'immediato post-Concilio - scrive Noi Siamo Chiesa - in settori tradizionalisti crebbero lamentele e il disagio per il fatto che il Vaticano II aveva taciuto sulle indulgenze. Dunque, essi dissero: ‟sono sempre in vigore!”. Per risolvere la questione, senza nessuna consultazione ufficiale con l'episcopato mondiale, il primo gennaio del 1967 Paolo VI emanò la costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina, ancora una volta precisando il senso di indulgenza, che è ‟la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e determinate condizioni, acquista per l'intervento della chiesa‟».
Se Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno ribadito la concessione di indulgenze in occasione di Anni santi ‟ordinari” (1975 e 2000) e ‟straordinari” (1983), più in generale la pratica (e la sua legittimazione teologica) fu ripresa nella Chiesa post-conciliare all'inizio blandamente da Paolo VI; poi in maniera sempre più assidua a partire dal pontificato di Wojtyla. E questo nonostante il fatto che le indulgenze siano ormai estranee al sentire diffuso di buona parte dei cristiani. E anche che «la pratica delle indulgenze è entrata in contraddizione con l'accordo su punti-chiave della dottrina della giustificazione firmato ad Augsburg il 31 ottobre 1999 dalla Chiesa cattolica e dalla Federazione luterana mondiale. Esse, infatti, implicitamente, erano messe ‟fuori corso” dalla importantissima convergenza teologica su un punto che cinque secoli prima aveva irrimediabilmente contrapposto Riforma e Controriforma.
Papa Francesco ha toccato la questione delle indulgenze nella bolla Misericordiae vultus, con la quale nel 2015 ha proclamato l'‟Anno della misericordia”. «In essa egli precisava che l'indulgenza non è un pareggiare i conti dei peccati, ma piuttosto è il cancellare la ‟impronta negativa” che essi hanno lasciato nei comportamenti e nei pensieri del credente, sulla cui intera vita si estende il perdono di Dio. Papa Bergoglio parlava di indulgenza, al singolare; ma il recente decreto ufficiale della Penitenziaria Apostolica parla di indulgenze, al plurale, con ciò collegandosi a una visione pre-conciliare e pre-Augsburg del tema».
Arriviamo così alla preghiera e la benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco il 27 marzo a San Pietro e poi durante la Messa di Pasqua, «momenti di forte intensità spirituale in un momento così difficile per tutta l'umanità», rileva il documento di Noi Siamo Chiesa. Si è trattato di eventi «molto partecipati e vissuti intensamente. L'ascolto delle parole del papa è andato ben al di là dei cattolici, ha toccato anche tanti uomini e donne in ricerca di parole di serenità ed ha coinvolto i cristiani ortodossi, anglicani, luterani, riformati, pentecostali». Proprio per questo, afferma il documento, spiace «che questo eccezionale convenire del mondo cristiano sia stato indebolito dalla riproposizione di un tema ecumenicamente divisivo, quello delle indulgenze, che va superato perché teologicamente deviante rispetto al messaggio evangelico ed ora ben poco condiviso o comprensibile da una larga parte del popolo di Dio». Piuttosto, incalza Noi Siamo Chiesa con una serie di interrogativi che chiudono la riflessione, «perché non valorizzare la preghiera comunitaria sul peccato e sul perdono? Perché non tenere in maggiore considerazione il ruolo della coscienza individuale nelle riflessioni sull’eticità di situazioni date? Perché non mettere al primo posto il peccato sociale ed ambientale di cui ognuno è responsabile per la sua parte, piccola o grande, e che poi ricade su tutti? Lo stesso non si deve pensare per chi non contrasta l'idea e la pratica del conflitto e della guerra? E come dare seguito alla riconciliazione con comportamenti coerenti? E la cena eucaristica non può essere il principale luogo del perdono e della misericordia?».

Adista 9 maggio 2020