Un Dio tenero sotto tutti i cieli
Don Franco Barbero, 1995
Esiste «uno splendido testo egiziano tratto dalla stele di Neb-Rê: (Ramses II, verso il 1250 a.C..) e dell’iscrizione sullo zoccolo di una statua probabilmente del XV sec. a.C.. Ecco il testo che riprendo dal già citato volume di Ravasi:
«Tu sei Amon, il Signore del silenzio
che accorri al richiamo del povero.
Io ti invoco nella mia miseria
e tu vieni a liberarmi. Tu dai il respiro all'infelice,
tu mi liberi quando sono prigioniero...
due volte felice colui che riposa beatamente
sul braccio di Amon,
di Amon che ha cura del silenzioso.
che afura il povero,
e dà il respito a colui che lo ama».
Anche nella mistica indù troviamo questo atteggiamento “infantile" nei confronti di Dio. Il mistico Tukaram nel suo salmo LXIV si rivolge così alla dea Vithai: «Nella freschezza dell'ombra che lei mi dona, mia madre Vithai lascia crescere il suo latte d’amore.
Abbracciato a lei, io metterò le mie labbra sul suo seno e lo succhierò.
Il mio corpo è nutrito dal latte di grazia che essa fa scendere per me
questa ambrosia mi ha ridato la vita...
davanti, dietro, lei circonda e mi protegge.
Io ignoro l’inquietudine, sono il piccolo bimbo amato da Vithai».