sabato 29 novembre 2025

Basta con questi lager autorizzati

GIANLUCA NICOLETTI

Non vorrei più scrivere dei maltrattamenti, soprusi e violenze nei lager autorizzati dove vengonono internati disabili psichici. Non vorrei vedere più immagini di telecamere nascoste che ritraggono energumeni che infieriscono su chi non può difendersi, su chi è lasciato colpevolmente solo in balia del proprio aguzzino, perché nessuno ha seriamente a cuore i suoi diritti di cittadino.

Non vorrei più dover respirare quell’aria di ipocrita euforia istituzionale da taglio dei nastri, ho la nausea per gli abbracci a favore di telecamera ai disabili super performanti, per il presepe vivente con tutti sorridenti con un mestolo in mano. Sono stanco di chi occulta le propre responsabilità con la favola dei padri eroici, delle madri esemplari, degli angeli della disabilità. Così bravi, così fotogenici, così accalappiatori di share in talk lacrimogeni.

Non ne posso veramente più di ascoltare frasi fatte a effetto del tipo: «promuoviamo una visione rinnovata che valorizzi le potenzialità e non i limiti di ogni persona» che farciscono le dichiarazioni ministeriali di chi sarebbe preposto ad occuparsi di disabili, e lo fa organizzando fiere di paese con frittelle e tarallucci all'Onu di New York.

Non voglio più tacere, su questa farsa, proprio perché per i disabili ancora esistono dei buchi neri che portano diritti all’inferno, in questi precipizi si lascia sprofondare chi non ha altra colpa che quella di avere una mente fragile, esattamente come è accaduto nella comunità Mauriziana di Luserna San Giovanni.

Sono stati arrestati sette operatori socio sanitari e uno psicoterapeuta per soprusi a danno di persone con disabilità cognitive. Le accuse parlano di violenze fisiche, maltrattamenti, atteggiamenti vessatori, di scherno. A uno degli indagati è stata contestata anche la violenza sessuale su di una persona con disabilità.

Eppure a vedere dal sito è accaduto in un posto bellissimo, un edificio del XV secolo immerso nel verde e totalmente ristrutturato. L'amministrazione dell’attività è assolutamente trasparente, tutto è pubblicato: bilanci, sostenitori, fonti di reddito. A leggere la loro carta dei servizi appare il mondo felice che chiunque potrebbe auspicarsi per un congiunto disabile. È scritto persino che la cooperativa che gestisce l'attività «pone una grande attenzione alla formazione continua dei propri soci-lavoratori impegnati a qualsiasi livello operativo».

Allora perché picchiano? È questo l’inconcepibile; non parliamo di un’attività clandestina, fuori della legge, priva di ogni possibile sistema di controllo. Si tratta  senza dubbio di un'eccellenza assoluta.

Allora perché accade? Non riesco a spiegarmelo. Me lo domando ogni volta che guardo i video delle Forze dell'Ordine trapassato dall’angoscia di essere vecchio e di avere un figlio disabile adulto.

Quale è l'anello debole di una catena che pare più che virtuosa, in cui comungue la fragilità è oltraggiata, nella più vile e arcaica delle maniere?

Non bastano le referenze, il sostegno economico più che sostanzioso di realtà pubbliche e private, i titoli di indubbio spessore dei responsabili. Ogni volta che un Carabiniere, un Agente di Polizia, una Guardia di Finanza predispone una telecamera nascosta, per un sospetto o una denuncia, lo spettacolo è sempre lo stesso: persone fragili, inermi, terrorizzate e annichilite che si coprona il volto. Buttate a terra, spintonate, malmenate e schernite dai loro custodi, maschi o femmine che siano, grandi grossi robusti e di una crudeltà irrazionale, al punto di accanirsi su di loro come un discolo farebbe con delle lucertole o delle farfalle.

Perché ancora accade? Perché accade sempre? Perché fate tutti finta di nulla e millantate di essere dalla parte dei disabili?

La Stampa, 20 giugno ‘25