da Il Fatto Quotidiano del 20/11/2025
Morire in pace a Gaza: uccisi 28 palestinesi - Netanyahu visita il Golan occupato in Siria
di Marco Grasso
È la serie di incidenti più consistente dall’avvio del cessate il fuoco a Gaza, dopo i pesanti raid di ottobre ordinati da Netanyahu per la mancata consegna di un ostaggio. Ieri l’esercito israeliano ha bombardato diverse aree della Striscia di Gaza, uccidendo 28 palestinesi, secondo il ministero della Salute della Striscia. Oltre 77 persone sono rimaste ferite. Le bombe sganciate dai caccia hanno colpito diverse aree di Gaza City e Khan Younis, l’idf ha spiegato di aver sparato in risposta a dei razzi rpg lanciati da Hamas contro le truppe di Tsahal proprio nell’area di Khan Younis. Non ci sarebbero feriti tra i militari israeliani, ma per Tel Aviv si è trattato di una violazione della tregua.
In un’altra occasione è stato ucciso un presunto “militante” islamista che a Gaza City “tentava di oltrepassare la linea gialla”, il confine interno alla Striscia che separa l’area da cui Israele si è ritirato da quella ancora sotto il suo controllo (il 53%). Secondo l’idf, tra gli obiettivi dei raid c’erano il comandante del battaglione Zeitoun di Hamas e il capo delle forze navali del gruppo terroristico. I media palestinesi e Al Jazeera hanno denunciato che i raid aerei hanno preso di mira aree residenziali e località civili. Secondo la difesa civile palestinese, tra le vittime ci sono anche una coppia con tre figli.
Benjamin Netanyahu era da poco rientrato da una visita a fianco dell’esercito sull’altopiano del Golan, nei 1.200 km2 che Israele occupa da dopo la caduta di Bashar Al-assad come zona cuscinetto per evitare infiltrazioni terroristiche dentro i confini di Israele. Era questo, si è scoperto solo ieri, l’importante impegno di sicurezza con cui il premier ha giustificato l’annullamento dell’udienza di ieri nel suo processo per corruzione. La sortita in terra siriana di Netanyahu, coronata da foto e da parole di ringraziamento alle truppe per una missione “sia difensiva che offensiva” – ha detto il premier – “che può svilupparsi in qualsiasi momento”, non è stata apprezzata dal presidente siriano Ahmed Al-sharaa, che pure è in trattative con Israele per normalizzare i rapporti, ma che l’ha vista come una “violazione di sovranità”. Ed è stata criticata dalle Nazioni Unite: il portavoce del Segretario generale dell’onu, Antonio Guterres, l’ha definita “a dir poco preoccupante”, perché una violazione dell’accordo di disimpegno del 1974.