da Il Fatto Quotidiano del 25/11/2025
Ucraina il piano di Trump e quello di un’Europa sconfitta e disperata
di Alessandro Orsini
L’Unione europea aveva giurato di sconfiggere Putin usando gli ucraini; Putin l’ha massacrata e adesso l’unione europea se la prende con Trump. Questa, in sintesi, è la cronaca politica delle ultime ore in tre passaggi. Come diceva Mike Tyson: “Ogni uomo ha una strategia finché non prende un pugno in bocca”. L’unione europea è entrata in guerra con la Russia con la strategia di sconfiggere i russi usando gli ucraini per causare una rivolta contro Putin. Risultato? Putin ha umiliato l’unione europea e l’Inghilterra, che adesso sono frastornate. La prima conseguenza di uno choc traumatico è la paralisi cerebrale. Il pugile al tappeto continua a dimenarsi, sferrando pugni all’aria, mentre l’arbitro lo conta. Il piano di pace è il pugno in bocca; Trump è l’arbitro che conta e l’unione europea è il pugile al tappeto. I leader europei si dimenano e pronunciano frasi senza senso.
Per mettere ordine nella confusione, inizierò dal piano di pace di Trump per confrontarlo con il contro-piano dell’unione europea. Il piano di pace di Trump è suddiviso in due parti. La prima parte sancisce la sconfitta della Nato con i punti 3, 7 e 13. Il punto 3 stabilisce che la Nato non si espanderà ulteriormente. Il punto 7 stabilisce l’umiliazione più grande che si possa immaginare: “L’ucraina accetta di sancire nella sua Costituzione che non aderirà alla Nato e la Nato accetta di includere nei suoi statuti una clausola che prevede che l’ucraina non sarà ammessa in futuro”. In sintesi, i documenti da produrre per porre fine alla guerra sarebbero due. Il primo, prodotto dall’ucraina, è un documento di rinuncia a entrare nella Nato. Il secondo, prodotto dalla Nato, è un documento di rinuncia a entrare in Ucraina. Questi due documenti (di umiliazione scritta) forniscono una misura precisa del fallimento di Giorgia Meloni che aveva puntato tutte le armi dell’Italia sulla vittoria dell’ucraina. Il punto 13 stabilisce che la Russia sarà reintegrata nell’economia globale e nel G8. Quindi, Giorgia Meloni dovrà scattare tante foto sorridenti con Putin. E pure qui, in fatto di umiliazione, non ci siamo fatti mancare niente.
La seconda parte mette nero su bianco la sconfitta dell’ucraina attraverso i punti 20, 21, 25. Il punto 20 stabilisce che in Ucraina nessuno potrà più parlare male della Russia, attraverso un ripensamento dei programmi scolastici volti a favorire l’amicizia tra russi e ucraini. Il punto 21 stabilisce che l’ucraina cederà alla Russia le sue regioni più ricche e strategiche. Il punto 25 delegittima Zelensky perché prevede che gli ucraini dovranno votare per eleggere un nuovo presidente entro 100 giorni.
L’unione europea ha risposto con un contro-piano di pace che pone le premesse per una nuova guerra: 1) Le porte della Nato restano aperte all’ucraina; 2) Nessun riconoscimento dei territori ucraini alla Russia; 3) Un esercito ucraino enorme di 800.000 soldati: l’Italia ne ha 90.000; 4) La Nato si riserva la possibilità di inviare soldati in Ucraina; 5) Articolo 5 della Nato sotto mentite spoglie per trasformare l’ucraina in un membro di fatto; 6) La Russia pagherà i danni di guerra; 7) Centrale di Zaporizhzhia sotto il controllo dell’Onu; 8) L’ucraina voterà quando le pare; 9) La Nato potrà riempire l’ucraina di armi. In sintesi, l’unione europea tratta Putin da sconfitto. Tyson aveva ragione: un pugno in bocca crea disorientamento, smarrimento, confusione. L’unione europea è al tappeto. Il conteggio durerà mesi, mentre gli ucraini muoiono e arretrano sotto i nostri occhi. Questa rubrica l’aveva detto che sarebbe finita male.