da Riforma del 14/11/2025
Federazione Donne Evangeliche in Italia
Donne ai margini - La sorprendente rivolta dei confini - 16 giorni per vincere la violenza dal 25/11 al 10/12/25
28 novembre 2025
Donne fuori dagli schemi, donne libere
Il margine per sua natura non è un luogo fisso, ruota attorno al centro a seconda dello sguardo di chi osserva e lo vive; in questo continuo muoversi trova spazio anche la mia esperienza come donna bisessuale. La mia identità attraversa il margine, lo sposta, lo reinterpreta continuamente ed è per questo che è inafferrabile e fa paura a chi invece vorrebbe imporre alle donne – e alle donne queer in particolare – un posto chiuso, stretto, talvolta perfino ostile, dal quale non farle uscire. Eppure, noi donne da quegli schemi precostituiti dagli uomini siamo uscite, anche grazie alla Scrittura, che custodisce una pluralità di sguardi e non si lascia rinchiudere in uno solo. Ci hanno relegate ai margini con l’intento di chiuderci, mentre noi lì abbiamo trovato apertura: spazi che non soffocano, ma generano vita nuova. A essere soffocante non è infatti la diversità, né il margine, ma lo sguardo della società che pretende di incasellare in categorie binarie, rigide, spesso escludenti.
È in questo sguardo escludente, che troviamo a volte perfino nelle nostre sorelle e in noi stesse, che si incontra sofferenza. Perché vivere lungo il margine è sì un’esperienza liberante, ma ci si può sentire in solitudine, non capite, non viste. Nella vita di tutti i giorni lo sguardo che incontriamo è di giudizio e di svalutazione: sono abbastanza queer? Quanto peso do alle aspettative sociali nelle mie scelte? Da quale parte dello sguardo mi trovo? Sono forse io lo sguardo giudicante? Tutte queste domande rientrano in quella condizione chiamata minority stress, ovvero lo stress cronico derivato dal non essere accettata o dal non accettarsi, che può portare conseguenze negative sulla salute mentale e fisica.
VERSETTO
«Egli domandò loro: “E voi, chi dite che io sia!”. E Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”». (Marco 8, 29)
MEDITAZIONE
Tutte le cose che mi tenevano lontano dagli altri – la mancanza di un corpo che sentissi mio, l’incapacità di rientrare nelle categorie di genere, la sensazione di essere completamente, indicibilmente diversa – mi facevano sentire più vicina a Dio. Dio sapeva chi e cosa ero.
In questa testimonianza l’attivista ebrea transgender Joy Ladin ci racconta come l’essersi sentita compresa e interpellata da Dio le abbia permesso di raccontare la verità su sé stessa.
È come se Dio fosse stato l’unico ad averle chiesto, senza pregiudizio: “Chi sei tu?”. Nel rispondere a questa domanda Joy ha ritrovato il senso alla sua esistenza, che dalla famiglia, alla scuola, al lavoro le era stato tolto, perché Joy avrebbe potuto essere solo un maschio eterosessuale. Dio per Joy, e ancor di più per noi Gesù Cristo, vuole sapere di ognuna di noi. “Chi sei tu?” è la domanda speculare a quella che fa Gesù: “E voi, chi dite che io sia?” che ci apre all’ascolto della storia del figlio di Dio. Questo ascolto reciproco ci permettere di sentirci amate, benedette e libere, grazie a Dio, dalle catene del nostro mondo. Siamo qui insieme per includere nell’amore di Dio ogni vivente nata, nato dalla volontà e dalla creatività di Dio.
PREGHIERA
Spirito Santo, oggi preghiamo per le persone che soffrono a causa della loro identità. Preghiamo per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, non binarie, asessuali, intersessuali e incarnate in ogni altra possibile identità, che è nata dalla tua creazione. Benedici ognuna di queste persone e fa che possano scoprire la propria vocazione su questa terra ed essere amate così come tu le ami. Amen