da Riforma del 14/11/2025
Federazione Donne Evangeliche in Italia
Donne ai margini - La sorprendente rivolta dei confini 16 giorni per vincere la violenza dal 25/11 al 10/12/25
29 novembre 2025
La situazione delle donne palestinesi
Le donne palestinesi sono un simbolo di forza e determinazione. Il loro impegno quotidiano nella costruzione della pace, della coesione sociale e della dignità umana continua a rappresentare una speranza concreta per il futuro del popolo palestinese.
Svolgono un ruolo fondamentale nella vita sociale, culturale ed economica, nonostante affrontino numerose sfide legate all’occupazione militare, alle crisi umanitarie e a vincoli socioculturali interni. La loro resilienza e il loro contributo alla società sono riconosciuti sia a livello locale sia internazionale.
Sono protagoniste in vari settori: dall’istruzione alla sanità, dal giornalismo al lavoro umanitario. Più del 60% delle donne palestinesi sono alfabetizzate e molte occupano ruoli accademici o professionali. Inoltre, sono attive nel sostegno alle famiglie e nella resistenza civile nonviolenta, spesso assumendo la guida delle comunità in momenti di crisi.
Le donne palestinesi affrontano sfide gravi, tra cui la violenza legata al conflitto, restrizioni alla mobilità dovute ai posti di blocco militari israeliani, detenzioni arbitrarie e demolizioni abitative. Secondo dati di organizzazioni per i Diritti umani, oltre il 30% delle donne palestinesi ha subito una qualche forma di violenza domestica o politica.
Nonostante le difficoltà, molte donne si organizzano in movimenti per i Diritti civili e l’uguaglianza di genere. Ong locali e inter- nazionali lavorano per garantire alle donne accesso alla giustizia, protezione sociale e opportunità economiche. In politica, pur sottorappresentate, alcune donne stanno emergendo come voci influenti nei consigli locali e nel Consiglio Legislativo Palestinese.
VERSETTO
«Abramo si levò la mattina di buon’ora, prese del pane e un’otre d’acqua, e lo diede ad Agar; le diede anche il fanciullo, e la mandò via. Essa andò errando per il deserto. E quando non ci fu più acqua nell’otre prese il figlio e lo lasciò sotto un cespuglio. Si allontanò e si mise seduta di fronte a lui, a un centinaio di metri. Diceva fra sé: Non voglio veder morire mio figlio. E standosene lì seduta si mise a piangere»
(Genesi 21, 14-16)
COMMENTO
È il pianto di colei che, abbandonata dagli uomini, si crede abbandonata anche da Dio; il suo pianto fa eco a quello del figlio Ismaele, abbandonato a sua volta. La situazione è di- sperata.
Dio ode il lamento del ragazzo e, richiamato alla sua promessa («anche del figlio di questa serva io farò una nazione»), agisce con potenza e risana la situazione.
Ad Agar si aprono gli occhi, riesce a vedere una sorgente d’acqua, Dio ha udito la voce del ragazzo, lei udrà la voce di Dio. Agar non ha più bisogno della protezione instabile data dagli esseri umani, non torna a sottomettersi alla padrona Sara, è chiamata ad agire in libertà.
Con occhi e orecchie ben aperti, con forza ed apertura di mente riuscirà a sopravvivere in un ambiente ostile!
PREGHIERA
Padre nostro, come Agar riuscì ad ascoltare la voce di Dio e a vedere ciò che la disperazione non rendeva facile, fa che le donne palestinesi possano trovare la forza per loro stesse e la speranza per i loro figli. Ti preghiamo fa’ che cessi questo conflitto terribile che sta sterminando un intero popolo. Amen!