venerdì 28 novembre 2025

da Rocca del 01/12/2025

Lievito di pace e di speranza

di Tonio Dell’Olio


Alla fine il documento della Terza assemblea sinodale della chiesa in Italia è stato approvato dal 96,5% dei votanti: 761 sì su 809 votanti. Il Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza” è realmente un testo sinodale perché è stato partorito dopo una gestazione di quattro anni intensi, ricchi di incontri e riflessioni, di  uno stile aperto e nuovo d’essere Chiesa. “La cosa essenziale è il carattere propositivo e aperto delle questioni – dice Mons. Erio Castellucci, vice-presidente della Cei e presidente del Comitato nazionale del cammino sinodale -. È un testo che apre, non è un testo che definisce. Un documento che vuole avviare percorsi anche nuovi, proporre una Chiesa in cammino…». E questo per dire che molto al di là delle proposte concrete che sono state approvate e che ora vengono affidate all’Assemblea dei vescovi italiani che dovranno definire le priorità di quelle scelte, resta la prova generale di uno stile di cammino in cui la chiesa italiana (e non più soltanto i vescovi!) si riconosce come comunità dialogante e corresponsabile, che ha scelto la dimensione dell’ascolto e del discernimento. Insomma una Chiesa finalmente condivisa! In questo senso è stato quanto mai importante essere riusciti a formare delle equipe sinodali composte da laici e laiche, consacrati e consacrate, presbiteri e vescovi, appartenenti a movimenti ecclesiali e associazioni, comunità religiose e catechisti, dato che poteva apparire scontato ma che ha fatto la differenza quando ci si è ritrovati attorno allo stesso tavolo di discussione o nel medesimo gruppo di lavoro chiamati al confronto tra diocesi con storie, provenienza geografica e conformazioni molto differenti tra loro. A tal punto la sfida della corresponsabilità è stato elemento costitutivo del cammino sinodale da poter pensare che possa diventare un modello anche per far crescere la cultura e la pratica della partecipazione nella società tutta intera. Sicuramente la politica con la P maiuscola ne beneficerebbe tanto! Il giorno dopo l’approvazione del Documento di sintesi, la stampa ha messo in rilievo l’accoglienza da parte delle chiese italiane dell’accompagnamento delle persone Lgbtq+ ma non si è trattato di una legittimazione totale e superficiale, quanto della constatazione della necessità di un accompagnamento perché per dirla sempre con Mons. Castellucci: “Ci sono situazioni complicate, ma noi non possiamo lasciare per strada nessuno. Nessuno”. Pertanto si tratta di un passo decisivo verso l’inclusione, per passare da una pastorale “per” le persone omosessuali a una pastorale “con” loro. Questa è la logica sinodale. Alla stessa maniera si è rotto l’incantesimo dei muri insuperabili come quello dell’istituzione dei cappellani militari per cui l’Assemblea ha accolto la proposta in cui si legge: “la CEI promuova, secondo le proprie competenze, nelle sedi opportune una riflessione pastorale sulla natura e sull’orientamento del servizio di assistenza spirituale alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate” così come la promozione di un tavolo nazionale su educazione alla pace e disarmo, un osservatorio nazionale su pace e nonviolenza, del disinvestimento dalle cosiddette “banche armate”. Ecco, è l’immagine di una Chiesa che respira, che avvia un processo in cui fa un primo passo e non l’ultimo, che accetta la chiamata alla conversione continua, che apprende a leggere i segni dei tempi nei quali è immersa. Lo confesso: anch’io che in questi quattro anni ho fatto parte del Comitato nazionale del cammino sinodale, ho vissuto la conversione da un atteggiamento rivendicativo che voleva vedere rappresentate le proprie sensibilità, il fascino e la fatica del camminare come comunità cristiana per essere più coerentemente lievito di pace e di speranza.