venerdì 20 febbraio 2026

da Confronti di Febbraio 2026

RIPARTIRE DALLA DEMOCRAZIA

di Claudio Paravati

 

La situazione internazionale non solo non migliora, ma, se possibile, peggiora di giorno in giorno. Mentre Donald Trump sembra sempre più calato nei panni di un sovrano assolutista, di un despota, a tratti un po' Rambo e un po' Clifhanger :(per chi, come me, è cresciuto con quel cinema statunitense degli anni Novanta), ciò che sta accadendo in Iran contribuisce a peggiorare ulteriormente il quadro globale.

Il regime iraniano, in crisi da molto tempo e sempre più violento - come abbiamo più volte raccontato sulle pagine di Confronti - sembra essere arrivato oggi a un punto di massima tensione, attraversando una fase di repressione brutale. Nulla manca all'elenco delle azioni più atroci: uso sistematico della forza, uccisioni di donne e uomini, studenti e giovani.

Anche in questo caso, siamo dalla parte dei popoli: dalla parte di chi rivendica il diritto fondamentale di decidere democraticamente il proprio governo, di esprimere dissenso, di manifestare e di agire politicamente senza che la violenza dello Stato si abbatta sui corpi e sulle vite.

E la democrazia? Ne scrivono diffusamente i nostri autori sulle pagine di Confronti, ma nel dibattito internazionale questa parola sembra essere scomparsa. In questa fase storica non c’è nemmeno il tentativo di evocarla: della democrazia non vi è traccia. Ed è un segnale profondamente inquietante. Ancora più preoccupante è il fatto che questa assenza sembri non essere percepita come tale.

Lo ricordiamo allora qui, con chiarezza: crediamo in un mondo capace di costruire alleanze democratiche, fondate sul rispetto dei diritti, sul dialogo tra i popoli, sulla cooperazione e non sulla sopraffazione.

La crisi delle istituzioni e delle agenzie internazionali è ormai così grave da sembrare irreversibile. Eppure dobbiamo continuare a credere che non lo sia. Questa stagione del mondo, che urla per le grandi ingiustizie in corso, reclama una parola di giustizia.

Ciascuno può affidarsi alla parola di giustizia che preferisce; nel frattempo, però, dobbiamo pretendere che l'Europa faccia fino in fondo la propria parte. Finora, purtroppo, si sono visti solo timidi tentativi.