venerdì 20 febbraio 2026

Se non sei un campione…

Riflessioni di don Franco Barbero - 13/02/2026


Prendo lo spunto da una notizia e fotografia da Internazionale del 30 gennaio su fatti di una settimana prima (24/01/2026), per una riflessione che la mia vita mi conferma. Non parlo per allergia verso i vincitori, ma per alcune riflessioni che in me sono quasi tumultuose e mi sento di doverle esprimere.

Nella vita non è essenziale o fondamentale fare la comparsa o vivere la realtà del “campione”. Quando ciò che si vive fa centro sul “successo”, non lo dico perché nei miei 87 anni non ho mai trovato un successo, ma perché vedo che in questa società che scivola verso la povertà, il successo dei ricchi e di tanti campioni è uno dei modi con cui si nasconde la verità dei più.

Oggi non conta tanto chi sei ma che spettacolo dai. In una società bisognosa di giustizia e diritti, io temo che il mito dei campioni sia un modo per nascondere la verità che i fascisti vogliono nascondere.

Penso con gioia ai tanti genitori e operatori sociali che con tanto impegno educano i giovani al senso della vita. Non sono maestri che portano al successo, ma sono, credenti o no, persone che lottano per i diritti dei più poveri.

Questo davvero è vivere, e ciò che da senso alla vita.

Se anziché farci spettatori dei riti dei politici o perdere le proprie energie in attività inutili decidessimo, credenti o no, di mettere le nostre risorse e le nostre forze per la giustizia sociale, allora i nostri occhi guarderebbero i volti piangenti e le bombe che i potenti lanciano anziché il pane a chi ne ha bisogno.

Signore e Dio del mondo in cui viviamo, dirigi e spingi i nostri cuori e i nostri portafogli dove vivono, soffrono e muoiono i tuoi figli/e prediletti. Io, tutti e tutte, abbiamo bisogno di questa conversione.

In questi 87 anni della mia esistenza ho visto e constatato una crescita di velocità nei treni, negli aerei e in tutti i mezzi di trasporto. La velocità oggi è considerata un bene, una cosa positiva, il superamento dei dati del passato, nello stesso sport, a partire dal calcio o dal nuoto, è grande chi supera il passato e il vicino. Le stesse immagini e fotografie televisive fanno dell’atleta veloce il modello, il vittorioso. Si trasmette la cultura dell’auto e della moto. Credo che sia necessario recuperare la dimensione dell’equilibrio e anche quella della lentezza, in cui è più facile tenere conto dei nostri e altrui limiti.

Quanto mi manca il silenzio, il dolce incedere, la strada lungo la quale ascolti chi ti è vicino e gli parli…

Sono dimensioni che rispettano il nostro essere umani che non hanno bisogno di superuomini, di politici padroni e dittatori.