domenica 24 maggio 2026

da Il Manifesto del 09/05/2026

Cambia l’aria in città. 

A Venezia la destra con l’acqua alla gola

di Andrea Carugati


Alle regionali dello scorso novembre il centrosinistra, ampiamente sconfitto in Veneto, ha vinto a Venezia per 400 voti. E ora si presenta alle elezioni comunali del 24 e 25 maggio nella città più importante al voto con un vantaggio ancora più ampio, stando agli ultimi sondaggi che vedono il candidato progressista Andrea Martella tra il 47 e il 48% e quello di centrodestra Simone Venturini, braccio destro del sindaco uscente Brugnaro, tra il 41 e il 42%.

NUMERI TROPPO TIMIDI per poter considerare la partita chiusa, ma che segnalano una «evidente voglia di cambiamento», per dirla con Gianfranco Bettin, già vicesindaco di Cacciari e ora capolista di Avs. Una voglia di cambiare pagina su cui punta molte delle sue carte Martella, 57 anni, senatore Pd della sinistra interna, già sottosegretario all’Editoria nel governo Conte 2 e segretario del Pd Veneto. Paga un poco i suoi natali a Portogruaro, oltre a modi un po’ algidi, compensati dalla residenza a Mestre e da una riconosciuta autorevolezza. «A Venezia si è consumato un ciclo politico del centrodestra, che si conclude con un bilancio fallimentare», spiega Martella al manifesto. Ed elenca i punti chiave del suo programma: tutela della laguna, regolazione del turismo, politiche della casa per bloccare lo spopolamento e sicurezza.

Tema scivoloso, eppure molto sentito, soprattutto a Mestre, dove il problema dello spaccio è fortissimo. Martella ha chiesto una mano all’ex capo della polizia Franco Gabrielli: una scelta non securitaria, ha spiegato, ma che punta a «tenere insieme il controllo del territorio, la rigenerazione urbana e le politiche sociali». Una scelta, quella di Gabrielli, che è stata accettata anche dall’ala sinistra dell’ampia coalizione di centrosinistra, che va da Rifondazione ai centristi: il prefetto non sarà assessore ma consulente.

«La giunta di destra ha reso la città più insicura», spiega Bettin, «è stata lasciata allo sbando, sono stati cancellati i presidi sociali. In questi anni ci sono state grandi manifestazioni con centri sociali, comitati e associazioni cattoliche per chiedere un’idea diversa di sicurezza, visto che le politiche repressive hanno fallito».

UN CONCETTO CHE SI È fatto strada anche nella Venezia della terraferma, dove la destra era forte, e ora ha perso consensi. E ha tra i pochi argomenti da utilizzare la presenza nelle liste di centrosinistra di alcuni esponenti della comunità bengalese, rei di volere una grande moschea a Mestre e di aver diffuso volantini in bengalese con riferimenti ad Allah.

La Lega si è scatenata, l’europarlamentare ed ex sindaca di Monfalcone Anna Maria Cisint è calata in città con toni da crociata: «Il Pd vuole una teocrazia a Venezia». Ma i big veneti della Lega, da Zaia al governatore Alberto Stefani, finora si sono fatti vedere assai poco, forse consapevoli che il vento è girato. E così quelli di Fdi.

VENTURINI, 38 ANNI, molto forte sui social dove impazzano i suoi video con le «nonne» nei mercati, paga un legame strettissimo con Brugnaro (ha cambiato giusto il colore della campagna dal fucsia al giallo), indagato nell’inchiesta Palude per corruzione e la cui giunta è promossa solo da un veneziano su 3. Il suo delfino sostiene che il centrosinistra delle giunte pre-2015 abbia «prodotto il dissesto dei conti, a noi è toccato risanare».

La replica di Martella: «Ma quale tracollo finanziario, loro hanno scelto di disinvestire su trasporti e servizi sociali, che sono doveri fondamentali». Il candidato Pd si tiene alla larga dagli scontri sulla Biennale e sulla Fenice, compreso lo sciopero di ieri dei lavoratori contro il padiglione di Israele. Non ha neppure partecipato alla manifestazione pro pal. E si limita a promettere che, se sarà eletto, ricostruirà «un rapporto serio e costruttivo tra il Comune e la grandi istituzioni culturali».

SCONTRO ANCHE sul porto. Con Venturini che accusa la sinistra di «volerlo uccidere», mentre i progressisti puntano su una transizione che arrivi allo spostamento fuori dalla laguna, zona Malamocco, evitando nuovi pesanti scavi nei canali «per non danneggiare ulteriormente l’ecosistema lagunare». «Non c’è alternativa», spiega Bettin. «Le sempre più frequenti chiusure del Mose rendono il porto attuale non operativo per molti giorni l’anno, tra gennaio e febbraio 2026 è successo 27 volte. La destra continua a difendere lo status quo, non sa progettare il futuro». E Martella: «Venezia deve diventare un laboratorio dell’adattamento climatico».

NO DEL CANDIDATO DEM anche al ticket per i turisti: «Non ha funzionato, è solo una tassa di soggiorno aggiuntiva che non offre servizi». I candidati sindaco sono 8, con 20 liste a sostegno. Nei sondaggi i 6 minori viaggiano nel complesso attorno al 10%. Difficile, in questa frammentazione, che Martella possa farcela al primo turno. Ma lui ci spera. I big del centrosinistra, da Fratoianni a Schlein, sono in arrivo per dare una mano.