…AMA IL TUO TEMPO COME TE STESSO…
La causa di Dio è crocifissa
Tessere l'elogio del nostro tempo per molti aspetti è davvero difficile. Molti,
troppi sono i "crocifissi" e le "crocifisse" nella storia
di oggi. A tal punto che qualcuno, con linguaggio ardito e non privo di
ambiguità, parla di un "Dio crocifisso". Non nel senso che Dio sia
stato affisso ad una croce, ma nel senso che molti testimoni di Dio, a partire
dai profeti fino a Gesù, fino a tantissime altre persone, sono stati combattuti
e "liquidati" dal potere dei "grandi" o sepolti
dall'indifferenza dei più.
La "causa di Dio" è troppo spesso crocifissa. Anche per noi cristiani
sulla croce non muore un Dio, ma il testimone di Dio per eccellenza. Ma,
nonostante questo, non possiamo perderci nella nostalgia e diventare cantori
del buon tempo antico.
Costruite le case ed abitatele
Forse, proprio per fare gli occhi alle nuove aurore, alle ventate di novità
che, più o meno silenziosamente, emergono nel mondo e nelle chiese, bisogna
abituarsi a guardare molti tramonti, senza per questo pensare che scompaia il
sole.
Le prigioni dell'io
La sapienza biblica ci mette in guardia da quella idolatria di sé che rompe i
ponti con Dio e con la "comunità" umana e cosmica di cui siamo parte
o, meglio, partners. La fede ebraico-cristiana lacera questo incurvamento del
soggetto su se stesso che, spesso, oggi si esprime anche con suggestive
pratiche di "meditazione". Questo dolce ripiegamento "meditativo",
quando prescinde dal liberante rapporto con Dio, può condurre a rinchiudersi
nella splendida prigione dei propri bisogni, dei propri desideri e di propri
progetti.
"C'era una volta un uomo intento a costruirsi la casa. Voleva che fosse la
più bella, calda e accogliente del mondo.
Vennero a chiedere il suo aiuto perché il mondo stava andando a fuoco.
Ma a lui interessava soltanto la sua casa, non il mondo.
Quando finalmente ebbe finito di costruire la casa, scoprì che non c'era più il
mondo...".
Dio rompe la gabbia dell'io
Per vivere e combattere, per sperare e resistere, per poter ancora piantare
alberi e mangiarne i frutti, la fede cristiana apre un orizzonte: "vivi al
cospetto di Dio!". Per la Bibbia questo vivere al cospetto di Dio viene chiamato
"timor di Dio".
"Nessun moderno è in grado di avvertire, con intensità paragonabile
all'uomo antico, il timor di Dio; nessuno ha più la capacità di cogliere con
tanta forza prossimità e distanza. 'Il battito del cuore di Abramo, l'amico del
Misericordioso, si udiva, allorché si levava la preghiera, alla distanza di un
miglio, tanto temeva il suo Signore'. Nulla di più errato che intendere questo
detto islamico come espressione di una religione di pura paura di un giudice
severo. È ben chiaro infatti che quel timore, che invade il petto di Abramo, fa
tutt'uno con il suo essere qualificato 'amico del Misericordioso' e con la
capacità di instaurare un intimo, intenso colloquio con 'il suo Signore'. A
rendere insolita la frase non è il passaggio da una religione del timore a una
dell'amore, ma il fatto che il cuore dell'uomo moderno batte in un modo
incomparabilmente meno tumultuoso" (Piero Stefani, Il Regno 15/9/95, pag.
506).
Forse, dice la Bibbia, se vuoi resistere alla musica del nulla, alla seduzione degli
idoli, se non puoi cadere nelle illusioni della "meditazione"
egocentrica, fa' in modo che "il battito del tuo cuore verso l'Eterno si
oda ad u n miglio di distanza quando ti rivolgi a Lui in preghiera". Si
può non essere fanatici ed ingenui eppure essere appassionati e pazzi di
speranza anche in un tempo che non concede nulla all'utopia. Cercansi donne e
uomini di grande passione!