giovedì 19 ottobre 2006

Nebbia e poco altro

Più sento parlare di “partito democratico” e più temo che si tratti di discorsi da generali senza truppa.

Non vedo profonde convergenze programmatiche e una prospettiva comune, nemmeno nel parlamento europeo.

Una cosa è il bisogno di unità che le Primarie hanno chiaramente espresso: altra cosa è una unificazione che ora è fondata più su principi che progetti. Si dice, a ragione, che il processo è appena agli inizi e che occorreranno tempo e pazienza per portarlo a termine.

Tutto questo è condivisibile. Ma le varie anime dell’eventuale Partito Democratico su molto terreni evidenziano più divergenze che convergenze. Buona parte del ceto politico che sta al timone di tutto il progetto è tuttora di fedele discendenza democristiana e di chiara obbedienza vaticana.

Penso che, se non avverrà un chiarimento reale sul terreno dei contenuti, presto il partito democratico passerà all’archivio oppure si creerà qualche ulteriore spaccatura a sinistra. Partecipo con molto interesse a questo dibattito.

Intanto sarebbe bello leggersi, per premunirsi contro eventuali derive americane, il volume “La democrazia di Dio” (Edizioni Laterza) e osservare con attenzione il degrado del partito democratico USA.

Vittorio Zucconi documenta come per le imminenti elezione di “midterm” i democratici punti sul fascino e l’avvenenza dei candidati. “Uno strano esercito marcia alla conquista della democrazia americana. Non brandisce armi o sacri testi, ma pettini, asciugacapelli, tinture, trucchi. I suoi generali sono visagistes, parrucchieri, i suoi ideologi sono giudici da miss o mister America, perché in questa confusa e scandalizzata stagione elettorale americana tra morti in guerra in Iraq e morti di vergogna in Parlamento, la bellezza dei candidati è l’arma che l’opposizione democratica spera di brandire per strappare il Parlamento ai Repubblicani di Bush... Da quando è la telecamera la chiave del consenso, coloro che sono amati dall’obbiettivo tendono ad essere amati anche da un elettorato che guarda più di quanto pensi” (La Repubblica, 15 ottobre).

In un paese dove il 7 novembre “un viso attraente è un vantaggio”, si profila una competizione elettorale in cui “tra brogli, impicci, sporchissimi trucchi, morti che votano e vivi che non riescono a votare (Vittorio Zucconi), potrebbero trionfare i belli, i sexy, i seduttori.

Speriamo che, visti i criteri altissimi, nobilissimi e validissimi ai quali si ispira l’opposizione democratica USA (questa palestra di valori,,, la più grande democrazia del mondo!!!), il costituendo partito democratico italiano non imbocchi la strada dell’estetica. Tra elezioni e concorsi di bellezza dovrebbe restare una differenza. Noi in Italia abbiamo già “goduto” un governo dei mafiosi: un governo dei belli forse non sarebbe peggiore, ma sarebbe certamente un po’ troppo.

Continuo ostinatamente a pensare che in Parlamento si deve fare politica, che inseguire gli Stati Uniti d’America e importare il suo modello sia una scelta che conduce alla superficialità, al degrado, all’instabilità, alla violenza. Da molti anni ormai la parola “democrazia” viene usata senza alcun riferimento alla realtà e nel suo nome si dichiarano guerre e si sterminano popoli interi.

Per questo preferisco una pur instabile alleanza di centro sinistra ad un partito democratico che guardi al modello americano. Sono convinto, fino a questo momento, che è possibile costruire una alleanza più capace di farsi carico della propria unità d’azione, senza doversi immolare e impantanare nelle sabbie mobili di un partito nato da un compromesso più che da un progetto.