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domenica 31 marzo 2024

NELLE NOSTRI NOTTI DIO NON TACE

(1 Samuele 3,1-10)

[1]Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. [2]In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. [3]La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. [4]Allora il Signore chiamò: «Samuele!» e quegli rispose: «Eccomi», [5]poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. [6]Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!» e Samuele, alzatosi, corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quegli rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». [7]In realtà Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. [8]Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto. [9]Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta». Samuele andò a coricarsi al suo posto. [10]Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».


Ho scelto di riproporre questo brano notturno. Poichè si svolge di notte . Questo particolare è utile per situare storicamente questo brano e ricordare che in Israele è finito il tempo dei giudici e il popolo vuole avere un re.

La situazione è di grandi corruzioni sia a livello religioso che politico. Non c'era ancora il tempio, ma c'era un piccolo santuario come luogo di preghiera per il popolo. Ma i gestori del santuario, i figli di Eli fanno man bassa delle offerte della gente.

 A livello politico la situazione non era migliore: le tribù erano in lotta tra di loro e chi ne pagava la conseguenza erano i più deboli, spesso soggetti alla prepotenza dei più forti.

 Era davvero notte in tutti i sensi, sia sul piano politico che religioso.

Mi pare significativo che Dio "parli" proprio nel cuore della notte.

 Certamente il brano è una costruzione letteraria teologica, ma il significato è evidente: Dio non ci abbandona nelle nostre notti.

 E' facile che il nostro pensiero corra alle situazioni di oggi.

Più notte di così, nella chiesa e nella società, è davvero difficile da immaginare. A mio avviso il brano trasmette a noi un messaggio di speranza, perché nella notte non siamo né perduti né disperati.

Piuttosto ci invita ad essere disponibili, come Samuele,a cercare di capire cosa Dio vuole da noi... insomma a mettersi in movimento.

 Se ci pensiamo un po', questo anno ci ha lanciato molti messaggi, e come cristiani e cristiane siamo interpellate interpellati a prendere posizioni a fare delle scelte. La parola di Dio spesso ci arriva attraverso i fatti della vita e della storia.

 Nel brano che continua c'è un versetto che mi piace ricordare: " Samuele non lasciò cadere a terra nessuna parola di Dio, nessun messaggio".

Questo è un augurio che possiamo farci stasera: saper raccogliere accogliere e gli stimoli dalla Parola, dalla vita e dalla storia consapevoli che anche noi, come Samuele lentamente ci risvegliamo alle nostre responsabilità.

 

Fiorentina Charrier , Comunità di Pinerolo Via Gap,13


sabato 6 maggio 2023

GRUPPI BIBLICI : MARTEDI' SERA OLINE E VENERDI' POMERIGGIO IN PRESENZA

 Care amiche e cari amici della Comunità di base,


Con gli incontri di questa settimana i due gruppi biblici (quello del martedì sera e quello del venerdì pomeriggio) completeranno la lettura del Vangelo di Luca. Durante l’assemblea comunitaria di domenica scorsa si è deciso di leggere il libro di Qohèlet durante I mesi di Maggio e Giugno.

Il libro di Qohèlet è un breve libro sapienziale composto da dodici capitoli. È particolarmente ricco di spunti per una lettura e una meditazione collettiva. Questo libro dallo stile sorprendentemente moderno, ricco di variazioni di prospettiva e di sottile ironia, pone importanti domande relative al rapporto tra l’essere umano e l’Assoluto, sul senso ultimo della vita e su ciò in cui debba consistere condurre “bene” una vita.

La lettura comune del libro di Qohèlet,  affrontare le domande che pone e che sono attuali anche per noi, è certamente una bella opportunità di confronto, di comunità, in cui ciascuna e ciascuno di noi può contribuire con la propria unica prospettiva e sensibilità. E`una bella opportunità di condivisione di un momento insieme, di comunità.

e adesso una breve agenda:

1) Il gruppo del martedì si incontrerà il 9 maggio alle 20:30 - Luigino presenterà il libro di Qohelet dando una introduzione complessiva dellíntero testo.
Poi Sergio (da Potsdam) condurrà la lettura del primo capitolo.
2) Il gruppo del venerdì si incontrerà in presenza il 12 maggio alle 17:00 - Francesco comunicherà i dettagli tra breve.

Speriamo di avervi con noi per leggere insieme e condividere le nostre riflessioni.
A martedì (e venerdì)!

Maria Grazia, Francesco e Sergio

giovedì 9 marzo 2023

CONTINUA LA ""VENDITA" DEI DOGMI

 Ieri, in dialogo con il giornalista Giorgio Zanchini a "Quante storie", il cardinale Ravasi ci ha dato un raro esempio di come si sfugge alle domande serie.

Quando circa 40 anni fa, lessi le tremila pagina dei suoi "Salmi", li apprezzai molto, anche se non erano un'opera originale.

Ieri ha parlato a lungo (tanto che il giornalista lo ha poi portato ad altri temi), del dogma della Trinità e dei vari dogmi cristologici, (completamentre ignaro degli ultimi 60 anni di ricerche storiche ed esegetiche) . Tra  prelati e cardinali va di moda invitare al rinnovamento del linguaggio, ma essi sono i primi prigionieri degli slogan dogmatici. 

Ha parlato della Trinità (secondo il Catechismo cattolico, tre persone uguali e distinte) come se non sapesse dire che nel 381 a Costantinopoli si creò e si elaborò il dogma della Trinità in un clima tutt'altro che pacifico e divisorio di larga parte della chiesa stessa.

Ma perchè si enunciano dogmi e non si raccontano mai le vicende, le controversie, le imposizioni avvenute nel corso del Concilio?

L'ignoranza storica non è mai una virtù che crea cristiani e cristiane adulte

E'inutile: se diventi un funzionario o un cardinale, resti prigioniero delle "verità infallibili" e non documenti mai come i dogmi si sono creati nella chiesa e si fa credere al popolo di Dio che siano insegnamenti evangelici.

don Franco Barbero

sabato 24 dicembre 2022

UN NIPOTE RICORDA L'ESEMPIO DEL NONNO

 Prologo al libro di Siracide


Molti e importanti insegnamenti ci sono dati dalla legge, dai profeti e dagli altri scritti successivi, per i quali è bene dar lode a Israele quanto a dottrina e sapienza. Però non è giusto che ne vengano a conoscenza solo quelli che li leggono, ma è bene che gli studiosi, con la parola e con gli scritti, si rendano utili a quelli che ne sono al di fuori.
Per questo motivo, mio nonno Gesù, dopo essersi dedicato per tanto tempo alla lettura della legge, dei profeti e degli altri libri dei nostri padri, avendone conseguito una notevole competenza, fu indotto pure lui a scrivere qualche cosa su ciò che riguarda la dottrina e la sapienza, perché gli amanti del sapere, assimilato anche questo, possano progredire sempre più nel vivere in maniera conforme alla legge.
Siete dunque invitati a farne la lettura con benevola attenzione e ad essere indulgenti se, nonostante l’impegno posto nella traduzione, sembrerà che non siamo riusciti a rendere la forza di certe espressioni. Difatti le cose dette in ebraico non hanno la medesima forza quando vengono tradotte in un’altra lingua. E non solamente quest’opera, ma anche la stessa legge, i profeti e il resto dei libri nel testo originale conservano un vantaggio non piccolo.
Nell’anno trentottesimo del re Evèrgete, anch’io, venuto in Egitto e fermatomi un poco, dopo avere scoperto che lo scritto è di grande valore educativo, ritenni necessario adoperarmi a tradurlo con diligente fatica. In tutto quel tempo, dopo avervi dedicato molte veglie e studi, ho portato a termine questo libro, che ora pubblico per quelli che, all’estero, desiderano istruirsi per conformare alla legge il proprio modo di vivere.

martedì 1 novembre 2022

EVENTO FONDATORE

 " Abbiamo presentato L’Esodo come un "evento fondatore".

Torniamo a scavare sul senso di questa espressione. Che potrebbe essere messa in dubbio, da un punto di vista storico.

Israele è effettivamente nato in Egitto, come ci raccontano le Scritture? Nella letteratura dell'Antico Vicino Oriente, nei documenti come nei monumenti giunti fino a noi, non vi è traccia di questo evento.

 Dobbiamo dedurne che siamo di fronte a un falso storico? O a qualcosa di marginale, che non può essere considerato fondante? Tutto sta nel comprendere a cosa miri la narrazione biblica.

Nelle pagine precedenti, abbiamo accennato al diverso concetto di verità che anima il racconto biblico.  Ora, anche per l'esodo valgono le stesse messe in guardia, rispetto alla nostra visione di storia. La Bibbia accende un differente sguardo sulla realtà: trasfigura un piccolo evento insignificante, nemmeno degno di menzione nella storiografia dell'epoca, nel fatto capitale della storia intera, nonché nell'atto di nascita di un popolo che, per quanto minuscolo e periferico è stato scelto da Dio per mostrare al mondo il suo piano di salvezza.

E questo evento, la Bibbia ce lo racconta come qualcosa di paradigmatico, in grado di interpretare i successivi cammini di Israele e degli altri popoli.

Per questo la Bibbia non è preoccupata di dimostrare storicamente che l'esodo è avvenuto: perché l'esodo avviene tutte le volte che un popolo chiamato a uscire fuori dalla sua condizione di schiavitù.

Che vada  letto così, lo dice la Bibbia stessa" (Dt 6,20-25)


Lidia Maggi, Fare strada con le Scritture, Pag.55


lunedì 5 settembre 2022

IL MITO RELIGIOSO

"Il mito religioso riguarda soprattutto le origini del mondo o la comparsa di determinati personaggi fondatori di una religione o che si sono affacciati alla sua storia dandole  nuovo lustro.

Lo scopo finale del mito, più o meno dichiarato, e sempre di dare giustificazione e senso alla condizione  dell'essere umano sulla terra, a partire dal grande problema posto dalla presenza del male, della sofferenza e dell'ingiustizia.

Un secondo polo mitologico riguarda sicuramente la fine  del mondo e la visione dell'aldilà.

Il cristianesimo, non solo non fa eccezione ma è ricchissimo di miti,  che riguardano in particolare le origini del Salvatore e l'escatologia personale, cioè il destino finale delle singole anime, ed eventualmente quello dei corpi, e la consumazione del cosmo o nuovo inizio di tutte le cose.

 Ai miti contenuti nelle Scritture sacre che il cristianesimo ha in comune con l'ebraismo -  la  parte della Bibbia detta Antico Testamento - si sommano quelli specificamente suoi, contenuti nel Nuovo Testamento.

 Il problema che si pone oggi al credente non è tanto di sbarazzarsi dei miti, quanto di non prenderli alla lettera, come è avvenuto per i miti antichi sino alle soglie dell'età moderna - e come si continua a fare da parte di Chiese e ambienti religiosi tradizionalisti -  e di essere consapevoli della provvisorietà di quelli nuovi.

Per quanto, infatti, suoni paradossale, anche l'approccio moderno alla religione comporta l'elaborazione di nuovi miti, perlomeno nel senso generico dell'impossibilità di prescindere dal linguaggio simbolico. 

La differenza col passato consiste nel fatto che la cultura di oggi riconosce i miti e i simboli già in partenza per ciò che sono: strumenti interpretativi con data di scadenza, cioè che resteranno in funzione fino a che la cultura non troverà qualcosa di meglio".

 

Don Ferdinando Sudati come introduzione al libro di John Spong "La nascita di Gesù tra miti e ipotesi", Massari Editore.


lunedì 11 luglio 2022

IL GESU' EBREO SEMPRE PIU' STIMOLANTE

 Alcune riflessioni dopo la ricerca sul Gesù storico del Gruppo biblico di Torino.

Nel tentativo di avvicinarmi il più possibile al nucleo storico del messaggio che Gesù ha portato all'umanità nella sua breve esistenza terrena, parto dal dato che risulta più solido dal punto di vista della ricerca storica, e cioè dal fatto che Gesù venne condannato e morì crocifisso. La crocifissione era la pena che i romani affliggevano ai ribelli politici, per azioni e comportamenti ritenuti sovversivi dell'ordine imperiale. Le autorità ebraiche non avevano il potere di condanna a morte per crocefissione, la pena erogabile da essi era la lapidazione. Perciò ci troviamo di fronte a due possibilità: 1. Gesù era un rivoluzionario politico o, per lo meno, aveva compiuto azioni ed aveva manifestato idee che erano state valutate come pericolose per l'ordine pubblico dai dominatori romani. 2. Vi è stato un clamoroso errore giudiziario e le autorità romane hanno condannato come sedizioso e ribelle un pacifico predicatore religioso che non voleva sovvertire l'ordine pubblico, ma predicava la conversione delle coscienze in attesa di un rinnovamento spirituale dell'umanità.

Questa seconda ipotesi è storicamente possibile (anche se, a mio avviso, improbabile) ed è quella che nel corso del tempo divenne prevalente, se non unica nell'immaginario cristiano: la figura di Gesù venne raffigurata come quella di una essere eccezionale (fino a renderlo divino) che lancia all'umanità un messaggio universale e valido in tutti i tempi, un pacifista integrale che predica l'amore per i nemici, un innovatore. Venne astratto dalla situazione concreta in cui era immerso, dalla sua ebraicità, dal contesto sociale e culturale in cui visse. La responsabilità della sua fine cruenta venne attribuita alle autorità ebraiche che avrebbero indotto le autorità romane nella falsa convinzione che si trattasse di un pericoloso ribelle.

Questo modo di vedere è già in parte fatto proprio dagli autori dei vangeli, i quali sono scritti almeno trent'anni dopo la morte di Gesù, quando i rapporti all'interno della comunità ebraica si erano fatti più difficili e si stavano formando comunità nella diaspora dove il numero dei convertiti dal paganesimo aumentava. Infatti i Vangeli tendono ad inasprire il conflitto tra Gesù e le autorità ebraiche, impersonate soprattutto da scribi e farisei; va tenuto conto del fatto che le dispute erano normali all'interno dell'ebraismo e Gesù discuteva con i gruppi che erano più vicini a lui, come i farisei, mentre i sadducei appaiono più distanti, ma avevano delle posizioni certamente più lontane da quelle di Gesù ed hanno certamente contribuito più dei farisei a metterlo in cattiva luce di fronte all'autorità romana. In secondo luogo va considerato che i Vangeli, scritti dopo la disfatta dell'ebraismo e la distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70, si rivolgono a comunità della diaspora (fuori della Palestina) caratterizzate più o meno dalla presenza di seguaci provenienti dal paganesimo ed avevano l'interesse a presentare il movimento come compatibile con il potere politico e non sovversivo (aspetto comune di testi del primo cristianesimo come la Lettera a Diogneto).

Credo quindi sia utile l'indagine che fanno alcuni autori (come Bermejo Rubio) per indagare sugli indizi presenti nei Vangeli e nella prima cosiddetta letteratura cristiana da cui emergono differenze tra la predicazione del Gesù terreno e le posizioni delle varie chiese primitive che si sono trovate di fronte a situazioni nuove da affrontare (ad esempio sul problema della condivisione di mensa tra ebrei e non ebrei, che durante la vita di Gesù non si poneva), tenendo conto che le varie comunità di discepoli erano all'inizio (e furono per molti decenni) molto diversificate tra di loro, molto di più di quanto a noi oggi risulta dalla lettura dei testi che poi sono diventati canonici, compresi nel Nuovo Testamento. Molto utile è l'integrazione dell'esegesi dei testi con l'indagine storica e antropologica della società del tempo nei suoi vari aspetti non solo religiosi, ma anche politici, culturali e di vita quotidiana. Penso alle ricerche di Mauro Pesce, Enrico Norelli, Claudio Gianotto e molti altri, che, avvalendosi delle tecniche della ricerca scientifica storica, antropologica, di psicologia sociale, mediante le quali oggi conosciamo meglio la realtà storica di Gesù e aprono una prospettiva di ulteriore miglioramento ed approfondimento di conoscenze, senza escludere anche la possibilità di ulteriori scoperte archeologiche.

In conclusione, penso che sia più attendibile la prima delle due ipotesi sopra delineate: il messaggio di Gesù ebbe una valenza sovversiva rispetto allo status quo della società in cui è vissuto e provocò la reazione dell'autorità romana molto attenta a reprimere qualsiasi manifestazione che minacciasse la sicurezza dell'impero.

Tuttavia va fatta una importante precisazione: non necessariamente la condanna comminata a Gesù comporta che egli si fosse opposto alla dominazione romana con le armi, come sembrano suggerire Fernando Bermejo Rubio ed altri. Gabriele Boccassini contestualizza il movimento di Gesù nell'ambiente apocalittico del giudaismo del secondo Tempio, e ci insegna che a quel tempo era diffusa l'attesa di un imminente cambiamento che avrebbe comportato l'instaurazione della signoria di Dio e la conseguente liberazione di Israele dal potere di dominazione straniero che lo soggiogava. L'apocalittica di tradizione enochica alimentava questa attesa e ispirava molti e diversificati movimenti: alcuni perseguivano decisamente un azione armata, come gli zeloti, da cui provengono alcuni degli apostoli, altri, come Teuda ed il profeta egiziano credevano che il cambiamento sarebbe avvenuto per un intervento diretto di Dio, senza la necessità di organizzare per mano umana una rivolta armata. In ogni caso per tutti la salvezza aveva una dimensione non solo spirituale, ma anche sociale. Il richiamo alla conversione dei peccatori in preparazione dell'imminente giudizio finale veniva a coincidere con l'attesa della liberazione dei poveri e degli oppressi dai “re e potenti”. Il movimento di Gesù, come anche quello immediatamente precedente di Giovanni condividono queste attese. E per i romani non faceva differenza che la manifestazione di dissenso fosse armata o pacifica: veniva considerata pericolosa per l'ordine pubblico e senz'altro repressa. E nell'ambiente che si ispira all'apocalittica enochica “non esiste solo l'alternativa tra pacifismo spirituale e rivoluzione armata”. (G.Boccassini, Le tre vie di salvezza di Paolo l'ebreo, Claudiana, 2021, pag. 102) E' verosimile che le manifestazioni più violente della vita di Gesù e dei suoi primi seguaci siano state attenuate (per quanto nei Vangeli siano rimasti monti spunti di quelle, a cominciare dall'episodio del tempio), tuttavia anche se il movimento di Gesù fosse stato integralmente pacifico, la predicazione dell'avvento del Regno aveva in quel tempo significato intrinsecamente sovversivo.

Guido Allice, 12 luglio 2022

 NOTA:

La preziosa ricerca di Guido Allice con le interessanti osservazioni del libro di Boccaccini e l'apocalittica enochica, ci conduce in modo irrefutabile alla "conclusione", che , per essere cristiani. discepoli/e del nazareno, occorra vivere in modo sovversivo, sia pure coniugando la "sovversione" in modalità diverse. Era già il punto di partenza della nostra ricerca sul Gesù ebreo: una sovversione che Gesù visse nel suo tempo e che noi dobbiamo vivere in questa stagione storica .

Franco Barbero

 




sabato 9 luglio 2022

RIFLESSIONE PER DOMENICA 10 LUGLIO

 Il teologo Josè Maria Castillo non ha certo voluto parlarci di un Gesù che moltiplica magicamente i pani e i pesci. Siamo lontani  da questo Gesù miracolista e magico ma tutta la sua riflessione ha un senso ben concreti per la nostra vita cristiana quotidiana. Questo racconto simbolico ha fatto vedere come ci sarebbe del pane e companatico per tutti e tutte sulla terra , se imparassimo a condividere ciò che abbiamo, a praticare la condivisione in questa società dell'accumulo. Gesù di Nazareth ci indica qual'è la strada percorribile.

Franco Barbero 

Quando si condivide, ce n’è per tutti

José María Castillo

La paura della scarsità e l’insicurezza di fronte a tante cose ci angosciano. Questo è qualcosa di così ovvio che non è né necessario né conveniente mettersi a riflettere su ciò che stiamo vedendo e sopportando. Per questo, riflettiamo brevemente a partire dalle nostre convinzioni più profonde.

Non sono un politico. O un economista. Chi mi conosce, sa che ho dedicato la mia lunga vita alla Teologia e alle credenze, che possono aiutarci a superare situazioni come quella che stiamo vivendo. Per questo, né più né meno, mi vengono spesso in mente racconti del Vangelo che sono, almeno per me, orizzonti di speranza.

Mi spiego. È un fatto che l’esperienza religiosa di molti di noi non è più attendibile (cf. Thomas Ruster, El Dios falsificado, p. 228). Per questo penso che possa essere pertinente dire che la cosa più importante nei vangeli non è la loro “storicità”, ma il loro “significato”. Non ho dubbi che siano libri che raccontano gli aspetti più importanti della vita di Gesù di Nazaret. Ma la cosa decisiva non è sapere cosa è accaduto in quella vita, ma cosa significa per noi quello che Gesù ha vissuto.

Ebbene, detto questo, a me – almeno – attira l’attenzione l’episodio della condivisione dei pani. E mi sono concentrato su questo episodio perché è il racconto che si ripete più volte nei vangeli. La stessa cosa si ripete fino a sei volte: una folla numerosa e bisognosa, priva dell’indispensabile per continuare a tirare avanti nella vita (Mc 6, 38-46; Mt 14, 18-23; Lc 9, 14-17; Gv 6, 1-15; Mc 8, 1-8; Mt 15, 31-39). Nel dare Gesù una soluzione che, oltre all’interpretazione eucaristica, che indubbiamente ha quest’episodio, è ovvia la parte più evidente della storia: quando quello che si ha si condivide, ce n’è per tutti e in abbondanza. E ripeto quanto ho detto prima: la cosa più importante che hanno i racconti evangelici è “cosa significano” per le nostre vite e per il nostro comportamento nella società.

Ebbene, noi che diciamo che il Vangelo deve essere il modello esemplare delle nostre vite, dobbiamo pensare molto seriamente che «metà della popolazione continua a rappresentare una parte insignificante del patrimonio totale dell’umanità, mentre il forte aumento della ricchezza privata è nelle mani del 10 per cento più ricco della popolazione…, il che implica che la quota corrispondente al resto degli abitanti del mondo è crollata”. E continuerà a sgretolarsi in modo sempre più inquietante di anno in anno (cf. Thomas Piketty, Capital e ideología, Barcelona,​ Planeta 2019, p. 822).

Naturalmente, ciò che ho preso dal professor Piketty ha bisogno di abbondanti spiegazioni e non meno di applicazioni alla tremenda situazione che stiamo vivendo. In ogni caso, mi sembra che ci siano due fatti evidenti: 1) La distanza dei più ricchi dai più poveri aumenta di giorno in giorno. Fin dove arriverà2) È una distanza che rappresenta un grido incessante che invoca umanità, giustizia e l’aspetto più elementare della bontà.

Certo, è evidente che questo grido, che sgorga da tutta la terra, non si risolve con elemosine. ancora meno (indicibilmente meno), con violenze e guerre. Ci stiamo giocando l’essere o il non essere del mondo intero. Per questo insisto sul fatto che ora più che mai c’è la pressante urgenza, come un grido, di prendere il tutto sul serio e di mettersi all’opera, con la certezza che sarà il passo decisivo per un mondo semplicemente umano.

Articolo pubblicato il 5.7.2022 nel Blog dell’Autore in Religión Digital (www.religiondigital.com)

Traduzione a cura di Lorenzo TOMMASELLI


giovedì 14 aprile 2022

"VI FARO' USCIRE DAI VOSTRI SEPOLCRI"

Ez 37,1-14


In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro.
Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. 
L’ho detto e lo farò”». 

NOTA
Questo testo, così ricco di simboli e di immagini, è stato scritto nel sesto secolo A.C dal profeta Ezechiele in un contesto in cui i deportati a Babilonia e tutto l'Israele disperso non aveva più alcuna speranza. Ormai si sentivano come prigionieri, con il "destino" della fine di ogni speranza. In questa situazione Dio invia il profeta a compiere un annuncio che sembra una totale illusione, un progetto impossibile. 
Questo linguaggio simbolico susciterà in alcuni deportati la speranza di una vita nuova che, in qualche misura, si realizzerà con l'editto di Ciro di Persia sulla liberazione dei deportati a Babilonia.
Il linguaggio, tipico della cultura del tempo, veicolava un messaggio di fiducia verso il futuro e suggeriva di fidarsi ancora della compagnia di Dio nei momenti difficili della storia, quando sembra non esserci più speranza  di cambiamento
Non abbiamo anche noi bisogno di uscire dai nostri sepolcri ? Quali sono i nostri sepolcri?
Franco Barbero





I GUAI DELLA LETTURA BIBLICA FONDAMENTALISTA

 "  A questo proposito mi viene in mente, uno tra i tanti , il racconto della caduta delle mura di Gerico che costituisce un paradigma, un esempio tanto sintetico quanto efficace. 

Infatti, secondo la Bibbia le mura della città caddero dopo che Giosuè fece suonare le trombe, permettendo agli Israeliti di distruggere l'insediamento e di continuare la conquista della "terra promessa". Oggi noi sappiamo, grazie alle moderne scoperte archeologiche , che la cinta muraria della città non venne distrutta né la la città rasa al suolo. Questo fatto  è storicamente impossibile in quanto nel periodo storico in cui il testo biblico colloca gli eventi, tra il 1250 e il 1200 a.C., l'insediamento urbano di Gerico era semplicemente abbandonato da secoli. Non vi sono tracce di mura rase al suolo né la città venne distrutta o saccheggiata". 

Paolo Zambaldi, Conversando con Baruch, Gabrielli Ed. pag104

Annotazione pasquale: 

In questi giorni di Pasqua dobbiamo essere attenti/e a distinguere accuratamente il messaggio della nostra fede nella resurrezione dai linguaggi con cui, in modi molto diversi, narrano i Vangeli. 

A) Il messaggio centrale della Pasqua sta nel fatto che Dio ha vinto la morte che il potere romano ha inflitto a Gesù. Noi crediamo, per fede che il Dio amoroso che ha accompagnato Gesù nelle sue scelte di vita, non lo ha abbandonato nella morte.  Gesù ora vive in Dio e anche il suo messaggio è intramontabile. La resurrezione cin indica quel mistero amoroso di Dio di cui possiamo fidarci totalmente e che raccoglierà la nostra vita dopo la morte.

B) Il linguaggio con cui i Vangeli esprimono questa verità è il genere letterario delle apparizioni. Che cosa significa in sostanza?

Il genere letterario delle apparizioni non può essere letto come una cronaca, ma è la modalità linguistica culturale con cui i redattori dei Vangeli hanno espresso il loro cammino di fede e il punto di arrivo in cui sono giunti dopo un periodo di dubbi, confronti e ripresa della fiducia. Per dirlo con le parole del grande biblista Ortensio Da Spinetoli, "Le apparizioni non sono ciò che hanno visto gli occhi del corpo: sono gli occhi della fede che progressivamente si sono aperti e sono i loro cuori che hanno accolto con fiducia ciò che Dio ha operato in Gesù."

Le vicende di Tommaso, della Maddalena, degli angeli parlanti, delle voci dal cielo....non sono un resoconto di cronaca ma racconti che intendono testimoniarci la loro fede e invitarci allo stesso cammino. Non si tratta per nulla di menzogne ma di racconti poetici che in quel tempo erano vettori della loro grande fede, cioè il modo amoroso e testimoniale di narrare quello che per loro è stato un evento fondamentale della loro fede.

Franco Barbero




giovedì 23 dicembre 2021

LA LEGGENDA E LA DEVOZIONE MARIANA

 DAL MITO AL DOGMA

La festa dell'immacolata concezione è una leggenda teologica diventata dogma. In un percorso di fede adulta questo dogma cade. E' invece bello ricostruire per quanto possibile la storia e la fede di Maria, ma questa è una strada totalmente diversa. Nella Bibbia non c'è nulla , assolutamente nulla, che alluda anche solo da lontano a tale dogma. Per chi conosce i miti e conosce bene il testo greco del secondo testamento, farci derivare l'immacolata concezione o è frode o è fantasia, come documentai diffusamente in questo blog il 7 dicembre del 2008


Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei (Luca 1, 26-38).
Il dogma dell'immacolata concezione di Maria, proclamato da papa Pio IX nel 1854, insegna che "La beatissima vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale" (Bolla Ineffabilis Deus).

Siamo di fronte ad un caso limite dello sviluppo dei dogmi, riconoscono in larghissima misura anche i teologi cattolici. Dal silenzio totale della Scrittura e della più antica tradizione si è arrivati, solo nel 1854, alla definizione dogmatica passando attraverso controversie, polemiche, devozioni, fantasie.

Siamo di fronte ad una dottrina ecclesiastica che, ovviamente, non appartiene al nucleo della fede cristiana, non avendo alcun solido fondamento nella Scrittura. Si può essere cristiani (né protestanti né ortodossi riconoscono questa dottrina creatosi nei secoli) e cattolici senza includere questa credenza. Questo oggi è ampiamente riconosciuto anche dentro la chiesa cattolica.

Il testo biblico di Luca 1, 26 - 38 è usato (ed abusato) in senso puramente strumentale perché, per unanime affermazione degli esegeti, in esso non si trova il benchè minimo fondamento di questa dottrina cattolica ufficiale. Lo stesso participio passivo 
Kecharitomene (v. 28), impropriamente tradotto con "piena di grazia", non offre se non un appiglio a chi già voglia vedere ciò che ha deciso di trovare. Il cardinale Bellarmino il 31 agosto 1617 scriveva a Paolo V: "Nelle Scritture non abbiamo niente su questo punto". Traducendo fedelmente il versetto 28: "Sei stata fatta oggetto di grazia - benedizione da Dio", non si può pensare alla concezione immacolata se non per una operazione ideologica che cerca di piegare il testo ad una esigenza maturata altrove.

Infatti questo dogma, come quello della perpetua verginità di Maria, è una congettura fantastica e uno sviluppo dottrinale che, privo di fondamento biblico, ha permesso di usare Maria in chiave antifemminista e sessuofobica. Poi nel 1950 si arriverà addirittura a proclamare l'Assunzione di Maria al cielo corpo e anima...

Io che sono veramente innamorato di questa donna alla quale Dio (versetto 28) ha dato la grazia di essere la madre di Gesù, apprezzo moltissimo le migliaia di opere che, finalmente, restituiscono Maria alla verità storica della sua vita e della sua fede. Nel mio libro"
L'ultima ruota del carro" ho dedicato alla figura di Maria un intero capitolo, proprio nell'intento di meglio apprezzare la testimonianza di fede di questa donna ebrea che ha ricevuto da Dio la missione di diventare la mamma di Gesù.

"Sì, io amo davvero molto questa donna la cui fede trovo "scolpita" nel Magnificat (Luca 1,46-55). Moglie di Giuseppe e mamma di Gesù, Maria è una donna reale, immersa nella vita del suo popolo. La sua testimonianza di fede mi interessa sempre di più, tocca profondamente il mio cuore. Ma, purtroppo, per trovare la donna Maria di Nazareth occorre scavare perché è stata seppellita sotto una montagna di dogmi (pag. 69)" e di leggende.

Questa "ricostruzione" rende molto più viva e stimolante per la mia fede la figura di Maria. Anche le leggende evangeliche della nascita di Gesù (Luca 1-2 e Matteo 1-2) sono leggibili come penetranti e luminosi commenti teologici per farci capire, con l'artifìcio del meraviglioso leggendario, la grande missione che Dio affidò a Gesù e come Maria fu la donna che Dio scelse per quest'opera. Nulla, proprio nulla impedisce di credere che Maria e Giuseppe siano i veri genitori di Gesù. Mi piace tanto citare una bella pagina della teologa cattolica Uta Ranke Heinemann: "Originariamente, però, il cristianesimo non conosceva l'idea della verginità di Maria. La vergine Maria ha fatto ingresso nell'edifìcio della fede cristiana passando, per così dire, per vie traverse, vale a dire attraverso i pagani e i cristiani di origine pagana. Nell'ambito dell'ebraismo non si trova nessuna delle immagini descritte sopra: idee del genere rimasero estranee all'ebraismo e ai primi cristiani di origine ebrea. I cristiani di origine ebrea non credevano a un concepimento verginale (vedi il capitolo "
Le fiabe degli atti degli apostoli").

In tutti i miti di redenzione le vergini hanno sempre giocato un ruolo particolare: come espressione e simbolo di un nuovo e puro inizio di un mondo nuovo e migliore. L'origine dell'idea che vergini partoriscono redentori divini si perde nella notte dei tempi. "Il fanciullo redentore appare ovunque come figlio di una vergine" (Gerhard Kittel, 
Theologisches Woerterbuch zum Neuen Testament, vol. V, 1954, pag 828, n. 21; trad. it: Grande lessico del Nuovo Testamento, Paideia, Brescia, vol. IX,1974, col. 760, n. 21).

Papa Joseph Ratzinger, quando 40 anni fa era un giovane teologo, scriveva a questo proposito: "II mito della nascita miracolosa del bambino redentore è in effetti diffuso in tutto il mondo" (citato da: Uta Ranke-Heinemann, 
Così non sia. Introduzione al dubbio di fede, Rizzoli, Milano 1993). Tutta questa elaborazione è reperibile in mille opere teologiche e costituisce un'acquisizione pacificamente e seriamente documentata in molte opere di teologia cattolica e protestante.

Insigni teologi ed esegeti parlano e scrivono in questa direzione. Eugen Drewermann dice espressamente: "Nelle tradizioni dei popoli si racconta continuamente di nascite verginali e di figli di Dio che vengono dal Cielo". Particolare importanza hanno avuto negli ultimi 30 anni le riflessioni delle teologie femministe e delle donne credenti.

Questa figura incontaminata, asessuata, tutta costruita a colpi di privilegi, è diventata loro progressivamente sempre più estranea in una chiesa che, sollevando una di loro, può permettersi di coltivare una strutturale emarginazione e un costante "deprezzamento" delle donne, come è evidente. Nella mia comunità (e in molte altre realtà ecclesiali) le donne, quando hanno "disfatto" la statua di gesso di questa Maria immacolata, sempre vergine, assunta in cielo... si sono innamorate di lei. Ho sentito il cuore e le parole di molte donne prese da una profonda gioia, da una coinvolgente passione. Maria è grande proprio nella sua vita quotidiana. I dorati manti dogmatici del privilegio avevano eclissato la donna ebrea piena di fede, di forza, di amore.

Su questo punto le parole, i commenti e gli scritti delle donne hanno fornito un contributo essenziale. Quanto ho imparato da queste puntuali, concrete, profonde riflessioni di molte donne ricche di fede e di quella "saggezza" che esse spesso ci sanno comunicare con semplicità, senza il devastante lusso di evadere dalla realtà. Ma tutta la mia comunità ama molto Maria di Nazareth da quando ha cominciato a considerla come una donna vera, non una statua.

Una lettura "letteralistica" delle belle leggende natalizie è purtroppo un'operazione ancora diffusa. Tutte le grandi tradizioni religiose adornano di poesia, di novelle, di leggende teologiche le origini, la nascita del fondatore della tradizione. E' possibile liberarsi da una precomprensione dogmatica e leggere queste pagine evangeliche come composizioni poetiche ad alto valore teologico.

Il centro di queste pagine non è Maria ma quello che Dio, anche attraverso Maria, ha operato in lei e in Gesù. Penso alle stimolanti riflessioni del biblista cattolico Ortensio da Spinetoli (Bibbia e Catechismo, Edizioni Paideia) e alle pagine in cui padre Mazzinelli presenta l'opera del teologo Tissa Balasuriya nel Quaderno di Viottoli "
Tonificanti profumi di eresia" (pagg. 3-25). E' un vero peccato che queste profonde e diffuse elaborazioni non vengano fatte conoscere mentre si continua a dar fiato e voce alle mille "apparizioni" e si propongono devozioni spesso ambigue, cariche di uno spiritualismo fanatico, evasivo, apocalittico. Senza contare che spesso si mescolano santuari e apparizioni con veri e propri "mercati del tempio".

Non si tratta di disprezzare la religiosità popolare o di sentirsi "superiori" alle persone che partecipano a queste esperienze. Nulla, assolutamente nulla di questo. Si tratta piuttosto di capire che troppo spesso le gerarchie ecclesiastiche incoraggiano forme religiose che inclinano alla superstizione e al mercato anziché orientare i credenti verso espressioni più mature della propria fede. La religiosità popolare diventa allora l'alibi per dispensarci da quell'opera di educazione alla fede che compete ai ministri di ogni comunità credente.

Riprendendo un pensiero della teologa Uta Ranke-Heinemann direi che: "Bisogna ritrovare una persona scomparsa, una dispersa. La donna Maria di Nazareth è stata sepolta, si è persa sotto il grande edifìcio teologico costruito su di lei".

Chi crede che una profonda revisione della mariologia in questa direzione comporti una diminuzione, uno svuotamento della figura e della fede di Maria potrebbe domandarsi se questa "corona di privilegi" non sia già in se stessa una costruzione senza solidi fondamenti nelle Scritture e senza legami con la vita reale delle donne. A me le persone senza "vita quotidiana", le persone aureolate, tutte pure e tutte sante, non dicono assolutamente nulla e lasciano il sospetto di un "montaggio", di un artifìcio, di un inganno. Riscopriamo semmai il messaggio che questi racconti mitologici veicolano, ma non traduciamo queste leggende in dogmi, come se appartenessero al nucleo centrale del Vangelo e della fede cristiana.

Si può benissimo, come hanno fatto l'evangelista Marco, Paolo e Giovanni ignorare del tutto la nascita verginale senza danno alcuno per la fede. Essa può avere la valenza di un simbolo e di una leggenda teologica che "esalta" l'azione "originante" di Dio in Gesù, ma non ci troviamo di fronte al resoconto di un fatto biologico.

Rimando per questi approfondimenti al bel volume di Hans Kung "
Credo" (Rizzoli). Ma è estremamente utile leggere le dense pagine nelle quali padre Mazzinelli, introducendoci al pensiero di Tissa Balasurya, passa in rassegna i singoli dogmi mariani. Il teologo asiatico documenta l'infondatezza biblica, la "costruzione storica" e l'ideologia sessuofobica e maschilista che stanno alla base di queste formulazioni ecclesiastiche che progressivamente si sono imposte come "dogmi". Per approfondire queste ricerche può essere utile leggere "Il Vangelo del Natale" di Ortensio Da Spinetoli (Edizioni Borla).

Riscoprire il messaggio che queste poetiche leggende veicolano non toglie nulla alla fede. Anzi la rende più aderente alla realtà della vita quotidiana. Nessun timore. Bisogna ripartire dalla Parola di Dio. Semmai la Scrittura sconvolge un po' la "dogmatica", ma alimenta la fede. Non è il quadro dogmatico che costruisce e costituisce la fede. Quello può mutare… senza alcun danno per la fede. L'assidua lettura della Bibbia è la più seria minaccia per l'istituzione religiosa, ma non per la fede.

Maria, questa donna del popolo, questa donna di carne ed ossa come noi, che ha generato Gesù come ogni madre genera i propri figli, che ha vissuto nella nostra stessa fragilità e peccaminosità, che faceva l'amore con il suo sposo, non è grande per qualche "privilegio", per essere stata "esentata" da ciò che rende umana la nostra vita.

Il teologo cattolico Tissa Balasurya scrive: "Questa Maria "immacolata" ha bisogno di essere liberata, per essere veramente umana. Ciò è necessario per comprendere la sua vita, le sue lotte e le sue angosce. Altrimenti avremmo una sorta di Maria disidratata, una che non può sentire altra attrattiva se non il bene".

Maria di Nazareth come noi ha lottato tra egoismo e amore, ha fatto i conti con le varie prove e "tentazioni", ha vissuto le difficoltà di coppia con Giuseppe, ha gustato il piacere della sessualità, ha esperimentato la "terribile fortuna" di avere un figlio pazzo di amore, un figlio che Dio aveva scelto per una missione tutta controcorrente. Questa non è una candida statuina di gesso fuori dalla realtà, ma una donna vera, una credente straordinaria la cui testimonianza di fede, riletta in modo concreto, è davvero preziosa.

Maria, come è grande la tua umanità, come è bella la tua femminilità, come è viva la tua fede!

Per continuare la ricerca


Spero che i parroci in fondo alla chiesa non mettano solo "Famiglia cristiana" e il bollettino parrocchiale. Penso e spero che molti abbiano segnalato e messo a disposizione della comunità il libro della teologa cattolica Elisabeth Johnson, Vera nostra sorella. Una teologia di Maria nella comunione dei santi (Editrice Queriniana, Brescia 2005, pagg. 640, euro 44,00) dedicato alla riscoperta di Maria. "Cercherò di comprendere il significato di Maria in quanto persona particolare, con una sua vita da gestire. Di Maria si è fatto talmente un simbolo, separandola dalla sua propria storia, che accostarsi a lei come a un concreto essere umano ci sorprende, facendoci scoprire che anche lei ha lottato, che il suo stesso pellegrinaggio di vita… fu un pellegrinaggio di fede, che comprendeva il soggiorno nell'oscura notte della fede" (pag. 12). Quanto più si è esaltata una donna vergine, sottomessa, asessuata… tanto più si sono di fatto disprezzate le altre donne, "tutte inferiori al modello ideale". E così si è stabilito anche una gerarchia di santità…

Posso segnalarvi un piccolo scritto che per anni rimase nel cassetto perché non trovai allora un editore che me lo pubblicasse? Lo scritto fu da me composto la sera del 7 dicembre 1974. Ero allora un giovane prete e l'argomento da anni mi interessava. Lo riscriverei oggi con maggior chiarezza. Trovò successiva pubblicazione in comunità cristiana di base nel libro "La bestia che seduce".

martedì 24 agosto 2021

LA VERITA' DEI PERSONAGGI BIBLICI

"Dei diversi ingredienti utilizzati nella narrazione biblica, vi propongo di fare attenzione al ruolo dei personaggi. Nel cammino delle Scritture, infatti, incontriamo diversi personaggi, nei confronti dei quali inizialmente ci poniamo con la curiosità del turista di fronte all'abitante esotico di quel mondo straniero da lui visitato.

E così, anche noi osserviamo Abramo nella sua tenda da beduino, Davide nel suo palazzo, Daniele nella fossa dei leoni…. Siamo i turisti che osservano questo mondo diverso dal nostro.

Poi piano piano, grazie anche all'abile strategia narrativa, dispiegata con sapienza dall'autore del racconto, scopriamo che questi personaggi lontani, in realtà sono molto più vicini a noi di quanto pensiamo: ci fanno da specchio, ci parlano, ci aprono gli occhi su panorami sconosciuti, ci sollecitano a cambiare sguardo. Sono personaggi veri, quelli che noi incontriamo nel cammino biblico, ma non nel senso abituale dell'aggettivo. Noi pensiamo che sia vero qualcosa che possiamo verificare; qualcosa di realmente accaduto, che una telecamera ha ripreso. Si tratta di una concezione ristretta di verità, che data pochi secoli, a partire dal positivismo. Un'idea di verità che non funziona con i testi antichi e che rischia di farci mancare l'incontro con i personaggi biblici".


Lidia Maggi, Fare strada con le Scritture, Ed. Paoline, pag.34.


Nota: Questa meravigliosa pagina della biblista Lidia Maggi è per me fondamentale per accedere alla Bibbia ponendo al centro la ricerca del messaggio. Come cultore del metodo storico-critico, sento prezioso questo richiamo che condivido totalmente. Taluni confondono il metodo storico-critico con una lettura positivistica e razionalista delle Scritture e così dimenticano che l'arte narrativa biblica trasmette un messaggio che va ben aldilà del dato storico o cronachistico.

Anche coloro che praticano in questo modo il metodo storico -critico si proibiscono l'accesso al messaggio e in qualche modo sono fondamentalisti al rovescio.

Franco Barbero


CREDERE E' CAMMINARE

 "Credere è camminare. Chi vive di fede è come un pellegrino in cammino nella storia verso la terra promessa e che rimane sempre tale.

Come lo è Dio stesso: il Dio della storia e della salvezza, il Dio in cammino che, camminando insieme a noi, con noi apre il cammino".

Lidia Maggi, Fare strada con le Scritture, Paoline Ed. pag.32

mercoledì 21 luglio 2021

CHE COSA SIGNIFICA INCARNAZIONE

 Impero o  regno di Dio

Parlando dell'Impero di Dio come di una realtà attuale già potenzialmente presente, Gesù dava espressione all’idea che Dio non è lontano, ma  direttamente coinvolto nella vita delle persone normali, come parte della storia dell'umanità. 

Quest’idea fondamentale, espressa in forma cristologica, è diventata la  dottrina dell'incarnazione nelle confessioni di fede della chiesa delle origini. Gesù non avrebbe mai parlato di se stesso in quei termini: non pretendeva affatto di essere Dio incarnato. Ma affermava la presenza dell'Impero di Dio.

Tale è l'origine della fondamentale convinzione cristiana secondo cui Dio è presente nella condizione umana. 

Questo è il significato dell'incarnazione”.

Stefhen J.Patterson, Il Dio di Gesù, Claudiana,pag.138.


NOTA

Nel dogma è avvenuto il travisamento totale: Gesù non è Dio fatto uomo. 

La dottrina dell'incarnazione, dogmaticamente intesa, è un inganno.

Gesù è sempre rimasto uomo, solo un uomo, la cui vita era trasparenza, testimonianza di Dio.

Franco Barbero





mercoledì 14 luglio 2021

RIFLESSIONE SUL LIBRO DI GIONA

La mia  riflessione sul libro di Giona

Ho scelto alcuni versetti dal capitolo 1 versetti 1-3 e poi i capitoli 3 e 4.

Provo a situare questo questo libro del primo testamento. 

Quando fu scritto e in quale contesto siamo?

 Siamo verso l'anno 500 avanti Cristo dopo l'esilio in Babilonia e...molti esuli stanno tornando in Palestina

Dobbiamo ricordare però che l'esilio di Babilonia è stato sicuramente diverso dall'esilio in Egitto. 

1) In Egitto è stato oppresso tutto il popolo.

  2) in Babilonia sono stati deportati soprattutto la classe dirigente, i più colti, i capi religiosi e in patria è rimasta la gente povera e molto probabilmente altre tribù itineranti confinanti si sono aggiunte. 

Si sa, i popoli soprattutto le persone meno abbienti si spostavano spesso anche allora ,in cerca di terre da coltivare, in cerca di una casa da abitare e quindi molte persone avevano occupato i territori di Israele.

Cosa succede quindi quando da Babilonia tornano gli esuli e soprattutto coloro più legati alle tradizioni, quelli che pensano di dover riprendere i loro riti, il loro rapporto con il loro Dio e si trovano a convivere con persone di altre culture, di altri costumi, di altre fedi?

Ecco, il libro di Giona fu proprio scritto in questo periodo

E' un bellissimo racconto simbolico, midrashico che però riflette dei problemi di convivenza e dei fatti storici molto reali.

L'attore principale è Giona che viene interpellato da Dio. 

Dio ha bisogno di Giona per attuare un suo progetto; si accorge che nella città di Ninive c'è molta malvagità, c'è sofferenza, le persone sono in difficoltà.....Dio decide di inviare Giona perché faccia qualcosa per Ninive, per questa luogo desolato. 

 Ma Giona è spaventato e non ha nessuna voglia di affrontare questo viaggio, soprattutto pensa che mai e poi mai gli abitanti di Ninive possano cambiare vita ...e fugge a Tarsis “lontano dalla presenza del Signore” soprattutto Giona vuole fuggire dalle sue responsabilità.

Si imbarca per raggiungere Tarsis.....Ma Dio non cessa di cercare Giona, lo incalza, lo costringe, lo getta verso Ninive...E' questo il senso della balena che poi lo sputa sulle coste di Ninive .

E Dio nuovamente deve intervenire per spingere Giona a parlare in suo nome a questo popolo ed aiutarlo a cambiare vita. Sotto gli occhi di Giona avviene l'imprevisto.

Tutta la città si converte, dal re, agli abitanti: dal più grande al più piccolo; proclamarono addirittura un digiuno;persino gli animali non mangiarono più e credettero alle parole di Giona. Dio vide e si penti persino Lui di aver minacciato la distruzione di Ninive.

Il capitolo 4 è quello più significativo

Giona si irrita con Dio per la conversione di Ninive....Un vero paradosso....

Finalmente questo credente ostinato e cocciuto ha obbedito a Dio ma non può pensare che dei pagani, dei senza Dio abbiano risposto in modo così sollecito alla chiamata dello stesso Dio. 

Giona non sopporta questo Dio che ama tutti, incondizionatamente....E Dio interviene ancora una volta per fargli notare quanto la sua arrabbiatura sia fuori posto.

 Dio non si arrende alla reazione scomposta di Giona, che per tutta risposta si mette a dormire...e Dio fa  crescere una pianta di ricino per riparare il sonno del profeta....Poi il giorno dopo per svegliare Giona e portare a termine il suo progetto, Dio fece seccare il ricino e il sole picchiò così caldo sul capo di Giona...da farlo stare male e chiese a Dio di morire.

Qui è chiaro il messaggio per noi: l'amore di Dio non ha confini e per noi, quando ci mettiamo a “dormire sotto il ricino “il suo amore non cessa di cercarci e di risvegliarci con domande affettuose ma anche pungenti con cui si conclude il libro.

Fiorentina Charrier, Pinerolo 13 luglio 2021

venerdì 2 luglio 2021

LA SCRITTURA E LA PAROLA

 "La Scrittura è fuoco ardente, ma il fuoco ardente può bruciare. Ci vuole un'iniziazione: persone che hanno la capacità e la pazienza di insegnare ai fratelli come entrare in essa, non dicendo: «a te qui la Parola di Dio non dice niente, te lo dico io» - perché questa è pretesa clericale - ma «io ti faccio strada semplicemente perché tu riconosca la Parola di Dio nelle Scritture e ti do questi avvisi per un cammino di conoscenza». 


fratel Enzo Bianchi, 02.07.2021