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venerdì 15 marzo 2024

I GIOVANI CI SOLLECITANO AD INIZIATIVE NUOVE

 Pochi giorni fa, attingendo a fonti documentate, ho preso atto del declino dell'esperienza cristiana un po' in tutto il mondo. Poi ho annotato che il “pezzo” sarebbe da pubblicare anche sul nostro piccolo blog. Il fenomeno ha dimensioni mondiali su cui forse sarebbero importanti riflessioni a più voci.

Certo è che il catechismo tradizionale ha perso ogni riferimento al linguaggio dei ragazzi e giovani di oggi.

Ogni comunità cristiana ha il compito di riflettere su questa situazione e di inventare un itinerario e delle proposte per chi vive oggi il suo approccio alla fede cristiana da bambini e bambine, ragazzi e ragazze.

Mi domando dove oggi siano in atto simili percorsi, come tentativi e prassi comunitarie, e perché di essi si parli poco o nulla. Da una parte deve essere nostro impegno a cercarli, per metterci in contatto con essi, ma non minore impegno esige di creare nuove esperienze, nuovi percorsi perché le comunità sono un luogo di creazione e/ o devono diventarlo.

30 /40 anni fa la comunità di base di cui faccio parte e altre comunità del territorio, elaborò e produsse, mediante laboratori teologici piuttosto rigorosi, dei quaderni di narrazione bibliche (ad esempio “Lazzaro vieni fuori” 1985

Con Dio verso la libertà” 1992 e altri).

L'esperienza ,che iniziò ben prima di 40 anni fa produsse quaderni che ora non trovo nemmeno più nella mia biblioteca ma fu decisivo per il lavoro collettivo che rese protagonisti/e genitori , bimbi e bimbe.

Sono convinto che qua e là simili esperienze continuino a fiorire. Si tratta di impegnativi tentativi di rinnovamento o vere e proprie esperienze di nuove strade catechistiche.

Siccome non ne conosco e qualcuna di cui ho precise informazioni purtroppo ripete il vecchio catechismo, le comunità di base le comunità di base di Pinerolo e dintorni sarebbero grate a chi ci regalasse qualche promettente elaborazione in vista di un convegno nazionale in cui confrontarci e tentare qualche elaborazione seria che proponga non le solite “minestre catechistiche” che offendono l'intelligenza dei ragazzi/e. Mi rendo conto che si tratta di un'impresa assai gravosa, ma nello stesso tempo urgente e anche tale da esigere un notevole risveglio ecclesiale. Se da una parte è necessaria un impegno di studio serio e gioioso, dall'altra queste imprese teologiche non si compiono mai da soli. Diversamente rischiamo di essere una chiesa che da poca importanza alla presenza della gioventù nella comunità cristiana.

Franco Barbero, 15 marzo 2024


giovedì 14 marzo 2024

GUARDARE IN FACCIA LA NOSTRA MORTE

 Venerdì 22 marzo alle ore 17.00 in sede, via città di Gap 13, nel gruppo abbiamo deciso di dedicare una volta la riflessione comunitaria sulla morte a partire dal modo di sentire di ciascuno/a di noi.

La proposta di Carlo  è stata accolta a partire dalle differenze che sicuramente emergeranno. Che cosa ci aspetta dopo la morte?

Il guardare in faccia la nostra morte può farci paura?

Certo, la fede  cristiana predica in tutto il Secondo Testamento una vita nuova nell'abbraccio di Dio.

L'invito comunitario non è per convincere , ma per parlare del nostro cammino verso la morte.

La comunità è lo spazio del dialogo e del confronto nella libertà e nell'accettazione delle differenze.

F.B

mercoledì 24 gennaio 2024

LA FEDE HA BISOGNO DI NUTRIMENTO

Come il nostro corpo ha bisogno di pane e companatico per vivere , per lavorare e per generare nuove vite sperando in un mondo senza affamati, cioè più dedito alla condivisione che all'accumulo, così ha bisogno del nutrimento sociale, spirituale per trovare la forza di una svolta epocale e radicale.

In un mondo che molte volte è governato dall'orgia delle cose e dalla religione dell'io, dalla corsa al denaro, dalla cultura dell'intelligenza artificiale, si può correre il rischio di dimenticare il bisogno di questa fame del "noi" e di questa pratica della condivisione. La fede in Dio indica, nella testimonianza di Gesù la direzione di un cammino veramente nuovo. 

Scrivo queste poche righe per far crescere in me e in altri la consapevolezza che Dio, in questo rinnovamento del mondo e della persona ci nutre ogni giorno, ci accompagna nel cammino.

Le apparenze che dominano lo scenario mondiale possono essere schiave della visibilità più che di una vita davvero concentrata sui valori morali della fraternità e della giustizia. Mi vengono in mente alcune espressioni bibliche per chi è credente o alla ricerca di una fede autentica: "Dio non cessa di accompagnarci come insonne custode del Creato, come madre amorosa, come ombra che ci conforta nelle arsure, come luce per i nostri passi e calore per i nostri cuori, come gioia per i nostri giorni" (Salmo 121).

Insomma, questo è il pensiero che voglio condividere con voi: Dio continuerà ad essere per i nostri cuori e le nostre esistenze quotidiane il nutrimento che alimenta in noi la fiducia in Lui e l'impegno per un mondo più giusto.

Caro amico e cara amica , ho scritto queste piccole riflessioni all'inizio di un nuovo anno : Dio ci da una piccola spinta per ogni passo di amore, condivisione, impegno per la pace. Tocca a noi trovare un po' di tempo, un po' di silenzio - in questo oceano di chiacchiere -   per riprendere la considerazione iniziale che proposi con il Salmo 121.

Franco Barbero, Pinerolo 24 /01

0121/72857


mercoledì 17 gennaio 2024

PER ALMENO 15ANNI, OGNI DOMENICA

Cari fratelli e care sorelle, amici e amiche, da almeno 15 anni, pubblico sul blog una riflessione biblica, esegetica e pastorale sui testi evangelici domenicali della chiesa cattolica -  su richiesta di alcuni preti e laici. Ciò, a loro dire, per arricchire il loro ministero della predicazione, e per la catechesi.

E' stato da parte mia un lavoro umile, ma molto impegnativo. Continuerò a svolgerlo finché ne avrò le forze. Almeno 900 di queste predicazioni sono finite nella carta straccia a causa di traslochi e mancanza di spazi adeguati.

Alla mia morte, che spero non imminente buttate via liberamente quelle parti che non vi sembrano fedeli allo scopo. Mia moglie Fiorentina con gli esponenti delle comunità di Pinerolo e Piossasco dovranno decidere quali brani conservare.

Non date eccessiva importanza a questo mio lavoro. Ho inteso compiere uno scritto serio che metta l'insegnamento biblico al primo posto, ma tutto questo ho fatto da umile ministro e teologo a servizio del popolo di Dio.

Sarà nella lettura personale e comunitaria che forse troverete un aiuto e uno stimolo a continuare, a concretizzare e ad attualizzare la via di Gesù fiduciosi nella gioia e nell'audacia che solo Dio può darci sia nei momenti di solitudine e di emarginazione, sia nei momenti di costruttivo cammino comunitario.

Franco Barbero  - 17 gennaio 2024



venerdì 8 dicembre 2023

LA SCALA DI GIACOBBE

 Nei giorni scorsi è stata pubblicata la traduzione italiana della "Bibbia Queer" (EDB edizioni), un nuovo commentario alla Sacra Scrittura che vuole rompere schemi tradizionali e offrire modi alternativi di riflettere sul divino. Si tratta di un evento significativo nel cammino della cosiddetta Teologia Queer, una riflessione teologica che riconosce e valorizza le esperienze e le nozioni di Dio, della Bibbia e della Chiesa dalla prospettiva delle persone LGBTQIA+.

Di Teologia Queer discuteremo con don Franco Barbero nell'incontro mensile della Scala di Giacobbe, che si svolgerà SABATO 16 DICEMBRE alle ore 17
nella sede della Comunità di base in via Città di Gap 13 a Pinerolo.
Ti aspettiamo!

mercoledì 15 novembre 2023

RICORDA: SABATO 18 NOVEMBRE ALLE ORE 17 NELLA SEDE DI VIA CITTA' DI GAP,13

 Nei giorni scorsi sui media sono comparsi titoli ad effetto come: "Il Vaticano apre a trans e gay"... Il fatto reale è certamente meno sensazionale, ma non meno significativo: in una nota del Dicastero per la dottrina della fede (un tempo noto come "Sant'Uffizio"), controfirmata da Papa Francesco, si afferma infatti che le persone transgender possono ricevere il battesimo, fare da padrino/madrina e testimone di nozze, e lo stesso vale anche per gay e lesbiche; si afferma inoltre la possibilità del battesimo dei bambini delle coppie omogenitoriali, anche se nati con gestazione per altri o fecondazione assistita.

Qualcosa nell'atteggiamento della Chiesa cattolica verso le persone LGBT sta davvero cambiando? Oppure, come sostiene qualcuno, si tratta di precisazioni importanti ma che non porteranno alcun cambiamento concreto se continueranno a persistere le chiusure della dottrina ufficiale della Chiesa?
Di questo e altro discuteremo con don Franco Barbero nell'incontro mensile della Scala di Giacobbe che si svolgerà SABATO 18 NOVEMBRE alle ore 17 nella sede della Comunità di base in via Città di Gap 13 a Pinerolo.
Ti aspettiamo! 

martedì 14 novembre 2023

SABATO 18/11 ALLA SCALA DI GIACOBBE UNA RIFLESSIONE: DUBBI E SPERANZE

 Nei giorni scorsi sui media sono comparsi titoli ad effetto come: "Il Vaticano apre a trans e gay"... Il fatto reale è certamente meno sensazionale, ma non meno significativo: in una nota del Dicastero per la dottrina della fede (un tempo noto come "Sant'Uffizio"), controfirmata da Papa Francesco, si afferma infatti che le persone transgender possono ricevere il battesimo, fare da padrino/madrina e testimone di nozze, e lo stesso vale anche per gay e lesbiche; si afferma inoltre la possibilità del battesimo dei bambini delle coppie omogenitoriali, anche se nati con gestazione per altri o fecondazione assistita.

Qualcosa nell'atteggiamento della Chiesa cattolica verso le persone LGBT sta davvero cambiando? Oppure, come sostiene qualcuno, si tratta di precisazioni importanti ma che non porteranno alcun cambiamento concreto se continueranno a persistere le chiusure della dottrina ufficiale della Chiesa?
Di questo e altro discuteremo con don Franco Barbero nell'incontro mensile della Scala di Giacobbe che si svolgerà:  SABATO 18 NOVEMBRE alle ore 17 nella sede della Comunità di base in via Città di Gap 13 a Pinerolo.
Ti aspettiamo! 

sabato 11 novembre 2023

INTERVISTA A ALBERTO MAGGI

          “Adesso donne preti e fine del celibato dei preti”

intervista a Alberto Maggi,

a cura di Domenico Agasso

«Le aperture del Papa per le persone transgender e omosessuali rappresentano un passo avanti enorme verso una Chiesa in cui c’è posto davvero per tutti. Francesco lo avrebbe compiuto anche prima, ma ha dovuto affrontare resistenze durissime della galassia tradizionalista. Servirebbe anche una richiesta di perdono da parte delle Sacre Stanze per tutte le sofferenze che, con le loro chiusure ideologiche, hanno provocato a migliaia di persone».

Lo scandisce padre Alberto Maggi, religioso dell'Ordine dei Servi di Maria. Teologo, 78 anni, a Montefano, in provincia di Macerata, dal 1995 dirige il “Centro Studi biblici Giovanni Vannucci”, dove la prima domenica di ogni mese organizza incontri sul Vangelo, a cui partecipano centinaia di persone che arrivano da tutta Italia e dall’estero.

In particolare, «ho sempre accolto chi si sente escluso e ferito dalla Chiesa. Tantissime persone omosessuali e transgender. Per questo per anni ci hanno accusato di essere eretici».

Adesso le persone transgender possono ricevere il battesimo. E fare da padrino, madrina e testimone di nozze, e questo vale anche per uomini gay e donne lesbiche. Sì al battesimo dei bambini delle coppie omosessuali anche se nati con gestazione per altri o fecondazione assistita. Che cosa ne pensa?

«Era ora. Sono contentissimo per questi enormi e necessari passi in avanti compiuti grazie a papa Francesco. Non è una questione di dottrina, gioisco per il cambio di mentalità che sta diffondendo il Pontefice. La direzione è quella di una Chiesa aperta concretamente a tutti. Solo dispiace che sia arrivata in ritardo, arrancando, non è stata al passo con i tempi della società. Il Pontefice avrebbe accelerato anche prima ma ha dovuto affrontare opposizioni forti dei circoli tradizionalisti. E adesso gli animi di chi è ostile al pontificato si infiammeranno ancora di più. Tra l’altro, queste aperture dovrebbero essere accompagnate da una richiesta di perdono della Chiesa».

Per che cosa?

«Per avere inflitto sofferenze terribili a migliaia di persone, che hanno avuto la vita distrutta perché si sono sentite contro natura, umiliate, nel peccato, rinunciando per questo a una vita affettiva. Perché arrivavano in parrocchia e si sentivano dire che erano sbagliate. E non reggevano al giudizio: quante esistenze rovinate così».

Lei come si comporta con loro?

«Quando parlo con coppie omosessuali e vedo che si vogliono bene e io dico loro che la persona che hanno incontrato è un regalo del Signore: “affinché tu sia felice”. E queste persone si illuminano di gioia. Quando scoprono, proprio dalle pagine del Vangelo, che sono creature amate da Dio così come sono, e che non sono sbagliate, rinascono. Questa accoglienza sarà pure “eretica”, ma restituisce la vita alle persone. Dopo anni in cui uomini in tonaca hanno cercato di reprimere la loro affettività. Spesso questa è stata più forte, così hanno cercato un compagno o una compagna, ma sempre vivendo con un senso di colpa che in tanti casi ha devastato la relazione. Così hanno dovuto soffocare i propri sentimenti, e sono finiti dallo psicologo o dallo psichiatra».

La benedizione delle coppie gay non è permessa…

«Per me non è giusto che non si possa “dire bene” a una coppia omosessuale che si vuole bene e desidera vivere la fede cristiana. Benedire non significa sacramento del matrimonio. Il mio parere è che questa benedizione si può dare; adesso tocca offrirla clandestinamente».

Ruoli di responsabilità ai laici, diaconato e presbiterato femminile: sono altri temi su cui riflettere?

«La forza vitale della Chiesa sta nella capacità di avere sempre nuove risposte ai nuovi bisogni che continuamente emergono. Il mondo cambia, e sovente in meglio. Quando la Chiesa strumentalizza vecchi “anatemi” la gente non la ascolta. Basta con i “no, no, no” basati sui pregiudizi».

E il celibato dei preti?

«In quasi tutti i continenti ci sono sempre meno preti e parroci, e sono sempre più anziani. L'obbligo del celibato fa acqua da tutte le parti. Non è un dogma, è inutile insistere. Vedo tanti preti anziani soli nelle case di riposo del clero. È una tristezza… Se avessero una moglie quanto starebbero meglio. E quanto sarebbero stati più sereni nel loro ministero presbiterale».

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Testo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” il 10.11.2023.


NOTA DI FRANCO BARBERO

Sono d'accordo su tutte le riflessioni del teologo Alberto Maggi. Su un punto dissento: "Benedire una coppia omosessuale non significa sacramento del matrimonio". Io continuo a praticare , con chi lo chiede, una benedizione che è matrimonio, un matrimonio a tutti gli effetti.

Un caro saluto ad Alberto Maggi 

don Franco Barbero

venerdì 3 novembre 2023

UNO DEI RICORDI FONDATIVI DELLA NOSTRA COMUNITA'

Gruppo “7”: una preziosa memoria omosessuale.

Era fine ottobre 1971: una data che non passerà certamente alla storia, 53 anni fa, ma in corso Torino 288 nasceva il “GRUPPO SETTE”, il primo gruppo omosessuali cristiani nato e sviluppato nella nostra zona.

Emma Schierano, dopo averci promesso nello stesso stabile, (in seguito mantenne la parola di darci una sede per la comunità cristiana di base) ci diede intanto gratis una piccola sala in cui ci radunavamo per dialogare, pregare e progettare.

Si trattava di un piccolo gruppo che non sentiva la possibilità di essere se stesso in parrocchia. La loro omosessualità era ancora completamente nascosta, anche se uno di loro ne aveva parlato alla propria madre.

A partire dall'anno 1971, in autunno, ci trovavamo ogni 15 giorni per tentare di scoprire la realtà personale di ognuno e viverla più serenamente, impegno che io con singole persone e alcune coppie svolgevo da anni.

Voglio ricordare questi piccoli passi di un piccolo gruppo, perché davvero la chiesa nasce dal basso.

Avendo da qualche anno una certa esperienza di ascolto e di dialogo con persone omosessuali, cercavo di farne tesoro, ma il gruppo su alcuni momenti di apertura era piuttosto reticente. Dobbiamo immaginare qual'era l'atmosfera, specialmente nelle chiese, riguardo alle questioni di genere.

Ogni incontro si svolgeva nel dialogo, con un po' di lettura biblica e alcune riflessioni personali. Furono alcuni anni, non privi di difficoltà, ma pieni di gioia, specialmente quando nel gruppo si scopriva che i passi biblici riguardanti l'omosessualità erano letti fuori dal contesto storico e dal loro significato esegetico. Forse il fatto oggi ci fa sorridere, ma la cultura diffusa allora, aveva proprio bisogno di uscire da certe letture tradizionali e omofobiche.

Trascorremmo momenti veramente liberatori e scoprivamo una nuova presenza di Dio. Il gruppo in ogni modo stentava a rendersi pubblico e ogni mia sollecitazione in quella direzione trovò quasi sempre un netto rifiuto.

UN FATTO IMPREVISTO

Il gruppo fu “folgorato” del suicidio del più anziano (che avvenne il 20 ottobre 1973), del gruppo stesso. La famiglia trovò, come mi dissero, sul comodino di N. un foglio in cui, tra l'altro, scrisse parole che io non ebbi la possibilità di leggere. Però i genitori mi riferirono che il loro figlio aveva lasciato scritto che un certo don Barbero avrebbe dovuto fare il funerale. Andarono su tutte le furie ripetendo che il loro figlio si era suicidato evidentemente per colpa mia e del gruppo in cui si parlava di cose “oscene”.

Tre giorni dopo alcuni del “Gruppo sette” mi portarono molto lontano nella parrocchia dove si svolsero i funerali di questo nostro amico. Non vi dico gli improperi che in chiesa e fuori dalla chiesa ricevemmo: il nostro “gruppo 7” veniva apostrofato come un luogo di malviventi...

Ci volle del tempo a riprendere il cammino e il gruppo approfondì il bisogno di molti colloqui individuali. E pensare che il 10 agosto 1975 Emma Schierano, sorella indimenticabile, mi consegnò le chiavi di quella che, prima diventò casa mia e poi la sede della comunità cristiana di base.

Come “gruppo 7” cercammo altri sbocchi a Torino dove gli omosessuali cominciavano a farsi sentire, uomini e donne.

Voglio ricordare questa vicenda perché nel mio cuore quell'esperienza rimase piantata come un grande albero e mi persuase che il “gruppo 7 “ aveva segnato per molti aspetti l'inizio della nostra comunità cristiana di base di Corso Torino 288 a Pinerolo.

Franco Barbero, 3 novembre 2023

lunedì 11 settembre 2023

MOLTE LE STRADE

 Sono molte le "strade", i modi, i sentieri, i fatti, le relazioni, i percorsi personali e comunitari attraverso i quali Dio viene  a noi e soffia  nei nostri cuori  lo spirito della speranza, cioè ci fa sentire la sua presenza.

Lo vediamo anche nella nostra comunità: la presenza di Dio viene percepita e cercata in tanti modi. E' così difficile imparare questa "lezione". Nessuno di noi realizza in pieno e in modo esclusivo il sentiero del Vangelo.  Una strada sola è un "esercito" religioso che vuole prevalere sugli altri.

La fecondità delle scelte evangeliche è come un giardino : la sua bellezza è il plurale...La convivenza evangelica esige  che le nostre relazioni e i nostri cuori crescano ancora nella spaziosità.

Grazie , o Dio, delle differenze che ci regali. Aiutaci a vederle, accoglierle e a farle fiorire.

Franco Barbero - 11 Settembre

lunedì 4 settembre 2023

ANNA COMUNICA

 Carissimi tutti,  come concordato nell'ultimo incontro di maggio, abbiamo intenzione di riprendere la nostra attività di ricerca, confidando nella collaborazione di tutti. Guido si farà carico di avviare gli incontri e altri di fornire contributi.


Abbiamo scelto per quest'anno la lettura con commento e interpretazione del libro degli ATTI DEGLI APOSTOLI anche per una continuità con la lettura del Vangelo di Luca dello scorso anno.

Ci incontreremo mensilmente con inizio il VENERDI' 22 settembre sempre alla Claudiana nel saloncino g.c. a partire dalle 16

Il primo incontro sarà dedicato all'Introduzione da parte di Guido   con la comunicazione delle date fino alla fine dell'anno 2023, il secondo incontro sarà VENERDì 13 OTTOBRE. Dovremo anche insieme decidere la suddivisione del testo e individuare i nuclei che meglio vogliamo approfondire.

In attesa di rincontrarci ricordo i testi di lettura consigliati da Guido nella sua Introduzione inviata e in aggiunta:

- Commento di Borghi, Dio fa preferenze?  214 Terra Santa

 -R.Fabris  Atti degli Apostoli  Borla 1977


Saluti da Maria e Anna 

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CARISSIMI E CARISSIME,

Anna mi ha dato notizie precise .

Grazie Anna.

Così so che il 22 settembre riprende il cammino di ricerca biblica. Io non ci sarò più per motivi di salute, ma ci sarò con il cuore . Intanto è per me meraviglioso sapere e constatare  che il gruppo continua con voi che sarete  assidui/e e prerparate/i.

Provo tanta nostalgia per i 40 anni abbondanti da quando Maria e io iniziammo..

 Era l'ottobre 1979. Ma anche lasciare ad altri è un passo costruttivo. Questa è la "direzione" di crescita in una chiesa che non vuole crescere.

Certamenrte una volta verrò  a farvi visita, se Dio vorrà, e il "cerchio dei giorni"non chiuderà prestissimo .

Buon lavoro e un abbraccio a tutti e tutte.

Franco

lunedì 14 agosto 2023

LA VITA COME CAMMINO

 QOL - agosto 2023


La vita come cammino

Guardando la situazione delicata delle chiese cristiane, più che in esercitazioni su 
quanto potrà accadere in un domani più o meno prossimo, ritengo sia necessario 
concentrarsi sulle loro dinamiche attuali, senza abbandonarsi troppo alla futurologia.
Nondimeno, da alcuni decenni, il cristianesimo, a duemila anni dalla sua origine, sta 
manifestando caratteri nuovi e per molti versi inattesi, con una velocità che ha spinto
lo stesso papa Francesco a ricorrere alla sua lingua di origine per indicare le trasformazioni in atto, dentro e fuori il recinto cristiano: "La continua accelerazione dei cambiamenti dell'umanità e del pianeta si unisce oggi all'intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano rapidacion (rapidizzazione)"
(Laudato sì, n. 8). Da parte sua, del resto, lo ripete spesso. E' un cambiamento d'epoca
non semplicemente una stagione di grandi cambiamenti, quello che stiamo attraversando
e che in grande misura giustifica lo spaesamento che proviamo: "Siamo , dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali;
costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi,
di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di
comprendere e di vivere la fede e la scienza." Lo spostamento d'accento non è irrilevante.
Bergoglio non manca di segnalare gli indizi che scorge di un simile rivolgimento, 
connesso a una crisi di civiltà di carattere globale: primo dei quali l'esaurimento del regime di cristianità, paradigma glorioso segnato da ciò che ha rappresentato la cosiddetta svolta costantiniana, ma ormai inservibile per situarsi nell'oggi. Una delle riprese più eloquenti di tale considerazione si è avuta in occasione del suo discorso alla Curia del 21 dicembre 2019, con relativi auguri natalizi (uno dei momenti tradizionali che i papi utilizzano per mettere in evidenza un tema strategico che sta loro particolarmente a cuore).
In quel caso, il pontefice si appoggiò all'autorevolezza del cardinale John Henry Newman,filosofo e teologo inglese nato nel 1801 e morto nel 1890, canonizzato due mesi prima dallo stesso Francesco. Del quale scelse di riprendere un'affermazione - "Quasi un aforisma",rimarcò - tratta dall'opera Lo sviluppo della dottrina cristiana, che storicamente e 
spiritualmente si colloca al crocevia del suo non indolore passaggio dall'anglicanesimo al 
cattolicesimo: "Qui sulla terra vivere è cambiare, e la perfezione è il risultato di molte 
trasformazioni". Precisando, subito dopo, che non si tratterà di cercare il cambiamento
per il cambiamento, né di seguire le mode del momento, ma di custodire la convinzione
che lo sviluppo e la crescita sono la caratteristica della vita terrena e umana, mentre,nella prospettiva del credente, al centro di tutto c'è la stabilità di Dio. E che in realtà,
a ben vedere, è tutta la vita cristiana che potrebbe essere definita un cammino un
pellegrinaggio, sulla scia della storia biblica, segnata da ripetuti avvii e ripartenze.
Homines viatores per eccellenza, i credenti, almeno idealmente. E' stato così per 
Abramo, il patriarca che lasciò la sua Ur per porsi in viaggio verso una terra che Dio
stesso gli aveva promesso, ma senza particolari certezze (Gen 12,1 ss); per gli altri
patriarchi della Genesi, da Isacco a Giuseppe passando per Giacobbe, l'arameo errante
per eccellenza  (Dt 26,5); come per quanti, duemila anni orsono in una sperduta
regione della Palestina detta Galilea, si misero in marcia, trascurando lavoro e 
famiglia, per seguire i racconti di un certo Gesù: "E, tirate le barche a terra, lasciarono 
tutto e lo seguirono" (Lc 5,11). Da allora, secondo Bergoglio, la storia del popolo di Dio
- che si intreccia alla storia della Chiesa - è stata sempre marcata da partenze, 
spostamenti, correzioni di status: un itinerario non puramente geografico, ma anche
e anzitutto simbolico, come un invito a scoprire il moto del cuore che, paradossalmente,
ha bisogno di partire per poter rimanere, di mutare per poter essere fedele.

venerdì 11 agosto 2023

DOMANI AD ASTI

Il sottoscritto domani, come messaggio in rete, sara' lieto di presiedere con un  saluto il "commiato" o funerale di Mauro Arato il cui matrimonio benedissi 47  anni fa.

Ho inviato alla moglie e alla famiglia, ad amici e conoscenti, un messaggio vocale per sabato alle 10.30 al tempio crematorio di Asti.

Spero che Mauro abbia il dono di Dio di ascoltare questa memoria della sua vita di uomo solidale.

don Franco Barbero

3408615482 Via Porro, 16 -  10064 Pinerolo

 

lunedì 19 giugno 2023

MARTEDI' 20 ALLE ORE 20.45: PRESENTAZIONE LIBRO DI VALENTINA PAZE'

 Domani, martedì 20/06 alle ore 20,45 incontro a tema: Valentina Pazè presenterà il suo libro "Libertà in vendita", Ed Bollati Boringhieri. 

Sarà anche l'occasione propizia per conoscere meglio i linguaggi a volte poco chiari e le posizioni dei media, dei partiti, delle chiese...

martedì 28 marzo 2023

STASERA MARTEDI' 28 MARZO ALLE ORE 20.30 IN RETE

 Care amiche ed amici del Gruppo biblico del martedì,

Stasera io condurrò il nostro incontro dedicato a Luca 22: 1-38

Come sempre ci vediamo con Google meet:


A stasera alle 20:30.

Ciao!
Sergio 

lunedì 27 marzo 2023

"PER AMORE DEL SINODO, NON FARNE UN MITO"

 Quando negli anni 1965-1970 alcuni di noi, amanti e difensori del Concilio Vaticano II, ne facevano notare e documentavano limiti, carenze, contraddizioni, arretratezze, non denigravano  il Concilio, ma non volevano  "farne la carta fondamentale" della chiesa.

Tutto sommato, la struttura gerarchica tridentina rimaneva intatta e la chiesa cattolica  restava maschilista e piramidale.

Anche se talvolta i ministri venivano chiamati presbiteri, il dogma del sacerdozio veniva totalmente confermato (e lo è tuttora).

Tutto l'impianto e l'itinerario  sacramentale restavano come 5 secoli prima. Non negavamo affatto una apertura al protagonismo del popolo di Dio, ma erano "contentini" dati ad un popolo che continuava ad essere alle totali dipendenze della "sacra gerarchia".

Non parliamo poi del ruolo delle donne, delle questioni etiche e di genere...

Insomma , il problema  si pone ancora oggi sul finire dei cento sinodi che si sono celebrati  o si stanno celebrando; non si riesce a diffondere l'idea che compiere osservazioni critiche con spirito  costruttivo significa valorizzare l'esperienza sinodale, non svalorizzarla.

Ci riguarda come comunità? Il passo è quello che da sempre ha caratterizzato la vita della nostra comunità: proporci di più  l'approfondimento delle Scritture e poi mettere bene i piedi e il cuore nel sociale, nei vari gruppi di solidarietà che in questa stagione nel nostro territorio cercano volontari/e.

Senza questa unione tra "preghiera e azione" il nostro cristianesimo diventa una religione vuota.

Una buona Pasqua ci riempia di fiducia in Dio e ci spinga ad operare nel volontariato e nell'associazionismo. Sarà una Pasqua vera.

Colgo l'occasione per ringraziare della cura amorosa di Fiorentina e del  sostegno e della vicinanza affettuosa che ho ricevuto da voi e da tanti amici e amiche in questi ultimi mesi.

Franco Barbero 


sabato 11 marzo 2023

ALLA SCUOLA DEI SALMI

 Rocca - 15/03/2023

Alla scuola dei Salmi
Il pastore e la cuoca: salmo 23
di Lidia Maggi e Angelo Reginato

Salmo 23

Il SIGNORE è il mio pastore:
nulla mi manca.
Mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
Mi guida lungo le acque calme.
Mi ristora l’anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
Quand’anche camminassi 
nella valle dell’ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;...
Per me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa trabocca.

Angelo: Pastore è chi offre pastura. La cura profusa, che si mostra nei diversi gesti messi in atto, mira a nutrire. E il nostro salmo, che evoca una pluralità di immaginari simbolici, trova unità intorno al gesto di offrire un cibo che sfami e nutra. L’esterno dei verdeggianti pascoli e l’interno della tavola imbandita, la statica del riposo e la dinamica del cammino, il positivo delle acque calme e il tragico della valle dell’ombra della morte: esperienze opposte, «dono di un unico pastore», come dice il Qohelet, tutte attraversate dalla fame e dal gesto pastorale del nutrire. In fondo, è vero che noi siamo ciò che mangiamo e il Dio biblico è colui che desidera nutrirci.
Lidia: E' vero, tutta la Scrittura trova un filo rosso intorno alla questione di che cosa nutra la vita: è questo il tema, dal giardino di Eden all’albero della vita dell’Apocalisse. Anche il libro dei Salmi prende le mosse da «un albero che dà il suo frutto nella sua stagione», identificato con chi medita – ma potremmo anche tradurre mastica, gusta, rumina – la Torah, giorno e notte. Chi si nutre della Parola uscita dalla bocca di Dio diventa a sua volta nutrimento per altri, fa fiorire il sogno divino della vita buona.
Angelo: Siamo affamati di vita, ma possiamo nutrirci di morte. Che cosa avvelena le nostre esistenze e ci lascia affamati o con i postumi di una grande abbuffata? Non ogni cibo ci dà forza, non tutto ci sazia. Ci disgusta l’ingiustizia, ancor più quando questa è legata alla fede, come quelle pratiche religiose che pretendono di nutrirci con il pane stantio di una parola biblica rappresa, lasciata cruda e scagliata come giudizio contro gli affamati. O se cucinata, rigorosamente su un fuoco moralista che la trasforma in un codice indigesto, troppo freddo e pesante per riscaldare e rallegrare. Lasciarsi nutrire dalla Parola richiede l’arte raffinata ed essenziale di una brava cuoca. Nella cucina divina, affinché la Parola torni a nutrirci, c’è bisogno del fuoco vivo dell’ascolto. Perché i diversi ingredienti del piatto sprigionino tutti i loro aromi, occorrono i tempi lunghi della cottura. La Bibbia, pane di vita, può tornare a nutrirci, se smettiamo di cucinarla con tutte quelle ricette che, lungo i secoli, l’hanno bruciata e avvelenata.
Lidia: Essere nutriti nell’essenziale, fino a godere del banchetto come ospiti d’onore. Essere accuditi nella fragilità e difesi dai pericoli esterni; e insieme, riconoscersi invitati speciali alla mensa divina, ospiti d’onore, capaci di intrattenere il padrone di casa che per noi ha cucinato. O meglio, la padrona di casa che apparecchia, serve il cibo, unge il nostro capo. Nel salmo le due scene, quella esterna e quella interna, si richiamano rivelando due sguardi su Dio. Due immagini: una maschile ed una femminile. Dio è pastore, forte, vigoroso, in grado di proteggere la fragile creatura a lui affidata da ogni pericolo. Nessun lupo può sbranarci accanto a questo Dio; e l’orante si sente accudito, al sicuro nel camminare al suo fianco. Ma Dio è anche colei che, nella casa, apparecchia con raffinata grazia la mensa, che cura ogni dettaglio di quel pasto d’onore preparato per il suo ospite speciale.
Angelo: L’orante, servito da quel Dio massaia, non è più la creatura indifesa da proteggere, ma l’ospite che dà senso alla fatica di quel banchetto, che gusta e giudica le prelibatezze preparate. Abbiamo bisogno di nutrirci anche di questo: immagini di Dio plurali, maschili e femminili. Il salmo precedente aveva lo stesso movimento: Dio raccontato come il liberatore dell’esodo e come la grande levatrice che accompagna la puerpera e accudisce il neonato. Nutrirci di queste immagini plurali di Dio significa ritrovare quell’alimentazione diversificata che permette all’orante di crescere e rafforzarsi nella fiducia.

giovedì 9 marzo 2023

IL CELIBATO OBBLIGATORIO

 Evangelicamente ed umanamente il celibato obbligatorio imposto al clero è un vero reato.

Le gerarchie delle chiese cattoliche cristiane non sanno ( o non vogliono capire) quanto ci si allontani dal Vangelo e dalla vita reale con questo obbligo imposto ai suoi ministri: una delle tante assurdità cattoliche.

Senza il ministero delle donne manca la voce oggi più importante per esplorare nuovi cammini nella chiesa e nella società. 

Quanti preti, cari confratelli, ho visto infelici per questa imposizione.

Un amore vero, dico un amore vero, non si può negare mai. Il mio motto è "Senza chiedere permesso".

Franco Barbero

venerdì 17 febbraio 2023

LA CHIESA CRESCE DAL BASSO

Breve nota di Franco Barbero 17 febbraio 2023

Trovo molto interessante ed equilibrata questa riflessione di Marinella Perroni e Brunetto Salvarani, ma segnalo un'omissione.

Chi, come me, ha partecipato parecchie volte ai "gruppi spontanei di preparazione al Catechismo Olandese", ha fatto un'esperienza che, tra le altre, nei primi anni ha aperto un orizzonte nuovo. Ora che sto entrando a percorrere l'anno 85esimo (84 compiuti!) sento il dovere di segnalare brevemente la frequente dimenticanza del Catechismo Olandese. In quella "modalità" ho imparato a non separare mai il mistero di Dio dalla vita militante.

Dal 1968 laici e laiche nella celebrazione eucaristica domenicale intervenivano nella predicazione nella parrocchia di San Lazzaro di Pinerolo e nelle celebrazioni quartierali di Via Caruti 1 (sempre a Pinerolo). Per questa scelta fu molto utile lo "scossone" proveniente dalle riunioni vissute a Nimega e dintorni. Nessuno pensava di celebrare qualcosa di diverso dall'eucarestia.

Per questo ringrazierò sempre Dio di quegli incontri di preparazione al Catechismo Olandese degli anni 1965-1967 e non potrò mai dimenticare il sostegno di profeti come Edward Schillebeeckx. Quando nel 1975 fui espulso dalla parrocchia... si ritornò al prete che predica e al popolo che ascolta e tace....

Ma, era già nata la comunità cristiana di base dove si continuò la pratica della convivialità.

Franco Barbero

 

MARINELLA PERRONI E BRUNETTO SALVARANI (E VIVA LA TEOLOGIA)







La morte di Joseph Ratzinger il 31 dicembre ha fatto scorrere i classici fiumi d’inchiostro: per lo più inquadrati giornalisticamente in sentenze del tipo «è scomparso il più grande teologo cattolico» oppure «con lui finisce il Novecento della teologia». A riprova del fatto che in Italia si sa ben poco di teologia. I motivi sono tanti e non è questo il luogo per prenderli in esame. Diciamo solo che la retorica intorno al Papa teologo ha avuto una particolare presa sulla nostra stampa perché da noi, diversamente dagli altri Paesi europei, le vicende della teologia contemporanea non sono ancora entrate a fare parte dell’orizzonte culturale né, tantomeno, dello spazio pubblico. 

Non che Ratzinger non sia stato un teologo di grande rilievo, naturalmente. Fargli però occupare tutta la scena della teologia cattolica del Novecento è a dir poco riduttivo. Anche perché nel generale e comprensibile omaggio all’illustre defunto è rimasto sotto traccia il suo ruolo cruciale, per oltre un ventennio (dal 1981 al 2005), di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Un organo che, dal tempo in cui si chiamava Sant’Uffizio, si occupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica. Ruolo tanto più decisivo in una stagione complessa per la Chiesa cattolica, sempre più in difficoltà nel vecchio continente, fino al punto che il teologo Christoph Theobald si è spinto a parlare di es-culturazione del cristianesimo dal paesaggio sociale europeo, e invece in grande crescita, almeno a giudicare dai numeri e dalle previsioni statistiche, nell’ex Terzo Mondo. 

All’epoca, il prefetto Ratzinger non ha fatto sconti: oltre a preti, suore e laici, più di un centinaio di teologi sono finiti sotto la lente d’ingrandimento del suo dicastero e molto spesso sono stati condannati al silenzio. Tra loro, fior di intellettuali come Jacques Dupuis, Leonardo Boff, Tissa Balasurya e Bernard Häring, ma anche teologhe di vaglia come Elisabeth Gössmann o Teresa Berger. Per non parlare di un’intera area teologica, quella Teologia della liberazione fiorita in America Latina e messa a tacere, senza appello, con due documenti ufficiali (nel 1984 e nel 1986). In Brasile le conseguenze di questa imposizione sono state letali per la Chiesa cattolica, che è stata scalzata dal rifiorire di vecchi e nuovi settarismi religiosi. Perché il «prefetto di ferro» vaticano ha messo a tacere tutte queste voci? 

Già prima del Vaticano II, ma soprattutto sulla spinta di quel Concilio, molti teologi cattolici, insieme a quelli di altre Chiese, hanno cominciato a intrecciare proficui dialoghi con le diverse culture di tutti i continenti. Eurocentrica, preoccupata della difesa di un cristianesimo che — come lui stesso ha detto più volte — era nato ad Atene e aveva perciò perso la sua radice giudaica per appropriarsi dell’impianto intellettuale greco, ma soprattutto protesa a garantire l’equilibrio concettuale tra fede e ragione, la teologia di Ratzinger apparteneva al passato e dialogava con i fantasmi di un’Europa che non coincideva più né avrebbe mai più potuto coincidere con la cristianità. Invece, il pensiero di tanti teologi della seconda metà del Novecento, anch’esso ben radicato nel passato, era però rivolto verso il futuro. Anche nelle facoltà teologiche cattoliche era cominciata una straordinaria stagione della semina e speriamo di tutto cuore che, una volta usciti dal grande inverno, possa dare i suoi frutti. 

Di tutto questo ci siamo resi conto già durante i nostri studi teologici, ma ne abbiamo avuto piena conferma quando, ben prima della morte di Ratzinger, abbiamo pensato di chiedere la collaborazione di venticinque fra i migliori teologi e teologhe italiani contemporanei per costruire insieme un repertorio in grado di rendere ragione della ricchezza e della varietà della teologia cristiana, e non solo di quella cattolica del post-Concilio Vaticano II. Il titolo della raccolta di saggi era già di per sé esplicativo: Guardare alla teologia del futuro. Dalle spalle dei nostri giganti (Claudiana, 2022). A ciascuno dei nostri colleghi abbiamo proposto di scegliere un teologo o una teologa tra quelli scomparsi negli ultimi decenni, di salire, come recita un noto adagio medievale, sulle loro spalle come «sulle spalle di giganti», e di individuare le possibilità che si aprono oggi per le Chiese e per le comunità cristiane di superare l’insignificanza. 
Perché una teologia senza prospettive è condannata all’afasia e perché solo se entra nel dialogo pubblico delle diverse culture e tra le diverse culture la teologia è in grado di individuare sempre nuove prospettive. «E come mai ciascuno di noi [li] sente parlare nella propria lingua nativa?» (At 2,8) si chiedevano tutti quei giudei che, pur venendo dai tanti Paesi della diaspora, si trovavano a Gerusalemme quando gli apostoli, dopo l’effusione dello Spirito, hanno cominciato ad annunciare il Vangelo. Una teologia gergale, che non sa parlare le diverse lingue native di tutti gli uomini e le donne del mondo, è moneta senza più valore. 

Salire sulle spalle dei giganti teologici novecenteschi ha significato raccogliere una memoria effettivamente critica, inclusiva, promettente. Una galleria sorprendente di pensatori e, finalmente, anche pensatrici — da Hans Küng a Raimon Panikkar, da Adriana Zarri a Jean-Marc Ela, da Dorothee Sölle a Paolo De Benedetti — provenienti da tutti i continenti, afferenti a diverse Chiese e legati alle varie discipline teologiche, dalla dogmatica alla Bibbia, dalla storia della Chiesa al dialogo ecumenico e interreligioso, e così via, che ci restituisce una teologia del Novecento tutt’altro che sterile. Spesso, è vero, le loro sono biografie ferite, non di rado brutalmente colpite dal risorgere di una censura ecclesiastica a dir poco anacronistica, se non addirittura innaturale per il Novecento, dal momento che vuole colpire il fatto che le loro ricerche teologiche sono quasi sempre posizionate sul confine di mondi differenti. E invece, secondo l’intuizione di un altro grande teologo contemporaneo, il protestante Paul Tillich, proprio «il confine è il terreno più fecondo per la conoscenza». 

Del resto, parlando alla redazione de «La Civiltà Cattolica», nel febbraio 2017, Papa Francesco si esprimeva così: «Senza inquietudine siamo sterili. Se volete abitare ponti e frontiere dovete avere una mente e un cuore inquieti. A volte si confonde la sicurezza della dottrina con il sospetto per la ricerca. Per voi non sia così. I valori e le tradizioni cristiane non sono pezzi rari da chiudere nelle casse di un museo». 

Senza nulla togliere alla grandezza di un pensatore che ha cercato di raccogliere nel suo immenso lavoro teologico tutti i frutti della grande tradizione cristiano-cattolica, forse possiamo dire che quanto mancava alla teologia di Ratzinger era quella lungimirante sapienza racchiusa nella singolare esperienza che accompagna la vita del tempio giapponese di Ise. Questo santuario, che si trova in una grande distesa boschiva a sud di Tokyo, è il tempio shintoista simbolicamente più rilevante per la cultura dell’intero Paese: viene distrutto e ricostruito periodicamente ogni vent’anni. Così i giovani giapponesi possono apprendere come si realizza il tempio; poi, dopo vent’anni, possono loro stessi costruire; e, infine, potranno essere loro a spiegare ai ventenni come si fa, in un circolo continuo di rinnovamento. Proprio di questa sapienza, invece, è stata espressione la teologia post-conciliare. 

I maestri che ci hanno preceduto non hanno avuto paura di esplorare nuove strade e, in un tempo in cui non è più scontato neppure nei Paesi di antica cristianità, il discorso su Dio ricaverebbe certo un gran beneficio da una teologia non più rinchiusa nelle teche di un museo né, tantomeno, nelle sagrestie, ma capace di muoversi nello spazio pubblico. Anzi, nella molteplicità di spazi pubblici nei quali il dialogo tra i diversi saperi contribuisce a dare vita alla nuova civiltà del terzo millennio. 


Fonte: Corriere - La Lettura 29 gennaio 2023

venerdì 27 gennaio 2023

FACCIAMO UNA RIFLESSIONE PACATA

 Se la "Giornata della Memoria" non è diventata festa nazionale è segno che per noi quel fatto della liberazione dei campi di sterminio non ha segnato per noi, ripeto, una vera rottura  con il passato.

La "Giornata della Memoria non è diventata una festa nazionale, anzi un giorno festivo per tutta l'Europa.

Manteniamo le feste: eccome e,  quando vale la pena , aumentiamole e rivediamole.

Pensare che uno Stato laico abbia, su richiesta  di papa Pio IX, stabilito la Festa dell'Immacolata concezione (un dogma che ormai la teologia cattolica ha dimenticato e cancellato) mi fa venire i brividi.

Al suo posto facciamo la "Festa e la giornata della Memoria". La storia deve sostituire le leggende devozionali. Per i "cattolici (gli altri cristiani non hanno questa leggenda) doc" sarebbe una bella occasione di crescita  nella fede adulta e per tutti  sarebbe contribuire alla laicità dello Stato e a trasmettere alle future generazioni memorie storiche vere.

Franco Barbero