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venerdì 12 aprile 2024

UN ESODO IMPORTANTE. QUESTA E' LA PASQUA

 Esodo significa uscire da una schiavitù

Per molti cristiani si tratta di compiere un primo esodo. Si tratta di uscire da linguaggi, devozioni e simboli del passato, di un tempo in cui parole e linguaggi dogmatici e devozionali sono scaduti.

Da certe devozioni, credenze e parole bisogna uscire, cioè operare questo Esodo anche a piccoli passi.

 Spesso si tratta di un cammino difficile perché  certi tratti, linguaggi e credenze di ieri sono difficili da abbandonare.

Non per abbandonare pezzi della nostra fede, ma per renderla più storicamente veritiera  epiù nutriente per una fede adulta. Si tratta di un vero esodo di liberazione.

Necessario, comunque, un esodo impegnativo e costruttivo, si può incorrere nell'errore fatale di "gettare via la preghiera o la lettura biblica”, momenti essenziali della nostra fede.

E' necessario un attento discernimento alla scuola di studiosi veri ed è grandemente utile, anzi è indispensabile, compiere questo esodo in comunità, dove sono preziosi dei maestri qualificati e coerenti, veri fratelli del cammino.

 C'è sempre qualche piccolo idolo da lasciare.  Una fede adulta e gioiosa si vive in un cammino personale e comunitario. Il Dio che vuole la nostra felicità, con i secoli, a piccoli passi, ci libererà dai tiranni, fascismi dai signori che si credono onnipotenti. Ci vorrà ancora molto tempo, ma né il tuo né il mio piccolo passo vanno perduti.

Gesù prese un enorme ’abbaglio' quando disse che "non passerà questa generazione senza che tutto ciò avvenga"….

Il regno di Dio, un mondo di giustizia e di pace, sono una promessa, ma i tempi della realizzazione li conosce solo Dio.

Gesù, siccome non era e non è Dio, poteva da fedelissimo profeta indirizzarci nella direzione del regno.

Franco Barbero, 12 aprile 2024

 

lunedì 15 gennaio 2024

VERSO LA CONCLUSIONE

In queste settimane prosegue e poi si conclude il Concilio Universale della Cattolica Romana nel tentativo di comporre i disaccordi.

Spero che i "disobbedienti" non cedano e, specialmente numerosi vescovi tedeschi, non si ammorbidiscano. Le donne, gli omosessuali, i queer non hanno  lottato invano  e sono la chiesa che soffre.

Questo ulteriore spazio conciliare finirà il 20 gennaio. L'obbedienza non è più virtù quando limita i diritti delle persone.

don Franco Barbero  

venerdì 12 gennaio 2024

LENTAMENTE LA CHIESA DIVENTA MARGINALE ANCHE PER LE SUE POSIZIONI DEMENZIALI

Un boccone difficile da digerire per la chiesa è l'accettazione della sua progressiva marginalità. Non va per nulla ignorato il fatto che nel trascorrere dei secoli essa è diventata marginale, ma è stato un passaggio combattuto e accettato dal potere ecclesiastico.

Potremmo parlare di alcune marginalità: facciamo quella politica, la prima marginalità che è evidente. La chiesa infatti non è più la potenza, come nel XV secolo, internazionale capace di influenzare l'evoluzione del mondo, essa non ha una dottrina sociale e politica tale da riunire i credenti in movimenti capaci di agire nel mondo sul piano delle organizzazioni sindacali internazionali e nazionali.

La chiesa, è evidente particolarmente in quest'ultimo secolo, sembra assente o quasi ormai marginalizzata e impotente. Nessuna istituzione politica o internazionale costruirà più i suoi principi sulla fede in Dio e in Gesù Cristo. Ciò non vuol dire che la chiesa non sia usata qualche volta come un potere spirituale politicamente fruibile sul piano politico: c'è ancora chi dice "Dio, Patria e Famiglia".

Quindi la chiesa ha perso il primato politico, ed è chiaro che sul piano decisionale essa possiede poche carte da giocare.

Ma l'altra marginalità, che direi fa impressione, è anche nel campo del sapere. La chiesa è arrivata sempre fuori tempo, dalla ricerca di verità scientifica che polarizza tante energie e costituisce uno degli interessi più rilevanti e importanti nella contemporaneità, nella società. Mentre nella civiltà anche le iniziazioni religiose costituivano la chiave del sapere. Oggi l'uomo ha coscienza che la verità si scopre lentamente attraverso l'immenso sforzo laico di equipe di ricercatori e inoltre anche la verità e il senso della sua esistenza è veramente oggi un elemento che molti dati documentano: la marginalità scientifica.

La scienza si svincola dalla religione, la guarda anzi con il pregiudizio dell'oscurantismo; sul terreno ad esempio della psicanalisi, del femminismo siamo stati veramente gli ultimi ad accettare nella storia della scienza che, la bipolarità maschio e femmina non è l'unica maniera di essere persona umana.

Oggi noi parliamo perché la scienza ha elaborato nella ricerca e nell'ascolto la presenza maschile, femminile, queer superando, come già detto, l'assoluta bipolarità maschio e femmina.

Ma volevo dirvi che questa pubblica marginalità scientifica è anche etica per cui abbiamo accettato la parità delle donne e i loro diritti appena appena ora da pochi decenni.

Il potere e il denaro sono state le vere disgrazie della chiesa cattolica romana che lasciano traccia anche ora.

Al riguardo cito alcune espressioni deliranti di Papa Gregorio VII nel 1075, che scrisse e impose come verità assolute: ne cito qualcuna delle 23:

1° del Dictatus Papae: La chiesa romana è stata fondata da Dio solo.

2°: Che soltanto il Pontefice Romano è a buon diritto chiamato universale.

9°:Che tutti i principi devono baciare i piedi soltanto al papa.

11° : Che il suo titolo è unico al mondo.

12°: Che gli è lecito deporre l'imperatore.

19° : Che nessuno lo può giudicare.

23°: Che il Pontefice Romano, se ordinato dopo elezione canonica, è indubitabilmente santificato dai meriti del Beato Pietro...

Solo Giovanni Bosco sette secoli dopo è riuscito a superare Gregorio VII in "eresia" per non dire "fandonie teologiche".

Franco Barbero, Una fede da reinventare, Claudiana Ed., 1975, pgg. 20-21


SE LA GERACHIA AVESSE ASCOLTATO

Dossier seminari, Gribaudi editore pagina 371 lire 2.200.

60 anni fa un gruppo di amici e teologi, in gran parte preti  fecero riflessioni e proposte sulla vita interna ai seminari, sull'assenza dell'esperienza del lavoro, sul distacco totale dalla famiglia di origine.

Bisognava in qualche modo passare da un cuore di carne ad un cuore di pietra. Il sistema era tutto autorità e obbedienza.

Esattamente alcuni argomenti e problemi di cui  si discute ancora oggi. Totalmente assente il discorso uomo - donna, il discorso affettivo, sessuale. La condanna sistematica degli omosessuali e omo-transessuali,

Don Vittorino Merinas ed io e altri teologi eravamo convinti della necessità di profonde riforme; una equipe fece proposte che non furono ascoltate.

Chi legge oggi dopo 60 anni queste proposte e riflessioni, si domanda come la chiesa tutta sarebbe cambiata se si fosse attuata una riforma vera e propria della struttura seminariale.

 Non ho più modo di leggere l'intero volume, ma posso dirvi che  la gerarchia non seppe ascoltare.

Molte cose sono cambiate là dove persone lungimiranti crearono spazi esterni e di dialogo con altre realtà ecclesiali, e dando molto rilievo all'ascolto avvennero alcuni cambiamenti.

Sono riflessioni oggi ovvie e lo erano per noi già 60 anni fa.

Se le gerarchie sapessero ascoltare le proposte!!!


Franco Barbero

mercoledì 10 gennaio 2024

NELLA CHIESA GERARCHICA SI FANNO TRATTAMENTI DIVERSI

Nel mio libro “Una fede da reinventare” che 60 anni fa inviai alla Cittadella, mi fu negata la pubblicazione, (La Claudiana me lo pubblicò in una edizione molto curata) toccavo punti troppo delicati. Qualche volta nel dialogo ecclesiale si eccede dalle due parti come documentai nel mio libro a pagina 98 con estrema chiarezza. 

Sant’Antonio da Padova nel 1895 fu punito, per aver usato un linguaggio “rovente” riferendosi a personaggi della chiesa istituzionale: "…Le vedette della chiesa  sono tutte cieche, prive della luce della vita e della scienza; cani muti che hanno un ranuncolo diabolico nella bocca e per questo sono incapaci di latrare. Vendono fantasmi… Sono cani senza alcuna vergogna, perché la loro fronte si è mutata in fronte di prostituta… Il prelato servo del peccato, invaso dallo spirito di superbia; leone ruggente e orso affamato, così il principe sul popolo umile…ecc. (da una predica della domenica nona dopo pentecoste)... Nonostante questa punizione Antonio da Padova fu poi fatto santo….

La chiesa ufficiale quando vuole, è estremamente tollerante. Non usò la stessa “misura” con chi espresse un pensiero diverso e violento come nel caso di don Bosco che scrisse: “Il papa è Dio in terra. Gesù ha posto il papa al di sopra dei profeti… del precursore… degli angeli. Gesù ha posto il papa sullo stesso piano di Dio” (Giovanni Bosco, Meditazioni Vol. 1, pgg.89-90).

Non ci risulta che il magistero si sia pronunciato contro questa

“approssimazione teologica”! Quando si dicono certe cose la tolleranza esiste.

Certo, nel caso di don Bosco con le sue farneticanti “verità” portava alla gerarchia una ventata di consensi…. molto utili alla chiesa ufficiale… Parlando con chiarezza teologica è evidente che sul piano storico e sul piano teologico qui don Bosco pronuncia alcune bestemmie una dopo l’altra, ma c’erano interessi economici che facevano comodo sia al Vaticano sia a don Bosco. Sono vicende ben documentate nel libro “Don Bosco e i Valdesi” ( Claudiana Ed) dove non sai se ridere o piangere quando don Bosco entra in temi teologici. I suoi interessi erano di tutt’altro genere e le sue amicizie erano finalizzate a un genere tutto economico per realizzare il suo progetto che tanto bene e tanto male ha fatto a migliaia di giovani.


Franco Barbero, 10/01/2024 


mercoledì 1 novembre 2023

FINALMENTE UNO CHE PARLA CHIARO

 

Molto bello “camminare insieme”, ma…

Eduardo de la Serna

Fin da quando il papa ha convocato un “sinodo della sinodalità”, devo confessare che le mie aspettative erano quasi pari a zero. Forse dovrei chiarirlo: la sinodalità ecclesiale mi sembra chiaramente evangelica e al passo con i segni dei tempi, ma credo che ci sia un problema di fondo, una questione fondamentale nel mondo ecclesiale di oggi: per molti anni abbiamo visto e sofferto che la curia vaticana stava forgiando una struttura ecclesiastica tradizionale, conservatrice e molto chiusa; una “Chiesa” che si è auto-percepita come la vera e unica Chiesa, al di fuori della quale non esiste ecclesialità.

Questo che, come sappiamo, è stato qualificato come inverno ecclesiale, il ritorno alla grande disciplina e altre immagini del genere, non cambia con un semplice cambio di papa, per essere precisi; capisco che chi crede che l’inverno ecclesiale sia finito e siamo in una “primavera” è erede di un’ecclesiologia esclusivamente papale che non condivido. La crisi ecclesiastica ha portato sempre più persone a sentirsi estranee e ad abbandonare l’istituzione, che si andava sempre più rafforzando tramite movimenti e comunità ultraconservatrici. 

A ciò si sono aggiunti decenni di nomine episcopali monocolori, estranee a una Chiesa e comunità plurali. Per quanto papa Francesco abbia aperto porte e finestre, un numero immenso di “ecclesiastici”, formattati secondo il modello di Giovanni Paolo II e di Benedetto, continuano ad essere la maggioranza. Potremmo aspettarci, in quest’ambiente, una Chiesa aperta e in dialogo con il mondo? Si può pretendere di ascoltare e di camminare insieme, ma questo avverrà con “questi” che oggi compongono la struttura ecclesiastica e che non hanno abbandonato, né intendono abbandonare, l’inverno ecclesiale, che non cessa per un semplice cambiamento papale. Camminare con “questi” ecclesiastici sappiamo già “dove” ci porta…

Molti altri anni di apertura (e altre aperture non ancora cominciate, dobbiamo dirlo) sono forse necessari per “pareggiare” con gli ecclesiastici che sono padroni della verità, segnalano con il dito e sono pieni di “dubia”, che non sono altro che freni a qualsiasi sguardo o domanda che voglia affrontare il mondo, la realtà o la vita.

Peggio ancora, e lo abbiamo già sperimentato, un Concilio (nientemeno che un concilio!) è stato frenato (a partire da un sinodo, dobbiamo ricordarlo) con la scusa della “vera interpretazione” dello stesso. Se i “padroni della verità e dell’ortodossia” sono capaci di fare questo, quanto di più potrebbero farlo con un sinodo, se questo fosse stato profetico e audace? Ma non lo è stato... come c’era da aspettarsi...

Questo, dunque, ci ha lasciato il Sinodo. Possiamo aspettarci qualcosa per la seconda fase? Non ho nessuna aspettativa e illusione. Desideri, certamente sì. Ma, se dobbiamo guardare a quello che “abbiamo” oggi, è trascorso un sinodo senza infamia e senza lode, una perdita di tempo, potremmo dire. Una perdita di illusioni, per chi ne aveva. E centinaia di temi, molti fondamentali, indispensabili e necessari, continuano ad aspettare nei cassetti vaticani. E, naturalmente, non mancherà chi si chiederà perché sempre più tanti uomini e tante donne non danno alcuna importanza o attenzione a ciò che dice l’istituzione ecclesiastica, come se fosse una voce autorizzata ed imprescindibile. Non lo è e sembra non avere alcuna intenzione di volerlo essere...


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Articolo pubblicato il 31.10.2023 nel Blog dell’Autore in Religión Digital (www.religiondigital.com)

Traduzione a cura di Lorenzo TOMMASELLI


Condivido appieno la riflessione di questo confratello.

F.B.

domenica 29 ottobre 2023

LA NOSTRA FEDE NON DIPENDE DAL CONCILIO

Circa sette mesi fa scrissi su questo blog: "Il concilio generale di tutta la chiesa cattolica romana è già finito!".  Oggi a concilio finito psso scrivere tranquillamente la stessa cosa. Il papa ha trovato un espediente: siccome i conflitti erano insanabili, ha deciso di indire la fase conclusiva del concilio tra 11 mesi per verificare se i conflitti si possono risolvere. 

Pia illusione. 

Credo che possa dirsi che il concilio sarà finito e fallito. Ci regalerà un pugno di "mosche" e  un pugno di ritocchi. Di veri cambiamenti non si parla nemmeno.

Franco Barbero

IL SINODO: NULLA DI FATTO

Il Sinodo apre alle riforme ma non osa 

Spaccatura su donne diacono e celibato


IACOPO SCARAMUZZI- La Repubblica 29/10

 — Se doveva essere una perestrojka, ha la prudenza e il passo lento di chi vuole evitare che le riforme inneschino scossoni e spaccature irreversibili. Papa Francesco ha concluso un’assemblea sinodale che ha fortemente voluto per spingere la Chiesa a intraprendere i cambiamenti necessari per stare al passo coi tempi. Per quattro settimane (4-29 ottobre), 464 padri e – per la prima volta – madri sinodali hanno discusso in Vaticano dei temi più caldi. Bergoglio ha voluto che l’incontro fosse a porte rigorosamente chiuse, ma dall’aula Nervi sono filtrate discussioni robuste, a volte polemiche, sui temi caldi come il ruolo delle donne e la questione lgbtq. Il documento finale votato e approvato ieri, però, è una fotografia che sfoca le divergenze ed elenca una serie di proposte molto graduali, che non hanno faticato a raccogliere il consenso dei due terzi dei 365 votanti. Dei temi più controversi si riparlerà l’anno prossimo, quando, a ottobre, si svolgerà una nuova assemblea che concluderà questo Sinodo iniziato, a livello locale, nel 2021.
Se l’idea delle donne prete non è neppure menzionata, la minoranza conservatrice si è coagulata, in particolare, sull’ipotesi di ammettere le donne al diaconato, ossia sostituire all’altare, in alcune funzioni (celebrare matrimoni, amministrare i sacramenti, benedire, predicare), il pastore della comunità. Il maggior numero di opposizioni (69 no, 277 sì) è stato registrato su un’ipotesi che, in realtà, fotografa una spaccatura: “Sono state espresse posizioni diverse in merito all’accesso delle donne al ministero diaconale”, recita il passaggio per poi elencare le varie posizioni, favorevoli, contrarie e possibiliste. Per alcuni membri del Sinodo è comunque troppo ipotizzare che su questo tema la Chiesa cambi, come confermato anche da un paragrafo che propone che “prosegua la ricerca teologica e pastorale sull’accesso delle donne al diaconato” (67 no, 279 sì), e la proposta di “una più approfondita” ricerca teologica sul diaconato (61 no, 285 sì).
L’altro nodo che per una minoranza non può neppure essere discusso è quello di ipotizzare una riflessione sul celibato obbligatorio dei preti, approvato con 55 no e 291 sì. Ha suscitato 53 voti contrari e 293 positivi anche il suggerimento di considerare, “valutando caso per caso e a seconda dei contesti, l’opportunità di inserire presbiteri che hanno lasciato il ministero in un servizio pastorale che valorizzi la loro formazione e la loro esperienza”. Bocciata da 43 membri del Sinodo la proposta, venuta dall’Africa, di “promuovere un discernimento teologico e pastorale sul tema della poligamia”.
Il cardinale gesuita Jean-Claude Hollerich, relatore generale del Sinodo, ha sdrammatizzato: «Non sono affatto preoccupato da questi risultati, credo che fosse chiaro che alcune questioni avrebbero incontrato resistenza: sono semmai sorpreso dal fatto che così tante persone hanno votato a favore, il che significa che le resistenza non sono così forti come qualcuno pensava». Sulla stessa linea il segretario generale del Sinodo, il cardinale Mario Grech, secondo il quale l’assemblea ha mostrato che «si sono aperti degli spazi» e «il ghiaccio si scioglie».Dalla bozza iniziale è sparito, prima del voto, l’acronimo Lgbtq. L’unico paragrafo che accenna all’omosessualità in modo molto generico non ha avuto problemi a passare.
Ha raccolto solo 27 no la proposta di “garantire che le donne possano partecipare ai processi decisionali e assumere ruoli di responsabilità nella pastorale e nel ministero”, solo 26 voti contrari l’affermazione che “clericalismo, maschilismo e un uso inappropriato dell’autorità continuano a sfregiare il volto della Chiesa e danneggiano la comunione (...) Abusi sessuali, di potere ed economici continuano a chiedere giustizia, guarigione e riconciliazione”. Solo 19 no l’affermazione circa “i casi di discriminazione lavorativa e remunerazione iniqua all’interno della Chiesa (…) in particolare per quanto riguarda le consacrate che troppo spesso sono considerate manodopera a basso prezzo”.
Una novità è la proposta, bocciata solo da 25 partecipanti al Sinodo, di “ampliare la consultazione del Popolo di Dio”. Solo 18 persone hanno votato contro l’affermazione che alcune perplessità e opposizioni al Sinodo “nascondono anche la paura di perdere il potere e i privilegi che ne derivano”. L’introduzione, quanto di più generico, ha raccolto il voto contrario di un irriducibile, evidentemente contrario all’idea stessa del Sinodo.

martedì 10 ottobre 2023

IMPARIAMO DA MOSE' E DAI PROFETI

 "Nella corsa agli armamenti,  nella guerra fredda , nelle oppressioni di ogni genere a cui è dato assistere, nell'immoralità o amoralità in cui si muove il gioco finanziario schiacciando i poveri e i piccoli, nell'oblio in cui sono tenute le minoranze, nelle camarille o cosche politiche nazionali e internazionali, la chiesa profetica non cerca un posto per sopravvivere accanto ai vari spartitori del bene comune, ma leva la voce contro tutti i profittatori e si prodiga a vantaggio di tutti gli sfruttati.

 Mosè che osa contestare il faraone( Esodo 4,14) , Isaia i re di Giuda ( Isaia 7,13) , Geremia  la politica falsa dei sovrani di Gerusalemme (cf.Ger, 18,11-12; 26, 10-24), tale è la chiesa profetica, che continua la loro opera, con la stessa insistenza, con lo stesso rischio, ammonendo, gridando, stimolando i propri componenti a essere i sovvertitori dell'ordine ingiustamente costituito, non a tenersi appiattati nelle loro case per non compromettere la propria tranquillità e la propria pace". 


Ortensio da Spinetoli, Rifondare la chiesa, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag.76


mercoledì 4 ottobre 2023

IL CONCILIO E' FINITO?

 Sembra proprio di sì.  Tante chiacchiere e tutto resta sostanzialmente come prima. Il papa ha già dichiarato  che la eventuale benedizione delle coppie omosessuali non significa affatto  matrimonio. I conservatori posono stare tranquilli. Papa Francesco lo dice da dieci anni e tutto rimane fermo con una confusione  ed una illusione che caratterizzzano i sinodi e i concili.

Su "punti" che davvero contano (dogmi e ministeri), tutto è ben fisso e immobile. Il Concilio è  già finito.  Spero di sbagliarmi , ma è difficile.

Franco Barbero

martedì 3 ottobre 2023

SINODO DELLA CHIESA CATTOLLICA

 Sinodo, i conservatori attaccano il Papa E lui apre alla benedizione delle coppie gay

La Repubblica 3/10

CITTÀ DEL VATICANO — Non è ancora iniziato e già agita gli animi, il Sinodo che si apre domani e per quattro settimane vedrà 464 padri — e madri — sinodali discutere sul presente e sul futuro della Chiesa. 
Cinque anziani cardinali ultraconservatori, tutti in pensione e nessuno membro dell’assemblea, hanno pubblicato ieri la loro sfida al Papa. Una lista di cinque dubbi — in latino: “dubia” — con i quali hanno espresso pubblicamente la loro «profondissima preoccupazione» per le novità paventate. Il Sinodo non è sulla sessualità ma il tema si impone subito.
 Nei loro cahiers de doléance i cinque porporati domandano tra l’altro a Francesco se la Chiesa intenda benedire «situazioni oggettivamente peccaminose » come le unioni di persone omosessuali. Domanda retorica, che innesca però l’imprevisto.
Sono gli stessi cardinali, infatti, a riferire che avevano scritto a Bergoglio già a luglio, e lui aveva subito risposto con una lettera, che, però, non li aveva soddisfatti. Da qui la pubblicazione dei “dubia”, a cui il Papa dovrebbe rispondere netto, sì o no. E la lettera di luglio di Francesco? Tenuta segreta dai porporati, viene pubblicata poche ore dopo dal Vaticano. E tra le risposte, il Pontefice argentino apre alla benedizione delle coppie gay. «Non possiamo essere giudici che solo negano, respingono, escludono», scrive il Papa, che, chiarito come il matrimonio sia solo tra uomo e donna, spiega, però, che «la prudenza pastorale deve discernere adeguatamente se ci sono forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano un concetto errato del matrimonio. 
Perché quando si chiede una benedizione, si sta esprimendo una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio, una fiducia in un Padre che può aiutarci a vivere meglio».
Un’apertura, seppur prudente e circostanziata, che smentisce il divieto sancito solo a marzo del 2021 dalla congregazione per la Dottrina della fede. E suona come musica alle orecchie dei vescovi tedeschi che, alla vigilia del Sinodo, hanno inviato a diversi membri dell’assemblea le conclusioni del loro “percorso sinodale”. Tra le proposte — ben più progressiste della linea Bergoglio — il coinvolgimento dei laici nella nomina dei vescovi, l’ipotesi di rivedere il divieto al sacerdozio femminile, i “preti sposati”, e, appunto, la benedizione delle coppie gay.
Ai cardinali conservatori — Burke, Brandmueller, Sarah, Sandoval Iniguez e Zen Ze-kiun, cinque su un collegio salito a 242 con il Concistoro di sabato — rimane il timore delle novità. Un timore che negli anni scorsi aveva spinto alcuni di loro a criticare addirittura Benedetto XVI: reo, per Burke, di avere aperto all’uso del condom per contrastare l’Aids, e per Brandmueller di essersi dimesso. Un timore che, adesso, li ha indotti a contestare il Pontefice regnante, con «creatività modernista», ha ironizzato storico Jean-Pascal Gay dell’università di Lovanio, e con un elenco di “dubia” tradotti in tante lingue, ma non in latino.

giovedì 21 settembre 2023

PUNITI I VESCOVI TEDESCHI

 Nel Collegio cardinalizio il papa punisce i tedeschi.

Francesco in luglio ha annunciato per il 30 settembre un concistoro per la creazione di nuovi Cardinali, portando il numero complessivo dei votanti a 136. In un eventuale conclave nove gli spagnoli, quattro i portoghesi e sono tre i tedeschi.

Intanto si dispiega la "missione" del cardinale Zuppi a Kiev, Mosca e Washington....

Luigi SandriConfronti settembre 2023

giovedì 31 agosto 2023

NEL LORO BOZZOLO PREISTORICO

 

...."Ciò che però sorprende maggiormente, in questo cambiamento radicale di epoca, di cultura, di mentalità e di costumi, è il fatto che le autorità religiose non sembrano accorgersi, né tanto meno preoccuparsi, della massiccia migrazione dei loro fedeli verso il mondo della modernità.

 Esse sembrano soddisfatte e felici, rintanate nella beata tranquillità del loro bozzolo preistorico, e non manifestano alcune intenzione di uscirne.

Se talvolta reagiscono, e solo per aggrapparsi ancora più fortemente allo status quo, al conformismo ossessivo della tradizione, al culto della santa ortodossia, all'intoccabilità del simbolismo rituale; o per ricordare ai loro fedeli il dovere cristiano della sottomissione all'autorità costituita che fa le veci di Dio in terra"......

 

Tratto da "Il cristianesimo senza religione, di Bruno Mori


venerdì 25 agosto 2023

CHIESA E' FRATERNITA'-SORORITA': ALTRIMENTI NON E' CHIESA

 Repubblica - 21 agosto 2023


Non c'è Chiesa senza fraternità
di Enzo Bianchi

Ancora una volta sono stati pubblicati i dati aggiornati sulla pratica religiosa cattolica 
del nostro paese. Le ricerche sono state essenzialmente due e la lettura dei risultati 
risente dell'ideologia di chi ha condotto l'indagine. Anche se è meno attestata 
l'interpretazione dei sociologi di corte, si coglie una certa volontà di rassicurazioni 
sulle condizioni della fede in Italia, oppure, al contrario, si mette in evidenza la 
catastrofe che incombe sul futuro della chiesa. In ogni caso si registra un vertiginoso 
calo della frequenza dei cattolici alla messa domenicale: secondo le inchieste per 
campione tra il 15 e il 19% degli intervistati dichiara di partecipare con una certa 
continuità, ma a sentire alcuni vescovi che hanno fatto una vera "conta" dei fedeli la 
percentuale sarebbe più bassa e nel Centro-Nord non si raggiungerebbe il 10%.
Ciò che stupisce è che negli ultimi vent'anni il numero dei praticanti assidui si sia 
dimezzato e sia raddoppiato il numero di chi non partecipa mai alla liturgia cattolica. 
Molti, con superficialità, hanno intravisto nella chiusura delle chiese avvenuta nel 
lockdown la causa del crollo, ma in realtà altre e più profonde sono le cause e 
vengono dal passato. Armando Matteo, teologo attento al dato sociologico e al 
vissuto della Chiesa, già dieci anni fa osservava che i giovani sono <<la chiesa che 
manca>> e oggi è ovunque attestato l'abbandono della vita sacramentale dopo la 
cresima, perché neppure il 10% continua a frequentare la messa. 
Perché tale disaffezione tre giovani? Perché l'interruzione della trasmissione della 
vita cristiana? 
Più volte ho risposto, con una posizione scarsamente condivisa, ma a mio parere la 
causa è duplice: da un lato il venir meno della fede (non della religiosità, né della 
spiritualità), la fede in Cristo Signore che ci libera dalla morte e dà senso alle nostre vite, 
e dall'altro lato il fatto che nelle assemblee cristiane non si fa un'esperienza di fraternità. 
Le liturgie sono anonime, sciatte, non lasciano spazio nè alla preghiera nè al riconoscersi
fratelli e sorelle. I giovani affermano: "Ma che cosa di vitale mi offre la partecipazione alla 
messa? Cosa porto con me in termini di fiducia, speranza e comunione con gli altri?".
La Chiesa ha dimenticato che uno dei suoi primi nomi era adelphotes, fraternità: è così 
che l'apostolo Pietro chiama la Chiesa, quasi a ricordare che se non è fraternità è 
non-Chiesa, è scena religiosa, è rito umano venerabile, ma non è comunione con gli altri 
e con Dio. Il rettore de Notre-Dame di Parigi ha denunciato la crescita di una tendenza 
identitaria tra i giovani cattolici francesi, ma questo esito appare difficilmente possibile in 
Italia, dove invece ci sarà solo il progressivo abbandono della Chiesa e il deserto della fede.
L'idea della necessità della partecipazione al culto comunitario regge solo sotto il segno 
della fraternità. E non si abbia nostalgia della "pietà popolare", che aggrega per celebrare 
feste all'insegna del folclore, non in vista della comunione tra i credenti e con Dio.

sabato 12 agosto 2023

MORTO PRIMA DI NASCERE

 "Oggi guardando indietro, ci rendiamo conto che il Concilio Vaticano II era morto prima di nascere. Nacque infatti dall'utopia e dall'illusione di una frangia di vescovi  e di teologi più aperti  e più liberali negli anni Cinquanta e Sessanta.

Essi credevano che sarebbe  stato possibile  "aggiornare", modernizzare e rinnovare la Chiesa Cattolica, adeguandola  allo "spirito del tempo".

Ciò che però mancava era una reale determinazione  a dare un taglio netto alle credenze, alle dottrine, alle leggi, al diritto canonico, alle strutture ecclesiastiche obsolete e spesso perniciose, ereditate  dal passato, così come una decisa volontà  e un autentico desiderio di migliorare  la conformità complessiva della Chiesa - istituzione con lo spirito originario di Gesù di Nazaret.

I padri conciliari del Vaticano II hanno creduto  di poter rinnovare la Chiesa introducendo  qua e là  qualche  concessione alla modernità, qualche adattamento o qualche modifica al sistema  totalitario di governo, qualche nuovo approccio nell'interpretazione dei testi biblici, qualche trasformazione nei riti liturgici e nelle devozioni, qualche aggiustamento nel diritto canonico, qualche cambiamento nell'arredamento  delle chiese e nell'abbigliamento  dei chierici... senza però toccare il nucleo della struttura assolutista e imperiale della Chiesa cattolica romana, causa principale di molti dei mali e delle impasse da cui il Concilio Vaticano II voleva liberarla".

Bruno Mori, Per un cristianesimo senza religione  Gabrielli Ed, Pag.108

venerdì 11 agosto 2023

MA C'E' PROPRIO BISOGNO DI ESSERE RIABILITATI?

 Sant’uffizio Neppure Francesco ha riabilitato Buonaiuti, il modernista contro la casta clericale

Il Fatto Quotidiano
7 Aug 2023
FABRIZIO D’ESPOSITO

Papa Francesco regna da un decennio ma la sua Chiesa riformista o rivoluzionaria ancora non riabilita don Ernesto Buonaiuti (1881-1946), uno dei maggiori esponenti di quel famigerato modernismo d’inizio Novecento che venne condannato come “sentina di tutte le eresie” da Pio X nel 1907 con l’enciclica Pascendi Dominici gregis.
Alcuni tratti della sua visione profetica e anti-dogmatica del cristianesimo riemersero mezzo secolo dopo nel dibattito del Concilio Vaticano II (Buonaiuti e papa Roncalli furono peraltro compagni di studi) e nel 2014 c’è stato pure un appello per la sua riabilitazione promosso da “Noi siamo Chiesa”, movimento conciliare e riformista, rimasto sinora inascoltato. Ma su Buonaiuti incombe ancora un’ufficiale damnatio memoriae. Annota lo studioso Pietro Urciuoli: “Oggi la Chiesa cattolica ha accolto molte delle sue istanze ma non ha accolto lui e difficilmente lo farà. Il paradosso è solo apparente. Accogliere le sue istanze è stato un processo sostanzialmente indolore per la Chiesa cattolica, consistendo in una graduale convalida di argomentazioni di natura storica, metodologica, teologica o filosofica la cui risalenza nel tempo consentiva di dissimularne l’effettiva paternità. Accogliere lui comporterebbe invece una preventiva ed esplicita richiesta di perdono”.
Buonaiuti infatti fu perseguitato senza misericordia dalla Chiesa e non solo: già colpito da una scomunica expresse vitandus (la peggiore: venne dichiarato inavvicinabile, cioè da evitare), nel 1931 perse a Roma la cattedra universitaria di Storia del cristianesimo ché fu uno dei dodici accademici italiani che rifiutarono di giurare fedeltà al Duce. Quando poi il regime cadde, la cattedra non gli venne restituita per via dell’articolo 5 del Concordato tra Stato e Chiesa del 1929, inserito appositamente contro di lui. Una norma ad personam che impediva agli scomunicati di avere posti statali a contatto col pubblico. E quando morì nel 1946 gli venne negata la sepoltura ecclesiastica.
IL TESTO di Urciuoli è parte di un ricco e denso apparato introduttivo della nuova edizione del libro più importante di Buonaiuti, pubblicato la prima volta nel 1932: La Chiesa Romana (Gabrielli Editori; I-XLIV, 108 pagine; 17 euro). La prefazione è di Gilberto Squizzato, giornalista, regista e cultore di studi biblici mentre un altro saggio è firmato da Vittorio Bellavite, curatore con Urciuoli di questa edizione. Bellavite è morto nell’aprile scorso: protagonista per decenni del “dissenso cattolico” dei movimenti di base è stato poi coordinatore di “Noi siamo Chiesa”.
Assertore di un metodo storico che accompagni il messaggio evangelico nei tempi che mutano, Buonaiuti con La Chiesa Cattolica demolisce la gabbia teologica in cui gli scolastici aristotelici hanno rinchiuso come dogma l’esistenza di Dio. Un connubio forzato tra fede e ragione rinnovato anche da san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e che nel corso dei secoli ha consolidato in Vaticano il potere di una casta clericale e maschilista e che è qualcosa di “completamente difforme dalla libera e spontanea effusione dello Spirito in grembo alle comunità della primitiva disseminazione cristiana”

giovedì 20 luglio 2023

CONFONDERE LA SPERANZA CON L'ILLUSIONE

 "Oggi, guardando indietro, ci rendiamo conto che il Concilio Vaticano II era morto prima di nascere. Nacque infatti dall'utopia e dall'illusione di una frangia di vescovi e di teologi più aperti e più liberali degli anni cinquanta e sessanta.

 Essi credevano che sarebbe stato possibile "aggiornare", modernizzare e rinnovare la Chiesa Cattolica, adeguandola allo "spirito del tempo"

 Ciò che però mancava era una reale determinazione a dare un taglio netto alle credenze, alle dottrine, alle leggi, al diritto canonico, alle strutture ecclesiastiche obsolete e spesso perniciose ereditate dal passato, così come una decisa volontà e un autentico desiderio di migliorare la conformità di complessiva della Chiesa istituzione con lo spirito originale di Gesù di Nazareth.

 I padri conciliari del Vaticano II hanno creduto di poter rinnovare la chiesa introducendo qua e là qualche concessione alla modernità, qualche adattamento o qualche modifica al sistema totalitario di governo, qualche nuovo approccio nell'interpretazione dei testi biblici, qualche trasformazione nei riti liturgici e nelle devozioni, qualche aggiustamento nel diritto canonico, qualche cambiamento nell'arredamento delle chiese e nell'abbigliamento dei chierici... senza però toccare il nucleo della struttura assolutista e imperiale della Chiesa cattolica romana, causa principale di molti dei mali e delle impasse da cui il Concilio Vaticano II voleva liberarla".


Bruno Mori, Per un cristianesimo senza religione pag,108 


sabato 8 luglio 2023

SI AVVICINA IL CONCILIO GENERALE DELLA CHIESA CATTOLICA

L'Avvenire, quodiano cattolico di oggi 8 luglio, ha pubblicato la squadra del Sinodo Generale che avrà luogo ad ottobre a Roma.

I numeri di un evento veramente universale: sono 360, in larga misura vescovi, arcivescovi, telogi curiali e, senza facoltà di voto deliberativo, potranno essere presenti 48 donne che, non avendo voto deliberativo, danno al Concilio la parvenza della sinodalità.

Leggendo le procedure di questo Concilio non si vede nemmeno l'ombra di una qualche sinodalità. Da come si muovono i passi, si può dedurre anticipatamente che questo Concilio Generale servirà soprattutto a bloccare le proposte davvero innovative

Franco Barbero

lunedì 26 giugno 2023

DIO CERCA ARIA NUOVA

"La forza dirompente dello Spirito di Dio ha ormai incrinato gli otri vecchi del cristianesimo occidentale e non sono più sufficienti restauri o rabberciature che si usavano un tempo. Occorre rifondare la chiesa".

Ortensio da Spinetoli, "Rifondare la chiesa"pag.241

Nota.

Non posso non riandare con il pensiero e con una certa emozione al libro che scrissi nel 1973 e pubblicai nel 1975 dopo il diniego di vari Editori tra cui Cittadella .

"Una fede da reinventare" questo è il titolo e meritò subito il richiamo della gerarchia. 

Franco Barbero  

domenica 18 giugno 2023

RIPUBBLICO UNA RIFLESSIONE DI DON FRANCO BARBERO

 Ho pubblicato una più articolata riflessione su «che cosa abbiamo lasciato e che cosa possiamo costruire e inventare» nel nostro cammino di Chiesa di base. Accenno qui ciò che ritengo più urgente lasciare, ma esprimo anche un cammino già compiuto o in atto in parecchie comunità che accompagno.

1) La necessaria ablatio

Una persona adulta che partecipi alla vita di una comunità cattolica avverte un disagio di fronte all'“incremento” del castello religioso. La fabbrica del sacro devozionale produce a ritmo continuo: madonne, santi, demoni, reliquie, processioni che trovano legittimazione nel Catechismo della Chiesa cattolica. È necessario aprire gli occhi sull'ambiguità di questa adiunctio e sulla necessità di dissociarsi da quella “religione” che non è a servizio della fede, ma funzionale alla sopravvivenza di un'istituzione ecclesiastica.

L'inversione di marcia è una rigorosa ablatio: togliere, portare via. Una coraggiosa opera di essenzializzazione: «Riformare allora (…) assomiglia a un atto di ablatio, analogo a quello che compie lo scultore che deve solo liberare e far emergere la statua dal masso informe di marmo che ha davanti: il suo lavoro sarà quello di togliere perché si manifesti la nobilis forma già presente nel masso» (Luciano Manicardi). Ratzinger, giovane teologo, scrisse parole “rivoluzionarie” sull'urgenza di questa operazione. Senza deporre questo «inutile fardello», per dirla con Ortensio Da Spinetoli, ogni passaggio verso il futuro è sbarrato.

2) La contrastata ablatio

Questa coscienza adulta della fede non trova ostacolo solo in quella maggioranza silenziosa che non avverte la necessità di sfoltire la foresta devozionale e “catechistica”, ma anche in un immaginario religioso, catechistico, liturgico, dogmatico difeso in modo ”autorevole” dal magistero. Paolo VI il 5 giugno 1967 disse: «Le formule dogmatiche sono così strettamente legate al loro contenuto che qualsiasi alterazione nasconde o provoca un'alterazione nel contenuto stesso». Al di là di diffuse retoriche buoniste, il magistero, anche quello di Francesco, come vediamo nelle conclusioni dopo il Sinodo panamazzonico o nelle recenti dichiarazioni della Cdf circa la benedizione alle coppie omosessuali, davanti ad alcuni nodi della modernità difende un Catechismo ufficiale che va interamente archiviato, una “lingua straniera” per l'uomo e la donna contemporanei.

3) La necessità della disobbedienza

Oggi credo che l'amore per la vita e per la fede, anche per la Chiesa, di cui mi sento ereticamente parte, imponga il dovere di percorsi responsabili, capaci di creare esperienze, linguaggi e simboli fuori dall'ortodossia, senza affatto sentirsi fuori dalla Chiesa, tanto meno dalla fede. Alcuni passi che provengono da un nuovo immaginario di Dio e da nuove ipotesi scientifiche, da nuove visioni del mondo, mi sembrano rendere la mia fede molto più vitale, liberante, riconciliata con ciò che vivo: «C'è una realtà che chiamiamo Dio che è la sorgente della vita che viviamo, il Fondamento dell'essere che ci chiama ad essere tutto ciò che possiamo essere. Io oggi vivo nella convinzione che non sono separato da questo Dio. L'alterità mi viene incontro. La trascendenza mi chiama. Dio mi abbraccia. Questo Dio non si identifica con le dottrine, i credo e le tradizioni» (J. S. Spong, Un cristianesimo nuovo per un mondo nuovo, Massari Editore, p. 126). È il congedo dal Dio interventista e dalla sacralizzazione del testo biblico che mi apre il sentiero verso alcune “uscite dal dogma”. Vivo questa esperienza con realtà comunitarie e con persone che, per quanto marginali e marginalizzate, danno corpo a una fede feconda e felice.

Alcuni “abbandoni”

In nome della piena compatibilità tra amore e ministero, tra amore e vita consacrata si possono abbandonare la legge del celibato obbligatorio e i voti di verginità perpetua. Se hai il dono di amare, non lasciare che ti sia precluso da una legge ecclesiastica, dal fatto che sei omosessuale o transessuale o prete, o suora o separato/a. Queste regole disumanizzanti devono essere cestinate.

In nome della pari dignità personale e della pari opportunità di ministero occorre lasciare alle spalle la legge patriarcale che vieta a donne e laici la predicazione e la presidenza dell'eucarestia o cena del Signore. Occorre passare dal ministero ordinato ai ministeri eletti dalla comunità, valorizzando esperienze di base che già realizzano la prassi ecclesiale dello spezzare il pane in una celebrazione animata dalla lettura biblica e dalla preghiera. Ciò non elimina il ministero pastorale o presbiterale, ma mette al centro la vita della comunità

A livello di cammino ecumenico, non può essere impedita l'ospitalità eucaristica tra Chiese cristiane che possono anche celebrare la cena del Signore in intercomunione facendo centro sulla fede comune con le differenze da valorizzare. Occorre passare dal discutere al fare, in aperta disubbidienza, anche per superare la dottrina della presenza reale e fisica di Gesù nell'eucarestia.

Rispetto al Battesimo, negata la dottrina del peccato originale e rifiutata una liturgia che mette al centro il peccato e la lotta contro Satana, la comunità può accogliere festosamente i genitori che desiderano presentare il bimbo o la bimba per ringraziare Dio del dono di una nuova vita. L'intera celebrazione deve “vestire” i linguaggi della gioia.

Alla luce degli studi biblici e storici, poi, il Credo niceno ha fatto il suo tempo. È oggi impronunciabile e consolida la pratica, non solo cattolica, di ripetere parole e segni senza interrogarsi sul loro significato nel contesto culturale di oggi. Molte formulazioni della fede sono nate negli ultimi decenni in varie esperienze comunitarie con linguaggi propri della cultura contemporanea.

Ritengo urgente il rifiuto di tutto l'arsenale liturgico e teologico del suffragio. Il credente che, come me, ha fiducia nel Dio della vita che accoglie anche oltre la morte, non può più accettare il linguaggio sacrificale delle esequie. Non esiste nessun Gesù Cristo che ha espiato i peccati del mondo, non c'è nessun Dio contabile e giustiziere, nessun potere di una Chiesa che, con rosari e indulgenze, apra le porte del paradiso. La pratica del suffragio è una bestemmia contro l'amore gratuito e inclusivo di Dio, che supera ogni nostra comprensione.

È scandaloso e anti-evangelico il concordato tra Stato e Chiesa cattolica in Italia, espressione di benefici e privilegi. A oltre 70 anni dalla nascita della Repubblica non è ancora approvata una legge generale sulla libertà religiosa che consenta l'uguaglianza tra diversi credenti e fedi. In forza di questa situazione vige in Italia la struttura dei cappellani militari con annessi e connessi, compresa la benedizione delle armi (negata alle persone lgbtiq+).

Occorre passare da una struttura della Chiesa patriarcale e piramidale a una sinodalità vera. Si enunciano grandi progetti di partecipazione alla vita ecclesiale, che alla fine si riducono a una retorica immobilista. La struttura gerarchica è inconciliabile con una sinodalità reale che comporta un cambiamento strutturale. I fatti parlano: in Querida Amazonia nn. 85-90 Francesco ribadisce la struttura sacrale e vincolante per tutta la Chiesa cattolica. Le diffidenze verso la sinodalità sono visibili nell'operazione vaticana di sorveglianza del Sinodo della Chiesa cattolica tedesca. Sinodalità significa che il popolo di Dio assume responsabilità e potere deliberativo, non solo consultivo. Altrimenti la parola sinodalità è svuotata del suo significato.

La dignità della nostra fede esige di congedarci dal madonnismo, da una devozione diventata mariolatria, impresa commerciale, esaltazione di una donna per umiliare le altre. La mariologia è una cancellazione di Miriam, donna ebrea, sposa di Giuseppe e madre di una numerosa famiglia. E non parliamo del “santo subito” e “santo a tappe”: abbiamo bisogno di testimoni, non di santi e sante.

Non mi sentirei discepolo del nazareno se... .

...Se dovessi credere che Gesù di Nazareth è Dio, cioè il Creatore, la sorgente della vita, il fondamento dell'essere, anziché il profeta e “figlio” che mi indica la strada verso il mistero di Dio. Se dovessi credere secondo il Credo di Nicea e Calcedonia con le due nature di Cristo e con le tre persone divine distinte che formano la santissima Trinità.

Se dovessi credere che Maria di Nazareth è stata vergine prima, durante e dopo il parto e che è diventata nel 431 anche madre di Dio.

Se dovessi credere che i comportamenti omoaffettivi sono peccaminosi e che le donne non possono condividere appieno la ministerialità della Chiesa.

Se dovessi credere che il “suffragio” della Chiesa ci libera da un supposto purgatorio, perché rinnegherei la mia fede nel Dio dell'amore e del perdono che ci accompagna in vita e ci accoglie come solo Lui sa dopo la morte.

Se pensassi che il mistero di Dio ha privilegiato una religione su tutte le altre o se pensassi che esiste un'immagine, una teologia, un simbolo che esprima tutto di Dio.

Se dovessi credere che Gesù è morto per espiare i nostri peccati, per saldare il conto con un Dio ragioniere anziché adorare quel Dio che è amore gratuito. Se dovessi credere che la messa è rinnovazione del sacrificio espiatorio e salvifico della croce con cui Gesù ci libera dai nostri peccati.

Se dovessi credere che il papa, quando parla con somma autorità su questioni di fede, è infallibile.

Se dovessi credere che fuori dalla Chiesa o di Gesù non c'è salvezza o che noi cristiani siamo il “compimento” verso il quale vanno le altre religioni.

Per dono di Dio, mi sento parte delle Sue creature, trovo la Sua presenza in tutto ciò che esiste, credo al Suo amore che ci accompagna, ci sospinge verso un mondo solidale, mi sento parte della casa comune dei credenti che adorano il Suo mistero e lottano perché fiorisca la giustizia sulla terra. Ringrazio Dio per il fatto che, incontrando la testimonianza di Gesù di Nazareth, la fede ebraico-cristiana ha dato un senso alla mia vita e mi aiuta a scoprire la Sua presenza nel creato e nella storia, e un po' anche nelle religioni. 

Teologo, animatore del movimento delle Comunità di Base, Franco Barbero guida, dal 2008, la “Comunità nascente” di Torino.