Dal giorno della memoria fino a Pasqua, ho pubblicato tre riflessioni su La lunga storia degli Ebrei e la giornata della memoria - Ebrei, Ebraismo, Israele, stato di Israele, Sionismo, Bibbia, Palestina - La Pasqua per gli Ebrei e i cristiani e la riconciliazione promessa.
giovedì 11 aprile 2024
RICEVO DA BEPPE MANNI DI MODENA
mercoledì 18 ottobre 2023
LETTURA AUTOCRITICA
"La Bibbia ebraica è l'esempio supremo del più insolito dei fenomeni, una letteratura nazionale di autocritica. Altre civiltà antiche narrarono le loro vittorie. Gli israeliti narrarono i loro fallimenti. E' di questo che si parla nei libri mosaici e profetici".
Jonathan Sacks, Non nel nome di Dio, Giuntina Ed., pag.65
martedì 26 settembre 2023
IL VERTICE DELLA SAGGEZZA EBRAICA
"Da qui la combinazione unica di luce ombra in tutti i personaggi della Bibbia ebraica. Abramo e Isacco spacciano le loro mogli per sorelle, Giacobbe inganna il padre cieco e ottiene la benedizione destinata a suo fratello. Mosè va in collera. David commette adulterio. Salomone il più saggio tra gli uomini viene traviato.
La Bibbia non ci nasconde niente di tutto questo, e per un motivo molto importante: insegnarci che anche i migliori non sono perfetti e anche i peggiori non sono privi di meriti.
Questa è la migliore protezione per la nostra umanità".
Jonathan Sacks, Non nel nome di Dio, Giuntina Ed. pag,76
lunedì 19 dicembre 2022
LA FESTA EBRAICA
Acceso in sinagoga il primo lume di Hanukkah
Sono iniziate ieri le celebrazioni per la festa ebraica di Hanukkah, che prosegue per otto giorni fino al 26 dicembre.
La comunità ebraica cittadina si è data appuntamento ieri pomeriggio alla sinagoga di San Salvario: ieri è stato acceso il primo lume sulla lampada e ogni sera si aggiungerà un lume in più: è per questa ragione che la ricorrenza si chiama anche "festa delle luci". Per i bambini è anche la tradizionale occasione per scambiarsi doni e mangiare le frittelle tipiche della ricorrenza.
Da Repubblica 19/12
lunedì 17 ottobre 2022
"MI METTERO' DI SENTINELLA"
"A questo punto il brano profetico subisce una decisa svolta. E' inutile rotolarsi nei gemiti e nei guai, sembra dire il profeta a se stesso e al popolo. Che fare, dunque? Ecco la decisione che Abacuc matura davanti a Dio: "Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere che cosa mi dirà il Signore, che cosa risponderà ai miei lamenti".
Questo stare vigili e forti come sentinella è forse il primo dono che il Signore fa a chi "per la fede vivrà" (2,4). La fede, quella appunto che fa vivere, ci tiene attenti e aperti alla speranza.
Il credente lo sa: dentro questa situazione così dura, dentro un contesto che sembra mortificare ogni giorno chi cerca vie d'uscita, c'è una parola del Signore.
Egli ha qualche cosa da dirci e si tratta di un messaggio fondamentale. Occorre davvero "spiare", montare la guardia, mettersi di sentinella per cogliere i segni e la Parola che Egli ci manda".
Tratto da "Più grande del nostro cuore" Franco Barbero, ED. Tempi di fraternità, pag. 59.
venerdì 12 agosto 2022
LA NASCITA DEL SABATO
La nascita mitologica del sabato
lunedì 1 agosto 2022
DOPO IL GRANDE INNO SABBATICO
"Quest'anno è tutto mirabilmente intessuto sulla immagine del sabato visto come sposa che sta per congiungersi all'assemblea di Israele, cosicché anche il doloroso ricordo dell’avvilimento esilico, in cui ora giacciono Gerusalemme e il tempio, viene a smorzarsi nella trepida attesa del sopraggiungere del riscatto e dell'esultanza del tempo messianico: «Vieni o sposa, vieni o sposa! In mezzo ai fedeli del popolo prediletto, vieni o sposa, Sabato, Regina!»
Recitate queste parole conclusive dell'inno, l'assemblea si alza e si rivolge verso la porta e, come se salutasse uno ospite, pronuncia parole che riprendono il tema (appena esposto) dell'invito ad andare lietamente incontro alla sposa".
Piero Stefani, Il nome è la domanda, Morcelliana, pag. 219.
"L'insurrezione del ghetto di Varsavia sta estinguendosi sotto il peso della repressione nazista. Di fronte agli ultimi resistenti la sconfitta e la morte, preventivate fin dall’inizio, battono ormai alle porte. Uno
di essi, in procinto di capitolare, si affida a una delle più preziose realtà d’Israele: la parola, la parola rivolta a Dio e agli uomini. Egli scrive: «…io naturalmente non aspetto un miracolo e non chiedo al mio Dio di avere pietà di me. Egli mi tratti pure con la stessa indifferenza che ha mostrato a milioni di altri membri del suo popolo: io non sono un'eccezione alla regola, e non pretendo ch’egli mi conceda una attenzione particolare, io non cercherò di salvarmi, non: tenterò di fuggire di qui. Preparerò il lavoro bagnando i miei abiti di benzina. Le bottiglie di benzina mi sono care come il vino lo è a chi si ubriaca. Appena avrò versato l’ultima bottiglia sui miei abiti, metterò questa lettera nella bottiglia vuota e la nasconderò tra le pietre. Se qualcuno più tardi la troverà, potrà forse capire i sentimenti di un ebreo, di uno di questi milioni di ebrei che sono morti: un ebreo abbandonato dal Dio a cui credeva tanto intensamente.
Io credo al Dio di Israele, anche se Egli ha fatto di tutto per spezzare la mia fede in lui. I miei rapporti con lui non sono più quelli di un servo di fronte al padrone, ma quelli di un discepolo di fronte al maestro. Io credo alle sue leggi anche se contesto la giustificazione dei suoi atti. Io mi piego davanti alla sua grandezza, ma non bacerò il bastone che mi infligge il castigo. Io l’amo, ma più ancora amo la sua legge […] Certamente noi abbiamo peccato. E ammetto anche che noi veniamo puniti per questo. Tuttavia vorrei che tu mi dicessi. se c'è un peccato sulla terra che meriti un tale castigo. Ti dico tutto questo, mio Dio, perché credo in te, perché credo in te più che mai, perché so ora che tu sei il mio Dio e non il Dio di coloro i cui atti sono l'orribile frutto della loro empietà militante […] Muoio sereno, ma non soddisfatto: da uomo abbattuto, ma non disperato, credente, ma non supplicante; amando Dio, anche quando mi ha respinto. Ho adempiuto il suo comando, anche quando, per premiare la mia osservanza, egli mi colpiva: […] Ti amerò sempre, anche se non vuoi. E queste sono le mie ultime parole, mio Dio di collera: tu non riuscirai a far sì ch’io ti rinneghi. Tu hai tentato di tutto per farmi cadere nel dubbio. Ma io muoio come ho vissuto, in una fede incrollabile in te».16
La fedeltà di questo ebreo resistente è l'arma stessa con cui si contrappone a Dio. Egli perciò continua a muoversi entro l'orizzonte della fede. Ama la Legge più di Dio, ma non ha ancora sostituito il ricordo della prima al secondo; lo dimostra il fatto che ultime parole di questa estrema testimonianza ebraica non sono quelle fin qui trascritte, ma altre, che, lungi dal sottolineare una stoicheggiante superiorità dell'uomo sofferente su Dio stesso, prospettano la speranza di un futuro riemergere di Dio dalla sua «eclissi»17: «Lodato sia da tutta l'eternità il Dio dei morti, il Dio della vendetta, il Dio della verità e della fede, che presto mostrerà nuovamente il suo volto al mondo e ne farà tremare le fondamenta con la sua voce onnipotente. Ascolta, Israele: l’Eterno è il nostro Dio, l’Eterno è l’Unico e il solo». Il destino della fede è affidato a quel grido a cui a tutt'oggi non è stata data risposta. Quest’invocazione infatti continua a risuonare agli orecchi dell’uomo, mentre ancora ci si deve interrogare come essa risuoni agli orecchi di quel Dio che continua a restar muto, proseguendo a tener celato il suo volto".
16 Lettera di un ebreo morto nel ghetto di Varsavia nel 1943, in «Studi, Fatti, Ricerche (Sefer) n 24; Milano, ottobre -dicembre 1983, p.5. Esistono fondati dubbi sull'autenticità documentaria del testo, ma ciò non ne compromette l'impiego, qui proposto, di moderno midrash.
17 L’espressione impiegata allude al titolo di un testo di M. Buber, L’eclissi di Dio, trad. it., Comunità, Milano 1983.
Piero
Stefani, Il
nome e la domanda,
Morcelliana, pag. 260-263.
domenica 31 luglio 2022
TIRARE FUORI L'EGITTO DAL CUORE
"L'Esodo dall'Egitto può trovare il proprio completamento alle falde del Sinai, inn quanto non solo fu necessario trarre gli ebrei dall'Egitto, ma bisognò anche trarre l'Egitto dal cuore degli ebrei".
Piero Stefani, Il nome e la domanda , pag.243.
Nota: La fatica e il cammino di tutta la vita di un credente consiste proprio nel fare uscire dal proprio cuore e dal suo vissuto quotidiano tutte le idolatrie che la schiavitù d'Egitto rappresentò per gli ebrei. Gli idoli si annidano là dove non penseresti ed è difficile scovarli nella nostra vita personale e liberarcene.
Franco Barbero
LITIGARE CON DIO
"Una storia chassidica attribuita ad Abraham Joshua Heschel di Apta si chiedeva perché Dio avesse mercanteggiato con Abramo circa il numero dei giusti di Sodoma. Cinquanta, quaranta, trenta, dieci. "Dio non sapeva fin dall'inizio che non ce n'erano nella città peccatrice? Perché allora lasciare che Abramo abbassasse la cifra?
Voleva insegnargli il valore della discussione. La discussione con Dio manifestatasi in Abramo, riconquistata dal popolo in virtù della liberazione dall'Egitto, è uno dei modi in cui, da sempre, Israele esercita la sua libertà (e il suo servizio) nei confronti del suo Signore. Lottare con Dio non significa negare la propria condizione di servi, al contrario significa contendere con lui proprio partendo da essa".
Piero Stefani, Il nome e la domanda, Morcelliana , pag,264-265.
sabato 30 luglio 2022
LA CASA DELL'EBREO CREDENTE
Due caratteristiche devono essere proprie della casa: l'essere aperta verso la parola, e l'essere aperta nei confronti della sofferenza umana: “ Sia la tua casa una casa di riunione per i sapienti, impòlverati nella polvere dei loro piedi e abbéverati come assetato alle loro parole… Sia la tua casa largamente aperta agli stranieri e siano i poveri come i figli della tua casa” (m, Pirqe Avot 1,4-5).
La continuità delle parole della Torah manifestatasi in un'istruzione avvenuta ai piedi dei sapienti (cfr. At,22,3), impone di dischiudere la propria casa alla parola e con ciò anche ai sofferenti: "proprio come la casa di ognuno deve essere un luogo di incontro per i sapienti, così essa deve essere largamente aperta agli ospiti e al povero" . "Questo insegna che la casa di un uomo dovrebbe avere un'entrata spaziosa, al nord, al sud, all'est e all'ovest come quella di Giobbe che fece 4 porte alla sua casa.
E perché Giobbe fece quattro porte alla sua casa? Lo fece perché i poveri non avessero l'incomodo di girarvi attorno:i chi veniva dal nord poteva entrare direttamente dalla sua direzione, allo stesso modo uno che veniva dal sud e così per gli altri punti cardinali".(Pirqe Avot).
Piero Stefani, Il nome e la domanda, Mocelliana Ed. pag,195
giovedì 9 giugno 2022
DUE AMORI INSEPARABILI
"Quale grande comandamento c'è nella Legge?
Gesù rispose: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
Questo è il grande e primo comandamento.
E il secondo è simile al primo: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
A questi due comandamenti sono appesi tutta la Legge e i Profeti".
(Matteo 22,36-40)
sabato 5 marzo 2022
PERCHÈ IN ESSA C'È TUTTO
"Ben Bag Bag dice: Girala e rigirala, perché in essa c'è tutto. Rimirala , invecchia e consumatici sopra. Non te ne allontanare mai, perché non vi è parte per te meglio di essa".
Girala e rigirala. Ben Bag Bag invita ciascuno a non accontentarsi di una lettura superficiale della Torà, ma a "girarla e rigirarla", vale a dire molte volte, perché solo se farà così potrà trovare in essa una risposta a tutti i suoi dubbi. Questo significa perché in essa c'è tutto.
E così pure invita a non confidare nella propria memoria e nella propria comprensione, ma a ripassarla sempre, a invecchiare con essa e a consumare su di essa la propria vita, senza mai allontanarsene. Infatti, come hanno insegnato sapienti (Chaghigà 9b): chi ha ripetuto il suo testo cento volte non è paragonabile a chi lo ha ripetuto cento volte più una (Me'iri).
Perché in essa c'è tutto: nella Torà troverai tutto, perché ogni volta che la studi vi scoprirai cose nuove (Duran).
Detti di Rabbini, Ed. Qiqajon, pag.199
martedì 8 febbraio 2022
FARE TESHUVA'
Il significato ebraico della Teshuvà
Il Baal Shem Tov, fondatore del movimento chassidico, aveva insegnato che uno dotto ed un santo devono anch'essi fare Teshuvà. Gli oppositori sentenziarono che ciò sminuisce l’onore della Torà e degli eruditi. La Teshuvà ovviamente connota rimorso per il peccato. Che questo sia il servizio Divino di un vero santo e figlio di Torà sarebbe un insulto gratuito.
Il Rebbe replicò a lungo ripetendo la discussione del Baal Shem Tov riguardo il cespuglio rovente attraverso il quale l'angelo di D-o si rivolse a Moshè. Il cespuglio è simbolo dell’umile, della persona ordinaria, in contrasto con l'albero alto e rigoglioso che il Talmùd descrive come il simbolo dell’erudito. |cuore ardente, la brama dell'umile, è il mezzo per la rivelazione di D-o, anche per il più grande dei profeti, lo stesso Moshè.
La reazione di Moshè fu "devo voltarmi" e "devo girarmi da qui per avvicinarmi lì". Solo a quel punto egli poteva riconoscere l'unica qualità del popolo semplice, il loro possesso del "cuore di fuoco" e questo lo portò a fare Teshuvà. Ma per questo santo senza alcuna macchia, Teshuvà aveva un significato completamente diverso. Per lui Teshuvà significava insoddisfazione per ciò che lui era, Teshuvà era una spinta irresistibile per "girare da qui e avvicinarsi lì".
IL Baal Shem Tov insegnò chiaramente che il servizio dello tzaddìk (giusto), il Santo, deve essere un avanzamento costante. Oggi deve essere un gradino più alto di ieri nel servire D-o e domani deve sorpassare oggi. Questa è la Teshuvà. La sfida è lanciata, la certezza sussiste, la Teshuvà rientra nella presa dell'uomo.
Rav Zalman Posner, tratto da it.chabad.org
Riforma, 28 gennaio
lunedì 10 gennaio 2022
SONO TUA SORELLA
"Non c'è cura alla morte. Non si guarisce da essa. Ma l'uomo sano ha la forza per procedere vivo verso la propria tomba. Quello malato invoca la morte, e si lascia trasportare sulle sue spalle, già mezzo morto per la paura. Quello sano ha esperienza della morte soltanto al "momento giusto". Quando giunge questo momento, essa si toglierà la maschera e prenderà la torcia di mano alla spaventata, affranta e delusa sorella : la vita.
L'accoglierà inerme fra le sue braccia e solo allora, quando la vita avrà chiuso le sue labbra loquaci, solo allora la morte aprirà la sua bocca eternamente muta, per dire: Mi riconosci? Sono tua sorella".
Franz Rosenzweig, Il libro delle parole ebraiche, ECIC, pag,113
martedì 12 ottobre 2021
PERCHE' IN ESSA C'E' TUTTO
Ben Bag Bag dice: Girala rigirala, perché in essa c'è tutto. Rimirala, invecchi e consumatici sopra. Non te ne allontanare mai, poiché non vi è parte per te migliore di essa.
- Girala e Rigirala. Ben Bag Bag invita ciascuno a non accontentarsi di una lettura superficiale della Torà, ma a "girarla e rigirala", vale a dire molte volte, perché solo se farà così potrà trovare in essa una risposta a tutti i suoi dubbi. Questo significa perché in essa c'è tutto. E così pure invita a non confidare nella propria memoria e nella propria comprensione, ma a ripassarla sempre, a invecchiare con essa e a consumare su di essa la propria vita, senza mai allontanarsene.
Infatti, come hanno insegnato in sapienti (bChaghigà 9b): chi ha ripetuto il suo testo cento volte non è paragonabile a chi lo ha ripetuto cento volte più una (Me'iri).
-Perché in essa c'è tutto: nella Torà troverai tutto, perché ogni volta che la studi vi scoprirai cose nuove (Duran).
Detti di Rabbini, Ed Qiqajon, pag.199
lunedì 11 ottobre 2021
UN ESEMPIO SUPREMO
"La Bibbia ebraica è l'esempio supremo del più insolito dei fenomeni, una letteratura nazionale di autocritica. Altre civiltà antiche narrarono le loro vittorie. Gli israeliti narrarono i loro fallimenti. E' di questo che si parla nei libri mosaici e profetici".
Jonathan Sacks, Non nel nome di Dio, Giuntina Ed. pag.65
martedì 5 ottobre 2021
DA SIRACIDE 14, 17-19
"17Ogni corpo invecchia come un abito,
è una legge da sempre: «Devi morire!».18Come foglie verdi su un albero frondoso,
alcune cadono e altre germogliano,
così sono le generazioni umane:
una muore e un'altra nasce.
19Ogni opera corruttibile scompare
e chi la compie se ne andrà con essa".
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
1Anche chi si dispone a navigare e a solcare onde selvagge
invoca un legno più fragile dell’imbarcazione che lo porta.
2Questa infatti fu inventata dal desiderio di guadagni
e fu costruita da una saggezza artigiana;
3ma la tua provvidenza, o Padre, la pilota,
perché tu tracciasti un cammino anche nel mare
e un sentiero sicuro anche fra le onde,
4mostrando che puoi salvare da tutto,
sì che uno possa imbarcarsi anche senza esperienza.
5Tu non vuoi che le opere della tua sapienza siano inutili;
per questo gli uomini affidano la loro vita anche a un minuscolo legno
e, avendo attraversato i flutti su una zattera, furono salvati.
6Infatti, anche in principio, mentre perivano i superbi giganti,
la speranza del mondo, rifugiatasi in una zattera
e guidata dalla tua mano,
lasciò al mondo un seme di nuove generazioni.
7Benedetto è il legno per mezzo del quale si compie la giustizia,
Dal Libro della Sapienza 14, 1-7
mercoledì 8 settembre 2021
TORAH, UNA LEZIONE DI RISPETTO
Torah, una lezione di rispetto
di Riccardo Di Segni
Caro Direttore, mentre le nostre preoccupazioni sono concentrate sul Covid e i fatti afghani, sembrerebbe strano distrarci su una piccola recente polemica interreligiosa. Ma l’argomento è di qualche interesse e sono utili delle spiegazioni. La cosa nasce da un recente commento papale alla lettera ai Galati di Paolo, in cui si parlava del ruolo della legge, la Torah, rispetto alla fede; ne è seguita una protesta. A difesa di Paolo e di chi l’ha citato è stato tirato in ballo anche il Baal Shem Tov (m. nel 1760), il mitico fondatore del Chasidismo in Europa Orientale, con una sua frase sul senso delle azioni; da lui si può cominciare con un’altra sua frase. Ai tempi del Baal Shem Tov non c’erano trasporti pubblici e bisognava affidarsi a cocchieri sconosciuti. Il Maestro, che viaggiava molto, aveva una regola per decidere chi fosse affidabile. Se il cocchiere, passando davanti a una Chiesa, si faceva il segno della croce, ci si poteva fidare da lui. Per il Baal Shem Tov un semplice atto di fede, anche se non ebraica, era una patente di credibilità. Tanto conta, per i grandi Maestri dell’ebraismo, la fede. La religione ebraica è fatta di regole da osservare, insieme a un sistema di credenze. Dalle lontane origini fino a oggi, si discute nell’ebraismo sul valore che possa avere l’osservanza dei precetti senza un’adeguata partecipazione spirituale, senza credere. I Maestri che prima e dopo il Baal Shem Tov hanno sottolineato l’assoluta importanza della fede sono tanti. Ma nessuno di questi si è mai sognato di dire che se non c’è fede non bisogna osservare, e che l’osservanza serva solo a preparare a una nuova fede. Il problema se lo pose il cristianesimo nascente, soprattutto quando dovette trovare una formula per differenziarsi dalla matrice ebraica. La soluzione proposta da Paolo fu, molto semplicemente, che non solo dovesse prevalere la fede, ma che l’osservanza fosse ormai superata; bisognava credere e non si era sottoposti alle leggi della Torah. In questa sua scelta Paolo richiamava dei temi discussi nell’ebraismo dei suoi tempi, era convinto che tempi nuovi richiedessero riforme radicali, ma dicendo che la Torah era abrogata si metteva fuori dall’ebraismo e creava una religione differente.
Ma oggi che ci importa di queste discussioni di duemila anni fa? È perché possono essere l’oggetto di predicazione al vasto pubblico, aprendo scenari problematici. Perché riproporre in termini semplificati le contrapposizioni antiche comporta il rischio di confermare stereotipi ostili, nel caso particolare quello dell’ebraismo come religione abrogata e formalistica, tutta doveri, senza spirito, o semplice preparazione, "pedagogia" alla nuova fede.
Trattare questi temi richiede attenzione e valutazione delle ricadute. Stupiscono anche certe difese di ufficio, in cui si arriva a dei paradossi. A chi ha protestato per il modo in cui sono state spiegate le parole di Paolo, è stato risposto che Paolo voleva solo dire che per lui la Torah senza fede non ha valore, e in questo affermava un principio ebraico.
Certamente Paolo ha solidi riferimenti alla tradizione ebraica, ma il suo pensiero è anche rivoluzionario. Non si può dire che il suo pensiero è ebraismo proprio quando propone la sua rilettura radicale della Torah, che gli serve da introduzione a una nuova fede; nè affermare oggi che chi difendeva la Torah era un "missionario fondamentalista", termine che in questi giorni andrebbe ben diretto altrove. Il Baal Shem Tov metteva la fede in primo piano, anche la fede dei non ebrei, ma la Torah non la relativizzava. Sarebbe utile usare la lezione del Baal Shem Tov non per fargli dire cose che non ha mai sognato di dire, ma per insegnare il rispetto reciproco, che in questo caso non c’è stato.
Rabbino Capo, Comunità ebraica di Roma
La Repubblica, 2 settembre
MOLTO ATTUALE
Strappare i poveri alla miseria
“Vi raccomando, inoltre, di strappare ogni uomo alla miseria. Chi soffre i disagi della vita di ogni giorno è in continuo tormento; perciò se qualcuno lo libera dalle sue necessità, procura a sé stesso una grande gioia. Ricordate che chi soffre i disagi della povertà è angustiato e tribolato proprio come chi vive in catene, e molti, non riuscendo a sopportare sofferenze così atroci si danno la morte. Chi dunque conosce la loro sventure e non li aiuta a uscire dalle strettezze, commette un grave peccato e si rende reo della loro morte. Tutti voi che dal Signore avete ricevuto doni e ricchezze, fate opere buone e non tardate.”
Dal Pastore di Erma, numero 114 in Padri Apostolici, Città Nuova, verso 150 - 200 d.C.
Ritrovato molti secoli dopo.