sabato 17 ottobre 2026

Questo è il canone per la celebrazione di domani.
Il canone è tratto da “Preghiere eucaristiche” vol. 2 della Comunità di base di Pinerolo con una predicazione di Francesco Giusti.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.

Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

Dopo la celebrazione si terrà l'assemblea della Comunità.

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CI SPINGI NEL MONDO


P.Saluto all'assemblea

G. Sii benedetto, Dio di Gesù e Dio nostro.

T. Ci raduniamo come fratelli e sorelle, portando davanti a Te la nostra vita quotidiana, con le sue luci e le sue ombre, le sue gioie e i suoi affanni.

G. Ti lodino i nostri cuori e le nostre labbra, o Dio di tutto il mondo.

T. Ci raduniamo per ascoltare la Tua Parola, unendo le nostre voci al grido dei popoli oppressi, con l’angoscia di un mondo di guerre e di ingiustizie.

G. Veniamo davanti a Te come fece Gesù.

T. per alimentare in noi l’amore e la fiducia, per lavorare con le nostre piccole mani al progetto di un mondo più giusto e più felice.


LETTURA BIBLICA

Giovanni 3: 1-8

1C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei.
2Egli venne di notte da lui e gli disse: “Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui”.
3Gesù gli rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio”.
4Nicodemo gli disse: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?”
5Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio”.
6Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 7Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo".
8“Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito”.

PREDICAZIONE (a cura di Francesco Giusti)
Protagonista di questo dialogo, oltre a Gesù, è Nicodemo, un fariseo, maestro d’Israele e membro del sinedrio.
A differenza di altri notabili giudei del suo tempo di cui i vangeli ci parlano Nicodemo è sicuramente un uomo in ricerca: è lui infatti che prende l’iniziativa di andare a cercare Gesù, di notte, per confrontarsi con lui.
In generale il modo in cui Nicodemo si confronta con Gesù rivela rispetto e stima nei suoi confronti: in Gv. 3,2 dichiara esplicitamente che Dio è sicuramente “con Gesù” nelle azioni (i segni) che compie nella sua vita; più avanti nel vangelo, si schiererà contro il giudizio dei suoi colleghi verso Gesù, arrivando ad impegnarsi in prima persona nel dargli una degna sepoltura (Gv. 19).
Alle sollecitazioni di Nicodemo, Gesù risponde in modo netto e chiaro: solo chi “rinasce dall’alto”, ovvero chi si rinnova radicalmente a livello interiore affidandosi a Dio, può “vedere” il Suo regno, ovvero entrare nella vita vera, nella vita “eterna”, nella vita “con Dio”.
L’avverbio che la maggior parte dei traduttori rende con l’espressione “dall’alto” può in realtà essere anche tradotto con l’espressione “di nuovo”. Nel suo commentario su Giovanni, l’autore Xavier Léon-Dufour ipotizza che questa “ambiguità” di significato sia utilizzata volontariamente dallo stesso evangelista Giovanni: forse in Gv. 3,3 Gesù lo usa nel primo significato (“dall’alto”), mentre, subito dopo, nella sua replica, Nicodemo lo intende nel secondo significato (“di nuovo”), chiedendosi come sia possibile che una persona possa “entrare una seconda volta nel seno di sua madre e rinascere” (Gv. 3,4).
Gesù continua il suo dialogo con Nicodemo rafforzando e spiegando ulteriormente quello che già aveva detto: non è possibile “entrare nel regno di Dio” se “non si nasce da acqua e da spirito” (Gv. 3,5).
Questo intervento di Dio non è sotto il controllo e la comprensione completa dell’uomo, perché, come il vento, “non sai di dove viene e dove va” (Gv 3,8).
Il “vento di Dio” è l’origine della forza dell’uomo che agisce nella realtà seguendo l’esempio di Gesù e la fonte del suo continuo rinnovamento interiore. Nostro compito è farci pervadere da questa energia, mettere la nostra vela nella posizione giusta per farci spingere da questo “vento”, anche se non sempre comprendiamo il senso della direzione in cui spira, né il motivo per cui a volte spira forte e altre volte all’improvviso si quieta.
Da osservare infine che sicuramente proviene da Giovanni, che come Paolo è un ebreo ellenista, l’insistenza sulla separazione tra “carne” e “spirito” e la sottovalutazione della prima rispetto al secondo.
E’ molto probabile che Gesù, ebreo della Galilea, avesse una sensibilità assai diversa da Giovanni su questo: per lui carne e spirito erano due dimensioni interagenti e di analogo valore, da non separare.


INTERVENTI LIBERI


1. O Dio, Fonte della vita, Tu sei molto più bello di ogni religione, Tu sei padre, madre, amico, compagno di viaggio. Tu non dividi il mondo in buoni e cattivi.

2. Sei un Dio che chiama, che ci invita a continuare i giorni e l’opera della creazione. Anche se spesso per noi è difficile vederTi, crediamo che sei il Dio che non abbandona.

1. Ti preghiamo per tutte le religioni del mondo e Ti ricordiamo tutte le chiese cristiane: liberate da tanti idoli, possano diventare luoghi di libertà e cantieri di liberazione.

2. Signore, abbiamo bisogno della Tua mano amica e forte che ci guidi sui sentieri dell’amore solidale, che ci liberi dal fascino delle cose vuote e ci faccia gustare la gioia di una vita sobria.

1. O Dio, che hai sradicato Abramo dalla terra che imprigionava il suo cuore, aiutaci a rompere lacci, catene e indugi che ci impediscono la sequela di Gesù.

2. O Dio, che hai aperto gli occhi ad Agar e hai fatto vedere ad Abramo una terra spaziosa, aiutaci a pensare e guardare in grande, perché il mondo è il luogo della Tua salvezza.


MEMORIA DELLA CENA
T. Quando ormai la congiura dei capi politici e religiosi lo stringeva da ogni parte, ancora una volta Gesù si mise a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Volle mangiare con loro, come tante volte aveva fatto dal giorno in cui li aveva incontrati. Consapevole della gravità del momento, volle condensare in un segno un messaggio che toccasse il cuore dei discepoli. Prese tra le sue mani il pane della mensa, alzò gli occhi al cielo per riconoscere in Dio l’origine di ogni dono: “Questo pane spezzato, disse, vi ricordi la mia vita che fra poco i potenti spezzeranno. Quando vi radunerete per spezzare e mangiare il pane tra di voi, ricordatevi di me, di ciò che ho fatto, di ciò che vi ho insegnato”. Poi, dopo aver ancora una volta benedetto il nome santo di Dio, prese la coppa del vino e ne porse da bere a tutti dicendo: “Questo calice è il segno di un’amicizia con Dio che non finirà mai. Se i potenti hanno voluto il mio sangue, Dio non mi abbandonerà. Se seguirete questa strada di fiducia e di condivisione, sarete un solo corpo, un solo sangue, un cuore solo con me. Abbiate fiducia in Dio. Egli non delude”.


PREGHIERA DI COMUNIONE


COMUNIONE


PREGHIERE SPONTANEE



P.Sorelle e fratelli, eccoci… entriamo nel viaggio della nostra settimana. Amiamo le vie del mondo. Lì c’è l’appuntamento con Dio, con le persone, con la vita.

T.“Felici, o Dio, quelli che hanno in Te la loro forza: hanno le Tue vie nel loro cuore. Se anche passano in una valle deserta, la rendono un giardino” (Salmo 84).

Comunità Cristiana di Base di Pinerolo via Città di Gap
(canone parzialmente tratto da “Preghiere eucaristiche”, vol.2, p.152-154)

da Tempi di Fraternità di ottobre 2026

HANNO SCRITTO

a cura di Giorgio Bianchi

 

Thich Nhat Hanh (1926-2022) è stato una delle figure più importanti della spiritualità mondiale. Monaco buddhista vietnamita della tradizione Zen, fu poeta, studioso e attivista per la pace.

Nei primi anni Settanta fu docente e ricercatore in Buddhismo presso l’Università della Sorbona a Parigi. Nel 1982 fondò Plum Village, comunità di monaci e laici uomini e donne nei pressi di Bordeaux, nella quale visse e insegnò l'arte di vivere in consapevolezza.

Sotto la guida spirituale di Thich Nhat Hanh, Plum Village è diventato quello che oggi è il più grande e il più attivo monastero buddhista in Occidente, con oltre duecento monaci residenti e fino a diecimila visitatori all'anno che vi arrivano da tutto il mondo per imparare "l’arte di vivere in consapevolezza".

Ha scritto numerosi libri sull'importanza della consapevolezza e della pace interiore.

 

Riportiamo brani tratti da alcune sue pubblicazioni

 

Spegni il fuoco della rabbia - Oscar Mondadori

 

Molti di noi hanno ancora dentro di sé un bambino ferito. Le nostre ferite possono venirci dai nostri genitori a loro volta feriti da bambini. Per questo dobbiamo tornare al bambino ferito che è dentro di noi per aiutarlo a guarire (ivi pag. 35).

Questo non significa che tu debba nascondere la tua collera: devi far sapere all'altro che sei arrabbiato e che stai male! Questo è molto importante. Se tieni all'altra persona, devi confessare di essere in collera e di sentirti a disagio. Diglielo con calma. Nel vero amore non c'è orgoglio (ivi pag. 44).

Un bravo praticante non è una persona che non ha più in sé alcuna rabbia, alcuna sofferenza: questo è impossibile. Un buon praticante è una persona che sa prendersi cura della propria rabbia non appena sorge (ivi pag. 136).

Ogni volta che si manifesta un’abitudine, occorre che la riconosciamo e che la chiamiamo col suo nome. Respiriamo in consapevolezza e diciamo: " Ciao gelosia! Ciao paura! Ciao irritazione! Ciao rabbia! Sono qui per te. Mi prenderò cura di te e ti abbraccerò con la consapevolezza" (ivi pag. 138).

 

Toccare la Pace - Ubaldini Editore

 

Quando osserviamo le cose o ascoltiamo gli altri, spesso non vediamo chiaramente, non ascoltiamo veramente. Non vediamo e udiamo che le nostre proiezioni, i nostri pregiudizi, perciò non siamo in grado di ricevere la verità (ivi pag. 20).

La parola amorevole è un importante aspetto della pratica. Ogni volta che l'altro fa qualcosa di buono, dovremmo congratularci e dimostrare apertamente la nostra approvazione. Questo e particolarmente vero per quanto riguarda i bambini. Dobbiamo rafforzare la loro autostima (ivi pag. 47).

La meditazione dell'abbraccio è una miscela di Oriente e Occidente. Secondo la pratica dovete veramente abbracciare la persona che state abbracciando. Dovete renderla reale tra le vostre braccia. Non fatelo solo per salvare le apparenze dandole una pacca sulla spalla per far finta di essere presenti... quando amate qualcuno, volete che sia felice. Se non è felice, neanche voi potete essere felici. La felicità non è una questione individuale (ivi pag. 51).


Comunità Cristiana di Base di Piossasco

CANONE DELL’EUCARESTIA DEL 18 OTTOBRE 2026


G. Ti lodiamo, o Dio!

Stamattina ci incontriamo per benedirTi e per mettere nel nostro cuore parole di fiducia in Te e di speranza.

La lettura del libro di Giobbe ci sta interrogando molto sul significato del dolore, dell’amicizia e della relazione con Te.

Sostienici, accompagnaci, perché a volte il cammino che ci ha indicato Gesù di Nazareth è difficile da percorrere.

E ora leggiamo una strofa a turno di questa preghiera scritta da Jach Riemer, rabbino americano.


 Vivere, non solo sperare

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
perché cessi la guerra:
infatti sappiamo che
Tu hai fatto il mondo
in modo tale che l’uomo
deve trovare la strada della pace
in se stesso e con il suo vicino.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
perché cessi la fame:
infatti Tu ci hai dato
risorse abbondanti,
sufficienti a nutrire il mondo intero,
a condizione di usarle con saggezza.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di sradicare l’ingiustizia:
infatti Tu ci hai dato occhi
capaci di vedere il bene
presente in ogni creatura,
a condizione di usarli con saggezza.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di far scomparire la disperazione:
poiché Tu ci hai dato il potere
di trasformare i tuguri
e di seminare la speranza,
a condizione di usarlo con saggezza.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di far cessare le malattie:
poiché Tu ci hai dato un’intelligenza
capace di trovare cure e medicamenti,
a condizione di usarla con saggezza.

Per questo, oh Dio, ti preghiamo
piuttosto di darci forza,
determinazione e coraggio
di agire e non solo di pregare,
e soprattutto di vivere
e non soltanto di sperare.

G: Ora ascoltiamo il commento di Mara


Giobbe capitoli 3 - 11 


Nella parte del libro di Giobbe, relativa ai capitoli che vanno dal 3 all’11, vi sono molti spunti di riflessione. Ho cercato di trarre dei fili tematici, col supporto del testo ‘Giobbe’ di Alonso Schokel e Sicre Diaz, ed. Borla.  

Giobbe è il libro della sofferenza ingiustamente patita, del rapporto con Dio, della solitudine e della risalita dall’abisso del dolore e della perdita.  Il libro esplora a volte direttamente o indirettamente questi punti in modo dinamico, introducendo personaggi che interloquiscono con il protagonista. Ci aspetteremmo un Giobbe ripiegato su se stesso ad accogliere la consolazione degli amici, che non osa prendersela con Dio, invece non è così. Egli non accetta fin dal principio di aver commesso peccato davanti a Dio e del male subito chiede ragione a Lui. I suoi amici, tutti e tre Elifaz, Bildad, Sofar si rifanno alla dottrina della retribuzione e ne restano prigionieri.  Il primo, Elifaz si rifà ad un sapere arcano ( cap.11, 12 - 21), Bildad si appella al sapere degli antichi ( cap.8, 8 - 10), Sofar si appella al sapere supremo di Dio, ne parla come di un sapere occulto, come se lo conoscesse. Nel dare priorità alla dottrina ( il principio, la teoria, spiegano i fatti e l’esperienza), perdono il contatto con l’amico, sono disposti anche a giocarselo pur di dimostrare di avere ragione e non si rendono conto della contraddizione: i fatti sono lì davanti a loro, Giobbe si è sempre comportato bene eppure è punito, come accadde ad Abele. Quale principio può sostenere questa situazione? La conseguenza che ne traggono i tre amici è che Giobbe o i suoi figli devono necessariamente aver peccato. Nella scena che si svolge davanti ai nostri occhi, quasi come su un palcoscenico, l’Autore sembra accusare anche noi lettori, che pensiamo di risolvere i grandi problemi dell’esistenza umana con risposte razionali, semplicistiche, e teorie coerenti.. Giobbe invece vuole confondere la sapienza dei sapienti con la forza del suo dolore. Sarà Dio in persona a dargli ragione e a confutare i ragionamenti dei tre amici. Dopo lo sfogo iniziale, in cui invoca la morte quale inizio del riposo, vede la collera di Dio ( altro non può essere) di fronte alla sproporzione delle sue disgrazie e dubita della giustizia divina. Davanti a Dio Giobbe non coglie più i tratti di Lui, non può stare senza di Lui ma non ne sente il contatto (‘ mi passa accanto e non lo vedo’ come per Mose’ in Es. 33, 23.). Schokel e Diaz sottolineano che il dolore ha intensificato la coscienza di Giobbe, guadagnandone in profondità. Di conseguenza il suo atteggiamento cambia e passa in stati d’animo differenti. Dalla veemenza delle sue parole (cap.7, 20  ‘che cosa ti ho fatto?’), Giobbe chiede la consolazione della morte, come nel salmo 88, ai vv. 1, 6 e 17 , passando poi alla richiesta di un processo (Gb, 6, 22 -30) ‘ in cosa ho sbagliato?’.  Al cap. 7 Giobbe non pensa più alla consolazione che può dargli la morte ma ai piccoli piaceri della vita: al godimento dell’opera compiuta, al riposo meritato, al salario onesto.. Si accontenterebbe di questo (vedi Qohelet, 2, 22) ma poiché non ha neppure queste piccole gioie, Giobbe decide di parlare a Dio. Si apre un varco nella sua disperazione, l’autore del libro ai versi del cap.7,17 e 18 ci mostra il lato anticonformista del protagonista : che cos’è l’uomo per onorare Dio con la sua sofferenza? Per combattere con Dio e attirare la sua attenzione?. 

 Giobbe al momento è disposto a dichiararsi colpevole purché Dio lo lasci stare, più tardi si batterà strenuamente perché venga riconosciuta la sua innocenza. Va prendendo piede in Giobbe l’idea, pericolosa, di un processo con Dio. Egli tutto può ed ha sempre ragione ma Giobbe non rinuncia a confrontarsi con Lui. L’argomentazione usata (cap. 10) con termini anche giuridici è che Dio non può distruggere le meraviglie cosmiche ed umane che ha creato, non può negare le promesse fatte all’uomo e al suo popolo. Giobbe vince allora la paura e parla (‘ se non hai compassione di me, abbi almeno compassione di quanto tu hai fatto’). All’origine della gestazione, in quel tempo misterioso Giobbe ha incontrato Dio, che ora gli è ostile e dal quale si sente enormemente lontano.. La parola in varie forme e modulazioni, è la forza di Giobbe che la usa fino in fondo ( nessuno può mettergli la museruola !) Dio stesso l’apprezzerà nella risposta finale.  Nel capitolo 11 Elifaz, Bildad e Giobbe si ritroveranno nel tema centrale della speranza, che si poggia sulla promessa di Dio, non sulla dottrina. 


Possibili temi da approfondire: cosa ci aspettiamo dagli amici quando nella sofferenza chiediamo il loro aiuto? Come si sta davanti a Dio quando ci sentiamo ingiustamente colpiti dal male? qual è la soglia del dolore per ognuno di noi? Come se ne può uscire? da quale fonte può venirci un aiuto?

Interventi comunitari

G: Giobbe grida a Dio, ma non è il solo…

Leggiamo una strofa ciascuno/a del 

SALMO 130:De profundis

 
Dal profondo a te grido, o Signore; 2 Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. 

3Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere? 

4 Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore. 5 Io spero nel Signore,

l’anima mia spera nella sua parola.

6 L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora. 7 Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
8 Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.


SALMO 28

 

CONTRO I NEMICI, IL SIGNORE È FORZA E SCUDO

1 Di Davide.

A te grido, Signore, mia roccia,
con me non tacere:
se tu non mi parli,
sono come chi scende nella fossa.

 Ascolta la voce della mia supplica,
quando a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio.

 Non trascinarmi via con malvagi e malfattori,
che parlano di pace al loro prossimo,
ma hanno la malizia nel cuore.

 Ripagali secondo il loro agire,
secondo la malvagità delle loro azioni;
secondo le opere delle loro mani,
rendi loro quanto meritano.

 Non hanno compreso l'agire del Signore
e l'opera delle sue mani:
egli li demolirà, senza più riedificarli.

 Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.

 Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie.

 Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.

 Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre.


PREGHIERA EUCARISTICA

Eccoci, o Dio, dopo aver cercato tra le parole umane della Bibbia, il Tuo messaggio, ora desideriamo celebrare la Tua lode e condividere il pane nel ricordo di Gesù.

 Aiutaci, o Dio, a donare quel poco che è nelle nostre possibilità,

non di più, non di meno.

Tu sai come siamo fatti e per questo sostienici:

Siamo fragili, ma Tu ci hai donato un cuore che è in grado di saper vedere quando lo mettiamo in movimento.

Grazie, o Dio, quando i nostri cuori aprono e intrecciano le nostre mani!


G. Per ricordarci di questo, spezziamo insieme il pane, in memoria dei gesti, delle scelte e della strada che ci ha indicato Gesù che, durante il viaggio della sua vita, ha sempre vissuto fidandosi e affidandosi a Te. 

In quella cena Gesù prese nelle sue mani il pane della mensa e, dopo avere alzato gli occhi al cielo per benedire il Tuo Santo nome, lo divise dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo pane che spezziamo e mangiamo, sotto lo sguardo di Dio, è il segno della mia vita, riassume il significato della mia esistenza. Se ogni giorno voi condividerete i doni che vi ha fatto, davvero farete corpo con me, sarete il mio corpo, la mia vita nel mondo.”


G. PREGHIERA DI CONDIVISIONE


PADRE NOSTRO


PREGHIERE SPONTANEE


Una storiella finale…


Rabbi Levi, figlio di 'Hama, diceva:

«Giobbe visse al tempo di Mosè».

Rava diceva:

«É vissuto al tempo dei dodici esploratori»,

Rabbi Yohanan e Rabbi Eliezer dicevano:

«Giobbe era fra coloro

che tornarono dall'esilio

di Babilonia,

e aveva un cenacolo

di studi a Tiberiade».

Rabbi Elezer diceva:

«Giobbe ha vissuto al tempo dei Giudici».

Rabbi Yoshua figlio di Koreha diceva:

«Viveva al tempo di Assuero.

Rabbi Nathan diceva:

«Al tempo della regina di Saba»,

Un rabbino sedeva di fronte a rabbi Shemuel

figlio di Nahmani e diceva:

«Giobbe non è mai esistito,

e non è mai stato creato.

È solo una parabola»

(Talmud Babilonese, trattato Bara Bathra 15, q-b,passim)


     Mara e M.Grazia B.


Domani, 10 ottobre 2026

CHI VA IN GERMANIA RICORDA CON MALINCONIA I BEI TEMPI ANDATI

Nuvole nere sulla Buchmesse: la fiera di Francoforte è un gruppo di ascolto

Si compra sempre meno, e pur non avendo studiato economia so che la diretta conseguenza è che si fa molta fatica a vendere. Chi prende parte alla fashion week dei libri da molto tempo ricorda con malinconia i bei tempi andati. Pure io, che ho partecipato alla mia prima Buchmesse nel 2018, ho la sensazione di trovarmi sul Titanic una quarantina di minuti dopo l’impatto con l’iceberg e l’umore è basso perché non ho nemmeno perso la verginità con Leonardo Di Caprio in una carrozza.

Giulia Pilotti

 

Una volta qui era tutta campagna e alla Buchmesse succedevano delle cose. Sono appena tornata dalla fiera di Francoforte, l’appuntamento più importante dell’anno per chi fa il mio lavoro – che è l’agente letterario, nonostante su questo giornale sotto al mio nome ci sia sempre stato scritto “editor” per ragioni di spazio e le mie idiozie settimanali possano aver convinto qualcuno che le mie ambizioni vadano piuttosto nella direzione della clownerie – e mi sembra una buona occasione per provare a fare il punto sullo stato dell’editoria mondiale o almeno sulla ridottissima fetta a cui ho accesso io (…).

Domani, 11 ottobre 2026

LETTERE • lettori@editorialedomani.it

La cultura non va più di moda

Giuseppe Mazzoccoli

Ho letto con attenzione l’intervista a Silvia Bencivelli, che conoscevo seguendo il programma, e condivido appieno le sue risposte. La chiusura di Rai Scuola, l'unico programma che riuscivo a vedere in Tv, mi spiace molto. D’altronde non mi stupisce visto come le cose stanno andando nel mondo intero. La cultura non va più “di moda” d’altronde, non attrae più. Per rendersene conto basta fare zapping sui programmi Tv e se si è solo un po' più attrezzati di cervello non ci vuole molto per capire cosa fa share. Ma è sufficiente ascoltare alcuni dibattiti e alcuni personaggi del mondo politico che parlano a vanvera e che comunque dimostrano di non "conoscere”, quello che una volta si additava come discorsi da bar ma che tuttavia non sono più circoscritti al solo bar (come ebbe da osservare molto bene Umberto Eco).

Tutto attorno si muove per indurci a essere di basso livello, i social network tentano di darti una visione delle cose completamente minoritaria e priva di approfondimenti adeguati, il linguaggio stesso è stato modificato per amplificare la stupidità umana. Una battaglia contro la stupidità è una battaglia persa in partenza, ebbe a scrivere un commentatore. Da tempo sono scoraggiato da come stanno andando le cose e tuttavia non riusciranno mai a privarmi delle mie “curiosità” sulle cose della vita (…)

 

Quelle coscienze sopite degli italiani

Calogero Barranco

In Francia e in Spagna le questioni che hanno al centro la scuola e la casa hanno mobilitato migliaia di persone, scese in strada a protestare per questi due diritti fondamentali del cittadino. In Italia arriva l’eco di queste proteste, ma non sembra al momento suscitare spirito emulativo. Ci sono anche altre questioni che nel nostro paese dovrebbero portare a reazioni e proteste: la sanità e le tasse. Per la prima assistiamo da anni al progressivo deterioramento dell’offerta, basti pensare alle liste d’attesa infinite nel servizio pubblico. Per le tasse resta l’enorme problema dell’evasione fiscale e la profonda ingiustizia che vede pochi dipendenti e pensionati pagare per tutti. Queste due enormi questioni, oltre a quelle che hanno mobilitato francesi e spagnoli, dovrebbero svegliare le coscienze e smuovere gli italiani. Invece un profondo torpore sembra caratterizzare tutti noi e spingerci alla rassegnazione, alla rinuncia e alla fuga.