da ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale del 08/09/2026
L’ULTRADESTRA PESA IN EUROPA
di Ispi Daily Focus
La vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt apre una stagione di incertezza che va oltre la Germania e punta dritta alle elezioni in diversi paesi europei nel 2027.
La vittoria del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (Afd) in Sassonia-Anhalt non è rilevante solo per la Germania. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, già profondamente impopolare, e che aveva promesso di arginare la popolarità del partito guidato a livello nazionale da Alice Weidel, ha ammesso “la sconfitta elettorale più pesante per la Cdu da anni, anzi decenni”. I cristiano-democratici hanno perso più della metà dei voti rispetto all'ultima tornata in Sassonia-Anhalt, complice un’affluenza record all'80% che ha visto la mobilitazione in massa degli astensionisti. Ma il voto di domenica pesa su un tavolo più grande di quello di Magdeburgo, capoluogo del Land. Indebolisce Berlino proprio mentre Bruxelles prova a tenere compatto il fronte comune contro l’aggressione russa in Ucraina, i dazi di Donald Trump e la concorrenza cinese. E soprattutto conferma una tendenza che l’Unione europea osserva da tempo con inquietudine: la crescita delle destre radicali non è un fenomeno isolato, ma una costante diffusa sulla scena politica europea, destinata a incidere sui prossimi appuntamenti elettorali, da Francia e Italia fino a Spagna e Polonia.
Il paradosso europeista
Il dato che meglio misura questo spostamento arriva proprio da Strasburgo. I tre gruppi di estrema destra al Parlamento europeo – Patrioti per l'Europa, il Partito dei conservatori e dei riformisti europei, Europa delle nazioni sovrane – rappresentano oggi insieme quasi un quarto dei deputati: una quota mai raggiunta prima da forze apertamente di destra. Raramente votano in blocco, e il “cordone sanitario” in vigore nelle istituzioni Ue li tiene fuori dalle cariche di vertice. Ma la loro capacità di condizionare l’agenda su temi come migrazione, aiuti all'Ucraina e Green deal è già visibile: lo dimostra l'accordo tra popolari e destre sulla stretta sui rimpatri approvata di recente al Parlamento europeo. Non stupisce quindi che il voto tedesco sia stato letto in modi opposti a seconda della sponda politica. Il leader di Vox, partito nazionalista spagnolo, Santiago Abascal, lo ha salutato come “una grande speranza per la Germania e per l'Europa”, mentre il ministro francese per gli Affari europei Benjamin Haddad ha parlato di "un momento critico" per l'Unione. Il paradosso è che i sondaggi raccontano tutt'altro: l’ultima rilevazione di Eurobarometro mostra che il 75% degli europei considera l'Ue un'area di stabilità in un mondo turbolento, e se tre cittadini su quattro sostengono il proseguimento degli aiuti a Kyiv, otto su dieci guardano con favore all'idea di una difesa comune. Eppure una parte di chi condivide questi obiettivi vota anche per l'estrema destra – segno che la frustrazione legata a politiche migratorie e costo della vita pesa alle urne più del consenso verso il progetto europeo.
2027, cartina di tornasole?
A prescindere dallo slogan – che sia “Prima la Germania” o “La Francia ai francesi” – la preoccupazione è la stessa. L’ascesa dei partiti nazionalisti rischia di logorare la coesione europea proprio nel momento in cui gli eventi esterni la richiedono più che mai. Le forze euroscettiche, per loro natura, tendono a indebolire un'Unione che, per contrastare le pressioni commerciali di Trump o per proteggere le proprie imprese dal dumping cinese, non ha altra scelta se non quella di restare unita. In quest’ottica, le elezioni del 2027 saranno la cartina di tornasole. Se i voti in Spagna, Italia e Polonia saranno seguitissimi, è la Francia il vero fulcro dell'attenzione. Marine Le Pen, candidata dell'ultradestra del Rassemblement national, viaggia da settimane oltre il 33% delle intenzioni di voto per il primo turno e in tutte le simulazioni di ballottaggio risulta vincente. È una posizione più solida di quella con cui si è presentata a ciascuna delle sue precedenti tre candidature all'Eliseo, nonostante la condanna in appello per appropriazione indebita di fondi europei. La sola prospettiva di una sua vittoria basta a far tremare i vertici di Bruxelles. Per diversi analisti, un governo di estrema destra a Parigi, paese fondatore e al centro dell’architrave comunitario, destabilizzerebbe l'Ue come nessun'altra elezione nazionale.
Chi scommette su un’Europa debole
Non è un caso che l'ascesa delle destre estreme sia osservata con interesse ben oltre i confini europei. Già nel febbraio del 2025, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il vicepresidente americano JD Vance aveva rifiutato l'incontro con l'allora cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz per intrattenersi invece con Weidel: un gesto tutt'altro che simbolico, essendo arrivato pochi giorni prima delle elezioni federali tedesche. Diciotto mesi dopo, quella scommessa sembra aver pagato. Domenica Donald Trump ha rilanciato gli exit poll della Sassonia-Anhalt sulla sua piattaforma social Truth poche ore dopo la chiusura dei seggi, mentre Elon Musk è stato tra i primi a congratularsi con l'AfD. Da Mosca i toni sono stati se possibile ancora più espliciti. Kirill Dmitriev, inviato del presidente Putin per la cooperazione economica con la Germania, ha definito il risultato dell'AfD “storico” e ha accostato la posizione di Merz a quella dell'ex premier britannico Keir Starmer, costretto alle dimissioni quest’estate. Non è un parallelo casuale: Berlino e Londra restano tra i principali donatori europei di Kyiv. L'AfD, al contrario, è esplicitamente favorevole a un ripristino delle relazioni con Mosca. Il partito si trova così a un crocevia, tra la sponda trumpista e l'influenza, sempre più visibile, che la Russia esercita su alcune forze politiche interne. Una sfida non banale e che rivela una convergenza di interessi impensata: un'Europa indebolita e divisa fa comodo tanto a Mosca quanto a Washington.