venerdì 19 aprile 2019

Vergognati Conte per la Libia

Conte è solo un'immaginetta per coprire con parole falsamente rassicuranti i misfatti di Di Maio e Salvini.
Due mesi fa, rientrando dalla Libia, riferiva tutti i suoi successi nel dialogo tra le parti. Spettacolo televisivo. In Libia l'Italia ha fallito, esattamente come l'Europa.
F.  B.
IL NUOVO CONFLITTO SARÀ RADICALE

Il bipolarismo prossimo venturo , se mai lo vedremo, avrà ben poco di quello che avevamo conosciuto al tramonto dell'altro secolo. I suoi nostalgici dovranno rassegnarsi: i conflitti che si vanno già oggi preparando avranno luogo lungo faglie e punti di rottura ben poco eredi del duello destra-sinistra, o, come divenne moda al tempo della "crisi delle ideologie", centro-destra e centro-sinistra. Per un verso, il conflitto si radicalizzerà; quella rincorsa al centro "moderato" che aveva caratterizzato la competizione passata (e che si esprimeva appunto nella formula centro-destra versus centro-sinistra) perderà di valore proprio nella misura in cui viene meno il suo referente sociale. Per l'altro, assisteremo a innumeri trasversalità e passaggi tra i due schieramenti, ciò che li renderà però ancora più inimici, poiché spesso costretti a competere sullo stesso terreno e intorno ai medesimi temi. Dalla rincorsa verso il centro, si passerà alla radicalizzazione delle proposte e promesse. Decenni di crescenti disuguaglianze e di impoverimento relativo di vastissimi settori del ceto medio (in particolare dei lavoratori dipendenti pubblici e privati a reddito fisso) hanno ormai messo fuori gioco ogni politica liberista neo-conservatrice e in enorme difficoltà ogni riproposizione di politiche liberali-socialdemocratiche. La concorrenza su chi sia in grado di rilanciare più efficacemente politiche di Welfare caratterizzerà il nuovo terreno di scontro - e qui le più confuse "sinergie" saranno all'ordine del giorno. Ciò non significa affatto che i confini debbano evaporare, ma soltanto che essi saranno tracciati lungo linee del tutto diverse rispetto alla geografia di un tempo. Non sarà più "uguaglianza" versus meno tasse-libero mercato-stabilità.
La nuova destra sarà destra sociale. Sacrificherà ancora qualche agnellino sull'altare delle flat-tax , ma sempre più pro forma, fino alla scomparsa di antichi e ormai scomodissimi alleati. Incalzerà la sinistra sul suo terreno. Quest'ultima sarà chiamata a una sfida ardua almeno su due fronti: mostrare concretamente per quali ragioni non regga il programma sociale della destra e in quale contesto complessivo esso si collochi, quale drammatica prospettiva esso apra. Sul primo fronte, ritorna decisivo il tema dell'Europa. È matematicamente impossibile attuare oggi una politica di sviluppo, che significa innovazione, ricerca, formazione, infrastrutturazione materiale e immateriale a lunghissimo raggio, su una scala semplicemente locale.
Piccolo potrà anche essere bello, ma soltanto se si unisce, se dà vita a potenti federazioni. La dimensione europea è necessaria per ogni politica di Welfare. Qui la prima, grande faglia: tra congenito nazionalismo della destra europea e la lotta politica per una nuova Europa. Secondo fronte: la domanda di sicurezza che nasce irresistibile nei periodi di crisi, nei momenti in cui un Ordine geo-politico, sociale, culturale, viene meno e il nuovo neppure appare presagibile, verrà sempre dalla destra cavalcato e gestito in termini identitari, che comportano affrontare il terreno chiave dell'iniziativa politica, le relazioni internazionali, secondo una logica amico-nemico. Oggi che i grandi Imperi navigano in evidente rotta di collisione, oggi che più che mai vi sarebbe bisogno di federatori, di soggetti e luoghi in cui interessi e prospettive di quegli stessi Imperi potessero reciprocamente "tradursi", le destre sociali nazionaliste, sbandierando crociate anti-plutocratiche e inneggiando a indivisibili sovranità, si apprestano a trasformarsi in provincie suddite dell'Ordine a venire, qualsiasi esso sia. Storia italiana da secoli a questa parte, dalla calata dei "barbari" a fine '400? Può darsi, ma non certo provvidenziale. E i suoi effetti sono anch'essi del tutto calcolabili: centralizzazione del potere nell'esecutivo e eclissi totale del ruolo del Parlamento, dichiarazione di emergenza perenne cui far corrispondere arrogante quanto incompetente decisionismo. A tale deriva non ci si oppone con antifascismi di maniera, ma con strategie di riforma istituzionale, con un'idea di Europa non utopistica, non vuoto dover-essere, ma federazione di Stati che in essa convergono nella consapevolezza che soltanto così possono concretamente difendere la propria stessa sovranità. Federazione che ha una voce nella grande politica internazionale, la voce di uno ius gentium tutto da rifondare, di un diritto internazionale che sia sistema di vincolanti norme e non ripetizione di meri principi. Soltanto dall'Europa, dal suo pensiero critico, dalla tradizione democratica radicale europea questa voce può levarsi ed esprimere la propria inconciliabile differenza con la destra che avanza. La scelta intorno a queste idee determinerà la natura dei nuovi assetti bipolari.
Massimo Cacciari

(L'Espresso 7 aprile)
[la Repubblica 26 marzo]

MIRACOLO AD HAITI

Il loro incontro non è stato dei più semplici. Lui, Enrico Cassano, direttore della radiologia senologica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, pronto a sconfiggere il cancro al seno fra le donne di Haiti. Lei, Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava, preoccupata di non poter mantenere una simile promessa: «Da 20 anni l'associazione punta a migliorare la vita dei bambini e delle famiglie più povere. Che ripongono fiducia in ciò che facciamo. Haiti è un paese del quarto mondo, dove c'è bisogno di tutto. E mi sono resa conto di quanto fosse difficile sostenere economicamente la nascita di un reparto di senologia oncologica laggiù». Quello che Rava non aveva considerato era la solidarietà. I primi fondi per creare un reparto ospedaliero per l'individuazione e la cura del tumore al seno sono arrivati proprio da una quindicina di pazienti ed ex pazienti italiane del Professor Cassano. «Il cancro alla mammella è la seconda causa di mortalità femminile nel paese. È stato straziante ascoltare i racconti di padre Rick Frechette, direttore dei progetti dell'associazione Nostros Pequenos Hermanos e dell'ospedale Saint Luc, di donne ormai spacciate e devastate dal tumore», aggiunge Maria Vittoria. «L'aiuto italiano ha permesso di realizzare un miracolo». Grazie al comitato Women for Haiti è stato possibile creare, nell'ospedale Saint Luc, il primo centro per la diagnosi e la cura del cancro. «È stato acquistato un ecografo ed è sorto un ambulatorio con un medico, un radiologo e due infermieri addestrati da Cassano. È stato realizzato un depliant in creolo, lingua locale, e sono stati assunti due health promoter, che diffondono la cultura della prevenzione attraverso l'autopalpazione nelle parrocchie, nei mercati, nelle aziende, nei villaggi». In un anno e mezzo sono state compiute cinque missioni per formare i sanitari, effettuati oltre 2mila screening, individuate 119 masse sospette, 41 trattate chirurgicamente e 37 con la chemioterapia.
Il comitato Women for Haiti oggi è formato da centinaia di persone che finanziano il progetto: «Vorremmo continuare a sostenere la formazione e fornire all'ambulatorio una macchina per la mammografia e un impianto per la radioterapia». Il progetto ha incontrato anche il sostegno del brand di moda Twinset, che ha ideato la borsa Mon Coeur a favore della fondazione Francesca Rava. La borsa ha un particolare pendente a forma di cuore con la scritta Women for Haiti: "È un oggetto che le donne portano sempre con sé e questo le rende le migliori ambasciatrici».
L'intero ricavato servirà a sostenere l'espansione del centro di cura di Haiti.
Gloria Riva

(D la Repubblica 6 marzo)

giovedì 18 aprile 2019

IL SEGRETO

"Il segreto dell'esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive".
Fedor Dostoevskij

VEGLIA PASQUALE: SABATO 20 APRILE

 Sabato 20 aprile alle ore 21 celebriamo la veglia pasquale con eucarestia in Via Città di Gap,13 nella sede della comunità cristiana di base di Pinerolo.

CARO PROFETA, NON DESISTERE

"Figlio dell'uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l'un l'altro: "Andiamo a sentire qual è la Parola che viene dal Signore". Vengono da te in molti, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano  le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro la al guadagno. 
Ecco, tu sei per loro come una canzone d'amore: bella è la voce e piacevole l'accompagnamento musicale. Essi ascoltano le rue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando ciò avverrà, ed ecco avviene, sapranno che c'è un profeta in mezzo a loro". (Ezechiele 33,30-33).

BRAVI QUESTI TEOLOGI TEDESCHI

La loro risposta al papa emerito non si è fatta attendere. 
Pur partendo dal riconoscimento che Ratzinger  intenda dare un aiuto alla chiesa cattolica, definiscono le parole del papa una "accusa infamante" e le sue analisi "basate su una serie di falsi punti di vista".
E vanno pesante: Ratzinger ignora e non considera gli studi delle scienze umane e sociali e la forma di teologia è estranea al mondo. Manca di un "adeguato tenore intellettuale". Insomma questo documento, che letto integralmente, non è solo una bocciatura  di tutto il pensiero "morale " di Ratzinger. Fa vedere come Ratzinger  non abbia mai messo piede fuori dal Medioevo.
Franco Barbero
Gesù: la preghiera e il corpo
"«E al mattino, quando era ancora buio si alzò e andò in un luogo deserto, là pregava» (Mc 1,35). Nulla ci è detto della preghiera uscita quella mattina dalla bocca di Gesù. Sappiamo solo che era una tefillah jachid, non una preghiera liturgica. Non conosciamo nulla del suo contenuto, ma, dalla tradizione biblica apprendiamo che questo tipo di preghiera è caratterizzata innanzitutto dal grido, dall'invocazione, dal lamento. La radice ebraica e biblica per pregare (pll) non indica mai l'«ufficiale» intercessione sacerdotale, tende piuttosto a esprimere una preghiera di invocazione e di lamento individuale (cfr. ad es. 1Sam 1,10-27; 2 Re 19,15-20; 20,2; 2Cr 32,24; 33,12; Gio 2,2; 4,2; Sal 5,3; 32,6) o collettiva (cfr. ad es. 1Re 8,32-44; Is 16,l2; Dn 9,4). Anzi nei salmi la preghiera (tefillah) si presenta addirittura come il «termine tecnico» per indicare il genere letterario del lamento individuale (Sal 17,1; 86,1; 102,1; 144,1; cfr. Ab 3,1): «Le mie parole ascolta, o Signore, comprendi il mio gemito. Sii attento alla voce del mio grido, o Signore. Al mattino ascolta la mia voce» (Sal 5,2-3). «Preghiera (tefillah) di un afflitto che è stanco e sfoga il suo lamento davanti a Dio» (Sal 102,1) La preghiera è solitaria, non silenziosa. Nel mondo biblico anche la supplica individuale è formulata ad alta voce; tant'è che una preghiera sussurrata come quella di Anna nel santuario è considerata una vera e propria stranezza (1Sam 1,13). La voce, il grido, l'invocazione, i gesti sono le forme di una preghiera che passa attraverso il corpo. Il corpo è quanto ci consente di entrare in contatto con gli altri. Nessuno di noi può entrare in relazione con chi c'è accanto senza passare attraverso la fisicità del corpo, della voce, dello sguardo, dell'abbraccio. Nella preghiera solitaria non si abdica alla fisicità del corpo, la preghiera infatti è posta tutta all'insegna della relazione, dell'incontro. Si è soli, ma si compiono gesti e si innalzano voce e grida per entrare in rapporto con l'Altro che, pur presentandosi anche come distante, è pure colui che si vuole incontrare, e incontrare anche attraverso il proprio corpo, anzi attraverso quel corpo che per le spine della carne in esso infisse, diviene non di rado luogo di abbandono e di prostrazione."

Piero Stefani, La Parola e il commento, Giuntina, Firenze 1993.
Il libro contiene 12 letture bibliche.
[Il Manifesto]

CANTIERI
Il governo prepara lo «sblocca porcate»


Più che sblocca-cantieri è uno «sblocca porcate». Il decreto del governo punta a favorire i subappalti, a ridurre i controlli e le prescrizioni e a favorire gli affidamenti diretti senza bandi di gara.
L'ultima versione del testo – ancora non definitivo – prevede che le imprese potranno dare in subappalto fino al 50% dei lavori per cui hanno ottenuto la commessa. Il testo, che potrebbe avere bisogno di un ulteriore passaggio in Consiglio dei ministri prima di essere pubblicato, viene definito uno «sblocca-porcate» dalla Cgil, che punta il dito anche contro un'altra serie di ritocchi sugli appalti. Cambiano anche i poteri dei commissari che rimangono comunque più di uno, secondo le «priorità» che saranno individuate.
LA SOGLIA PER I SUBAPPALTI è ora al 30 per cento ed è stata la Lega a spingere per alzarla senza opposizione dal M5s. Una ulteriore «porcata» riguarda il fatto che in caso di consorzi, i lavori affidati a «propri consorziati» non vadano considerati subappalti.
In più viene alzato da 150mila a 200mila euro il tetto massimo per assegnare gli appalti con procedura negoziata e invito ad almeno tre operatori, secondo la formula introdotta per la prima volta quest'anno con la legge di Bilancio. Un'altra modifica, considerata una «semplificazione positiva» dal governo, è lo «smantellamento» delle griglia e le soglie e conseguente obbligo di inviti per le procedure negoziate di importo superiore a questa soglia. Oltre i 200mila euro il decreto prevede infatti l'obbligo di procedere con gara (procedura aperta), ma con aggiudicazione al massimo ribasso – l'anticamera del taglio di salari e diritti per i lavoratori – e esclusione delle offerte anomale per snellire le procedure. Una norma difesa direttamente dal ministro delegato al tema Danilo Toninelli: «Io penso che sia positivo non solo l'aumento fino al 50%, ma che sia la stazione appaltante che valuta, di volta in volta, le percentuali necessarie da applicare come e per un subappalto».
GLI AFFIDAMENTI DIRETTI rimangono per gli appalti fino a 40mila euro. Fino a 200mila euro si seguirà la procedura negoziata con consultazione di almeno tre operatori. Si cancella la previsione di consultarne 15 per i lavori tra 150mila e 1 milione, mentre si prevede per tutti gli affidamenti tra 200mila e la soglia comunitaria (5.440.000 euro) la procedura aperta (presentazione delle offerte in 35 giorni, in 20 se le amministrazioni pubblicano un «avviso di preinformazione»). Resta l'esclusione automatica delle offerte al ribasso oltre la soglia di anomalia. Sebbene i commissari non potranno più agire in deroga alle norme su tutela ambientale e paesaggistica e dei beni culturali, si prevede però che il silenzio-assenso scatti dopo 60 giorni dalla richiesta di parere, visto o nulla osta, mentre vengono dimezzati i termini per i procedimenti in materia ambientale.
VENGONO DI NUOVO CHIAMATI in causa i tempi che le sovrintendenze impiegano per autorizzare i lavori, in questo caso dei privati. Dopo le rimostranze del ministro Alberto Bonisoli sono stati introdotti del paletti: la risposta deve arrivare in 90 giorni, anziché in 120, ma i tempi si allungano se vengono chiesti chiarimenti, elementi integrativi o accertamenti tecnici.
«L'ULTIMA VERSIONE dello sblocca cantieri che conosciamo non fa ripartire i cantieri e rischia di rendere ancora più facile l'illegalità nella gestione degli appalti. E peggiora i diritti», attacca il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: «C'è un peggioramento inaccettabile sui subappalti e non solo».
Con questo decreto «non c'è alcuno sblocco di cantieri e non si incide sui tempi. Bisogna delegiferare, non aggiungere ulteriori leggi», attacca il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo. «Bisogna far ripartire immediatamente» le opere, così come la crescita del Paese, ha aggiunto Barbagallo, rimarcando che i sindacati sono pronti a «continuare a mobilitarsi», conclude Barbagallo.
I sindacati avevano incontrato Conte il 15 marzo, giorno dello sciopero generale degli edili, proponendo le loro idee in materia ma subito avevano criticato la mancanza di un testo.
Massimo Franchi

(Il Manifesto 3 aprile)
[Il Manifesto 24 marzo]

mercoledì 17 aprile 2019

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO DI PASQUA

RISURREZIONE: DIO IMNNAMORATO DELLA VITA

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti (Giovanni 20, 1-9).

Non siamo noi che risuscitiamo Gesù e lo teniamo in vita con i nostri racconti, i nostri canti, il nostro ricordo, le nostre liturgie, ma è Dio che non ha abbandonato Gesù e gli ha dato una vita nuova. Gesù vive non perché noi crediamo, ma piuttosto noi crediamo perché Dio ha reso vivo quel Gesù sconfitto.

Al centro c'è  Dio, non Gesù

Noi, come discepoli del nazareno, non stiamo compiendo nella Pasqua la commemorazione di un personaggio del passato. Noi ricordiamo l’evento che Dio ha operato nella vita di questo profeta sconfitto e crocifisso.
La nostra lode sale a Dio che è il vero autore della risurrezione. La nostra vita, come quella di Gesù, non è consegnata al vuoto, al nulla, ma è raccolta dalle mani di Dio.
Non siamo in preda al delirio di onnipotenza di chi rifiuta la caducità tipica delle creature, ma siamo sollecitati a riporre la nostra fiducia radicale in Dio.
Solo la fede, solo gli occhi della fede (e non quelli della carne) condussero i discepoli a fidarsi delle parole che il nazareno aveva loro detto. La risurrezione non ha dimostrazioni. I linguaggi biblici delle apparizioni e della tomba vuota sono codici linguistici del tempo, non prove.
La realtà della risurrezione non ha prove empiriche. Come la stessa realtà di Dio, non è dimostrabile. Questo è il nostro cammino: un progressivo affidarci al Dio fedele di cui Gesù si è fidato e di cui ci ha dato testimonianza.
Questo è l’orizzonte da non archiviare mentre, come figli della risurrezione, siamo chiamati/e a vivere da risorti, a porre le opere della speranza e della liberazione umana con tutte le nostre forze.

La riflessione di un grande maestro

Quando si parla di risurrezione, nel messaggio dei Vangeli non si tratta di una azione autonoma di Gesù. E' necessaria una consapevolezza: " Si tratta fondamentalmente di un atto di Dio rispetto a Gesù....Parlando di "risuscitamento" si pone decisamente al centro del discorso l'azione esercitata da Dio su Gesù: è solo per l'intervento vivificante di Dio che la passività mortale di Gesù si trasforma in attività rivivente. Solo in quanto resuscitato da Dio egli è il Risorto. In tutto il Nuovo Testamento la risurrezione  viene costantemente intesa nel senso di un risuscitamento come opera del Padre..... La fede nella risurrezione è una radicalizzazione della fede in Dio: una fede in Dio che non si ferma a metà strada, ma va coerentemente fino in fondo. Una fede in virtù della quale l'uomo, senza prove rigorosamente razionali, ma con una fiducia del tutto ragionevole, vive nella certezza che il Dio dell'inizio è anche il Dio della fine, che il Dio creatore del mondo e dell'uomo, è anche il Dio che li porta a compimento. Noi, morendo, non scompariremo nel nulla. Con la morte entreremo in Dio, che come è origine e proto-sostegno, così è anche proto-fine della nostra esistenza.....Risuscitamento significa reale superamento della morte a opera del Dio Creatore, che il credente ritiene capace anche dell'impresa suprema, anche di una vittoria sulla morte. La fine che è un nuovo inizio!...Essendo l'alfa, Dio è anche l'omega..."
(Hans Kung, Tornare a Gesù, Rizzoli, passim 267-275)


Ho voluto riportare questa limpida documentazione biblica e teologica perché per un cristiano è costantemente fondamentale risalire al messaggio centrale della nostra fede: Dio è innamorato della vita. 

Che cosa significa per noi oggi?

Se la resurrezione è la testimonianza di un Dio "Innamorato della vita" e in aperto contrasto con tutto ciò che la spegne, ciò comporta alcune decisioni da parte nostra. 
Siamo chiamati qui e ora a far fiorire la ,nostra vita e quella altrui , a coltivare relazioni di amore e non di banalità; siamo chiamati a lottare per i diritti delle differenze di genere, di cultura e di religione, a prenderci cura del creato, ad educarci all'accoglienza reciproca. Se io non mi preoccupo dell'ambiente, se non difendo il diritto dei migranti, se accetto i porti chiusi, come Salvini, se uso il mio e altrui corpo come un semplice oggetto di scambio, se non lotto contro le violenze di genere e le violenza contro gli anziani e i bambini, ho cancellato nella mia vita il Dio della resurrezione.
In questa opera umile, perseverante e quotidiana di contrasto alle forze della morte, la fede ci assicura la vicinanza del Dio della resurrezione. Diversamente ce ne stiamo tranquilli e indifferenti tra i partigiani della morte e delle ingiustizie.
Forse anche noi, come dice l'ultimo versetto del brano biblico, non abbiamo ancora compreso appieno il messaggio delle Scritture. Del resto la resurrezione come lotta per la vita  è un cammino a tappe e non siamo ancora innamorati della vita in tutte le sue forme e differenze.
Come Pietro, come l'altro discepolo, come soprattutto Maria di Magdala, se il cuore si accende possiamo allungare un tantino il passo nel tentativo di diventare costruttori di resurrezione…

Franco Barbero





SE HAI UNA PAROLA DA DIRE

"Se hai una parola da dire
quando tuo fratello viene attaccato,
non dire; "Non ho il dono della parola, 
sono troppo timido, ho paura di parlare in pubblico"
i profeti hanno rischiato la pelle.
tu puoi ben rischiare una parola".
Robert Riber

UNA RISPOSTA AUTOREVOLE

I teologi morali tedeschi rispondono al papa emerito.

Dopo che il papa emerito Josef Ratzinger/Benedetto XVI aveva pubblicato alcune «note» su La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali, il Gruppo dei docenti tedeschi di teologia morale (Deutsche Arbeitsgemeinschaft Moraltheologie) ha rilasciato il 15 aprile una Dichiarazione sull’analisi di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI sugli abusi sessuali, intitolata Prigioniero dei propri pregiudizi.

Dichiarazione dei portavoce della Deutsche Arbeitsgemeinschaft Moraltheologie (Gruppo dei docenti tedeschi di teologia morale) sull’analisi di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI sugli abusi sessuali
Il papa emerito Benedetto XVI, card. Joseph Ratzinger, intende dare un aiuto alla Chiesa cattolica, scombussolata dallo scandalo degli abusi sessuali. Per questo, lo scorso 11 aprile ha pubblicato un’analisi sul come, secondo il suo parere, sia potuto accadere che sacerdoti cattolici e membri di ordini religiosi abbiano compiuto delitti sessuali a carico di minori. In questa analisi viene messa sotto accusa anche la teologia morale come disciplina teologica. Secondo lui a partire dagli anni Sessanta si è verificato «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società».
Come portavoce eletti della Deutsche Arbeitsgemeinschaft Moraltheologie (Gruppo dei docenti tedeschi di teologia morale) e di concerto con diversi colleghe e colleghi, prendiamo posizione riguardo a questa accusa diffamante, che denigra la reputazione di membri passati e presenti di essa. Lo facciamo con le seguenti considerazioni.
Secondo il papa emerito, tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso sono andati in frantumi i criteri allora in vigore nella morale sessuale, in modo tale che ne è risultata un’assenza di norme. Una società divenuta così priva di tenore morale avrebbe tollerato anche la pedofilia, così come i costumi sessuali della gioventù, la contraccezione e il comportamento omosessuale. E la teologia morale non avrebbe opposto alcuna resistenza a tutto ciò, perché essa era diventata relativista e non si sarebbe attenuta più ai divieti chiaramente espressi dalla tradizione. Anzi, si sarebbe caduti nell’errore di pensare che l’uomo da solo, cioè senza istruzione divina e senza l’autorità della Chiesa, possa conoscere come comportarsi in maniera umana.
Il tentativo da parte di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI di rendere responsabili degli abusi sessuali le evoluzioni sociali degli anni 1960-1980 e i cammini di rinnovamento nella teologia morale non è per nulla nuovo. Già in passato egli ha presentato la Chiesa come vittima di un mondo ostile. Il fatto che siano stati proprio coloro che rivestono responsabilità nella Chiesa a coprire gli autori di tali delitti, insabbiarne i processi di chiarificazione e trascurare la realtà delle vittime viene però taciuto. Così pure viene taciuto il fatto che proprio un’opinione pubblica moralmente sensibile e i suoi media abbiano dovuto risvegliare la Chiesa dalla sua letargia morale. I responsabili nella Chiesa non erano in grado, di propria iniziativa, di reagire in maniera adeguata e di elaborare soluzioni al problema, come ci viene detto e ripetuto dalle vittime.
L’analisi di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI si basa su una serie di falsi punti di vista e nel suo insieme viene da noi considerata come un contributo malriuscito e inappropriato per la soluzione della crisi, connessa con gli abusi sessuali.
  1. Nelle considerazioni di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI non giocano alcun ruolo le conoscenze e gli studi delle scienze umane e sociali. La sua forma di una teologia estranea al mondo può solo distorcere il fenomeno degli abusi sessuali. Non c’è nessuno sforzo di differenziazione tra diverse forme nei profili di colpevoli. Non tutti i colpevoli sono anche pedofili sotto il profilo medico. L’omosessualità in quanto tale non è in alcun modo causa di abuso.
  2. È del tutto noto che il fenomeno degli abusi sessuali è presente in tutto l’arco della storia della Chiesa. Ed è fuorviante pensare che tale fenomeno non sia stato presente in quegli ambienti cattolici rimasti del tutto estranei da qualsivoglia forma di emancipazione sessuale o di rinnovamento teologico. Il travisamento così antistorico del passato deve risuonare fortemente cinico per le vittime di strutture autoritarie e patriarcali! Nell’immaginario ecclesiologico del papa emerito non trovano alcun posto le strutture di peccato, presenti in ogni epoca anche all’interno della Chiesa.
  3. Il modo di presentare gli sviluppi del rinnovamento teologico-morale non attesta un adeguato tenore intellettuale. La tematica degli abusi viene strumentalizzata da Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, per reiterare una critica già ben nota a una teologia morale, le cui posizioni in campo di etica sessuale egli non condivide. E in questo va detto che non si riscontra in lui una reale disponibilità a una valutazione differenziata e competente. Per esempio: chi mette in discussione sotto il profilo teologico-morale che un atto omosessuale nel contesto di una relazione stabile sia sempre e in ogni caso un peccato grave, non per questo legittima allo stesso tempo la violenza sessuale. Chi, per esempio, sotto il profilo teologico-morale critica il tradizionale rigorismo della condanna di ogni forma di contraccezione, non per questo favoreggia un’assenza di norme. Ma allora Josef Ratzinger/Benedetto XVI non vuole o non può vedere che la stima teologico-morale della dignità e dei diritti di ogni uomo è tutt’altra cosa che libero arbitrio in campo etico?
  4. Dopo la seconda guerra mondiale noi abbiamo a che fare a livello globale con una trasformazione delle convinzioni normative, non con la loro abolizione. Sia la «vecchia» sia la «nuova» etica conoscono obblighi morali incondizionati! Il dibattito riguarda piuttosto la questione di quali azioni e in base a quali ragioni cadano sotto questa categoria. Con la nuova valutazione morale della pena di morte, nel 2018 papa Francesco ha mostrato come è possibile una modifica nella dottrina, quando il criterio della dignità umana viene interpretato in modo nuovo.
  5. Va attribuito più ai recenti cambiamenti nella regolamentazione morale in tema di sessualità e di parità di genere che non ai cosiddetti «valori tradizionali» il fatto che oggi ogni forma di violenza in campo sessuale venga messa al bando dal punto di vista sia morale sia giuridico. Il diritto all’autodeterminazione sessuale non è un’invenzione della Chiesa cattolica. La tradizione, tanto decantata da Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, di regola non ha condannato gli abusi sessuali nella prospettiva delle vittime. Spesso essa era più interessata alla «purezza» sessuale del clero che non all’integrità sessuale dei fanciulli e dei giovani.
  6. Va riconosciuto che Joseph Ratzinger/Benedetto XVI ha sempre avuto a cuore che nella Chiesa cattolica fede e ragione non andassero per vie separate. La sua recente «analisi» minaccia proprio questo nesso, perché si rifiuta di prendere sul serio, senza pregiudizi di sorta, gli sforzi della teologia morale per generare un’etica cristiana della libertà e della responsabilità e le acquisizioni di conoscenze scientifiche in tema di abusi sessuali.

Prof. Dr. Christof Breitsameter, Prof. Dr. Stephan Goertz

Monaco/Mainz, 14 aprile 2019
(da il Regno)