giovedì 6 agosto 2026

PREGHIERE  1 - Madre creatrice  

 

Madre creatrice, rendici consapevoli della nostra fragilità, di essere legate al supporto degli altri e delle altre, aiutaci a liberarci dalle false sicurezze che limitano la nostra crescita e insegnaci che a volte è bello farci trasportare come l'onda dal vento, farci riscaldare come fa la terra con i raggi del sole, farci rischiarare nei momenti bui da una luce esterna, farci coccolare da un abbraccio, come fa la mamma coi suoi figli e insegnaci anche ad essere attente ai bisogni degli altri e delle altre.

Katia Petrelli

 da Il Fatto Quotidiano del 31/07/2026

Francia e Usa guidano Kiev

Polonia: alert razzi “russi”

di Jo Meg Kennedy

Nella notte tra mercoledì e giovedì, le scale delle 46 metropolitane di Kiev sono state attraversate da 56 mila persone scese sottoterra per cercare riparo tra i binari. Fuggivano da quello che lo stesso ministero della Difesa russo ha definito un “attacco massiccio”, condotto con armamenti impiegati simultaneamente e in direzioni distinte. L’aeronautica ucraina ha contato 284 droni di tipo Shahed, inclusi droni esca, e 74 missili tra cui anche 4 Zircon/onyx, 9 Iskander M/S-400/KN-23, 61 Kh-101 Kalibr.

Due dei 61 missili da crociera Kh-101 hanno però deviato dalla rotta, oltrepassando il confine ucraino-polacco attorno alle 3.40 del mattino, violando lo spazio aereo polacco. Il primo è rapidamente rientrato in Ucraina, dove le esplosioni hanno colpito oltre alla capitale (un uomo ucciso e due feriti), Dnipropetrovsk (sei morti e dieci feriti), Kryvyi Rih (una bambina di 6 anni, due ragazzi di 11 e 17 anni e i loro genitori uccisi, con altri due bambini estratti vivi dalle macerie), Leopoli (34 i feriti tra cui tre bambini di 6, 13 e 15 anni) e Poltava (una persona uccisa). Il secondo missile è invece precipitato in un campo a 2 km dal villaggio di Tarnawa-Kolonia, nella provincia di Lublino, lasciando un cratere di circa dieci metri di diametro. A dirlo è stato l’esercito polacco, che, ha aggiunto di aver rilevato almeno una decina di razzi che sorvolavano l’Ucraina identificandoli come potenzialmente pericolosi per lo spazio aereo polacco.

Siamo solidali con la Polonia e continueremo a rafforzare la nostra prontezza a difenderci da qualsiasi minaccia. Questo incidente è l’ennesimo atto sconsiderato da parte della Russia e una pericolosa conseguenza della sua guerra contro l’Ucraina” ha detto il Segretario generale dalla Nato, Mark Rutte dopo l’attivazione delle difese aeree e terrestri sia polacche che dell’alleanza. A unirsi al messaggio di solidarietà e condanna anche Ursula von der Leyen, Antonio Costa, Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Il premier polacco, Donald Tusk, invece si è affrettato a precisare che non c’era motivo di ritenere che il suo Paese fosse stato il bersaglio previsto del missile di Mosca, considerando che una violazione simile avrebbe potuto invece attivare l’art. 5 della Nato per la difesa alleata.

Alla potenziale escalation del conflitto, del lato dell’alleanza, potrebbe contribuire la notizia riportata ieri dal Financial Times sull’aiuto di intelligence Usa e francese a Kiev. Secondo alcuni funzionari ucraini infatti gli Stati Uniti e la Francia avrebbero fornito all’Ucraina l’intelligence che ha contribuito a “mappare i dispiegamenti di difesa aerea russi e a identificare i percorsi che consentono ai droni di eluderli e raggiungere obiettivi in profondità nel territorio russo” all’interno di quella che il nuovo ministro della Difesa, Yevhenii Khmara, definisce una “guerra sistemica”.

L’obiettivo non è più solo provocare incendi alle raffinerie o distruggere i serbatoi di stoccaggio, ma mantenere gli impianti fuori servizio più a lungo rendendo a Mosca ogni attacco più costoso.

da Il Fatto Quotidiano del 02/08/2026

Truppe, affari e armi: Meloni ha reso l’Italia

fedele alleata di Riad

di Lorenzo Giarelli


Accordi bilaterali da miliardi di euro, continue visite nel Golfo e una postura ben diversa dal passato. Dopo gli anni di crisi diplomatica tra l’Italia e l’Arabia Saudita (il governo Conte vietò l’export di armi al regime, responsabile dei bombardamenti in Yemen), Roma è oggi fedele alleata di Riad. Lo dimostrano le truppe italiane appena movimentate in Arabia Saudita nel bel mezzo dell’escalation con l’Iran, ma l’asse di oggi tra Meloni e bin Salman è figlio di un riavvicinamento per tappe.

Si parte da posizioni molto distanti. Ai tempi dell’opposizione, la leader di FDI parla di Riad come di un “regime” indegno persino di ospitare la Supercoppa Italiana: “Noi non abbiamo attraversato secoli di civiltà per poi ritrovarci così. Ma che schifo è?”. Arrivata a Palazzo Chigi, approfittando del riposizionamento già avviato da Draghi, Meloni manda avanti i suoi ministri. I primi a andare in visita in Arabia sono Antonio Tajani e Guido Crosetto. A febbraio del 2023, l’agenzia governativa Riad Spa riferisce di un colloquio telefonico tra il principe saudita e la premier in cui si valutano forme “di nuova cooperazione in diversi settori”. Il governo italiano non dà notizia della chiamata, mentre nelle stesse ore aveva diffuso comunicati per le telefonate con Emmanuel Macron e Pedro Sánchez. Segnali di avvicinamento.

A ottobre 2024 Crosetto riceve a Roma il suo omologo saudita, e gennaio 2025 è lui ad andare a Gedda. Ma soprattutto si muove Meloni. È il famoso vertice in tenda, pittoresca location dell’incontro tra la premier e bin Salman. È lì che si mettono le basi per la firma di una serie di accordi bilaterali che riguardano Difesa, commercio, sicurezza, sport, energia. Un pacchetto che Palazzo Chigi quantifica in oltre 10 miliardi di euro che coinvolge aziende come Leonardo, Fincantieri e Pirelli. Ma ciò che conta di più è l’intesa politica, premessa necessaria per un volume di investimenti ancora maggiore rispetto ai 10 miliardi dichiarati.

Ad aprile Meloni torna in Arabia, questa volta sperando soprattutto di strappare qualche garanzia sull’energia in piena crisi a Hormuz. A giugno sono i sauditi a venire a Roma, nella strana formula di diplomazia privata del think tank FII Institute, di cui fa parte anche Matteo Renzi: Meloni manda un video-messaggio, Crosetto partecipa in persona prima di tornare, pochi giorni fa, in Arabia per un altro summit.

Saltato lo stop all’export di bombe, riprendono quello ed altri commerci. Leonardo fa affari d’oro: nell’estate 2025 l’Arabia ordina due unità aeree dedicate alla lotta anti-incendio e al trasporto medico; a febbraio 2026 Riad ordina quattro C-27J Maritime Patrol Aircraft, pezzo pregiato dell’offerta Leonardo; poche settimane fa un nuovo ordine, stavolta di 11 elicotteri. In futuro l’Arabia punta anche a entrare nel programma Gcap, ovvero la collaborazione Italia-Giappone-Regno Unito per costruire caccia di sesta generazione. Webuild, per dirne un’altra, porta a casa un contratto da 4,7 miliardi per lo sviluppo della città saudita Neom. Sullo stesso progetto trova fortuna pure Sace, con garanzie ai prestiti per oltre 3 miliardi. Ottimi motivi per indurre Meloni a dimenticare le bizze del passato, un lusso da opposizione: il business a nove zeri varrà bene qualche centinaio di militari in aiuto del regime.

 


 da Il Fatto Quotidiano del 02/08/2026

Guerra infinita: a Kiev altre armi tra un mese

di Giacomo Salvini




L’Italia nega l’estradizione del dissidente:

 “L’Ucraina non garantirebbe i diritti”


C’è un caso giudiziario che si è trasformato in un caso diplomatico tra Italia e Ucraina. Roma continua a mandare aiuti militari, generatori e finanziamenti all’Ucraina ma non riesce a rispedire in patria un dissidente di Zelensky: l’Italia non collabora, è il senso dei dispacci che negli ultimi mesi sono stati fatti arrivare alla nostra ambasciata.

Ad aprire una frattura tra Italia e Ucraina ci si è messo Vadym Nesterenko. Nome poco noto da noi, ma che a Kiev è conosciuto per essere stato un deputato del partito Bloc dell’ex presidente Petro Poroshenko. Non solo: Nesterenko è un oligarca. Miliardario, imprenditore e presidente di Ristone Holdings, una delle più grandi imprese agricole ucraine con quasi 100 mila ettari coltivati nel Dnipro. Nel 2022, dopo la guerra, si è trasferito con la famiglia a Cipro. Ma il colpo di scena arriva il 21 ottobre scorso: arrestato a Roma all’hotel Hilton e recluso a Rebibbia. Poi trasferito ai domiciliari in una lussuosa villa della Capitale a inizio 2026. L’accusa delle autorità di Kiev è di truffa per il codice penale ucraino (in Italia l’equivalente dell’abuso d’ufficio) perché avrebbe pagato con soldi pubblici una stanza di albergo per un totale di 14 mila euro, già restituiti. Una cifra apparentemente piccola e un reato senza grosse conseguenze penali, ma che ha portato a uno scontro diplomatico tra Italia e Ucraina. Perché coinvolge anche il nostro governo. Subito dopo l’arresto, l’Ucraina ha presentato domanda di estradizione e il ministro della Giustizia Carlo Nordio – a differenza del torturatore libico Almasri – il 28 ottobre ha chiesto che Nesterenko restasse detenuto fino alla decisione sull’estradizione. Poi, il 22 dicembre, il Guardasigilli ha inoltrato la richiesta del governo di Kiev alla procura generale della Corte di Appello di Roma. Il ministro, insomma, fa il “passacarte”, per usare le sue parole sulla vicenda Almasri.

Ma il 16 marzo arriva la doccia fredda per l’esecutivo: la IV Sezione della Corte di Appello di Roma nega la richiesta di estradizione. Nesterenko deve rimanere in Italia e deve essere liberato. I giudici danno ragione ai suoi difensori Edoardo Albertario e Marina Condoleo del foro di Roma secondo cui l’estradizione non poteva essere accolta per tre ragioni: il fatto che in Ucraina ci sia la legge marziale e non siano garantite le “garanzie processuali e la tutela dei diritti fondamentali”, le condizioni (soprattutto sanitarie) del carcere di Leopoli che porterebbe a trattamenti “disumani e degradanti”, ma anche la mancanza di imparzialità con cui sarebbe giudicato dall’ufficio anticorruzione ucraino (che Zelensky avrebbe voluto mettere sotto al governo). Infine, perché le accuse nei suoi confronti rientrerebbero “in un contesto in cui la selezione dell’azione penale nei confronti di esponenti dell’opposizione politica assume un rilievo non neutro”.

I Giudici di Appello di Roma, nella sentenza di 15 pagine del 16 marzo firmata dal presidente Francesco Neri, danno ragione agli avvocati facendo riferimento alla giurisprudenza della Cassazione e spiegando che Nesterenko rischia trattamenti “inumani” o “degradanti” sia per le “criticità sistemiche e attuali del sistema detentivo ucraino” in violazione dell’articolo 3 della Cedu, ma anche per la legge marziale dichiarata dopo l’invasione della Russia. In particolare, dopo le ispezioni del Comitato internazionale contro la tortura, nel carcere di Leopoli sono state segnalate “criticità sistemiche” e si trova in zona di guerra e di attacchi missilistici. Infine, l’Ucraina non ha fornito sufficienti garanzie. Dunque la Corte di Appello non solo ha negato l’estradizione, ma ha anche ordinato la liberazione del detenuto dagli arresti domiciliari.

Il caso è stato sollevato anche dalla maggioranza il 21 luglio scorso quando a Montecitorio si è riunito per la quarta volta il gruppo parlamentare di cooperazione Italia-Ucraina, con esponenti del Parlamento di Kiev e l’ambasciatore ucraino in Italia Ihor Brusylo. A sollevarlo è stata la deputata leghista Simonetta Matone, che ha sottolineato l’importanza di aiutare l’Ucraina dal punto di vista militare e finanziario, aggiungendo però che per il processo di integrazione europea Kiev debba fare ancora molti passi in avanti a partire dalla tutela dei diritti umani, le garanzie per i detenuti e per i dissidenti politici.

 da Il Fatto Quotidiano del 02/08/2026

Guerra infinita: a Kiev altre armi tra un mese

di Giacomo Salvini



TUTTO SEGRETATO

ARSENALI VUOTI E LEGA CONTRARIA, MA MELONI E CROSETTO VOGLIONO INVIARE DIFESE AEREE. KIEV, COLPITA, INVOCA I PATRIOT: NO DI TRUMP


ACCUSE SU 14 MILA EURO GIA’ RESTITUITI

L’Italia nega a Kiev l’estradizione dell’oppositore di Zelensky: “I suoi diritti lì non sarebbero garantiti”.

mercoledì 5 agosto 2026

LETTERE

 

13 giorni fa scrissi ad Amerio Roberto, dopo la sua lettera di alcuni giorni prima, ma non ho ricevuto risposta alcuna.

Nulla di grave.

È sempre molto bello riprendere un dialogo interrotto per tanti motivi.

Nulla di male, ma è spiacevole aver fornito i dati richiesti e poi incontrare il silenzio. In ogni modo il suo silenzio non mi addolora.

Caro Amerio Roberto, la mia disponibilità ad incontrarti è confermata.

In ogno caso voglio aggiungere che il ricordo di Caterina ed Alberto è ancora vivissimo.

Sarò lietissimo di incontrarti a Pinerolo in via Porro 16.

Franco Barbero

Il diario di viaggio è un archivio di vita

Johanna Michaels, Die Zeit, Germania

 

È successa una cosa terribile, mi ha scritto un giorno la mia amica Anna: la sua cantina si era allagata. Tutte le lettere e le cartoline reevute da me e da altri amici nel corso degli anni, gli sms ricopiati meticolosamente su innumerevoli quaderni e i nostri diari di viaggio erano fradici. Se non fossimo intervenute subito rischiavano di ammuffire.

Io sorridevo tra me e me: Anna e la sua fissazione per gli archivi! Ho provato a rassicurarla: le lettere, e sopratrutto gli sms sono pensati per il momento. L’importante è la gioia che si prova aprendo la cassetta della posta o guardando lo schermo; e magari anche il ricordo di quella gioia. Ma non succede mai di riprendere in mano guelle vecchie cose, quindi potevano tranquillamente ammuffire. Un po’ offesa, Anna ha replicato che - allagamento o no - era ben contenta di aver conservato lei i nostri diari, invece di darli a me.

Oggi il journaling, l'abitudine di tenere un diario, va di moda. Su piattatorme come Tik-Tok è pieno di suggerimenti, proposte d'impaginazione e di persone che si vantano delle idee più icreative, Ci sono i consigli per cominciare e le regole per non mollare. Spesso si tratta di prendere coscienza delle cose di cui dobbiamo essere grate, dei nostri successi personali, desideri e buoni propositi. Come esercizio di consapevolezza e cura di sé sembra funzioni mettere ordine nei pensieri tenendo un diario ha effetti positivi sull'umore, sul sonno e sulla salute mentale.

Ma un diario di viaggio non serve solo a sentirsi meglio nel quotidiano; serve a catturare attimi, a viaggiare in modo più intenso e consapevole, e a creare legami tra compagni di avventure. Un diano di viaggio è un archivio di vita in miniatura: conserva la memoria delle sensazioni così come le abbiamo provate in quel prociso momento.

Anna e io abbiamo renuto il nostro primo diario di viaggio a quattro mani nell’estate del 2010, quando non c'erano ancora TikTok e il Jounrnaling. Era la nostra prima vacanza insieme dopo la laurea, con quella sensaziene di una vita che sta finalmente per cominciare ed è tutta da scoprire. E quindi ci era sembrato il caso di dedicare un quadernino al nostro viaggio. Cosa che poi è diventata una tradizione.

Anni dopo, sfogliando quei taccuini, a colpirmi è stato innanzitutto il fatto che quando scrivevamo non avevamo idea di ciò che sarebbe successo dopo. Nei nostri ricordi ognid viaggio è ormai una storia a sé, tutto sembra interconnesso; con il senno di poi ci formiamo un gudizio, rimuoviamo alcuni aspetti e ne abbelliamo altri. Sapendo come va a finire una storia, la raccontiamo in modo completamente diverso. Il diario, invece, è pleno di possibilità: i momenti vissuti, corme se fossero stati intrappolati nell’ambra, sono riportarti in modo più immediato, senza quella patina tipica dei ricordi. Leggo di momenti di gioia, che sarà delusa poche pagine dopo, e di dubbi che poi si riveleranno infondati. E d'improbabili presentimenti. Ogni giorno la nostra pagina di diario si apriva con la stessa frase: “Ancora nessun incidente”. Entrambe avevamo appena preso la patente per girare l'talia con la vecchia Golf di mia madre. Poi è arrivato il giorno in cui uscendo da un parcheggio ho graffiato la fiancata. Ho dovuto scrivere: “Oggi incidente”. Ci eravamo assicurate il nostro personale colpo di scena.

Le cronache degli esploratori

La storia dei diari di viaggio comincia con un colpo di scena ancora più spettacolare, i primi diari di bordo o roteiros de navegação furono scritti dai navigator portoghesi che nel quattrocento cercavano una rottaa verso l’India circumnavigando 'Africa.

Pochi anni dopo fu Cristoforo Colombo a salpare con lo stesso oblettivo: trovare una via per le Indie. Solo che puntò dritto a occidente. Come i suoi predecessori, anche lui teneva un diario. Gli originali di quel diario, resoconto di un viaggio che inaugurò  l’epoca della colonizzazione europea e dello sfruttamento del “nuiovo mondo”, sono andati perduti. Ci sono rimaste solo le trascrizioni di alcuni passaggi dei diarios de a bordo, molto probabilmente i primi diari di viaggio degni di questo nome arrivati fino a noi.

Il formato ebbe successo: ogni grande esplorazione per mare intrapresa dagli enropei in qualche angolo del mondo era seguita da un cronista che annotava eventi e impressioni. Nelle fumose spedizioni di James Cook si univano all’equipaggio studiosi avidi di conoscenze astronomiche, scientifiche e geografiche. (cont.)


Internazionale, 31 luglio 2026

lunedì 3 agosto 2026

 Per incontri in via Porro 16

Comunicazioni personali

 

In giugno e luglio ho speso per 1050 francobolli e 2mila buste di vario genere.

Con il mese di agosto terminano gli appuntamenti, poi  la mia morte molto probabile entro settembre.

Chi vuole farmi il dono di un incontro (orario 10-12 e 16-18.30 ogni giorno) lo faccia ora che siamo in pieno agosto.

 

Siamo nelle mani di Dio, ma Dio non mi fornisce soldi per buste, lettere, matite, farmaci, giornali, i 4 che acquisto e leggo ogni giorno: Manifesto, Domani, Fatto quotidiano, Eco del Chisone più Internazionale, Riforma, Tempi di fraternità.

Io ho soldi solo fino al 10 agosto e se sarò vivo ogni servizio, come è stato per tutta la vita, è gratuito presso di me in via Porro 16 a Pinerolo.

Franco Barbero 

 Stefano Iannaccone, Domani 27 luglio

  

 Che vergogna…

La Francia ha messo in atto una mostruosa parata militare nel giorno 15 luglio. Provo ribrezzo e sgomento davanti a capi di stato che solennizzano e celebrano le feste nazionali con parate militari.

Ma attenti, certi capi di Stato, come l’attuale francese, danno valore solo a poche cose: apparire, farsi dei soldi, esibire potenza. Il loro cuore è lì e ai poveri si parla con le promesse e le parate.

La Francia: per il suo Presidente e il suo governo il popolo va sedotto con gli spettacoli. La dirigenza francese è una nullità politica, culturale, una vera sciagura per un popolo che meriterebbe ben altri politici.

Un presidente che fa tante esibizioni, ma non conta proprio nulla, tipo Meloni e parecchi altri.

                                                     Franco Barbero

 

 da Il Fatto Quotidiano del 15/07/2026

14 luglio: Macron trasforma la festa in un inno al riarmo

di Luana De Micco

Da festa della Rivoluzione a vetrina del riarmo. Nell’ultimo 14 luglio di Emmanuel Macron da presidente della Repubblica ieri, sugli Champs-Elysées hanno sfilato 6.800 soldati e più di 300 mezzi militari. Nei cieli, i caccia Mirage utilizzati per l’addestramento dei piloti ucraini hanno scortato gli Alpha jet della Patrouille de France, mentre ad aprire la sfilata c’erano circa 500 militari in rappresentanza dei Paesi della Coalizione dei Volenterosi – tra loro anche una manciata di soldati italiani – insieme a 25 militari ucraini.

In tribuna c’erano anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky e una trentina di capi di Stato e di governo. Parigi ha fatto le cose in grande dopo aver accolto, appena il giorno prima, la riunione dei Volenterosi per ribadire il sostegno all’Ucraina e annunciare una nuova collaborazione politico-industriale per la produzione di una sistema missilistico antibalistico europeo, a cui sulla carta partecipano nove paesi europei, Italia compresa insieme a Kiev. Una dimostrazione di forza e un messaggio di sfida diretto a Putin.

Come filo conduttore della giornata Macron voleva il “risveglio strategico dell’Europa”, in linea con la politica portata avanti negli ultimi anni, culminata nell’accelerazione del riarmo e del bilancio della difesa. L’Ultima revisione della legge di programmazione militare 2024-2030 porta la spesa militare francese a 436 miliardi. Nel suo ultimo discorso alle Forze armate, il 13 luglio, Macron ha ribadito la linea dell’Eliseo: “il messaggio che inviamo al mondo è: Sì, la pace è il nostro obiettivo. Sì, difendiamo la libertà e il diritto. Ma siamo pronti a combattere per proteggerli anche al prezzo del sangue”.

Sul piano della cooperazione militare, Macron ha fatto inoltre un ulteriore passo politico, annunciando di coinvolgere nel sistema industriale francese Kiev, firmando con Zelensky una roadmap che prevede la futura possibile consegna all’Ucraina di 16 caccia Rafale, completi di armamento, con un’entrata in servizio ipotizzata tra 2028 e 2029. L’accordo prevederebbe anche, e per la prima volta per Parigi, la prospettiva di autorizzare la produzione su licenza direttamente in Ucraina di alcuni suoi sistemi d’arma, tra cui le bombe Aasm, i missili da crociera Scalp e i missili antiaerei Aster 30, utilizzati nei sistemi di difesa franco-italiani Samp/T.

Impegni che Macron prende mentre la Francia già si proietta verso la campagna per le Presidenziali del 2027 e che si gioca come elementi di campagna elettorale, ma la cui effettiva attuazione in realtà dipenderà anche dal futuro inquilino dell’Eliseo.

 da Il Manifesto del 22/07/2026

E’ la Francia il primo paese Ue a vietarli ai minori


Il Parlamento francese ha approvato ieri in via definitiva – è il primo paese europeo – una legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni: entrerà in vigore dopo l’estate per tutelare la salute di bambini e teenagers. Dopo il voto del Senato, l’Assemblea nazionale ha approvato la riforma, con 279 voti favorevoli e 81 contrari. La riforma, caldamente promessa da Macron, obbligherà le piattaforme stesse, come Tik Tok, ad adottare sistemi di verifica dell’età. La legge prevede anche il divieto di utilizzo dei cellulari nelle scuole superiori. In Australia i social sono stati banditi già dal dicembre 2025, ma pare che la proibizione per legge non riesca ad arginare l’abitudine: il 70% degli under 16 continua infatti a usare i social network come prima.

Il divieto francese non si applicherà comunque alle enciclopedie online – ad esempio, Wikipedia – né ad altri servizi come le «piattaforme per lo sviluppo e la condivisione di software libero o progetti digitali educativi open source». La misura restrittiva scatterà dal 1 settembre, mentre gli account under 15, già in essere, verranno chiusi entro il primo gennaio del 2027.

In Italia esiste un’iniziativa bipartisan, promossa dalle parlamentari Lavinia Mennuni e Marianna Madia («al governo di centrodestra è mancata la determinazione politica e il coraggio necessari a sfidare i giganti del tech», ha dichiarato quest’ultima), ma è ferma in Parlamento.

domenica 2 agosto 2026

 da Il Manifesto del 22/07/2026

Il «rischio migratorio» nelle aule degli atenei

di Valentina Pazé

Gli atenei italiani stanno ricevendo mail che invitano a prendere atto delle novità contenute in una recente circolare dei ministeri dell’Università e degli Esteri. Si tratta di una stretta ai visti per studenti extra Ue per «contrastare il rischio migratorio».

In questi giorni presidenti di corsi di laurea e responsabili della didattica degli atenei italiani stanno ricevendo dalle loro amministrazioni mail che invitano a prendere atto delle novità contenute in una recente circolare congiunta del Mur (Ministero dell’Università e della Ricerca) e del Maeci (Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale). L’oggetto è il rilascio dei visti per l’iscrizione nelle università italiane di aspiranti studenti e studentesse provenienti da paesi al di fuori dell’Unione europea nei prossimi due anni accademici. La circolare ministeriale, risalente al 29 aprile, introduce una significativa stretta alla concessione di tali visti, con l’obiettivo dichiarato di «contrastare il rischio migratorio».

Tra gli aspiranti studenti di corsi di laurea triennali e magistrali, o di master, scuole di specializzazione e dottorati – è il timore – potrebbero annidarsi “migranti” sotto mentite spoglie, soggetti truffaldini che millantano titoli e interessi scientifico-culturali al solo scopo di eludere le leggi che regolamentano l’accesso legale al suolo patrio.

Tre sono le principali novità previste dalla circolare. Si stabilisce innanzitutto l’innalzamento dei requisiti economici richiesti per ottenere un visto per motivi di studio, commisurati alla possibilità di mantenersi in modo autonomo per l’intera durata del soggiorno e di disporre di un alloggio idoneo, e controlli più rigorosi sulla provenienza e l’effettiva disponibilità delle risorse economiche dichiarate. Gli atenei vengono, in secondo luogo, invitati a esaminare con maggiore scrupolo la sussistenza dei requisiti relativi al percorso formativo pregresso dei candidati e la validità dei documenti da loro presentati, con un aggravio di lavoro per gli uffici e perdita di tempo e denaro per i richiedenti.

Vengono introdotte, infine, verifiche più stringenti sulle competenze linguistiche degli aspiranti studenti che, preferibilmente prima della richiesta del visto, dovranno dimostrare di conoscere l’italiano, o la lingua di erogazione dei corsi universitari, a un livello pari almeno al B2 da certificare attraverso prove a distanza.

Una successiva Nota esplicativa, datata 3 luglio, si occupa specificamente degli studenti «provenienti da aree di conflitto e contesti di crisi umanitaria». Qui sembra aprirsi uno spiraglio di umanità, o anche solo di buon senso. L’invito è ad «applicare le verifiche con criteri di ragionevolezza e proporzionalità, tenendo conto delle oggettive difficoltà che tali candidati possono incontrare nel reperimento della documentazione o nella dimostrazione delle competenze linguistiche, valorizzando, ove possibile, anche il ruolo delle Università nell’accompagnamento degli studenti». Ma guarda… Qualcuno sembra essersi accorto che chi viene dall’Afghanistan, o dalla Palestina, o dall’Iran, potrebbe non avere piena padronanza dell’italiano o dell’inglese e non riuscire a procurarsi agevolmente attestati e certificazioni.

Resta comunque – fissata a chiare lettere dalla circolare e ribadita dalle Faq ministeriali pubblicate sul portale Universitaly – l’esclusiva competenza a rilasciare il visto delle rappresentanze diplomatico-consolari, tenute a «valutare l’assenza del rischio migratorio dello studente». Non sia mai che qualche ateneo “buonista” si allarghi e interpreti in modo lasco e permissivo i requisiti richiesti, aprendo pericolosi varchi nella fortezza Europa, che il recente Patto sulla migrazione e asilo ha cercato in ogni modo di blindare.

Che dire? Chi lavora all’università sa che negli ultimi anni il numero di domande di iscrizione a corsi di laurea e di partecipazione a dottorati da parte di persone provenienti da «aree di conflitto e contesti di crisi umanitaria» è cresciuto. È chiaro che si tratta, per molti, di un modo per vedersi riconosciuti diritti fondamentali, sanciti solennemente da dichiarazioni e trattati internazionali, ma totalmente disattesi nella realtà.

Primo fra tutti, il diritto di asilo, che la nostra Carta fondamentale riconosce a qualsiasi straniero «al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana». Chissà se nei prossimi mesi proveranno a presentare domanda di visto per studio anche giovani ucraini non in regola con l’assolvimento degli obblighi militari. Quelli che l’Ue, amica di Zelensky (ma non del suo popolo) ha deciso, d’ora in poi, di respingere alle frontiere…

DALLA FARAONICA RIVIERA DI TRUMP E KUSHNER A UN CAMPO DI CONTAINER

Si sgonfia subito la promessa della «Nuova Gaza»

ELIANA RIVA

 

Niente più quartieri residenziali moderni ed eleganti a Gaza. Nulla resta della favolosa costa con le luci degli alberghi a venti piani e delle piscine di lusso. I servizi essenziali che avrebbero dovuto essere ripristinati entro cento giorni rimangono fuori uso.

Della «Nuova Gaza» promessa a Davos rimane salo un progetto pilota, e il faraonico piano urbanistico di Jared Kushnero si è sgonfiato fino a trasformarsi in un campo di prefabbricati. Le simulazioni digitali presentate durante lo show di gennaio dal presidente Usa e dal suo Board of Peace (BoP) non avevano nulla a che fare con la realtà. Nonostante in molti lo avessero fatto presente, a quello spettacolo autocelebrativo presero parte i rappresentanti di 19 Paesi.

OGGI IL BOP è costretto ad ammettere - implicitamente – che niente di quello che aveva promesso potrà essere realizzato. Tutto ciò a cui si punta, più che altro per non perdere la faccia, è un campo vicino Rafah con qualche container abitato all'incirca tra l’1 e il 4% della popolazjone palestinese.

Il piano così rivisto, secondo i funzionari e i diplomatici che hanno parlato con il quotidiano inglese The Guardian,  servirebbe a mantenere in vita il progetto, a «far qualcosas piuttosto che ammettere di non essere riusciti a fare nulla. Anche perché, dicono le fonti diplomatiche, riconoscere il fallimento significherebbe  lasciare via libera ai disegni più sanguinari del governo di Tel Aviv: bombardamenti a tappeto, occupazione totale, colonnizzazione, deportazione e pulizia etnica. Non è detto, peraltro, che ciònon accada comunque, magari prima delle elezioni di fine ottobre, se il premier uscente dovesse realmente rischiare la bocciatura delle urne. Una simile offensiva cancellerebbe anche quel poco che resta del piano Bop, che nel migliore dei casi partirebbe solo alla fine del 2026.

Non ci sono infatti lavori in corso lungo la fascia «cuscinetto» tra Rafah e l’Egitto, l’addestramento della forza di polizia palestinese al Cairo non sembra ancora essere cominciato. E anche i soldati della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) non sono ancora giunti sul posto. Il piano originario prevedeva un contingente di 20milasoldati internazionali. Ogg si spera di ottenere 5mila persone, un quarto delle aspettative. E la stima potrebbe comunque essere ottimistica.

Non è chiaro neanche dove I'organismo monocraticamente diretto dal presidente Donald Trump troverà i soldi per il progetto pilota: Di quei 17 miliardi di dollari di impegni immediati, è riuscito a raccogliere solo una piccola parte e i fondi dell'iniziativa europea del Gruppo dei donatori sono destinati ad altre iniziatve.

Per questo Washington sta «negoziando» con Tel Aviv l'utilizzo delle tasse che il governo Netanyahu ha rubato all’Autorità nazionale palestinese (Anp). 17 miliardi di entrate fiscali che sarebbero destinati ai servizi essenziali e agli stipendi di medici, insegnanti, dipendenti pubblici in Cisgiordania.

Mentre il piano di «pace»  americano naufraga e l'assedio umanitario israeliano strangola la popolazione, TEL Aviv continua a bombardare e uccidere. Altre cinque persone sono state ammazzate ieri nella Striscia, due ad al-Tuffah, una a Zeitoun, a Khan Younis e un’altra a Gaza City. Un edificio residenziale è ststo distrutto nel campo profughi di Nuseirat e le tende dei profughi di al-Mawasi e di Rafah sono circondate dai carri armati che sparano giorno e notte. Terrorizzati, i bambini vengono tenuiti nei rifugi nonostante le altissime temperature, ed è pericoloso anche uscire alla ricerca di una tanica d’acqua. Sempre più spesso gli spari raggiungono adulti e bambini fin dentro le tende.

SI ALLARGANO anche gli attacchi in Cisgiordania occupata. Nel villaggio di Susiya, a Masafer Yatta, i coloni hanne dato alle fiamme le terre palestinesi, causando un vasto incendio. Sempre nell’area a sud di Hebron israeliani hanno ferito diversi membri di una famiglia, rubando pecore e distruggendo proprietà. Nonostante le violenze, mercoledì sera il governo di Tel Aviv ha approvvato un nuovo investimento di 1,075 miliardi di shekel (circa 314 milioni di euro), per la costruzione di nuove strade di accesse alle colonie illegali e vie di collegamento.

Il Manifesto, 17 luglio 

 

sabato 1 agosto 2026

Questo è il canone per la celebrazione eucaristica di oggi preparato da Walter Primo e Francesco Giusti.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.
Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:
meet.google.com/ehv-oyaj-iue 

_______________________ 

DAVANTI A TE OGNI GIORNO
 

P. Saluto all’assemblea
L. Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la Tua parola, che con la Tua sapienza hai formato l’uomo e la donna perché dominino sulle creature fatte da Te e governino il mondo con santità e giustizia e pronunzino giudizi con animo retto, dammi la sapienza che siede in trono accanto a Te e non mi escludere dal numero dei Tuoi figli e delle Tue figlie, perché io sono tuo servo e figlio della Tua ancella, uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la Tua sapienza, sarebbe stimato un nulla. (Sapienza 9, 1-6)
 

SILENZIO
 

LETTURE BIBLICHE
 

Esodo 34,5-7
5 Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6 Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, 7 che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione.
 

Matteo 13:27-29
27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 

28 Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 

29 No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura.
 

Luca 13,6–9
«Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai»

RIFLESSIONE
Non è stato semplice scegliere un tema per la nostra riflessione di oggi perché la guerra, così presente e descritta quasi come inesorabile, indirizza i pensieri irrimediabilmente verso il bisogno di una soluzione immediata, rapida, di svolta radicale che conduca alla pace. Subito.
Mi sono fermata a ripensare alle nostre eucarestie, dove in molte e molte occasioni è emerso il tema della guerra e sempre abbiamo ribadito smarriti la nostra piccolezza, la nostra debolezza di fronte ai grandi eventi storici e nel contempo riconosciuto la fondamentale importanza dell’impegno quotidiano, del piccolo gesto che costruiscono ed aprono strade alla speranza ed a un futuro diverso.
La speranza operosa. Essa è il contrario della fretta e si radica nella pazienza.
Ho scelto questi tre brani, esempi e fonti inesauribili di molteplici temi profondi, dai quali vorrei trarre lo spunto per una piccola riflessione appunto sulla pazienza. Essa fin dall’Esodo è annunciata come una peculiarità di Dio, il quale è descritto come lento all’ira e che conserva il suo favore per mille generazioni.

Le due parabole evangeliche vestono di concretezza la pazienza. Ispirate al mondo contadino ci spiegano come ci voglia tempo sia per poter vedere un albero portare frutto, sia per poter discernere. Esercitare la pazienza significa fare tutto ciò che possiamo e poi compiere un passo indietro, mettersi in secondo piano ed attendere con fiducia il tempo dei frutti e con esso la possibilità di discernere.
La fretta si è infilata nelle nostre giornate e nei nostri rapporti pian piano, aiutata da tecnologie che offrono risposte immediate ad ogni richiesta, ad ogni curiosità e domanda. Nel modo del lavoro, la fretta, il “tutto subito e bene” soddisfano il principio che “il tempo è denaro”, agitano l’animo umano nel profondo, insinuando in noi l’idea di inadeguatezza davanti ai compiti da assolvere. Si parla di disumanizzazione del lavoro.
Si diventa immediatamente impazienti se una risposta non giunge “in tempo reale”. Così si dice. Ma che cosa è il tempo reale? Qui si tratta di un eufemismo per dire “immediatamente”, ma il tempo reale non può essere altro che quello dell’uomo, con slanci, lentezze, cadute e riprese. Complesso, composito come lo è l’essere umano.
Nei nostri rapporti interpersonali non sempre è facile adeguarci ai tempi dell’altro, rispettando ritmi diversi dai nostri ed offrendo una seconda possibilità. Il periodo di pausa estivo offre l’opportunità per un tempo più lento e per valorizzare la nostra pazienza, la nostra capacità di attendere Gesù con il suo esempio ci indica la traccia da seguire e ci offe parabole che parlano della misericordia del Padre perché anche noi si provi a guardare oltre il nostro orizzonte limitato.
Dio conosce i suoi figli, il nome di ciascuno è scritto sul palmo della Sua mano, Egli non ci chiede la fretta ma ci offre la Sua pazienza e si adegua ai nostri tempi aspettando con fiducia i nostri frutti.
Il Dio che si rivela nell’Esodo è rassicurante ed accogliente. Elimina la paura dell’errore, per lasciare spazio all’umana possibilità di sbagliare, nella consapevolezza che per mille generazione Lui ci attende, ci accoglie, facendo festa ed uccidendo il vitello grasso ad ogni nostro ritorno.

INTERVENTI LIBERI
 

T. O Dio, che conosci il numero dei nostri anni e percepisci anche i palpiti dei nostri cuori, accompagna i nostri giorni con il Tuo amore.
1. Rimettiamo anche oggi tutta la nostra vita davanti a Te, anzi nelle Tue mani. La Tua compagnia non viene mai meno.
2. Tu sei il custode che non s’addormenta, sei il pastore che guida i nostri passi donandoci acqua che disseta e cibo che nutre.
1. Tu hai in serbo per noi l’olio prezioso che tiene accese le nostre piccole lampade e profuma i nostri giorni di speranza.
2. Sii Tu, o Dio, lampada per i nostri passi quando le tenebre, il freddo e le nebbie rischiano di farci smarrire la giusta direzione.
T. Tu, o Dio, che fai nascere i nostri amori, custodisci e accompagna i nostri giorni.
Donaci di gustare la dolcezza dei Tuoi doni e costruire insieme sentieri di solidarietà.
G. Eccoci ora alla memoria di quel pasto che Gesù condivise con i suoi discepoli.
T. Egli, dopo aver alzato gli occhi a Te, Dio dal quale proviene ogni dono, sciolse il suo cuore in parole di lode al Tuo nome e Ti glorificò. Le sue mani divisero il pane tra quegli uomini e quelle donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea. “Prendete – disse – e mangiatene tutti. Questa è tutta la mia vita: dare gloria a Dio e condividere ogni bene che Egli ci ha dato. Se farete questo, allora davvero vi ricorderete di me, porterete la memoria di me nel mondo”. Poi prese la coppa del vino e di nuovo alzò gli occhi e il cuore in un inno di lode a Te, o Dio suo, e disse: “La mia vita è stata messa a disposizione fino al sangue, senza tirarmi indietro.
Fate anche voi così: siate disponibili a condividere. Il ricordo di me vi spinga alla disponibilità”.
 

PREGHIERA DI CONDIVISIONE
 

Preghiere spontanee
 

PADRE NOSTRO
 

1. Benedetto sei Tu, Dio commosso e appassionato, che adorni i nostri occhi con le lacrime per esprimere il dolore e non soffocare la gioia.
2. Benedetto sei Tu, che ami la vita. Tu hai seminato ovunque la nostalgia di Te e hai deposto nel mondo i segni del Tuo amore.
1. Benedetto sei Tu, Dio innamorato, che non Ti stanchi mai delle Tue creature e ci avvolgi, ci attendi, ci perdoni.
 

Preghiera finale
O Dio, roccia dei nostri cuori feriti, parapetto sull’erto sentiero e parete sull’abisso, mano amica nell’intrico dei sentieri fallaci, sii per noi la luce che non si spegne mai. Tu, lontano come le irraggiungibili stelle, sei più vicino del soffio del vento. Da Te riceve forza la nostra debolezza e nel Tuo nome ci rimettiamo in cammino.
Amen
 

Manuela Brussino
per la Comunità Cristiana di Base di Pinerolo
Canone tratto dal libro delle preghiere eucaristiche pag 28 – 02.08.2026