martedì 4 ottobre 2022

PREGHIERA

 Preghiera del coraggio


Che io non preghi per essere al riparo dai pericoli,
ma per avere il coraggio di affrontarli.
Che io non preghi perché venga lenito il mio dolore,
ma per riuscire a superarlo.
Che io non mi affidi agli alleati sul campo di battaglia della vita,
ma piuttosto alla mia propria resistenza.
Che io non brami mai,
angosciato di paura,
d’essere salvato,
ma speri piuttosto nella pazienza necessaria a conquistare la mia libertà.
Fa’ che io non sia un vigliacco,
e non riconosca la tua misericordia solo nel successo,
ma fammi trovare la stretta della tua mano nel fallimento.


Rabindranath Tagore

SOLIDARIETA' AGEDO A DON GIULIO MIGNANI

agedo 

NAZIONALE 

Genitori, parenti, amici di persone lesbiche, gay, bisex, trans,

Lettera aperta a Don Giulio Mignani, parroco di Bonassola e Framura (SP) 

Caro Don Giulio, 

tanto tuonò che piovve. 

In uno scarno comunicato ripreso dai mass media la diocesi di La Spezia - Brugnato ha comunicato:

" ..., a seguito del ripetersi negli anni di una serie di sue esternazioni pubbliche non conformi al Magistero della Chiesa, nel mese di dicembre 2021, era già stato richiamato dal Vescovo con atto formale all'osservanza degli impegni pastorali e canonici ..., stabilendo che se ciò non fosse stato osservato sarebbe incorso, latae sententiae, nella sospensione dalla celebrazione pubblica dei sacramenti e sacramentali, e dalla predicazione. Purtroppo, …negli ultimi mesi ha continuato a rilasciare ulteriori esternazioni e, pertanto, si è dovuti giungere a dichiarare che è incorso nella suddetta sospensione. ..."

Con questo atto, la sospensione a divinis, rimani prete, però non puoi più realizzare alcuna celebrazione pubblica dei sacramenti e non puoi predicare. La diocesi si priva di un sacerdote, benvoluto dalla comunità, aperto alle istanze della società, e che da anni rivolge attenzione ed invita la Chiesa e le gerarchie, con grande pacatezza e sobrietà, a ragionare su temi oggi ineludibili quali i diritti e la vita delle persone emarginate per la loro identità sessuale, la qualità della vita e il fine vita, la interruzione di gravidanza. 

La tua preoccupazione è sempre stata quella di essere attento alle istanze delle persone e ad attualizzare posizioni anti che "... Ciò che mi ha sempre mosso è la preoccupazione che la Chiesa possa essere considerata sempre più marginale e sempre meno credibile nella società contemporanea. Per ovviare il pericolo che la Chiesa si chiuda in una sterile autoreferenzialità mi sembra che la via sia quella di permettere a tutti i suoi membri, clero compreso, di poter esprimere libera mente il proprio desiderio di cambiamento. Ho cercato di attuare un serio esercizio di ascolto delle persone che ho incontrato nel mio ministero". ..."

Noi, che ti conosciamo bene e ti abbiamo incrociato molte volte nel corso degli anni, come tu sai siamo totalmente esterni alla Chiesa e alle sue dinamiche e tra noi ci sono credenti, atei, agnostici, accomunati nello sforzo perché le persone LGBT+ abbiano la stessa considerazione di tutti gli altri nella società civile e gli stessi diritti. Non vogliamo entrare nelle modalità organizzative e gerarchiche della Chiesa cattolica che ci sono del tutto estranee ed insegnare ai chierici il loro mestiere ma non possiamo esimerci dal prendere posizione quando sotto questi atti c'è la netta tentazione di premere su ampie fasce di società e di ceto politico, di condizionare la vita pubblica ed impedire la produzione di leggi più attente ai diritti delle persone e alla loro capacità decisionale autonoma

Negli anni abbiamo apprezzato la tua chiarezza e la ricchezza argomentativa a cui si è risposto con un rifiuto del dialogo e il richiamo all'obbedienza acritica, in un momento di grande fermento di idee quali le prese di posizione di alcune conferenze episcopali nord europee. 

Ci dispiace moltissimo che tu sia stato "condannatoe intanto ci auguriamo che tu sia sereno, anche se colpito nella tua missione di vita, perché male non fare, paura non avere. Ti rinnoviamo pubblicamente la nostra amicizia, la nostra stima ed il nostro grazie come compagno di strada che si sporca le mani quotidianamente senza trincerarsi facilmente dietro i canoni

AGEDO Nazionale -ODV livello 

Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT+ Sede legale : Via Bernardino Lanino,3 10152- Torino CF 97783340017 

Sede amministrativa - via Bezzecca 4 20135 Milano (MI) Tel. +39-02-54122211 www.agedonazionale.org - info@agedonazionale.org Presidente: Fiorenzo Gimelli f.gimelli@agedonazionale.org ; Mob. 331-6779748 

agedo 

NAZIONALE 

Genitori, parenti, amici di persone lesbiche, gay, bisex, trans,

Naturalmente ci auguriamo un ripensamento delle autorità ecclesiastiche e siamo disponibili a partecipare alla mobilitazione che si svilupperà in tuo sostegno. In ogni caso vai/andiamo avanti con tranquillità e forza d'animo

A presto

Torino, 4 ottobre 2022

Fiorenzo Gimelli

Presidente nazionale


IMPARARE DALLE SCONFITTE

Imparare dalle sconfitte è un'arte difficile.La sinistra non l'ha mai imparata.

Ora finite le lacrime funerarie è tempo proprio di un'analisi in cui l'uno non getti la colpa sull'altro, ma di farsene carico insieme e lavorare insieme.

Io sono un po' amareggiato, nato nel fascismo morirò sotto un governo fascista.

 Franco Barbero

LEGGE ELETTORALE INIQUA

 La sinistra impari la lezione 

di Norma Rangeri sul Manifesto del 27 settembre 2020

 C' è una radicale, pro­fonda iniquità in questa nuova foto­grafia elettorale del Paese: è la legge con la quale sono stati chiamati al voto oltre 50 milioni di italiani. È utile ripeterlo finché non ci sarà modo di cambiarla.
 
Intanto perché è sfacciatamente an­tidemocratica visto che can­cella dal panorama istituzio­nale chi non raggiunge il 3 per cento dei suffragi, e vi­sto che premia, oltre ogni giusta misura, chi riesce ad ottenere anche un solo con­senso in più dell'avversario. Uno specchio deformante che ingigantisce o assotti­glia le formazioni politiche senza curarsi delle loro reali dimensioni.
 
Per di più, ironia della sor­te, va detto che proprio chi l'ha voluta, anzi imposta, il Partito democratico (all'epoca renziano), è sta­to severamente e meritata­mente punito per non aver­la neppure saputa usare contro la vittoria annun­ciata della destra.
 
Tuttavia sarebbe riduttivo pensare di trovarci sempli­cemente di fronte ad un er­rore tattico, perché, al con­trario, la crisi del Pd è fi­glia di pesante miopia poli­tica, frutto della stupefa­cente sopravvalutazione, fino alla sovrapposizione, con il "sistema Draghi", fi­no a scambiare il prestigio internazionale del capo del governo con l'identifi­cazione programmatica tout court del partito.
 Eppure Letta ieri, nello sprofondo del day after, pre­sentandosi al rendiconto con gli elettori, ha rivendi­cato questo perentorio vade retro verso i 5S, non ha fat­to cenno all'intenzione di dimettersi subito, annun­ciando che al prossimo congresso del Pd, fissato a marzo, non si ricandiderà come segretario, per lascia­re spazio ai più giovani. 

 

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Ora tocca a noi fare miracoli...

 

GIANNI: Certo, questo Gesù è davvero singolare e dovette essere un tipo fuori moda anche al suo tempo. Se penso a quello che abbiamo letto dei suoi rapporti con il tempio, con i poveri, con le donne, con i potenti, allora capisco come i discepoli lo hanno potuto chiamare «figlio di Dio». Nella sua vita potevano vedere come ama Dio. Egli era per loro la rivelazione di Dio nel senso che Dio cominciava a diventare una parola meno vuota se dalle opere di Gesù potevano intravvedere la volontà di Dio, quello che Dio vuole da noi.

DORANNA: Chissà come è avvenuta in quest’uomo di Nazareth la scoperta che Dio gli aveva dato una «vocazione», una «funzione» tutta speciale? Forse lo avrà capito  anche lui, a poco a poco, tra gioia e fatica, tra speranza e paura. Anche per Gesù c'è stato un cammino di fede, un crescere...

FRANCO: Penso che abbiamo troppa paura di parlare dei tormenti interiori, delle incertezze, delle esitazioni, dei limiti e delle ricerche che accompagnarono la vita di Gesù. Anch'egli, come noi. ha fatto l'esperienza dei condizionamenti che venivano dalla sua «cultura» paesana, dei limiti derivanti dalla propria educazione. Oggi parlare delle «ombre» di Gesù potrebbe quasi sembrare blasfemo. Mi sembra un falso pudore che ci impedisce di farci più vicini al Gesù storico nel quale riconosciamo il figlio di Dio, colui nella cui carne Dio ha tatto fiorire il Suo volto, le Sue scelte, la Sua strada.

DORANNA: Tutto questo, dopo un primo moto di sgomento, mi sembra sanamente provocatorio. Come donna credo che molte fette della storia vadano ricuperate e ricostruite anche attraverso l'intuizione. Ebbene... che Gesù sia stato un uomo che, per esempio, ha dovuto superare il condizionamento maschilista della sua cultura, me lo dicono la mia esperienza e la mia intuizione. Ma... anche questa è stata per me una intuizione negata, «peccaminosa». Però alla intuizione vorrei aggiungere anche un po' di motivazioni, di seria esegesi. Nei testi biblici non riesco a trovare traccia di tutto questo cammino di Gesù.

FRANCO: Invece a me sembra che ci sia più di un brano biblico che dovrebbe essere attentamente vagliato. Ne prendo in considerazione uno solo, quello in cui si parla della fede di una donna pagana (Matteo 15, 21-28). Non sono così ingenuo da non conoscere quanto gli studi biblici hanno tentato di chiarire riguardo alle trasformazioni che il passo ha subito nella tradizione e nella redazione matteana in particolare. Le evidenti e consistenti differenze tra il testo di Matteo e quello di Marco ne sono spia più che sufficiente. Ma «anche se il brano evangelico appare fortemente elaborato in senso teologico e segnato dai problemi della chiesa primitiva, è però a livello Gesù che esso trova il suo fondamento storico necessario. Il detto sulla missione particolaristica non può che risalire a lui» (G. BARBAGLIO). Ebbene a me sembra possibile pensare che quando Gesù raccontò la parabola del buon samaritano si trovava in un tempo successivo all'episodio di cui ci parla Matteo al capitolo 15. Non è avventato dire che sono proprio i dialoghi con i non ebrei, specialmente con le donne, che mettono in crisi Gesù e lo provocano ad una ulteriore «apertura› all'azione di Dio, alla completa conversione.

DORANNA: Mi piace pensare che siano state delle donne a «convertire» Gesù!

FRANCO: Schalom Ben-Chorin, uno studioso ebreo particolarmente attento nei suoi studi sulla figura e l’opera di Gesù (Fratello Gesù, Morcelliana, Brescia 1985), parla espressamente dei vari pregiudizi che il rabbi di Nazareth ha progressivamente superato: «Lo stesso Gesù, originariamente, non era affatto libero da preconcetti nei confronti dei samaritani..., ma poi deve avere evidentemente riesaminato i propri pregiudizi, sicché possiamo ipotizzare che egli abbia pronunciato la parabola del buon samaritano dopo l'incontro presso il pozzo di Giacobbe» (pag. 145). Riguardo ai dialoghi con le donne, sia quella samaritana che quella pagana, lo stesso Autore aggiunge: «Questi dialoghi sono decisivi per l'evoluzione interiore di Gesù: sono delle donne a eliminare i suoi pregiudizi nazionalistici» (ivi, pag. 170).

DORANNA: Una ricerca affascinante sarebbe proprio questa: trovare le donne che sono attive e «visibili» nelle pagine della Bibbia. Lo facciamo troppo poco.

FRANCO: Come ringraziare Dio, il Padre, che ci ha dato in questo uomo di Nazareth un dono unico, irrepetibile, eppure totalmente uno di noi? Entrando nella strada di Gesù, come «figli nel figlio». Non ci troviamo, dunque, davanti a un eroe o ad un superuomo, ma davanti ad una persona che Dio ha scelto ed incaricato di una missione per noi cristiani assolutamente unica tanto che, in forza di questa investitura, lo chiamiamo «figlio di Dio».

GRAZIA: Per me è ancora importante un fatto: i miracoli, sia pure in una comprensione rinnovata, ci insegnano a non fermarci alle parole. Gesù ha detto e fatto; anzi Gesù ci mette in guardia dal pericolo di dire senza far seguire le opere. Anche noi dobbiamo concretizzare, agire, altrimenti le parole non valgono nulla.

FRANCO: Per me è molto importante questo invito di Dio ad agire. I miracoli sono «provocazioni» di Gesù, stimoli che egli offriva ai discepoli e alla gente per andare contro l'immobilismo, la passività, la rassegnazione; contro quel comodo viziaccio che abbiamo di lasciar correre, di lasciare le cose come stanno. No, non si lasciano le cose come stanno! Dio, attraverso queste opere d'amore di Gesù che lotta contro la malattia e l’emarginazione, ci invita a prendere una posizione di lotta di fronte a tutte le situazioni di sofferenza e di oppressione, a credere nell’impossibile, nel «mai visto» (Marco 2, 12). Egli stuzzica la fantasia verso l'utopia, verso ciò che non ha ancora luogo oggi, ma potrà essere domani. Ma aggiungo una annotazione non meno importante, una «chiave» essenziale per avvicinarci alla comprensione di Gesù. Quando diciamo che Gesù era «Figlio di Dio» intendiamo affermare apertamente che la luce e la forza per compiere queste scelte venivano a lui da quel Dio che egli ci insegnò a chiamare e a pregare come Padre. Gesù sapeva che la sorgente della vita e della liberazione erano in Dio: era felice di riconoscere il «Dio più grande di lui» (Giovanni 14, 28) e ne cantava le lodi. Sapeva ricevere da Lui con gioia. Questo sarà il nostro essere figli imparando da Gesù: cercare nel Padre (e non in noi e nelle nostre sole forze) la sorgente della libertà e la forza per andare avanti. Questa «dipendenza» da Lui sarà il massimo della nostra libertà!

 



MARIO: Se capisco bene, i miracoli in pratica sono le opere e le scelte che compiva Gesù: la sua lotta contro l'ingiustizia e gli egoismi, la sua perseveranza, la sua capacità di resistere, di stare vicino a chi soffre tentando ogni strada per superare quella situazione di infelicità.

MEMO: Allora diventa chiaro che ognuno di noi, in questo senso, è chiamato a fare miracoli... Ma io sono colpito da questa insistenza che ha Gesù nel rifarsi e nel rimandare anche noi costantemente al Padre. Ci hanno forse voluto lanciare un messaggio gli scrittori degli evangeli con questa insistenza?

FRANCO: Gesù doveva aver parlato in modo tale e talmente nuovo e vivo del Padre da lasciare nei discepoli una impressione fortissima che, in qualche modo, fu recepita dalla redazione degli evangeli. Gesù era profondamente segnato da questo rapporto vivificante e, forse, era cosciente che per noi è così facile essere preda della prigionia di noi stessi e della dimenticanza di Dio. Gesù conosceva bene il richiamo profetico: «Popolo mio, non dimenticare il tuo Dio».

GIORGIO: Memo ha detto che i miracoli sono le opere di Gesù, cioè le sue scelte, fatte da noi oggi. In che senso?

FRANCO: In Giovanni 14, 12 leggiamo come parole di Gesù: «In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre». Questa consegna e questa promessa sono per noi. Se ci alimentiamo alla Parola di Dio, se accettiamo di essere la vite che il Padre pota, porteremo questi frutti. Ecco il nostro fare miracoli: continuare a far crescere nel mondo le opere e le scelte di Gesù. Sapendo che Dio fa fiorire molti miracoli fuori dalle chiese cristiane perché Dio non ama affatto i cristiani più degli altri. E noi non abbiamo proprio nessun monopolio...

LETIZIA: Certo che oggi, con quel poco che riusciamo a fare, i nostri miracoli non avranno proprio nulla di miracoloso... nel senso di strepitoso.

FRANCO Senza nulla togliere alla libertà di Dio e senza pretendere di aver capito tutto dell'agire di Gesù, forse ora abbiamo un po' più chiaro che non si tratta di sognarci nelle vesti di qualche taumaturgo o di qualche mago. Ricadremmo nelle manie di gloria e nella trappola dell’onnipotenza. Lo stile di Gesù era tutto in questa sua semplicità: si fidava del Padre che rende possibile l'impossibile, che di un gruppo di schiavi ha fatto un popolo libero, che ha aperto strade nel deserto, ha fatto fiorire la steppa, ha fatto scaturire acqua fresca dalla roccia arida, ha fatto vincere le formiche sandiniste contro il faraone Somoza. Dio fa «miracoli» in quanto ci aiuta a scoprire e percorrere strade impensate. Egli è un «produttore» inesauribile di novità. L'imprevisto in Gesù è diventato realtà perché egli si è reso disponibile alla chiamata di Dio.

 


COSTANZA: In questo senso il linguaggio simbolico dei miracoli sarà come un albero che fiorisce di sempre nuovi significati e può produrre sempre nuovi frutti.

 


FRANCO: In questo senso mi sembra che le comunità primitive hanno scoperto la funzione dei racconti di miracolo e ci danno una testimonianza che può servirci anche oggi. Siamo assediati dal male, dai limiti, dalla malattia, dalla morte, dallo sfruttamento, dalla miseria, dalla fame. Fare memoria del Gesù liberatore nei racconti di miracolo significa invitarci a fare nostra la pratica di rovesciamento, di sovversione delle situazioni di iniquità, senza lasciarci paralizzare dalla massiccia presenza del male. Per molti teologi «abbiamo qui il motivo radicale della memoria comunitaria dei racconti di miracolo» (Charles Perrot). Se la nostra fede non vuole ridursi ad un mucchietto di ciance cristiane... deve fare i conti con questa provocazione che ci viene dal vissuto storico di Gesù e dai racconti di miracolo.

 

(continua)