giovedì 11 giugno 2026

 da Il Manifesto del 09/06/2026

Violenze sessuali sui prigionieri palestinesi…

Come Ruanda e Bosnia: uno strumento del genocidio


da Il Manifesto del 09/06/2026

Frenesie militari


Israele bombarda Beirut per far deragliare il negoziato tra Iran e Stati Uniti. Teheran risponde con i missili: ore di tensione, poi Trump chiama Netanyahu e lo ferma. Si allargano le crepe nell’alleanza che va avanti senza strategia. A pagare è il Libano, massacrato dai raid.


 da Il Manifesto del 09/06/2026

Fillea Cgil: «Basta sfruttamento dei migranti nel settore edile»

di Marina Della Croce


L’edilizia è uno dei settori in cui è maggiore la presenza di forza lavoro migrante maschile. Lo scorso anno, secondo i dati delle Casse Edili ed Edilcasse, almeno il 39,5% dei lavoratori nei cantieri era di origine straniera, con provenienza da 18 paesi diversi. «Dietro l’inserimento dei nuovi arrivati si nascondono spesso rischi di mancata formazione, sfruttamento e caporalato – ha detto la Fillea Cgil – Bisogna trovare una strada comune per combattere la frammentarietà dell’occupazione e la solitudine delle persone». Per il sindacato occorre per prima cosa «ripensare le politiche di accoglienza a livello nazionale ed internazionale». Per questo la Fillea si riunirà a Pozzallo, in provincia di Ragusa, con gli attivisti sindacali dell’area euromediterraneo.

«Vogliamo dare voce a chi non vuole arrendersi alle morti di frontiera e alla criminalizzazione delle persone in movimento», ha spiegato il segretario generale del sindacato, Antonio Di Franco. L’obiettivo di “Uniti sotto lo stesso casco” è la costruzione del Forum sindacale migranti euromediterraneo. La scelta del luogo non è casuale: «Pozzallo rappresenta uno dei principali punti di sbarco nel Mediterraneo», ha specificato il leader del sindacato degli edili. «Il mondo dell’edilizia sta cambiando per la presenza di tanti cittadini di altri paesi, la tenuta dei diritti nei cantieri passa da quanto saranno rispettati i lavoratori migranti – ha continuato Di Franco – Più saranno sfruttati e sottopagati, più saranno sottoposti a ricatto e disponibili a fare qualsiasi cosa, arretrando nelle condizioni vanificando avanzamenti importanti e diritti acquisiti».

Tra i relatori i segretari dei sindacato omoghi: Fnscba cgt (Francia), Fciw Podkrepa (Bulgaria), Fbbb (Tunisia), Zsss (Slovenia) Pgftu (Palestina). Saranno anche presentate le iniziative sindacali promosse dalla Bwi nei cantieri per la costruzione degli stadi dei mondiali Fifa (dove sono emerse forme di grave sfruttamento) con i rappresentanti delle organizzazioni di lavoratori di Qatar, Bahrain e India. Il segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini chiuderà la serata.

«Siamo contro il panico morale che induce la destra a parlare di Remigrazione, una lettura criminologica dei movimenti umani. Da quanto accoglieremo questi cittadini dipenderà il grado di giustizia sociale della nostra Repubblica».


 da Volere la Luna del 05/06/2026

L’auto in transizione

di Alleanza Clima Lavoro


La transizione dell’industria automotive verso la mobilità a zero emissioni è uno dei passaggi più rilevanti e complessi nel processo di trasformazione economica, tecnologica ed ecologica che attraversa le economie avanzate. La combinazione tra innovazione industriale, digitalizzazione, decarbonizzazione, riconfigurazione delle catene del valore e mutamenti nei modelli di consumo sta ridefinendo in profondità uno dei settori chiave del sistema produttivo europeo e italiano.

In questo contesto, la mobilità elettrica a batteria è diventata il nuovo standard tecnologico di riferimento, che sta stravolgendo gerarchie industriali consolidate, ridefinendo le architetture produttive, i contenuti del lavoro, le dinamiche competitive lungo l’intera filiera. La progressiva affermazione del veicolo elettrico non implica una semplice sostituzione tecnologica, ma una mutazione strutturale che investe l’intero ecosistema industriale, dalla progettazione alla produzione dei componenti, fino ai servizi di vendita e post vendita. Di fronte a trasformazioni di tale entità, il dibattito pubblico tende tuttavia a polarizzarsi mettendo in contrapposizione istanze che andrebbero invece tenute insieme e armonizzate. La polarizzazione è alimentata dal fatto che l’industria automobilistica in Europa, e in particolare in Italia, sconta un forte ritardo nella transizione all’elettrico. Si tratta di un ritardo dettato da livelli insufficienti di investimento e strategie industriali poco lungimiranti, da carenti politiche di sostegno a livello comunitario e nazionale, da una tempistica di adattamento sensibilmente più lenta rispetto ad altri attori globali, in primo luogo i produttori cinesi e asiatici. Un ritardo tanto più grave in quanto impatta negativamente sul lavoro, soprattutto nei segmenti più fragili della filiera e nelle aree industriali storicamente votate all’automobile. Nonostante l’importanza del tema, il dibattito che ne deriva è segnato dalla mancanza di una voce fondamentale: quella delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti in prima persona nei processi di trasformazione in atto.

L’indagine dell’Alleanza Clima Lavoro, realizzata con un ampio sondaggio e qui presentata, nasce con l’obiettivo di colmare questa lacuna, offrendo – per la prima volta in Italia – una base empirica che consente di analizzare “numeri alla mano” il modo in cui la transizione viene vissuta, interpretata e valutata da chi lavora nel settore automotive. Nello specifico, il sondaggio indaga tre dimensioni strettamente interconnesse: le trasformazioni industriali e produttive in corso, le ricadute sul lavoro e sulle competenze e il ruolo delle politiche pubbliche nel governare questi processi. Un primo elemento che emerge è la necessità di superare una rappresentazione della transizione come evento futuro o eventuale. I processi di cambiamento risultano infatti già diffusi e radicati nelle imprese italiane, sia sotto il profilo tecnologico, sia sotto il profilo organizzativo. La questione, pertanto, non è più se la transizione sia opportuna o meno ma in che modo essa possa essere indirizzata nella giusta direzione, riducendo i rischi e valorizzando le opportunità. I dati evidenziano anche come gli effetti della trasformazione dell’industria automobilistica in Italia verso la mobilità elettrica e sostenibile non si manifestano e non maturano in un vuoto economico e sociale, ma si innestano su forti fragilità già esistenti nel tessuto produttivo.

Parallelamente, l’indagine rivela l’orientamento delle lavoratrici e dei lavoratori dell’automotive nei confronti della transizione all’elettrico. Contrariamente a quanto si sente fin troppo spesso affermare, non emerge un’opposizione generalizzata, quanto piuttosto una forte domanda di sostegno e accompagnamento: non un rifiuto della transizione in sé, ma una richiesta esplicita di politiche adeguate in grado di governarne gli effetti sul lavoro, di rafforzare competenze e condizioni occupazionali, di promuovere l’innovazione industriale. Il tema della qualità delle politiche pubbliche appare come uno dei nodi principali per il successo della transizione. Gli esiti del sondaggio delegittimano inoltre il ricorso a narrazioni semplificate e binarie, che contrappongono in modo rigido il lavoro e l’ambiente. Accanto alle preoccupazioni legate alla sicurezza occupazionale e alla qualità del lavoro, affiora una diffusa consapevolezza della centralità delle questioni climatiche. La percezione delle lavoratrici e dei lavoratori appare assai più complessa e meno polarizzata di quanto solitamente veicolato nel dibattito pubblico, indicando a tutti gli effetti la prospettiva di un’integrazione positiva tra queste due dimensioni nella costruzione di percorsi di transizione giusta.

La dimensione delle competenze rappresenta un ulteriore elemento chiave. La trasformazione tecnologica associata alla digitalizzazione e all’elettrificazione del trasporto su strada modifica profondamente i contenuti del lavoro, richiedendo nuove conoscenze e capacità. Tuttavia, il processo di adeguamento delle competenze non appare allineato ai fabbisogni emergenti. Questo divario solleva interrogativi sulle modalità di progettazione e implementazione delle politiche formative, sollecitando imprese, istituzioni e parti sociali a garantire percorsi di aggiornamento più efficaci, strutturali e accessibili.

Alla luce di questi elementi, l’indagine qui presentata si propone come uno strumento utile e innovativo per orientare, sulla base dell’evidenza empirica, il confronto sull’industria automobilistica tra attori istituzionali e politici, esperti e studiosi, imprese, organizzazioni sindacali e società civile. In un contesto segnato da trasformazioni rapide e profonde, ascoltare il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori è una precondizione essenziale per comprendere meglio la natura dei cambiamenti in atto e per costruire percorsi di transizione dell’automotive sostenibili sul piano ambientale, economicamente solidi e socialmente equi.


Teologia e società, confronti, maggio 2026

Chiesa, migrazioni e diritti

 Fulvio Ferrario. Professore di Teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma.

Parallelamente all’indebolimento del diritto internazionale a causa dell’azione delle principali potenze globali, in Europa il dibattito sulle migrazioni mostra un crescente arretramento sulle tutele. In questo contesto le Chiese sono “all’opposizione”, soprattutto nella difesa dei diritti umani e nella definizione di politiche migratorie alternative.

Il mondo è nelle mani di un gruppo di delinquenti, che sembra aver riportato l’orologio della storia a prima del secondo conflitto mondiale, distruggendo il diritto internazionale, insieme alle istituzioni e alle procedure che, sia pure alquanto precariamente, erano state create per tutelarlo; con l’eccezione, per il momento, degli ayatollah iraniani e dei loro “proxy” terroristici di varia estrazione, tutti costoro (Usa, Russia, Israele e anche chi, come la Cina, osserva da lontano, aspettando di incassare i dividendi del caos globale) dispongono di armi nucleari.

Non sempre è chiaro chi è alleato di chi: certo, Trump e Netanyahu sono soci; ma Putin, ad esempio? Sembra nemico di Israele, in quanto (come del resto la Cina), sostiene l’Iran, ma è di fatto un sodale (molto più intelligente, parrebbe) di Trump, anche se per diversi aspetti resta un concorrente. Eccetera.

Un elemento comune a tutte queste brave persone è l’avversione per i Paesi dell’Unione europea, osteggiata in vari modi, non da ultimo utilizzando governi europei “collaborazionisti” (uno, però, è recentemente caduto), impegnati a mettere sabbia negli ingranaggi di Bruxelles, peraltro già non oliatissimi per conto loro.

A parere dei “banditi planetari”, la colpa dell’Unione sarebbe di essere ancora troppo “democratica” e attenta ai diritti umani: troppi mugugni sulle stragi a Gaza, Cisgiordania e Libano, dice Netanyahu; complicità con Zelensky, secondo Putin; una politica migratoria eccessivamente permissiva, fa eco Trump. Ma è proprio così? Davvero l’Unione europea è rimasta l’ultimo baluardo dei diritti umani nel tempo del generale imbarbarimento?

No, purtroppo. La Commissione europea e molti governi di estrazione “democratica” (a partire da quelli tedesco e francese, leader di fatto dell’Unione), tentano di arginare l’offensiva dell’estrema Destra integrandone alcune politiche (s)qualificanti. 

Il caso più evidente è costituito dalla questione migratoria: quando Meloni & Co. affermano che il Nuovo patto sull’immigrazione e asilo, che diventerà operativo a partire da giugno, recepisce le pratiche del governo italiano, semplificano, ma, per una volta, non inventano. Il succo della faccenda è che le garanzie diminuiscono e le procedure di rimpatrio vengono rese più agevoli. Ciò si aggiunge al finanziamento, da parte dell’Europa, dei regimi nordafricani (e di quello turco), che dovrebbero bloccare le partenze, con i metodi che le organizzazioni internazionali, quelle non governative e la stampa indipendente hanno da tempo descritto e denunciato, nell’indifferenza generale.

La Chiesa cattolica e quelle protestanti sono, su questo punto, all’opposizione: almeno a livello di vertici, perché nella base, soprattutto in quella meno “militante”, tendono a riprodursi le tendenze della società nel suo insieme. Sia l’opera di denuncia, sia quella di assistenza, sia la proposta di modelli alternativi all’immigrazione mortifera, sono state e sono preziose. La drammaticità della situazione, tuttavia, suggerisce due ulteriori piste di lavoro.

La prima riguarda precisamente il nucleo del compito ecclesiale, cioè la predicazione e la catechesi: nelle nostre società, i diritti umani hanno cessato di essere almeno ufficialmente assodati. Ora, è vero che non sono stati inventati dalle Chiese, ma lo è anche che si intrecciano con il nucleo dell’Evangelo, che è la storia di un uomo al quale la dignità e ogni diritto sono stati negati. La difesa dei diritti umani, sul piano etico e politico, non coincide con la proclamazione della Parola, ma le è legata, perché in essa brilla un raggio della luce dell’uomo Gesù, che la fede riconosce come rivelazione di Dio. 

Il secondo elemento non sarebbe compito delle Chiese in quanto tali, ma in assenza di altri che lo svolgano, sembra urgente una supplenza. Al di là della pur necessaria denuncia, ma anche al di là di pur commendevoli buone pratiche (come i corridoi umanitari), questa Europa ha bisogno di una proposta organica di politica migratoria, senza la quale la narrazione della Destra continuerà a mentire con successo, presentandosi come “realistica”. Le chiese hanno le competenze e l’esperienza per pensare i lineamenti di una tale politica, e dunque anche il dovere di farlo.

mercoledì 10 giugno 2026

confronti, maggio 2026

Ungheria. Il “dopo Orbán” tra europeismo e pragmatismo

Gjergji Kajana Giornalista freelance

La vittoria elettorale del partito Tisza guidato da Péter Magyar chiude sedici anni di governo di Viktor Orbán e apre una fase di riavvicinamento tra Budapest e l’Unione europea. Il nuovo esecutivo punta a sbloccare i fondi europei congelati e a ricostruire relazioni cooperative con Bruxelles, mantenendo però una linea pragmatica nei rapporti con Russia, Stati Uniti e Cina.

Nelle elezioni parlamentari del 12 aprile scorso l’Ungheria ha premiato con la maggioranza assoluta dei seggi il partito di Centrodestra moderato Tisza (Partito del Rispetto e della Libertà), sancendo l’uscita di scena dalla guida dell’esecutivo del Fidesz (Unione civica ungherese) del primo ministro uscente Viktor Orbán, che governava da 16 anni su una linea nazionalconservatrice. Guidata dall’avvocato 45enne Péter Magyar, il trionfo della giovane forza d’opposizione si è innestato principalmente su una piattaforma focalizzata nel contrasto alla corruzione e allo stato deteriorato dell’economia.

L’Ungheria rappresenta solo l’1,1% del Pil dell’Unione europea, ma i conflitti orbaniani con Bruxelles e la contemporanea vicinanza di Budapest a Russia, Stati Uniti e Cina danno un risalto internazionale alla rotazione di governo.

L’orizzonte dell’esecutivo imperniato su Tisza apre il viatico a un riassetto più cooperativo della relazione comunitaria con Budapest ed accentra sull’Europa la postura internazionale generale del Paese. La stessa data del recente voto contiene un elemento simbolico per il rapporto del Paese con l’Ue: il medesimo giorno del 2003 un referendum nazionale approvò l’ingresso dell’Ungheria nelle istituzioni di Bruxelles.

 

UN “PONTE” TRA EST E OVEST

Il Paese magiaro si contraddistingue geopoliticamente per una posizione di territorio ponte tra Ovest ed Est. Nel periodo moderno l’unione con l’Occidente si affievolirà due volte: durante la conquista ottomana del XVI-XVII secolo e nella Guerra fredda con l’inserimento dell’Ungheria dentro il campo comunista. Nell’intermezzo dei due periodi avviene l’ingresso dentro l’Impero Asburgico a guida germanica da Vienna. Nel 1867 all’Ungheria viene accordata autonomia amministrativa dentro la compagine multinazionale imperiale. La sconfitta asburgica nella Prima guerra mondiale riformula l’assetto territoriale dell’Europa Orientale, con l’Ungheria che perde l’accesso al Mar Adriatico ed il controllo sulla Transilvania, Slovacchia meridionale, Transcarpazia, Vojvodina e Croazia a favore della Romania e dei nuovi stati di Cecoslovacchia e Jugoslavia. Circa tre milioni di ungheresi si trasferiscono sotto la sovranità politica dei Paesi vicini. Il lascito delle imposizioni alla sovranità subìte rimane forte nella coscienza nazionale e tre dei principali partiti parlamentari – Tisza, Fidesz, Mi Hazánk Mozgalom (Movimento “Nostra Madrepatria”) – appartengono all’alveo della Destra identitaria.

La riunione magiara con gli occidentali avviene dopo la Guerra fredda, rafforzata tramite l’inclusione di Budapest nella Nato (1999) e Ue (2004). Dal 2004 i fondi comunitari netti ricevuti dall’Unione hanno raggiunto 67,8 miliardi di euro, accelerando la crescita economica tramite esborsi infrastrutturali, in ricerca e sviluppo e programmi sociali. Le erogazioni di Bruxelles hanno esentato le casse pubbliche da spese come il sostegno alla produzione agricola.

Dal 2022, però, il trasferimento di circa 20 miliardi di euro di fondi Ue resta bloccato a causa della posizione critica di Bruxelles alla stretta imposta da Orbán su insegnamento universitario, immigrazione illegale e diritti della comunità Lgbtq+.(...)

Canone dell’Eucarestia celebrata durante  l’incontro organizzato dalla Comunità di Base di Torino e la Fraternità Emmaus di Albugnano il 31/05/2026


Accoglienza

“Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Genesi 2,15)

Canto: Laudato sii

Rit. Laudato sii, o mì Signore (4 volte) 

E per tutte le tue creature, per il sole e per la luna,

per le stelle e per il vento e per l’acqua e per il fuoco.  

Rit

Per sorella madre terra, ci alimenta e ci sostiene,

per i frutti, i fiori e l’erba, per i monti e per il mare.

Rit

Perché il senso della vita è cantare e lodarti

e perché la nostra vita sia sempre una canzone.

Rit

E per quelli che ora piangono e per quelli che ora soffrono

e per quelli che ora nascono e per quelli che ora muoiono

Rit


Preghiera iniziale

Pregare serve a me, a non retrocedere, pregare mi/ci nutre, tiene aperta la strada. Pregare serve ad attingere il divino che c’è in ognuno, aiuta ad essere illuminati, e quindi più capaci di irradiare (Elsa Bianco)

Preghiera semplice (di Francesco d’Assisi)

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,

dove è offesa, ch’io porti il perdono,

dov’è discordia ch’io porti l’unione,

dov’è dubbio fa’ ch’io porti la fede,

dove è l’errore, ch’io porti la verità,

dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,

dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto

ad essere compreso, quanto a comprendere,

ad essere amato, quanto ad amare

poiché è dando, che si riceve,

perdonando che si è perdonati;

morendo che si risuscita a vita eterna. Amen


Pausa di silenzio

Lettura della Parola


Dio, aiutaci a scoprire la Tua volontà, attraverso la preghiera e l’ascolto della Parola.

Dal Libro dell’Esodo 34,4-6.8-9

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: <<Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà>>. Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: <<Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità>>.


Dalla seconda lettera di Paolo ai Corinzi 13,11-13

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.


Dal Vangelo secondo Giovanni 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: <<Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio>>.


Non credo (Dorothee Sòlle, teologa tedesca, 1929-2003)

Non credo al diritto dei più forti, al linguaggio delle armi, alla potenza dei potenti. Voglio credere ai diritti dell'uomo, alla mano aperta, alla potenza dei non-violenti. Non credo alla razza o alla ricchezza, ai privilegi, all'ordine della forza e dell'ingiustizia: è un disordine. Non credo di potermi disinteressare a ciò che accade lontano da qui.

Voglio credere che il mondo intero è la mia casa e il campo nel quale semino, e che tutti mietono ciò che tutti hanno seminato. Non credo di poter combattere altrove l'oppressione, se tollero l'ingiustizia qui. Voglio credere che il diritto è uno, tanto qui che altrove, che non sono libero/a finché un solo essere umano è schiavo.

Non credo che la guerra e la fame siano inevitabili e la pace irraggiungibile. Voglio credere all'azione semplice, all'amore a mani nude, alla pace sulla terra. Non credo che ogni sofferenza sia vana. Non credo che il sogno degli uomini resterà un sogno e che la morte sarà la fine. Oso credere invece, sempre e nonostante tutto, all'uomo nuovo/alla donna nuova. Oso credere il tuo sogno, o Dio, un cielo nuovo, una terra nuova dove abiterà la giustizia.

Preghiera eucaristica

O Dio, ci regali oggi la possibilità di stare fiduciosamente dinanzi a te. Ora noi spezziamo il pane ricordando Gesù. Rendi vivo ed efficace per ciascuno e ciascuna di noi questo ricordo. Egli ci disse di vivere con Te presente, e ci insegnò a dividere il pane dei campi e il pane dei cuori.


La sera prima di essere ucciso, durante la cena pasquale con i suoi; “Gesù prese il pane, fece la preghiera di ringraziamento, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: <<Questo è il mio corpo, che viene offerto per voi. Fate questo in memoria di me>>. Allo stesso modo, alla fine della cena, offrì loro il calice, dicendo: <<Questo calice è la nuova alleanza che Dio stabilisce per mezzo del mio sangue offerto per voi>>. 


Questo è il corpo, la vita, la strada, la sostanza della memoria di Gesù: vivere sotto il Tuo sguardo accompagnandoci nella condivisione. Madre e Padre che tutto questo si avveri nelle nostre vite perché l’eucarestia non diventi un rito inutile.

Sorelle e fratelli, aiutiamoci a vicenda ad aprire sempre di più i nostri occhi, i nostri cuori, le nostre braccia, le nostre mani, le nostre case, i nostri beni per rinascere ogni giorno alla vita e all'amore, per rendere feconda la nostra vita.

Condividiamo ora il pane e il vino.


Comunione

Canto: Canzone di san Damiano

Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno, con amore ed umiltà potrà costruirlo. Se con fede tu saprai vivere umilmente più felice tu sarai anche senza niente. Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore una pietra dopo l'altra in alto arriverai.

Nella vita semplice troverai la strada che la calma donerà al tuo cuore puro. E le gioie semplici sono le più belle sono quelle che alla fine sono le più grandi. Dai e dai ogni giorno con il tuo sudore una pietra dopo l'altra in alto arriverai.


Padre Nostro


Preghiera comunitaria spontanea


Accogli o Dio con tenerezza le nostre preghiere, anche quelle che teniamo gelosamente nascoste dentro il nostro cuore. Accogli anche quelle che caricano su di Te le nostre responsabilità.

Vogliamo anche ricordarci di tutti i fratelli e le sorelle che, pur senza nascondersi le difficoltà e i problemi, sanno donarci allegria, speranza e un po' di spensieratezza. Per tutto questo e altro ancora ti preghiamo e ti cantiamo lode. Amen


Preghiera finale

Preghiera per la nostra Terra (di papa Francesco)

Dio onnipotente, che sei presente in tutto l’universo

E nella più piccola delle tue creature,

Tu che circondi con la tua tenerezza tutto quanto esiste,

riversa in noi la forza del tuo amore

affinché ci prendiamo cura della vita e della bellezza.

Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle senza nuocere a nessuno.

O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare gli abbandonati

e i dimenticati di questa terra che tanto valgono ai tuoi occhi.

Risana la nostra vita, affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo, 

affinché seminiamo bellezza e non inquinamento e distruzione.

Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi a spese dei poveri e della terra.

Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa, a contemplare con stupore,

a riconoscere che siamo profondamente uniti con tutte le creature 

nel nostro cammino verso la tua luce infinita.

Grazie perché sei con noi tutti i giorni.

Sostienici, per favore, nella nostra lotta per la giustizia, l'amore e la pace.


Benedizione finale

Poesia di David Maria Turoldo

Anima mia, canta e cammina.

E anche tu, o fedele di chissà quale fede;

Oppure tu, uomo di nessuna fede: camminiamo insieme!

E l’arida valle si metterà a fiorire.

Qualcuno-Colui che tutti cerchiamo - ci camminerà accanto.


Canto finale: Risposta

Quante le strade che un uomo farà e quando fermarsi potrà?

Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar per giungere e per riposar?

Quando tutta l’agente del mondo riavrà per sempre la sua libertà?

Risposta non c’è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà.

Quando dal mare un’onda verrà che i monti lavare potrà?

Quante volte un uomo dovrà litigar sapendo che è inutile odiar?

E poi quante persone dovranno morir perché siamo in troppi a morir?

Risposta non c'è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà.

Quanti cannoni dovranno sparar e quando la pace verrà? 

Quanti bimbi innocenti dovranno morir e senza sapere il perché? 

Quanto giovane sangue versato sarà finché un'alba nuova verrà? 

Risposta non c'è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà.


Cantico delle creature (di Francesco d’Assisi)

Altissimu, onnipotente, bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedizione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfane, e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato sì, mi Signore, cum tutte le Tue creature, spezialmente messer lo frate Sole,

lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significazione.

Laudato sì, mì Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l’ai formate clarite e preziose e belle.

Laudato sì, mì Signore, per frate Vento e per aere e nubilo e sereno e onne tempo, 

per lo quale a le Tue creature dai sustentamento.

Laudato sì, mì Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile e preziosa e casta.

Laudato sì, mì Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la notte:

et ello è bello e iocundo e robusto e forte.

Laudato sì, mì Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta e governa, e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba.

Laudato sì, mì Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore e sostengo infirmitate e tribulazione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato sì, mì Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po’ skappare: guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mì Signore et rengraziate e serviateli cum grande humilitate.