mercoledì 11 marzo 2026

Quanto sono grato all’amico Ortensio, per le lettere e le telefonate che ci siamo scambiate, per i suoi studi che sono diventati anche i miei…

Pubblico un bell’articolo di Tempi di Fraternità di marzo 2026

  don Franco Barbero

E’ risuscitato

Nel centesimo anniversario della nascita di Ortensio da Spinetoli…


Scrive Ortensio: “L’esistenza di Gesù si chiude sulla croce. Qui i suoi amici e nemici l’hanno visto per l'ultima volta sulla terra e non l'hanno più rincontrato. La sua sopravvivenza o la sua continuità nel mondo di Dio e della risurrezione è solo una proposta di fede. Si può ritenere vera, ma non ci sono prove, verifiche atte a eliminare qualsiasi perplessità o riserva. Nell'animo di chi crede può esservi la piena convinzione che Gesù sia vivo, ma è certezza morale, non sperimentale. Le “prove” sicure della risurrezione di Gesù sono le sue parole ai discepoli mentre era in vita. Solo ad esse, infatti, fa appello l'angelo mentre cerca di spiegare alle donne l'accaduto (cf. Lc. 24,6-7). I discepoli non avevano certamente capito che cosa certe allusioni del maestro avessero voluto dire, ma dopo l’avvenimento, se ne “sono ricordati” e hanno compreso qualcosa di più che in precedenza. Alla fine sono riusciti a far proprio l’intero messaggio, a credere.

La fede nella risurrezione, negli stessi diretti seguaci di Gesù non è nata in un batter d'occhio, nella sera stessa di Pasqua come sembra far capire Giovanni (20,19), ma forse dopo una certa attesa, verosimilmente dopo una lunga pausa di ripensamento e di riflessione. La risurrezione è un mistero ed è bene che rimanga tale se si vuole proporre come il messaggio centrale della fede cristiana, come ha fatto Paolo nell’Areopago (Atti 17,31-32).

Gesù è veramente risorto non perché lo hanno visto le donne, Pietro, Maria di Magdala e i dodici, ma perché intere comunità di Palestina, dell'Asia o della Grecia vivono della sua testimonianza ed esperienza. Esse non sono tali perché hanno visto il Signore risorto, ma perché cercano di vivere per gli stessi ideali per cui lui è vissuto e morto. Sono esse il suo “corpo" vivo, afferma Paolo, un organismo operante che testifica la sua "presenza" nel tempo e oltre la storia (1Cor. 6,15; 12,27). Per il primo apostolo sono le "pietre vive" di cui si compone la nuova chiesa (1Pt. 2,5). La risurrezione di Gesù è l’annunzio, la proposta essenziale della fede cristiana. E non è una parola magica, ma un programma di vita nuova, spirituale, celeste che tende farsi breccia nel tempo.  Vi credono tutti coloro che fanno compiere un passo avanti alla storia avvicinandola all’eternità. Forse sono molto di più di quanto si pensi indipendentemente dalle loro convinzioni e confessioni religiose”.

(Ortensio da Spinetoli, Paideia, Bibbia e Catechismo).

da Tempi di Fraternità di 03/2026

Quegli asinelli di Gaza

di Gianfranco Monaca


Li avete visti?

Andare

verso un’illusione di pace

carichi all’inverosimile

di povere masserizie

salvate a fatica

tra macerie fumanti

tornare

con lo stesso carico

di speranze e paure

quando l’illusione

è tramontata

dietro i progetti del Faraone,

dietro le montagne di macerie,

e il ghigno di Erode

era stampato sulla polvere 

dai cingoli

dei carri del genocidio?

Li avete visti?

Silenziosi

fedeli

immagine del Dio

scandaloso per i giudei

e stolto per i sapienti

Chi credeva di schernire

Alessameno,

in quel graffito emerso

per caso dagli scavi del Palatino

in realtà aveva visto il Giusto,

il Servo dell’Altissimo,

non il Trionfatore,

non il Vittorioso,

ma l’umile silenzioso

fedele

sapiente

asinello

della Passione.

E della Domenica delle Palme.


da Il Fatto Quotidiano del 03/03/2026

LA STORIA FARÀ PAGARE IL CONTO A USA E ISRAELE

di Massimo Fini


Scrivevamo sul Fatto del 25.02.26 che i veri terroristi non sono quelli che vengono ufficialmente definiti tali, ma gli americani, che danno la patente di terrorismo a tutti coloro che considerano nemici, insieme agli israeliani che gli Usa proteggono, anche se non si capisce bene se non sia piuttosto vero il contrario e a Washington non comandi lo psicolabile pedofilo Donald Trump, ma piuttosto Netanyahu attraverso la potenza finanziaria della comunità ebraica internazionale che è più forte di Stati Uniti, Russia e Cina messi insieme, che detta di fatto le regole e che strangola tutti noi comuni mortali. Avevamo avvertito da tempo che il pericolo veniva dai venti di guerra che soffiavano intorno all’Iran, ma come al solito non siamo stati ascoltati. La nostra previsione è stata, per così dire, certificata dall’attacco giudeo-americano all’Iran.

I governi occidentali, con la loro stampa al seguito, hanno approvato senza se e senza ma l’aggressione. Solo Putin ha condannato la violenza affermando che l’assassinio della Guida Suprema dell’Iran e della sua famiglia è stato commesso “in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale”. Sono le sole parole ragionevoli e umane che ho ascoltato in questi giorni. Alla condanna di Putin si è associata quella, sia pur espressa in maniera diversa, del premier spagnolo, il socialista Pedro Sánchez, unico membro della Ue a farlo.

Ma Putin, a parte le disapprovazioni, può far ben poco per l’Iran. Ha già i cazzi suoi cui pensare con la guerra all’ucraina che lo sta dissanguando, non tanto economicamente ma umanamente, se è vero che dopo aver ingaggiato soldati, peraltro impreparatissimi, della Corea del Nord, ora ricorre al reclutamento da Cuba, India, Nepal, Kenya, Uganda, Ghana. Cioè anche i russi, che pur si batterono fino all’ultimo uomo e donna contro i nazisti, si sono evidentemente stufati di dare la vita per strategie che non comprendono e sorpassano.

Tutti i governi europei, con l’eccezione, come avevo detto, di Pedro Sánchez, hanno commentato in modo favorevole l’eliminazione fisica di Khamenei. A parte il fatto che l’assassinio del Capo di uno Stato aderente all’Onu, come l’Iran o la cattura e la prigione per un altro Capo di Stato, intendo Maduro, non fa propriamente parte del galateo diplomatico internazionale, io se fossi direttore di un giornale mi sarei piuttosto concentrato sull’assassinio di 148 studentesse iraniane e le 95 ferite. Un assassinio premeditato e voluto perché come afferma un attivista italo-palestinese, Karem, “Israele quando uccide non lo fa mai a caso, ogni singolo bambino, civile o edificio colpito è bersagliato attraverso la tecnologia più precisa e letale al mondo”.

Non paghi i giudeo-americani hanno bombardato una manifestazione di cordoglio degli iraniani a favore di Khamenei. Il che significa che non tutti gli iraniani erano anti regime. Inoltre non si può sapere dove andrà a finire un Paese che ha perso tutti i suoi leader ed è sotto aggressione straniera. Dice sostanzialmente Fatemeh, un’iraniana che vive a Parma: sono felice per la caduta di Khamenei e del regime della Repubblica islamica, ma avrei preferito che gli iraniani si liberassero da soli, passare da un regime a un altro non mi fa felice, perché i vincitori chiederanno sicuramente un prezzo. Quel prezzo lo pagheremo noi iraniani. Non mi fa felice passare da un’oppressione all’altra e per soprammercato straniera.

L’aggressione all’Iran, definita un attacco “preventivo” da Trump, è stata motivata col fatto che era diventato pericoloso perché voleva farsi la Bomba. Un processo alle intenzioni basato su una falsità. L’Aiea ha sempre accertato che in Iran l’arricchimento dell’uranio non è mai andato oltre il 6% ed era quindi per usi civili e medici, per fare la Bomba l’arricchimento deve arrivare al 96%. Le reazioni dell’Iran, che non ha la Bomba e non possiede missili all’altezza, possono essere solo commerciali, chiudendo, come è stato fatto, lo Stretto di Hormuz attraverso il quale transita oltre un quinto del petrolio mondiale trasportato via mare e più del 30% del gas naturale liquefatto.

Ma le conseguenze dell’attacco immotivato all’Iran sono più profonde. In Pakistan, che ha la Bomba anche se nessuno gliel’ha mai contestata, alleato storico degli Usa (fornì le proprie basi ai B52 americani per bombardare il vicino Afghanistan talebano) una folla inferocita ha attaccato e distrutto l’ambasciata americana. E di questi attacchi, nel prossimo futuro, dobbiamo aspettarcene parecchi. “Pagherete caro, pagherete tutto” era uno slogan del Sessantotto. Anche per i giudeo-americani verrà il giorno del Giudizio, non di Dio, che non esiste, ma della Storia.


 don Franco Barbero racconta

Storie, storielle e storiacce - 1

Accettare i limiti

Si era pensato in comunità, anche su mia proposta, di comporre un libretto su quegli episodi che abbiamo ricordato e narrato su alcune mie esperienze capitatemi negli anni del ministero. Il titolo era “Storie, storielle e storiacce”, ma ora, rivedendo lo scritto raccolto, sembra a me e ad altri che non sia proprio il caso di comporre un piccolo libro di 100 pagine o poco più, per la modestia del suo contenuto e del suo stile. Voglio prendere atto della modestia di queste storie, storielle e storiacce e ancor più del tempo che non ho per rivedere, precisare, correggere.

Ai miei modesti 32 libri scritti fino ad oggi, non è proprio il caso di aggiungere il trentatreesimo. Una bellissima cartella, che si troverà presto nella sede della comunità e della biblioteca in Via città di Gap 13 a Pinerolo, sarà accessibile: chi vorrà, potrà aprire la cartella che indica l'oggetto. Forse troverà qualche episodio e qualche vicenda ancora parlanti e significanti. Piccole cose successe ad un piccolo uomo come me.

Questi giorni che vivo tra fine novembre e inizio dicembre sono per me ancora ricchi di incontri e di dialoghi, di visite e di lettere da comporre su qualche argomento pungente e inviare a chi mi scriveva e mi scrive.

Il tempo che mi resta è per la preghiera e quella gioia che veramente mi regalano le letture e lae scrittura ogni giorno. E poi il silenzio che mi fa sentire la presenza e i ricordi di Fiorentina e mi invita alle preghiere di ogni giorno. A lei avrei dedicato quelle pagine.

Gliele racconterò ancora nell'alto dei cieli, per dire appena arriverà la tanto attesa sorella morte.

Un caro saluto e un forte abbraccio a chi leggerà queste righe di chiarificazione del perché il mio sognato libro non ci sarà.

Franco Barbero, lunedì 2 dicembre ‘24

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Riprendiamo invece ora quelle “Storie, storielle e storiacce” per pubblicarle su questo blog.

Si tratta di quelle storie che il nostro don Franco ci ha narrato a partire dal lontano 1967.

Nella veste di intervistatore, a porre le domande è Francesco Giusti, membro storico della Comunità di Pinerolo.

Troverete le ”Storie…” il mercoledì e il sabato, un breve segmento ogni volta.

martedì 10 marzo 2026

da Tempi di Fraternità di 03/2026

Hanno scritto

A cura di Giorgio Bianchi


Simone Weil (1909-1943) è stata una filosofa, mistica e attivista francese, nota per il suo pensiero radicale segnato dal desiderio di condividere la sofferenza degli oppressi, mediante la condivisione diretta del dolore. Pertanto non si può definire una filosofa accademica, ma piuttosto una pensatrice d’azione.

Laureata in filosofia, abbandonò l'insegnamento per lavorare come operaia alla Renault, volendo sperimentare la condizione di alienazione del proletariato. Partecipo pure, sebbene per un breve periodo, alla Guerra Civile Spagnola con le brigate anarchiche, nonostante il suo pacifismo.

Di origine ebraica, fuggì dalla Francia occupata. Morì a soli 34 anni in Inghilterra, rifiutandosi di mangiare più di quanto concesso ai suoi connazionali sotto l'occupazione nazista. 

Negli ultimi anni si avvicinò al cristianesimo rimanendo però sempre sulla soglia della Chiesa cattolica, vivendo nella ricerca del mistero di Dio al di fuori dei limiti confessionali. 

Le sue opere evidenziano una radicale critica del capitalismo e del totalitarismo, vedendo nello Stato e nella burocrazia nuove forme di oppressione. Credeva che il lavoro moderno trasformasse le persona in cose e sosteneva che la vera libertà non è definita da un rapporto tra il desiderio e la soddisfazione, ma da un rapporto tra il pensiero e l’azione.

Riportiamo alcuni suoi pensieri tratti dal libro “Simone Weil Pagine scelte”, editrice Marietti.

Quando penso che i grandi bolscevichi pretendevano di creare una classe operaia libera, quando di sicuro nessuno di loro aveva mai messo piede in un'officina e quindi non aveva la più pallida idea delle condizioni reali che determinano la servitù o la classe operaia, vedo la politica come una lugubre buffonata - Pag. 104.

I conflitti più minacciosi presentano un carattere comune: essi sono privi di un obiettivo definibile. Quando la posta in gioco per cui si lotta è ben definita, ognuno può misurarne il valore e insieme i presumibili costi della lotta e decidere fino a che punto convenga cimentarsi. Ma quando si lotta senza obiettivo, viene a mancare il senso comune della misura, non vi è più bilancia alcuna, nessuna proporzionalità, nessun paragone possibile, pertanto un  compromesso diventa del tutto inconcepibile. I sacrifici già compiuti invocano senza tregua nuovi sacrifici - Pag. 111

La democrazia, il potere della maggioranza, non sono un bene, sono solo dei mezzi in vista del bene. Se la repubblica di Weimar invece che Hitler avesse deciso, per le vie più rigorosamente parlamentari e legali, di mettere gli ebrei nei campi di concentramento, le torture non avrebbero per questo un attimo di legittimità di più di quanto non ne abbiano attualmente. Pag. 206

Ovunque senza eccezione, tutte le cose generalmente considerate come fini sono per natura, per definizione, per essenza e nel modo più evidente, unicamente dei mezzi. Solo il bene è un fine. Pag. 210

Se un indù crede che Visnù sia sul Verbo e Shiva lo Spirito Santo e che il Verbo sia stato incarnato in Krishna, prima di incarnarsi in Gesù, con quale diritto gli si rifiuterà il battesimo? Pag. 252

Non bisogna mai cercare di fare al prossimo altro bene che trattarlo con giustizia. Per provare una gratitudine pura, ho bisogno di pensare che mi si tratti bene non per pietà o simpatia o per capriccio o a titolo di favore, neppure per un effetto naturale del temperamento, ma per il desiderio di fare quanto la giustizia esige. Pag. 259


da Rocca del 15/02/2026

La Poesia

di Stefano Cazzato


Professò, ma è vero che la poesia salverà il mondo?

Quella è la bellezza! Comunque sì, la poesia può aiutare chi la scrive, chi la legge, ma non credo il mondo. A me scriverle ha aiutato molto.

Ce ne legge qualcuna?

Va bene, ma non vi salveranno dalle interrogazioni.


Ho sentito le spine

Contai fino a nove

e a dieci decisi

sì mi piace più che altro mi seduce

e senza corazza

sopravvalutando la mia schiettezza

mi gettai tra le sue braccia

caddi e mi feci anche male

per la mia piccola stazza

ci sarebbe voluto più sale

nella testa

lo ammetto

ma sulle prime non piansi

sulle seconde invece sì

sentii le spine

per la rosa che non colsi

anche se finsi.


La bicicletta

Oggi non so com’è

forse per quest’aria di fine che c’è

forse perché le sere

sono ancora corte 

mi prende la nostalgia

dei miei vent’anni

della stazione di San Rossore

e di via Santa Maria

e del ragazzo che ero

quando guardavo dal prato

la torre

della grande illusione

in cui sono caduto

quando mi misero in un mondo nuovo

della fame che avevo

della fretta di vivere

e se non posso dire

di aver lasciato il cuore lì

la mia bicicletta sì.


da Internazionale del 27/02/2026

Tra la farsa della pace e la minaccia di un attacco

Piotr Smolar, Le Monde, Francia


Parlare di pace mentre si prepara una guerra. Vantarsi di cambiare le sorti del Medio Oriente, di offrirgli un orizzonte di prosperità, mentre ci si appresta a una storica operazione militare in Iran, potenzialmente imprevedibile per durata, intensità e conseguenze.

E’ la dialettica di Donald Trump in questo inizio 2026. Il 19 febbraio il presidente degli Stati Uniti ha accolto a Washington una quarantina di rappresentanti stranieri per la riunione inaugurale del “consiglio di pace” (board of peace), creato per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza e riorganizzare la sua gestione. Nel territorio palestinese ci sarebbero ormai “solo piccole fiammate”, ha assicurato Trump, che ha parlato a lungo dei suoi meriti, senza menzionare i civili di Gaza e i loro evidenti bisogni.

Oltre alla foto di gruppo, si è parlato di cifre. Nove paesi - Arabia Saudita, Azerbaigian, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Marocco, Qatar e Uzbekistan - hanno annunciato che contribuiranno con 7 miliardi di dollari (5,9 miliardi di euro) alla ricostruzione. Gli Stati Uniti dovrebbero versare alle casse del consiglio di pace 10 miliardi di dollari. “Non c’è niente di più economico della pace”, ha detto Trump, stimando che la somma equivalga ad appena "due settimane di combattimenti”. La finalità e la fonte dello stanziamento restano vaghe, e il congresso non è stato consultato.

In totale queste cifre sembrano considerevoli, ma rappresentano una minima parte dei bisogni dell'enclave palestinese. Nella Striscia tutto deve essere il ricostruito, dalle infrastrutture vitali (il costo che gli Stati Uniti hanno calcolato è di oltre 30 miliardi di dollari) alle abitazioni.

Soprattutto, nella fase attuale questo denaro è puramente virtuale, un messaggio pubblicitario per la Casa Bianca. Il presupposto per qualsiasi progresso reale è l'avvio del processo di disarmo di Hamas. “E’ l'unica cosa che attualmente blocca il passaggio", ha ammesso Trump riferendosi alla seconda fase del suo piano di pace. "Penso che abbandoneranno le armi, lo hanno promesso", ha aggiunto. ”Se non lo fanno saranno trattati duramente, molto duramente. Non vogliono questo. Sapete, tutta la storia del fatto che non gli importa di morire? Mi hanno detto che non è vero”.