mercoledì 27 maggio 2026

Poesia di David Maria Turoldo

Fratello ateo, nobilmente pensoso, 

alla ricerca di un Dio che io non so darti, 

attraversiamo insieme il deserto. 

Di deserto in deserto andiamo

oltre la foresta delle fedi, 

liberi e nudi verso

il Nudo Essere 

e là

dove la Parola muore 

abbia fine il nostro cammino

                                         David Maria Turoldo


da Il Fatto Quotidiano del 19/05/2026

“Il governo resta muto: dei nostri arrestati sappiamo dalle chat”

di Wanda Marra e Ferruccio Sansa


“Preoccupati. Sì, ma orgogliosi”. Parla la madre di un ragazzo (non mettiamo il nome per richiesta degli interessati) imbarcato su Cactus. Risponde al telefono dopo uno squillo. Come tutte le madri, i padri, le sorelle e i fratelli dei volontari italiani sulla Flotilla. Cactus, ieri, è stata una delle prime barche abbordate. Le notizie non arrivano dalla Farnesina, ma dal team legale. Dalle istituzioni niente, nonostante le parole di Antonio Tajani: “Israele rispetti le regole del diritto internazionale. Stiamo seguendo la vicenda con le nostre ambasciate a Tel Aviv e a Cipro. Abbiamo già mandato i nostri messaggi. Chiediamo che i nostri cittadini vengano tutelati e liberati prima possibile”, ha dichiarato il ministro degli Esteri. Secondo fonti accreditate il ministro ha parlato con l’omologo, Gideon Saar. Sono tra 9 (secondo la Farnesina) e 12 gli attivisti italiani intercettati ieri e l’Idf dopo averli riuniti li condurrà nel porto israeliano di Ashdod. Tajani assicura che il governo sta facendo ogni pressione possibile su Israele per la liberazione. Non si capisce a cosa alluda esattamente, se non al fatto che – grazie ai rapporti storici con Israele e al fatto che l’Italia ha lavorato per non sospendere l’accordo Ue con Tel Aviv – una presunta base di trattativa c’è. Di fatto, Giorgia Meloni, anche se stavolta non ha sparato a zero sugli attivisti, si tiene lontana dal dossier. Mentre Guido Crosetto, ministro della Difesa, monitora e lavora. Tra le opzioni in campo ci sarebbe quella di portare gli arrestati a Cipro: ma l’isola non vuole i turchi. Dunque, la strada è difficilmente percorribile. Va ricordato, inoltre, che, a differenza della missione di settembre, la Marina militare non ha mandato una nave. Resta il fatto che le barche sono state intercettate in acque internazionali europee.

“Abbiamo sentito vicina la gente della Flotilla. Abbiamo sentito l’abbraccio della società civile e delle persone che ci conoscono. Ma lo Stato no, ci hanno lasciati soli”, conclude la madre di un volontario. Come la mamma di un altro membro dell’equipaggio di Cactus: “Mettetevi nei nostri panni... siamo due persone anziane, non sappiamo granché usare i social. Abbiamo chiamato la Farnesina per chiedere come stava nostro figlio, ma non hanno saputo dirci niente. ‘Richiamate’, questo ti rispondono. Così mio marito e io siamo qui appesi al cellulare, alla televisione, ai siti”. La donna conclude: “Abbiamo bisogno e il nostro Paese non ci aiuta. Sono sconcertata”. La stessa solitudine della famiglia di un volontario che viaggiava su Last Dream, la sua ultima comunicazione è di ieri alle 16. Da quel momento sua sorella ha cercato in ogni modo di avere informazioni: “Abbiamo contattato chiunque, anche le ambasciate italiane a Tel Aviv e Cipro. La Farnesina? Macché... ‘Stiamo monitorando’, non hanno saputo dirmi altro. Per fortuna c’è la gente della Flotilla”. La giornata passa così: tutta la famiglia di fronte alla tv, pronta a scattare appena suona il telefono. Intanto si scrivono mail, a istituzioni e ambasciate, per chiedere la liberazione. E l’opposizione va all’attacco. Tra i primi a parlare c’è il dem Arturo Scotto, che ha partecipato alla missione di settembre: “I governi europei intervengano ed evitino questo scempio che lede il libero diritto di navigazione”. Mentre Elly Schlein, segretaria Pd, affonda: “Il governo italiano e l’unione europea devono fare ogni pressione per far liberare immediatamente gli attivisti umanitari della Flotilla”. Mentre 49 eurodeputati (Socialisti, Left e Verdi) ieri hanno chiesto al Presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, di garantire protezione per la Flotilla. Tra loro, un terzo sono italiani: Cecilia Strada, Brando Benifei, Annalisa Corrado, Alessandro Zan e Marco Tarquinio per il Pd; Dario Tamburrano, Carolina Morace, Danilo Della Valle e Valentina Palmisano per il M5s e Benedetta Scuderi, Leoluca Orlando, Cristina Guarda, Mimmo Lucano e Ilaria Salis da Avs.

“I nostri figli – conclude la madre di uno dei fermati – sono in mano a un esercito di assassini. Certo che siamo preoccupati. Ma anche orgogliosi”.


da Il Fatto Quotidiano del 21/05/2026

Contro i Palestinesi torture sistematiche, compresi “i cani utilizzati per gli stupri”.

di Stefania Maurizi


Le immagini del trattamento brutale degli attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla hanno fatto il giro del mondo, innescando la condanna di leader politici italiani e mondiali, ma torture feroci e trattamenti inumani e degradanti contro i palestinesi sono sistematici nelle prigioni di Israele. E a documentarlo da anni sono le più serie organizzazioni per la difesa dei diritti umani, da Amnesty International all’israeliana Physicians for Human Rights Israel all’organizzazione palestinese Palestinian Center for Human Rights.

Nessuno viene risparmiato e anche i medici e il personale sanitario palestinesi sono stati soggetti a trattamenti a dir poco crudeli, che includono brutali pestaggi. Physicians for Human Rights Israel ha documentato almeno 94 morti nelle prigioni israeliane dal 7 ottobre 2023 ad agosto 2025. Uno dei racconti dell’orrore è stato raccolto dal Palestinian Center for Human Rights (Pchr), che nel novembre scorso ha pubblicato le testimonianze di detenuti palestinesi stuprati. Una delle vittime era un uomo di 35 anni, un padre, rinchiuso nel famigerato centro di detenzione di Sde Teiman. “Fui spostato in una sezione di Sde Teiman che non conoscevo”, recita la testimonianza riportata da Pchr, che continua: “Sono stato portato insieme con un gruppo di detenuti in un posto lontano dalle telecamere, un luogo di passaggio tra le diverse sezioni del campo. Siamo stati completamente spogliati. I soldati hanno portato i cani che ci sono saltati addosso e ci hanno urinato sopra. Poi uno dei cani mi ha stuprato, il cane sapeva quello che stava facendo, e ha inserito il suo pene nel mio ano, mentre i soldati continuavano a picchiarci e a torturarci, spruzzandoci in faccia lo spray al peperoncino. L’attacco del cane è durato circa tre minuti”.

La vittima racconta che a causa dei violenti pestaggi, lui e gli altri detenuti del gruppo avevano ferite su tutto il corpo. “Ho sofferto un grave crollo psicologico e una profonda umiliazione, ho perso il controllo perché non avrei mai potuto immaginare di provare una cosa del genere nella mia vita. Poi un dottore mi ha suturato una ferita alla testa causata dalle torture: sette punti senza anestesia. Ho riportato anche contusioni, fratture agli arti e una frattura a una costola”.

L’uso dei cani militari è stato documentato durante la guerra al terrorismo degli Stati Uniti, da Guantanamo alla prigione irachena di Abu Ghraib, ed è finito sia nelle foto dell’orrore sulle torture irachene sia nel ciclo di dipinti dal titolo Abu Ghraib, del celebre pittore Fernando Botero, che è riuscito a rendere l’immagine della ferocia dei cani aizzati contro prigionieri inermi e terrorizzati di essere sbranati da un momento all’altro. Ma per quanto brutali, le torture della guerra al terrorismo degli Stati Uniti non risultano aver mai annoverato lo stupro dei prigionieri da parte dei cani militari e anche un testimone molto informato, come l’ex operativo della Cia, John Kiriakou – l’unico agente Cia finito in prigione per le torture, ma non perché le ha praticate, quanto piuttosto perché le ha rivelate – racconta di non aver mai sentito di casi di detenuti fatti stuprare dai cani durante la war on terror.


da Internazionale del 22/05/2026

Il viaggio dell'hantavirus

dal Sudamerica all'Europa

di Jason Horowitz, Claire Mosee e Amelia Nieremberg,

The New York Times, Stati Uniti

 

Il New York Times ricostruisce il tragitto della nave da crociera Hondius, dove un focolaio di hantavirus ha causato morti, quarantene e timori di una nuova pandemia.

 

Con il volto cupo, il capitano Jan Dobrogowski si è presentato davanti ai passeggeri riuniti nel salone della Mv Hondius e ha dato la brutta notizia: un loro compagno di Viaggio era morto. "Siamo convinti che, per quanto tragico, sia dovuto a cause naturali", per poi aggiungere che secondo il medico di bordo l'uomo non era "contagioso" e quindi la nave era 'sicura". Era il 12 aprile 2026. Meno di due settimane prima Dobrogowski aveva riunito lo stesso gruppo per un brindisi inaugurale mentre la Hondius lasciava l’Argentina per solcare i mari dell'Atlantico del sud e osservare uccelli e altri animali in alcune delle isole più remote del mondo.

Ora invece i passeggeri cercavano di confortare Mirjam Schilperoord-Huisman, la vedova dell'uomo appena morto. Mirjam e il marito Leo Schilperoord, olandesi, entrambi di 69 anni, avevano attraversato il Sudamerica alla ricerca di uccelli rari. Dopo la morte di Leo, qualcuno ha chiesto a Mirjam se preferiva che la crociera fosse interrotta. "Siamo tutti qui con uno scopo", avrebbe risposto la donna secondo Ruhi Cenet, documentarista turco a bordo della nave. Mirjam ha esortato gli altri passeggeri a proseguire il viaggio perché suo marito "avrebbe voluto che facessi lo stesso". Nel giro di poche settimane altri due passeggeri sono morti, compresa Mirjam Schilperoord-Huisman.

La causa, secondo le autorità sanitarie, era quasi certamente la specie andina dell'hantavirus, una famiglia di virus trasmessi dai roditori che possono colpire anche esseri umani. Da quel momento un mondo ancora traumatizzato dalla pandemia di covid-19 ha osservato con ansia i passeggeri e l'equipaggio della Hondius, provenienti da almeno 23 paesi e sprofondati nell'incubo di un possibile focolaio in spazi ristretti e in mezzo al mare.

Mentre le autorità sanitarie cercavano di contenere il virus, capire come fosse arrivato a bordo e tracciare i contatti dei passeggeri già sbarcati, quelli rimasti sulla nave hanno descritto la loro odissea in interviste e post sui social media.

Alla fine la Hondius ha attraccato a Tenerife, nell'arcipelago spagnolo delle Canarie, nonostante i tentativi del governo locale per impedirlo, arrivando a suggerire che i topi a bordo potessero nuotare fino a riva e diffondere il virus sull'isola. Il 15 maggio l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato che almeno dieci casi di hantavirus (otto confermati e due sospetti) erano collegati alla nave. Due dei tre decessi erano stati attribuiti al virus e c'erano forti sospetti sul terzo.

In tutto il mondo decine di persone sono state costrette a mettersi in quarantena per verificare la comparsa di sintomi durante il periodo di incubazione della malattia, che può durare fino a sei settimane. Negli Stati Uniti diciotto persone che erano state a bordo della nave sono state portate in strutture specializzate, e il 14 maggio le autorità sanitarie del paese hanno comunicato che ne stanno monitorando altre sedici che erano su un volo insieme a una persona che era stata contagiata, e sette sbarcate dalla nave da crociera ad aprile.

Sulla base delle conoscenze che si hanno sul virus e del contatto stretto e prolungato necessario per un contagio, gli esperti di salute pubblica ribadiscono che la minaccia per la popolazione è minima. Tuttavia, gli scienziati che studiano il virus da decenni avvertono che è imprevedibile e che, in determinate circostanze, può trasmettersi senza un contatto diretto.


da Internazionale del 22/05/2026

Per i genitori giapponesi l’affido condiviso è un'illusione

di Julian Ryall, South China Morning Post, Hong Kong

 

Fino al 1 aprile i figli di divorziati erano affidati a un solo genitore,

e spesso finivano per perdere i rapporti con l'altro. Ora la legge

prevede la possibilità dell'affido congiunto ma è poco efficace

 

Yasuyuki Watanabe non vede la figlia da più di quindici anni. Ma non sta festeggiando per l'epocale riforma delle regole sull'affido, entrata in vigore da poco in Giappone. In caso di divorzio la legge giapponese prevedeva l'affido esclusivo dei figli a un genitore, mentre l'altro doveva affidarsi alla disponibilità di chi aveva la custodia o alle visite sollecitate dal tribunale. Per Watanabe, 54 anni, questo si è tradotto in un sistema che sembrava progettato per escluderlo.

Ora quel sistema è cambiato, almeno sulla carta. Dal 1 aprile le coppie che divorziano possono concordare l'affido condiviso: un cambiamento sostenuto da gran parte dell'opinione pubblica ma non da Watanabe. "Questa riforma non offre nessun beneficio alle coppie in forte conflitto tra loro e non considera affatto ciò che è meglio per i bambini", dice.

In base alla nuova legge i genitori che divorziano possono decidere sull'affido condiviso o esclusivo dei figli, mentre quelli che si sono separati prima dell'1 aprile possono fare ricorso in tribunale per modificare gli accordi precedenti. Per i sostenitori della riforma l'affido condiviso può aiutare i bambini a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori. Secondo quelli che la criticano come Watanabe, la legge non risolve i problemi quando un genitore si rifiuta di collaborare. "Se uno dei due vuole l'affido esclusivo è impossibile avere quello condiviso", dice. “Basta questo".

Akira Ueno, avvocato dello studio legale Nihonbashi Sakura di Tokyo specializzato in diritto di famiglia, è arrivato alla stessa conclusione. Ueno è stato coinvolto dal ministero della giustizia nelle discussioni prima che la legge fosse emendata, ma le sue obiezioni a quello che a suo avviso era un difetto disastroso della riforma sono state respinte.

"Senza rendere obbligatorio un piano genitoriale comune, l'affido condiviso è semplicemente impossibile". Ueno ha visto i suoi assistiti riporre le speranze nella riforma, consapevole del fatto che sarebbero rimasti delusi. “Li ho seguiti sapendo che era solo un intervento di facciata".

Secondo Watanabe, assistente di un parlamentare, è l'intero apparato del diritto di famiglia a resistere al cambiamento, dagli avvocati che approfittano dei conflitti tra ex alle istituzioni che si occupano delle visite sorvegliate. A suo avviso la riforma è stata in parte plasmata dalle pressioni internazionali. L'Unione europea aveva condannato la posizione del Giappone sulla genitorialità post-divorzio, accusando Tokyo di chiudere un occhio su quelli che erano a tutti gli effetti dei rapimenti di minori prodotti dall'incapacità di applicare le sentenze sugli affidi transnazionali. Secondo organizzazioni come Kizuna child-parent reunion, ogni anno circa 150mila bambini in Giappone dopo il divorzio o la separazione perdono i contatti con uno dei genitori. Il caso di Watanabe illustra come funzionava il vecchio sistema. L'uomo aveva ottenuto l'affido della figlia dopo una delle rarissime sentenze del tribunale di famiglia in tal senso, che all'epoca l'aveva ritenuto più disponibile dell'ex moglie a favorire il rapporto della bambina con l'altro genitore. Ma nel 2017 l'alta corte di Tokyo ha ribaltato la decisione, stabilendo che la bambina sarebbe dovuta restare con la madre sulla base del principio della "continuità" che, secondo chi critica la legge, premia sistematicamente il genitore che ha fin dall'inizio la gestione di un figlio.

Tribunale di parte

Per i genitori stranieri è ancora più complicato perché i tribunali spesso prendono le parti del genitore giapponese, indipendentemente dalle sentenze di tribunali stranieri o dal diritto internazionale. Vincent Fichot non vede i figli Tsubasa e Kaede dall'agosto 2018, quando la moglie è sparita con loro dalla casa in cui vivevano a Tokyo.

Originario di Marsiglia, Fichot ha attirato l'attenzione internazionale nel 2021, quando ha fatto uno sciopero della fame davanti allo stadio olimpico prima delle Olimpiadi di Tokyo. Dopo aver incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, a cui aveva chiesto di sostenere la sua causa, era stato ricoverato in ospedale.

Oggi, a quasi cinque anni di distanza, descrive una situazione giuridica assurda. Ha mantenuto la piena responsabilità genitoriale dal momento in cui i figli gli sono stati portati via fino alla finalizzazione del divorzio, nell'aprile 2023, ma per tutto il periodo non ha potuto vederli. L'ambasciata francese a Tokyo ha provato a organizzare degli incontri con i bambini, che hanno la cittadinanza francese, ma non ci è riuscita. Fichot spiega che qualsiasi via legale era impossibile da seguire. Nel 2025 un tribunale francese ha condannato in contumacia l'ex moglie per abuso su minori e rapimento, infliggendole una pena di due anni di carcere, privandola della responsabilità genitoriale e riconfermando un mandato di arresto internazionale. Ma neanche questo ha cambiato qualcosa. Nel 2023 un giudice giapponese aveva garantito alla donna l'affido esclusivo, osservando nella sentenza che il mandato di arresto internazionale era irrilevante".

"Le autorità giapponesi si rifiutano di applicarlo", dice Fichot. "Un genitore può effettivamente rapire un bambino senza ripercussioni". Fichot, che vive grazie ai sussidi statali in Francia dopo che la sua campagna per rivedere i figli gli è costata la carriera nel mondo della finanza, sostiene che la riforma non fa nulla per affrontare quello che a suo avviso è il fallimento principale del sistema: la totale assenza di conseguenze. Per i detrattori della riforma, la legge emendata può aiutare i genitori che collaborano a orientarsi in modo più equo in un divorzio. Nel caso di separazioni conflittuali, offre ben poco.

Watanabe, dopo aver cercato per quindici anni dei rimedi legali che potessero assicurargli un rapporto con la figlia che i tribunali non erano stati in grado di ripristinare, non si fa illusioni. "Sono molto preoccupato, perché molte persone saranno erroneamente indotte a credere che con la riforma i problemi sono risolti", dice. "E di conseguenza nessuno farà più pressione". 

martedì 26 maggio 2026

da Internazionale del 15/05/2026

L’anno degli incendi


Il 2026 si avvia a diventare l’anno peggiore della storia dal punto di vista degli incendi, hanno avvertito gli scienziati del consorzio di ricerca internazionale World weather attribution. Tra gennaio e aprile nel mondo sono già bruciati 150 milioni di ettari, il 20 per cento in più rispetto al record precedente per questo periodo. Il continente più colpito è stato l'Africa con 85 milioni di ettari. Secondo i ricercatori l'aumento è dovuto in gran parte alle rapide oscillazioni tra condizioni estremamente umide ed estremamente aride, un effetto già conosciuto del cambiamento climatico. Le piogge abbondanti favoriscono infatti la crescita della vegetazione nella savana, che diventa combustibile per incendi alimentati dal caldo anomalo e dalla siccità. In Asia sono bruciati 44 milioni di ettari, il 40% in più rispetto al record precedente, stabilito nel 2014. Gli scienziati avvertono che la tendenza potrebbe peggiorare ulteriormente con l'inizio dell'estate nell'emisfero settentrionale, che ospita la maggior parte delle terre emerse e delle foreste, soprattutto se saranno confermate le previsioni di un imminente ritorno del Nino, che potrebbe essere il più intenso mai registrato. Questo fenomeno metereologico ricorrente infatti è associato all'aumento delle temperature globali e può provocare ondate di caldo anomalo e siccità in diverse regioni, come l’Australia, il Nord America e l'Amazzonia, aggravando il rischio di incendi senza precedenti.




da Il Manifesto del 20/05/2026

Pechino riserva a Putin l’accoglienza <<migliore>>

di Sabato Angieri


L’arrivo di Vladimir Putin in Cina segna un’ulteriore affermazione della centralità di Pechino sullo scacchiere internazionale, ma per i russi è un confronto diretto con gli Usa e un tentativo di realizzare accordi miliardari sul petrolio. L’argomento principale del vertice odierno sarà il gasdotto Power of Siberia 2, che dovrebbe portare il gas russo dall’Altai (Siberia nord-occidentale) al Nord-est della Cina. Si parlerà di Ucraina, di Iran, delle relazioni con Washington, ma la maggior parte degli analisti concorda con il fatto che Putin vorrà portare a casa un risultato concreto.

NON SOLTANTO la «relazione senza limiti» che per il Cremlino è sempre stata un cavallo di battaglia da sventolare come emblema del Nuovo ordine mondiale, ma un passaggio concreto, sottolineato dalla delegazione russa. Oltre a 8 ministri, tra cui il titolare degli Esteri Sergei Lavrov, 5 vice-primi ministri, il consigliere onnipresente Yuri Ushakov e il portavoce Dmitri Peskov, a Pechino sono atterrati con il presidente gli amministratori delegati di Rosneft (petrolio) e Gazprom (gas), Rosatom (nucleare) e Roscosmos (spazio) e la presidente della Banca centrale russa Elvira Nabiullina. Una squadra così si mobilita solo in occasioni importantissime. Alexei Likhachev, il capo di Rosatom, alla vigilia del colloquio con Xi Jinping ha inoltre dichiarato che il suo governo ha preparato «tre memorandum d’intesa da firmare» uno con l’Autorità per l’energia atomica cinese, uno per le attività nel settore della ricerca termonucleare e un terzo sulle attività in «campi di ricerca avanzata e innovativa». Per Ushakov il clou della visita sarà «un colloquio informale con Xi sulle questioni internazionali più urgenti», riferisce l’agenzia russa Tass.

PECHINO non si è sbilanciata, ma l’accoglienza riservata a Putin all’aeroporto ha destato l’attenzione dei commentatori per due aspetti fondamentali: è la più pomposa tra le 25 precedenti ed è stata più scenografica di quella tributata a Donald Trump pochi giorni fa. Sebbene le due cerimonie siano state simili – guardia d’onore e folla con bandierine – Putin è stato accolto da un membro in carica del Politburo cinese, il ministro degli Esteri Wang Yi, mentre Trump dal vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese Han Zheng che, come scrive il New York Times, «Da quando ha lasciato il Comitato permanente del Politburo non ha praticamente alcuna influenza sulla linea politica del Paese». Nel 2017, invece, Trump, era stato accolto da Yang Jiechi, capo della diplomazia cinese e membro del Politburo.

AL CONTRARIO, la presenza del capo della diplomazia per il leader russo era un chiaro segnale di importanza inviato agli ospiti. Molto di più della precedente visita di stato del 2024, quando insieme al tappeto rosso e alla guardia d’onore non c’era stata alcuna cerimonia. Ora invece la passerella sotto le scale dell’aereo divideva due ali di folla di studenti chiamati ad aspettare il capo del Cremlino con bandierine russe e cinesi. Al passaggio di Putin i ragazzi e le ragazze lo hanno applaudito e acclamato. Tali valutazioni non coincidono direttamente con il peso dell’invitato, ma con l’importanza che si vuole assegnargli (e dimostrargli). Che Xi approfitti del ruolo destabilizzatore della Russia in Europa è un fatto, così come lo è l’importanza delle materie prime del gigante eurasiatico. Importanza, non esclusività come invece vorrebbero a Mosca. Il governo russo, infatti, vorrebbe diventare il fornitore unico di idrocarburi di Pechino, ma la Cina tende costantemente a diversificare la sua catena di approvvigionamento, come testimonia il recente accordo con il Turkmenistan.

In concomitanza con la partenza di Putin per la Cina, la Russia ha annunciato l’avvio di tre giorni di esercitazioni nucleari che «coinvolgeranno miglia di soldati in tutto il Paese». Mentre sia Washington, sia Pechino hanno smentito l’indiscrezione del Financial Times secondo la quale durante il loro ultimo colloquio Xi avrebbe detto a Trump che «Putin potrebbe pentirsi di aver invaso l’Ucraina».


da Il Fatto Quotidiano del 21/05/2026

Dazi, Bruxelles s’inchina agli USA


Dopo mesi di pressioni del presidente Usa Donald Trump, la scorsa notte il Parlamento e i Paesi europei hanno raggiunto un faticosa intesa per dare seguito all’accordo sui dazi siglato l’estate scorsa in Scozia. L’intesa prevede l’eliminazione di gran parte dei dazi europei sui prodotti industriali americani, mentre gli Usa manterranno tariffe fino al 15% sulle merci europee. Ci sono poi una clausola di scadenza e la possibilità di sospendere le misure se Washington non si atterrà ai termini dell’accordo. Una svolta per gli accordi commerciali tra Ue e Stati Uniti che conferma solo la crescente dipendenza europea da Washington.

L’accordo dovrebbe, infatti, ora placare le tensioni che si sono acuite negli ultimi mesi a causa delle critiche di Trump agli europei sulla possibilità di annettere la Groenlandia, poi sulla guerra in Iran e, da ultimo, dopo che la Corte di New York ha bocciato anche i nuovi dazi globali al 10%, che il presidente Usa aveva imposto a febbraio. A segnare questo compromesso raggiunto a Bruxelles sono state soprattutto le reiterate minacce di Trump, che nelle scorse settimane ha accusato l’Ue di temporeggiare sulla ratifica dell’accordo commerciale, spiegando che se l’intesa non diventerà operativa entro il 4 luglio imporrà dazi del 25% sulle automobili europee. Una misura che colpirebbe un settore che ha negli Usa il mercato maggiore extracomunitario.

Tra i pochi paletti fissati dall’Ue c’è quello sull’acciaio. L’accordo concede agli Usa tempo fino al 31 dicembre 2026 per riportare al 15% i dazi superiori applicati ai prodotti derivati da acciaio e alluminio importati dall’Ue. In caso contrario, Bruxelles potrà sospendere le concessioni commerciali accordate a Washington nel settore siderurgico e dell’alluminio. L’accordo commerciale scadrà il 31 dicembre 2029 ed entro questa data la Commissione Ue effettuerà una valutazione completa degli effetti che i dazi hanno avuto. Ma, applicando un meccanismo di salvaguardia, la Commissione potrà avviare prima della scadenza un’indagine per affrontare eventuali aumenti significativi delle importazioni dagli Usa Uniti che causino o minaccino di causare gravi danni ai produttori europei. Parlamento e Consiglio hanno concordato anche di prorogare di cinque anni, fino al 31 luglio 2030, l’esenzione dai dazi doganali per le importazioni di aragoste. La misura si applicherà retroattivamente dal primo agosto 2025.

Il Parlamento e i Paesi europei voteranno ora per ratificare il testo definitivo verosimilmente il prossimo 16 giugno, sempre che da Trump non arrivino altre minacce.


TIENICI APERTI AL FUTURO CON TE

 

Sei Tu l'acqua profonda che cura le nostre superficialità,

sei l'acqua nutriente che guarisce i nostri vuoti.

Non sia il nostro cuore un deserto arido e secco,

ma una terra irrigata e seminata a piene mani da Te.

Non sia una casa vuota in cui si insediano gli idoli,

ma un laboratorio di idee, di progetti, di propositi.

O Dio, che semini nel vento sempre nuovi germi di vita

e spingi l'umanità ad abbattere i muri della divisione,

fa' che le nostre esistenze si mettano a servizio della pace

coltivando, vicino e lontano, la giustizia e la fraternità.

 

__________________

 

Signore,

nessun “diluvio”

fermerà mai la Tua “benedizione”…

e il Tuo amore non si consuma,

non viene meno.

Il salmista ci parla

della Tua ira e del Tuo furore,

ma noi sappiamo

che Tu sei il Dio amico e misericordioso,

che conosce tutte le strade per venirci incontro.

 

__________________

 

 

Signore,

mantienici nella fede in Te,

nella radicale fiducia in Te,

anche quando nella vita il sole sembra oscurarsi

e prevalgono le tenebre.

Fa’ che, come Gesù, amiamo questa terra

che è lo spazio in cui Tu ci stai accanto

per cercare sentieri di fraternità e di gioia.

 

FRANCO BARBERO

lunedì 25 maggio 2026

Gruppo biblico del martedì, domani 26 maggio


Care amiche e amici del gruppo biblico del martedì,

domani sera ci incontreremo alle ore 18:00 per leggere il capitolo 15 del Vangelo di Marco.

Ci si potrà collegare a partire dalle ore 17:45.

Questo è il LINK per il collegamento:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

A domani.

Sergio

È INCONCEPIBILE UNA VITA SENZA SILENZIO


Mi sembra che particolarmente nel silenzio, costretti a guardare Dio negli occhi, cadano i nostri camuffamenti e vengano smascherate le nostre fughe da Lui. Certo, lo so benissimo, il silenzio può essere ambiguo e vuoto. Ma questi pericoli e queste deviazioni, sempre possibili, non devono incoraggiare una facile denigrazione del silenzio. E' indispensabile per un credente ritagliarsi spazi di silenzio per " fecondare" la vita di ogni giorno.

“Il primo servizio di cui siamo debitori agli altri membri della comunità è di ascoltarli. Come l'inizio del nostro amore per Dio consiste nell'ascoltare la Sua parola, cosí l’inizio dell'amore del prossimo consiste nell'imparare ad ascoltarlo. L'amore di Dio per noi si distingue proprio in questo: che non si limita a parlarci, ma vuole anche ascoltarci.

Imparare ad ascoltare il nostro fratello è dunque fare per lui ciò che Dio ha fatto per noi. Certi cristiani ed in particolare i predicatori, si credono sempre obbligati a "dare qualcosa" quando sono con altri uomini. Dimenticano che ascoltare può essere più utile che parlare. Molte persone cercano un orecchio che li voglia ascoltare e non lo trovano fra i cristiani, perchè i cristiani si mettono a parlare proprio quando dovrebbero saper ascoltare. Ma chi non sa più ascoltare suo fratello finisce per non ascoltare neppure più Dio stesso, salvo parlargli in continuazione.

Egli introduce così un germe di morte nella sua vita spirituale e tutto quello che dice finisce per non essere altro che chiacchiera religiosa, condiscendenza clericale, valanga di parole pie. Non sapendo più accordare un'attenzione tesa e paziente agli altri, si parlerà loro sempre fuori bersaglio. E ciò senza più rendersene conto.

Chi stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli altri, in effetti non avrà mai tempo per Dio e per il prossimo; non ne avrà che per se stesso, per i suoi discorsi e le sue idee personali "(Dietrich Bonhoeffer)

Sólo le pido a Dios  (León Gieco)

 

Solamente chiedo a Dio

che il dolore non mi sia indifferente

che l'arida morte non mi trovi

vuoto e solo, senza aver fatto abbastanza.

 

Solamente chiedo a Dio,

che l'ingiustizia non mi sia indifferente

che non mi schiaffeggino l’altra guancia

dopo che un artiglio graffiò il mio destino.

 

Solamente chiedo a Dio

che la guerra non mi sia indifferente

è un mostro grande e calpesta ferocemente

tutta la povera innocenza della gente.

 

Solamente chiedo a Dio

che l'inganno non mi sia indifferente

Se un traditore può più che alcuni,

che questi non lo dimentichino facilmente.

 

Solamente chiedo a Dio

che il futuro non mi sia indifferente

Sfortunato è colui che deve andarsene

a vivere una cultura diversa.

 

Solamente chiedo a Dio

che la guerra non mi sia indifferente

è un mostro grande e calpesta ferocemente

tutta la povera innocenza della gente.

 

America Latina