sabato 15 agosto 2026

 da Tempi di Fraternità di luglio 2026


Don Chisciotte e il coraggio della pazzia – Juan Goytisolo


E’ impresa dei cavalieri erranti, diceva Don Chisciotte, <<raddrizzare i torti e andare in soccorso dei miseri>> e immagino l’hidalgo della mancia in sella a Ronzinante che si getta lancia in resta contro gli sbirri della Santa Confraternita che procedono allo sgombero degli sfrattati, contro i corrotti dell’ingegneria finanziaria o, traversando lo Stretto, ai piedi delle sbarre di Ceuta e Melilla da lui visti come castelli incantati con ponti levatoi e torri merlate che soccorre degli immigranti il cui unico delitto è il proprio istinto di vivere e l’ansia di libertà.

Sì, per l’eroe di Cervantes e per noi lettori toccati dalla grazia del suo romanzo è difficile rassegnarsi all’esistenza di un mondo afflitto da disoccupazione, corruzione, precarietà, crescenti disuguaglianze sociali ed esilio professionale dei giovani come quello in cui attualmente viviamo. Se questa è pazzia, accettiamola.

Il panorama intorno a noi è oscuro: crisi economica, politica, sociale. Le ragioni per indignarsi sono molteplici e lo scrittore non può ignorarle senza tradire se stesso. Non si tratta di mettere la penna a servizio di una causa, per giusta che sia, ma di introdurre il fermento contestatore nell’ambito della scrittura.

Inserire la trama romanzesca nello stampo di forme ripetute fino alla sazietà condanna l’opera all’irrilevanza e ancora una volta, al crocevia.

Cervantes ci mostra la strada. La sua coscienza del tempo “divoratore e consumatore delle cose”, di cui parla nel magistrale capitolo IX della Prima Parte del libro lo indusse ad anticiparlo e a servirsi dei generi letterari in voga come materiale di demolizione per costruire un portentoso racconto di racconti che si spiega all’infinito. Come dissi ormai parecchi anni fa, la pazzia di Alonso Quijano sconvolto dalle sue letture contagia il suo creatore impazzito per i poteri della letteratura. Tornare a Cervantes e assumere la pazzia del suo personaggio come una forma superiore di lucidità, questa è la lezione di Don Chisciotte.

Nel farlo non evadiamo dalla realtà iniqua che ci circonda. Al contrario, vi mettiamo saldamenti i piedi.

Diciamo ad alta voce che possiamo. Noi, contaminati dal nostro primo scrittore, non ci rassegniamo all’ingiustizia. In questi tempi di disuguaglianza siamo cavalieri erranti che raddrizzano i torti.


Traduzione di Luis E. Moriones

Juan Goytisolo è considerato uno dei più importanti esponenti della Generazione del ‘50 e uno dei più grandi scrittori spagnoli.

 Notte d’inverno in stazione di Genova 1982


Spezzoni di parole,

sillabe sconnesse

che vengono dalla notte,

quella che dentro

distrugge un cuore

ormai alla deriva;

come eruzione di dolore,

come schegge di cuore

che scoppia di disperazione.


Non c’è parola

d’uomo o di donna

che incroci

il suo parlare.

Gli risponde

soltanto

un’altra notte

piena di freddo

e di sordità.


Una, poi cinque,

poi dieci

persone

quasi ammucchiate

come per illudersi

di non esser sole.


Sembra che a notte

si diano convegno

in sala d’attesa

come a sommare

le loro disgrazie.


L’angoscia

dipinta sui volti

scavati

corrode le ossa

percorse

da gelide

ondate di morte.


Sono lì anch’io

come atterrito

da uomini

che sembrano

ombre di morte,

e temo l’incontro

di quegli occhi

che lanciano sguardi

pieni di fiamma.


Tanti racconti, spezzettati,

come litanie d’inferno

s’intrecciano

nella lunga notte.


A tratti

le voci prorompono

alte e minacciose,

poi declinano

fino a morire

e sopraggiunge un sonno

senza pace,

pieno di rantoli

e di brontolii cupi.


Poi il mio treno

finalmente parte

prima della pigra alba

d’inverno.

Gli occhi mi bruciano,

ma li guarirà

quel sole

che forse invano

per loro

sorgerà.


Troppo è il dolore

che si perde

senza risposta

e il cuore geme

di tragica impotenza.

 Ad un omosessuale (...1983)


Tu abiti

spesso

l’inferno tragico

della clandestinità

per l’arroganza

di chi crede

che esser diverso

da lui

significhi

essere spregevole.

Vince ancora

la squallida normalità

che non sopporta

il mistero.


 Al gruppo giovani CdB Pinerolo - 1983

I Miracoli di Gesù


<<I Miracoli di Gesù: azioni potenti, segni o prodigi? Non preoccupiamoci tanto di definirli con la presunzione di fotografare il fatto accaduto. Nella prassi di Gesù, proprio nel contatto quotidiano con gli uomini e le donne menomate o emarginate o oppresse, la fede ci fa vedere che il Regno di Dio è giunto in mezzo ai poveri.

I racconti di miracolo suscitano, ieri come oggi, meraviglia e stupore. Il Miracolo è il segno di quella “anormale” bontà di Dio che si rivela attraverso le opere compiute da Gesù. Dio non ha mai finito di stupirci. Egli è produttore di ‘novità’ nel senso che viola sistematicamente tutte le ideologie aggrappate alla conservazione del presente e spinge verso l’utopia del Regno. Non, dunque, una meraviglia che incanta e paralizza, ma uno stupore che invita a contemplare le opere di Gesù e ad incamminarsi sulla sua strada. I miracoli sono “brecce” e vie di uscita che Dio apre nella vita e nella storia per liberarci dall’assedio dei tabù, delle abitudini, degli egoismi proprio quando a noi sembra che ogni cammino sia precluso.

La prassi di Gesù ci può offrire un salutare contagio. Essa può metterci in corpo la febbre di Dio che ci tiene vivi proprio per non ammalarci di abitudine, di normalizzazione, di routine. Nel cuore di questo mondo Dio fa spuntare sempre feconde novità e coltiva la libertà. I miracoli sono il simbolo della sdemonizzazione, della liberazione dai ceppi che tengono schiavi>>.


don Franco Barbero



 da La Stampa del 10/08/2026

Epstein, la base segreta a Saint Tropez

Nel paradiso dei vip a caccia di ragazze


Dai file emerge una rete di ville, feste e contatti sulla Costa Azzurra, dove il finanziere pensava anche di trasferirsi.

Ecco la politica che fanno è questa.

Del popolo se ne sbattono.

Franco Barbero



 da Tempi di Fraternità di agosto-settembre 2026

La lotta per resistere è Vangelo

a cura della Redazione


«Sull'altare della festa di Benedetto, non stendiamo fiori, ma un appello accorato. Un grido a chi compra armi invece di pane, a chi brinda quando un titolo “difesa” sale in borsa, a noi stessi che ci siamo abituati a scivolare sulle notizie come pioggia su pietra.

Se l'Europa tollera ancora campi incendiati e sirene notturne, è perché qualcuno ha deciso che il sangue rende più del grano. Se il Sud del mondo conta bambini gonfi di fame mentre nei summit si sfoggiano cravatte di seta, è perché si investe nella morte come in un titolo sicuro.

Benedetto griderebbe. Direbbe che ogni missile è un'eresia contro l'uomo, che ogni bilancio militare approvato è un atto di apostasia civile. Ai governi direbbe: avete violato la Regola del vivere - quella vera, che mette l'altro al centro e il denaro fuori dal tempio. Agli azionisti dell'industria bellica direbbe: state falsificando il Vangelo. State trasformando il ferro dell'aratro in schegge per dilaniare innocenti.

E noi? Noi non possiamo cavarcela con un sospiro devoto. È tempo di sangue freddo e lingua di fuoco. Di chiamare i droni con il loro nome: fucilazioni telecomandate. Di dire che “danni collaterali” vuol dire bambini senza volto. Di urlare che una spesa per la difesa più alta di quella per scuola e sanità non è sicurezza. È suicidio collettivo» (da: Don Domenico BATTAGLIA, Pace per un ‘umanità’ stanca ed inquieta).

Nei giorni in cui ci siamo posti a pensare ai contenuti di quest'editoriale, siamo stati colpiti dall'attenzione rivolta da alcuni social d'ispirazione cristiana a queste parole di don Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli. In effetti le parole di Don Mimmo sono una lettura chiara e senza mezzi termini della realtà attuale, una lettura fatta alla luce autentica del messaggio che ci ha lasciato Gesù. Un' analisi delle realtà drammatiche che vediamo quotidianamente sulla scena mondiale, che non possiamo non analizzare secondo la logica delle parole del Discorso della Montagna. E lì il nostro parlare può essere solo <<sì, sì; no, no>>; poiché il di più viene dal maligno» (Mt 5,37).

Parole come quelle di don Mimmo Battaglia dicono molto a noi credenti "di una certa età" che nei decenni passati in vari casi abbiamo avvertito il dovere di coscienza di esprimere dubbi e perplessità su alcune tematiche dell'insegnamento ufficiale della Chiesa. Invece dal nuovo clima a cui ha dato il via papa Francesco, le "parole" della Chiesa ci appaiono sempre più spesso illuminanti e indicatrici della giusta via.

Per contro la Chiesa cattolica in Italia e più in generale in tutto l'occidente sembra oggi avere una capacità di incidere nel dibattito pubblico molto più limitata rispetto al passato e, spesso, le sue prese di posizione non solo non ricevono l'attenzione che meriterebbero, ma sono sovente apertamente osteggiate dai poteri forti. Ma questa minore incidenza può, a nostro avviso, essere il segno di una "buona notizia", un segnale di chiara presa di distanza dalle logiche umane del potere.

Non solo i papi, ma sempre più di frequente anche numerosi alti prelati nominati da papa Francesco hanno espresso con grande chiarezza e fermezza una posizione critica nei confronti della guerra e solo pace e giustizia possono cambiare la sostanza, la realtà di questo mondo.

venerdì 14 agosto 2026

 ESSERE POETI A GAZA


Le trincee della parola

Segno stancamente e non intervengo mai nei dialoghi, sarebbe meglio definirli risse che avvengono nei social sulle vicende israelo-palestinesi nella numericamente insignificante, ma animata comunità ebraica italiana, talvolta pacati e tolleranti, spesso sguaiati, aggressivi e ciechi, quelli che cercano di difendere la posizione indifendibile dello stato d'Israele. Non diverse, ma di segno opposto le esternazioni dei filopalestinesi, nel considerare, in comizi, convegni, articoli e libri la situazione medio orientale, dove la legittima critica trascende nell'inventiva e nell’insulto o nell'omissione, non sempre involontaria, di aspetti essenziali per comprendere la realtà di cui si parla.

Si tratta ormai di una reazione generalizzata che accompagna buona parte delle pubblicazioni che trattano le vicende mediorientali.

Non sfugge a questa sorte, anche questa piccola antologia di poeti gazawi.

E’ quindi con timore e tremore che un lettore doppiamente particolare, si avvicina a questi testi, se è come loro poeta ed ebreo. É un terreno minato e difficile che richiede una sorta di pulizia mentale prima di addentrarsi, per accogliere parole gravi che stanno tra la morte e la vita, di poeti che scrivono con una materia che non è fatta d'inchiostro, ma di sangue. Sono 10 persone, di cui ire onne, tue sono esuli da Gaza e due sono morte sotto le bombe israeliane. Il libro s'intitola:

Il loro grido è la mia voce - Poesie da Gaza

(Fazi editore, 2025)

Gaza ha prodotto e produce molta poesia che in prevalenza passa sui social e ha sottopelle quella simbolica, nazionale e collettiva del massimo scrittore palestinese, Mahamoud Darwish. È in prevalenza di giovani e ha carattere testimoniale e personale.

Haheillah, Torino, Luglio 2026

 Francesco

*Ecco la tabella aggiornata con gli incontri di agosto e settembre*

- *Domenica 16 agosto ore 10*: eucarestia (prepara Maria Grazia B.)

- *Domenica 6 settembre ore 10*: eucarestia (prepara Ines)

- *Martedì 15 settembre ore 18*: gruppo biblico in presenza a casa di Luca Prola per l'introduzione alla lettura di Giobbe. Sarà attivato anche il collegamento on line (solito link).

- *Domenica 20 settembre ore 10/17*: incontro cdb Piemonte in presenza (presso sede Opportunanda a Torino) e on line 

- *Martedì 22 settembre ore 18*: inizia il gruppo biblico on line.

- *Venerdì 25 settembre ore 17*: inizia il gruppo biblico in presenza.

Domenica 16 Agosto 2026 ci incontreremo alle ore 10 per la celebrazione dell'Eucarestia.

Sarà possibile collegarsi a partire dalle ore 9.45.
In allegato troverai il testo che seguiremo preparato da Anna Campora e M.Grazia

Il link per collegarsi è:


Un abbraccio
Anna C. e M.Grazia

EUCARESTIA DEL 16 AGOSTO 2026

 

G. Grazie, O Dio, che permetti di incontrarci!

La celebrazione dell’Eucarestia ci offre l’occasione di vederci, di pregarTi, di accogliere la Tua Parola nel nostro cuore e di scambiarci delle riflessioni sulla nostra vita.

Grazie, non tutte e tutti hanno il dono di una Comunità e per questo Ti benediciamo, Dio della Vita e dell’Amore.

La riflessione che vi propongo oggi è questa: la nostra, per vari motivi, è una Comunità che si ritrova online, questo cosa comporta? Cosa significa? Certamente è una situazione nuova che va capita e affrontata, ma che nonostante tutto ci dona Speranza.

 

G Iniziamo con l’ascolto del Salmo 71

 

FIDUCIA IN DIO IN OGNI SITUAZIONE DELLA VITA

 

1 In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.

2 Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

3 Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!

4 Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio,
dal pugno dell'uomo violento e perverso.

5 Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.

6 Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno:
a te la mia lode senza fine.

7 Per molti ero un prodigio,
ma eri tu il mio rifugio sicuro.

8 Della tua lode è piena la mia bocca:
tutto il giorno canto il tuo splendore.

9 Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.

10 Contro di me parlano i miei nemici,
coloro che mi spiano congiurano insieme

11 e dicono: "Dio lo ha abbandonato,
inseguitelo, prendetelo: nessuno lo libera!".

12 O Dio, da me non stare lontano:
Dio mio, vieni presto in mio aiuto.

13 Siano svergognati e annientati quanti mi accusano,
siano coperti di insulti e d'infamia
quanti cercano la mia rovina.

14 Io, invece, continuo a sperare;
moltiplicherò le tue lodi.

15 La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza,
che io non so misurare.

16 Verrò a cantare le imprese del Signore Dio:
farò memoria della tua giustizia, di te solo.

17 Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

18 Venuta la vecchiaia e i capelli bianchi,
o Dio, non abbandonarmi,
fino a che io annunci la tua potenza,
a tutte le generazioni le tue imprese.

19 La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo.
Tu hai fatto cose grandi: chi è come te, o Dio?

20 Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere:
tu mi darai ancora vita,
mi farai risalire dagli abissi della terra,

21 accrescerai il mio onore
e tornerai a consolarmi.

22 Allora io ti renderò grazie al suono dell'arpa,
per la tua fedeltà, o mio Dio,
a te canterò sulla cetra, o Santo d'Israele.

23 Cantando le tue lodi esulteranno le mie labbra
e la mia vita, che tu hai riscattato.

24 Allora la mia lingua tutto il giorno
mediterà la tua giustizia.
Sì, saranno svergognati e confusi
quelli che cercano la mia rovina.

G. Non è stato facile per me scegliere i brani biblici inerenti alla riflessione che ho voluto proporre.

Ho scelto questi : Matteo cap 18,20-22

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro".
21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?". 22 E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

 

Atti degli apostoli cap 2, 42-47

Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

 

PICCOLA RIFLESSIONE

 

Ogni volta che ci incontriamo online, mi pongo questa domanda: ”Ma questa è una Comunità anche se non si incontra in presenza?”

Ha senso una Comunità che si ritrova online?

Ma siamo una Comunità?

Mi soffermerei nel versetto in cui dice 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro".

Vivo questo come una certezza perché nei nostri incontri ricevo sempre speranza e fiducia. Forse è per me l’unica occasione in cui mi sento ripetere che Dio ci accompagna e ci ama.

Ma subito dopo mi scontro con i versetti degli Atti degli Apostoli che ci presentano una Comunità ideale:

46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

La presenza fisica ci manca ma come non tenere conto delle distanze che ci separano?

Il nostro collegamento, che avviene grazie a Sergio e Antonella, ci permette comunque di incontrarci e di annullare le distanze che ci separano. Ci permette di mantenere viva, in qualche modo la lettura biblica e la celebrazione dell’Eucarestia. Di continuare a ricevere gli stimoli che Franco ci dona ogni volta che può partecipare ai nostri incontri.

Mi accorgo anche che la nostra piccola Comunità online vada “custodita”, vada fatta crescere.

In questo periodo io ho dato un contributo molto misero e voglio ringraziare chi tra voi ha tenuto vivo il nostro gruppo postando sul blog i Canoni delle eucarestie, scrivendo gli impegni sul gruppo dei messaggi della Comunità e partecipando assiduamente agli incontri.

Per esperienza so bene che basta un niente perché una Comunità chiuda i battenti…Dobbiamo RESISTERE INSIEME!

E ora abbiamo il tempo per esprimere i nostri pensieri e le nostre proposte.

 

INTERVENTO DI ANNA CAMPORA

Maria Grazia ci ha interpellati e io, ora veterana di questo gruppo, che ho fatto parte da subito (isolamento per il Covid) della comunità che conoscevo da tempo, provo a rispondere alle sue domande. Siamo una Comunità? Ha senso una Comunità che si

trova online? Ebbene, all’ inizio non mi sono posta il problema, quello di cui avevo urgente necessità era poter partecipare all’Eucarestia in un contesto di persone, solo alcune conosciute ma sotto la guida di Franco.

Ora invece dopo quasi 6 anni mi trovo a chiedermi: che cosa è diventato quel gruppo di persone che, dopo defezioni ed aggiunte, si è trasformato, trovando una modalità nuova, stimolante di pregare, di partecipare all’ Eucarestia, di riflettere sulla Parola di Dio? Mi sono anche chiesta perché io sono rimasta nonostante i

cambiamenti, ho imparato a confrontarmi, a vivere quei momenti come indispensabili per crescere nella mia fede, ho sentito e capito che la diversità delle persone, delle sensibilità, dei retroterra, dell’età era una ricchezza e se la lontananza aveva creato subito un certo disagio, riducendosi, il gruppo ha acquisito in responsabilità, rispetto, e si è rinforzato, rendendo veri i versetti di Matteo.

Che cosa fa di un gruppo una comunità? Online? Certo non la struttura che è anomala forse, non la partecipazione a eventi, la condivisione, siamo tutti lontani viviamo in contesti molto diversi, paesi o città, regioni, il nostro percorso è caratterizzato dalla novità ma anche dalla convinzione di aver bisogno di arricchire la

nostra fede con il contributo di altri, di sentirci uniti dalla chiamata di un Dio che ci accoglie nel nostro impegno a continuare insieme ad altri a cercare la sua volontà sulla strada di Gesù di Nazaret.

Lo facciamo semplicemente, vivendo un cristianesimo marginale.

A volte vorremmo uscire dallo schermo per abbracciarci, ma siamo riconoscenti per essere stati aiutati a resistere e, cogliere

L’ opportunità e accettare il cambiamento che per molti di noi

è diventato obbligato.

Siamo diventati comunità lentamente, con qualche difficoltà di comprensione, qualche stanchezza, ci siamo trovati uniti in momenti molto dolorosi e tristi quando abbiamo via via perduto persone molto care, dopo 6 anni siamo cambiati e ora mi sento di rispondere che tutto questo ha fatto sì che un gruppo eterogeneo di

persone poco conosciute è diventata COMUNITA’ che dobbiamo “custodire”, anche se siamo pochi, ma Gesù ha detto “due o tre”, quindi, sì siamo una Comunità anche se online, e dobbiamo RESISTERE INSIEME.

 

PREGHIERA EUCARISTICA

 

1 Eccoci, o Dio, dopo aver cercato tra le parole umane della Bibbia, il tuo messaggio, ora desideriamo celebrare la tua lode e condividere il pane nel ricordo di Gesù.

 

2. Aiutaci, o Dio, a donare quel poco

che è nelle nostre possibilità,

non di più, non di meno.

Tu sai come siamo fatti e per questo sostienici:

Siamo fragili, ma Tu ci hai donato un cuore che è in grado di saper vedere quando lo mettiamo in movimento.

1 In quell’incontro con Gesù ognuno ha messo a disposizione quel poco, ma una “briciola” vicino all’altra ha creato la festa, l’incontro, la rete e infine la benedizione e la lode:

Grazie, o Dio, quando i nostri cuori aprono e intrecciano le nostre mani !

 

G. Per ricordarci di questo, spezziamo insieme il pane, in memoria dei gesti, delle scelte e della strada che ci ha indicato Gesù che durante il viaggio della sua vita ha sempre vissuto fidandosi e affidandosi a Te.

In quella cena Gesù prese nelle sue mani il pane della mensa e, dopo avere alzato gli occhi al cielo per benedire il Tuo Santo nome, lo divise dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo pane che spezziamo e mangiamo, sotto lo sguardo di Dio, è il segno della mia vita, riassume il significato della mia esistenza. Se ogni giorno voi condividerete i doni che vi ha fatto, davvero farete corpo con me, sarete il mio corpo, la mia vita nel mondo.”

G. PREGHIERA DI CONDIVISIONE 

PADRE NOSTRO

PREGHIERE SPONTANEE

 

BENEDIZIONE FINALE

 

Quando dormo, la Sua sollecitudine veglia

e ristora la mia anima,

affinché ogni mattina

io veda nuovo amore e bontà.

 

Se non ci fosse stato il mio Dio,

se il suo volto non mi avesse guidato,

da tante angosce io non sarei guarito.

Ogni cosa attende il suo tempo,

l’amore di Dio è in eterno.

                                                                                                             (Dietrich Bonhoeffer)

 

Anna, M.Grazia, per la Cdb di Pinerolo, Via Città di Gap