sabato 3 ottobre 2026

da Adista del 05/09/2026

Riflessioni sul suicidio di un presbitero di 75 anni

di Virginia Isingrini


Non siamo tutti uguali. Un'affermazione ovvia eppure sovente smentita sia nei fatti che nei giudizi. Non solo c'è qualcuno che è più uguale degli altri, come affermava la famosa massima con cui si chiude La fattoria degli animali di Orwell. C'è anche chi è meno uguale degli altri. Se l'essere più uguali vuole ironicamente giustificare in nome della legge i privilegi che alcuni si attribuiscono, l'essere meno uguali ha risvolti certamente più nascosti e dannosi. Non è un gioco di parole se leggiamo questi paradossi avendo nel cuore lo sconcerto per la morte di un presbitero settantacinquenne della diocesi di Trento, di cui si sono occupati i giornali quest’estate. In un primo momento, forse comprensibilmente, la parola suicidio non è stata pronunciata, ora invece pare una certezza. 

È impossibile non farsi domande di fronte a un fatto così tragico. Le parole che seguono non hanno nessuna pretesa di spiegare qualcosa che solo chi è giunto a una simile decisione avrebbe il diritto di fare. A quest'uomo, da parte nostra, soltanto affetto, forse tardivo, occorre dirlo con rammarico. Quello che si scrive è “per noi vivi”, perché ne traiamo un qualche insegnamento. Don Lino Zatelli non ne ha più bisogno.

La realtà, l’ideale e la condanna

Certamente colpiscono l’età e le circostanze: settantacinque anni, in procinto di cambiare parrocchia, dopo 25 passati, da quello che si legge, in una comunità ecclesiale di cui è stato l'anima amata e stimata. Ed è qui che la massima <<siamo tutti uguali>> è pronta a scattare. Qual è il presbitero o la suora a cui prima o poi non viene cambiata destinazione? Non era questo ciò che si era promesso il giorno in cui si è abbracciato il sacramento dell'ordine presbiterale o la professione religiosa? Chi non soffre quando deve lasciare una comunità, soprattutto se è stata un’esperienza felice?

Nessun vescovo, superiore/a o autorità che sia avrebbe il coraggio di contraddire una sola parola di queste domande retoriche. Eppure… la realtà di ciascuna persona è spesso lontana anni luce da un ideale che, se non contestualizzato, rischia di divenire una condanna.

Non è vero che la fede è un antidoto alla sofferenza. Può darvi un senso, ma non è fatta per eliminarla. Esortare alla fede come se fosse un rimedio o il mezzo che permette di andare bellamente oltre il dolore è quantomeno mistificante. Chi è oggetto di tali esortazioni spesso affonda ancora di più nel proprio dramma perché, appunto, viene letto come mancanza di fede e come resistenza all'obbedienza evangelica. Oltre al danno, la beffa. 

Non è vero che siamo tutti uguali. Qualcuno è meno uguale degli altri, tanto per continuare nei paradossi. Qualcuno o qualcuna ha difficoltà strutturali ad affrontare i cambiamenti. La depressione, caratterizzata da questa resistenza, non se la cerca nessuno. Non è né una colpa né un reato. E’ un cancro che rode l’anima, un peso per alcuni insopportabile tanto da non volerci più vivere. Un cancro meno compatito di una malattia fisica, ritenuto problema <<mentale>> o <<psichico>>, detto in parole povere: risolvibile se la persona lo volesse o se avesse più fiducia in Dio.

Si è invocato spesso negli articoli sul suicidio di padre Lino, e di altri come lui, il bisogno di stare più vicini ai presbiteri, di fare loro sentire comprensione e affetto in tempi in cui fare il prete è divenuto un compito molto arduo, in cui la solitudine sembra essere la difficoltà maggiore. Tutto ciò è certamente necessario e lodevole, ma non basta.

Non basta nel momento in cui la debolezza, il <<non posso, non ci riesco>> è vista come un'anomalia, una contraddizione della fede, un qualcosa di cui avere <<comprensione e pietà>>, ma che, se si potesse, si eliminerebbe dalla radice. E questo avviene spesso anche da parte di chi ne è vittima, convinto alla stessa stregua degli altri, di essere <<sbagliato/a>>, di non dover sentire ciò che sente perché contraddice il modello ideale disincarnato e disumanizzato propugnato dall’istituzione ecclesiastica.

Oltre il limite

Per tutti c’è un <<troppo>>, una soglia oltre la quale non si può andare e ciascuno ha la propria soglia, diversa da tutti gli altri. Spingere o spingersi oltre quel limite in nome di un voto, di un sacramento, di uno standard ingessato o di una configurazione a Cristo crocifisso, può portare i più deboli al suicidio o quantomeno a una morte interiore benché ancora vivi fisicamente. La grazia non può aggiungere o togliere nulla all'umano, può solo portarlo a pienezza. Detto in altri termini: Dio non va contro le leggi dell’umano - il limite fa parte di esso - che lui stesso ha creato e che ha assunto nell’incarnazione.

Non bastano quindi amore e vicinanza nei confronti dei presbiteri oberati di lavoro e sempre più soli. Occorrono oculatezza e discernimento per cogliere i segni del malessere, che in genere viene da lontano, e offrire aiuti puntuali e adeguati. Occorre ripensare radicalmente il ruolo del presbitero dentro la comunità cristiana e, di conseguenza, il ruolo dell'autorità ecclesiastica. Occorre soprattutto una conversione teologica e antropologica in grado di ricollocare la debolezza, il limite, il dubbio, la rivolta, il dissenso, come parte della stessa fede. Questa conversione è necessaria alla catechesi, all’omiletica, alla formazione presbiterale e alla vita religiosa, all'esercizio dell'autorità; è necessaria ai presbiteri come ai laici; a chi è chiamato a prendere decisioni come a chi deve eseguirle.

Del resto, non è questa la via segnata dall’evangelo?


La Stampa, 28 settembre 2026 

IL DOSSIER, DANILO CECCARELLI, PARIGI

Oltralpe 330 mila vittime dal 1950, negli Usa coinvolto il 4% del clero

Dalla Francia all'Australia l'orrore nascosto nel silenzio

 Gli attivisti di Ending Clergy Abuse in Vaticano al termine di un pellegrinaggio

Lo scoppio dell’affaire di Bétharram nel 2023 in Francia è stato l'ennesimo scossone subito dalla Chiesa cattolica, agitata ormai da decenni da una interminabile serie di scandali per violenze a sfondo sessuale emersi in tutto il mondo. Ma quello partito dal collegio cattolico privato di un piccolo paesino del Sud-ovest della Francia è forse il terremoto più violento degli ultimi anni, per intensità e durata.

Un orrore cominciato negli Anni50 e continuato fino agli anni Duemila, fatto di aggressioni fisiche, stupri e abusi psicoologici perpetrati dai docenti religiosi e laici della scuola ai danni di centinaia di allievi, che spesso si picchiavano anche tra di loro, nella più totale omertà della comunità locale e nell’apparente disinteresse delle istituzioni. Tra le 700 e le 1.500 vittime, secondo una stima dell’Institut Louis Joinet, un'ong che ha indagato sui tanti casi emersi dopo che un ex studente, Alain Esquerre, nell’ottobre del 2023 ha deciso di cominciare a raccogliere le testimonianze su un gruppo Facebook facendo esplodere il caso di quello che é stato ribattezzato come “Il gulag dei Pirenei”.

Il caso ha poi assunto una sfumatura politica quando è stato coinvolto anche Francois Bayrou, leader del partito centrista MoDem ed ex premier del presidente Emmanuel Macron, accusato di essere stato a conoscenza dei fatti che avvenivano nel collegio,

frequentato anche dai figli, ma di non aver agito nonostante negli Anni 90 fosse ministro dell’Istruzione e presidente del Consiglio dipartimentale.

La vicenda di Bétharram ha funzionato come un detonatore, che ha liberato le parole scoprendo molti altri casi simili in altre scuole cattoliche d’oltralpe. Dal collegio di Saint-Pierre du Relecq-Kerhuon in Bretagna, all’istituto Saint-Dominique di Neuilly-sur-Seine, passando per la scuola Saint-François-Xavier d’Ustaritz nei Paesi Baschi. Un’ondata di rivelazioni e denunce che ha travolto anche la figura dell’Abbé Pierre, fondatore dell’organizzazione caritatevole Emmaüs e protagonista della resistenza cattolica francese morto nel 2007. Una figura di spicco inscalfibile fino al 2024, quando la sua stessa associazione benefica ha diffuso un rapporto dal quale dono emersi decine di casi di aggressioni sessuali.

I conti con l’incubo della pedofilia nelle istituzioni cattoliche, però, la Francia ha cominciato a farli già nel 2021, con lo studio pubblicato dalla Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), dal quale sono emersi dati da pelle d'oca: 216 mila vittime dal 1950 ad oggi, che salgono a 330 mila se si prendono in considerazione anche quelle del personale laico negli istituti cattolici. Un fenomeno definito «massiccio» e «sistematico», che è «in calo con il passare del tempo ma sempre presente».

Difficile fare stime precise sulla piaga della pedofilia nella Chiesa dal dopoguerra a oggi. I dati sono spesso incompleti, non tutti gli episodi sono stati denunciati, molti sono troppo vecchi e il numero di inchieste è ancora esiguo per poter fare un bilancio su scala mondiale. In alcuni Paesi, però, sono stati pubblicati dei rapporti che delineano un quadro della situazione dalle tinte più che fosche. Uno dei più importanti è stato quello sugli Stati Uniti, condotto dal John Jay College of Criminal Justice su domanda della Conferenza Episcopale americana. Lo studio nel 2004 ha rilevato che il 4% del clero era responsabile di abusi commessi su minori tra il 1950 e il 2002.

In Australia nel 2017 è stato diffuso un maxi-rapporto sugli abusi nei confronti di minori registrati in diversi ambiti tra cui quello acclesiastico, dove tra il 1959 e il 2010 sono state mosse accuse nei confronti del 7% dei sacerdoti.

In Europa, invece, il fenomeno è stato affrontato in diversi Paesi oltre la Francia. In Irlanda, dove Papa Francesco nel 2018 ha chiesto scusa per i tanti scandali di pedofilia, ci sono state una serie di inchieste negli anni Duemila che hanno portato alla luce un vero e proprio inferno vissuto da migliaia di bambini. In Germania, invece, tra il 1946 e il 2014 ci sono stati almeno 3677 ragazzini violentati da sacerdoti, stando ad una ricerca delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen uscita nel 2018. Esempi di un problema su scala mondiale che la Chiesa cattolica sta cercando di arginare dopo un silenzio durato per troppo tempo.

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Articolo molto preciso e veritiero (f. b.) 

Questo è il canone per la celebrazione di domani.
Il canone è parzialmente tratto da “Preghiere eucaristiche” vol. 2 della Comunità di base di Pinerolo.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.

Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

Dopo la celebrazione si terrà l'assemblea della Comunità.

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Giusto o sbagliato


Saluto all'assemblea

G. Ci incontriamo ancora una volta con lo stesso desiderio di alscoltarci, raccontarci e pregare insieme. Insieme percorreremo un altro tratto del nostro cammino.

1. Tu ci conduci verso la sapienza più profonda: non è importante aver chiarito ogni cosa. La Tua Parola non è il faro che elimina ogni dubbio, che dissipa ogni tenebra e dilegua ogni incertezza.

2. Ma con essa Tu porti nei nostri cuori una fiamma e ci inviti a tenerla accesa. Tu sei il Dio che ci avvolge nel Suo amore; ci coinvolgi nel sogno di un mondo di giustizia.


LETTURE BIBLICHE

Marco 6: 34-44

34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; 36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». 37Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. 42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Matteo 10: 34-39
34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. 35Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; 36e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

Una breve riflessione
Gesù incontra le persone, le interroga, risponde alle loro domande e non le lascia sole. Ama condividere il suo tempo e le sue esperienze senza risparmiarsi, senza reticenze. Le sue scelte spesso sono controcorrente e scompigliano il buon senso comune.

La folla che segue Gesù per ascoltarlo è radunata in un luogo aperto e la sera si avvicina. Nessuno ha un luogo dove dormire né cibo sufficiente con se. Tra poco sarà buio e sarebbe opportuno lasciare andare la folla in modo che ciascuno possa indipendentemente trovare una sistemazione per la notte. Sarebbe saggio fare così.
Ma Gesù non fa scelte secondo il senso comune. Segue un cammino che è una continua proposta. Si può condividere quello che è rimasto. Si può organizzare una grande cena collettiva. Pochi avanzi diventeranno sufficienti per tutti I presenti. La cena sarà una esperienza che rimarrà impressa nella memoria di una intera comunità. Soprattutto sarà un seme che potrà germogliare nelle scelte individuali. In poche parole questa idea sopre le righe ha il potenziale per diventare un piccolo miracolo.
Il mio Gesù è un libero seminatore di semi di libertà. Non impartisce istruzioni né impone regole. Segue semplicemente ciò in cui davvero crede. Traccia un percorso che è fatto di situazioni, conversazioni e scelte alla luce del sole. Gesù non confeziona risposte accattivanti a tutte le preoccupazioni che ci assillano. Al contrario, spesso ci imbarazza e ci mette nella posizione scomoda di dovere pensare in proprio e di fare scelte. Siamo noi a dovere dare una impronta e una direzione al nostro cammino. L’adesione all’esempio di vita di Gesù è totalmente frutto di una nostra scelta. E il nostro cammino di fede costellato di azioni avrà il colore che ci contraddistingue, uno diverso dall’altra. Tutti liberi di costruire il regno di Dio per nostra libera scelta, senza paura di sbagliare e senza l’obbligo di fare necessariamente la cosa giusta.


INTERVENTI LIBERI


1. Qui davanti a Te, o Dio di tutta la creazione, noi vogliamo fare nostro il cammino di Gesù. Ci diamo la mano perché spesso la strada sale e sovente le nostre forze scendono.

2. Da questa mensa sgorghi per ogni persona non la forza magica dei giganti, ma la voglia, umile ed insieme audace, di vivere in cammino sulla strada di Gesù.

1. Noi siamo semplicemente quello che siamo, uomini e donne di questo tempo difficile; anche noi tra ambiguità e pigrizie, abbiamo difficoltà ad aprire i nostri cuori e le nostre mani.

2. Eppure è così bello, così vivificante, o Dio, porre i nostri giorni e tutti i nostri anni, ogni momento della nostra vita, davanti a Te, perché Tu tutto accogli, raccogli, valorizzi.


MEMORIA DELLA CENA
T. Gesù di Nazareth era un camminatore instancabile e attento. Egli accompagnò, sui sentieri della Palestina, i cammini di donne e uomini con cui condivise la propria vita, i propri doni, la propria affettuosa solidarietà. Come fece quella sera in cui, mentre mangiavano la cena di Pasqua, prese del pane, lo spezzò e distribuendolo disse: “Prendete e mangiate; la mia vita, il mio corpo, è come questo pane: ho cercato di metterlo a servizio di ogni persona che ho incontrato. Fate anche voi così”. Poi fece altrettanto con una coppa di vino, dicendo: “Bevetene un sorso, perché questo vino è come il mio sangue: ne ho dato una goccia ad ogni persona che mi ha incontrato e ancora ce ne sarebbe, se chi ha il potere non avesse deciso di farmi morire. Ma voi continuate a ripetere questo gesto per non dimenticarvi di me e dell’esempio che vi ho dato”.


PREGHIERA DI CONDIVISIONE


COMUNIONE


PREGHIERE SPONTANEE


PADRE NOSTRO


BENEDIZIONE FINALE


Figlio mio, figlia mia,
non fuggire mai da questo mondo
con tutte le sue assurdità e le sue sofferenze.
Fuori non troverai che illusione,
lo specchio dei tuoi e altrui egoismi.
Pianta degli alberi, abbraccia con amore,
piangi, sorridi e canta...
e non dimenticarti di innaffiare i fiori
perché ci sia più profumo nel mondo.

Comunità Cristiana di Base di Via Città di Gap, 13 - Pinerolo
Sergio Speziale - 4 ottobre 2026 (canone parzialmente tratto da “Preghiere eucaristiche vol.2”)

venerdì 2 ottobre 2026

da Domani del 26/09/2026

Contro il «popolo razzista» la sinistra ritorni ai valori

di Gianfranco Pellegrino


Il populismo di questo governo crea un popolo razzista, preda di provvedimenti simbolici come il tetto agli studenti non nati in Italia nelle classi. Mentre la destra offre riconoscimento alle frustrazioni di alcuni strati sociali, la sinistra non offre né riconoscimento né materiali per costruire un popolo. Questa è la diagnosi di Nadia Urbinati e Sandro Trento su queste pagine. La tesi porta allo scoperto i meccanismi insidiosi della manipolazione dell'opinione pubblica. Siamo a Torre di Venere, insomma, ed è all'opera il mago Cipolla, immaginato da Thomas Mann. 

È una tesi inquietante e forse troppo consolatoria. Sono davvero tutti opera dei manipolatori gli umori fetidi che ci circondano? O esiste, nella società italiana, un filone autonomo di razzismo discriminatorio che la politica non inventa ma organizza e porta al governo?

Il consenso

La questione empirica comprende almeno tre domande. La prima: quanto è il sostegno reale al governo? Alle elezioni del 2022 la coalizione vincente ha ottenuto circa il 44% dei voti validi, ma poco più del 28% degli aventi diritto. Ha una maggioranza parlamentare, non una maggioranza numerica del popolo italiano. La legge elettorale contribuisce a produrre questo risultato e, come osserva Urbinati, non è una decisione presa dagli elettori. Ma la legge elettorale può produrre un governo, non nasconde chi contro quel governo ha votato.

Influenze esterne

La seconda domanda riguarda l’influenza delle agenzie che deformano l’opinione: social network, giornali, televisione, campagne coordinate e parole d’ordine. Una ricerca ha rivelato contenuti falsi nei messaggi dei politici italiani, soprattutto tra quelli di destra. Uno studio sulle europee del 2024 ha mostrato strategie polarizzanti, soprattutto dei partiti sfidanti. Ma un altro ha mostrato che l’efficacia delle fake news e di eventuali smentite dipendono anche dalle simpatie politiche precedenti. La manipolazione esiste, ma non è illimitata: è più facile manipolare, o più difficile correggere, chi è già disposto a credere a ciò che gli viene raccontato.

Popolo e opinioni

La terza domanda è forse la più difficile: un’opinione fa un popolo? Tutti coloro che temono l'immigrazione sono anche conservatori, negazionisti del cambiamento climatico e ostili all'Unione europea? Non è detto. Il rosso brunismo mostra che opinioni diverse possono vivere in combinazioni imprevedibili. Il popolo costruito è una coalizione narrativa, ma resta da capire quanto questa coalizione sia stabile e quanto consenso reale riesca a produrre. 

C'è però anche una questione normativa, che si divide a sua volta in due. Innanzitutto, quella della responsabilità. Se il popolo è costruito, che ne è della responsabilità dei cittadini? Del razzismo che serpeggia nella società italiana sono responsabili soltanto governo e media? Gli elettori della destra sono tutti come il giovane cameriere Mario nel racconto di Thomas Mann, soggiogato dal mago Cipolla? Non possiamo rimproverare ai nostri concittadini le loro scelte?

Se la risposta fosse negativa, la democrazia sarebbe ipnosi collettiva: cittadini ridotti a materiale umano di strategie altrui. La manipolazione non cancella la responsabilità: costruisce ambienti distorti e sfrutta paure reali, ma non elimina la capacità di giudizio. Almeno non lo fa se siamo ancora in una democrazia minima. Altrimenti non siamo più soltanto davanti a una manipolazione dell'opinione, ma a una messa in discussione delle condizioni minime della democrazia.

Il ruolo dell’opposizione

La seconda questione riguarda l'opposizione. Alla costruzione magica del popolo di destra bisogna rispondere con una costruzione magica del popolo di sinistra? A un riconoscimento posticcio e a soluzioni facili, soluzioni diverse mal altrettanto facili? Anche alla luce dei voti che la sinistra conserva, forse conviene rimanere nella ridotta della razionalità e parlare a donne e uomini riflessivi e di buona volontà.

Questo non significa ignorare le paure. Vuol dire non trasformare ogni disagio in un'identità e ogni identità in un blocco elettorale. La sinistra non deve fabbricare il proprio popolo come replica dell’avversario. Deve ricostruire uno spazio comune fondato sull'eguaglianza e sulla solidarietà, valori presenti in una parte larga della storia italiana. Alla costruzione di un popolo razzista si può opporre un discorso ragionevole sui valori, non una nuova mitologia. Non è spettacolare. Ma è una forma concreta di vita democratica.


giovedì 1 ottobre 2026

da Il Manifesto del 26/09/2026

Zelensky crede a Trump «Abbiamo dei Patriot» 

di Ester Nemo


Al netto dei raid che continuano a falciare vite di civili, ci sono discrete notizie per l’Ucraina, almeno sulla carta: dallo sblocco di fondi europei per un ammontare di 6,6 miliardi e lo stanziamento di 9 miliardi deciso dalla Norvegia per il 2027, all’annuncio fiducioso del presidente Zelensky che avrebbe incassato l’ok deciso infine da Trump per la licenza necessaria ad autocostruirsi gli ormai famosi missili intercettori Patriot, considerati essenziali per garantire una difesa efficace dagli sciami di attacchi che anche la notte scorsa si sono ripetuti su Kiev, e non solo.

CAPITOLO SOLDI (OVVERO ARMI). «Presto arriveranno altri aiuti da parte nostra» promette Ursula von der Leyen, commentando l’accordo raggiunto per rendere disponibile il nuovo pacchetto miliardario destinato all’Ucraina: «È un’ottima notizia. Significa maggiore sostegno alla difesa del Paese, dall’addestramento alle attrezzature», ha detto la presidente della Commisione Ue.

Precedentemente Zelensky, incontrando a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store e il presidente finlandese Alexander Stubb, aveva portato a casa l’intenzione del governo di Oslo di stanziare circa 9 miliardi di dollari a sostegno delle capacità militari dell’Ucraina per il prossimo anno. «È fondamentale non solo per l’Ucraina – ha detto Gahr Store – ma anche per garantire la sicurezza del nostro Paese, che condivide un confine con la Federazione Russa».

La soddisfazione più evidente Zelensky l’ha manifestata nel tweet in cui riportava del faccia a faccia avuto a New York con il leader della Casa bianca: «Nel nostro incontro, il presidente Trump ha sottolineato di aver preso la sua decisione definitiva: l’Ucraina riceverà le licenze per produrre missili Patriot. Ci sono accordi concreti al riguardo».

QUANTO AL TRILATERALE Russia-Ucraina-Usa di cui si è parlato, il presidente ucraino ha aggiunto: «Stiamo aspettando che gli Stati uniti propongano una data, hanno proposto gli Emirati Arabi Uniti come sede dell’incontro». Secondo altre fonti citate da Bloomberg Trump sarebbe tornato a proporre a Zelensky di recarsi a Mosca per incontrare Putin. Invano.

Alla Tass lo stesso Putin ha raccontato che «la Russia era pronta a riprendere i negoziati dopo le elezioni, ma l’Ucraina ha tentato di colpire Mosca e ha attaccato i seggi elettorali. È stata Kiev a iniziare gli attacchi contro le infrastrutture civili, e ora deve subire una risposta». Incontrando i giornalisti a San Pietroburgo il presidente russo è poi tornato ad assicurare che non esiste un piano né un motivo per attaccare i paesi europei, definendo le dichiarazioni occidentali in tal senso «una completa assurdità».

Sui Patriot non si è fatto attendere il commento, vagamente sarcastico, del Cremlino attraverso il portavoce Dmitry Peskov: «Monitoriamo a quali Paesi vengono fornite licenze – ha detto – e di quali sistemi vengono riforniti. Zelensky ultimamente parla molto».

ANCHE IL NUMERO DI VITTIME registrato nella capitale ucraina – salito a 7 in serata – parla molto dell’attuale fase del conflitto. «Al momento, 46 residenti sono rimasti feriti» ha aggiunto su Telegram il sindaco di Kiev Vitalij Klycko. Tra le vittime c’è anche un cittadino israeliano di 14 anni, rimasto ucciso nell’attacco di un drone contro un edificio residenziale. Il ministero degli Esteri israeliano conferma e condanna.

Gli ultimi attacchi russi hanno determinato anche la chiusura del grande complesso siderurgico ArcelorMittal di Kryvyï Rig, la città natale di Zelensky. L’acciaieria che finora la guerra non era riuscita a fermare, è stata colpita il 21 settembre da almeno quattro missili che hanno provocato cinque morti e 17 feriti tra i dipendenti, oltre a «ingenti danni agli impianti produttivi».

LA GIORNATA DI IERI si segnala anche per un incidente militare al di qua della nuova cortina di ferro. In Lettonia, dove è in corso un’esercitazione della Nato battezzata Forward Land Forces, sono rimasti feriti quattro bersaglieri italiani. Sembra che una raffica di mitragliatrice partita accidentalmente da un veicolo corazzato “dardo” guidato dai nostri abbia colpito un altro mezzo dello stesso tipo che lo precedeva. I quattro soldati feriti sono stati trasferiti all’ospedale di Riga.

Uno di loro è in condizioni serie ma non in pericolo di vita.