Anche
se i fatti di cui parla l’articolo che segue sono ormai passati, ci
sembra importante riportarlo sul blog per l’analisi attenta e
puntuale che ne è stata fatta dall’autore.
Si invita tutti/e alla
lettura...
da
Il Manifesto del 10/06/2026
Inizia
il mondiale suprematista
di
Luca Pisapia
I
campionati mondiali di calcio maschile che cominciano domani allo
stadio Azteca di Città del Messico con la sfida tra Messico e
Sudafrica sono il culmine di un lungo processo attraverso cui la Fifa
certifica la sua trasformazione da apparato burocratico incaricato di
organizzare le competizioni calcistiche internazionali a
multinazionale protagonista del ciclo reazionario del tardo
capitalismo.
La
coppa del mondo 2026 sarà
infatti la più estesa, la più redditizia, la più inquinante e
soprattutto la più escludente di sempre. Un vero e proprio festival
del suprematismo trumpiano. Per la prima volta il torneo mondiale si
giocherà infatti in tre diversi paesi (Canada, Messico e Stati
Uniti); e per la prima volta con 48 squadre, 12 giorni e ben 104
partite (la maggior parte delle quali, 78, negli Stati Uniti). Per i
continui spostamenti aerei necessari sono state stimate emissioni per
oltre 9 milioni di tonnellate di anidride carbonica, quelle che
producono sei milioni di automobili in circolazione ogni giorno per
un anno, con un aumento del 92% rispetto alla media storica dei
tornei disputati nell’ultimo decennio.
Oltre
alle emissioni aumenteranno anche gli introiti della Fifa, che
controlla tutto (dalle mega sponsorizzazioni alla vendita dei diritti
televisivi, fino a quella al dettaglio dei souvenir) e lo fa in un
regime di extraterritorialità fiscale; e per questo a bilancio per
il 2023-2026 ha previsto ricavi per 13 miliardi di dollari, il doppio
del quadriennio precedente.
Ma
non sarà una festa per tutti.
La maggior parte dei tifosi non potrà assistere alle partite perché
impossibilitata a ottenere il visto per gli Stati Uniti, o perché
terrorizzata dalle deportazioni arbitrarie delle milizie parafasciste
dell’Ice; o ancora perché il costo dei biglietti ha raggiunto
cifre iperboliche: il prezzo medio per una partita è di 2.500
dollari, e un ticket per la finale, il 19 luglio al MetLife Stadium
in New Jersey, sul mercato secondario (legale) costa fino a 2
milioni.
Questo
processo di esclusione operato dalla Fifa attraverso i campionati
mondiali di calcio maschile affonda le sue radici nell’assegnazione
dell’edizione 1934 all’Italia fascista, che secondo l’allora
presidente Jules Rimet era un esempio nel mantenere dell’ordine
pubblico con il pugno di ferro; prosegue nel dopoguerra con le
relazioni pericolose tra la Fifa e le dittature argentine,
brasiliane, cilene e messicane; e trova la sua messa a terra con le
dichiarazioni rilasciate nel 2014 dall’allora segretario generale
Jerome Valcke, che riferendosi a Russia e Qatar spiegò come «nei
Paesi con meno democrazia è più facile organizzare una Coppa del
Mondo».
Ma
l’orizzonte
degli eventi lo supera l’attuale presidente Gianni Infantino,
definito sarcasticamente dal Guardian come «parte dell’entourage
diplomatico del presidente degli Stati Uniti» per i suoi continui
viaggi nei Paesi del Golfo a fianco di Donald Trump, che porta al suo
massimo livello l’opera di riterritorializzazione degli spazi a uso
del capitale finanziario. Prima non si cura della tragedia dei
lavoratori migranti morti per Qatar 2022; poi assegna direttamente il
torneo del 2034 all’Arabia Saudita senza passare dal voto, e per
caso arrivano sponsorizzazioni miliardarie dal fondo statale saudita
Pif e dalla compagnia petrolifera Saudi Aramco; non contento, esclude
la Russia per l’invasione dell’Ucraina e non Israele per il
genocidio in Palestina, e prende parte al Board of Peace dove si
mette a ridere e ballare sulle macerie di Gaza. E infine, sdraiato
sulla politica guerrafondaia trumpiana, dopo aver consegnato al king
il ridicolo Premio per la Pace Fifa tagliato su misura, costringe la
nazionale iraniana all’esilio in Messico nonostante debba giocare
in California. La coppa del mondo si conferma così un dispositivo
del capitale che attraverso l’esclusione ha lo scopo di ridisegnare
l’architettura degli spazi urbani (costruzione di nuovi stadi,
aumento del prezzo dei biglietti, repressione di eserciti e polizie)
e riterritorializzare gli spazi globali (diplomazia, guerre e
speculazioni finanziarie); un dispositivo di potere che agisce
attraverso uno spettacolo, la partita di calcio, ridotta a presenza
fantasmatica e sempre più artificiale.
In
questo spettacolo osceno
e grandioso le partite si giocheranno infatti spalmate in orari
improbabili perché, analizzando i dati forniti dalla Fifa, si scopre
che, come nelle ultime edizioni, la partita non viene seguita in
diretta; e soprattutto mai per intero, ma attraverso immagini
frammentate del match (azioni, gol, festeggiamenti) e del contorno
(pubblicità, intervalli, celebrità) con cui le piattaforme inondano
social network e nuovi media.
Questi
frammenti
ci racconteranno che a contendersi la vittoria saranno la
meravigliosa Francia di Dembélé, Mbappé, Olise, Barcola e Doué
(le cui riserve sarebbero in grado di raggiungere la finale); la
giovane Spagna di Pedri e Yamal, per la prima volta senza giocatori
del Real Madrid; il rinato Brasile di Vinicius Jr, Estevao, e del
vecchio Neymar, allenato da Ancelotti; e l’Argentina campione in
carica dove Nico Paz è pronto a raccogliere lo scettro di Messi. Un
gradino più in basso la Germania di Wirtz e Musiala; il Portogallo
di Cristiano Ronaldo e della coppia d’oro di centrocampisti del Psg
Vitinha e Neves; e l’Inghilterra di Kane e Gordon che può
permettersi di lasciare a casa Foden e Palmer.
Se
le sorprese usciranno probabilmente tra Colombia, Marocco, Giappone e
Norvegia, l’allargamento ci regalerà per la prima volta la
presenza di Capo Verde, Curaçao, Giordania e Uzbekistan e i ritorni
di squadre come Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire),
Giordania, Haiti e Iraq; mentre con l’Italia, incapace di
qualificarsi per la terza volta di fila, mancheranno partecipanti
abituali come Camerun, Danimarca, Polonia e Serbia. Ma il vero
escluso da questo spettacolo organizzato dal e per l’1% del mondo
ricco, suprematista e guerrafondaio, sarà il 99% della popolazione
globale; alla faccia dello slogan Fifa «Football Unites the World».