Teologia e società, confronti, maggio 2026
Chiesa, migrazioni e diritti
Fulvio Ferrario.
Professore di Teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma.
Parallelamente all’indebolimento del diritto internazionale a causa dell’azione
delle principali potenze globali, in Europa il dibattito sulle migrazioni
mostra un crescente arretramento sulle tutele. In questo contesto le Chiese
sono “all’opposizione”, soprattutto nella difesa dei diritti umani e nella
definizione di politiche migratorie alternative.
Il mondo è nelle mani di un gruppo di delinquenti, che sembra aver
riportato l’orologio della storia a prima del secondo conflitto mondiale,
distruggendo il diritto internazionale, insieme alle istituzioni e alle
procedure che, sia pure alquanto precariamente, erano state create per
tutelarlo; con l’eccezione, per il momento, degli ayatollah iraniani e
dei loro “proxy” terroristici di varia estrazione, tutti costoro (Usa,
Russia, Israele e anche chi, come la Cina, osserva da lontano, aspettando di
incassare i dividendi del caos globale) dispongono di armi nucleari.
Non sempre è chiaro chi è alleato di chi: certo, Trump e Netanyahu sono
soci; ma Putin, ad esempio? Sembra nemico di Israele, in quanto (come del resto
la Cina), sostiene l’Iran, ma è di fatto un sodale (molto più intelligente,
parrebbe) di Trump, anche se per diversi aspetti resta un concorrente.
Eccetera.
Un elemento comune a tutte queste brave persone è l’avversione per i Paesi
dell’Unione europea, osteggiata in vari modi, non da ultimo utilizzando governi
europei “collaborazionisti” (uno, però, è recentemente caduto), impegnati a
mettere sabbia negli ingranaggi di Bruxelles, peraltro già non oliatissimi per
conto loro.
A parere dei “banditi planetari”, la colpa dell’Unione sarebbe di essere
ancora troppo “democratica” e attenta ai diritti umani: troppi mugugni sulle
stragi a Gaza, Cisgiordania e Libano, dice Netanyahu; complicità con Zelensky,
secondo Putin; una politica migratoria eccessivamente permissiva, fa eco Trump.
Ma è proprio così? Davvero l’Unione europea è rimasta l’ultimo baluardo dei
diritti umani nel tempo del generale imbarbarimento?
No, purtroppo. La Commissione europea e molti governi di estrazione
“democratica” (a partire da quelli tedesco e francese, leader di fatto
dell’Unione), tentano di arginare l’offensiva dell’estrema Destra integrandone
alcune politiche (s)qualificanti.
Il caso più evidente è costituito dalla questione migratoria: quando Meloni
& Co. affermano che il Nuovo patto sull’immigrazione e asilo, che
diventerà operativo a partire da giugno, recepisce le pratiche del governo
italiano, semplificano, ma, per una volta, non inventano. Il succo della
faccenda è che le garanzie diminuiscono e le procedure di rimpatrio vengono
rese più agevoli. Ciò si aggiunge al finanziamento, da parte dell’Europa, dei
regimi nordafricani (e di quello turco), che dovrebbero bloccare le partenze,
con i metodi che le organizzazioni internazionali, quelle non governative e la
stampa indipendente hanno da tempo descritto e denunciato, nell’indifferenza
generale.
La Chiesa cattolica e quelle protestanti sono, su questo punto,
all’opposizione: almeno a livello di vertici, perché nella base, soprattutto in
quella meno “militante”, tendono a riprodursi le tendenze della società nel suo
insieme. Sia l’opera di denuncia, sia quella di assistenza, sia la proposta di
modelli alternativi all’immigrazione mortifera, sono state e sono preziose. La
drammaticità della situazione, tuttavia, suggerisce due ulteriori piste di lavoro.
La prima riguarda precisamente il nucleo del compito ecclesiale, cioè la
predicazione e la catechesi: nelle nostre società, i diritti umani hanno
cessato di essere almeno ufficialmente assodati. Ora, è vero che non sono stati
inventati dalle Chiese, ma lo è anche che si intrecciano con il nucleo
dell’Evangelo, che è la storia di un uomo al quale la dignità e ogni diritto
sono stati negati. La difesa dei diritti umani, sul piano etico e politico, non
coincide con la proclamazione della Parola, ma le è legata, perché in essa
brilla un raggio della luce dell’uomo Gesù, che la fede riconosce come
rivelazione di Dio.
Il secondo elemento non sarebbe compito delle Chiese in quanto tali, ma in
assenza di altri che lo svolgano, sembra urgente una supplenza. Al di là della
pur necessaria denuncia, ma anche al di là di pur commendevoli buone pratiche
(come i corridoi umanitari), questa Europa ha bisogno di una proposta organica
di politica migratoria, senza la quale la narrazione della Destra continuerà a
mentire con successo, presentandosi come “realistica”. Le chiese hanno le
competenze e l’esperienza per pensare i lineamenti di una tale politica, e
dunque anche il dovere di farlo.