sabato 24 ottobre 2026

TROPPO È IL DOLORE

 

O Dio della vita, so bene che guerre e terremoti, malattie e incidenti non hanno nulla a fare con Te,

non vengono da Te, non sono un Tuo castigo,

come certo catechismo ha insegnato per secoli.

Tu non sei il Dio interventista che blocca le catastrofi.

La creazione ha le sue dinamiche tra ordine e caos,

in totale autonomia.

Come credente, come metto davanti a Te le gioie e le bellezze della vita, così vivo davanti a Te anche il dolore dell'umanità dolente.

Non mi aspetto da Te le soluzioni dei problemi.

Ti invoco per avere la forza di non cedere allo sconforto e per agire, nel mio piccolo, nelle iniziative di impegno solidale per alleviare le sofferenze.

Certo che, "usciti dall'Eden", per dirla con il mito biblico così espressivo, l'avventura umana e cosmica devono fare i conti con profonde fragilità e contraddizioni.

Così la nostra fede che esige non attendismo,

ma azione.

da Franco Barbero, 

PREGHIERE D'OGNI GIORNO, Pregare e lottare: una sintesi vitale,

 pag. 120, anno 2021 

venerdì 23 ottobre 2026

 

PROFUMO DI FRATERNITÀ E SORORITÀ

 

Dio della vita, Dio della verità:

rendi schietta e gioiosa questa nostra preghiera.

Siano le nostre parole espressione del cuore,

di un cuore disposto a lasciarsi rinnovare e circoncidere.

Fa' che non abbiamo paura del vino nuovo dell'evangelo

e che abbiamo il coraggio della perseveranza

Tu puoi aprire qualche breccia nelle nostre pigrizie,

Tu puoi lacerare le tenebre che ci avvolgono.

Dona a questa terra donne e uomini nuovi

la cui vita spanda il profumo della fraternità.

Tu che sai trarre acqua fresca dalla roccia riarsa

fai fiorire gemme di buona volontà sotto tutti i cieli.

Lo sappiamo: Tu non hai cessato

di essere il Dio dei deboli,

colui che li sostiene nella ricerca della vera felicità.

Tu sai come noi siamo capaci

di scantonare dalla Tua proposta

per cercare surrogati e ritornare agli idoli accattivanti.

Questo mondo che ci hai dato è opera delle Tue mani.

Lo amiamo come un Tuo dono anche se è minacciato dalla morte, dalla guerra,

dalla fame, dall'ingiustizia e dal non senso.

Qui, ora, Tu attendi da noi la nostra risposta d'amore.

Educaci alla responsabilità delle nostre scelte e mantienici legati alla carovana degli ultimi, dei poveri.

 

da Franco Barbero, PREGHIERE D’OGNI GIORNO, 2021

Pregare e lottare: una sintesi vitale, pag 93. 

martedì 20 ottobre 2026

da Il Fatto Quotidiano del 20/09/2026

“Basta bugie: la Resistenza non c’entra con l’Ucraina”

di Lorenzo Giarelli


“È in atto una gigantesca campagna di condizionamento mentale pro-guerra, ma almeno tengano giù le mani dai partigiani”. Dopo ogni domanda Marco Revelli si prende qualche secondo, fa sentire il peso di ogni ragionamento sulla Resistenza, l’argomento che da politologo ha studiato per una vita ma che prima ancora porta nella carne, figlio di quel Nuto Revelli che della Liberazione fu protagonista. E allora non ci sta, Revelli, all’equazione divenuta ricatto morale: se sei fiero della Resistenza, devi per forza volere gli aiuti militari all’Ucraina. In una parola: “Una bestemmia”.

Professor Revelli, la sovrapposizione tra Resistenza italiana e guerra in Ucraina è frequente.

Credo che non abbia fondamento né storico né etico. Da figlio di partigiano, cresciuto in quella cultura, da persona che non ha mai omesso di festeggiare un 25 aprile, quando sento questo paragone provo un senso di disagio. Non perché non mi senta vicino agli ucraini e a chi soffre, tutt’altro!, ma per una quantità di ragioni.

La prima?

La Resistenza aveva il suo elemento qualificante nella spontaneità e nel carattere volontario. Non c’erano Suv neri che caricano a forza i giovani per arruolarli, questo lo facevano gli altri, i repubblichini. E poi ve lo immaginate Ferruccio Parri che gira il mondo parlando solo di armi o chiedendo soldi? È grazie a quelli come lui se nella nostra Costituzione c’è l’art. 11 e il ripudio della guerra. Aggiungerei che in Ucraina, certo invasa, si fronteggiano due Stati e due eserciti. Quando parliamo di dare armi a Kiev, parliamo di governi che cedono armamenti a un altro governo, non di popoli che aiutano con convinzione e altruismo un altro popolo, il che è ben diverso.

Anche ai partigiani però venivano fornite armi dagli Alleati?

All’inizio dagli Alleati arrivavano armi col contagocce, e non certo a tutte le formazioni, per esempio non ai comunisti. Ma il grosso degli armamenti i partigiani lo conquistava in battaglia. Io sono di Cuneo e uno dei motivi per cui qui la Resistenza fu molto forte è perché si sciolse la Quarta armata in ritirata dalla Francia, abbandonando le armi. La formazione di mio padre, la Banda Italia Libera, si è armata così, e poi attaccando caserme fasciste, postazioni militari, eccetera. Armi leggere, ovviamente. I lanci degli alleati non erano certo condizione sufficiente per portare avanti la Resistenza.

Esiste una sovrapposizione ideologica possibile?

La Resistenza italiana, con l’eccezione dei badogliani, era scevra da ogni elemento di nazionalismo. E qui sta un’altra grande differenza. Come ha scritto lo storico Claudio Pavone, la nostra è stata senz’altro una guerra di liberazione e una guerra civile, ma anche, aggiungerei, una guerra interiore. Chi ha fatto la scelta partigiana ha combattuto i fascisti e i tedeschi, ma pure quella commistione di fascismo e nazionalismo che aveva respirato per vent’anni. Quel pezzo di fascismo che avevano dentro. Se penso alla scelta partigiana di mio padre, penso al riscatto dei suoi compagni caduti in Russia per colpa del fascismo, penso alla vendetta nei confronti dei tedeschi, ma anche al riscatto da quei 20 anni di ignoranza in cui era cresciuto assorbendone alcuni elementi. Questa specificità non è nulla che si possa assimilare a quanto accade in Ucraina.

Il fatto che la Resistenza proseguisse in parallelo con battaglie degli Alleati implica qualche altra differenza?

Certo. La nostra Resistenza si inserisce dentro una guerra mondiale già in corso subendone le vicissitudini. L’Ucraina no, può essere al contrario il detonatore di una guerra mondiale che sarebbe totale nella sua distruttività. D’altra parte è indubbio che i partigiani non avrebbero potuto vincere da soli, anche se il contributo militare è stato comunque rilevante. Il loro destino dipendeva da eventi enormi, come Stalingrado, lo sbarco in Normandia, lo sbarco in Sicilia. La Resistenza però e soprattutto ha permesso all’Italia di emendarsi dalla colpa vergognosa del fascismo, altrimenti sarebbe rimasta inchiodata alla vergogna del regime.

Dunque è un dibattito falsato in partenza?

Quante altre “resistenze” dovremmo sostenere nel mondo? Quella palestinese (cosa direbbero i fautori delle armi a Kiev se qualcuno proponesse di riempire di armi la Palestina?). O forse la difesa dell’Iran (anche lì c’è un aggredito e un aggressore), o del Venezuela... È in atto una gigantesca campagna di condizionamento mentale per prepararci alla guerra, con tecniche truffaldine che suonano come un insulto alla nostra intelligenza. E mi permetta un’ultima cosa...

Prego.

Ho ascoltato il discorso della giovane esponente del Pd Virginia Libero. Bisognerebbe farle un monumento, ha dato un senso a cosa significa essere oggi persone di sinistra. La più profonda tradizione popolare della sinistra è intrisa del valore della pace e del ripudio della guerra. Virginia ha contribuito a riscattare anni di ambiguità del suo partito su questi temi.


Carissime/i da alcuni anni alcune sorelle e fratelli delle Comunità Cristiane di Base Italiane partecipano agli incontri e ai lavori della Rete Sinodale Italiana. Una realtà nata in occasione del Sinodo promosso da papa Francesco sulla Sinodalità nella Chiesa Cattolica.

La rete raggruppa circa una trentina di associazioni che da anni hanno assunto una chiara ed esplicita posizione in cui si richiede ed auspica un deciso rinnovamento della nostra Chiesa, su tutti i temi che da anni, anche come cdb, seguiamo ed approfondiamo.

Vi segnaliamo, quindi, la prossima Assemblea Nazionale e il suo programma. Siamo disponibili, se c’è l’interesse in tal senso, ad un incontro fra le comunità di base piemontesi, sullo stesso tema.


II ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA 

RETE SINODALE

FRASCATI, 24-25 OTTOBRE 2026

Centro Giovanni XXIII - Via di Colle Pizzuto, 2 - Frascati (RM)

CHE SIGNIFICA OGGI SOGNARE, PRATICARE E COSTRUIRE NON UN'ALTRA CHIESA, MA UNA CHIESA ALTRA?

Programma

Sabato 24 ottobre

ore 14:15-14:30: Saluti e introduzione

ore 14:30-15:00: Momento iniziale di preghiera/ 

                          meditazione

ore 15:00-16:30: Presentazione di esperienze in cui

                          sia praticato un aspetto di Chiesa 

                          “altra”

 a) Ecumenismo: ospitalità eucaristica

 b) Liturgia: spezzare il pane nelle Com.tà Cristiane 

                   di Base

 c) Organizzazione e guida delle parrocchie: realtà 

     guidate da laici e laiche

 d) Pace: azioni dirette di cristiani e cristiane

 e) Realtà esistenziali emergenti: riconoscimento 

     delle persone lgbtq+

 f) Migranti: un’esperienza di accoglienza

ore 16:30-16:45: Break

ore 16:45-19:30: Laboratori: “Che significa oggi

sognare, praticare e costruire non un’altra Chiesa, ma una Chiesa altra?”

ore 20:00: Cena

ore 21:30: Festa

Domenica 25 ottobre

ore 07:00-09:00: Colazione

ore 09:00-10:45: Assemblea plenaria

ore 10:45-11:00: Break

ore 11:00-12:30: Celebrazione eucaristica

Ore 13:00: Pranzo


   Francesco Giusti - Carla De Stefani - Cesare Melillo

Comunità Cristiane di Pinerolo-Via Città di Gap e Piossasco