domenica 18 ottobre 2026

da ANPI Nazionale - 16/10/2026

L’ANPI di Roma è rimasta nella piazza della celebrazione e non si è fatta intimidire


Questa mattina, in occasione delle celebrazioni del Comune di Roma per l’anniversario del rastrellamento che i nazifascisti operarono il 16 ottobre 1943 deportando 1022 ebrei romani, la delegazione dell’ANPI di Roma (presente come sempre alla commemorazione) è stata fatta oggetto di un’aggressione verbale con minacce e insulti ad opera di membri della comunità ebraica.

Un’aggressione annunciata nei giorni scorsi dalle grossolane dichiarazioni del presidente Fadlun e puntualmente verificatasi con tanto di successiva imbarazzante rivendicazione che non fa che qualificare lo spessore dell’autore.

I fatti di questa mattina confermano tre elementi fondamentali:

1) L’ANPI di Roma è rimasta nella piazza della celebrazione insieme alle altre associazioni presenti e non si è fatta intimidire dall’uso della violenza che grazie alle forze dell’ordine presenti è rimasta solo verbale. Continueremo non solo a presenziare nei luoghi della Resistenza ma come sempre ad essere il motore di tutte le iniziative pubbliche (a partire dal 25 aprile) legate al nostro impegno civile nel nome degli ideali della Lotta Partigiana Antifascista e della Costituzione Repubblicana. Gli stessi valori su cui le centinaia di migliaia di donne e uomini della Resistenza hanno fondato l’ANPI.

2) All’interno della comunità ebraica di Roma guidata da Fadlun si manifesta, ormai da tempo, una difficoltà di fondo a ripudiare le forme di violenza e ad accettare metodi e condotte democratiche. Fortunatamente altre donne e uomini ebrei italiani hanno dimostrato in questi mesi (con appelli e manifesti) sensibilità pubblica, cultura e senso della storia in relazione al tema dei crimini di guerra compiuti in Palestina dall’esercito dello Stato d’Israele.

3) Proprio l’aver denunciato i crimini di guerra in Palestina e l’aver sostenuto la popolazione civile di Gaza e della Cisgiordania rappresentano «la colpa» dell’ANPI agli occhi di Fadlun e di chi ha anche oggi ha insultato e aggredito verbalmente la nostra delegazione. Costoro sappiano che in nome dei valori dei padri e delle madri partigiane e costituenti, l’ANPI continuerà a rivendicare libertà, autodeterminazione, democrazia e Stato per la Palestina ed il suo popolo.


da Pressenza del 16/10/2026

In povertà assoluta in Italia ancora 5,4 milioni di persone

di Giovanni Caprio


Per l’ISTAT oltre 2,1 milioni di famiglie in Italia sono in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui (dati al 2025). In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, ma mentre per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri.

La povertà continua a “mordere” maggiormente al Sud: nel Mezzogiorno coinvolge 813mila famiglie, il 9,6% delle residenti nella ripartizione, seguito dal Nord-Ovest con 568mila famiglie, 7,7% e dal Nord-Est  con 386mila famiglie, 7,4%. il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024). Anche tra gli individui i valori più elevati dell’incidenza di povertà assoluta (oltre l’11%) si osservano nel Sud e nelle Isole; seguono il Nord-Ovest (8,8%) e il Centro (7,4%). L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila).

Segnali di miglioramento rispetto al 2024, a livello nazionale, si osservano nei Comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (diversi dai Comuni periferia area metropolitana), dove l’incidenza di povertà assoluta scende al 7,4% dall’8,9%. La povertà assoluta è invece stabile nei Comuni sopra i 50mila abitanti, nei Comuni periferici delle aree metropolitane, dove l’incidenza è pari all’8,9%, e nei Comuni centro di area metropolitana, dove si attesta all’8,1%. L’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti. Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su sei è in povertà assoluta (16,9%); anche per le famiglie di “altra tipologia”, dove spesso coabitano più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati, l’incidenza è elevata (16,4%). Superiori alla media i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore, tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta.

L’ISTAT ancora una volta sottolinea come l’incidenza di povertà assoluta diminuisca al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,4%; è oltre due volte più elevata (11,9%) se la persona di riferimento (p.r.) ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare. Per queste ultime, concentrate tra le famiglie di anziani, si registra un miglioramento dei valori dell’incidenza rispetto al 2024 (quando era pari al 14,4%).

Tra le famiglie con persona di riferimento occupata, l’incidenza di povertà è pari all’8,5% nel caso la p.r. sia lavoratore dipendente, arrivando al 14,3% se la persona di riferimento è inquadrata come operaio e assimilato. Fra le famiglie con persona di riferimento lavoratore indipendente, i valori più elevati dell’incidenza (6,6%) si registrano per le famiglie inquadrate come “altro indipendente” (indipendenti che non sono imprenditori né liberi professionisti). Infine, l’incidenza rimane su valori più elevati per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (20,7%), mentre tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro risulta contenuta e pari al 5,2%.

Qualche segnale di miglioramento si avverte tra i minori: nel 2025, la povertà assoluta coinvolge oltre 1 milione 136mila minori (il 12,5% dei minori residenti), variando dal 10,7%, per il Centro al 15,2% del Mezzogiorno, ma rispetto al 2024, si osserva una sostanziale stabilità dell’incidenza della povertà assoluta, con segnali di miglioramento per la classe di età 7-13 anni (12,1%, dal 14,9% del 2024). Tra le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori, oltre 656mila (11,2%), l’incidenza più elevata, pari al 19,4%, si osserva per quelle di “altra tipologia” (dove convivono più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati); tra le coppie, la diffusione del fenomeno aumenta al crescere del numero di figli minori (7,8% per le coppie con un figlio minore, 10,0% per quelle con due figli minori e 17,7% se i figli minori sono almeno tre), attestandosi su valori elevati anche tra le famiglie monogenitore (11,6%). L’intensità della povertà per le famiglie con minori, pari al 21,6%, è più elevata di quella calcolata sul totale delle famiglie (18,5%), evidenziando la diffusa condizione di disagio economico. Anche per le famiglie con minori si conferma l’associazione tra diffusione della povertà assoluta e condizione lavorativa/posizione nella professione della persona di riferimento (p.r.): tra le famiglie di occupati, l’incidenza più elevata si rileva se il p.r. è operaio e assimilato (15,5%), seguite da quelle con p.r. inquadrato come “altro indipendente” (10,5%). Arriva al 21,1% per le famiglie con minori in cui la p.r. non è occupata e per quelle in cui la p.r. è in cerca di occupazione. Il legame tra cittadinanza e condizione socio-economica si evidenzia anche tra le famiglie con minori: tra quelle composte solamente da italiani l’incidenza si attesta al 7,8% e diventa quattro volte più elevata (31,4%) se composte unicamente da stranieri (si ferma al 27,8% nel caso della famiglia con minori in cui sia presente almeno un componente straniero).

Nei giorni scorsi il primo “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare” organizzato da Fondazione Banco Alimentare, che ha cercato di fare il punto sulle politiche di contrasto alla povertà alimentare, anche per proporre un cambio di passo nella filiera della solidarietà, ha evidenziato come oltre il 50% delle persone che necessitano di sostegno alimentare non viene ancora raggiunto dagli interventi esistenti.  Dalla ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare ETS e svolta dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano è emerso che il sistema degli aiuti alimentari contribuisce in maniera significativa al bisogno, potendo assicurare un pasto al giorno al 44% alle persone indigenti. Resta tuttavia un importante Gap da colmare, stimato nel 56% delle persone in condizioni di povertà assoluta.


da Il Manifesto del 13/10/2026 

NAQAB

Demolite le case di 250 palestinesi cittadini israeliani

 

Che le politiche israeliane di sfollamento dei palestinesi siano una costante sull'intero territorio della Palestina storica è stato confermato ieri dalla demolizione di almeno cinquanta abitazioni nel quartiere di Abu Wadi, a Dahiya. Insieme alle case è stata distrutta anche una moschea e 250 palestinesi sono stati lasciati senza un tetto sulla testa e senza una soluzione alternativa.

Non è successo a Gaza, a Gerusalemme o in Cisgiordania, ma in Nagab, la regione meridionale dello Stato di Israele, e le vittime sono persone con cittadinanza israeliana. Non è una novità: fin dal 1948 le comunità palestinesi, per lo più beduine, sopravvissute alla Nakba sono prese di mira con pratiche e politiche di marginalizzazione e discriminazione.

La famiglia colpita ieri, gli Abu Wadi, vivono in quelle terre dal 1917 coltivando i campi, attività che da tempo è messa in pericolo dalle ruspe dello Stato che arriva e distrugge. Pagano le tasse ma non ricevono alcun servizio pubblico, compreso l'allaccio alle reti idrica ed elettrica: Dahaiya è uno dei villaggi beduini che Israele non ha mai riconosciuto pur se precedenti al 1948.

Dove quelle 250 persone dovrebbero andare non è dato sapere: Tel Aviv ha imposto il trasferimento di 60 residenti nel quartiere 10 della township di Rahat in palazzi che però non sono stati nemmeno costruiti.


da L’Eco del Chisone del 07/10/2026 

Pinerolo Il vescovo celebra in cattedrale

di PA.MO.


Appuntamento per far emergere "la verità della vita”.


Da domenica 11, la messa delle 18 in cattedrale sarà celebrata dal vescovo Derio Olivero.

Non è così consueto che il vescovo di una Diocesi si riservi la celebrazione di una messa festiva settimanale in cattedrale: «È così, di solito, i vescovi vanno a celebrare la messa nelle varie comunità e parrocchie in occasioni speciali: una visita pastorale, le Cresime, la festa patronale.

Sono sempre occasionali, eccezionali».

Perché invece serve un appuntamento settimanale sempre nella stessa chiesa?

«L'eccezionalità resta in superficie invece è nella ripetizione, nella consuetudine e nella quotidianità che si può fare un percorso. Penso alla messa appunto: ci si conosce sono sempre più o meno le stesse persone, ma nasce un dialogo e un confronto - spiega il vescovo Derio.

In sostanza emerge la verità della vita, anche la messa viene messa alla prova nelle modalità in cui viene celebrata. Conosci le reazioni dei fedeli, costruisci insieme a loro relazione: è importante».

Quindi la liturgia non è sempre uguale?

«Eh no! La liturgia è importante, ma si possono migliorare molte cose: per esempio i canti, oppure piccoli gesti. Le nostre messe sono molto celebrali, usiamo poco il corpo che pure è importante. La messa deve essere sinestetica, coinvolgere tutti i sensi: è sempre stato così nella storia: canti, profumi, suoni, gesti».

La celebrazione settimanale della messa come termometro della relazione e della sensibilità dei fedeli, dunque?

«Sì. Termometro è un'espressione che può funzionare. Per dire della voglia di essere complici, il migliorare la realtà, di ricevere anche magari delle critiche costruttive».

Una pratica, diciamolo, per i vescovi che si mettono in gioco…

«Mettersi in gioco è una cosa che la Chiesa deve fare oggi. Il rito, quale è la messa, deve accendere e non spegnere le persone che ne prendono parte».

C’è un'urgenza di autenticità?

«Sì, il processo è: corpo, emozioni, relazione e apertura al trascendente. Bisogna passare da lì questo è il modo in cui noi umani ci porgiamo verso il trascendente».

A volte basta un piccolo gesto che squarcia la verità della vita.


da Il Fatto Quotidiano del 07/10/2026

Intervista a Gideon Levy

“Da allora è passata l’idea che Israele può fare quello che vuole”

di Roberta Zunini


Nel terzo anniversario del pogrom del 7 ottobre e a tre settimane dalle cruciali elezioni israeliane, Gideon Levy, lo scrittore ed editorialista di Haaretz, il primo fin dagli anni 80 a denunciare il sistema di apartheid e le violenze quotidiane di Israele contro i palestinesi, dipinge un quadro a dir poco fosco circa il futuro nel suo paese.

 

Levy, cosa è cambiato per gli israeliani in seguito all’inchiesta pubblicata dal suo giornale che ha svelato come il primo ministro Benjamin Netanyahu avesse del tutto ignorato gli avvertimenti sui preparativi di Hamas del pogrom del 7 ottobre ritenendo che al leader di Hamas, Yahya Sinwar, bastassero, i soldi e il potere?

Per i suoi sostenitori non è cambiato nulla, questi continueranno a votarlo senza se e senza ma come fanno tutti gli elettori dei populisti. Per coloro che invece lo criticano, c’è stato un cambiamento perché hanno avuto l’ennesima prova della sua mancanza di responsabilità e persino dei suoi crimini. Dovrebbe esserci un maggior cambiamento nelle intenzioni di voto di quel 20% della popolazione ancora indecisa.

Quali rischi corre Netanyahu se non dovesse essere rieletto e se, al contempo, i processi a suo carico dovessero proseguire?

Credo che qualora non venisse rieletto cercherà un accordo per far sì che i processi vengano cancellati e tutti saranno contenti di farlo. Finora l'ostacolo è stato il non essere pronto, anzi il suo rifiuto di lasciare la vita politica., ripeto, se non venisse rieletto, penso, vorrà trovare un accordo e a quel punto i suoi processi verranno cancellati anche perché la loro conclusione è ancora lontana. Tutti vogliono mettere un punto fermo. Se però perdesse ma volesse ancora correre per un altro mandato, allora i processi non cadrebbero.

Ma lei crede vincerà ancora?

È veramente difficile fare una previsione punto secondo i sondaggi non ha i voti per formare un governo né una coalizione di governo ma non li ha neanche l'opposizione. I sondaggi però possono sbagliare, come è accaduto più volte nel passato.

Se il blocco di opposizione accettasse di includere i partiti arabi, che sono stati recentemente riammessi dalla Corte costituzionale a partecipare alla corsa elettorale, potrebbe vincere?

Sì, peccato che anche l’opposizione non li voglia includere.

Perché anche i partiti di opposizione sono razzisti?

Esatto. Proprio così, sono razzisti come quelli avversari.

Se il documentario Naza sul genocidio ancora in corso a Gaza venisse proiettato in Israele farebbe cambiare idea agli israeliani sul comportamento dell’esercito?

No, perché quasi nessuno andrebbe a vederlo.

Com'è cambiata la società israeliana ha tre anni dal 7 ottobre?

C’è stato un enorme cambiamento. Innanzitutto è passata l’equazione che Israele ha il diritto di fare ciò che vuole, persino un genocidio. La società è diventata molto più violenta anche al proprio interno, molto più razzista. Siamo divisi socialmente, anche nel senso che i laici sono contro gli ultraortodossi e viceversa, gli ashkenazi contro i mizhraim e viceversa. Va tuttavia sottolineato che se nella sfera sociale c’è un’estrema polarizzazione, in quella politica c’è una visione unica, di destra, caratterizzata da un comune denominatore: nessun palestinese è più considerato innocente.

Cosa sta succedendo in Cisgiordania?

Una pulizia etnica per mano dei coloni sostenuti dall’esercito mandato dal governo.

Qualcuno in Israele crede ancora alla soluzione dei due Stati per due popoli?

No. I politici israeliani, indistintamente, non vogliono più uno Stato palestinese. Punto.

Se Netanyahu dovesse vincere ancora, come vede il futuro di Israele?

Terribile. Non penso che potrei ancora fare un’intervista come questa perché verrebbe molto limitata, se non addirittura abolita, la libertà di parola, di opinione, di critica e il parlamento sarà composto solo da politici ebrei. Non ci sarà più alcun partito arabo. La democrazia si trasformerebbe in autocrazia.


sabato 17 ottobre 2026

Questo è il canone per la celebrazione di domani.
Il canone è tratto da “Preghiere eucaristiche” vol. 2 della Comunità di base di Pinerolo con una predicazione di Francesco Giusti.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.

Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

Dopo la celebrazione si terrà l'assemblea della Comunità.

________________________________________________________________________________

CI SPINGI NEL MONDO


P.Saluto all'assemblea

G. Sii benedetto, Dio di Gesù e Dio nostro.

T. Ci raduniamo come fratelli e sorelle, portando davanti a Te la nostra vita quotidiana, con le sue luci e le sue ombre, le sue gioie e i suoi affanni.

G. Ti lodino i nostri cuori e le nostre labbra, o Dio di tutto il mondo.

T. Ci raduniamo per ascoltare la Tua Parola, unendo le nostre voci al grido dei popoli oppressi, con l’angoscia di un mondo di guerre e di ingiustizie.

G. Veniamo davanti a Te come fece Gesù.

T. per alimentare in noi l’amore e la fiducia, per lavorare con le nostre piccole mani al progetto di un mondo più giusto e più felice.


LETTURA BIBLICA

Giovanni 3: 1-8

1C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei.
2Egli venne di notte da lui e gli disse: “Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui”.
3Gesù gli rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio”.
4Nicodemo gli disse: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?”
5Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio”.
6Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 7Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo".
8“Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito”.

PREDICAZIONE (a cura di Francesco Giusti)
Protagonista di questo dialogo, oltre a Gesù, è Nicodemo, un fariseo, maestro d’Israele e membro del sinedrio.
A differenza di altri notabili giudei del suo tempo di cui i vangeli ci parlano Nicodemo è sicuramente un uomo in ricerca: è lui infatti che prende l’iniziativa di andare a cercare Gesù, di notte, per confrontarsi con lui.
In generale il modo in cui Nicodemo si confronta con Gesù rivela rispetto e stima nei suoi confronti: in Gv. 3,2 dichiara esplicitamente che Dio è sicuramente “con Gesù” nelle azioni (i segni) che compie nella sua vita; più avanti nel vangelo, si schiererà contro il giudizio dei suoi colleghi verso Gesù, arrivando ad impegnarsi in prima persona nel dargli una degna sepoltura (Gv. 19).
Alle sollecitazioni di Nicodemo, Gesù risponde in modo netto e chiaro: solo chi “rinasce dall’alto”, ovvero chi si rinnova radicalmente a livello interiore affidandosi a Dio, può “vedere” il Suo regno, ovvero entrare nella vita vera, nella vita “eterna”, nella vita “con Dio”.
L’avverbio che la maggior parte dei traduttori rende con l’espressione “dall’alto” può in realtà essere anche tradotto con l’espressione “di nuovo”. Nel suo commentario su Giovanni, l’autore Xavier Léon-Dufour ipotizza che questa “ambiguità” di significato sia utilizzata volontariamente dallo stesso evangelista Giovanni: forse in Gv. 3,3 Gesù lo usa nel primo significato (“dall’alto”), mentre, subito dopo, nella sua replica, Nicodemo lo intende nel secondo significato (“di nuovo”), chiedendosi come sia possibile che una persona possa “entrare una seconda volta nel seno di sua madre e rinascere” (Gv. 3,4).
Gesù continua il suo dialogo con Nicodemo rafforzando e spiegando ulteriormente quello che già aveva detto: non è possibile “entrare nel regno di Dio” se “non si nasce da acqua e da spirito” (Gv. 3,5).
Questo intervento di Dio non è sotto il controllo e la comprensione completa dell’uomo, perché, come il vento, “non sai di dove viene e dove va” (Gv 3,8).
Il “vento di Dio” è l’origine della forza dell’uomo che agisce nella realtà seguendo l’esempio di Gesù e la fonte del suo continuo rinnovamento interiore. Nostro compito è farci pervadere da questa energia, mettere la nostra vela nella posizione giusta per farci spingere da questo “vento”, anche se non sempre comprendiamo il senso della direzione in cui spira, né il motivo per cui a volte spira forte e altre volte all’improvviso si quieta.
Da osservare infine che sicuramente proviene da Giovanni, che come Paolo è un ebreo ellenista, l’insistenza sulla separazione tra “carne” e “spirito” e la sottovalutazione della prima rispetto al secondo.
E’ molto probabile che Gesù, ebreo della Galilea, avesse una sensibilità assai diversa da Giovanni su questo: per lui carne e spirito erano due dimensioni interagenti e di analogo valore, da non separare.


INTERVENTI LIBERI


1. O Dio, Fonte della vita, Tu sei molto più bello di ogni religione, Tu sei padre, madre, amico, compagno di viaggio. Tu non dividi il mondo in buoni e cattivi.

2. Sei un Dio che chiama, che ci invita a continuare i giorni e l’opera della creazione. Anche se spesso per noi è difficile vederTi, crediamo che sei il Dio che non abbandona.

1. Ti preghiamo per tutte le religioni del mondo e Ti ricordiamo tutte le chiese cristiane: liberate da tanti idoli, possano diventare luoghi di libertà e cantieri di liberazione.

2. Signore, abbiamo bisogno della Tua mano amica e forte che ci guidi sui sentieri dell’amore solidale, che ci liberi dal fascino delle cose vuote e ci faccia gustare la gioia di una vita sobria.

1. O Dio, che hai sradicato Abramo dalla terra che imprigionava il suo cuore, aiutaci a rompere lacci, catene e indugi che ci impediscono la sequela di Gesù.

2. O Dio, che hai aperto gli occhi ad Agar e hai fatto vedere ad Abramo una terra spaziosa, aiutaci a pensare e guardare in grande, perché il mondo è il luogo della Tua salvezza.


MEMORIA DELLA CENA
T. Quando ormai la congiura dei capi politici e religiosi lo stringeva da ogni parte, ancora una volta Gesù si mise a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Volle mangiare con loro, come tante volte aveva fatto dal giorno in cui li aveva incontrati. Consapevole della gravità del momento, volle condensare in un segno un messaggio che toccasse il cuore dei discepoli. Prese tra le sue mani il pane della mensa, alzò gli occhi al cielo per riconoscere in Dio l’origine di ogni dono: “Questo pane spezzato, disse, vi ricordi la mia vita che fra poco i potenti spezzeranno. Quando vi radunerete per spezzare e mangiare il pane tra di voi, ricordatevi di me, di ciò che ho fatto, di ciò che vi ho insegnato”. Poi, dopo aver ancora una volta benedetto il nome santo di Dio, prese la coppa del vino e ne porse da bere a tutti dicendo: “Questo calice è il segno di un’amicizia con Dio che non finirà mai. Se i potenti hanno voluto il mio sangue, Dio non mi abbandonerà. Se seguirete questa strada di fiducia e di condivisione, sarete un solo corpo, un solo sangue, un cuore solo con me. Abbiate fiducia in Dio. Egli non delude”.


PREGHIERA DI COMUNIONE


COMUNIONE


PREGHIERE SPONTANEE



P.Sorelle e fratelli, eccoci… entriamo nel viaggio della nostra settimana. Amiamo le vie del mondo. Lì c’è l’appuntamento con Dio, con le persone, con la vita.

T.“Felici, o Dio, quelli che hanno in Te la loro forza: hanno le Tue vie nel loro cuore. Se anche passano in una valle deserta, la rendono un giardino” (Salmo 84).

Comunità Cristiana di Base di Pinerolo via Città di Gap
(canone parzialmente tratto da “Preghiere eucaristiche”, vol.2, p.152-154)

da Tempi di Fraternità di ottobre 2026

HANNO SCRITTO

a cura di Giorgio Bianchi

 

Thich Nhat Hanh (1926-2022) è stato una delle figure più importanti della spiritualità mondiale. Monaco buddhista vietnamita della tradizione Zen, fu poeta, studioso e attivista per la pace.

Nei primi anni Settanta fu docente e ricercatore in Buddhismo presso l’Università della Sorbona a Parigi. Nel 1982 fondò Plum Village, comunità di monaci e laici uomini e donne nei pressi di Bordeaux, nella quale visse e insegnò l'arte di vivere in consapevolezza.

Sotto la guida spirituale di Thich Nhat Hanh, Plum Village è diventato quello che oggi è il più grande e il più attivo monastero buddhista in Occidente, con oltre duecento monaci residenti e fino a diecimila visitatori all'anno che vi arrivano da tutto il mondo per imparare "l’arte di vivere in consapevolezza".

Ha scritto numerosi libri sull'importanza della consapevolezza e della pace interiore.

 

Riportiamo brani tratti da alcune sue pubblicazioni

 

Spegni il fuoco della rabbia - Oscar Mondadori

 

Molti di noi hanno ancora dentro di sé un bambino ferito. Le nostre ferite possono venirci dai nostri genitori a loro volta feriti da bambini. Per questo dobbiamo tornare al bambino ferito che è dentro di noi per aiutarlo a guarire (ivi pag. 35).

Questo non significa che tu debba nascondere la tua collera: devi far sapere all'altro che sei arrabbiato e che stai male! Questo è molto importante. Se tieni all'altra persona, devi confessare di essere in collera e di sentirti a disagio. Diglielo con calma. Nel vero amore non c'è orgoglio (ivi pag. 44).

Un bravo praticante non è una persona che non ha più in sé alcuna rabbia, alcuna sofferenza: questo è impossibile. Un buon praticante è una persona che sa prendersi cura della propria rabbia non appena sorge (ivi pag. 136).

Ogni volta che si manifesta un’abitudine, occorre che la riconosciamo e che la chiamiamo col suo nome. Respiriamo in consapevolezza e diciamo: " Ciao gelosia! Ciao paura! Ciao irritazione! Ciao rabbia! Sono qui per te. Mi prenderò cura di te e ti abbraccerò con la consapevolezza" (ivi pag. 138).

 

Toccare la Pace - Ubaldini Editore

 

Quando osserviamo le cose o ascoltiamo gli altri, spesso non vediamo chiaramente, non ascoltiamo veramente. Non vediamo e udiamo che le nostre proiezioni, i nostri pregiudizi, perciò non siamo in grado di ricevere la verità (ivi pag. 20).

La parola amorevole è un importante aspetto della pratica. Ogni volta che l'altro fa qualcosa di buono, dovremmo congratularci e dimostrare apertamente la nostra approvazione. Questo e particolarmente vero per quanto riguarda i bambini. Dobbiamo rafforzare la loro autostima (ivi pag. 47).

La meditazione dell'abbraccio è una miscela di Oriente e Occidente. Secondo la pratica dovete veramente abbracciare la persona che state abbracciando. Dovete renderla reale tra le vostre braccia. Non fatelo solo per salvare le apparenze dandole una pacca sulla spalla per far finta di essere presenti... quando amate qualcuno, volete che sia felice. Se non è felice, neanche voi potete essere felici. La felicità non è una questione individuale (ivi pag. 51).


Comunità Cristiana di Base di Piossasco

CANONE DELL’EUCARESTIA DEL 18 OTTOBRE 2026


G. Ti lodiamo, o Dio!

Stamattina ci incontriamo per benedirTi e per mettere nel nostro cuore parole di fiducia in Te e di speranza.

La lettura del libro di Giobbe ci sta interrogando molto sul significato del dolore, dell’amicizia e della relazione con Te.

Sostienici, accompagnaci, perché a volte il cammino che ci ha indicato Gesù di Nazareth è difficile da percorrere.

E ora leggiamo una strofa a turno di questa preghiera scritta da Jach Riemer, rabbino americano.


 Vivere, non solo sperare

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
perché cessi la guerra:
infatti sappiamo che
Tu hai fatto il mondo
in modo tale che l’uomo
deve trovare la strada della pace
in se stesso e con il suo vicino.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
perché cessi la fame:
infatti Tu ci hai dato
risorse abbondanti,
sufficienti a nutrire il mondo intero,
a condizione di usarle con saggezza.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di sradicare l’ingiustizia:
infatti Tu ci hai dato occhi
capaci di vedere il bene
presente in ogni creatura,
a condizione di usarli con saggezza.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di far scomparire la disperazione:
poiché Tu ci hai dato il potere
di trasformare i tuguri
e di seminare la speranza,
a condizione di usarlo con saggezza.

Oh Dio,
veramente non possiamo pregarti
di far cessare le malattie:
poiché Tu ci hai dato un’intelligenza
capace di trovare cure e medicamenti,
a condizione di usarla con saggezza.

Per questo, oh Dio, ti preghiamo
piuttosto di darci forza,
determinazione e coraggio
di agire e non solo di pregare,
e soprattutto di vivere
e non soltanto di sperare.

G: Ora ascoltiamo il commento di Mara


Giobbe capitoli 3 - 11 


Nella parte del libro di Giobbe, relativa ai capitoli che vanno dal 3 all’11, vi sono molti spunti di riflessione. Ho cercato di trarre dei fili tematici, col supporto del testo ‘Giobbe’ di Alonso Schokel e Sicre Diaz, ed. Borla.  

Giobbe è il libro della sofferenza ingiustamente patita, del rapporto con Dio, della solitudine e della risalita dall’abisso del dolore e della perdita.  Il libro esplora a volte direttamente o indirettamente questi punti in modo dinamico, introducendo personaggi che interloquiscono con il protagonista. Ci aspetteremmo un Giobbe ripiegato su se stesso ad accogliere la consolazione degli amici, che non osa prendersela con Dio, invece non è così. Egli non accetta fin dal principio di aver commesso peccato davanti a Dio e del male subito chiede ragione a Lui. I suoi amici, tutti e tre Elifaz, Bildad, Sofar si rifanno alla dottrina della retribuzione e ne restano prigionieri.  Il primo, Elifaz si rifà ad un sapere arcano ( cap.11, 12 - 21), Bildad si appella al sapere degli antichi ( cap.8, 8 - 10), Sofar si appella al sapere supremo di Dio, ne parla come di un sapere occulto, come se lo conoscesse. Nel dare priorità alla dottrina ( il principio, la teoria, spiegano i fatti e l’esperienza), perdono il contatto con l’amico, sono disposti anche a giocarselo pur di dimostrare di avere ragione e non si rendono conto della contraddizione: i fatti sono lì davanti a loro, Giobbe si è sempre comportato bene eppure è punito, come accadde ad Abele. Quale principio può sostenere questa situazione? La conseguenza che ne traggono i tre amici è che Giobbe o i suoi figli devono necessariamente aver peccato. Nella scena che si svolge davanti ai nostri occhi, quasi come su un palcoscenico, l’Autore sembra accusare anche noi lettori, che pensiamo di risolvere i grandi problemi dell’esistenza umana con risposte razionali, semplicistiche, e teorie coerenti.. Giobbe invece vuole confondere la sapienza dei sapienti con la forza del suo dolore. Sarà Dio in persona a dargli ragione e a confutare i ragionamenti dei tre amici. Dopo lo sfogo iniziale, in cui invoca la morte quale inizio del riposo, vede la collera di Dio ( altro non può essere) di fronte alla sproporzione delle sue disgrazie e dubita della giustizia divina. Davanti a Dio Giobbe non coglie più i tratti di Lui, non può stare senza di Lui ma non ne sente il contatto (‘ mi passa accanto e non lo vedo’ come per Mose’ in Es. 33, 23.). Schokel e Diaz sottolineano che il dolore ha intensificato la coscienza di Giobbe, guadagnandone in profondità. Di conseguenza il suo atteggiamento cambia e passa in stati d’animo differenti. Dalla veemenza delle sue parole (cap.7, 20  ‘che cosa ti ho fatto?’), Giobbe chiede la consolazione della morte, come nel salmo 88, ai vv. 1, 6 e 17 , passando poi alla richiesta di un processo (Gb, 6, 22 -30) ‘ in cosa ho sbagliato?’.  Al cap. 7 Giobbe non pensa più alla consolazione che può dargli la morte ma ai piccoli piaceri della vita: al godimento dell’opera compiuta, al riposo meritato, al salario onesto.. Si accontenterebbe di questo (vedi Qohelet, 2, 22) ma poiché non ha neppure queste piccole gioie, Giobbe decide di parlare a Dio. Si apre un varco nella sua disperazione, l’autore del libro ai versi del cap.7,17 e 18 ci mostra il lato anticonformista del protagonista : che cos’è l’uomo per onorare Dio con la sua sofferenza? Per combattere con Dio e attirare la sua attenzione?. 

 Giobbe al momento è disposto a dichiararsi colpevole purché Dio lo lasci stare, più tardi si batterà strenuamente perché venga riconosciuta la sua innocenza. Va prendendo piede in Giobbe l’idea, pericolosa, di un processo con Dio. Egli tutto può ed ha sempre ragione ma Giobbe non rinuncia a confrontarsi con Lui. L’argomentazione usata (cap. 10) con termini anche giuridici è che Dio non può distruggere le meraviglie cosmiche ed umane che ha creato, non può negare le promesse fatte all’uomo e al suo popolo. Giobbe vince allora la paura e parla (‘ se non hai compassione di me, abbi almeno compassione di quanto tu hai fatto’). All’origine della gestazione, in quel tempo misterioso Giobbe ha incontrato Dio, che ora gli è ostile e dal quale si sente enormemente lontano.. La parola in varie forme e modulazioni, è la forza di Giobbe che la usa fino in fondo ( nessuno può mettergli la museruola !) Dio stesso l’apprezzerà nella risposta finale.  Nel capitolo 11 Elifaz, Bildad e Giobbe si ritroveranno nel tema centrale della speranza, che si poggia sulla promessa di Dio, non sulla dottrina. 


Possibili temi da approfondire: cosa ci aspettiamo dagli amici quando nella sofferenza chiediamo il loro aiuto? Come si sta davanti a Dio quando ci sentiamo ingiustamente colpiti dal male? qual è la soglia del dolore per ognuno di noi? Come se ne può uscire? da quale fonte può venirci un aiuto?

Interventi comunitari

G: Giobbe grida a Dio, ma non è il solo…

Leggiamo una strofa ciascuno/a del 

SALMO 130:De profundis

 
Dal profondo a te grido, o Signore; 2 Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. 

3Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere? 

4 Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore. 5 Io spero nel Signore,

l’anima mia spera nella sua parola.

6 L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora. 7 Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
8 Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.


SALMO 28

 

CONTRO I NEMICI, IL SIGNORE È FORZA E SCUDO

1 Di Davide.

A te grido, Signore, mia roccia,
con me non tacere:
se tu non mi parli,
sono come chi scende nella fossa.

 Ascolta la voce della mia supplica,
quando a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio.

 Non trascinarmi via con malvagi e malfattori,
che parlano di pace al loro prossimo,
ma hanno la malizia nel cuore.

 Ripagali secondo il loro agire,
secondo la malvagità delle loro azioni;
secondo le opere delle loro mani,
rendi loro quanto meritano.

 Non hanno compreso l'agire del Signore
e l'opera delle sue mani:
egli li demolirà, senza più riedificarli.

 Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.

 Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie.

 Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.

 Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre.


PREGHIERA EUCARISTICA

Eccoci, o Dio, dopo aver cercato tra le parole umane della Bibbia, il Tuo messaggio, ora desideriamo celebrare la Tua lode e condividere il pane nel ricordo di Gesù.

 Aiutaci, o Dio, a donare quel poco che è nelle nostre possibilità,

non di più, non di meno.

Tu sai come siamo fatti e per questo sostienici:

Siamo fragili, ma Tu ci hai donato un cuore che è in grado di saper vedere quando lo mettiamo in movimento.

Grazie, o Dio, quando i nostri cuori aprono e intrecciano le nostre mani!


G. Per ricordarci di questo, spezziamo insieme il pane, in memoria dei gesti, delle scelte e della strada che ci ha indicato Gesù che, durante il viaggio della sua vita, ha sempre vissuto fidandosi e affidandosi a Te. 

In quella cena Gesù prese nelle sue mani il pane della mensa e, dopo avere alzato gli occhi al cielo per benedire il Tuo Santo nome, lo divise dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo pane che spezziamo e mangiamo, sotto lo sguardo di Dio, è il segno della mia vita, riassume il significato della mia esistenza. Se ogni giorno voi condividerete i doni che vi ha fatto, davvero farete corpo con me, sarete il mio corpo, la mia vita nel mondo.”


G. PREGHIERA DI CONDIVISIONE


PADRE NOSTRO


PREGHIERE SPONTANEE


Una storiella finale…


Rabbi Levi, figlio di 'Hama, diceva:

«Giobbe visse al tempo di Mosè».

Rava diceva:

«É vissuto al tempo dei dodici esploratori»,

Rabbi Yohanan e Rabbi Eliezer dicevano:

«Giobbe era fra coloro

che tornarono dall'esilio

di Babilonia,

e aveva un cenacolo

di studi a Tiberiade».

Rabbi Elezer diceva:

«Giobbe ha vissuto al tempo dei Giudici».

Rabbi Yoshua figlio di Koreha diceva:

«Viveva al tempo di Assuero.

Rabbi Nathan diceva:

«Al tempo della regina di Saba»,

Un rabbino sedeva di fronte a rabbi Shemuel

figlio di Nahmani e diceva:

«Giobbe non è mai esistito,

e non è mai stato creato.

È solo una parabola»

(Talmud Babilonese, trattato Bara Bathra 15, q-b,passim)


     Mara e M.Grazia B.