lunedì 2 marzo 2026

Gruppo biblico del martedì, domani 3 marzo


Care amiche e amici del gruppo biblico del martedì,

Domani sera Luca Prola ci darà una introduzione generale al Vangelo di Marco.

L'incontro con Luca inizerà alle 18:00, ma ci si potrà collegare già a partire dalle ore 17:45.

Questo è il LINK per il collegamento:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

A domani.

Sergio

da Tempi di Fraternità di febbraio 2026

Nella vita semplice e dura troverai la strada

di Luigi Giario


Non so se abbia senso invitare alla lettura di un best seller come quello di Javier Cercas "Il folle di Dio alla fine del mondo”. Infatti lo scrittore spagnolo nell'anno appena trascorso è risultato in testa alle classifiche dei libri più venduti nel mondo con un romanzo "verità" in cui racconta il viaggio di Papa Francesco in Mongolia. Tuttavia mi sento di farlo perché mi sembra un buon libro, sotto vari aspetti. Certo non è un capolavoro letterario, anche se l’autore è  blasonato, avendo raccolto molti consensi per i suoi scritti e forse questo, dicono, non sia all'altezza degli altri, che peraltro non ho letto.

A me pare un libro molto interessante in quanto vede la chiesa, Papa Francesco e i cristiani, da un punto di vista esterno, senza pregiudizi e senza sconti. Quello dell'autore è lo sguardo dell'ateo anticlericale militante che, facendoci entrare nei meandri del Vaticano, della chiesa e della visita papale in Mongolia, ci offre uno spaccato del cristianesimo osservato, da un lato con disincanto e, dall'altro, con la non celata ammirazione per i tanti cristiani, che ha incontrato e che lo hanno colpito in profondità fino al punto di confidare di essere stato conquistato dall’umanità dei missionari cattolici che operano nella terra di Gengis Khan.

Dopo aver analizzato il pontificato di Francesco (prima della sua morte) con varie interviste ai più stretti collaboratori ed aver interpellato direttamente il papa su di un tema cruciale, quello che assilla la sua amatissima madre, riguardo alla vita eterna, Cercas si concentra sulla fede cristiana vissuta dai suoi interlocutori. Si può dire candidamente che Cercas alla fine del suo straordinario viaggio tra le mura vaticane e in Mongolia è tornato cambiato: “caduti molti pregiudizi sulla Chiesa cattolica, sorpreso da una inattesa "nostalgia di Dio”. Cosa altrettanto sorprendente: dopo aver letto il romanzo nessuno dei più affezionati e laici lettori dello scrittore spagnolo si è sentito di criticare il suo cambio di prospettiva circa la Chiesa cattolica" (così Avvenire).

Al di là dell’enfasi del quotidiano della Cei alla fin fine, per chi crede di credere in Cristo, da queste pagine nasce un insegnamento straordinariamente semplice ed efficace che spesso sfugge agli addetti ai lavori. La forza della fede incarnata fa miracoli e i miracoli sono queste persone eroicamente modeste, (preti, suore e frati, catechisti) che stanno affrontando difficoltà assolutamente straordinarie per dedicare la loro vita agli ultimi della terra in tutti sensi, per provare a rendere un po' migliore questo mondo. E lo fanno in nome della fedeltà al Cristo, senza assolutamente indulgere al proselitismo di alcun genere. In embrione, da questo frammento di chiesa minimale, giunge un insegnamento profetico per gli stanchi fedeli italiani ed europei. Passare dal devozionismo o dall'intellettualismo a, come diceva Turoldo, "farsi pane alla fame degli altri", cercando di mettere, con Balducci "il centro di sé fuori di sé”.

Costoro infatti, molti di origine europea, per alleviare la sorte degli abitanti più sfortunati, affrontano i rigori di un paese climaticamente inospitale (inverni lunghi e gelidi, fino a -40°C ed estati brevi e calde, fino a +30/40°C - con forti escursioni termiche giornaliere), umanamente molto complicato quanto a lingua, cultura, religione; una vita che mette a durissima prova anche le persone più solide e forti.

Un libro ponderoso che tuttavia si legge facilmente e appassiona: cronaca, interviste, osservazioni spicciole, accanto ad altre di notevole spessore, accompagnano la descrizione del paesaggio mongolo e delle sue città, della vita quotidiana vista con gli occhi degli occidentali e degli autoctoni… e una conclusione genuinamente toccante in cui papa Francesco dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la sua calda, profonda umanità che ancora ci commuove.


Tanti percorsi diversi sono una grazia di Dio…


Come sempre leggo con interesse gli scritti di Augusto Cavadi e sono davvero stimolato da tutto il lavoro, gli elaborati e le attività della “Casa dell'equità e della bellezza” di Palermo, opera di Augusto e della moglie Adriana Saieva. Augusto Cavadi è un insaziabile esploratore e in alcune pagine di Adista scrive che abbiamo ancora bisogno di “costruire” Dio. Io penso che queste sue bellissime pagine non siano tanto lontane dalla mia vita quotidiana troppo poco filosofica, anche dopo tre sezioni di studi psicologici e teologici in Belgio, Francia e Giappone sotto la guida di Kung e tanti altri in Italia e Europa, per me tutto quel poco che faccio nell’ascolto e nel dialogo quotidiano, che dura da 45 anni, con zingari, ex o ancora carcerati, omosessuali e persone in ricerca di uscire dalla solitudine, è fatto come in una “Casa dell’ascolto”.

Come è bella questa differenza di percorsi personali e comunitari. L’ascolto è il vero luogo in cui Dio cercava me e io cercavo Dio, attraverso l’incontro-ascolto che vivo ancora oggi, che mi sto incamminando nei miei 88 anni.


    don Franco Barbero


da Il Fatto Quotidiano del 20/02/2026

Raddoppia lo stabilimento di armi RWM e Italia Nostra critica governo e Regione

di Mauro Lissia


La Regione Sardegna ha deciso di non decidere e il ministero dell’ambiente, attraverso il commissario ad acta, ha tagliato corto: la valutazione d’impatto ambientale è stata approvata e lo stabilimento di bombe e droni della Rwm, punta di diamante della Rheinmetall, partner tedesco di Leonardo, potrà operare con superficie raddoppiata secondo il progetto contestato dagli antimilitaristi. A nulla è valso il tentativo della presidente Alessandra Todde di prendere tempo nella procedura di rilascio dell’autorizzazione unica: forte di una sentenza del Tar, l’azienda tedesca ha chiesto che venisse applicata e nel giro di due mesi, tra fine dicembre 2025 e oggi, il Mase ha travolto ogni speranza antimilitarista malgrado le criticità paesaggistiche e ambientali messe di Italia Nostra. Nel disastrato Sulcis del dopo miniere la notizia è stata accolta con sollievo: 500 posti di lavoro consolidati e altri 200 all’orizzonte con investimenti già deliberati per 140 milioni condizionano anche il più radicale sentimento anti-bellicista. L’idea che dall’isola partano armamenti micidiali destinati alle aree di guerra scivola sulla necessità di dare ai giovani di Domusnovas un futuro. È su questo tasto che il ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, ha insistito nell’annunciare il via libera a Rwm: “Rappresenta un passaggio decisivo per il rilancio del Sulcis”. Amaro il commento di Graziano Bullegas, leader sardo di Italia Nostra: “È una decisione politica, più volte sollecitata dal governo italiano, che sembra voler sostituire il tessuto produttivo del Sulcis-iglesiente, una delle aree più povere d’Europa, con l’industria bellica. Un provvedimento politico agevolato dal comportamento della Regione Sardegna che, pur disponendo del tempo e delle informazioni tecniche per esprimere un parere negativo, ha scelto di non decidere”. Il piano Rwm era stato contestato fin dalle prime battute: mancava la Via, da qui il ricorso al Tar di ambientalisti e pacifisti. I giudici amministrativi però danno ragione all’azienda, solo il Consiglio di Stato sembra bocciare il raddoppio: serve una Via ex post, da elaborare a lavori conclusi. Alla fine la Regione chiede approfondimenti. Nuovo ricorso al Tar di Rwm e il 17 ottobre 2025 la sentenza che affonda ogni speranza di moratoria: l’amministrazione Todde deve decidere entro 60 giorni, altrimenti arriva il commissario. È quello che succede con soddisfazione del governo.


da Il Manifesto  del 19/02/2026

La camera discute di <<violenza>>. Le opposizioni: <<Nessuna ipocrisia>>.

di Giuliano Santoro

Come annunciato, la destra prova a usare la tragedia di Quentin Deranque per un altro giro di vite contro il dissenso e per alzare la tensione nei confronti della minoranza. Lo fa in apertura di seduta a Montecitorio, quando Augusta Montaruli, di Fratelli d’Italia, invita l’aula a un minuto di silenzio: «Tutte le forze si devono unire nel condannare, nel prendere le distanze, nel commemorare un ragazzo vittima del fatto di essere un attivista che manifestava per le proprie idee». Secondo Montaruli, il caso Deranque «non è molto distante da altri episodi avvenuti anche nel nostro paese».

A sentire le parole dei suoi colleghi di maggioranza è difficile che si riferisca, solo per fare un esempio, a Luca Traini, ex candidato leghista a Corridonia, che un giorno uscì di casa per sparare ai migranti. Lo si capisce quando prende la parola il salviniano Paolo Formentini: «Noi della Lega siamo sempre stai aggrediti» assicura. Alle opposizioni intima: «Non frequentate più centri sociali come Askatasuna».

C’è da sottolineare che le opposizioni hanno tenuto, hanno ribaltato il tema della violenza, delle cause che la generano, dei linguaggi che la alimentano, incalzando la maggioranza. «Di fronte a brutali aggressioni non c’è bisogno di conoscere le idee degli aggressori per esprimere sempre la nostra netta, totale, completa condanna» fa notare Andrea Casu del Pd. Per il M5S, prima parla Enrica Alifano, la quale dice chiaramente che nessun episodio, neanche il più deprecabile, deve essere usato per comprimere il diritto a manifestare.

Poi il capogruppo Riccardo Ricciardi accusa la destra di utilizzare singoli casi, afferma che decontestualizzare casi specifici senza cogliere le campagne violente è una forma di ipocrisia. «Non stiamo al loro gioco – ammonisce Ricciardi – Non cadiamo nel clima di violenza che loro stessi hanno contribuito a costruire». Poi richiama l’attenzione su Gaza e attacca il governo e chi lo appoggia: «Dovete giustificarvi dalle violenze continue che state coprendo». Tra le note di colore (nero), l’intervento di Rossano Sasso, eletto nella Lega e ora passato con Vannacci, che cita i versi di un classico della supernicchia neofascista degli Settanta: Nel suo nome, canzone dedicata a Mikis Mantakas dagli Amici del vento.

Anche Avs, per bocca di Nicola Fratoianni, respinge ogni tentativo di strumentalizzare la morte del militante di destra a Lione. «È gravissimo che Salvini abbia abbinato il simbolo di Avs all’omicidio efferato di Deranque – attacca Angelo Bonelli – Rischiamo di diventare bersaglio, ci sentiamo bersaglio. Per questo, anche in relazione alle dichiarazioni di Meloni e di Piantedosi, vi dico che io e Fratoianni abbiamo ricevuto gravissime minacce di morte». Il portavoce verde tira fuori le lettere minatorie, ne legge alcune.

Le opposizioni chiedono che l’informativa sulla violenza Matteo Piantedosi la faccia, ma fanno emergere la questione che aleggia: violenza è anche indicare ogni giorno un nemico sui social o accusare genericamente decine di migliaia di persone per colpire nel mucchio. In serata Giorgia Meloni affida ai social la sua dichiarazione: «La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse nazioni, è una ferita per l’intera Europa», dice la premier. Anche se il tentativo di importare l’allarme francese per alimentare l’ennesima emergenza pare sventato. Almeno per il momento.


da Domani del 22/02/2026

Gaza, i tour operator della pace. 

I profeti del turismo trasformativo.

di Davide Lerner


L’israeliano Maoz Inon e il palestinese Abu-Sarah hanno elaborato il lutto della perdita dei propri cari affermandosi come i pacifisti più in vista dopo il 7 ottobre. Per il Nyt il loro nuovo libro sarà fra i saggi più discussi del 2026.


L’attivista 46enne Aziz Abu-Sarah aveva solo 10 anni quando suo fratello maggiore Tayseer è stato arrestato dai soldati israeliani con un’irruzione notturna nella casa di famiglia a Gerusalemme est. Erano i tempi della prima intifada e, come tanti coetanei palestinesi, era andato in strada a lanciare sassi. Per settimane, i genitori e i loro altri sei figli non ebbero nemmeno un indizio su dove fosse stato portato. Passarono nove mesi e dieci giorni prima che, nell’inverno 1991, in piena prima guerra del Golfo, il figlio di un vicino spalancasse la porta correndo per dare l’annuncio: c’è Tayseer che cammina verso casa.

Doveva essere la fine di un incubo, ma invece era solo l’inizio. Tayseer era tornato e non sembrava cambiato, ma le torture subite in carcere lo avevano irrimediabilmente debilitato. Nei giorni successivi cominciò a tossire, vomitare sangue, e contorcersi per dei terribili dolori di stomaco. Durante uno di questi attacchi, non molto tempo dopo, al pronto soccorso, un dottore prese da parte la madre: <<Mi dispiace ma non c'è niente da fare>>.


domenica 1 marzo 2026

Note sul Patto di Bari…

Primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia, realizzato a Bari in 120 delegate e delegati. Ho letto a cuore aperto e con gratitudine a Dio l’intero testo su Adista del 14/02/2026. Questa convivenza attiva, a mio parere, è un grande dono di Dio che fa fiorire il Patto di Bari che tanto avete preparato in tre anni. Condivido il contenuto e trovo che l'espressione linguistica in cui Daniele Garrone l’ha formata e diffusa sia davvero pregevole Certo, spaziando così, il numero cresce. Ma per me gli scritti così propositivi fanno nascere tante domande, che a mio avviso diventano necessarie per dare corpo al Patto, e così ve le esprimo.

Quale era l’età media dei partecipanti donne e uomini? E quale servizio pastorale svolgono i singoli partecipanti?

Quali decisioni avete maturato e assunto per la vita delle comunità in cui operate come pastori o collaboratori?

Quali connotati, dopo il Concilio di Nicea e Costantinopoli e seguiti, avete approfondito, come il rapporto tra l’Unico Dio e Gesù, suo profeta, per il nostro cammino di fede cristiana?

Come avete parlato della Maria storica e della mariologia dogmatica?

Sarebbe così bello conoscervi per poter meglio apprezzare e conoscere quali sono gli impegni pastorali e sociali nei quali siete coinvolti. Fatemi, se proprio non vi chiedo troppo un elenco con le specifiche qualità e imprese pastorali. In ogni caso vi rinnovo un grazie di tutto cuore e vi chiedo una preghiera perché il 24 febbraio entro nel cammino degli 88 anni e sorella morte s’avvicina per portarci tra le braccia di Dio e in questo tempo ascolto presti, carcerati, separati e partecipo con gioia al matrimonio di due omosessuali pieni di fede.

Grazie Dio e a ciascuno/a di voi con un abbraccio. Rileggerò con gioia il vostro elaborato.

                    Don Franco Barbero - Via Porro 16 10064 Pinerolo (TO)

da Internazionale del 20/02/2026

Tokyo fa marcia indietro sugli straordinari

di Erica Yokoyama, Bloomberg, Stati Uniti


Nel 2019 il Giappone ha imposto un limite alle ore di lavoro extra. Ma ora la nuova prima ministra ha cambiato idea perché la carenza di manodopera sta mettendo in difficoltà le aziende.

Dietro le porte di legno a grate di una locanda tradizionale di Kyoto, il proprietario che Hiroya Shimizu è in difficoltà: la struttura registra da mesi il tutto esaurito, ma tra la gestione degli ospiti, i letti da rifare e l'organizzazione della cucina c'è un disperato bisogno di altri dipendenti. Shimizu vorrebbe chiedere al personale di lavorare di più, ma la legge che limita gli straordinari glielo impedisce. "Siamo sempre a corto di manodopera”, dice. “Ma devo attenermi alle regole”.

Presto però tutto potrebbe cambiare. Per rispondere alle esigenze di imprenditori come Shimizu, la prima ministra Sanae Takaichi,  vuole rivedere le norme introdotte nel 2019 che limitano le ore di straordinario a 45 alla settimana e a 360 all’anno. La leader conservatrice ha promesso di rilanciare l'economia stagnante del paese, tra l'altro affrontando la carenza di manodopera causata dal calo demografico.

L’iniziativa ha toccato un nervo scoperto in un paese perseguitato dall'eredità del karoshi, cioè la morte per il troppo lavoro. I familiari delle vittime e i leader sindacali, infatti, temono che la decisione di Takaichi cancelli progressi ottenuti a caro prezzo. Ma con le modifiche proposte le aziende sperano di ridurre la carenza di manodopera che minaccia la loro sopravvivenza. Dall'ultima rilevazione della Banca del Giappone è emerso che le imprese registrano la più grave contrazione di manodopera dal 1992. Secondo il Tokyo shoko research, un’agenzia che si occupa di rischio di credito e ricerche di mercato, l’anno scorso 397 aziende sono fallite per mancanza di personale.

L’inflazione ha peggiorato il problema, perché l’aumento dei salari e quello dei costi in generale rendono gli imprenditori meno propensi ad ampliare il personale. “C’è poco margine per assumere o formare nuovi dipendenti”, dice Susumu Yamamoto, dell’azienda edile Kashiwaya Sekkei, spiegando di aver rifiutato appalti proprio per questo motivo.

Ma non sono solo gli imprenditori favorevoli a questi cambiamenti. Secondo il ministero del lavoro, in media i lavoratori giapponesi dipendono dagli straordinari per un 6% del loro reddito annuale. I limiti stringenti si sono tradotti in buste paga più leggere, un fattore che secondo gli analisti spiegherebbe perché le proposte di Takaichi sono state accolte positivamente. Un recente sondaggio uscito sulla stampa giapponese ha rilevato che più del 60% degli intervistati appoggia l’iniziativa, una percentuale che arriva all'80% nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni.

da Internazionale del 20/02/2026

Un mondo di single

da The Economist, Regno Unito.


“Non esco con uomini conservatori o moderati”, dice Nancy Anteby, una donna di trent’anni di New York che lavora nel settore dei social media. “Solo con progressisti”. La politica non è il suo unico parametro. Cerca anche qualcuno che sia ambizioso, con un’occupazione stabile, che sia ebreo e, cosa forse più importante, che condivida il suo desiderio di creare una famiglia. Trovare una persona che soddisfi tutti i requisiti non è facile. “Spesso gli uomini ti deludono”, si lamenta Anteby. D’altra parte, da un po’ di tempo ha capito una cosa: ”Non ho bisogno di affidarmi a un uomo per avere la vita che sogno”.

Anteby non è un’eccezione. Negli Stati Uniti il 41% delle donne e il 50% degli uomini nella sua fascia d’età (25-34 anni) erano single nel 2023, una percentuale che è raddoppiata negli ultimi cinquant’anni. La tendenza si ritrova altrove. Tra il 2010 e il 2022 la quota di persone che vivono sole (definizione sicuramente imperfetta di single, ma per la quale è più facile reperire dati) è aumentata in 26 dei 30 paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), composta principalmente da stati ricchi. I matrimoni stanno diminuendo in gran parte dell’Asia, compresi Cina, India e soprattutto Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Ed essere single sta diventando sempre più comune per diverse fasce d’età. In Europa ogni nuova generazione ha meno probabilità di essere sposato o di convivere con il o la partner rispetto alle generazioni precedenti alla stessa età.

Questa crisi delle relazioni colpisce non solo chi desidera il matrimonio o una convivenza stabile, ma anche chi cerca qualcuno con cui uscire o fare sesso occasionale. I giovani socializzano meno, hanno meno storie e cominciano ad avere rapporti sessuali più tardi rispetto al passato. In generale, fanno meno sesso (come, purtroppo, la maggior parte di noi). Michael Rosenfeld, sociologo dell'università di Stanford, ha scoperto che negli Stati Uniti nel 2022 la riduzione degli appuntamenti romantici dovuta alla pandemia ha prodotto 13,7 milioni di single in più rispetto a quanti ce ne sarebbero stati se il tasso di persone single fosse rimasto ai livelli del 2017. Per ottenere una stima dell'aumento globale di chi non è in una relazione, l'Economist ha estrapolato i dati raccolti da Rosenfeld, tenendo conto anche del forte calo dei matrimoni in diversi paesi asiatici, già prima della pandemia. Abbiamo calcolato che nell'ultimo decennio questo fattore ha fatto aumentare di almeno 100 milioni i single in tutto il mondo.

Uscire insieme, fare sesso, sposarsi o divorziare sono tutte scelte profondamente personali che hanno un impatto diretto su chi le compie. Il fatto che oggi più individui si sentano liberi di scegliere di rimanere single rispetto al passato, quando la pressione sociale ed economica per sposarsi era molto forte, potrebbe essere visto come un segno di emancipazione. In realtà i problemi che ne derivano sono molti e importanti per una convivenza civile e sana.


Anche il Sinodo tedesco…


Sembrava che nulla fermasse la forza innovativa e libera dai “richiami vaticani” della Chiesa Tedesca, ma purtroppo, durante la “trattativa” con il Vaticano, questa ha cominciato a perdere vigore e le cose stanno dimostrando che il dialogo in questa Chiesa, di cui sono parte, finisce sempre in una dinamica obbedienziale. Per la Chiesa tedesca l’andamento è esposto a tradursi in obbedienza chiamata dialogo, ma documenti e dichiarazioni si avvicinano all’obbedienza vaticana formulata con il mito dell’unità ecclesiale per cui anche le fiamme più vive si convertono in focherelli, tutti con la caratteristica dell’obbedienza a Roma.

Speriamo che alcune proposte, mediazione dopo mediazione, non perdano il vigore profetico dei primi anni del Sinodo.

C’è tanto bisogno di libertà e disobbedienza. A volte una bella e costruttiva disobbedienza, motivata evangelicamente, dando la parola anche a laici e donne con il riconoscimento della loro autorità nel popolo di Dio, permette una crescita e un diffondersi dello spirito di Dio, che una silente obbedienza non permette.

Ce né tanto bisogno nella società come nella chiesa.

Il fuoco di Dio arde sempre. Tocca a noi raccoglierlo.

               don Franco Barbero

da QualeVita

Il Passato

Stanno i giorni futuri

innanzi a noi

come una fila

di candele accese

dorate, calde, e vivide.

Restano indietro

giorni del passato,

penosa riga

di candele spente:

le più vicine

danno fumo ancora,

fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere:

m’accora il loro aspetto,

la memoria

m’accora

del loro antico lume.

E guardo avanti

le candele accese.

Non mi voglio voltare,

ch’io non scorga,

in un brivido,

come s’allunga

presto

la tenebrosa riga,

come crescono

presto

le mie candele spente.

      Costantino Kavafis


sabato 28 febbraio 2026

VINCERE LA MORTE

A. FERNÁNDEZ-SAVATER

Cosa significa sconfiggere la morte? L'ultima omelia di papa Francesco impressiona, perché si può leggere pensando alla propria scomparsa. Cosa significa resurrezione, resuscitare?

Cristo non è più nel sepolcro, bisogna cercarlo altrove. Non é più nel sepolcro  delle formule che si possono ripetere, delle strade trite e ritrite, degli automatismi, delle sicurezze, dei segni. Non è storia, non è un eroe del passato, non  è una statua. Dobbiamo uscire a cercarlo. Non è questo il destino di ogni dottrina? Cristallizza, si indurisce, si istituisce... Non ci mette più in movimento, alla ricerca, in modalità investigativa, ma al contrario: ci mette a nostro agio, proprietari timorati di perderla, giudici e censori.

Pasqua però, dice Francesco, invita al movimento, a guardare oltre, a lasciarci sorprendere, a continuare a inventare. “Non parcheggiare il cuore nelle illusioni di questo mondo, né rinchiuderlo nella tristezza”. In questo senso,  sconfiggere la morte.

Leggo ora Francesco come un grande interprete dei vecchi testi sacri, capace di fare con loro la cosa più difficile: mantenere la parola in movimento, contro le tombe della formula e della ripetizione, rivolgendosi a chiunque, al popolo di chiunque. Non sarebbe necessario prendere un po’ di questa ispirazione e dire: “Marx è risorto, è vivo!” (o Bakunin o la rivoluzione o tante altre cose)? E andiamo a vedere dove soffia il suo spirito ora, fuori dalle tombe.

Costruire, rischiare, ascoltare, pensare. Non altro può essere vincere la morte, per le nostre “scorte povere, fragili e ferite”: rinnovarsi, renderci nuovi per ricominciare, contagiare chi incontriamo lungo il cammino. Fino all‘ultimo respiro.

da QUALEVITA del febbraio '26

 FORMICHE

Gli scienziati hanno scoperto che le formiche, dopo aver raccolto i semi e i chicchi necessari per l’inverno, li rompono a metà prima di immagazzinarli nei loro nidi perché romperli a metà impedisce loro di germogliare, anche sotto la pioggia e nelle condizioni di germinazione piu favorevoli. Ma gli scienziati sono rimasti sorpresi quando hanno scoperto che i semi di coriandolo immagazzinati nei nidi delle formiche erano divisi in quattro parti anziché in due. Dopo ulteriori ricerche di laboratorio, hanno scoperto che un seme di coriandolo può ancora germogliare se diviso in due parti, ma non germoglierà una volta diviso in quattro parti. Allora, come fanno queste piccole creature a sapere tutto questo? Noi esseri umani sappiamo così poco, c'é molto da imparare da altre creature.    Fonte: National Geographic Nature.

 

da QUALEVITA del febbraio '26

venerdì 27 febbraio 2026

 

I giovani stanno male. E non per le solite crisi esistenziali, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, il consumismo, si aggira tra loro. Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del CONSUMO, dove ciò che si consuma non sono soltanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita. In una società opulenta come la nostra, l'identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede. Il consumo allora diventa «consumo forzato» e chi non consuma viene escluso. Perché il consumismo è dannoso? Perché crea in noi una mentalità a tal punto nichilista da farci ritenere che solo adottando il principio del consumo possiamo garantirci identità, libertà e benessere. (...) Bisogna invece educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi. A dare valore non alle cose ma alle persone. A ricercare esperienze da vivere e non oggetti da possedere. Questa è la vera forza. La vera ricchezza.

Umberto Galimberti

 

 

TODOS TODOS TODOS

Antonio SPADARO

Papa Francesco non ha aperto, ma spalancato le porte della Chiesa a todos, todos, todos. Non perché la gente restasse dentro, come lui più volte ha detto, ma perché il Signore fosse in grado di uscire, andando per strada. E la strada [...] per Bergoglio è stata sempre accidentata. Non ha mai contemplato strade appianate. Per lui meglio cadere e pure ferirsi piuttosto che starsene fermi al riparo a balconear, a guardare la vita dal balcone.

In questo senso ha sempre avuto una visione “apostolica” e non semplicemente "pastorale”.

[...] Per questo ha predicato una Chiesa inclusiva; per questo si è estroflesso comunicativamente con giornalisti di testate laiche più che con quelle religiose; per questo ha desiderato parlare con chiunque, anche con persone e leader che altri hanno sempre tenuto distanti.

da QUALEVITA del febbraio '26