mercoledì 24 giugno 2026

Dopo anni di studio sulla storia dei defunti fatta con studiosi della storia dei 25 dogmi (oltre i 24) leggere Post mortem L’aldilà dimenticato del Purgatorio, dove le anime sono tra le fiamme per purificarsi di Fabrizio D’Esposito mi ha fatto ritornare con un certo stupore ai secoli in cui la contesa tra battezzati, paradiso, inferno purgatorio ha diviso vescovi, comunità teologi, ma mi fa valorizzare quegli studiosi miei maestri in facoltà teologiche varie in cui la questione della salvezza, dalla liberazione dalle nostre colpe occupa secoli di storia che oggi collocano quei dogmi all’interno di un processo in cui i linguaggi immaginifici del tempo non erano affatto uniformi. Le immagini che suscitarono una disputa ecclesiale durata secoli fanno parte della costruzione del castello dogmatico e oggi siamo in grado di rileggere questi linguaggi in continua evoluzione. Soprattutto è importante l’esegesi storica per non leggere come messaggio una figura storicamente collocata nel suo tempo. 

A me sembra che l’Autore dell’articolo manchi totalmente di distinguere l’immagine dal messaggio. Dire che le anime sono tra le fiamme per purificarsi sa di dantesco, ma la misericordia di Dio non ci fa passare tra le fiamme per purificarci. Queste sono immagini e metafore del tempo e oggi la fede ha concettualizzato quei linguaggi, almeno nel senso che ha lasciato le metafore del tempo. Oggi ci basta dire che la nostra vita finisce in modo diverso nel senso che Dio ci accoglie nel suo amore che per noi rimane oltre le nostre spiegazioni. Chi sono io nel mio dopo morte? La mia fede in Dio, mi parla solo del Suo Amore accogliente, ma le modalità della Sua accoglienza dopo la morte sono incerte, mentre è certo per fede che Egli, il Dio della vita, opera in modo solo a Lui noto, la nostra resurrezione nel Suo Amore è in una condizione per cui il Suo Amore e felicità e pace.

Franco Barbero, 14 giugno 2026 

Consiglio il mio libro “Quando i fratelli se ne vanno” di 40 anni fa e il recente libro di Luigi Sandri “Dire oggi il Dio di Gesù” Edizioni Paoline, pag. 350 e potrei fare un lungo elenco partendo dalle opere di Ortensio da Spinetoli.

Buona lettura sulla morte e sul dopo morte con la fede in Dio; oggi questi libri sono facilmente reperibili.

don Franco Barbero, via Porro 16 - 10064 Pinerolo (To)  

 

Internazionale 19 giugno 2026

 

 

martedì 23 giugno 2026

da Il Fatto Quotidiano del 22/06/2026

Chiesa - Leone XIV e Santa Cabrini, la patrona dei migranti: quando gli italiani venivano linciati

di Fabrizio D’Esposito


Undici italiani. Tra loro ambulanti e operai, un imprenditore e un politico locale. Si chiamavano: Antonio Abbagnato, James Caruso, Antonio Marchesi, Pietro Monastero, Emanuele Polizzi, Frank Romero, Antonio Scafidi, Charles Traina, Rocco Geraci e Loreto Comitis. Furono uccisi, due impiccati e nove a fucilate, nel più grande linciaggio di massa degli Stati Uniti. Era il 14 marzo del 1891, nel carcere di New Orleans, in Louisiana.

Gli undici uomini furono linciati per razzismo. Gli italiani erano considerati dagli americani i peggiori di tutti. Peggio dei neri, peggio dei polacchi, per fare degli esempi. Per loro veniva invocata l’espulsione e il moto xenofobo aveva il sostegno di tanti giornali. Una situazione identica a quella di oggi da noi, a parti ribaltate. Basta scorrere i titoli dei quotidiani di destra, soprattutto dopo un fatto di sangue causato da un immigrato, meglio se nero. Anche nel marzo del 1891, a New Orleans, a scatenare il linciaggio fu un omicidio. Quello del capo della polizia, sospettato di essere legato a una delle due famiglie mafiose in guerra tra di loro. Gli arrestati accusati del delitto furono undici. Ma il processo si concluse con delle assoluzioni.

Gli italiani rimasero in prigione e l’allora sindaco di New Orleans fomentò una rivolta razzista. In migliaia si misero in corteo e raggiunsero il carcere. I cadaveri furono esposti. Alcune donne intinsero il proprio fazzoletto nel sangue degli uccisi per avere un macabro souvenir del linciaggio. Le scuse della città di New Orleans sono arrivate solo nel 2019. Scrisse madre Francesca Cabrini: “Per me, servire il mio Paese significa farlo amare ai bambini affidati alle nostre cure. Significa educarli a non vergognarsi di essere italiani; significa favorire lo sviluppo di giovani che dimostreranno al loro Paese di adozione che l’immigrazione italiana non è un elemento di pericolo”.

Madre Francesca Cabrini è santa dal 1946. È patrona dei migranti. Sabato, dopo la visita a Pavia dal suo sant’Agostino, Leone XIV è andato a Sant’Angelo Lodigiano, oggi in provincia di Lodi. Il paese di Santa Cabrini. Nel suo discorso, papa Prevost ha esordito così: “Sono qui per rendere omaggio a madre Cabrini, patrona dei migranti, prima santa degli Stati Uniti d’America, nata qui, a Sant’Angelo Lodigiano, nel 1850, e morta a Chicago, la mia città natale, nel 1917”. Una domanda retorica, poi: “Cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?”.

Come ha raccontato la storica Lucetta Scaraffia nella sua biografia di madre Cabrini, Tra terra e cielo (Marsilio, 2017, con prefazione di papa Francesco), la futura santa era nipote di Agostino Depretis, il presidente del Consiglio della Sinistra storica post-unitaria. Oltre a una profonda fede, aveva spirito d’avventura e doti manageriali. Fondò l’ordine missionario del Sacro Cuore di Gesù e arrivò negli Stati Uniti nel 1889, con un gruppetto di consorelle. La loro missione fu assistere i migranti italiani, i più poveri di tutti e vittime di una persistente campagna d’odio. Ma non ditelo a Vannacci. 

da Le Monde Diplomatique del 06/2026

LA GUERRA DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Gli Stati uniti hanno un piano

di Evgeny Morozova

 

La condotta imprevedibile del presidente statunitense nasconde forse una coerenza, consistente in un formidabile ritorno dello Stato nell'economia, uno Stato però guidato da banchieri d'investimento? Donald Trump persegue in effetti la stessa strategia del suo predecessore: organizzare la sovranità statunitense nei confronti della Cina nei settori critici della difesa e dell'intelligenza artificiale

 

Con Donald Trump è facile confondere la retorica avversativa con la trama di fondo. La prima - insulti, capricci doganali, traffici di criptovalute, melodrammi ministeriali, crudeltà calibrate per le telecamere - attira l'attenzione sulla pista del circo. La seconda si esprime in dollari. E quello attuale è il più grande budget per la difesa nella storia degli Stati Uniti in valore nominale (vicino, in termini reali, al picco annuale raggiunto quando il paese era in guerra contro Adolf Hitler): 1.500 miliardi di dollari. Per mettere insieme una somma simile, serve tutta l’eleganza aritmetica di un uomo che non esita a sottrarre ai cittadini i servizi pubblici che li nutrono, li scolarizzano e li curano.

Questo bilancio è destinato a finanziare la trasformazione strutturale dello Stato americano, della sua economia e del suo posto nell'ordine mondiale. La repubblica lascia cadere in maschera del libero mercato, anche se l'Agenzia per i progetti di ricerca avanzata di difesa (Darpa), il fondo di investimento dell'Agenzia centrale di intelligence (Cia) In-Q-Tel, i laboratori nazionali e altri strumenti dello «stato sviluppi nascosto», come lo ha chiamato l'economista Fred Block, esistono da tempo. Ormai, alla luce del giorno Washington seleziona settori di attività, fissa prezzi, acquisisce partecipazioni in società private e condiziona gli aiuti internazionali alla lealtà politica dei beneficiari. Il vocabolario della guerra fredda e quello successivo alla caduta del Muro non sono più adeguati. «Keynesismo militare» significava incentivare la domanda aggregata aumentando la spesa per la difesa, «neoliberismo militare» intendeva lo stesso obiettivo, passando attraverso finanziatori privati e catene di fornitura deregolamentate.


Incontro comunitario oggi alle ore 18:00


Care amiche e amici della Comunità, stasera ci incontreremo alle ore 18:00 per riflettere e commentare insieme due brani dei Vangeli di Matteo (Mt 18, 15-18) e Giovanni (Gv 9, 1-5).

L'incontro inizierà alle 18:00 ma ci si potrà collegare a partire dalle ore 17:45.
Questo è il LINK per il collegamento:
meet.google.com/ehv-oyaj-iue

A stasera.

Sergio

 

Tempi di fraternità                                                COMPASSIONE

 Affidati alla misericordia di Dio

di Davide Pelanda

 

È una domanda che alcuni studenti hanno rivolto a un docente dopo aver appreso del suicidio della madre di un loro amico. Con sincera preoccupazione hanno chiesto: «Ci é stato detto dai nostri genitori e dai parenti del nostro amico, che ha subito questo grave lutto, che chi compie un simile gesto non può avere il funerale nella Chiesa cattolica e neppure una benedizione. È vero?».

È significativo che ancora oggi, nel 2026, circolino convinzioni di guesto genere, spesso tramandate per sentito dire e radicate in una concezione del passato che non corrisponde più all’attuale insegnamento della Chiesa. In momenti di dolore così profondi, il rischio è che alla sofferenza per la perdila si aggiunga anche un senso di esciusione o di stigma, fondato su informazioni imprecise o superate.

Il docenie ha smentito con decisione tali affermazioni, ritenendo necessario fare chiarezza. La Chiesa cattolica, infatti, ha da tempo superato la prassi di negare i funerali ecclesiastici a coloro che si sono tolti la vita. Un passaggio importante in questa direzione è avvenuto con la riforma del Codice di Diritto Canonico del 1983 e con la promulgazione del Catechismo deiia Chiesa Cattolica nel 1992, che hanno espresso con maggiore precisione e sensibilità

il pensiero ecclesiale su questo tema.

Pur continuando a considerare il suicidio un atto oggettivamente grave, la Chiesa distingue tra la gravità del gesto e la responsabilità soggettiva della persona. Essa riconosce che disturbi psichici, condizioni di forte depressione, angosce profonde, paure o altre forme di sofferenza interiore possono limitare o perfino comprometiere la piena libertà e consapevolezza di chi compie tale atto. Per questo motivo, il giudizio ultimo sulla persona è affidato alla misericordia di Dio, che solo conosce fino in fondo il cuore umano e le circostanze concrete in cui clascuno vive.

Secondo l’attuale diritto canonico (can. 1184), il funerale cattolico è generalmente consentito anche alle persone che si sono suicidate, salvo casi particolari in cui vi sia uno scandalo pubblico manifesto e non vi siano segni di pentimento. Nella prassi pastorale ordinaria, tuttavia, prevale l’atteggiamento della compassione, della preghiera e della speranza cristiana.

Oggi la morte per suicidio viene affrontata con maggiore

consapevolezza sul piano umano e psicologico. La condanna dell’atto non coincide con una condanna della persona.

Al contrario, la comunità cristiana è chiamata a farsi prossima, a condividere il dolore e a sostenere chi resta. Il funerale non è solo un atto giuridico, ma un momento di preghiera, di affidamento a Dio e di conforto per familiari e amici.

La decisione concreta circa la celebrazione delle esequie spetta comungue al parroco o, nei casi più delicati, al vescovo, che valutano la situazione con prudenza pastorale, alla luce della speranza nella misericordia divina e del bene spirituale della comunità. In ogni caso, l’intento della Chiesa non è escludere, ma accompagnare, offrire consolazione e pregare per l'anima del defunto.

Questi studenti, dunque, possono rassicurare i propri genitori, amici e i familiari del loro compagno colpito da un lutto così daloroso. È importante non lasciarsi guidare da dicerie o da visioni rigide e superate, che rischiano di ferire ulteriormente chi già soffre. In momenti tanto drammatici, ciò che deve prevalere non è il gindizio, ma la misericordia, non la condanna, ma la vicinanza umana e cristiana.

lunedì 22 giugno 2026

CULTURA

Chi è Gesù, oggi, per noi?

Gli interrogativi sollevati dall'ultimo libro di Vito Mancuso

Ottavio Di Grazia

 

Con Gesù e Cristo, Vito Mancuso affronta una delle questioni più delicate e decisive del cristianesimo: la distanza - storica, teologica e simbolica - tra Gesù di Nazaret e il Cristo della fede.

Non si tratta di un tema nuovo, ma Mancuso lo assume con particolare chiarezza e ne esplora le implicazioni fino in fondo. La sua è una riflessione teologica radicale e personale, che interroga il significato di Gesà e del Cristo per l'uomo contemporaneo, nel mutato modo in cui aleune grandi costruzioni dottrinali vengono oggi comprese e vissute e dell’idea di redenzione intesa come intervento soprannaturale risolutivo.

Il punto di avvio dell'intero percorso può essere individuato in una domanda evangelica ben nota, nella sua formulazione più sobria e originaria: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mc 8, 29). Mancuso non la assume come formula confessionale da ripetere, ma come interrogativo esistenziale da attraversare senza scorciatoie. Gesù e Cristo è il tentativo di affrontare questo interrogativo in prima persona, chiarendo chi Gesù sia oggi per lui, prima ancora che per una Chiesa o per una tradizione teologica. A essa egli risponde riprendendo una celebre espressione del cardinale Carlo Maria Martini: Gesù è «il mio amico». Non una definizione dogmatica, ma una relazione viva, capace di orientare l'esistenza. Questa risposta, tuttavia, non cancella il profilo storico di Gesù come profeta escatologico e apocalittico. Al contrario, ne presuppone la radicalità, traducendola sul piano di una fede che accetta di misurarsi con Lui come presenza che accompagna e interpella.

Mancuso prende con decisione le distanze dalla teologia sacrificale della croce. Rifiuta l'idea di un Dio che esige la morte del Figlio per la nostra salvezza e respinge ogni interpretazione violenta o giuridica della redenzione. La croce non è più il luogo di un risarcimento, ma la manifestazione estrema di una legge più profonda: l'amore come forza che attraversa il limite, la perdita e la morte.

Da qui si delinea una diversa comprensione della Redenzione. Essa non è un evento che chiude la storia, ma un processo aperto, che coinvolge la coscienza, le relazioni, la materia stessa del mondo. La salvezza non discende dall‘alto, ma emerge dall'interno della vita quando questa si accorda con la sua struttura più intima. Dio non è pensato come un soggetto che interviene dall'esterno, ma come principio di ordine e di bene inscritto nel reale. Il cristianesimo che ne deriva è post-sacrificale e post-dogmatico, e tenta di restare fedele al nucleo del messaggio evangelico senza ricorrere a categorie teologiche che, forse, dovrebbero essere rimeditate.

Proprio questa forza interpretativa invita a interrogarsi sul rapporto con il Gesù storico. Il Gesù che emerge dal libro è una figura resa immediatamente pensabile per l'oggi, portatrice di una verità capace di oltrepassare il suo tempo e di rendersi intellegibile in orizzonti di senso più ampi. Le fonti più antiche, così come vengono lette alla luce della ricerca storica, ci descrivono Gesù come un ebreo immerso nel mondo simbolico, linguistico e religioso del giudaismo del Secondo Tempio. Tenere insieme questi due piani non significa contraddirli, ma riconoscerne la complessità stessa della sua figura.

Gesù annuncia il Regno di Dio, parla il linguaggio dell’escatologia e dell’apocalittica giudaica, si muove all'interno della Torah, che interpreta e radicalizza senza abolirla. Le sue parole non sono enunciati dottrinali, ma parabole, gesti profetici, provocazioni spesso iperboliche, difficilmente separabili dal loro contesto originale. Anche i conflitti che attraversano la sua vicenda non sono scontri tra religioni, ma tensioni interne al giudaismo del suo tempo, segno di una pluralità viva e non pacificata.

Nel libro, questa dimensione non è negata, ma è progressivamente trasposta. Gesù diventa figura paradigmatica, rivelatore di una verità che eccede il suo orizzonte storico. È una scelta consapevole e legittima. Fare i conti con il Gesù storico e, nello stesso tempo, lasciar emergere una figura capace di parlare oltre il proprio tempo significa abitare una tensione costitutiva. Il valore del libro di Mancuso sta proprio nel non scioglierla, ma nel mantenerla aperta, esponendo il lettore alla stessa domanda evangelica da cui il percorso prende avvio: chi è Gesù, oggi, per noi? È in questa domanda assunta senza scorciatoie che il libro trova la sua forza e la sua pertinenza.

Vito Mancuso, Gesù e Cristo, Milano, Garzanti, 2025, pp.780, euro 25,00.

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da Riforma del 10 aprile 

da Le Monde diplomatique 06/2026

AL SERVIZIO DI CHI?

 

Nella scuola francese per spie, Agente segreto, un mestiere come un altro?

Nell'insegnamento superiore, alcuni costosi corsi di laurea permettono di familiarizzare con il mondo dell'intelligence.

Con il coinvolgimento di ricercatori e professionist sono organizzati attorno a un particolare abbinamento di generi. L'università e i «servizi convolano felicemente a nozze. Ma la loro creatura, chiamata «Intelligence studies», è alquanto sinistra.

«Diploma Malotru», in riferimento all’eroe della serie Le Bureau-sotto copertura, o ancora Centro di formazione per spie: non mancano certo i soprannomi attribuiti al corso proposto a Sciences Po Saint-Germain-en-Laye e destinato a preparare gli agenti dell'intelligence francese. Creato nel 2019 in collaborazione con l'Accademia dell'intelligence – un organismo pubblico che ha come obiettivo di avvicinare l'università ai servizi segreti - il corso di laurea in intelligence e minacce globali (Di-ReM); ha la missione di introdurre gli studenti alla «realtà delle minacce securitarie che toccano il paese e (ai mezzi esistenti per prevenirle e combatterle». L'Accademia supervisiona il contenuto pedagogico per garantire la «pertinenza» professionale del corso di laurea.

Questo programma contribuisce alla diffusione di percorsi universitari incentrati sull'intelligence, spesso gestiti da vari istituti di studi politici (Iep). Dal 2010, il campus di Parigi proponeva un corso intitolato «Informare le democrazie, informare sulla democrazia», impartito da Philippe Hayez e Jean-Claude Cousseran, entrambi provenienti dalla direzione generale della sicurezza esterna (Dgse), dal 2021, Sciences Po Aix-en-Provence ha lanciato un master intitolato «Esperto di intelligence e previsione di rischi e minacce», in partenariato con la Scuola dell'aeronautica e dello spazio, e codiretto da Walter Bruyère-Ostells, professore di storia contemporanea, e da Serge Choley, generale di corpo d'armata dell'aeronautica militare. Questo master, al pari di altri corsi, si fonda su un ecosistema di insegnanti scelti tra accademici e tecnici dell'intelligence o della sicurezza. Una simile confusione di confini non è una specificità propriamente francese, bensì caratterizza un modello ampiamente diffuso oltremanica, quello degli intelligence studies (Is), una definizione che tiene insieme due realtà strettamente legate: da un lato un complesso di corsi di studio e diplomi specialistici, e dall'altro, una scienza di governo.

Gli Is sono emersi in diverse università britanniche a partire dagli anni 1990. In particolare all'interno dei war studies (studi di guerra) del King's college di Londra.


MOMENTO DI PREGHIERA 

CdB di Piossasco

18 giugno 2026


Iniziamo con un canto: IL DIO DELLA GIOIA


O Dio, che gioia infinita rivolgerci a Te, chiamandoTi in mille modi, con novantanove nomi, come ci insegnano i nostri fratelli e le nostre sorelle musulmani. 

Spetta a noi inventare il centesimo!

Tu, Dio, Allah, Elohim, Adonai, Yhwh, nostro Creatore, Forza dell'Amore che ci hai donato la vita.

Eccoci tutti e tutte davanti a Te così fragili, ma desiderosi di tenerci per mano per mettere una piccola pietra nella costruzione del Tuo regno, come ci ha insegnato Gesù, il Profeta di Nazareth, nostro Maestro.

Aiutaci a vivere il Tuo mistero come tue piccole creature e a riconoscerTi nostro creatore, affinché la nostra fiducia in Te cresca e come Gesù impariamo ad affidarci e a fidarci di Te.


Ascoltiamo la preghiera di Husayn-Mansur al Hallaj

(poeta sufi del nono secolo d.C.)

Ho riflettuto sulle molte religioni

compiendo sforzi per poterle intendere;

e le considero i molti rami

tutti gemmati da un Principio unico.

Non chiedere dunque a un uomo di

adotta e questa o quella denominazione

confessionale;

ciò lo porterebbe lontano dal Principio. 

È il Principio stesso che deve venire

a cercarlo,

è Lui, ed in Lui si chiariscono

tutti i significati e le grandezze.

Solo così ogni uomo . . . potrà capire.


CANTO : DIO DEL CIELO


SALMO 148

LODE ALLA GRANDEZZA DI DIO, SIGNORE DEL CREATO


Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell'alto dei cieli.

Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.

Lodatelo, sole e luna,
lodatelo, voi, stelle luminose,
lodatelo, cieli dei cieli,
voi, acque al di sopra dei cieli.

Tutto lodi il nome del Signore,
tutto è stato creato per sua volontà;
è Lui che ha fatto esistere l’universo

con leggi che mai passeranno.


Lodate il Signore dalla terra,
voi mostri e abissi del mare,
fuoco e grandine, neve e nebbia,

vento di bufera suo messaggero.

Lodate il Signore, monti e colline,
alberi da frutta e altissimi cedri,
voi, fiere e bestie tutte

rettili e uccelli dell’aria.


I re della terra e tutte le nazioni

i governanti e i giudici del popolo,

i giovani e le ragazze,
i vecchi insieme ai bambini.

Lodino il nome del Signore,
sublime è il suo nome, quello solo,

la sua gloria brilla sulla terra e nei cieli.


Egli ha sollevato le sorti del suo popolo,

è la gioia di quanti lo amano,

di Israele, popolo a Lui caro.


CANTO: RESTA CON NOI


DAMMI LA FORZA

Rabindranath Tagore


Di questo ti prego, Signore:
colpisci, colpisci alla radice
la miseria che è nel mio cuore.

Dammi la forza di sopportare
serenamente gioie e dolori.

Dammi la forza
di rendere il mio amore
utile e fecondo al tuo servizio.

Dammi la forza
di non rinnegare mai il povero,
di non piegare le ginocchia
davanti all'insolenza dei potenti.

Dammi la forza
di elevare il pensiero

sopra le meschinità
della vita di ogni giorno.

Dammi la forza
di arrendere con amore
la mia forza alla tua volontà.


PADRE NOSTRO

Tenendoci per mano. 

Con questo gesto rinnoviamo la gioia di stare insieme, di impegnarci ad essere portatori e potatrici di azioni di pace sulla strada di Gesù di Nazareth.


PREGHIERE SPONTANNEE


IL CORAGGIO E LA CERTEZZA DELL’AMORE

Rabindranath Tagore


Dammi il supremo coraggio dell'amore.
Questa è la mia preghiera:
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.

Temprami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza dell'amore.
Questa è la mia preghiera:
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.

Dammi la forza di amare
sempre e ad ogni costo.