lunedì 23 febbraio 2026

da QualeVita

Riconversione industriale

Quando passa un aereo 

da guerra 

io lo maledico.

Il pilota no, 

che fa il mestiere 

più infelice del mondo 

peggio di pubblicani 

e prostitute.

Vorrei che gli nascessero 

due ali 

d'angelo 

o di gabbiano 

e scendesse sorridendo 

nel giardino 

di casa sua 

o nel cortile 

della scuola 

per far ridere  

I bimbi. 

Ma l’aereo 

scheletro 

di mostro antidiluviano 

che si schianti 

presto 

sulle rocce 

più brulle del mondo 

senza uccidere

nemmeno 

una lucertola.

E l'ingegnere 

che l'aveva pensato 

si metta a fabbricare 

caffettiere,

macchine da cucire, 

arnesi da falegname 

o, se preferisce, 

giostre e ottovolanti.

    Luca Sassetti


da Il Fatto Quotidiano del 18/02/2026 

Il Board è bocciato dal Vaticano: “Alcuni punti lasciano perplessi”

di Roberto Festa


Parolin liquida il consesso nel giorno in cui il tycoon rilancia l’agenda globale dalle guerre fino a Cuba.

“Ci sono punti che lasciano un po’ perplessi”. Così il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, liquida il Board of Peace che, nelle intenzioni della Casa Bianca, dovrebbe occuparsi della ricostruzione a Gaza. Le parole di Parolin mantengono il distacco della diplomazia, ma rappresentano una bocciatura impietosa del progetto di Donald Trump. Nelle ultime ore, il presidente Usa si è comunque scatenato in una serie di giudizi, commenti, minacce – dalla politica globale a quella interna – che indicano una precisa volontà di ridare forza alla sua strategia, in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre. Non è cosa facile. Travolta dalle polemiche sulla repressione a Minneapolis, si dimette la portavoce del Dipartimento alla Sicurezza Interna, il vertice dell’ice, Tricia Mclaughlin.

Il no del Vaticano al Board of Peace era atteso. Parolin cerca ora di giustificarlo citando “la natura particolare” della Santa Sede rispetto agli altri Stati. Ma le sue dichiarazioni, al termine del bilaterale col governo italiano a Palazzo Borromeo per la celebrazione dei Patti Lateranensi, fa emergere le ragioni della decisione. Il segretario di Stato vaticano osserva che dovrebbe essere “l’Onu, a livello internazionale, a gestire queste situazioni di crisi”. E poi parla di “criticità”, che secondo fonti vaticane riguardano la composizione del Board, la dipendenza dalla volontà di Trump, l’assenza di una vera rappresentanza palestinese. Sono concetti che il 6 febbraio scorso aveva già espresso, in modo molto meno diplomatico, il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, secondo cui il Board of Peace è “un’operazione colonialista, altri decidono per la Palestina”.

Domani ci sarà a Washington la prima riunione del Board. Trump ha spiegato che i suoi membri si sono impegnati a versare 5 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza, senza però precisare chi. Sul progetto permangono molte incognite. Non si sa per esempio quali siano i Paesi disponibili a inviare a Gaza i propri militari per stabilizzare la situazione. Sinora, solo l’esercito indonesiano ha promesso ottomila soldati.

Trump ha comunque cercato di dare il senso di una strategia – soprattutto internazionale – che procede per lui coerente e compatta. Parlando a bordo dell’air Force One è tornato a minacciare Cuba, definita una “nazione fallita” che deve al più presto raggiungere un accordo con gli Usa. Alla domanda sul possibile uso della forza sull’isola, sul modello di quanto fatto in Venezuela con Nicolás Maduro, Trump ha risposto “non penso sarà necessario”, mostrando quindi di credere che la crisi umanitaria ed economica creata dall’embargo costringerà l’Avana alla resa.

Non sono mancate, da parte del presidente, esternazioni anche sui due negoziati in corso a Ginevra. “L’ucraina deve sedersi al più presto al tavolo delle trattative”, ha spiegato, esibendo ancora una volta una particolare insofferenza per le posizioni di Volodymyr Zelensky, che sostiene invece di essere disponibile al negoziato. Quanto all’Iran, i toni di Trump sono apparsi più vicini a quelli di un ultimatum che all’attesa per l’apertura di un possibile dialogo: “L’Iran vuole un’intesa. Spero che agisca in modo ragionevole. Non credo che voglia affrontare le conseguenze del mancato raggiungimento di un accordo”.

Insomma, il presidente Usa dedica buona parte della sua più recente strategia comunicativa alle questioni del riassetto globale sotto l’egida della sua leadership. La cosa dipende anche e soprattutto dalle difficoltà incontrate in politica interna. Sono ancora gli Epstein Files e Minneapolis a creare le polemiche più vivaci. Sono state annunciate le dimissioni di Tricia Mclaughlin, portavoce del Dipartimento alla Sicurezza Interna. Mclaughlin, in frequenti apparizioni sui media, ha giustificato le tattiche più violente utilizzate dagli agenti dell’Ice a Minneapolis e in altre città americane. Aveva, tra l’altro, definito “terroristi interni” Renée Good e Alex Pretti, prima ancora che partisse un’inchiesta sulle circostanze delle loro morti. La verità è che Mclaughlin se ne va nel disperato tentativo di salvare la sua capa, Kristi

Noem, di cui molti chiedono le dimissioni.

Capitolo Epstein Files. In un’intervista alla Bbc, Hillary Clinton ha accusato l’amministrazione di “insabbiamento”. “Fuori tutti i documenti!” chiede l’ex segretaria di Stato, cui Trump ha già risposto, accusandola di connivenza con Epstein e di essere affetta dalla “sindrome di squilibrio anti-trump”.


da Il Fatto Quotidiano del 18/02/2026

Per il marocchino ucciso a Milano sono 5 gli agenti sotto inchiesta

di Davide Milosa


L’inchiesta della Procura di Milano sull’omicidio di un marocchino con precedenti di polizia, ferito mortalmente con un colpo di pistola da un agente in borghese nel boschetto di Rogoredo, ha preso da ieri una piega inaspettata. Il fascicolo coordinato dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola ora conta altri quattro poliziotti iscritti. Il calcolo finale sale così a cinque. Il primo, già noto, è l’assistente capo accusato di omicidio volontario senza la discriminante della legittima difesa per aver ucciso, il 26 gennaio scorso, il 28enne marocchino Abderrahim Mansouri, il quale, secondo la testimonianza dell’agente gli sarebbe corso incontro impugnando una pistola finta. Gli altri quattro sono invece accusati di favoreggiamento, avrebbero taciuto la presenza di testimoni sul luogo del delitto, e omissione di soccorso. Tutti sono in servizio presso il commissariato Mecenate. Tra i nuovi quattro indagati, vi è il collega che era in compagnia di chi ha sparato. Mentre gli altri tre agenti si trovavano tra il luogo dello sparo e il gazebo non lontano dalla strada dove era stato fermato uno spacciatore. I nuovi indagati, si legge nei capi d’imputazione, avrebbero a vario titolo “aiutato” il collega “a eludere le investigazioni. (…) 

Rispetto a questo, si legge che “mentre Mansouri era agonizzante” si ometteva “di dare immediato avviso all’autorità sanitaria con l’aggravante di aver commesso il fatto in violazione dei doveri inerenti a un pubblico servizio”.


da QualeVita



Io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze…

Ho bisogno di POESIA, questa magia che brucia la pesantezza delle parole.

Alda Merini



La vita non è uno scherzo

La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio 

come fa lo scoiattolo,

ad esempio, 

senza aspettarti nulla 

dal di fuori o nell'aldilà. 

Non avrai altro da fare 

che vivere.

La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio 

ma sul serio a tal punto 

che messo contro un muro, 

ad esempio, 

le mani legate, 

o dentro un laboratorio 

col camice bianco 

e grandi occhiali, 

tu muoia affinché 

vivano gli uomini 

di cui non conoscerai 

la faccia, 

e morrai sapendo 

che nulla è più bello,

più vero

della vita.

Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto

che a settant'anni, 

ad esempio, 

pianterai degli ulivi 

non perché restino ai tuoi figli 

ma perché non crederai 

alla morte 

pur temendola, 

e la vita peserà 

di più sulla bilancia.

    Nazim Hikmet


da Domani del 18/02/2026

<<E’ l’ora più buia per i palestinesi. L’Italia rifletta>>

di Chiara Sgreccia


«Il genocidio e la negazione del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, che il Board of Peace istituzionalizza, segnano il momento più pericoloso per la Palestina dalla Nakba a oggi». A parlare è l’analista politico Xavier Abu Eid, ex consigliere dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, convinto che la risoluzione n°2803 con cui il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha affidato a una entità esterna, pensata e guidata dal presidente degli Stati Uniti, il potere di mantenere pace e sicurezza a Gaza sia un modo per impedire ai palestinesi, ancor una volta, di avere il controllo sui propri territori: <<Non intendo dire che non ci sia bisogno del supporto internazionale. Ma il Board of Peace somiglia più a una società privata che a un mandato conferito da un’organizzazione internazionale>>.

Pensa che finanziare la ricostruzione sia un modo, per gli Stati che fanno parte del Board, di acquisire controllo politico sulla Striscia di Gaza?

Non è quello che penso, è quello che vedo. E’ quello che suggerisce il piano in 20 punti di Trump. Il Board si pone come un’alternativa all’Onu, uno dei luoghi principali in cui il diritto internazionale viene codificato e sviluppato, perché Trump tratta le Nazioni Unite come se fossero, invece, solo una delle tante organizzazioni internazionali, di fatto pretendendo di essere al di sopra della loro autorità a Gaza.

Tra i punti del piano di Trump ci sono il disarmo di Hamas e il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia. L’allontanamento sarà reale oppure c’è il rischio che la presenza dell’Idf cambi solo forma?

Le più importanti organizzazioni per i diritti umani palestinesi hanno accusato la risoluzione n° 2803 dell’Onu di perpetrare l’occupazione a Gaza. Perché, appunto, la presenza delle forze israeliane potrà cambiare forma con la forza internazionale di stabilizzazione, ma continueranno ad avere il controllo del territorio. Questo è un insulto non soltanto al popolo palestinese, ma all'idea di un ordine internazionale basato sulle regole.

Come disarmare Hamas? 

Penso che la chiave sia offrire un orizzonte politico per Gaza. Perché Hamas è ancora presente: non ha più una grande capacità militare, ma come organizzazione di governo e come forza di polizia è lì. Perciò, la cosa più semplice per governare Gaza è quella di trovare un accordo che includa la richiesta che Hamas non faccia parte del nuovo governo. Vorrei che a farlo fosse l’Anp, per il bene della popolazione. La comunità internazionale dovrebbe essere di supporto ai palestinesi, non il contrario. Per questo non credo che serva il Board of Peace ma un Consiglio di sicurezza Onu funzionante. La ragione per cui, invece, l'ONU non funziona in Palestina è che gli USA insistono nell'usare il diritto di veto per proteggere Israele da qualunque accertamento delle responsabilità. Quindi, non penso che la gente debba preoccuparsi del potere di Hamas. Penso che ci si debba preoccupare molto di più del futuro della Palestina, data questa nuova formula che, ancora una volta, non offre alcuna garanzia di libertà o giustizia per i palestinesi.

I palestinesi considerano legittimo il Board of Peace?

Certo che no. I cittadini di Gaza muoiono ancora ogni giorno. Ma né il Board, né l’organismo palestinese tecnocratico di transizione incaricato di amministrare Gaza sotto la supervisione del Board dicono niente. Quindi non possono avere credibilità agli occhi del popolo palestinese. Io capisco chi ha sostenuto inizialmente l'idea di Trump, quando poteva sembrare l'unico modo per fermare il genocidio. Ma oggi è evidente che si tratta solo di un modo per alleggerire Israele dalla pressione internazionale, indebolire le Nazioni Unite e controllare un luogo strategico del Mediterraneo.

Cosa pensa del fatto che alcuni Stati dell'Unione Europea stiano valutando di avere a che fare con il Board? Come l'Italia, in qualità di osservatore.

Inviterei l'Italia e gli altri Paesi a riflettere sulle conseguenze di ciò che sta accadendo. L'ordine internazionale multilaterale è, in larga misura, una creazione europea, nata dall'esperienza e dalla consapevolezza che le occupazioni sono sbagliate, che portano alle guerre e che le guerre portano sofferenza. Apprezzo anche che l'Italia abbia rifiutato l’invito a essere membro del Board of Peace, penso che sia importante. Però, credo anche che, un tempo, l'Italia guidasse la politica europea basandosi sui diritti umani e questo oggi manca molto. C'è anche un altro elemento che per l'Italia, soprattutto con un governo di destra, dovrebbe essere rilevante: quello che Israele sta facendo sia a Gaza, sia in Cisgiordania è cercare di cambiare lo status quo del territorio che occupa, così farà lo stesso anche con i luoghi santi. Non si può essere permissivi rispetto ai crimini commessi a Gaza e poi sostenere di avere a cuore i diritti della Chiesa cattolica a Gerusalemme. Il Board of Peace agisce come se Gaza fosse una nuova opportunità per gli Stati che lo compongono, ma l'Italia e gli altri paesi dovrebbero trattare la Striscia nello stesso modo in cui trattano il resto del territorio palestinese occupato.


domenica 22 febbraio 2026

da Domani del 18/02/2026

<<Torna a casa tua, arriva l’Ice>>

L’ombra degli abusi agita il basket universitario Usa.

di Matteo Maria Munno


<<Tornatene a casa tua che sta arrivando l’Ice>>. Questa è una delle pesanti frasi che fa tremare il mondo del basket femminile universitario degli Stati Uniti e che fa alzare la guardia alla Ncaa, l’organizzazione senza scopo di lucro che gestisce le attività sportive dei college statunitensi fondata nei primi del Novecento da Theodore Roosevelt.

Proprio da questa frase tagliente, nata in un contesto sportivo, si basa l'accusa mossa da 6 ex giocatrici della squadra di basket femminile dell'università di Pittsburgh verso il coach statunitense Tory Verdi e l'università di Pittsburgh, fondata nel 1787, che rientra tra le migliori università di ricerca pubbliche del paese. Secondo quanto raccolto nel fascicolo depositato dalle atlete, la citazione  decisamente impropria dell'ICE non è l'unico episodio grave avvenuto sotto la gestione di Tory Verdi.


da Riforma del 20/02/2026

La Calabria affonda, e nessuno guarda

di Tommaso Scicchitano


Mentre scrivo, il ciclone Oriana si abbatte sulla Calabria. E’ il terzo evento estremo in meno di un mese, dopo Nils e prima ancora Harry, che a gennaio ha provocato danni stimati in 741 milioni di euro nella sola regione. Le raffiche superano i 100 km/h, i fiumi rompono gli argini, le frane isolano intere comunità. Ma sui telegiornali nazionali, questa sera, si parlerà d’altro.

<<Il giornalismo è diventato spettacolo>>, mi dice Carlo Tansi, geologo del CNR ed ex direttore della Protezione Civile calabrese. 

<<Niscemi ha attirato l'attenzione perché le case si sbriciolavano in diretta. E’ lo spettacolo del macabro che cattura i media, come quando ci si ferma a guardare un incidente stradale>>. Tansi ricorda Cavallerizzo, 2005: i giornalisti arrivarono da tutta Italia perché la frana faceva "buona televisione”. Poi, come sempre, se ne andarono.

I numeri raccontano una catastrofe invisibile. Il clone Harry, tra il 19 e il 21 gennaio, ha devastato Calabria, Sicilia e Sardegna con danni complessivi superiori ai 2 miliardi di euro. Il bussetto è esondato nel cuore di Cosenza; il Crati ha inondato la piana di Sibari sommergendo migliaia di ettari di agrumeti. A Reggio Calabria le raffiche hanno toccato i 137 km/h. Ma le prime pagine dei grandi quotidiani, in quei giorni, parlavano di Sanremo.


Le tenebre non vinceranno la luce

Vangelo di Giovanni 1,1-18

di Fabio Tesser (…educatore e coordinatore del “Progetto Operatori di strada delle Parrocchie di Treviso”)


La luce splende nelle tenebre.

E oggi le tenebre hanno nomi, strategie, eserciti, mercati, alleanze.

Non sono un'idea astratta.

Sono decisioni prese nei palazzi del potere e pagate con il sangue  dei poveri.

Non si stancheranno mai.

Non si stancheranno di fomentare l'odio, di accendere conflitti, di chiamare "sicurezza" ciò che è dominio, di chiamare “intervento”, ciò che è aggressione.

Non si stancheranno di seminare paura per raccogliere obbedienza.

Non si stancheranno di sterminare gli innocenti, perché gli innocenti non contano nei bilanci della potenza.

Vogliono il predominio sul mondo.

Non la convivenza tra i popoli, ma la sottomissione. Non la pace, ma l'ordine imposto.

Non la giustizia, ma il profitto travestito da diritto. Creeranno nuovi poveri e nuovi schiavi pur di conservare i loro privilegi. Poveri di pane e poveri di futuro.

Schiavi del debito, dell’arma, del ricatto economico. Intere nazioni trattate come pedine sacrificabili, mentre si parla di democrazia con le mani sporche di petrolio e di sangue.

Mentiranno. Mentiranno con parole eleganti, con comunicati ufficiali, con notizie manipolate.

Faranno ricadere le colpe su altri: sul nemico inventato, sul governo scomodo, sul popolo che resiste.

E mentre accusano, commettono le peggiori nefandezze, convinti che la forza basti a cancellare la verità. 

Ma il Vangelo di Giovanni osa dire una cosa scandalosa: 

le tenebre non hanno vinto la luce.

Non perché le tenebre siano deboli, ma perché la luce non gioca secondo le loro regole.

La luce non bombarda. La luce non affama. 

La luce non mente. La luce non sfrutta.

La luce è la vita. E la vita continua a resistere nei popoli che non si arrendono, nelle madri che proteggono i figli sotto le bombe, nei poveri che non odiano nonostante tutto, nei profeti messi a tacere ma non sconfitti.

Dio, nessuno lo ha mai visto.

E ogni volta che qualcuno pretende di usarlo per giustificare una guerra, un embargo, un attacco preventivo, sta bestemmiando.

Perché Dio non è alleato degli imperi.

Dio non firma trattati militari.

Dio non siede nei consigli di amministrazione.

Dio si è detto in Gesù.

E Gesù non ha conquistato territori, ha restituito dignità. Non ha schiacciato nemici, ha spezzato catene. Non ha difeso privilegi, ha scelto gli ultimi. Per questo oggi incontrare Dio significa scegliere da che parte stare.

Non in modo ideologico, ma umano.

Dalla parte della vita contro ogni sistema di morte. Dalla parte della luce che cresce lentamente, ostinatamente, anche sotto le macerie.

Non siamo chiamati a vincere le tenebre con le loro stesse armi.

Siamo chiamati a non diventare come loro.

A custodire la luce. A farla passare attraverso le nostre scelte, le nostre parole, il nostro silenzio solidale.

E questo basta a spaventare i potenti. Perché sanno che la luce, quando trova spazio, rende inutili le loro tenebre.