venerdì 17 aprile 2026

NOTTE D'INVERNO IN STAZIONE: UNA MIA ESPERIENZA


Spezzoni di parole,

sillabe sconnesse
che vengono dalla notte,
quella che dentro
distrugge un cuore
ormai alla deriva:
come eruzioni di dolore,
come schegge di cuore
che scoppia di disperazione.

Non c'è parola
d'uomo e di donna
che incroci
il suo parlare.
Gli risponde
soltanto
un'altra notte
piena di freddo
e di sordità.

Una,
poi cinque
poi dieci
persone:
quasi ammucchiate
come per illudersi
di non essere sole.

Sembra che a notte
si diano convegno
in sala d'attesa
come a sommare
le loro disgrazie.

L'angoscia

dipinta sui volti
scavati
corrode le ossa
percorse
da gelide
ondate di morte.

Sono lì anch'io

come atterrito
da uomini
che sembrano
ombre di morte
e temo l'incontro
di quegli occhi
che lanciano sguardi
pieni di fiamma.

Tanti racconti, spezzettati,
come litanie di inferno
si intrecciano
nella lunga notte.

A tratti
le voci prorompono
alte e minacciose,
poi declinano
fino a morire
e sopraggiunge un sonno
senza pace,
pieno di rantoli
e di brontolii cupi.

Poi il mio treno
finalmente parte,
prima della pigra alba
d'inverno.
Gli occhi mi bruciano
ma li guarirà
quel sole
che forse invano
per loro
sorgerà.

Troppo è il dolore
che si perde
senza risposta
e il cuore geme
di tragica impotenza.

 Franco Barbero

alla stazione Porta Nuova di Torino,

dicembre 1979

Vigilate: Esortazioni, di Franco Barbero - 2003


Vigiliamo

quando si cercano pretesti 

per svuotare gli arsenali militari 

e per fabbricare nuove armi.

Vigiliamo

quando si preparano guerre 

per “difendere” l'Occidente 

e la “civiltà cristiana”.

Vigiliamo

quando si imprigionano i pacifisti 

e si nega il diritto 

di esprimere civilmente 

il proprio dissenso.

Vigiliamo

quando nei santuari 

della religione e della politica 

i poteri si applaudono, 

si abbracciano 

e si baciano

in spettacoli mediatici 

definiti storici.

Vigiliamo

quando i parlamentari

fanno i chierichetti

e fanno a gara

per compatire anche nei raduni

di qualche ambigua santificazione

di un illustre franchista.

Vigiliamo

quando si fanno discorsi religiosi 

in cui si parla 

di tutto e di niente 

e si riduce l'evangelo 

a qualche goccia 

di retorica buonista.

Vigiliamo 

quando non ci accorgiamo più 

che al mondo 

l'80% non ha il necessario 

per una vita dignitosa.

Vigiliamo 

quando nella nostra vita 

crescono i soldi e i consumi 

e diminuiscono 

la condivisione e la solidarietà.

Vigiliamo 

quando pensiamo 

sempre di più 

a noi stessi/e e alle nostre cose 

e sempre di meno 

agli/alle altri/e.

Vigiliamo

quando nella società e nella chiesa 

si vuole mettere la museruola 

a chi dice parole scomode 

e solleva domande inquietanti.

Vigiliamo 

quando il Codice di Diritto Canonico 

è più importante del Vangelo, 

quando si condanna l'amore 

in forza d’una legge ecclesiastica.

Vigiliamo 

quando nella nostra vita quotidiana 

cresce il tempo trascorso 

davanti al video 

e diminuiscono gli spazi 

dedicati al dialogo, 

allo studio, 

e al volontariato.

Vigiliamo 

quando nella nostra vita 

non troviamo più il tempo 

di pregare e di confrontarci

con il messaggio delle Scritture.

Vigiliamo

quando le feste ci addormentano che ci distraggono anziché ravvivare la nostra voglia di vivere lottare per un mondo più giusto.


Alberto ed Elena in “Prima di tutto amare” - 2003


da Pressenza del 15/04/2026

Oltre 5 milioni di italiani sono in povertà energetica

di Giovanni Caprio


La povertà energetica riguarda circa 5,3 milioni di italiani, pari a 2,4 milioni di famiglie. Si tratta di nuclei che faticano a sostenere le spese essenziali per l’energia elettrica e il riscaldamento, senza considerare i costi delle famiglie per l’acquisto dei carburanti per auto e moto. E’ quanto evidenzia un recente report dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha elaborato dati di Istat e OIPE (Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica https://oipeosservatorio.it/).  In generale, si parla di povertà energetica anche quando il peso della spesa per l’energia sul reddito familiare supera livelli considerati normali. Le situazioni più difficili si concentrano soprattutto nel Sud, in particolare in Puglia. Qui sono oltre 302.500 le famiglie in difficoltà, per un totale di quasi 700.000 persone: significa che 18 famiglie su 100 vivono questa condizione. Subito dopo troviamo la Calabria, con più di 143.400 famiglie coinvolte (oltre 318.000 persone) e il Molise, dove le famiglie in difficoltà sono 22.650 (quasi 49.000 individui). Anche in queste regioni il fenomeno riguarda una quota molto rilevante dei nuclei familiari residenti, rispettivamente il 17,4 e il 17 per cento. Le situazioni meno gravi, invece, interessano le Marche, il Friuli Venezia Giulia e il Lazio. “I dati, sottolinea la CGIA, si riferiscono al 2024. Tuttavia, alla luce dei recenti rincari dei prezzi dell’energia elettrica e gas registrati negli ultimi 40 giorni dopo lo scoppio del conflitto in Iran, è molto probabile che la situazione sia destinata a peggiorare, con un aumento generalizzato della povertà energetica in tutto il Paese. Un andamento che potrebbe essersi già consolidato nel 2025: rispetto all’anno precedente, infatti, i prezzi del gas e dell’energia elettrica sono cresciuti rispettivamente del 6,3 e del 6,7 per cento”. Per quanto riguarda il gas naturale, lo scorso mese di marzo il prezzo di borsa medio si è attestato a 53 euro/MWh, in aumento rispetto ai 38,7 del 2025 e ai 36,3 del 2024. Sempre a marzo, anche il costo dell’energia elettrica ha registrato una media di 143 euro/MWh, contro i 116,1 del 2025 e i 108,3 del 2024. I livelli record raggiunti nelle settimane scorse sono legati alla crisi in Medio Oriente e potrebbero crescere ulteriormente se il conflitto dovesse protrarsi per molti mesi, con gravi ripercussioni negative soprattutto sui bilanci delle famiglie economicamente più fragili. 

Come si diceva, secondo l’OIPE, una famiglia si trova in condizione di povertà energetica quando non riesce ad accedere a servizi energetici essenziali – come riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e uso degli elettrodomestici – a un costo sostenibile rispetto al proprio reddito. Si tratta di un fenomeno complesso che emerge dall’interazione tra vulnerabilità economica, qualità dell’abitazione e livelli dei prezzi energetici. Un primo caso tipico riguarda le famiglie che sostengono una spesa energetica eccessivamente elevata rispetto al reddito disponibile. Ad esempio, nuclei a basso reddito che vivono in abitazioni poco efficienti possono arrivare a destinare una quota molto alta delle proprie entrate al pagamento delle bollette. In questi casi, l’elevato fabbisogno energetico è spesso legato a edifici mal isolati o a impianti obsoleti. Un secondo esempio è rappresentato dal cosiddetto sotto-consumo energetico. Alcune famiglie, pur di contenere la spesa, rinunciano a servizi essenziali: limitano l’uso del riscaldamento in inverno o evitano il raffrescamento durante l’estate. Questo comportamento, definito anche “deprivazione nascosta”, indica una condizione di disagio non sempre visibile nei dati di spesa. Un ulteriore segnale di povertà energetica è la difficoltà nel pagamento delle bollette, con ritardi, accumulo di arretrati o rischio di distacco delle forniture. A ciò si aggiunge l’incapacità di mantenere condizioni abitative adeguate, come temperature confortevoli o ambienti salubri, spesso compromessi da problemi di umidità o muffa. Infine, alcune categorie risultano particolarmente vulnerabili, tra cui anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili. In sintesi, la povertà energetica non è solo una questione di reddito, ma il risultato di molteplici fattori che incidono sulla qualità della vita delle famiglie.


da Pressenza del 14/04/2026

Quanto costa all’Italia la crisi climatica?

di Giovanni Caprio


In dieci anni oltre 19 miliardi di euro soltanto per frane e alluvioni: emerge dalla terza edizione del report pubblicato da Greenpeace Italia che traccia un quadro dell’impatto economico dei cambiamenti climatici in tutta la penisola, cioè dei danni stimati tra il 2015 e il 2024 nel nostro Paese, dove 1,28 milioni di persone vivono in aree a rischio frana e 6,8 milioni risiedono in zone esposte al rischio di alluvione.

Elaborando i dati del Dipartimento della Protezione Civile, Greenpeace ha stilato una classifica delle Regioni maggiormente colpite dagli eventi meteo-idro e una classifica di quelle che più hanno registrato danni in termini economici, mostrando la sproporzione tra danni e finanziamenti. L’indagine fornisce, inoltre, una panoramica sugli investimenti in prevenzione del dissesto idrogeologico e, ancora, un approfondimento sulle protezioni assicurative per abitazioni e aziende, con un confronto tra Italia ed Europa, nonché un breve focus sulla trasformazione delle coste italiane nei prossimi anni.

Dal 2015 al 2024 – quindi dalla firma dell’Accordo di Parigi sul clima – le Regioni italiane hanno stimato oltre 19 miliardi di euro di danni causati da frane e alluvioni.

Ai primi posti per ammontare dei danni troviamo Emilia-Romagna, Campania e Veneto.

Negli stessi anni, per risanare il territorio i governi che si sono succeduti hanno trasferito alle Regioni 3,1 miliardi di euro, pari solamente al 17% dei danni causati da alluvioni e frane.

Anche sommando il contributo arrivato al nostro Paese dal Fondo di Solidarietà Europeo, le misure economiche di compensazione raggiungono appena i 4 miliardi.

Dal 2015 al 2024, sono stati investiti in progetti di prevenzione del dissesto idrogeologico 10,5 miliardi di euro. Rimangono piuttosto lunghi i tempi di realizzazione di questi interventi, soprattutto nelle regioni del Sud. Poche persone, in Italia, assicurano la propria casa contro le catastrofi naturali eventi. Si tratta infatti di un tipo di polizze ancora poco diffuso: secondo i dati di Ania, nel 2025 l’82,7% delle assicurazioni sul mercato non prevedeva alcuna estensione per le catastrofi naturali. Solo il 10,7% delle assicurazioni consentiva di assicurarsi contro le alluvioni. Dal 2025 è obbligatorio per alcune tipologie di aziende sottoscrivere polizze (Cat-Nat) per i danni causati da eventi naturali estremi. Tuttavia, come emerso dopo il ciclone Harry di gennaio 2026, la polizza obbligatoria lascia per il momento scoperti diversi eventi meteo rilevanti per il nostro Paese, come le mareggiate.

Per quanto riguarda la prevenzione, in totale, dal 2015 al 2025 sono stati avviati 13.002 progetti di prevenzione del dissesto idrogeologico. Anche nel conteggio dei progetti, la Lombardia è in testa (con 1901 progetti e un notevole stacco rispetto alle altre regioni), seguita da Piemonte (1206 progetti) e Calabria (1172 progetti). L’Emilia-Romagna si trova al quinto posto (con 960 progetti). Le ultime posizioni sono occupate da Sardegna (208 progetti), Umbria (146 progetti) e Valle d’Aosta (39 progetti).

Secondo quanto rilevato da ISPRA, il tempo medio di realizzazione dei progetti di prevenzione è di 4,6 anni, con qualche differenza tra le regioni. “Rispetto al valore medio nazionale di realizzazione di un intervento, pari a 4,6 anni, diverse sono le Regioni e le Province Autonome per le quali si rileva un tempo superiore, tra cui, Veneto, Lazio, Prov. Aut. di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia e Puglia, per le quali si registra una durata media superiore a 5 anni. Dall’analisi complessiva dei dati, inoltre, emergono i casi della Sardegna e della Campania, caratterizzate da tempi medi di realizzazione che sfiorano i 6 anni”. A generare ritardi sono soprattutto le fasi di progettazione e pianificazione degli interventi. Sempre parlando di prevenzione, è interessante dare uno sguardo anche all’investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), dedicato al tema Misure per la gestione del rischio alluvioni e la riduzione del rischio idrogeologico. Dopo le varie riformulazioni avvenute negli scorsi mesi, secondo le analisi svolte da OpenPolis a febbraio 2026 , questo investimento è stato tra i più penalizzati: con l’ultima rimodulazione ha perso complessivamente 910 milioni di euro. La nuova dotazione è di soli 290 milioni.

È evidente come sia necessario un cambio di passo, con un impegno serio sul fronte della pianificazione.

“Il trend dei fondi spesi per la prevenzione in calo negli ultimi anni, il confronto tra danni e stanziamenti per il risanamento e il recente definanziamento delle misure legate alla gestione delle alluvioni nel Pnrr lanciano un serio segnale di allarme, che non possiamo ignorare – ha sottolineato Federico Spadini, campaigner di Greenpeace Italia – Nel nostro Paese, sempre più esposto agli eventi meteo estremi, interventi volti al ripristino degli ecosistemi e alla riduzione del consumo di suolo sono necessari e urgenti, anche perché nel medio-lungo periodo permettono di risparmiare risorse pubbliche e di proteggere vite umane”.

Gli effetti del cambiamento climatico non sono più una prospettiva futura, ma stanno già generando impatti diretti sulla vita di tutti i giorni. Gli eventi meteorologici, come ad esempio le alluvioni o la siccità, sono sempre più frequenti ed estremi e hanno ricadute dirette sulla disponibilità d’acqua potabile, sulla salute dei cittadini, sulla stabilità economica di interi territori e settori. Gli Stati devono quindi garantire sostegno a chi vive nelle aree a rischio e insieme guardare più lontano nel tempo. Gli Interventi di prevenzione e adattamento, però, da soli non bastano: è necessario innanzitutto ridurre le emissioni di gas climalteranti.

“L’Italia deve impegnarsi in una decisa diminuzione delle emissioni di gas serra – ha concluso Federico Spadini – da perseguire attraverso una reale transizione energetica che veda l’abbandono rapido delle fonti fossili e un vero rafforzamento degli investimenti nelle energie rinnovabili”.


Signore, sole della vita

Signore,

forma in noi

l'uomo nuovo,

la donna nuova.

Fa' che non ci culliamo

oziosamente nel tuo perdono,

ma che esso diventi per noi

un seme di nuove decisioni

sulla strada del Vangelo.

Signore, sole delle nostre vte!

Abbiamo bisogno

del Tuo calore

per aprirci alla vita vera.

Abbiamo bisogno

dei Tuoi raggi di luce

per vedere i sentieri da percorrere,

quelli da scegliere e quelli da evitare.

Abbiamo bisogno di Te,

o Sole sempre nuovo,

eppure antico,

per vedere le bellezze della terra,

lo splendore dei cieli,

la profondità degli oceani.

Signore,

abbiamo bisogno del Tuo amore

per diventare capaci di amore,

di coraggio, di pazienza, di perseveranza;

per imparare a cantare e a sorridere alla vita,

per vivere come figlie e figli della risurrezione.

F. BARBERO, Come la samaritana, 2010