domenica 26 aprile 2026

Alcune <<gemme>> dal libro biblico di Siracide

La sapienza

<<Lotta per la verità fino alla morte; 

Dio, il tuo Signore, lotterà con te.

Non essere all’avanguardia nelle idee 

e fiacco nell'azione>> 

(Sir.4,28). 

<<Se trovi una persona sapiente, 

corri da lei fin dalle prime ore del mattino, 

fino a consumare i gradini della sua porta>> 

(Sir. 6,36).

<<Non essere insaziabile, sempre alla 

ricerca di ogni godimento, 

e non avventarti su ogni ghiottoneria, 

perché, se mangi troppo, ti ammali 

e, se sei ingordo, avrai delle coliche; 

l’ingordigia ha portato molti alla tomba 

mentre, se ti controlli, allunghi la vita>> 

(Sir. 37,29-31).


I profeti

<<Dalle tombe dei dodici profeti

rifiorisca una nuova primavera,

perché essi hanno consolato Israele,

l’hanno salvato infondendogli speranza>>

(Sir. 49,10).

<<E sorse Elia, il profeta;

egli era come il fuoco

e la sua parola bruciava

come una fiamma>>

(Sir. 48,1).


Un discepolo da ricordare…

da Rocca del 01/04/2026

La voce libera di Aldo Antonelli

di Tonio Dell’Olio


Difficile paragonare Aldo Antonelli a un'altra presenza socio-ecclesiale con quello stesso carisma. Prete abruzzese, intellettuale inquieto e appassionato, Aldo è stata una di quelle rare figure capaci di tenere insieme la radicalità del Vangelo e la responsabilità della parola pubblica. Non ha mai scelto la strada della prudenza accomodante. Ha preferito, piuttosto, quella della franchezza evangelica, anche quando ciò significava esporsi, disturbare, andare controcorrente. Il suo ministero sacerdotale è stato attraversato da una fedeltà ostinata ai poveri e alle vittime delle ingiustizie. Al vescovo che lo aveva richiamato per aver detto pubblicamente di essere marxista rispose che lui adottava Marx come analisi di comprensione della realtà. A quel punto il vescovo gli rimproverò a muso duro l'inconciliabilità dell’ateismo comunista con la fede cristiana. Aldo, seccato gli rispose: “Eccellenza ma se lei ha bisogno dell’idraulico lo preferisce credente o ateo? Ecco, di fronte alla competenza di un metodo e un sogno come quello comunista che condivido, a me non interessa la professione di fede”. Coi tempi che corrono si direbbe che oggi Aldo sarebbe fuori dalla storia! Il Vangelo, per lui, non era un testo da commentare ma una parola da incarnare nella storia. Per questo la sua predicazione e i suoi interventi pubblici non hanno mai cercato l'applauso facile: erano piuttosto una provocazione, talvolta scomoda, sempre radicata nella coscienza cristiana. In questo orizzonte si colloca anche il suo impegno con Libera, l'associazione fondata da Don Luigi Ciotti per contrastare le mafie e promuovere una cultura della legalità. Denunciare le strutture del male, ricordava spesso, è parte integrante dell’annuncio cristiano. E non diceva nulla che non fosse dimostrato da fonti certe e citazioni. Amava studiare, discutere, interrogare la realtà senza sconti. La sua parola - nelle omelie, negli articoli, negli incontri pubblici - aveva la forza di chi non teme di chiamare le cose con il loro nome. In un tempo in cui la prudenza ecclesiastica tende spesso a smussare i conflitti, Aldo ha scelto di restare fedele alla paremia evangelica: quella libertà interiore che permette di dire la verità anche quando è scomoda. Un giorno che ci eravamo trovati per lavorare a un progetto, ricevemmo la visita di un vescovo, peraltro giovane e aperto. Non fece in tempo ad entrare che Aldo prese a rivolgergli rimproveri perché qualche tempo prima aveva promosso una processione religiosa per invocare il dono della pioggia. "Tu favorisci una mentalità pagana e l'idea di una religione scaramantica e superstiziosa” - diceva. Il vescovo argomentava circa la necessità di immergersi nella cultura di un popolo e camminare con esso, ma Aldo restava graniticamente legato allo scoglio del suo pensiero. E di queste prese di posizione di cui sono stato diretto testimone potrei citarne a decine. La stessa passione per la parola e per il pensiero si è espressa anche nelle sue numerose pubblicazioni. Tra le più recenti spicca Altro da pensare e oltre il già fatto, pubblicato con Rocca Libri, un lavoro che raccoglie riflessioni maturate nel dialogo con il nostro tempo e con le sue ferite sulle pagine di questo quindicinale. Anche lì si ritrova il tratto che lo ha sempre contraddistinto: una fede inquieta, capace di interrogare la politica, la società e la stessa comunità ecclesiale. Don Aldo Antonelli è stato tutt'altro che un uomo accomodante. E’ stato, piuttosto, un prete che ha preso sul serio il Vangelo fino in fondo. Per questo la sua voce continuerà a risuonare anche ora che si è spenta: come un invito a non addomesticare la fede e a non tacere davanti alle ingiustizie della storia. Perché il Vangelo, quando è annunciato con verità, non consola soltanto: inquieta, provoca e apre strade nuove.


da Confronti di Aprile 2026

SUD ABBANDONATO

di Donato Di Sanzo (ricercatore di Storia all’Istituto di Studi sul Mediterraneo)


Mentre in Medio Oriente infuria una guerra potenzialmente disastrosa per l’intero pianeta, i temi di politica interna italiana passano (comprensibilmente?) in secondo piano. Si è abbassata l’attenzione, ad esempio, sulle questioni legate all’impoverimento e all’abbandono del Mezzogiorno, che, attraverso le immagini della terribile frana di Niscemi, si erano recentemente riproposte al centro del dibattito pubblico. 

Il letterale sgretolamento di un pezzo di profondo Sud Italia, infatti, aveva sollecitato riflessioni e considerazioni soprattutto in merito all’intreccio tra dissesto idrogeologico e altre dinamiche negative, relative al contesto socio-economico meridionale, come le difficoltà delle attività produttive, il taglio dei servizi, la disoccupazione, lo spopolamento, la glaciazione demografica. Il quadro è, dunque, caratterizzato da tendenze e fenomeni che, in effetti, proprio osservando la vicenda di Niscemi e i suoi sviluppi, non si fatica a connettere alla dura raffigurazione di un Mezzogiorno abbandonato, in particolare per ciò che concerne due importanti declinazioni dell’abbandono. 

La prima è, inequivocabilmente, quella che riguarda la politica. La coesione tra i diversi territori della penisola sembra essere significativamente scomparsa dall’agenda del governo e il Sud è diventato il terreno su cui sperimentare la propaganda in merito a opere dal futuro incerto e dalle dubbie utilità e opportunità (su tutte, il ponte sullo Stretto di Messina). Oltretutto, i dati sull’impiego di risorse per il risanamento del territorio e per il miglioramento dell’ambiente – oltre che per l’efficientamento delle reti infrastrutturali e di trasporto – raccontano che la predisposizione di fondi e finanziamenti è più legata ad azioni post-emergenziali che a un disegno di politica di lungo periodo. Tutto ciò mentre i primi bilanci sulla reale efficacia degli interventi realizzati attraverso il Pnrr non lasciano ben sperare. 

La smobilitazione della discussione sul Mezzogiorno da parte della politica, tuttavia, è solo la prima delle due questioni che raffigurano l’immagine di un Sud abbandonato. Esiste, infatti, anche un abbandono forse più silenzioso, ma non meno importante per la definizione dei destini di una parte consistente dell’Italia. È quello che ha come protagonisti le migliaia di meridionali che decidono di lasciare i loro territori di origine in maniera sempre più definitiva. La ricerca scientifica sta ampiamente documentando le dimensioni quantitative e le caratteristiche qualitative di un fenomeno che sta investendo soprattutto le aree interne e che, per le sue proporzioni, è stato paragonato a uno tsunami demografico. 

Nell’ultimo ventennio, il Sud della penisola italiana ha visto scomparire più di un milione di residenti, mentre si stima che le regioni meridionali potranno perdere fino a 8 milioni di abitanti entro il 2080. Dal punto di vista più qualitativo, recentemente, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), oltre a riproporre una allarmante rappresentazione dell’abbandono del Mezzogiorno da parte degli under 35, ha fotografato anche il fenomeno dei cosiddetti “nonni con la valigia”, ovvero quegli anziani che, pur non cambiando residenza, si spostano definitivamente nelle regioni del Centro-Nord per ricongiungersi con figli e nipoti precedentemente emigrati. Il loro numero sarebbe raddoppiato tra il 2002 e il 2024, non solo per ragioni riconducibili alla difficoltà di accedere, nell’Italia meridionale, a servizi di cura adeguati, ma anche per motivazioni varie, riguardanti la ricostituzione dell’unità familiare nei luoghi di destinazione. 

Si tratta di dati e informazioni che testimoniano come ormai non sia possibile parlare di Mezzogiorno senza ricorrere alla categoria dell’abbandono. Oltretutto, per chi resta si configura la difficile condizione di vivere in luoghi sempre più deprivati, dove talvolta si pongono veri e propri problemi legati al godimento del diritto a una qualità della vita dignitosa. Un Sud abbandonato è la spia di un Paese fondamentalmente non coeso e le conseguenze economiche disastrose della guerra in corso non possono che contribuire ad aumentare disparità e asimmetrie. 


sabato 25 aprile 2026

da Pressenza del 22/04/2026

Pubblicato, anche in italiano, il report annuale di Amnesty International

Per tutto il 2025 voraci predatori hanno proseguito a demolire l’ordine globale basato sulle regole e braccato i beni comuni globali, portando avanti le loro conquiste per un dominio economico e politico attraverso distruzione, depredazione, repressione e violenza su larga scala.

In un sistema in cui sta dominando la guerra al posto della diplomazia, milioni di persone continuano tuttavia a organizzarsi, a ribellarsi e a resistere; un numero sempre più ampio di stati prende posizione contro le pratiche autoritarie e difende l’ordine basato sulle regole.

Questo è il quadro che emerge dal nostro Rapporto 2026, il più grande lavoro di ricerca sui diritti umani nel mondo.


  • Le condizioni e il trattamento delle persone detenute, sia nelle carceri sia nei centri di detenzione per migranti, hanno destato preoccupazioni circa il ricorso a tortura e maltrattamento.
  • I livelli di violenza contro donne e ragazze sono rimasti elevati.
  • È stata promulgata una legge draconiana che ha indebitamente limitato la libertà di riunione pacifica.
  • Giornalisti e giornaliste hanno subìto minacce, attacchi e sorveglianza.
  • Persistevano gli ostacoli per accedere all’aborto.
  • I tentativi del governo di esaminare le richieste di asilo extra territorialmente in Albania sono stati bloccati dai tribunali.
  • La cooperazione in tema di migrazione con Libia e Tunisia è proseguita nonostante le prove di gravi violazioni dei diritti umani.
  • L’Italia non ha consegnato all’Icc un cittadino libico arrestato in base a un mandato dell’Icc stessa.
  • Quasi sei milioni di persone vivevano in povertà.
  • I cambiamenti climatici indotti dalle attività umane hanno causato migliaia di morti.

Da anni denunciamo la graduale disintegrazione dei diritti umani in ogni parte del mondo, così come l’indebolimento del sistema multilaterale e dei meccanismi per l’accertamento delle responsabilità.

Questo non è solo un altro periodo difficile: è il momento di concentrarci su ciò che deve essere difeso a tutti i costi per il bene dei diritti umani.

“Dato il ritmo e la quantità di cambiamenti senza precedenti in corso, dovremo rivolgerci ancora una volta al potere della nostra fantasia e all’audacia della nostra creatività – commenta la segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, nell’INTRODUZIONE al report – Dobbiamo immaginare una visione trasformata e trasformativa dei diritti umani per il mondo che stiamo diventando, non semplicemente difendere i diritti umani nei termini del mondo che eravamo una volta”.

Mantenendo una tradizione che va avanti dagli anni Ottanta, anche nel 2026 Amnesty International Italia pubblica l’edizione integrale in lingua italiana del Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, quest’anno edita da Roma TR-Epress: “Il Rapporto 2026 – La situazione dei diritti umani nel mondo di Amnesty International valuta gli sviluppi a livello nazionale, regionale e globale su un’ampia gamma di tematiche dei diritti umani. Indica le tendenze globali relative a violazioni nei conflitti armati, repressione del dissenso, discriminazione, ingiustizia economica e climatica e l’uso improprio della tecnologia per violare i diritti umani. Mette inoltre in luce come stati potenti abbiano deliberatamente indebolito il sistema di regole internazionali, ostacolando la soluzione di problemi che colpiscono le vite di milioni di persone”.


da Pressenza del 22/04/2026

L’Unione Europea rifiuta di sospendere l’Accordo di associazione con Israele

di Amnesty International


Amnesty International: “Segno di disprezzo per le vite umane”. Nel Consiglio Affari esteri di oggi, i ministri dell’Unione europea non sono riusciti a concordare alcuna misura concreta, rinviando ancora una volta un’azione significativa. 




W il 25 aprile 

...dalle parole del manifesto nazionale


"È il nostro 25 Aprile 2026, quando, accanto alla Liberazione, celebriamo la vittoria della Repubblica, la conquista del voto alle donne, la nascita dell’Assemblea Costituente. Si avvia la ricostruzione di un Paese diverso da quello fascista, ma anche da quello prefascista, si pongono le basi della Costituzione che fonda la Repubblica democratica sul lavoro e che ripudia la guerra”.  


Buon 25 aprile a tutte/i




da ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) Daily Focus del 21/04/2026

USA-IRAN: NEGOZIATI SUL FILO DEL RASOIO


La crisi iraniana potrebbe essere a un passo dal risolversi e a un altro dal deflagrare, in modo persino più grave di quanto visto finora. Manca una manciata di ore alla scadenza del cessate il fuoco di due settimane tra Washington e Teheran e – anche se il Pakistan sostiene di aver ricevuto conferma dell’arrivo domani a Islamabad dei principali negoziatori, il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf – al momento Teheran non assicura la partecipazione ai colloqui per estendere la tregua e negoziare una possibile intesa di lungo periodo. “Finora, nessuna delegazione iraniana è partita per Islamabad, in Pakistan; né la delegazione principale né quella sussidiaria”, afferma la televisione di stato iraniana, respingendo le notizie che suggeriscono il contrario. Intanto, il protrarsi della chiusura dello Stretto di Hormuz continua a far aumentare i prezzi dell’energia. Una carenza di carburante per aerei potrebbe farsi sentire già entro poche settimane, mentre gli allarmi degli agricoltori per l’aumento del prezzo dei fertilizzanti rischiano di tradursi in un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e in una crisi alimentare. La domanda cruciale è se la crescente pressione economica costringerà le parti a raggiungere un accordo o se, al contrario, il divario tra le posizioni iraniana e statunitense si rivelerà insanabile, portando al fallimento dei negoziati e a una nuova escalation. “Entrambi gli esiti sono possibili –osserva oggi Gideon Rachman sul Financial Times – ma io punto su un’escalation. Se così fosse, il Medio Oriente e l’economia mondiale non avrebbero ancora visto il peggio di questa crisi”.

Guerra di nervi?

Entrata in vigore lo scorso 8 aprile, la tregua tra Iran e Stati Uniti scade formalmente alla mezzanotte di oggi. A pregiudicarne l’estensione, secondo gli osservatori, avrebbe contribuito il sequestro da parte degli Stati Uniti, domenica scorsa, di un mercantile iraniano diretto verso il porto iraniano di Bandar Abbas. La marina statunitense ha affermato che la nave non aveva rispettato gli avvertimenti e stava tentando di eludere il blocco dei porti iraniani imposto da Washington. L’Iran dal canto suo ha definito il sequestro “un atto di pirateria” e affermato che il blocco navale americano costituisce una violazione dell’accordo di cessate il fuoco. Donald Trump ha insistito sul fatto che l’embargo dei porti iraniani rimarrà in vigore finché l’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo senza condizioni. “Il blocco, che non toglieremo finché non ci sarà un accordo, sta distruggendo l’Iran. Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno, una cifra insostenibile, anche nel breve periodo”, ha scritto Trump in un post su Truth Social, tornando a minacciare di “far saltare in aria” l’intero Paese se non si raggiungerà un accordo. “Trump cerca di trasformare questo tavolo negoziale – nella sua immaginazione – in un tavolo di resa o di giustificare una rinnovata politica bellicosa”, ha scritto su X Ghalibaf. “Non accettiamo negoziati sotto la minaccia di ritorsioni e, nelle ultime due settimane, ci siamo preparati a svelare nuove carte sul campo di battaglia”, ha aggiunto.

A un passo dall’escalation?

Nonostante l’ottimismo sfoggiato da Trump l’ipotesi di un’escalation è avvalorata dal fatto che Teheran sembra convinta almeno quanto Washington di poter costringere gli avversari a un compromesso. Nel corso del conflitto, più volte l’amministrazione americana ha sovrastimato la propria capacità di piegare l’Iran al volere degli Usa e sottovalutato la resilienza del regime iraniano. Questa svista rischia di ripetersi. Sequestrando la petroliera iraniana, gli Usa potrebbero aver commesso un ennesimo errore strategico, rafforzando la convinzione – diffusa a Teheran – che gli Usa nascondano dietro il negoziato un piano segreto e la volontà di attaccare nuovamente il Paese. Non sarebbe la prima volta, d’altronde, che Washington attacca durante negoziati in corso e se gli Stati Uniti dovessero intensificare le ostilità è probabile che l’Iran reagirebbe con violenza, piuttosto che cedere. La rappresaglia iraniana, come minacciato dai vertici di Teheran, potrebbe includere attacchi agli impianti di desalinizzazione dei Paesi vicini, o alle raffinerie petrolifere e alle piattaforme offshore nel Golfo Persico. E, se si vedesse alle strette, Teheran potrebbe facilmente incoraggiare i ribelli Houthi dello Yemen a dare seguito alla loro minaccia di bloccare il traffico marittimo anche attraverso lo Stretto di Bab el Mandeb che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano.

L’Europa alle prese con la crisi?

Ognuna di queste mosse contribuirebbe ad aggravare significativamente quella che la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha definito ieri “la peggiore crisi energetica degli ultimi 50 anni”. Già nella situazione attuale, il blocco dello Stretto avrà effetti profondi sull’economia mondiale e giovedì e venerdì prossimi i capi di Stato e di governo europei riuniti a Cipro cercheranno di fare il punto su una risposta congiunta. “Ogni giorno che il conflitto prosegue, il divario tra domanda e offerta di energia si allarga e più lunga diventa la normalizzazione. E più a lungo dura l’interruzione, più si estendono i suoi effetti – non solo attraverso costi energetici più alti, ma anche con la perdita di input critici”. Nell’isola mediterranea, i 27 leader europei confermeranno la strategia energetica di medio-lungo termine già nota: diversificazione delle fonti, transizione verde con tutte le flessibilità necessarie per sostenere l’industria energivora, integrazione delle reti elettriche. Misure necessarie che, però, non allevieranno immediatamente il peso dei rincari, costringendo l’Europa ad affrontare l’ennesima emergenza, ma senza riuscire a influenzare le cause che sono all’origine della crisi.


Questo è il canone per la celebrazione eucaristica di domani.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.

Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

Dopo la celebrazione si svolgerà l'assemblea della Comunità. ________________________________________________________________________________

Qual è il miracolo più grande?


P. Saluto all’assemblea


G. Oggi, come molte altre volte, ci incontriamo perché abbiamo deciso di condividere un tratto dei nostri percorsi individuali di ricerca. Vederci oggi, raccontarci ed ascoltarci, pregare e spezzare il pane insieme dà alla nostra fede la forza di diffondere Dio nel mondo.


1. Dio entra nel mondo attraverso le nostre azioni. Non c’è un futuro di pace senza che noi pratichiamo il rispetto, la comprensione e l’amore.

2. Il regno di Dio di cui parla Gesù ha una trama che è fatta dell’intrecciarsi delle nostre esperienze e dei nostri cammini. La forza di questo intreccio è nell’armonia delle nostre libere scelte individuali.


LETTURE BIBLICHE

Marco 10: 48-52


48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Marco 11: 22-25

22Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Una riflessione
Qual è il regalo più grande che ci ha fatto Gesù, maestro di strada ed esempio di umanità?

I Vangeli descrivono spesso Gesù coinvolto in fatti sorprendenti e grandi segni di cambiamento, che aprono prospettive di speranza in chi era ai margini e dimenticato o apertamente osteggiato, maltrattato, umiliato. Ma non sono questi fatti fuori dall’ordinario a lasciare un segno profondo che non si spegne nei millenni.

Gesù ci ha regalato un esempio di coerenza tutta umana, non una linea dritta, non una traccia perfetta che collega un mondo ad un altro. Piuttosto ci ha messo sotto gli occhi un desiderio ed un percorso umano che si sviluppa e si rafforza un passo dopo l’altro per la strada, attraverso gli incontri con altre persone.

Questo complicato ricamo, la cui trama rivela aspetti sempre nuovi quanto più la si guarda da vicino, ha un nome semplice e breve: fede. Certamente, Gesù ha avuto fede e fiducia in una realtà che può cambiare anche se sembra difficile a prima vista. Gesù ha abbracciato un sogno: la realizzazione del regno di Dio.

Il regno di Dio è una realtà in cui donne e uomini hanno un ruolo centrale e devono darsi da fare. Come la realtà intorno a noi anche il nostro mondo di rapporti che si incrociano e si sovrappongono è estremamente dinamico e questo dinamismo si nutre delle nostre scelte quotidiane. La direzione in fondo la determiniamo proprio noi.

È nostra l’insistenza con cui scegliamo continuamente, o spesso, o con difficoltà di amare, di ascoltare, di fare spazio all’intero arcobaleno rappresentato dall’umano che ci viene incontro ad ogni passo.

È nostro lo sforzo di alimentare il sogno, il desiderio di non fermarci, di rimetterci in piedi dopo essere caduti, di rientrare nel mondo dopo esserci messi a margini.

È nostra la responsabilità di assistere e collaborare al miracolo che compiono i nostri fratelli e le nostre sorelle quando decidono di rialzarsi e riprendere il cammino.

Il miracolo più grande è risvegliarsi dal torpore e dalla paura che ci immobilizza. È un miracolo ancora più bello quando lo facciamo insieme aiutandoci vicendevolmente a riscoprire che c’è un futuro e un sogno da realizzare. Questa è fede.


INTERVENTI LIBERI


1. Apriamo gli occhi su un mondo che spesso sembra evolversi senza direzione. Nel confronto pacifico e nel sostegno reciproco, noi possiamo ritrovare quel filo che sembra perduto.

2. Dobbiamo continuare a vedere la luce del giorno che verrà. Siamo noi, con il nostro desiderio e con le nostre azioni, a costruire il futuro anche quando la notte e la paura sembrano avere il sopravvento.


MEMORIA DELLA CENA

T. Facciamo memoria di Gesù di Nazareth, instancabile uomo di fede, innamorato di Dio e dell’umano. Egli incontrò e accompagnò, sui sentieri della Palestina, le difficoltà e le gioie di donne e uomini con cui condivise la propria vita, i propri doni, la propria affettuosa solidarietà. Come fece quella sera in cui, mentre mangiavano la cena di Pasqua, prese del pane, lo spezzò e lo distribuì alle amiche e agli amici che erano con lui, dicendo loro: “Prendete e mangiate; la mia vita, il mio corpo, è come questo pane: ho cercato di metterlo a servizio di ogni uomo e di ogni donna che ho incontrato. Fate anche voi così”. Poi fece altrettanto con una coppa di vino, dicendo: “Bevetene tutte e tutti un sorso, perché questo vino è come il mio sangue: ne ho dato una goccia a ogni uomo e a ogni donna che mi ha incontrato e ancora ce ne sarebbe, se gli uomini del potere non avessero deciso di farmi morire. Ma voi continuate a ripetere questo gesto per non dimenticarvi di me e di quello che abbiamo saputo costruire insieme”.


PREGHIERA DI COMUNIONE

Nelle difficoltà a cui andiamo incontro in un mondo che spesso non capiamo ci aiutiamo vicendevolmente a ritrovare la fiducia. È in un angolo nascosto ma accessibile che ti ritroviamo o Dio, la parte migliore di noi stessi. Farlo insieme è la realizzazione semplice del tuo e del nostro sogno.


COMUNIONE


PREGHIERE SPONTANEE


PADRE NOSTRO


BENEDIZIONE FINALE



Nei miei occhi pieni di luce lo stelo di un fiore si flette al vento del mattino, e una colomba ferma in cima allo spiovente si guarda intorno a scatti. Nella impercettibile semplicità con cui fluisce il tempo il miracolo più grande è scegliere di vivere con fiducia il nostro rapporto con altri noi. Con l'attenzione, il rispetto e l'amore realizziamo Dio nel mondo.

Comunità di base di Pinerolo via città di Gap
Sergio Speziale, 26 aprile 2026

venerdì 24 aprile 2026

 

da Tempi di ƒraternità, aprile 2026

HANNO SCRITTO

a cura di Giorgio Bianchi

 


James Hillman (12 aprile 1926 - 27 ottobre 2011). Nato negli Stati Uniti, ma europeo di cultura, è stato uno psicanalista, saggista e filosofo di formazione junghiana. Il suo pensiero propope, una revisione della psicologia e della psicopatologia a partire dalla centralità dell'attività “immaginale” universale dell'uomo.

Nel 1970 lascia l'attività di terapeuta in quanto era giunto a considerare l’intervento psicologico non più solo quello del terapeuta di fronte al paziente, ritenendo invece necessario che la  psicologia diventasse una terapia delle idee, e non più solo di singole persone.

 

Riportiamo brani tratti dalle sue pubblicazioni

La forza del carattere - Adelphi edizioni

Perché un rapporto continui a vivere, l’amore da solo non basta. Senza immaginazione, l’amore  ammuffisce in sentimentalismo, dovere, noia. I rapporti falliscono non perché abbiamo smesso di amare, ma perché prima ancora, abbiamo smesso di immaginare. (ivi pag 255)

Le immagini le arrivavano complete dell’elemento temporale ambientate nel mondo del passato. Fino a che punto i ricordi fossero esatti e fino a che punto inventati, questo non lo potremo mai sapere, la memoria è sempre in primo luogo immaginazione connotata in via sussidiaria dal tempo. (ivi pag 140)

L'apporto che i vecchi possono dare alla società è nelle loro mani: I vecchi possono prestare aiuto, possono dare, possono istruire. E nei loro piedi possono marciare nelle manifestazioni, possono recarsi a votare, andare alle assemblee di quartiere. Ma soprattutto nel coraggio di esporsi alla vista. (ivi pag 214)

L’etica non è qualcosa che si iniettla nel carattere per vaccinarlo contro il peccato. Una moralità così concepita non è altro che un pacchetto di beni comprato dalla volontà e praticato come un’abitudine. (ivi pag 248)

Trascurando i vecchi, impediamo l'evoluzione della specie umana e continueremo a impedirla finché non riconosceremo che il carattere invecchiato è in grado di proteggere la civiltà dalla sua stessa frenesia predatoria. (ivi pag 260)

Il codice dell’anima - Adelphi edizioni

Ma se la vocazione è quella di aiutare il prossimo, conviene fare pratica da Madre Teresa, anziché aspettarsi che una psicologia senza anima, senza bellezza e senza piacere, possa preparare ad aiutare chi soffre. (ivi pag 57)

I nostri fallimenti in amore, nelle amicizie, in famiglia, spesso sono riconducibili a fallimenti della percezione immaginativa. Quando non guardiamo con l'occhio del cuore, allora sì l’amore è cieco, perché in quei casi non sappiamo vedere l’altro come portatore di una verità immaginativa.  (ivi pag 162)

L'amore romantico è inesorabilmente legato alle fantasie. Essenziale per l’amore romantico è l’idealizzazione, non l'imitazione, non la replicazione del noto, bensì l’aspettativa dell’ignoto. (ivi pag 185)