Olimpiadi
insostenibili
Gli abitanti delle località che
ospiteranno i giochi di Milano Cortina non sono stati consultati, le spese sono
cresciute e si consumeranno molta acqua ed energia per innevare le piste
Petra Dvořáková, Deník Referendum, Repubblica
Ceca
Una nebbia fitta avvolge le vette dei
monti intorno a Cortina. La neve cade pigramente per la prima volta quest’anno
da un cielo bianco e ovattato, malgrado sia il 20 novembre e il paese si trovi
a 1.200 metri di altitudine.
Il centro di quello che un tempo era un
semplice villaggio ora è una scintillante vetrina del turismo invernale. Tra le
facciate impeccabili di alberghi e ristoranti, dove il piatto più economico
costa diciotto euro, si alternano negozi di orologi svizzeri e di Prada. Una
donna e un uomo si affrettano a decorare le finestre di uno dei tanti caffè con
ramoscelli di abete e bacche rosse di plastica. La vicinanza del Natale è
annunciata anche dall’illuminazione a festa.
Ma l’evento è un altro, e il suo arrivo
è scandito dall’enorme orologio digitale nella piazza principale intitolata
alla guida alpina Angelo Dibona: 78 giorni, 7 ore, 21 minuti, 50 secondi.
Sull’orologio c’è una scultura rossa piuttosto anonima a forma di numero 26. È
il logo delle Olimpiadi invernali, che prenderanno il via il 6 febbraio e che
si terranno a Milano e a Cortina d’Ampezzo, in Veneto. Una scultura degli
anelli olimpici si erge sul belvedere vicino alla piazza, dove i turisti
scattano foto.
“Sono contento. Per Cortina significa un
nuovo inizio: si stanno costruendo nuove strade e alberghi, e questo significa
nuovi posti di lavoro”, dice il cameriere del ristorante dove pranzerò.
Le nuove regole
Un nuovo inizio. Questo è esattamente
ciò che i giochi olimpici del 1956 significarono per Cortina, come ha scritto
sul suo sito la guida alpina cortinese Enrico Maioni. Fino al 1956 solo pochi
appassionati di montagna conoscevano Cortina. Settant’anni fa ospitare le
Olimpiadi per molti significò realizzare un sogno: nuove infrastrutture,
attenzione internazionale e un forte aumento del turismo.
Dopo quei giochi olimpici a Cortina
rimase, tra le altre cose, una pista da bob intitolata a uno dei più famosi
bobbisti di tutti i tempi, Eugenio Monti. Ma mantenerla in attività costava
molto, soprattutto perché per il suo raffreddamento serviva tanta elettricità e
perché in Italia il numero dei bobbisti è basso, meno di un centinaio. Così la
pista è stata chiusa nel 2009. La stessa sorte è toccata alla pista per il bob
di Cesana Pariol nel 2011, costruita per i giochi olimpici di Torino del 2006 e
costata 110 milioni di euro. In tutto il mondo queste piste di ghiaccio sono
vere e proprie cattedrali nel deserto: troppo costose da mantenere e troppo
poco usate una volta finite le Olimpiadi, quando cadono inevitabilmente in
rovina.
L’Italia nel 2018 si è candidata per
ospitare le Olimpiadi invernali del 2026. Nelle fasi finali dell’assegnazione
era rimasta solo la Svezia a contenderle il ruolo di paese ospitante. Gli altri
paesi si sono ritirati, spesso per le pressioni dalla società civile: nel 2018
sia la Svizzera sia il Canada hanno detto no alle Olimpiadi invernali del 2026
dopo aver indetto un referendum, e hanno ritirato le rispettive candidature.
Invece agli italiani non è stata data la possibilità di scegliere.
Nel 2020, in risposta alle crescenti
critiche in merito agli effetti negativi delle Olimpiadi sulla popolazione
locale, sull’ambiente e sui fondi pubblici, il Comitato olimpico internazionale
(Cio) ha adottato l’agenda olimpica 2020. Si tratta di nuove direttive per
rendere le Olimpiadi più ecosostenibili. L’agenda 2020 pone l’accento sull’uso
delle infrastrutture esistenti o sulla realizzazione di nuove strutture in
linea con la pianificazione urbanistica a lungo termine.
Milano Cortina 2026 è la prima Olimpiade
che deve seguire le nuove linee guida. L’Italia ha usato la parola
“sostenibilità” più di cento volte nel dossier preparato per la candidatura.
Nel 2025 il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, ha detto che
le “Olimpiadi per la prima volta si adeguano al territorio e non, come avvenuto
in passato, il contrario”. Questo spiega anche il perché della loro
“decentralizzazione”. Oltre a Milano e Cortina, le gare si svolgeranno in altre
sei località montane.
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Proposte rifiutate
La tonalità grigiastra del paesaggio è
interrotta dalle gru rosse e bianche spuntate ovunque a Cortina. Per la città
si vedono spesso operai in tuta da lavoro e un sacchetto con un panino o una
pizza. “Abbiamo l’acqua alla gola, ma faremo le cose all’italiana: con un
miracolo dell’ultimo minuto”, mi dice lungo la strada un addetto stampa del
comitato organizzatore.
Finalmente arrivo nel luogo al centro
dei dibattiti soprattutto riguardo al suo futuro. La rete arancione che delimita
il cantiere contrasta con la neve appena caduta, come gli aghi giallastri dei
larici centenari. Prima dell’inizio dei lavori c’erano altri ottocento larici.
Un cannone per l’innevamento artificiale
sul monte Lagazuoi (Belluno), luglio 2025 (Beatrice Citterio)
Sopra una curva della strada si snoda un
enorme serpente di cemento armato. Una pista da bob appena costruita. È nello
stesso punto di quella precedente, lasciata per anni ad arrugginire: pare che
si trovasse in condizioni talmente critiche che costava meno demolirla e
costruirne una nuova che ripristinare quella vecchia, come invece era stato
promesso nel dossier per la candidatura. Per una parte di abitanti e
associazioni la sua costruzione incarna il colossale fallimento del governo
italiano e della fondazione Milano Cortina 2026 nell’organizzare le prime
Olimpiadi sostenibili.
Il Cio si era opposto all’idea promossa
dal governo italiano di realizzare una nuova pista da bob, considerati i costi
elevati di costruzione e manutenzione e dato l’impegno a usare le strutture
esistenti senza costruirne di nuove unicamente per le Olimpiadi. Il Cio aveva
proposto di svolgere le gare di skeleton e di slittino su piste già funzionanti
nei paesi vicini: per esempio a Innsbruck o a St. Moritz.
Tuttavia Luca Zaia, presidente della
regione Veneto, aveva obiettato che senza le gare di bob, di slittino e di
skeleton a Cortina, la partecipazione della regione come ospite delle Olimpiadi
sarebbe stata “irrilevante”, perché ci sarebbero state “solo” gare di sci
alpino femminile e di curling. Zaia aveva assicurato che la costruzione non
avrebbe comportato l’uso di nuovi terreni, ma che avrebbe portato al
“ripristino di un’area abbandonata e inutilizzata”. Il progetto è stato
sostenuto anche dal sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi, e la presidente del
consiglio Giorgia Meloni ha insistito perché tutte le gare si svolgessero sul
territorio italiano. I costi di costruzione della pista per il bob sono saliti
a circa 120 milioni di euro, più del doppio rispetto alle stime iniziali. Il
lavoro sul progetto continua: la pista è pronta e utilizzabile, ma altre
strutture saranno pronte solo dopo le Olimpiadi.
A settembre la polizia ha arrestato due
fratelli che avrebbero minacciato alcuni appaltatori a Cortina e ora si indaga
per stabilire in che misura i due uomini o altre strutture mafiose simili siano
riuscite a interferire con la costruzione delle infrastrutture per i giochi
olimpici .
Purtroppo l’impatto ambientale delle
Olimpiadi di Cortina non si esaurisce con le emissioni dovute alla costruzione
degli impianti. Bisogna considerare anche gli elevatissimi consumi energetici e
idrici per la manutenzione della pista, o l’abbattimento degli ottocento larici.
Il ministro dello sport Andrea Abodi ha promesso di piantare ottomila nuovi
alberi a titolo di compensazione. Per facilitare gli spostamenti durante i
giochi, a Cortina una nuova cabinovia collegherà lo stadio olimpico Apollonio
con la pista da sci Socrepes. La sua costruzione però non è stata preceduta da
alcun dibattito pubblico e non sono stati fatti nemmeno i necessari studi
geotecnici dell’area, soggetta a frane.
Nell’agosto 2025 il paesaggio ha
dimostrato che il progetto è sconsiderato e pericoloso. A pochi metri dalla
pista dove tra pochi giorni si svolgeranno le gare, sul terreno si è formata
una crepa di trenta metri, ricoperta da un telone di plastica giallo pallido.
Un gruppo di residenti nella zona ha fatto causa alla Società infrastrutture Milano
Cortina (Simico), responsabile della costruzione delle infrastrutture
olimpiche. La stessa cosa hanno fatto alcune persone che vivono vicino alla
pista da bob, anche perché temono l’eventualità di frane dovute alla sua
costruzione e all’abbattimento degli alberi.
Chiedo a Daniel, un uomo sulla trentina
che sta fumando una sigaretta davanti alla banca dove lavora, cosa ne pensa dei
giochi. “Gli unici a essere contenti delle Olimpiadi sono gli albergatori e i
ristoratori, perché guadagnano di più. La gente comune non è contenta. Qui ci
sono solo alberghi e ristoranti che cucinano carne di manzo, maiale e pizza che
non è pizza, insomma pietanze per turisti. Ogni giorno faccio un’ora di strada
in auto all’andata e un’ora al ritorno per venire al lavoro. Non posso
permettermi di vivere qui, quindi abito a 42 chilometri di distanza. È un
tragitto lungo in montagna”, e aggiunge che spera di essere presto trasferito
in un’altra filiale.
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Internazionale, 30 gennaio 2026