mercoledì 22 aprile 2026

da “Quotidiano Bellico” 

di Emergency del 20/04/2026


Negli ultimi mesi la voce di chi vuole convincerci che “la guerra è inevitabile” cerca di farsi sempre più forte. Tra dichiarazioni di esponenti politici, militari e industriali, propaganda sempre più esplicita e scelte di governi e istituzioni, l’escalation è evidente a chiunque legga le notizie che ci circondano.

Per questo abbiamo avviato la rubrica QB – Quotidiano Bellico, con cui vogliamo decostruire la narrazione bellicista che ci circonda attraverso l’analisi e la lettura critica di notizie, interviste e report.

Per ricordare forte e chiaro, che l’Italia (e non solo) ripudia la guerra. E che le cittadine e i cittadini del mondo vogliono la pace. Quotidiano Bellico: chiavi di lettura su quello che succede, che ti invitiamo a condividere e diffondere il più possibile.

La guerra non inizia con le bombe. 

Inizia quanto diventa normale.

La guerra entra nelle nostre vite molto prima dei conflitti armati. È nelle parole che ascoltiamo ogni giorno, nelle immagini che scorrono nei media, nel linguaggio della sicurezza, dell’emergenza, della difesa.
Il quotidiano bellico è l’insieme di narrazioni che rendono la guerra accettabile, inevitabile, lontana dalle responsabilità di chi la subisce e di chi la decide.
Smontarlo significa riconoscere come il consenso alle guerra viene costruito anche in tempo di pace. Questi approfondimenti servono a leggere criticamente ciò che ci viene raccontato ogni giorno e a rifiutare la normalizzazione del conflitto.


da Pressenza del 20/04/2026

Emergency: io obietto la guerra

di Emergency


Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari di guerra e instabilità, EMERGENCY ha lanciato un appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa, al ripristino del servizio militare per contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme.

L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese.

“Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare, presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie.

Gino Strada, nostro fondatore, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e la situazione è sempre la stessa.

Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” dichiara EMERGENCY.

La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla costruzione di una comunità di pace.


Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale. 

Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole persone che si vorranno attivare per:

  • conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla logica della guerra e della militarizzazione;
  • promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche e il sistema educativo);
  • creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate capaci di incidere nel dibattito pubblico.

da Domani del 20/04/2026 

Dopo l'attacco di Trump su Truth

Autoritario e senza freni Netanyahu va alla deriva.


Bibi sa che sul piano interno la sua narrazione vittoriosa è in crisi, il voto anticipato non è da escludere. Anche sul versante internazionale ci sono smottamenti inclusa la sconfitta dell'alleato simbolo Orban.


da Domani del 20/04/2026 

Conflitto dimenticato

La pace in Sudan è lontana.

Ma il mondo è indifferente


Il paese africano è entrato nel quarto anno di guerra consecutivo, eppure nessuno sembra allarmato.

È una crisi epocale ma per la comunità internazionale non è una priorità e non si vuole intervenire.


da Adista del 21/03/2026

<<GLI INSULTI NON MI SPAVENTANO»

di Carla Puligheddu 

(Garante per la Regione Sardegna per l'infanzia e l’adolescenza)


Gent.mi e carissimi familiari, le vostre parole mi commuovono per la potenza emotiva che esprimono e di questo prezioso supporto vi sono grata dal profondo del cuore. La vostra lettera, a seguito della bufera che le istituzioni ecclesiastiche sarde hanno scatenato contro di me, screditandomi, danno conforto rispetto alla purezza delle mie intenzioni: proporre un dialogo per intervenire con chiarezza sull'increscioso fenomeno che i dati della Rete l'Abuso hanno reso noti. Averli divulgati da una Garante regionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza non è piaciuto e con questa reticenza avevo immaginato di dover fare i conti, così come sta accadendo. Sappiate che gli insulti non mi spaventano e che vi starò accanto, ogni volta che avrò l'occasione per farlo, anche dopo questo mandato che si sta chiudendo. 

Con affetto vi abbraccio


Cagliari, 9 marzo 2026


                                  La Garante regionale per 

                                  l'infanzia e l'adolescenza 

                                  dott.ssa Carla Puligheddu


da Adista del 21/03/2026

LETTERA APERTA AL CONSIGLIO REGIONALE E AI VESCOVI SARDI

 

Gentili Signori, mi chiamo Francesco Zanardi, ho 56 anni e sono sopravvissuto agli abusi sessuali di un prete. In qualità di portavoce di una rete composta da vittime e dalle loro famiglie (Rete L'Abuso), intendo mettere in evidenza che il problema riguarda non solo le persone direttamente coinvolte, ma anche i nuclei familiari, quindi un numero considerevole di cittadini.

Prendo spunto dall'importante vicenda che ha recentemente coinvolto la Garante regionale dell'infanzia e dell'adolescenza, Carla Puligheddu, il Presidente del Consiglio Regionale Sardo, Piero Comandini, e la Conferenza Episcopale Sarda, rappresentata dal presidente monsignor Antonello Mura, al fine di condividere con i destinatari della lettera alcune considerazioni. Nel mese di gennaio scorso, la Garante ha formalmente invitato la CES a collaborare attivamente con la magistratura italiana per garantire la tutela delle vittime di abusi sessuali commessi da membri del Clero. Dopo quarantotto giorni, la CES ha replicato contestando l'accuratezza dei dati, ritenendoli non fondati. Tuttavia, i dati citati dalla Garante provengono dalle rilevazioni effettuate dalla mia associazione nel corso degli anni e pubblicati online il 24 ottobre 2025.

Premesso che lo scorso ottobre la stessa Commissione Pontificia per la tutela dei minori, nel suo rapporto periodico ha indicato la Conferenza Episcopale Italiana all'ultimo posto in materia di tutela dei minori, vale la pena ricordare, le cifre dichiarate dalla stessa CEI dal 2000 a oggi:

Il 25/05/2010 è il segretario della CEI monsignor Mariano Crociata a dichiarare a margine di una conferenza stampa 100 casi registrati dal 2000 al 2010.

Il 03/02/2022 la diocesi di Bolzano dichiarerà altri 100 casi registrati nella sola diocesi.

Il 28/05/2022 il presidente della CEI card. Matteo Zuppi dichiara pubblicamente 613 casi italiani registrati dal 2010, già in possesso del Dicastero per la Dottrina della Fede. Nella stessa occasione annuncerà anche in Italia la costituzione di una commissione d'inchiesta alla quale aggiungeranno anche i casi registrati dai neonati sportelli diocesani. Commissione d'inchiesta di cui, a oggi, non si sa nulla.

Il 17/11/2022 la CEI dichiara, nel suo primo report, che gli sportelli diocesani registrano nel solo biennio 2020-2021 68 casi.

Il 16/11/2023, nel secondo report CEI, emergono nel solo anno 2022 altri 32 casi registrati dagli sportelli.

Il 20/01/2025 sarà nuovamente la diocesi di Bolzano a dichiarare 41 nuovi casi.

Il 28/05/2025 la CEI rivelerà nel suo terzo rapporto, altri 69 casi riferiti all'anno 2024.

Francesco Zanardi


da Adista del 21/03/2026

LETTERA DI SOSTEGNO 

A CARLA PULIGHEDDU

 

Coordinamento Famiglie dei sopravvissuti agli abusi del clero

 

Il Coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi da parte del clero italiano esprime il proprio pieno e convinto sostegno alla dott.ssa Carla Puligheddu, Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza della Sardegna.

Le dichiarazioni con cui le autorità ecclesiastiche sarde hanno reagito alle parole della Garante non possono lasciarci indifferenti. I toni utilizzati per delegittimare il suo lavoro e per screditare i dati sugli abusi risultano profondamente offensive non solo nei confronti della dott.ssa Puligheddu, ma soprattutto nei confronti delle vittime e delle loro famiglie.

Nel comunicato diffuso dai vescovi si parla infatti di «superficialità e disinvoltura con la quale sono state esposte dalla stessa Garante numeri e dati senza nessun reale fondamento» e si definiscono le informazioni dell'Osservatorio come «notizie destituite da qualsiasi fondamento».

Parole di questo tipo non colpiscono soltanto chi ha svolto il proprio dovere istituzionale portando all'attenzione pubblica un problema grave. Colpiscono soprattutto le vittime che hanno trovato il coraggio di parlare e le famiglie che da anni chiedono verità e giustizia.

In qualità di genitori di figli abusati, sappiamo bene cosa significhi vedere la sofferenza dei propri figli trasformata in numeri o statistiche. Ma dietro quei numeri ci sono volti, storie, vite segnate per sempre. Ci sono bambini e adolescenti che hanno subito violenze fisiche e psicologiche proprio da parte di persone alle quali noi genitori avevamo affidato i nostri figli con fiducia.

Per questo riteniamo particolarmente grave che, di fronte a denunce così dolorose, la prima reazione sia stata quella di mettere in dubbio i dati e attaccare chi li ha resi pubblici, invece di interrogarsi sulle responsabilità e sulla sofferenza delle vittime.

Vorremmo ricordare alle autorità ecclesiastiche sarde una verità semplice: i nostri figli non sono "dati". Sono esseri umani. Sono bambini che hanno subito violazioni profonde della loro integrità e della loro fiducia nel mondo degli adulti.

Se oggi molti casi restano ancora invisibili, non è perché non esistano. È perché per troppo tempo si è preferito non vedere, non ascoltare, non intervenire. Il vero scandalo non è che qualcuno raccolga e renda pubblici i dati sugli abusi. Il vero scandalo è che ancora oggi si reagisca cercando di delegittimare chi svolge il proprio dovere nel difendere i minori.

Per questo esprimiamo la nostra piena solidarietà e il nostro sostegno alla Dott.ssa Carla Puligheddu per il lavoro svolto e per il coraggio dimostrato nel portare alla luce una realtà che riguarda la tutela dei bambini.

Le vittime non sono numeri da contestare.

Sono bambini che chiedono verità, giustizia e rispetto.

E finché queste tre parole non diventeranno realtà, nessuna istituzione potrà dirsi davvero dalla parte dei minori.


martedì 21 aprile 2026

LA FESTA E LA FEDE IN DIO


Lunedì 7 Aprile Anna Avena ha concordato con Margherita Favole di venire a Pinerolo in Via Porro 16 per ricordare i suoi 90 anni e per regalarci a vicenda il dono di vederci, abbracciarci, ricordare quanto Dio abbia accompagnato il nostro cammino quotidiano, le sue gioie e i suoi impegni e le mille situazioni che la vita presenta a noi uomini e donne.

Nei volti dei presenti fioriva la gioia dei cuori in una armonia che le due ore attorno al tavolo ci hanno donato: trovarci, scambiare le nostre esperienze ha fatto gustare quanto Dio ci abbia accompagnato nelle strade del Vangelo.

Eravamo presenti oltre ad Anna e Margherita, Giorgio e Grazia, Sarya e Najate, Franco: tutti con una intensa gioia che ci ha fatto pensare ad un altro incontro così semplice.

Con un abbraccio a tutti e a tutte, vi saluto

                                                                               Franco Barbero

da “Proposte al popolo di Dio” di Franco Barbero - 2016


Racconto

“Quando rabbi Isaac Meir era un bambino…

qualcuno gli chiese: “Isaac Meir, ti do un fiorino 

se mi dici dove abita Dio”.

Ed egli rispose: “Ed io ti do due fiorini,

se mi sai dire dove non abita”.

     (Martin Buber, I racconti dei chassidim, Garzanti)



“Se avessi il dono della profezia

e conoscessi tutti i misteri

e tutta la scienza e avessi tutta la fede

da spostare i monti, ma non avessi

amore, non sarei nulla”.

      (1 Corinzi 13,2)


da Pressenza del 19/04/2026

Restituire l'infanzia

di Giorgio Agamben


Non si comprende la concezione che la nostra cultura si fa dell’essere umano se non si ricorda che alla sua base sta un uomo senza infanzia: Adamo. Secondo la narrazione della Genesi, l’uomo che il Signore crea e pone nel giardino di Eden è un adulto, a cui Egli parla e dà dei comandi e per il quale crea una compagna perché non sia solo. E soltanto un adulto, e non certo un in-fante, poteva dare un nome a tutti gli animali del giardino.

Non stupisce che un essere senza infanzia non possa rimanere innocente e sia fatalmente destinato alla colpa e al peccato.

Forse il pessimismo che condanna l’Occidente cristiano a rimandare sempre al futuro felicità e compimento proviene da questa singolare carenza, che fa di Adamo un essere costitutivamente privo d’infanzia. Ed è forse per questa mancanza più originale di ogni peccato che, da una parte, l’infanzia è per ciascuno di noi il luogo della nostalgia dell’impossibile felicità e, dall’altra, nell’organizzazione sociale, una condizione difettiva, che bisogna ad ogni costo disciplinare e ammaestrare. E se la psicanalisi vede nel bambino il soggetto nascosto di ogni nevrosi, ciò è forse proprio perché da qualche parte agisce in noi il paradigma adamitico di un uomo senza infanzia.

Ciò significa che la guarigione della malattia dell’Occidente – cioè di una cultura adulta che, reprimendo l’infanzia, finisce per condannarsi alla puerilità – sarà possibile solo se saremo capaci di restituire a Adamo la sua infanzia.


Pubblicato su Quodlibet (con il titolo L’infanzia di Adamo). Tra i libri più importanti di Giorgio Agamben: Homo Sacer. Edizione integrale 1995-2015, (Quodlibet) e L’uomo senza contenuto (Quodlibet). Il suo ultimo libro invece è Amicizie (Einaudi).


da Pressenza del 17/04/2026

Massiccia protesta ieri sera a Tel Aviv contro la violenza dei coloni in Cisgiordania

di Pressenza IPA


Centinaia di manifestanti si sono radunati ieri sera (16 aprile) in Piazza Habima a Tel Aviv per protestare contro l’escalation di violenza dei coloni in Cisgiordania e per ricevere le testimonianze di alcune vittime sia palestinesi che israeliane relativamente ad alcuni recenti episodi durante situazioni di cosiddetta “presenza protettiva”. Un presidio che gli organizzatori hanno descritto come la prima massiccia pubblica manifestazione in Israele incentrata specificamente su questo tema.

La protesta è stata organizzata da una coalizione di gruppi della società civile e anti-occupazione, in un contesto di forte aumento degli attacchi dei coloni in Cisgiordania negli ultimi mesi. I partecipanti hanno chiesto al governo israeliano e alle forze di sicurezza di intraprendere azioni concrete contro i responsabili, sottolineando l’inutilità delle condanne ufficiali rispetto all’effettiva applicazione delle leggi.

I manifestanti hanno denunciato quello che hanno descritto come un drammatico aumento degli attacchi da quando l’attuale governo è entrato in carica: attacchi che hanno preso di mira palestinesi, attivisti israeliani e, in alcuni casi, lo stesso personale di sicurezza israeliano. Gli organizzatori hanno affermato che tali incidenti hanno incluso gravi aggressioni, distruzione di proprietà, incendi dolosi e violenze di massa.

Le vittime palestinesi e israeliane dei recenti attacchi dei coloni si sono rivolte alla folla, condividendo testimonianze personali e sollecitando un maggiore coinvolgimento pubblico nelle iniziative di “presenza protettiva” a sostegno delle comunità palestinesi sempre più vulnerabili in Cisgiordania.

In rappresentanza dei più recenti episodi hanno parlato:

Adi Cohen, un volontario dell’iniziativa “Presenza protettiva” che il mese scorso è rimasto ferito in un attacco contro attivisti israeliani nel villaggio palestinese di Qusra e ha così dichiarato: “Da quel piccolo avamposto illegale, i cui abitanti sono scesi per cercare di ucciderci, negli ultimi mesi sono scaturiti decine di attacchi, incendi dolosi, pestaggi e almeno tre omicidi di palestinesi. La violenza che abbiamo subito – e spesso ben peggiore – è quella che i palestinesi subiscono quotidianamente in tutta la Cisgiordania. Non ci può essere alcuna giustificazione per tale violenza. Il terrore dei coloni deve essere fermato».

Yael Levkovitch, insegnante e volontaria del gruppo “Protective Presence” rimasta ferita anche lei nell’attacco di Qusra, ha dichiarato:

«Questi fenomeni devono essere affrontati a tutti i livelli: dai giovani violenti, ai coloni e al pubblico che chiude un occhio, fino alle autorità che li sostengono. Se lo Stato e l’esercito non fermeranno questa violenza, allora dovrà essere la società ad agire».

Oded Pavorish, attivista di lunga data, anche lui rimasto ferito nell’attacco a Qusra, ha poi dichiarato: «La violenza dei coloni continua perché coloro che la perpetrano sono certi del sostegno delle forze dell’ordine israeliane. Attaccano civili disarmati sapendo che difficilmente subiranno conseguenze».

E’ intervenuto infine Oded Yedaya, preside della Minshar School of Art e anche lui attivista di “Protective Presence”, ferito in un attacco vicino al villaggio di Beita: «Questi avamposti non sono opera di estremisti marginali. Questa violenza è parte integrante del progetto di insediamento. Gli autori ricevono sostegno, finanziamenti e armi dalle autorità statali».