giovedì 14 maggio 2026

Lettura salmica e omelia - 1969

O Dio, nostra sorpresa 

di don Franco Barbero


O Signore, mostraci qualche tratto del Tuo volto.

Tu fosti una sorpresa per il tuo amico Abramo

quando fermasti la mano che colpiva Isacco.

Tu fosti una sorpresa per la Tua figlia Sara, 

che vide la sua sterilità tramutarsi in fecondità,

quando potè innalzare al cielo il figlio Isacco.

Tu fosti una sorpresa per tutta l'arca di Noè 

che sembrava votata alla dispersione e alla deriva, 

quando regalasti la gioia e la luce dell’arcobaleno.

Tu fosti una sorpresa gioiosissima per i Tuoi figli

che gemevano sotto la dominazione del faraone,

quando apristi una via nel mare e un sentiero nel deserto.

Tu fosti una sorpresa per tutti i Tuoi profeti 

che sentirono nella propria carne tanta debolezza, 

quando rendesti viva nel mondo la loro parola.

Signore, metti dentro di noi uno spirito nuovo,

regalaci un nuovo modo di guardare alla vita,

donaci un cuore nuovo che sappia desiderare e volere

le <<novità>>, le gioie e i valori che Tu ci proponi.

Signore, Tu conosci la insipienza dei nostri cuori,

la bassezza e la superficialità di molti nostri desideri.

La nostra fede tremula e la nostra volontà fragile

stanno davanti a Te per essere guarite dal Tuo amore.

Siamo come Giona, incapaci di aprirci ai Tuoi orizzonti,

e spesso rifiutiamo la gioia di una vera conversione.

Insegnaci a gustare e stimare ciò che vale davvero

dentro il sentiero della nostra vita quotidiana.

Signore, Dio di Gesù e Dio di tutto il mondo:

noi riponiamo fiducia nell’opera delle Tue mani.

Tu continui ad operare nel mondo e nei cuori.

Per questo il mondo può essere sicuro del Tuo sorriso.


da Pressenza del 12/05/2026

Report Card 20: nei paesi ricchi quasi 1 bambino su 5 è in povertà

di Unicef

La relazione pubblicata oggi dall’UNICEF Office of Strategy and Evidence – Innocenti evidenzia che la disuguaglianza economica nei paesi ricchi è associata a un peggioramento delle condizioni di salute fisica e a risultati scolastici peggiori tra i bambini.


La Report Card 20: Opportunità disuguali – bambini e disuguaglianza economica esamina il rapporto tra le disuguaglianze economiche e il benessere dei bambini in 44 paesi dell’OCSE e ad alto reddito e rileva che, nella maggior parte di questi paesi, i livelli di disuguaglianza di reddito e di povertà infantile rimangono ostinatamente elevati. In media, in tutti i paesi, le famiglie che rientrano nel 20% più ricco guadagnano oltre cinque volte di più rispetto al 20% più povero, mentre, in media nei paesi, quasi un bambino su cinque vive in condizioni di povertà di reddito, il che significa che i suoi bisogni primari potrebbero non essere soddisfatti.

«La disuguaglianza influisce profondamente sul modo in cui i bambini imparano, su ciò che mangiano e su come vivono la vita – ha dichiarato il direttore dell’UNICEF Innocenti, Bo Viktor Nylund – Per limitare gli effetti più gravi della disuguaglianza, dobbiamo investire con urgenza nella salute, nella nutrizione e nell’istruzione dei bambini delle comunità più vulnerabili».

Secondo il rapporto, esiste una chiara correlazione tra livelli più elevati di disuguaglianza economica e la salute dei bambini. I bambini che crescono nei paesi con il maggior livello di disuguaglianza hanno una probabilità 1,7 volte maggiore di essere in sovrappeso rispetto a quelli che vivono nei paesi con minor livello di disuguaglianza, il che potrebbe essere dovuto a un’alimentazione di qualità inferiore e al fatto di saltare i pasti.

Mettendo in evidenza i dati relativi ai paesi dell’Unione Europea, il rapporto sottolinea inoltre che solo il 58% dei bambini appartenenti a famiglie che rientrano nel quintile più povero della popolazione gode di ottima salute, rispetto al 73% di quelli appartenenti al quintile più ricco.

Il rapporto evidenzia una relazione tra disuguaglianza economica e rendimento scolastico. Osserva che i paesi in cui il divario tra ricchi e poveri è più ampio tendono a registrare, nel complesso, risultati scolastici inferiori. Nei paesi con il più alto livello di disuguaglianza, il 65% dei bambini rischia di lasciare la scuola senza aver acquisito competenze di base in lettura e matematica, rispetto al 40% dei bambini nei paesi con il più basso livello di disuguaglianza.

Queste disparità tra i vari paesi si riscontrano anche all’interno dei singoli paesi, dove si registrano notevoli differenze nei risultati dei voti scolastici tra i ragazzi provenienti dalle famiglie più abbienti e quelli provenienti dalle famiglie più povere. In media, l’83% dei quindicenni appartenenti al quintile più ricco della popolazione possiede competenze di base in matematica e lettura, rispetto al 42% di quelli appartenenti al quintile più povero.

L’Italia occupa il 12° posto nella classifica sul benessere dei bambini su 37 paesi. Si trova nel primo terzo della classifica per quanto riguarda il benessere mentale (10° posto), mentre si colloca nella fascia media per quanto riguarda la salute fisica (17° posto) e le competenze (25° posto).

Tra i paesi con dati comparabili inclusi nel rapporto, l’Italia si colloca al 22° posto su 40 per quanto riguarda la disparità di reddito, con il quintile più ricco della popolazione che guadagna 5,35 volte il reddito del quintile più povero. Si colloca al 30° posto per quanto riguarda la povertà infantile, con un tasso pari al 23,2%.

Tra i paesi per cui il rapporto fornisce dati comparabili, l’Italia si colloca al 15° posto su 41 per quanto riguarda l’entità del divario nelle competenze di base in matematica e lettura tra i bambini provenienti dalle famiglie più ricche e quelli provenienti dalle famiglie più povere: l’84% dei bambini appartenenti al quintile delle famiglie più ricche ha competenze di base in matematica e lettura, rispetto a poco meno del 45% dei bambini appartenenti al quintile più povero.

Il rapporto esorta i governi e le parti interessate ad adottare misure in diversi ambiti politici per ridurre al minimo l’impatto delle disuguaglianze sul benessere dei bambini, in particolare attraverso la riduzione della povertà infantile. Tali misure possono includere:

  • migliorare le misure di protezione sociale, tra cui gli assegni familiari e i sussidi per l’infanzia e il salario minimo, per garantire che nessun bambino cresca in condizioni di povertà;
  • sostenere le comunità più vulnerabili attraverso alloggi a canone agevolato, il potenziamento delle infrastrutture nei quartieri più poveri e gli investimenti in strutture pubbliche quali spazi verdi e strutture ricreative;
  • affrontare le disuguaglianze nel settore dell’istruzione riducendo al minimo la segregazione socioeconomica nelle scuole; garantendo che le scuole dispongano di personale e attrezzature adeguati, indipendentemente dal contesto economico degli studenti; e fornendo ai bambini pasti scolastici sani e nutrienti;
  • interagire con i bambini per comprendere meglio il loro punto di vista su come la disuguaglianza influisca su di loro e sulle loro famiglie e per elaborare soluzioni che ne promuovano il benessere.

da ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale del 12/05/2026

Sanzioni ai coloni Israeliani: il Sì dell’Europa

di Ispi Daily Focus


Accordo politico dei Ventisette, mentre resta l’impasse sulle misure commerciali contro gli insediamenti. Tel Aviv: “decisione arbitraria”.

Superando uno stallo durato anni, l’Unione europea ha raggiunto un accordo per sanzionare alcuni coloni israeliani violenti e organizzazioni estremiste responsabili di abusi, violenze e sfollamento di intere comunità palestinesi in Cisgiordania. L’impasse è stata superata grazie al fatto che il nuovo governo ungherese ha revocato il veto sulle sanzioni, bloccate a più riprese dal precedente primo ministro, Viktor Orban. “Era ora che passassimo dall’impasse alla realizzazione. La violenza e l’estremismo hanno delle conseguenze” ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas. Le identità delle persone e degli enti coinvolti saranno ufficialmente rivelati tra qualche settimana, quando la decisione verrà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Ue ma, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, si tratterebbe di Amana, la più grande società di costruzione di insediamenti in Cisgiordania; del movimento di coloni di estrema destra Nachala, e della sua presidente ottantenne, Daniella Weiss; dell’organizzazione per la protezione degli insediamenti Hashomer Yosh, e del suo ex leader Avichai Suissa; e dell’organizzazione di estrema destra Regavim, e del suo direttore, Meir Deutsch. Per i responsabili, è previsto il congelamento dei beni in Europa e il divieto di ingresso in territorio europeo. L’Ue sanzionerà anche alcune figure di spicco di Hamas, ma non i due ministri israeliani, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich nonostante i due abbiano profondi e comprovati legami con alcune delle organizzazioni sanzionate. La reazione di Tel Aviv non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato il blocco dei 27 di aver agito “in modo arbitrario e politico”, imponendo sanzioni “senza alcun fondamento” e rivendicando “il diritto del popolo ebraico alla Terra d’Israele”, parole che suonano come una legittimazione esplicita dell’espansione delle colonie illegali. Il ministro della Sicurezza Nazionale Ben-Gvir ha definito le sanzioni “vergognose”, mentre il Consiglio Regionale della Samaria ha accusato l’Ue di dare “vento in poppa al terrorismo”.

da Il Manifesto del 03/05/2026

Troppe violazioni e pochi aiuti,

il piano Usa per Gaza si sgonfia

di Chiara Cruciati

Nelle stesse ore in cui 175 attiviste e attivisti della Global Sumud Flotilla erano detenuti nella nave-prigione della marina di Tel Aviv, la stampa israeliana rilanciava la notizia della quintuplicazione del budget per la «diplomazia pubblica», quella che in ebraico è definita Hasbara. Ovvero l’opera di narrazione di sé rivolta verso l’esterno e di propaganda politica. La Knesseh ha messo a bilancio 730 milioni di shekel (210 milioni di euro), cinque volte il budget previsto nel 2025: 150 milioni che già avevano segnato un record storico, perché venti volte superiore allo sforzo propagandistico pre-7 ottobre. La ragione sta nel crollo dell’immagine di Israele a livello globale, soprattutto tra gruppi generalmente considerati sostenitori o comunque vicini a Israele, dalle giovani generazioni statunitensi agli elettori repubblicani.

POST, VIDEO, MEME pubblicati dalle autorità israeliane per raccontare l’ultimo assalto alla Flotilla sono solo l’ultimo esempio di quello che il ministro degli esteri Gideon Sa’ar aveva definito lo scorso dicembre «una questione esistenziale»: «Dovrebbe essere come investire in aerei da combattimento, bombe e intercettori missilistici. Di fronte a ciò che ci viene contrapposto e a ciò che viene investito contro di noi, è ben lungi dall’essere sufficiente». Di quel mega budget, 50 milioni sono stati destinati all’acquisto di inserzioni sui social media (Google, YouTube, X e Outbrain), 40 nelle visite di 400 delegazioni straniere di influencer, pastori e politici e 1,5 per un mese di consulenze dell’ex stratega di Donald Trump, Brad Parscale, per lo sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale.

Il denaro pubblico viene poi speso per le armi classiche: venerdì il dipartimento di stato Usa ha approvato la vendita di equipaggiamento militare pari a oltre 8,6 miliardi di dollari agli alleati in Asia Occidentale, Israele, Qatar, Kuwait e Emirati. Le buone notizie in arrivo da Washington non si fermano al sostegno militare: secondo un’inchiesta della Reuters, resa pubblica venerdì, l’amministrazione Trump avrebbe deciso di porre fine alla breve e ingloriosa storia del Cmcc, il Civil-Military Coordination Center, ovvero il centro aperto per volere statunitense in territorio israeliano, a Kiryat Gat, a poca distanza da Gaza per gestire e supervisionare il cessate il fuoco tra Hamas e Tel Aviv, il flusso di aiuti umanitari alla popolazione civile e l’infrastruttura civile-militare volta a soffocare ancora una volta una qualche minima forma di autodeterminazione palestinese.

SE CONFERMATA, la chiusura del Cmcc – che ospitava anche delegazioni militari straniere (Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Egitto, Emirati tra gli altri) – è l’ultimo colpo ai venti punti del piano Trump per la Striscia, sottoscritto a Sharm el Sheikh lo scorso ottobre e benedetto dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu a stretto giro.

IL FALLIMENTO è sotto gli occhi di tutti: Israele non ha mai di fatto implementato alcuna tregua, non si è ritirato da Gaza, occupa oltre la metà del territorio e impedisce l’ingresso dei camion umanitari secondo le quantità stabilite, mentre Hamas non ha abbandonato le armi. Lo sgarbo più recente da parte israeliana risale a pochissimi giorni fa: Tel Aviv ha impedito l’ingresso nella Striscia alle delegazioni militari della Forza di stabilizzazione internazionale (Isf), stracciando i permessi accordati in precedenza.

Secondo la Reuters che cita svariate fonti diplomatiche, sarà proprio l’Isf a sostituirsi al centro di Kiryat Gat nell’idea che una presenza fisica sul territorio possa avere un’efficacia maggiore del Cmcc, di fatto svuotato di ogni ruolo: con Tel Aviv a capo di tutto, le delegazioni militari straniere hanno iniziato a recarsi al centro appena una volta al mese, altre non si sono più presentate.

SULLO SFONDO STANNO le migliaia di violazioni certificare della tregua, con almeno 828 palestinesi uccisi e oltre 2.300 feriti dal fuoco israeliano dal 10 ottobre scorso, entrata in vigore degli accordi. Solo ieri gli ospedali gazawi hanno ricevuto sette corpi, mentre non si attenua la crisi umanitaria a causa del mancato ingresso di aiuti salvavita, dalle medicine alle tende, dai caravan a cibo in quantità sufficienti.

In Cisgiordania, due muri più in là, quella di ieri è stata di nuovo una giornata di aggressioni contro le comunità palestinesi, sia da parte dell’esercito che dei gruppi organizzati di coloni. L’elenco è lunghissimo: un bambino ferito dai coloni durante l’assalto al villaggio beduino di Khirbet al-Hadidiya; pozzi e case danneggiate dal lancio di pietre nella comunità di Arab al-Kaabneh; fuoco sparato contro un gruppo di palestinesi ad Al-Tabaqa, a sud di Hebron, per fortuna senza vittime; tre feriti a Jalud, sud di Nablus, per i pestaggi subiti dai coloni; quattro, tra cui una donna di 71 anni, Um Hamed Al-Zrou Al-Tamimi, aggrediti durante l’assalto al villaggio di Jabal Jalis, est di Hebron, mentre cercavano di difendere le loro case.

INTANTO a Umm al Fahem, città palestinese nello Stato di Israele, la polizia ha invaso la sede giovanile del partito di sinistra Hadash. La missione: confiscare la bandiera palestinese.


mercoledì 13 maggio 2026

Dio unico ed eterno

di don Franco Barbero (…ripreso in “La Bestia che seduce” - 1970)


Signore,

<<Tu conti i passi del mio vagabondare>> (Sal. 56,9);

O Signore, sei stato il nostro rifugio 

di generazione in  generazione.

Prima che venissero alla luce i monti, 

prima che nascesse l'universo, 

da sempre Tu sei l'unico Dio.

Davanti a Te, Signore, mille anni 

sono come il giorno appena trascorso,

equivalgono al turno di una sentinella.

Tu fai tornare l'uomo alla polvere 

e gli dici: <<Figlio di Adamo: torna alla terra!>>.

Li spazzi via come un sogno del mattino,

sono come l’erba che germoglia:

al mattino fiorisce e cresce,

a sera avvizzisce e si affloscia.

Siamo bruciati dal fuoco della Tua ira,

tremiamo di spavento per il Tuo furore.

Tu poni le nostre colpe davanti a Te,

i nostri segreti alla luce del Tuo volto.

I nostri giorni passano nel Tuo sdegno,

i nostri anni fuggono come un sospiro.

La durata della vita è settant'anni, 

i più robusti arrivano ad ottanta; 

ma per lo più sono fatica ed affanno, 

passano presto e noi ci dileguiamo.

Insegnami a contare i nostri giorni, 

perché il nostro cuore diventi sapiente.

Volgiti verso di noi, o Signore.

Fino a quando dovremmo aspettarTi? 

Abbi pietà dei tuoi Servitori.

Riempici del tuo amore fin dal mattino 

e vivremo nella gioia i nostri giorni.

Rendici ora la gioia per lunghi giorni,

quanti furono quelli della nostra afflizione, 

gli anni trascorsi tra mille sventure.

Rivela ai Tuoi servi la Tua opera, 

manifesta ai loro figli la Tua maestà 

e mantieni su di noi il tuo amore.

Rendi fruttuosa la nostra fatica 

e convalida l'operato delle nostre mani (Sal. 90).

Signore, nessun <<diluvio>> fermerà mai la Tua <<benedizione>>… e il Tuo amore non si consuma, non viene meno. Il salmista ci parla della Tua ira e del Tuo furore, ma noi sappiamo che Tu sei un Dio amico e misericordioso, che conosce tutte le strade per venirci incontro.


Pazzamente pazzi…

Omelia durante l’Eucaristia di ottobre 1972

di don Franco Barbero


Non ci siamo. Il Vangelo è proprio <<pasta>> diversa da noi. Noi siamo così misurati da scommettere sempre a ragion veduta, al sicuro. E allora la scommessa non esiste più e il Vangelo viene ridotto a buon senso, alle dimensioni del buon senso.

Una delle realtà su cui scommettere tutto è la lettura assidua della Parola di Dio. Ebbene… quante parrocchie e quante comunità di base si sono <<raffreddate>> su questo impegno! 

Si cominciano a ridurre i tempi e gli spazi e si finisce che il gruppo di lettura biblica diventa un’attività tra le altre. Si va… quando si è proprio in forma e non c'è null’altro di più interessante. Se si è un po' stanchi, si sta volentieri a casa e si ripiega dolcemente sulla televisione. Con l’ossessione della salute che ci troviamo in corpo, basta un piccolo bubù… per dispensarsi. Meglio ancora se il bubù ce l'hanno i figli; così c'è persino un <<motivo valido>> (la famiglia!) per non scontrarsi con la Parola di Dio o con una serata di impegno politico o di solidarietà.

Non si tratta di imporci legalisticamente delle <<pratiche salvifiche>>. Non c'è pericolo tra di noi. Ma… la libertà non è nemica della disciplina e la <<grazia a buon mercato>> non ha nulla a che fare con la pratica di vita di Gesù.

Io sono gratissimo agli animatori della mia comunità. Sul terreno della <<fedeltà alla Parola>> non concedono tregua. Se qua e là non ci fossero dei <<pazzi pazzamente pazzi>> (che sono spesso i più sereni e non hanno per niente coscienza di essere degli eroi), forse sarebbe meglio chiudere <<baracca>>. Ma Dio, questo Dio completamente pazzo, che è del tutto anormale e fuori regola, è appunto un <<Dio che dà lo spirito senza misura>> (Giovanni 3,34).

Signore, dacci questo spirito che ci fa andare oltre le nostre <<ragionevoli>> misure. Solo tu puoi rompere le comode perimetrazioni con cui ci difendiamo.


da ADISTA del 04/04/2026

Il sonoro schiaffo di papa Prevost ai focolarini


«L’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza». Non lascia spazio a interpretazioni il discorso tenuto il 21 marzo scorso da papa Leone XIV ai rappresentanti dei Focolari, ricevuti in occasione dell’Assemblea generale del movimento a Rocca di Papa svoltasi dall'1 al 21 marzo nel Centro internazionale di Rocca di Papa, che ha visto la rielezione di Margaret Karram come presidente per un secondo mandato e la scelta di un nuovo co-presidente, il sacerdote italo-argentino Roberto Eulogio Almada, che va a sostituire il prete spagnolo Jesús Morán Cepedano. Un monito forte, quello del papa, che invita i focolarini a discernere «gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare», auspicando «un impegno forte alla trasparenza» come condizione per essere credibili.

Le criticità del movimento, presenti già a livello di testi fondativi, sono state recentemente espresse in un lungo contributo sul blog “Inciampo del carapace” dal redattore Francesco Murru che abbiamo pubblicato sui numeri 7 e 9 di Adista Documenti. A costituire un problema sono le rivelazioni riservate di Chiara Lubich contenute in “Paradiso ‘49”, riguardanti mediazione comunitaria ed ecclesiale, linguaggio mistico, fedeltà alle intuizioni originarie e non alla persona, differenza tra carisma di fondazione e carisma vissuto. I testi controversi – dei quali Murru è in possesso e che saranno pubblicati dai Focolari il prossimo aprile, ma non è chiaro se integralmente – sono chiari e rivelano intenzionalità non interpretabili, esponendo anche tutta la criticità della dottrina pneumatologica che contengono.