Don Franco Barbero
racconta
Storie, storiacce, storielle
Si tratta di quelle storie che il nostro don Franco ci ha narrato a partire
dal lontano 1967. In un primo tempo avevamo pensato ad un libro che le
raccoglesse tutte, ora abbiamo preferito ricavarne una pubblicazione per questo
blog.
Nella veste di intervistatore, a porre le domande è Francesco Giusti,
membro storico della Comunità di Pinerolo.
Troverete le ”Storie…” il mercoledì e il sabato, un breve segmento ogni
volta.
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Storie, storielle e
storiacce – 11
Ebbene,
dopo la prima iniziazione seminaristica, non potevo più contattare questo mondo
di giovani perché mi portava fuori dalla mia vocazione. Non potevo avere tutto
questo giro di gente che a dire la verità mi adorava; questi bambini erano
esagerati.
Con
quanta emozione ricordo Caterina, la piccola di Beppe e Carla! A 8 /10 anni
veniva nella sede, si metteva vicino a me e leggeva un brano del Vangelo.
Quando poi lei lasciò la comunità ho ritrovato due sue lettere: una “sentivo la
libertà di essere me stessa, di fare quello che mi…”, la seconda “tu non mi hai
affatto trattenuta”, lettere esageratamente belle - di una bellezza! Marika
oppure la sorella venivano la domenica per il latino…
Ma tu quando sei entrato in
seminario?
Sono entrato
in seminario tubercolotico negli anni del liceo perché mangiavo poco ed ero
prefetto di disciplina; anche di notte avevo degli incarichi non adeguati alle
mie forze – io venivo da una famiglia di malnutriti.
Storie, storielle e storiacce – 12
Iniziamo di lì allora.
Sono entrato
in seminario esattamente a 11 anni, nel 1950.
Avevi fatto la scuola elementare e
poi finita la scuola elementare non hai fatto le medie?
Le medie si
facevano in seminario.
Arrivi in seminario, ma quando vedevi
la tua famiglia?
Oh, la mia
famiglia era nel pieno degli innamoramenti perché erano un po' più anziani, era
un momento bellissimo della mia famiglia. La prima volta il sabato dopo baciai
mia sorella Lella, fui rimproverato perché baciavo mia sorella “Tua sorella è
una donna e tu con le donne…” io non riuscivo a capire e andai dal rettore e il
vecchissimo rettore mi dette ragione “Tu bacia quando vuoi tua sorella”.
Ma senti, quale tua sorella era?
Lella, quella
che è ancora viva, quella che veniva al gruppo biblico.
Scusa Franco, allora anche tua
sorella era molto giovane perché lei era del ’36, aveva 14 anni e
veniva lei con tua mamma e tuo papà oppure…
No, mamma e
papà venivano poche volte perché erano presi e lei era venuta quella volta lì a
salutarmi e, rimproverata così, non è più venuta se non dopo che fui prete. Io
non potevo partecipare ai matrimoni e conoscere fidanzati e fidanzate perché si
attivavano dei meccanismi di desiderio sessuale e quindi non potevo, magari
avevano amici e amiche tutte persone che io da bambino in grandissima parte
avevo conosciuto. Una di queste ancora vive, deve avere quasi 100 anni. Per me
fu un piangere “Ma come, non posso più andare in questo gruppo con i miei
amici? I genitori erano contentissimi. Io non potevo capire.
Ma quanti eravate lì in seminario
della tua età?
Nella scuola
la mia classe era la più numerosa, eravamo 14, quindi era proprio come una
classe di scuola media.
Insomma cosa facevate oltre le
materie solite di studio.
Tanta
meditazione, il mattino alle 6 suonava la campana e si andava alla messa, poi
la sera c’era il rosario, mangiare poco. C’erano tutte le materie, matematica,
scienze, geografia, francese e c’erano professori che venivano da fuori. Io
feci lì dagli 11 anni fino alla terza liceo, fino ai 16 anni.
Ma scusami dov'era questo seminario?
Era in via
Trieste, dove è ancora adesso, quindi era già lì, poi costruirono la nuova
chiesa. Noi vivevamo lì tutto l'anno tranne un periodo di pochi giorni d'estate
a casa, poco più di una settimana perché poi dovevamo ritornare in seminario. Per
il mese di meditazione, di convivenza estiva, si andava in montagna in una casa
chiamata Laval a Pragelato, i camion ci portavano su e si stava un mese insieme
tutti i seminaristi da fine luglio.
Senti un po’, ma la scelta di andare
in seminario a 11 anni è stata una scelta tua?
È proprio
stata una scelta mia, nessuno mi ha spinto, io sentivo di dovere.
In seminario
io sono stato rigoroso, ho fatto dal ’51 al '56, a 17 anni ho fatto gli inizi
della teologia a Torino, tre anni, e sono caduto nella tubercolosi nel ’59 e
stavo morendo. Sapevo già di essere tubercolotico, ma volevo assolutamente il
suddiaconato e inoltrarmi verso il ministero. È lì che ho trovato il dottor
Luciano Gatti e il dottor valdese Matieu.
Sotto le bombe
andavamo sotto terra nel cosiddetto rifugio dove una donna narrava il Vangelo
in una maniera incredibile. Mi affascinò. Negli anni dei bombardamenti ero
proprio bambino, avrò avuto 4 o 5 anni quando c’era la guerra, sotto il
cavalcavia c’era un lungo viale, diciamo così, avevano scavato e noi bambini ci
portavano lì, chi piangeva, chi riusciva a dormire, donne incinte, io proprio
bimbo bimbo, però mi piaceva come quella donna leggeva il Vangelo.
Ma lei lo raccontava o lo leggeva? Lo raccontava e questo racconto fece
in modo che io appena finì la guerra, quando le bombe non c’erano più, verso il
’47, diedi inizio a questo incontro con i bambini, chiamai tutti i bambini per
fare un gruppo di lettura, di ascolto del Vangelo, ma io parlavo così, sentivo
ciò che un bravissimo prete la domenica narrava in parrocchia dove io andavo
alla prima e alla seconda messa e lo narravo ai bambini.
Ma cosa ti aveva colpito, così
piccolo, avevi 8 anni?
Che Gesù
voleva bene ai bambini e a quegli altri che tanto soffrivano.
Dove abitava la tua famiglia?
Mio papà
lavorava alla portineria della Beloit Italia, era il capo dei guardiani della
fabbrica avendo fatto in precedenza il carabiniere, noi vivevamo lì, eravamo
papà, mamma, due fratelli, cinque sorelle, anzi sei sorelle. Tutte poi
cominciarono a sposarsi, ma io non potevo contattare loro e dovevo vestire già
l’abito lungo nero. Una vergogna! Assolutamente in quei giorni di luglio non
potevo mai mettermi in maglietta o calzoncini e al mattino sempre due messe e
poi tutte le funzioni.
Però anche tua mamma e tuo papà erano
molto credenti?
Molto
credenti! Avevamo nulla da mangiare, ma facevano assistenza a una povera donna
e mio papà andava di notte a cercare il pane. Ma loro erano molto credenti,
molto assidui la domenica. In casa attorno al tavolo… mio papà arrivava stanco
morto diceva “adesso c’è la preghiera” Padre Nostro, Ave Maria e tutte le
preghiere tradizionali, il Credo di speranza e lui, come racconto sempre,
cadeva dalla fatica, si addormentava, io e Alberto mio fratello ci mettevamo a
ridere perché non capivamo. Mamma ci diceva “non si fa così con papà” e papà
non riusciva più a riprendersi e doveva andare a dormire.
Papà tornava a
casa a fine giornata e si alzava prestissimo al mattino come facevo io del
resto perché dovevo andare alla prima messa in Parrocchia, quella delle 6 e
mezzo. Era una mia scelta, andavo da solo facevo la strada a piedi, via Rochis,
non c’era ancora San Lazzaro, ma la chiesa di legno, poi hanno costruito la
cripta, la chiesa sotto. Io andavo lì, assistevo a due messe, poi venivo a
casa. C’era un parroco burbero e un altro molto dolce. Facevo il chirichetto,
ma ero io che ero animato da questo desiderio di pregare e a casa la vita era
molto bella perché i miei ci volevano molto bene e i bambini del borgo, usciti
da scuola il pomeriggio alle quattro e quando non c’era scuola, venivano per la
preghiera. A loro piaceva il mio racconto, dicevano Franco, Franco! Erano molto
affezionati. E poi se moriva un uccellino facevamo il funerale.
E c'è ancora qualcuno vivo di quei
bambini o di quelle bambine?
Ce n’è una
ancora vivente, mia sorella ha l’indirizzo e me l’ha dato. Per me l’andare in
seminario segnò la separazione dalla parte degli affetti. Questi bambini erano
così bravi! Dopo la scuola giocavamo tutto il pomeriggio, anche dopo cena a
volte; fino alle nove non si andava a dormire.