mercoledì 22 aprile 2026

Tempi di Fraternità 

 

CONTROCORRENTE

Il governo Sanchez, il 27 gennaio, ha approvato un decreto che permette la regolarizzazione straordinaria di oltre mezzo milione di immigrati irregolari. Si tratta di una scelta politica che sorprende rispetto alla linea dominante in Europa. La ministra dell'Inclusione, della Sicurezza sociale e della Migrazione, Elma Saiz, ha parlato di un “giorno storico” per la nazione, con un rafforzamento “di un modello migratorio basato sui diritti umani, l'integrazione, la convivenza e compatibile con la crescita economica e la coesione sociale”. È da tener presente che la Spagna è uno dei principali Paesi d’arrivo dei flussi migratori diretti verso l”Europa: rispetto ad un totale di 50 milioni di abitanti ospita oltre 7 milioni di stranieri, di cui all'incirca 840 mila irregolari.

Grazie ad un accordo tra Podemos e Psoe, il govemo Sanchez ha emanato un real decreto, che verrà approvato con procedura dìurgenza, che permetterà la regolarizzazione straordinaria degli stranieri arrivati in Spagna prima del 31 dicembre 2025, che abbiano trascorso almeno 5 mesi nel Paese, nonché dei richiedenti protezione internazionale, con il requisito fondamentale della totale assenza di precedenti penali.

Nello specifico, è prevista una semplificazione della procedura burocratica, per consentire agli interessati di lavorare fin dal giorno dell’accettazione della domanda, in qualunque settore. In più, il decreto permetterà, da subito, i ricongiungimenti familiari, con la regolarizzazione, attraverso permessi di 5 anni, dei figli minori delle persone che fanno richiesta.

Il testo è il risultato di un’iniziativa legislativa popolare (ILP), frutto di una campagna portata avanti dall’organizzazione Regularizacion Ya, che ha raccolto più di.700.000 firme. La misura ha ricevuto il plauso della conferenza episcopale spagnola e di altre circa 900 associazioni civili che hanno partecipato all’ILP.

Aprile 2026

 

Tempi di fraternità

Olocausto Palestinese

di Davide Pelanda

 

Un bel libro, questo di Angela Lano, basato su di un rigoroso apparato documentale

 

 

Angela Lano

Olocausto Palestinese

 

Al Hikma

pag.192 - €. 14.00

Il titolo del libro richiama esplicitamente l’Olocausto dei Nativi Americani e si collega al saggio “Olocausto americano” dello  storico David E, Stannard. L’autrice, Angela, stabilisce un parallelismo forte e provocatorio: sostiene che la Paalestina di oggi a ciò che la cosiddetta “civiltà europea” avviò cinquecento anni fa con lo sterminio dei popoli nativi delle Americhe.

Nel volume vengono denunciati, con grande lucidità e attraverso un’ampia e accurata documentazione, i massacri e quello che l’autrice definisce il genocidio del popolo palestinese. Angela non concede attenuanti ne' adotta mezze misure; il suo è un linguaggio che va diretto al cuore del dramma, capace di colpire il lettore come un pugno nello stomaco. Eppue, pur nella forza delle sue parole, evita la retorica e rimane ancorata ai fatti, così come emergono delle fonti.

Uno degli elementi centrali del libro è proprio il rigoroso apparato documentale: ogni afffermazione è sostenuta da documenti di prima mano, in particolare israeliani, e da numerosi studi e opere di altri studiosi che hanno affrontato il tema. L’autrice insiste sul fatto che le grandi tragedie della storia – ingiustizie, genocidi, pulizie etniche - siano state spesso giustificate in nome di presunte superiorità razziste e suprematiste.

Dalla lettura emerge chiaramente quello che Angela individua come l'obiettivo sotteso al protrarsi di questa violenza: la colonizzazione della Striscia di Gaza e, più in generale, di quell’area del Medio Oriente. Un tema che, riaffiora costantemente e non può essere ignorato.

Il libro propone una riflessione amara e radicale: Gaza viene definita “il capolinea dell’umanità e della legalità internazionale”, simbolo di un fallimento collettivo. Allo stesso tempo, l’autrice ricorda come sulle rovine e sullo sterminio di oltre 60 milioni di indigeni siano sorti quelli che oggi vengono chiamati “Stati democratici”, invitando il lettore a interrogarsi sulle fondamenta storiche e morali del mondo contemporaneo.


da “Quotidiano Bellico” 

di Emergency del 20/04/2026


Negli ultimi mesi la voce di chi vuole convincerci che “la guerra è inevitabile” cerca di farsi sempre più forte. Tra dichiarazioni di esponenti politici, militari e industriali, propaganda sempre più esplicita e scelte di governi e istituzioni, l’escalation è evidente a chiunque legga le notizie che ci circondano.

Per questo abbiamo avviato la rubrica QB – Quotidiano Bellico, con cui vogliamo decostruire la narrazione bellicista che ci circonda attraverso l’analisi e la lettura critica di notizie, interviste e report.

Per ricordare forte e chiaro, che l’Italia (e non solo) ripudia la guerra. E che le cittadine e i cittadini del mondo vogliono la pace. Quotidiano Bellico: chiavi di lettura su quello che succede, che ti invitiamo a condividere e diffondere il più possibile.

La guerra non inizia con le bombe. 

Inizia quanto diventa normale.

La guerra entra nelle nostre vite molto prima dei conflitti armati. È nelle parole che ascoltiamo ogni giorno, nelle immagini che scorrono nei media, nel linguaggio della sicurezza, dell’emergenza, della difesa.
Il quotidiano bellico è l’insieme di narrazioni che rendono la guerra accettabile, inevitabile, lontana dalle responsabilità di chi la subisce e di chi la decide.
Smontarlo significa riconoscere come il consenso alle guerra viene costruito anche in tempo di pace. Questi approfondimenti servono a leggere criticamente ciò che ci viene raccontato ogni giorno e a rifiutare la normalizzazione del conflitto.


da Pressenza del 20/04/2026

Emergency: io obietto la guerra

di Emergency


Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari di guerra e instabilità, EMERGENCY ha lanciato un appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa, al ripristino del servizio militare per contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme.

L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese.

“Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare, presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie.

Gino Strada, nostro fondatore, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e la situazione è sempre la stessa.

Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” dichiara EMERGENCY.

La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla costruzione di una comunità di pace.


Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale. 

Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole persone che si vorranno attivare per:

  • conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla logica della guerra e della militarizzazione;
  • promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche e il sistema educativo);
  • creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate capaci di incidere nel dibattito pubblico.

da Domani del 20/04/2026 

Dopo l'attacco di Trump su Truth

Autoritario e senza freni Netanyahu va alla deriva.


Bibi sa che sul piano interno la sua narrazione vittoriosa è in crisi, il voto anticipato non è da escludere. Anche sul versante internazionale ci sono smottamenti inclusa la sconfitta dell'alleato simbolo Orban.


da Domani del 20/04/2026 

Conflitto dimenticato

La pace in Sudan è lontana.

Ma il mondo è indifferente


Il paese africano è entrato nel quarto anno di guerra consecutivo, eppure nessuno sembra allarmato.

È una crisi epocale ma per la comunità internazionale non è una priorità e non si vuole intervenire.


da Adista del 21/03/2026

<<GLI INSULTI NON MI SPAVENTANO»

di Carla Puligheddu 

(Garante per la Regione Sardegna per l'infanzia e l’adolescenza)


Gent.mi e carissimi familiari, le vostre parole mi commuovono per la potenza emotiva che esprimono e di questo prezioso supporto vi sono grata dal profondo del cuore. La vostra lettera, a seguito della bufera che le istituzioni ecclesiastiche sarde hanno scatenato contro di me, screditandomi, danno conforto rispetto alla purezza delle mie intenzioni: proporre un dialogo per intervenire con chiarezza sull'increscioso fenomeno che i dati della Rete l'Abuso hanno reso noti. Averli divulgati da una Garante regionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza non è piaciuto e con questa reticenza avevo immaginato di dover fare i conti, così come sta accadendo. Sappiate che gli insulti non mi spaventano e che vi starò accanto, ogni volta che avrò l'occasione per farlo, anche dopo questo mandato che si sta chiudendo. 

Con affetto vi abbraccio


Cagliari, 9 marzo 2026


                                  La Garante regionale per 

                                  l'infanzia e l'adolescenza 

                                  dott.ssa Carla Puligheddu