martedì 8 settembre 2026

da Pressenza del 04/09/2026

La rendita che vince, il lavoro che perde da trent’anni: cosa dicono davvero i numeri del 2025

di Francesco Russo


Mentre i salari reali italiani restano sotto i livelli di trent’anni fa, il settore bancario chiude il 2025 con utili record. I dati raccontano uno squilibrio di lungo periodo nella distribuzione del reddito tra lavoro e capitale.

Continuiamo a dire che il capitalismo italiano ha smesso di essere industriale per diventare finanziario, come se fosse una metafora. Non lo è. È una sequenza di bilanci, ed è una perdita che dura da tre decenni, non un incidente di percorso.

Il punto di partenza è la quota di reddito che il valore prodotto dal Paese destina a chi lavora. Le stime più solide, basate sui dati AMECO e riprese dalla letteratura accademica, indicano che in Italia questa quota è scesa dal 66,9% del 1970 al 50% del 2018: un crollo di quasi diciassette punti che coincide, non a caso, con la fine dell’indicizzazione automatica dei salari nel 1992, con l’apertura ai mercati globali e con la lunga stagione delle riforme di flessibilizzazione del mercato del lavoro. Su questo arco storico la letteratura economica, da Torrini agli studi più recenti di Paternesi Meloni e Stirati, è concorde: i salari reali hanno smesso di seguire la produttività, e quel disallineamento è diventato struttura permanente dell’economia italiana.

C’è però un dato che rende questa erosione ancora più netta, perché non riguarda la quota su un aggregato contabile ma il potere d’acquisto concreto delle buste paga. Secondo l’Ocse, tra il 1990 e il 2020 l’Italia è l’unico grande Paese dell’area a registrare una variazione negativa dei salari reali: mentre in Germania, Francia e nei Paesi baltici gli stipendi a prezzi costanti crescevano, anche in misura sostanziale, in Italia diminuivano. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha di recente quantificato la caduta in un 6,6% in termini reali dal 1990. Lo shock inflazionistico del 2021-2022 ha aggravato una tendenza già strutturale: nel solo 2022 i salari reali italiani sono crollati del 7,3% rispetto all’anno precedente, e a inizio 2025 l’Ocse li registrava ancora inferiori del 7,5% rispetto al 2021, il risultato peggiore tra le grandi economie dell’organizzazione. Un lavoratore italiano oggi, in termini di potere d’acquisto, guadagna meno di un collega di trent’anni fa: non è un’impressione, è la fotografia ufficiale.

È in questo quadro che va letto l’aumento nominale del 4,2% dei redditi da lavoro dipendente registrato dall’Istat nei conti 2025 delle società non finanziarie. Non è un segnale di inversione di tendenza, ma in larga parte l’effetto dei rinnovi dei contratti collettivi arrivati dopo anni di CCNL scaduti e bloccati, che nella contabilità di un singolo esercizio producono un salto nominale senza colmare il divario reale accumulato nel decennio precedente. Allo stesso modo, il fatto che il tasso di profitto delle imprese non finanziarie sia sceso al 43,3% nel 2025, dal 44,1% del 2024, non racconta un’inversione strutturale: è l’oscillazione di un solo anno, misurata su una base che resta comunque quella di un’economia in cui, dal 1970 a oggi, la parte spettante al capitale è cresciuta di quasi venti punti percentuali. Un anno di sottoscrizioni contrattuali non cancella mezzo secolo di moderazione salariale, così come una rondine non fa primavera.

Il contrasto più stridente, in questo senso, resta quello con il settore bancario. Nel 2025 le banche italiane hanno chiuso l’anno con utili netti record: 47,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023, secondo l’analisi del Centro Studi Unimpresa su dati di Banca d’Italia. Il quinquennio 2021-2025 ha prodotto complessivamente 176,5 miliardi di utili netti aggregati, il periodo più profittevole nella storia recente del settore. Il motore resta il margine di interesse, cioè la differenza tra quanto le banche incassano sui prestiti e quanto pagano sui depositi: per anni le famiglie e le imprese indebitate hanno pagato di più per lo stesso prestito, mentre chi teneva i risparmi in conto corrente ha visto remunerazioni pressoché ferme. E questi utili record procedono insieme a una riduzione dell’occupazione: circa 8mila posti di lavoro in meno nel settore secondo i dati diffusi da First Cisl, mentre i primi cinque gruppi bancari sfioravano i 28 miliardi di utili con una crescita del 10,6%.

La lezione che se ne ricava non è la fine del lavoro come fattore produttivo, ma la conferma che il tempo lungo dell’economia italiana ha una direzione precisa, e quella direzione non si inverte per un rinnovo contrattuale o per un’oscillazione annuale del margine industriale. Trent’anni di salari reali fermi o in calo restano il dato costitutivo, mentre la rendita finanziaria continua a crescere staccandosi sia dalla produzione sia dall’occupazione che dovrebbe generare.

Chi continua a chiedere moderazione salariale in nome della competitività dovrebbe spiegare perché quella stessa moderazione non è mai stata chiesta a chi, nello stesso anno, ha distribuito miliardi di dividendi tagliando migliaia di posti di lavoro.


da ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

La guerra ibrida è già in Europa

di ISPI Daily Focus


Con l'accusa formale di Berlino a Mosca per i droni di Lipsia, l'Europa dichiara che la guerra ibrida è già in corso. Resta aperta la domanda su come rispondervi.

La guerra ibrida è realtà. Il ritrovamento di droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, in Germania, che le autorità tedesche hanno ricondotto direttamente alla Russia, segna uno spartiacque e un inasprimento sul suolo europeo del conflitto con Mosca. La moltiplicazione degli attacchi ibridi “è la nuova normalità (…) e questo significa essere pronti a rispondere al comportamento sconsiderato della Russia in modo più rapido ed efficace”, ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in una conferenza stampa congiunta con il segretario della Nato Mark Rutte in cui hanno avvertito che “non rinunceranno a sostenere l’Ucraina nonostante i tentativi di intimidazione russi”. L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas si augura che Lipsia e gli altri attacchi ibridi in Europa “siano anche una sveglia per i paesi che non sono stati abbastanza decisi” nel sostegno all’Ucraina. Da Bruxelles a Parigi la risposta dei leader Ue è stata compatta nella retorica ma assai meno negli strumenti a disposizione: perché se l’accusa, di un attacco di stato contro il territorio dell’Unione, non è più in discussione, la reazione resta un terreno scivoloso, a metà tra solidarietà e cautela.

Cosa è successo a Lipsia?

A segnare la svolta è stata, il 1 settembre, la conferenza stampa congiunta dei ministri degli Interni e degli Esteri tedeschi Alexander Dobrindt e Johann Wadephul, d’intesa con il cancelliere Friedrich Merz. Dietro ai tre droni carichi di esplosivi rinvenuti all’aeroporto di Lipsia nei pressi di aerei cargo Antonov diretti in Ucraina tra il 4 e il 14 agosto – hanno dichiarato – c’è la mano della Russia, che sta conducendo una guerra ibrida contro la Germania e l’Europa. Per la prima volta un governo europeo ha attribuito pubblicamente e senza ambiguità un’operazione ibrida di questa portata a Mosca. Di conseguenza, il governo tedesco ha deciso di chiudere il consolato generale russo a Bonn e Russisches Haus (“Casa Russia”), il centro culturale nell’ex Berlino Est da tempo considerato un fulcro di spionaggio da parte di Mosca nel cuore della capitale tedesca. Non è un episodio isolato: già ad agosto l’intelligence statunitense aveva avvertito che Vladimir Putin, pur di non arretrare in Ucraina, potrebbe ricorrere ad azioni ibride contro Paesi Nato per testarne la coesione. Mosca ha respinto le accuse come “infondate e assurde”, promettendo contromisure.

Non solo droni

La ‘cassetta degli attrezzi’ della guerra ibrida è più ampia di quanto l’episodio di Lipsia lasci intendere. Droni, attacchi informatici e incendi in fabbriche e depositi di armi, ma anche interferenze nel dibattito pubblico, spionaggio, corruzione e finanziamenti occulti ai partiti populisti e antieuropei: la lista delle attività è variegata e non si limita strettamente all’ambito militare. Anche gli obiettivi sono molteplici. Da un lato, testare i tempi di reazione e le vulnerabilità difensive di un avversario. Dall’altro, alimentare un clima di allarme diffuso, capace, nel tempo, di erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e la coesione politica interna. Il vantaggio, per chi li mette in atto, è che si tratta di strumenti a basso rischio. Raramente innescano una risposta militare, e spesso l’opinione pubblica del paese colpito è essa stessa restia a un’escalation, preferendo la via negoziale. È comunque indubbio che questa improvvisa impennata di tensioni sia chiaramente legata all’intensificazione della campagna militare in Ucraina, in cui Mosca sta approfittando della carenza di missili delle difese aeree ucraine, che gli europei stanno cercando di compensare. Ed è proprio questo supporto che la Russia sta prendendo di mira. Non è da escludere, in questo schema, che gli attacchi ibridi possano moltiplicarsi proprio per esasperare le divisioni interne all’Ue, riportando l’interrogativo a una questione tanto militare quanto politica: dov’è, per l’Alleanza atlantica, la soglia che separa la pressione ibrida da un attacco vero e proprio?

Quando chiamarla “guerra”?

Anche se un attacco ibrido conclamato contro uno stato membro della Nato potrebbe attivare gli Articoli 4 e 5 dell’alleanza, in pratica l’intervento militare non scatta automaticamente. Il caso tedesco è indicativo: Berlino ha attribuito pubblicamente la responsabilità a Mosca, ma non ha chiesto una consultazione formale in sede Nato. Se l’obiettivo fosse stato coinvolgere l’alleanza, sarebbe stato il momento di invocare l’Articolo 4 e solo successivamente, eventualmente, l’Articolo 5. Nel trattato, infatti, è lo stato colpito a dover attivare la procedura, non si tratta di un automatismo collettivo. A complicare ulteriormente il quadro è la natura stessa degli attacchi ibridi: gli stati tendono a tenerli riservati, e anche quando emergono resta la difficoltà di fornire prove schiaccianti per attribuirne la responsabilità. Di certo c’è che, pur in assenza di una ‘pistola fumante’ (il confine tra guerra ibrida e atto di guerra aperta è labile), l’Europa si trova di fronte a un conflitto ambiguo perché non dichiarato.

 SE QUALCHE VOLTA

 

Se qualche volta, tra stanchezza ed incertezza, ci rifugiamo talmente in casa da non sentire più il grido delle strade e voltiamo le spalle ad ogni proposta di impegno… 

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se qualche volta, anziché guardare con fiducia alla terra spaziosa, alle mille piccole possibilità di dare una mano, ci lasciamo distrarre da tante banalità e corriamo dietro al vento…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se qualche volta ci abbandoniamo alla nostalgia del tempo che fu anziché vivere questo tempo del mondo e della chiesa raccogliendo tutte le occasioni per essere attivi e partecipi nelle trasformazioni possibili…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se qualche volta abbiamo compiuto dei passi falsi, ci siamo inoltrati in esperienze superficiali e senza meta e facciamo fatica a cambiare direzione alla nostra esistenza quotidiana…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se qualche volta per le fatiche della vita, per le delusioni, per i nostri errori ci siamo rinchiusi nella disistima di noi stessi, nella sfiducia verso tutto e tutti, siamo caduti nella disperazione e nei sensi di colpa…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se qualche volta il pregiudizio o la voglia di non esporci ci ha fatto chiudere il cuore verso persone che vivono esperienze diverse dalle nostre e ci siamo accodati per viltà ai luoghi comuni della cultura razzista…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se non abbiamo ancora scoperto che anche noi, piccole creature, abbiamo un cuore che sa amare, delle mani che sanno intrecciare azioni di solidarietà, tempo che può essere gratuitamente condiviso e tutto questo rende più bella e felice la nostra vita…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se qualche volta abbiamo giudicato con precipitazione ed arroganza il nostro prossimo oppure se abbiamo taciuto quando avremmo potuto e dovuto esprimerci a difesa di una persona debole, offesa, calpestata nei suoi diritti…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se la nostra religiosità è più fatta di abitudini che di scelte consapevoli di fede e di partecipazione responsabile alla vita della comunità intesa come opera comune…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

Se non abbiamo ancora fatto penetrare nei nostri cuori la gioiosa e tonificante consapevolezza che Tu, o Dio, credi in noi più di quanto noi crediamo in Te…

     Aiutaci a ritrovare il sentiero di Gesù.

 

Franco Barbero

PREGHIERE D’OGNI GIORNO, Pregare e lottare: una sintesi vitale

2021

lunedì 7 settembre 2026

 da Il Fatto Quotidiano 3/09/2026

 

Vittima di omofobia trovato morto in casa

 

E’ stato trovato senza vita nella sua casa di Vigevano (Pavia) il 21enne di origini salvadoregne che il 21 agosto era stato vittima di un’aggressione omofoba. In quella circostanza il 21enne era stato avvicinato da due persone che avevano iniziato a insultarlo con offese legate al suo orientamento sessuale e successivamente lo avevano spinto facendolo cadere nel Naviglio Sforzesco. Il ragazzo era stato portato al pronto soccorso senza però formalizzare alcuna denuncia nei confronti dei due responsabili, poi identificati e denunciati con l’accusa di discriminazione legata all’orientamento sessuale, lesioni personali, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.

 da Il Manifesto del 3 settembre 2026

MICHELE GIORGIO

 

ISTITUTI CRISTIANI SOSPENDONO L’INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO DOPO I PERMESSI NEGATI AGLI INSEGNANTI DELLA CISGIORDANIA

 

Gerusalemme, Israele impone il suo programma alle scuole palestinesi

 

 

All’inizio del nuovo anno scolastico, i problemi di studenti e insegnanti palestinesi di Gerusalemme Est potrebbero apparire marginali rispetto a quelli enormi di Gaza, dove il sistema educativo è stato in buona parte distrutto dai bombardamenti israeliani e i ragazzi, nel migliore dei casi, seguono le lezioni in tende. Senza dimenticare che molte delle scuole ancora in piedi ospitano sfollati. Ma l’attacco al sistema educativo palestinese è incessante anche nella zona occupata di Gerusalemme. Nel primo giorno del nuovo anno, le scuole private e cristiane di Gerusalemme hanno sospeso le lezioni per protestare contro il mancato rinnovo, da parte delle autorità israeliane, dei permessi di ingresso per insegnanti e dipendenti palestinesi provenienti dalla Cisgiordania.

PARALLELAMENTE, nelle scuole municipali di Gerusalemme Est, Israele ha ampliato l’imposizione del proprio programma scolastico. L’obiettivo non è certo quello di ridurre il gap nell’apprendimento e nell’insegnamento tra palestinesi e israeliani nella città. Il fine è politico: esercitare una piena sovranità sulla zona est della città, che Israele ha occupato nel 1967 e che ha annesso unilateralmente, anche nell’istruzione.

La mobilitazione è stata immediata. Le scuole cristiane, in cui studiano anche tanti ragazzi musulmani, hanno annunciato la sospensione delle attività per più di 8.500 studenti di fronte ai permessi negati. I palestinesi della Cisgiordania occupata devono ottenere un’autorizzazione israeliana per entrare a Gerusalemme Est. Per gli insegnanti, la possibilità di raggiungere la propria scuola dipende dal via libera concesso dalle autorità di occupazione.

IL GOVERNO Netanyahu, peraltro, nell’ennesimo atto volto a delegittimare l’Autorità nazionale palestinese (Anp), i cui programmi scolastici vengono adottati a Gerusalemme Est, ha deciso che i docenti che si sono formati in Cisgiordania non potranno insegnare nella città santa. «Circa 170 insegnanti provengono da Betlemme e da altre città della Cisgiordania», spiega Ibrahim Faltas, noto esponente della Custodia francescana di Terra santa. «Il loro lavoro spesso è l’unico reddito per le loro famiglie».

In una lettera del 10 marzo, il ministero dell’Istruzione aveva avvertito che, per l’anno scolastico 2026-2027, avrebbero potuto essere assunti soltanto insegnanti titolari di certificazioni israeliane. Due mesi prima, la Knesset aveva approvato una legge che vieta l’impiego come insegnanti, presidi o supervisori nei sistemi educativo israeliano e di Gerusalemme Est a chi possiede un titolo ottenuto presso istituzioni di istruzione superiore dell’Anp. Nel 2025-2026 gli studenti della parte orientale della città erano circa 110 mila e il personale docente circa 6.700. E una parte consistente degli insegnanti ha studiato nelle università della Cisgiordania. Escludere quei titoli significa ridurre sensibilmente il bacino dal quale le scuole possono reclutare il proprio personale.

MENTRE SI RESTRINGE lo spazio per gli insegnanti formati nel sistema palestinese, cresce quello del curriculum israeliano. Dal nuovo anno scolastico, tutte le nuove classi dalla prima alla settima delle scuole municipali di Gerusalemme Est dovranno adottare il programma israeliano. La misura coinvolge oltre 45 mila studenti. Dopo l’occupazione del 1967, il sistema scolastico di Gerusalemme Est era rimasto collegato ai programmi utilizzati in Cisgiordania, prima basati sul curriculum giordano e poi su quello dell’Anp. Le imposizioni hanno già alzato la quota degli studenti che seguono il programma israeliano: il 36 per cento degli alunni di Gerusalemme Est già studia secondo quel curriculum.

L’AZIONE DI FORZA è stata favorita anche dalla progressiva separazione di Gerusalemme Est dalla Cisgiordania. Posti di blocco, restrizioni alla mobilità e il Muro hanno reso sempre più difficile per i palestinesi della città mantenere rapporti quotidiani con le istituzioni della Cisgiordania. Di conseguenza, l’accesso alle università israeliane, al mercato del lavoro e alla lingua ebraica ha acquisito per tante famiglie palestinesi di Gerusalemme un peso crescente. «Contrariamente alle speranze di alcuni politici di destra, studiare secondo il programma israeliano non trasformerà i palestinesi di Gerusalemme in sionisti né cancellerà la loro identità palestinese», ha ironizzato Nir Hasson sulle pagine di Haaretz.

 

 FESTA PER FRANCO!


(5 Settembre 2026, nella sala del Tempio valdese a Pinerolo)


G: Eccoci insieme per un momento di preghiera e condivisione .

Oggi vogliamo festeggiare Franco con Rosario e Vincenzo, che da

Palermo ci onorano della loro presenza.

Questi amici, dopo questo momento di preghiera, ci spiegheranno il

motivo di questa festa.

Iniziamo con un momento di silenzio per preparare il nostro cuore alla

lode a Dio.

Preghiamo con le parole del Salmo 34 che ci ricorda quanto Dio sia

vicino agli ultimi della terra.


Benedirò il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore,

ascoltino gli umili e si rallegrino.


Celebrate con me il Signore,

esaltiamo insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore e mi ha risposto

e da ogni timore mi ha liberato.


Guardate a lui e sarete raggianti,

non saranno confusi i vostri volti.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta,

lo libera da tutte le sue angosce.


L’angelo del Signore si accampa

attorno a quelli che lo temono e li salva.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore;

beato l’uomo che in lui si rifugia.


Temete il Signore, suoi santi,

nulla manca a coloro che lo temono.

I ricchi impoveriscono e hanno fame,

ma chi cerca il Signore non manca di nulla.


Venite, figli, ascoltatemi;

vi insegnerò il timore del Signore.

Chi è qualcuno che desidera la vita

e brama lunghi giorni per gustare il bene?



Preserva la lingua dal male,

le labbra da parole bugiarde.

Sta lontano dal male e fa’ il bene,

cerca la pace e perseguila.


Gli occhi del Signore sui giusti,

i suoi orecchi al loro grido di aiuto.

Il volto del Signore contro i malfattori,

per cancellarne dalla terra il ricordo.


Gridano e il Signore li ascolta,

li salva da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,

egli salva gli spiriti affranti.


Molte sono le sventure del giusto,

ma lo libera da tutte il Signore.

Preserva tutte le sue ossa,

neppure uno sarà spezzato.


La malizia uccide l’empio

e chi odia il giusto sarà punito.

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,

chi in lui si rifugia non sarà condannato.


G: In questi cinquant’anni e più Franco con la sua vita ci ha testimoniato

una cosa semplice, ma sempre difficile da realizzare: Dio ha bisogno

delle nostre mani e dei nostri piedi per realizzare il suo Regno di pace e

giustizia.


Etty Hillesum nel suo Diario ce lo racconta con parole significative:


“Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero

sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano

immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio,

soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi

delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una

certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti

affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso

prometterti nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e

cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e

in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare in

questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzetto

di te in noi stessi, mio Dio.

E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di

altri uomini. Si, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per

modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita.

Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a

dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la

mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere

fino all’ ultimo la tua casa in noi.

(Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi 1996, pp. 169-170).

 

G: In questo giorno che festeggiamo con amici venuti da lontano, vogliamo

dire il nostro grazie a Dio perché ci ha fatto il dono di incontrare Franco,

umile profeta che ha cambiato le nostre vite per sempre.

Franco è un uomo di studio e di parola ed è un uomo della strada, che si

è mescolato con gli ultimi e le ultime, guardando le persone negli occhi e

chiamandole per nome.

Grazie Dio per averlo messo sulla nostra strada, che Tu sia benedetto!

Ascoltiamo questa preghiera:

Dio è giorno e notte, inverno

estate,

guerra e pace, sazietà e fame,

muta come il fuoco quando si

mescola ai profumi odorosi

prendendo di volta in volta il loro aroma

l’uomo ritiene giusta una cosa

ingiusta l’altra

per Dio tutto è bello buono e giusto.    (Eraclito)


PADRE NOSTRO

PREGHIERE E RIFLESSIONI COMUNITARIE

Terminiamo questa celebrazione ascoltando questa preghiera:

LA NOSTRA PREGHIERA FRETTOLOSA

Ti consegno, Signore, questa mia preghiera fatta di monosillabi, di frasi

rotte e piena di ellissi; questa povera preghiera, stipata tra andirivieni,

sempre con il mio cuore mezzo in fuga, in questo senza tregua.

Ti affido, Signore, questa preghiera fatta più di sguardi che di discorsi,

pieno di petizioni accese come un SOS, cucite insieme da frammenti, di

gesti nervosi a cui non diamo il tempo necessario per crescere; questa

preghiera che ti rivolgo, sperando, nonostante tutto, che diventi un

legame, una corda allungata che ci leghi insieme.

Ti do, Signore, questa preghiera, scollegata come una conversazione

senza un fine, questo pasto fatto solo di briciole; questa linea

tratteggiata fatta solo di intenzioni rimandate; questa agitazione che tu

chiami ad accettarsi e a trasformarsi in ascolto, ma che non riesco quasi

mai a raggiungere.

Ti affido, Signore, questa preghiera che ripeto mentalmente, come una

tabella di moltiplicazione, ma in cui non entro con quello che sono;

questa preghiera, piena di formule che ricostruisco senza lasciarle fiorire

ed estendere nel profondo di me stesso; questa preghiera che è

formalmente corretta, ma dalla quale il corpo e la vita sono assenti.

Ti affido, Signore, questa preghiera, ancora agli inizi dopo tanti anni;

esitante e zigzagante, anche se non smetti mai di essere con me; questa

mia preghiera che avanza nei giorni tra ciechi inciampi, anche se mi porti

tra le tue braccia.

(José Tolentino Mendonça)

Per le Comunità di Pinerolo, Via Città di Gap, e Piossasco, Carla e M.Grazia