lunedì 20 luglio 2026

 

La Parola GRAZIE, o Dio.


E’ quello che mi esce dal cuore ogni giorno.

Ora che il mio cammino è giunto al termine, o Dio, Te lo dico con più fiducia, perché dopo la morte, la mia piccola vita sarà tutta in Te.

Ora che le persone che ho accompagnato non hanno il tempo per il mio telefono, provo un grande dolore, ma capisco bene che non sono occupate per un nulla, ma per mille motivi e comunicazioni familiari.

E proprio giunta l'ora della ”Partenza“.

Ho un numero enorme di telefonate perse. Sono parecchi giovani. Oggi ho telefonato per 45 minuti con Erika di Napoli, altri vogliono parlarmi al telefono. Con tre giovani di 25 - 28 anni, di Roma e Palermo, ho usato il videotelefono.

Ora la voce c'è ancora e parlare al telefono è delizioso e faticoso.

Grazie, o Dio, che mi doni questi incontri dove sono giovani a chiedermi di dialogare sulla loro ricerca di fede e mi mandano tanti baci e mi assicurano che pregheranno anche per me.

Ci lasciamo sempre con un abbraccio telefonico dicendo insieme grazie a Dio, mentre talvolta qualche lacrima scende.

Franco Barbero, 13 luglio 2026

 

da Pressenza del 16/07/2026

Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio”: il 20 agosto a Torre Pellice

di Redazione Italia

Il titolo dell’iniziativa che si svolgerà nell’ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi – riferisce DallapartediAbele – è tratto dal secondo documento di Kairos Palestine, elaborato dal movimento ecumenico non violento dei cristiani palestinesi, che nell’occasione rinnova l’appello alla giustizia e chiede una urgente risposta cristiana globale interrogando anche le chiese occidentali sulle questioni di fede poste dal presente, che rischia di tradursi nella scomparsa effettiva delle comunità cristiane dalla Palestina”.

L’incontro pubblico è organizzato da DallapartediAbele insieme agli Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace (UCEBI), alla Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e al Centro Interconfessionale della Pace (CIPAX), con il patrocinio della locale Chiesa Valdese, del Comune di Torre Pellice e della Fondazione-Centro Culturale Valdese e in collaborazione con Radio Beckwith, che trasmetterà la diretta radiofonica.

I promotori spiegano che al centro dell’incontro saranno “le richieste e l’appello dei cristiani palestinesi che ascolteremo dalla viva voce di Munther Isaac, uno dei principali co-autori del documento Kairos II, pastore luterano, teologo e rettore del Betlehem Institute, che ha accettato con piacere il nostro invito a presiedere la serata come ospite d’onore e che sarà accompagnato dalla moglie”.

A interloquire con lui e a moderare il dibattito che seguirà sarà la giornalista RSI e caporedattrice di Voce Evangelica, Gaëlle Courtens, esperta e profonda conoscitrice del mondo evangelico italiano ed europeo.

La serata fa idealmente seguito ai due incontri online da noi organizzati “Perché non ci ascoltate?” e “Come rispondiamo” – precisa il gruppo DallapartediAbele nel comunicato stampa –. Ci piace inoltre segnalare che nei giorni scorsi diverse importanti organizzazioni protestanti e accademiche hanno preso significative posizioni in merito al documento Kairos II, invitando le proprie chiese a leggerlo e ad ascoltare la voce dei palestinesi”.

In specifico, il gruppo DallapartediAbele riferisce che

Martedì 30 giugno la più grande organizzazione delle chiese presbiteriane, PCUSA, ha votato a stragrande maggioranza a favore del riconoscimento come genocidio della guerra di Israele a Gaza. Inoltre, l’assemblea generale riunita a Milwaukee (Wisconsin) dal 22 giugno al 2 luglio ha invitato i presbiteriani a esercitare pressioni sul Congresso USA affinché imponga un embargo sulle armi destinate a Israele e a boicottare i prodotti israeliani che contribuiscono alla guerra.
La scorsa settimana anche l’American Academy of Religion ha adottato una risoluzione di solidarietà con Gaza che condanna il governo israeliano per il conflitto in corso, definendolo un genocidio. L’associazione di studiosi di scienze religiose, che vanta 6.000 membri in tutto il mondo, ha fatto riferimento alla guerra durante la sua assemblea annuale ad Atlanta, definendola uno “scolasticidio”, ovvero un “tentativo deliberato di distruggere completamente il sistema educativo palestinese”. La mozione è stata approvata dal 98% dei membri, secondo quanto riferisce The New Arab.
Lo scorso 2 luglio la Conferenza della Chiesa Metodista di Gran Bretagna ha ascoltato le voci dei cristiani di Palestina e ha invitato le chiese a riflettere su Kairos II. La mozione chiedeva inoltre al Presidente della Conferenza di scrivere al Primo Ministro e al Ministro degli Esteri del Regno Unito e agli organi di governo delle altre giurisdizioni in cui la Chiesa Metodista di Gran Bretagna è presente, esortandoli a rispettare il diritto internazionale e ad adottare le misure delineate nella dichiarazione Time to Act che recita “Together with others, I hear the call of Palestinian Christians and stand alongside all those living and working for a just peace in Palestine and Israel. I will listen, learn, live, and act in ways that support justice, human dignity, and freedom for all who call the Holy Land home.
Infine, il 12 luglio, dopo un intenso e prolungato dibattito e malgrado le forti pressioni contrarie ricevute, il Sinodo Generale della Chiesa di Inghilterra ha approvato a stragrande maggioranza e in tutti e tre i suoi ordini (laici, clero e vescovi) una mozione che impegna alla solidarietà e all’ascolto dei cristiani palestinesi, a favore della verità, del diritto internazionale e di una revisione delle politiche di investimento della Chiesa.

 da Pressenza del 15/07/2026


L’Italia delle professioni invecchia e i giovani pagano il conto

di Giovanni Caprio



In cinquant’anni l’età mediana della popolazione è salita da 33 a 49 anni, i giovani si sono dimezzati e gli over 65 sono raddoppiati. Questo squilibrio demografico si riflette direttamente sulla libera professione: meno ingressi, più pensionamenti, percorsi più lenti. Le nuove generazioni faticano a entrare, mentre la platea dei professionisti si sposta verso età sempre più mature, ampliando la distanza tra giovani e senior lungo tutto il ciclo di vita.

È quanto emerge dal rapporto Generazioni a confronto tra demografia e redditi”, realizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni e curato da Ludovica Zichichi, Camilla Lombardi e Alessia Negrini. La ricerca rivela che nel 2025 i lavoratori dipendenti under 35 rappresentano il 24% del totale, mentre tra i liberi professionisti scendono al 16% e tra gli altri indipendenti al 15%. L’età mediana dei professionisti raggiunge i 50 anni tra gli uomini e 46 tra le donne che, pur essendo mediamente più giovani, stanno rapidamente convergendo verso le fasce più mature. Il lavoro dipendente mantiene una struttura più equilibrata grazie a canali di ingresso più standardizzati, mentre la libera professione richiede tempi di avviamento più lunghi, stabilità economica iniziale e reti consolidate, condizioni che favoriscono le generazioni più mature e rendono più selettivo l’ingresso dei giovani. Il rapporto tra under 35 e over 55 evidenzia un ricambio generazionale già debole nel 2015 e ulteriormente peggiorato nel 2025. Tra gli uomini la presenza dei giovani resta strutturalmente bassa; tra le donne il vantaggio iniziale si riduce fino a scendere, a partire dal 2022, sotto la soglia della parità.

Nel lavoro dipendente, si legge nel Rapporto, si osserva un processo di invecchiamento contenuto e relativamente uniforme, che riflette comunque il più ampio cambiamento della struttura demografica della popolazione. L’età mediana passa da 44 anni nel 2015 a 46 anni nel 2025, con differenze di genere limitate: uomini e donne partono da un livello simile e presentano nel 2025 uno scarto ridotto, con le donne leggermente più mature. Anche il rapporto giovani/maturi diminuisce nel tempo, coerentemente con l’invecchiamento generale, ma resta su livelli prossimi alla parità per entrambi i sessi e mostra differenze di genere contenute. Il comparto mantiene, quindi, una struttura per età relativamente bilanciata. Il quadro muta significativamente nel lavoro indipendente e in particolare tra i liberi professionisti. L’età mediana risulta più elevata e differenziata per sesso: nel 2025 raggiunge i 50 anni tra gli uomini e i 46 tra le donne. Tale divario riflette una diversa stratificazione temporale dell’ingresso nella professione, con una componente femminile mediamente più giovane in quanto più recentemente inserita. Guardando al rapporto tra giovani e maturi, il quadro appare ancora più chiaro. Tra i liberi professionisti il ricambio è già debole nel 2015 e peggiora nel 2025, con un numero di giovani nettamente inferiore a quello dei lavoratori più maturi.

Parallelamente all’invecchiamento degli occupati, cambia la distribuzione dei redditi lungo il ciclo di vita. Se nel 1987 i giovani tra 25 e 34 anni percepivano redditi pari al 97% della media complessiva, nel 2022 scendono al 78%: quasi 20 punti percentuali di reddito persi in 35 anni. La tradizionale curva “a campana” si abbassa nelle età iniziali e si sposta in avanti nelle fasi centrali, segnalando una maturità economica più tardiva e un avvio professionale più ripido. Nel lavoro indipendente le differenze sono ancora più marcate: alla fine degli anni ’80 i giovani autonomi guadagnavano il 20% in più dei senior, mentre nel 2022 guadagnano il 16% in meno. L’analisi evidenzia un divario generazionale persistente: i giovani restano stabilmente sotto la fascia mid-career (35–54 anni), i senior sopra, con una distanza che nel lavoro autonomo continua ad ampliarsi. Le nuove generazioni faticano a entrare nella libera professione, le opportunità di progressione economica sono più lente, i redditi iniziali più bassi e la distanza dai senior tende ad ampliarsi soprattutto dopo la crisi del 2008, che ha colpito in modo asimmetrico le generazioni più giovani, prive di posizioni consolidate. Le differenze di genere si intrecciano con quelle generazionali, con le giovani donne che mostrano divari leggermente inferiori rispetto ai giovani uomini, ma solo perché l’intera distribuzione dei redditi femminili è più compressa. Non è un vantaggio, bensì un segnale di fragilità strutturale.

Le pari opportunità non rappresentano un semplice vessillo da esibire”, ha sottolineato Raffaele Loprete, delegato di Confprofessioni a Giovani, Pari opportunità e Politiche Gender Gap. “Sono un principio di governo, una leva di politica economica, una responsabilità verso la comunità nazionale. Un Paese che valorizza il merito, che offre ai giovani le condizioni per costruire il proprio futuro e che consente alle donne di esprimere pienamente il proprio talento è un Paese che cresce, innova e si rafforza. In definitiva, è un Paese migliore”.











domenica 19 luglio 2026

 Un EBOOK interessante...

Stellantis cadente

di Andrea Tundo – PaperFirst – Euro 3,99


L’eclissi dell’auto italiana combacia con lo smantellamento dei pezzi italiani del proprio impero da parte della famiglia Agnelli, da decenni sostanziale monopolista della costruzione di vetture nel nostro Paese. Se nel 1999 il nostro Paese produceva ancora 1,4 milioni di autoveicoli e la Fiat Punto dominava le vendite in Europa, oggi il settore sta vivendo una crisi senza precedenti, peggiorata ma non creata dallo stravolgimento del mercato sotto la spinta dell’Unione Europea sull’elettrico e l’avanzata dei costruttori cinesi. La repentina accelerazione del declino è legata alla trasformazione della storica Fiat in Fca prima e Stellantis poi: il mutamento ha via via rinsecchito le radici italiane nonostante i vertici, a iniziare da John Elkann, continuino a dipingere Torino come il “cuore” dell’azienda. Intanto però le fabbriche si svuotano e la produzione nel 2025 ha toccato i minimi dal 1954. Il baricentro del gruppo si è spostato così nell’Est Europa per poi puntare al Nord Africa, mentre in altri Stati continentali, come la Spagna, la casa costruttrice assembla oggi molto più che in Italia. Ora un fiume di investimenti sta per prendere la via degli Stati Uniti, lasciando negli stabilimenti che furono della Fiat incertezze e progetti rinnegati come la gigafactory di Termoli. Tra proteste e un titolo declassato dalle principali agenzie di rating, mentre il governo difende la linea aziendale, l’obiettivo di tornare a un milione di auto prodotte entro il 2030 resta l’ultima, incerta e sempre più complessa scommessa per rianimare un settore strategico inesorabilmente in panne.

 da Domani del 22/06/2026

Resistere agli antibiotici

La pandemia silenziosa che spaventa l’Italia

di Francesca Paola Iannaccone


La resistenza antimicrobica avanza come una crisi lenta e silenziosa, destinata – secondo diversi rapporti internazionali – a diventare una delle principali cause di morte entro il 2050. In Italia, dove l’uso degli antibiotici rimane elevato in ambito ospedaliero, nella medicina territoriale e in alcuni comparti zootecnici, l’emergenza è già evidente.

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce il crescente disinteresse dell’industria farmaceutica verso lo sviluppo di nuovi antibiotici, un settore considerato poco remunerativo e quindi oggetto, negli ultimi anni, di una riduzione consistente degli investimenti. Al Sacco di Milano, il professor Andrea Gori, direttore dell’Unità di malattie infettive, osserva quotidianamente gli effetti di questa tendenza.

<<In Italia il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è ormai un’emergenza sanitaria>>, afferma. <<Stiamo vivendo un aumento esponenziale di infezioni sostenute da patogeni non più sensibili agli antibiotici, con una stima di un tasso compreso tra 12-18mila morti all’anno>>. Secondo Gori, i batteri resistenti non circolano più soltanto nei reparti specialistici: <<I patogeni resistenti non sono più confinati agli ospedali, ma circolano anche nella comunità. Colpiscono soprattutto infezioni urinarie e sepsi. Nei reparti ospedalieri interessano principalmente i pazienti fragili in terapia intensiva e in lungodegenza. Nelle Rsa il fenomeno è sottostimato, ma probabilmente in aumento>>.

Ricerca in difficoltà

L’abuso o l’uso non ottimale degli antibiotici continua a essere un fattore determinante. <<Sì, contribuisce direttamente allo sviluppo della resistenza>>, spiega. La pressione prescrittiva resta significativa soprattutto a livello territoriale. <<Sul territorio il consumo è maggiore, in parte per le limitazioni diagnostiche dei medici di medicina generale>>, osserva.

Anche la ricerca appare in difficoltà. <<Lo sviluppo di nuovi antibiotici è costoso e ad alto rischio: quando un farmaco sarà pronto tra dieci anni, i patogeni potrebbero essere già cambiati. Attualmente non ci sono nuovi antibiotici in pipeline, quindi nei prossimi dieci anni non avremo farmaci nuovi>>.

Per il futuro immagina strategie integrate: <<Oltre agli antibiotici tradizionali, si vanno valutando nuove strategie: terapia fagica, vaccini contro patogeni multiresistenti e anticorpi monoclonali. E’ essenziale promuovere l’uso corretto dei farmaci e una prescrizione responsabile, con gli infettivologi presenti anche sul territorio>>.

12mila decessi l’anno

Il quadro nazionale è delineato anche dai dati dell’Istituto superiore di sanità. <<Le stime più citate indicano circa 12.000 decessi l’anno in Italia per infezioni resistenti, pari a un terzo del totale europeo>>, spiega il dottor Fortunato Paolo D’Ancona, dirigente di Ricerca del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. <<Per i costi si parla di circa 2,4 miliardi di euro l’anno, gran parte legati alle giornate di degenza aggiuntive>>.

Un fenomeno che presenta differenze territoriali significative. <<Le regioni con i tassi più elevati si trovano nel Centro-Sud, in particolare Sicilia, Calabria e Puglia>>, sottolinea D’Ancona.

 Una chiesa che va indietro…

Continua la chiesa dalle fulgide dichiarazioni, ma si torna al rosario mariano in molte situazioni funebri. I funerali sono la grande risorsa pastorale e in essi trionfano le liturgie mariane e il vocabolario dei dogmi dell’espiazione e del purgatorio, del Gesù morto in espiazione dei nostri peccati. Tutto fa brodo e i linguaggi liturgici sono molto efficaci e ritorna il pensiero del purgatorio e di un Dio contabile che dà il paradiso subito ai totalmente in regola con tutti i dogmi. Per gli altri basta il purgatorio e un po di suffragio con messe e rosari. Il crocifisso dice che Gesù ha espiato e tornano in auge rosari e riti simili per rassicurare del perdono dimenticando che siamo figli di un PADRE che tutti e tutte attende tra le sue braccia. E’ questo amore accogliente di tutti, opera di Dio solo, ciò che fa seguito alla morte.

Esiste una chiesa diffusa che va indietro. In queste ultime settimane ho ascoltato tante persone come mai e ho partecipato ai riti funebri in parecchie chiese. Mai come in questo ultimo anno chiesa significa tornare indietro secondo i dogmi e i riti che il potere ecclesiastico ha costruito nei secoli e mediante i concili e correlati. C’è poi un modo nuovo di costruire questa chiesa che guarda e va indietro. Come fa, tra altri mille, il cardinale di Torino appena sessantenne: fa il girotondo dei preti che vengono spostati da una parrocchia all’altra (spesso stranieri e responsabili temporanei anche di tre centri ecclesiastici e la cui storia e cultura spesso è estranea al popolo di cui sarebbe pastore. Venga al Pride vestito da cardinale. Allora potrò constatare con gioia che questo passo è compiuto.

                           don Franco Berbero – luglio 2026

sabato 18 luglio 2026

 

da Il Manifesto del 03/06/2026

Tra criminalità, tratta e silenzi i migranti diventano schiavi

di Silvio Messinetti



«Già nel 2020 ai tempi del Covid avevamo capito che la miccia era pronta ad esplodere ed avevamo presentato una denuncia in Procura. La strage di Amendolara ha dimostrato plasticamente la pericolosità della situazione. Purtroppo avevamo ragione». Silvano Lanciano è un sindacalista della vecchia scuola. Batte i campi di raccolta palmo a palmo. Coadiuvato dalla Flai Cgil della Sibaritide e del Pollino conosce alla perfezione i meccanismi di intermediazione illecita che infestano da decenni le campagne agrumicole a nord della Calabria.

È QUI, NELLE LANDE tra Corigliano, Villapiana, Sibari, Roseto Capo Spulico, che si è insediata la «mafia pakistana», come l’unico sopravvissuto all’eccidio dell’area di servizio ha definito i caporali che qui la fanno da padrone in combutta con le famiglie della criminalità organizzata.

Il litorale ionico cosentino è caratterizzato storicamente da una precarietà degli equilibri criminali ‘ndranghetisti sia per la mancanza di autorevoli leadership sia per il succedersi di numerose attività repressive. Anche grazie a questo tessuto criminale poroso che i pachistani hanno potuto insinuarsi nei meandri della criminalità. «Sono piccoli nuclei, parlano prevalentemente il punjabi e presumibilmente organizzano la tratta dei migranti. Si tratta di soggetti diffidenti e di comunità chiuse», continua Lanciano.

Pochi anni fa la Flai e la Comunità progetto sud di Lamezia Terme, fondata da don Giacomo Panizza, avevano prodotto un esposto, grazie anche all’ausilio di alcune fonti confidenziali all’interno delle comunità bracciantili. La denuncia venne presentata alla procura di Castrovillari guidata allora da Eugenio Facciolla. «Ma dopo il suo trasferimento ad altra sede l’indagine si è impantanata e persino il commissariato di Castrovillari che aveva un nucleo di indagine sull’intermediazione illecita nella campagne è stato poi via via depotenziato. A Diamante e a Paola, sul Tirreno cosentino, hanno aperto presidi di legalità, qui nel Pollino e nell’Alto Ionio invece hanno ridotto i ranghi e gli operativi. La strage di sabato è anche frutto di questa assenza palpabile dello Stato».

NELLA LORO ATTIVITÀ di reclutamento i pachistani si avvalgono di manodopera afghana arrivata in riva allo Ionio dopo il ritorno dei talebani in Afghanistan nel 2022. Ad esser sottomessi ci sono poi gli indiani del Punjab che dopo l’agro pontino hanno cominciato ad arrivare in massa anche in Calabria. La paura, la soggezione e le minacce (ma anche la violenza fisica in misura minore) sono i fattori che rendono questi lavoratori stranieri docili e servili. «Gli africani, che con la loro collaborazione ci hanno aiutato a produrre l’esposto in procura, abbiamo dovuto trasferirli in forma anonima e in sedi segrete dopo che erano stati minacciati», rivela Lanciano.

In effetti, la necessità di qualsivoglia occupazione li rende del tutto disponibili e resilienti alle angherie che queste organizzazioni criminali mettono in campo per il proprio arricchimento. Consegnano i propri documenti ai caporali e si sottomettono alle loro prevaricazioni. Secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto sulle Agromafie, queste organizzazioni hanno una doppia configurazione organizzativa che affonda le proprie radici nelle rispettive comunità di connazionali, basata sulla centralizzazione degli organi di comando.

Assume la forma piramidale con la base suddivisa in due parti: una è operativa nel nostro paese (con figure apicali, intermedie e di basso rango) e l’altra, specularmente, è operativa nel paese di origine con i leader/boss di alto rango attorniati dai sodali, strutturati in corone discendenti per peso e caratura delinquenziale e nei paesi intermedi di transito, con strutture più leggere e flessibili. Anche per questo, come sostiene Lanciano, è presumibile che pure i braccianti delle lande calabresi siano vittime di tratta di migranti.

LA STRAGE DI AMENDOLARA ha avuto come effetto collaterale quello di aver aperto i riflettori su una piaga troppo spesso messa nel dimenticatoio dalla politica regionale e nazionale. «L’Italia è una Repubblica democratica fondata, in alcune regioni, sullo sfruttamento del lavoro bracciantile – spiega Francesco Saccomanno Responsabile Migranti Prc Calabria -. Tutti vedono e si indignano, a partire dal presidente della Calabria Occhiuto, ma nessuna istituzione interviene per evitare preventivamente tali tragedie. Un sistema schizofrenico in cui l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo (Fi) distribuisce lauti finanziamenti e fa passerelle da una sagra all’altra raccogliendo consenso elettorale, senza però accorgersi che è tutta la filiera ad essere imperniata sullo sfruttamento sistematico di esseri umani». Fino alla prossima tragedia sui campi, fino alla prossima strage.

 

da Il Manifesto

Lorefice nuovo presidente di Migrantes


L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice è stato eletto nuovo presidente della fondazione Migrantes, organizzazione della Conferenza episcopale dedicata ai migranti. Lorefice è stato eletto presidente della commissione episcopale per le migrazioni della Cei, e dunque in virtù dello statuto di Migrantes ne è stato nominato presidente. Manterrà l’incarico per i prossimi 5 anni. La fondazione ha accolto l’elezione <<con gioia e fiducia>> in virtù del lavoro svolto in questi anni in Sicilia, regione <<generosa e perseverante nell’accoglienza, accompagnamento e nella cura pastorale delle persone migranti>>. Nel suo primo messaggio da presidente Lorefice ha ricordato la prima enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas. Mattia Ferrari, cappellano della Ong Mediterranea, ha descritto la nomina come un <<segno forte>> ricordando l’impegno di Lorefice in materia di migranti.

Questo è il canone per la celebrazione eucaristica di domani preparato da Walter Primo e Francesco Giusti.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.

Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

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NELLA RICERCA DI DIO STA LA NOSTRA FELICITÀ


P. Saluto all’assemblea e invito al silenzio


G.Signore, Dio del mondo e dei cuori, siamo qui, insieme, davanti a Te, perché stiamo imparando che, senza di Te, il mondo non troverà pace, senza di Te le cose diventano idoli, senza di Te il divertimento diventa sballo, senza di Te il potere diventa dominio, senza di Te la povertà diventa degrado, senza di Te un oceano diventa una palude.
Gesù, il maestro e profeta di Nazareth, davvero alimentava il suo cuore e si rivolgeva a Te, Sua sorgente di vita.
Per questo, o Padre buono, da lui usciva una corrente di speranza e di gioia che diffondeva vita, salute, fiducia, amore.
Madre dolce, vogliamo succhiare dalle Tue mammelle il latte della vita, per crescere, amare e spargere semi d’amore.

G. Preghiamo a cori alterni

Donne:Io sono un ciottolo e sulla riva del mare onde dolci, onde violente, risacca e pioggia... tutto mi ha bagnato e il tempo ha levigato l’anima mia e il mio corpo.

Uomini:Io sono un granello, minuscolo granello delle sabbie del mondo, bagnato dalle lacrime... dolori e poi sorrisi, tutto in me è passato sull’anima mia e sul corpo.br/>

Donne:Io sono una donna e sulla riva del mare incontro le altre donne, intrise di profondo dolore, d’amore e ribellione per lo scempio del Creato.br/>

Uomini:Io sono un uomo e sui sentieri del mondo, insieme agli altri uomini, m’impegno a ricreare buon uso del Creato per noi e figlie e figli.

Donne:Io sono una donna e sulla riva del mare, insieme alle altre donne, m’impegno a ricreare buon uso del Creato per noi e figlie e figli.

T. Ascoltaci, o Signore!

1. Beato l’uomo e beata la donna di integra condotta, che camminano nella legge del Signore. Beata e beato chi è fedele ai Suoi insegnamenti e Lo cerca con tutto il cuore (Salmo 119, 1-2).

2. Quando un re o un capo di stato decide se il nemico può vivere o deve morire, non può pensare di camminare sulla strada di JHWH: è solo prigioniero del potere.

1. Nel seguire i Tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene. Voglio meditare i Tuoi comandamenti, considerare le Tue vie. Nella Tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la Tua Parola (Salmo 119, 14-16).

2. Quando un popolo è oppresso e schiavo non può sperare che, obbedendo in silenzio, possa riottenere la libertà. JHWH vuole la gioia per le Sue creature.

1. Aprimi gli occhi perché io veda le meraviglie della Tua legge. Io sono straniero/a sulla terra, non nascondermi i Tuoi comandi (Salmo 119, 18-19).

2. Accogli, o Dio, le nostre debolezze. Perdona la nostra incostanza verso il Tuo volere. Aiutaci a capire che solo nel rispetto reciproco e nell’ascolto della Tua voce, a volte silenziosa, è possibile trovare il cammino sulla strada che a Te conduce.

1. Ho aderito ai Tuoi insegnamenti, Signore; che io non resti confusa/o. Corro per la via dei Tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore (Salmo 119, 31-32).

T. Ora il nostro cuore si apra alla Tua Parola, nella preghiera e nella lettura biblica. Siedi fra noi, o Madre, e benedici questo nostro stare insieme; noi Ti benediciamo per il dono di questa celebrazione comunitaria.


LETTURA BIBLICA (dal vangelo di Luca 15,8-10)
“O quale donna ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.”

PREDICAZIONE
In questi due versetti Gesù cita l’atteggiamento di una povera vedova che di fronte ad una disavventura, la perdita della “moneta”, non si limita a rammaricarsi per l’evento, ma riparte dalla constatazione del suo potenziale drammatico per mettere in atto una ricerca capillare che infine risulterà fruttuosa.

Ancora una volta Gesù si serve nei suoi racconti del ruolo di gente povera, marginale, per presentarli ai suoi discepoli e a chi lo segue forse solo incuriosito.

Questa donna non si rassegna alle sue sventure: anzi le affronta e con meticolosa costanza riesce a ritrovare ciò che aveva smarrito. Questa figura deve spingerci a riflettere sul dato che non è necessario essere in possesso di grandi cose per giustificare una valorizzazione delle nostre capacità.

Potremo anche intravedere, in filigrana, la condizione della nostra comunità che ha perso molte delle sue risorse eppure non per questo viene meno alle sue scelte.

Certo il ricordo del passato ci deve stimolare a generare nuove scelte nel presente. Le testimonianze di chi ci ha accompagnato, illuminato la via, per così dire, devono essere nostra linfa per proseguire nelle nostre ricerche e tentativi di ridare slancio alla nostra ricerca di fede.

Come la vedova del brano evangelico noi dobbiamo ripartire dal nostro esser in ricerca. Questa ricerca ha uno sbocco comunitario: la felicità per il ritrovamento viene condivisa.

La ricerca di fede deve essere un atto comunitario; pertanto la comunità anziché raccogliersi nel suo piccolo, nelle sue dimensioni conosciute, con i suoi riti, con le sue scadenze, deve aprirsi al confronto con altre realtà simili, o affini, o fors’anche distinte, pur che conservino la passione per la ricerca a partire dalla parola biblica.

Quando poi questa realtà si realizza, un piccolo ritrovamento, un’occasione di incontro, di condivisione… bisogna far festa… bisogna accogliere al meglio il risultato ottenuto.

Quante volte nella letteratura biblica si fa festa per un elemento minimo.

La Bibbia è infarcita di elementi che segnalano l’importanza della fede dei piccoli, dei minimi, che con le loro scelte rendono possibile il configurarsi dell’intero tessuto biblico.

Questa figura, apparentemente minima, ha invece molto da dire al nostro sentirci stanchi, disillusi, bisognosi di vacanza. Questo periodo, appunto, può diventare occasione, spazio di elaborazione per la ripresa di nuove vie.


INTERVENTI LIBERI


1. Dammi intelligenza, perché io osservi la Tua legge e la custodisca con tutto il cuore. Dirigimi sul sentiero dei Tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia. Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla Tua via (Salmo 119, 34-35; 37).

2. La mia sorte, ho detto, Signore, è custodire le Tue parole. Del Tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami il Tuo volere (Salmo 119, 57; 64).

1. T’invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi; custodirò i Tuoi precetti. Ascolta la mia voce, secondo la Tua grazia; Signore, fammi vivere secondo il Tuo giudizio. Le Tue misericordie sono grandi, Signore, secondo i Tuoi giudizi fammi vivere (Salmo 119, 145; 149; 156).

2. Ma la Tua fiamma non si spegne. La Tua fiamma è lì, calda e semplice, vicina ai nostri cuori, se solo noi vogliamo vederla. Grazie perché non Ti spegni né Ti fai spegnere.

1. Lampada per i miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino. Mia eredità per sempre sono i Tuoi insegnamenti, sono essi la gioia del mio cuore. La Tua Parola nel rivelarsi illumina, dona saggezza ai semplici (Salmo 119, 105; 111; 130).

2. Insegnaci ad essere specchi del Tuo volto, echi della Tua Parola. Grazie per la Tua presenza nella nostra vita.


MEMORIA DELLA CENA

T. Eccoci, o Padre e Madre, alla memoria dell’ultima cena di Gesù, come suoi discepoli e sue discepole. Egli, sapendo ormai vicina l’ora in cui la congiura del potere avrebbe prevalso, concentrò nel semplice segno del pane spezzato e del vino condiviso tutto il suo insegnamento e disse: “Prendete e mangiate: la mia vita è data per voi e per l’umanità. Quando mangerete questo pasto, lo farete per non dimenticarvi di me”. Poi prese la coppa del vino e, porgendone da bere a tutti e tutte, disse: “Prendete e bevete: la mia vita ha pagato fino allo spargimento del sangue la dedizione alla causa di Dio e dei fratelli e delle sorelle. Dio vi garantisce una alleanza eterna, perfetta: Egli non ritirerà mai il Suo amore dall’umanità. Mangiate questo pasto, ve lo raccomando, per non dimenticarvi di me, di tutto quello che vi ho detto e di tutto quello che ho fatto”.


P.SEGNO DI CONDIVISIONE DEL PANE


PREGHIERE SPONTANEE


BENEDIZIONE FINALE


G. Gesù è stato così coerente nel predicare e nel testimoniare, fino alla morte, la rottura con tutto ciò che non ha anima, spirito vitale, soffio di vita e di libertà... che non possiamo certo pensarci sul suo stesso piano. Ma ci è di conforto e di pungolo, o Sorgente della vita e dell’amore, sapere che anche noi, ogni giorno, possiamo rinascere: ogni volta che facciamo un passo, come Gesù, sugli impervi sentieri della libertà.

T. Tu sei sempre qui, faro che ci illumina e meta che ci attrae: per questo Ti ringraziamo e Ti benediciamo.

Comunità di base di Pinerolo via Città
Walter Primo e Francesco Giusti, 19 luglio 2026
(canone tratto da “Preghiere eucaristiche”, vol.2 p.52-55)

venerdì 17 luglio 2026

 

da L’Eco del Chisone del 27/06/2026

Osasio/Virle. Don Fassino trasferito



La notizia è giunta nel fine settimana, da settembre, come previsto dal progetto di riorganizzazione territoriale promosso dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole, il titolare della parrocchia di Carignano don Mario Fassino, 60 anni, ordinato sacerdote nel 1999 e parroco anche di Osasio dall’autunno 2024, Virle (2023), e Casalgrasso (2021), oltre che moderatore dell’Unità pastorale 48, è stato trasferito nella vicina Carmagnola, dove seguirà tutte le parrocchie congiuntamente a don Stefano Carena.

Le comunità parrocchiali di Osasio e Virle, che attualmente si avvalgono dei collaboratori di don Fassino ovvero don Giuseppe Gobbo e don Dino Mulassano per le molteplici funzioni, e che secondo quanto emerso non subiscono trasferimenti, attendono la nomina del successore nelle prossime settimane.

 

da L’Eco del Chisone del 03/06/2026

Stazione di Posta – Una “casa” che parla di rispetto, speranza e futuro

di Sofia D’Agostino



Con l’inaugurazione del dormitorio femminile al secondo piano della Stazione di Posta, si è completata la realizzazione di quella che molti degli intervenuti hanno definito la “Casa” della Solidarietà.

Particolarmente condivisa la riflessione del vescovo Derio Olivero, che ha sottolineato come la Stazione di Posta non sia soltanto un luogo dove trovare un letto o un pasto, <<ma un segno tangibile di rispetto e speranza, dove ogni donna e ogni uomo – al primo piano c’è il dormitorio maschile – possa ritrovare serenità e guardare al futuro>>.

Un traguardo reso possibile dall’impegno di tante realtà pubbliche e private: enti, fondazioni, volontari, club di servizio e singoli cittadini. Un intero territorio ha contribuito a costruire e oggi sostiene la Stazione di Posta che, come ha ricordato Rocco Nastasi, direttore della Caritas e anima di questo progetto, è stata la prima in Italia e attira l’interesse di realtà provenienti da diverse parti del Paese, desiderose di replicarne il modello.

<<Questa Casa è una bella testimonianza di cosa significhi restare umani e della civiltà di questo territorio>>, ha aggiunto ancora il vescovo Olivero.

Una felice sorpresa il dormitorio: luminoso, spazioso, con pareti decorate e ambienti che restituiscono davvero il senso di una casa. Le camere che ospitano le otto donne, tutte dotate di servizi e docce, sono ampie e incorniciate da tende dai colori delicati; i pavimenti, pur realizzati in altro materiale, trasmettono il calore del legno. I letti, donati dalle suore Giuseppine di Pinerolo, contribuiscono a superare l’idea tradizionale di dormitorio, rendendo gli spazi accoglienti e familiari. Un buon luogo da cui ripartire, per tornare a guardare il futuro senza paura.

 da Il Manifesto del 13/06/2026

Migranti, il papa: basta indifferenza verso naufragi e assenza di soccorso

di Luca Tancredi Barone



Non c’erano dubbi che la scelta di Robert Prevost di chiudere ieri i suoi cinque giorni di viaggio in Spagna alle isole Canarie sia stata tutta politica e simbolica. Le tappe del pontefice sono state curate in tutti i dettagli. A Madrid ha coniugato visite ai senzatetto con un inedito intervento in Parlamento, dove ha lanciato dardi a tutti: a sinistra, con un attacco all’aborto e all’eutanasia, leggi approvate proprio in quell’emiciclo; a destra, difendendo il multilateralismo, contro la scalata bellicista, e a favore dell’accoglimento delle persone migranti. A Barcellona, dove oltre alla spettacolare inaugurazione della torre più alta della Sagrada Família il giorno del centenario della morte del suo architetto Antoni Gaudí, ha chiesto e ottenuto di visitare un carcere e incontrarne i detenuti.

Infine proprio alle Canarie, la prima volta di un papa, con l’obiettivo puntato esclusivamente sul tema migrazione, mentre Vox e le destre europee lanciano sempre più forte il loro proclama «priorità nazionale» cioè prima gli spagnoli. Le isole Canarie sono considerate la porta d’entrata in Europa più pericolosa. Dalla Mauritania sono quasi mille chilometri di navigazione, dal Senegal 1.500 in mezzo a forti correnti e su imbarcazioni precarie. Delle 64 mila persone arrivate in Spagna nel 2024, 47 mila sono arrivate alle Canarie. Tra gennaio e maggio 2026, invece, gli arrivi sono molto diminuiti: circa 3mila persone, 70% in meno dell’anno scorso (senza contare i morti, che l’ong Caminando Fronteras stima in circa 1.300).
Proprio fra il 2024 e il 2025, la gestione delle persone arrivate in massa alle Canarie aveva scatenato uno scontro politico tra il governo centrale e la maggioranza delle comunità autonome (regioni), governate dal Pp in coalizione con Vox, che non volevano accettare il riparto dei minori non accompagnati. Ieri il papa ha ascoltato il racconto commovente di alcuni di questi migranti, arrivati giovanissimi e sopravvissuti a situazioni difficilissime.

«Siamo tutti migranti in un certo senso», ha detto il papa, che ha anche lanciato in mare un mazzo di fiori dal molo “della vergogna”, quello di Arguineguín, in Gran Canaria, dove nel 2020 si erano accumulate migliaia di persone in condizioni terribili perché l’isola non era preparata ad accoglierle. «L’Europa non può abituarsi a considerare il Mediterraneo e l’Atlantico come cimiteri senza lapidi», ha esclamato. E ancora: «Cari migranti, voglio inchinarmi di fronte alla vostra dignità. Ogni imbarcazione che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito se tanti nostri fratelli e sorelle devono rischiare la morte per cercare la vita?».

In molti dei discorsi di questi due intensi giorni di incontri con le comunità dei migranti, in maggioranza musulmane, il pontefice ha espresso chiaramente la posizione della Chiesa, in aperta polemica con l’Europa e paesi come l’Italia. I migranti, ha detto, «non sono numeri o pratiche. Sono persone con famiglie e case lasciate indietro». Pedro Sánchez, che ha promosso una sanatoria che si sta chiudendo in questi giorni per far uscire dalla clandestinità centinaia di migliaia di persone, ha voluto stare accanto al pontefice anche a Santa Cruz per evidenziare l’allineamento del suo governo con Prevost su questo tema.

«Ci sono occhi che vedono, eppure non riconoscono. Trasformano un volto in un numero; una storia in un fascicolo; e una differenza in distanza», ha detto il papa in un altro momento della visita davanti a centinaia di migranti. L’Europa che vorrebbe il pontefice dovrebbe essere proprio quella che colma questa distanza e sa ascoltare queste storie.