Il Gruppo biblico di Rivalta quest'anno leggerà gli ATTI DEGLI APOSTOLI.
(Tratto da alcuni commenti di Franco Barbero e dal Libro “Atti degli apostoli” di William H. Willimon, Ed Claudiana 2003)
Secondo questo autore, il VANGELO DI LUCA e il Libro degli ATTI vanno letti
insieme. Il taglio dell’autore di Luca è simile a quello degli Atti (forse è lo
stesso?) Luca sarebbe un cristiano di terza generazione (85/90 d.C.). Nei primi
15 capitoli domina PIETRO e il luogo è GERUSALEMME; dal cap. 16 al 28
domina PAOLO e il luogo è il MONDO. Paolo fa da ponte tra ebrei e pagani, ma
lo approfondiremo in seguito.
Pare che Pietro e Paolo siano morti nel 70 d.C. circa; essi “avevano capito che
Gesù voleva dare vita a un esperimento di fedeltà a Dio”, dice Franco. In Atti
non si parla mai né di una struttura verticale gerarchica, né di una dogmatica
(Franco). Atti è sostanzialmente un libro che affronta la vita in comunità, con le
sue fatiche e le sue bellezze. Vi sono liti, rotture, intoppi, ma, nonostante tutto,
il cammino prosegue!
Dio sostiene il cammino delle comunità; il cammino è quello tracciato da Gesù,
di cui i suoi testimoni ne garantiscono la veridicità. TESTIMONIARE ha 3
accezioni in etimologia:
- Dal latino testis, da tres (tre) e stare (stare): stare come un terzo;
- Dal greco martire: attesto le mie convinzioni a costo della vita, ci metto la faccia;
- Passaggio del testimone in atletica: trasmetto ad altri qualcosa di prezioso che mi è
stato affidato.
(Da Willimon) In Atti, siamo dentro alla narrazione della PROMESSA DI DIO DI
DARCI CIELI NUOVI E TERRA NUOVA. Il Libro non descrive un nuovo Dio, ma UN
NUOVO MONDO. Chi ascolta, chi fa esperienza di questa narrazione, diventa il
destinatario della promessa, che rappresenta CHE COSA SARA’. Il racconto è un
ostinato rifiuto di rimanere tranquilli e accettare il mondo come dato
inalterabile.
SCOPO DEL LIBRO non è evangelizzare, bensì formare, incoraggiare e rinforzare
chi è già discepolo o discepola. Si era ormai compreso che il ritorno di Cristo,
non sarebbe arrivato di lì a poco, per cui era importante mantenersi motivati e
costanti. Già in Luca si sottolinea come sia importante non voler “fissare una
data” per il ritorno di Gesù, ma imparare ad aspettare un evento imprevisto.
CARO TEOFILO - 1° prologo - intende una persona che già conosce Cristo e che
già fa parte di una comunità. Ma è facile per Teofilo perdere la fede e la
speranza quando incontra l’opposizione ufficiale, i malintesi, la violenza;
inoltre, c’erano anche i conflitti e le tensioni interne alle comunità. Insomma,
Teofilo siamo tutti noi!
CONTINUITA’ TRA PASSATO E PRESENTE - 2° prologo – In Atti si ribadisce più
volte (ad es. nel discorso di Pietro e in quello di Stefano, primo martire) la
catena di eventi salienti della storia ebraica (Abramo, Giuseppe, Mosè, Davide)
per affermare che già in essi si parlava del Messia e come sia dunque possibile
RICONOSCERE GESU’ NAZARENO COME IL MESSIA. Si sottolinea la presenza di
testimoni oculari della vicenda di Gesù, poiché si parla di una fede basata sui
FATTI. Ma è lo Spirito che consente ai “fatti” di avere un senso. Lo stile
letterario si basa su uno SCHEMA PROMESSA – ADEMPIMENTO: era stato detto
e si è compiuto, in una sequenza ininterrotta. In questo caso, Gesù ha
promesso ai discepoli/e che avrebbero ricevuto POTERE DALLO SPIRITO,
promessa che ha trovato poi adempimento nella Pentecoste.
STILE LETTERARIO DELLE “BIOGRAFIE CULTUALI”: Atti utilizza questo stile
letterario, secondo cui la narrazione della vita del fondatore di una comunità
religiosa è seguita dalle storie dei suoi successori o discepoli, a cui capitano
eventi simili a quelli avvenuti al fondatore. Infatti, in Atti, si descrive Gesù
come il fondatore, che si preoccupa del dopo-di-lui, e le storie degli apostoli
riproducono nella loro vita quanto successo al fondatore. L’obiettivo è
trasmettere i VALORI di Gesù ed EMULARLI, RINFORZARLI.
ATTI NON HA UN VALORE STORICO, né si interessa alle azioni di tutti gli apostoli.
Qualcuno dice che sarebbe più corretto chiamare il Libro “Atti dello Spirito
Santo”, come forza dinamica che guida le comunità. Ma il Libro non si interessa
allo Spirito in sé, ma piuttosto a cosa fa succedere.
PRESENZA DI CRISTO NEGLI ATTI. In Atti, la Parola di Dio è sempre predicata
“NEL NOME DI GESU’”. E’ la parola predicata che mette in opera il potere di
Cristo resuscitato. La presenza di Cristo è accessibile nella parola predicata
degli Apostoli. La promessa si realizza ora attraverso la Parola. L’autore di Atti
elabora una teologia della costante presenza di Cristo Risorto: mediante lo
Spirito, l’opera di Gesù continua (Lc 6,40: “Ogni discepolo sarà come il suo
maestro”). Per questo Pietro, quando guarisce, dice “Gesù Cristo ti guarisce”.
SULLA SALVEZZA: non avviene grazie a uno sforzo umano, ma come chiamata,
azione dello Spirito: è iniziativa di Dio aiutare il popolo a riscoprirsi profetico.
Pietro, che sente l’urgenza dell’annuncio, non propone una “procedura di
salvezza”, ma dice: “Pentitevi col cuore e convertitevi”. Non è dunque il rito del
Battesimo a salvare (gesto e formule), ma il pentimento e il perdono sincero
(tanto che Cornelio riceve lo Spirito prima del Battesimo, mentre i seguaci di
Giovanni lo ricevono solo dopo il battesimo). Dio invita: “Lasciatevi salvare”
(come con gli ebrei prima dell’uscita dall’Egitto: “Lasciatevi liberare”).
RESURREZIONE/poi ASCENSIONE/poi PENTECOSTE: 3 momenti separati.
L’ascensione, negli Atti, avviene dopo 40 giorni, mentre nel Vangelo di Luca,
subito dopo la Resurrezione. In Atti, gli intimi di Gesù sono andati sul Monte
degli Ulivi e lì Gesù ascende. Poi i discepoli/e tornano nella casa dove
abitavano a Gerusalemme; qui si riunivano regolarmente gli Undici con Maria
md di Gesù e i suoi fratelli.
PENTECOSTE: La Pentecoste era una festa ebraica tradizionale che si
festeggiava 7 settimane dopo la Pasqua, per celebrare la rivelazione di Dio sul
Sinai e il dono della THORA’; prima ancora era la festa della mietitura. Dopo la
morte di Gesù, la comunità si è ritirata ad aspettare e pregare; poi giunge la
Pentecoste come GIORNO DELLA NASCITA, che porta ispirazione e coraggio. In
Lc 24 “il Signore risorto fu da loro riconosciuto con lo spezzare del pane” e
perché “spiegava le scritture”, e ancora perché promise di dar loro lo stesso
potere che lo aveva mosso: “Rimanete in questa città finché siate rivestiti di
potenza dall’alto” (come a dire: state insieme, pregate e confrontatevi,
l’ispirazione arriverà, e con essa, la potenza). Con la Resurrezione si manifesta
la potenza di Dio; con la Pentecoste, essa è concessa al popolo di Dio. Si
presenta un rumore in cielo, un vento forte, le lingue di fuoco e il dono delle
lingue. In Atti si cita il re Davide come testimone prestigioso, che sapeva già
che sarebbe arrivato il Messia e che “il suo corpo non sarebbe andato in
corruzione” (cioè, sarebbe asceso al cielo).
LA NASCITA DELLE COMUNITA’: a Gerusalemme è guidata da Giacomo, che
intende che la salvezza passa dalla Legge. In Galilea si formano gruppi gestiti da
donne, ma dal 150 spariscono come guide delle comunità (Franco).
IL PROCESSO DI CONVERSIONE non è una conquista personale o una
realizzazione individualistica, ma avviene sempre, in un processo continuo,
entro le comunità. La conversione di Paolo è la sua conversione, possono
essercene molte altre differenti. La conversione passa da:
-distacco dai modelli di identità anteriori (Gv Battista e LC: cambiate vita);
- tempo di sradicamento e confusione, insignificanza e anomia (Paolo vaga
cieco, Pietro ha visione imbarazzante);
- drammatica transizione dall’oscurità alla luce, dal caos al senso (Saulo cieco);
- la comunità di fede appoggia e accetta l’iniziato nella propria vita insieme.
DUE TIPI DI DISCEPOLI:
- TESTIMONI OCULARI, ma non basta la conoscenza diretta, la tradizione
consolidata, ci vuole lo Spirito, cioè è necessario sperimentare la
presenza di Cristo risorto prima di esporsi all’esterno con autorità.
- CHIAMATE SUCCESSIVE: testimonio sulla base della mia attuale
esperienza di Cristo. Paolo fa esperienza di Cristo, ma attende che sia
convalidata dai Discepoli di Gerusalemme, prima di esporsi
pubblicamente. In atti non c’è spaccatura tra tradizione ed esperienza,
entrambe sono necessarie l’una all’altra.
