giovedì 29 ottobre 2026

 

Il Manifesto, 24 ottobre

SPUNTANO PANNELLI DI COMPENSATO A COPRIRE LE VETRINE

Milano prepara la trincea per una guerra ipotetica

Mario Di Vito

Milano, vetrine coperte in Galleria Passarella – Foto di Stefano Porta / LaPresse

Il manifesto, sabato 24 ottobre

«Attacco terroristico razzista». Allarme islamofobia in Francia

Un morto e cinque feriti nei comuni di Trappes e La Verrière. Preso l’attentatore

Anna Maria Merlo, PARIGI

La polizia sul luogo della sparatoria a Trappes, a sud di Parigi; a sinistra il sindaco Ali Rabeh – Foto Ansa

La Procura nazionale anti-terrorismo ha aperto un’inchiesta su un uomo di 39 anni, che ieri mattina ha sparato a raffica da un’auto in varie zone dei comuni di Trappes e La Verrière, a sud di Parigi, uccidendo un uomo di 26 anni e ferendo altre cinque persone, tra cui una bambina di 12 anni. Uno dei feriti è in pericolo di vita. La bambina ha ricevuto 8 colpi da arma da fuoco. Una «furia omicida», ha affermato il ministro degli Interni Laurent Nunez, «chiaramente un crimine terrorista». E razzista: l’uomo assassinato è nero, il ferito grave di origine maghrebina.

Trappes è un comune popolare di 34mila abitanti della periferia di Parigi vicino a Versailles, non lontana è La Verrière, con 6mila abitanti. La Procura anti-terrorismo parla di «assassinio di matrice terrorista, con la circostanza di fatti commessi in relazione all’appartenenza, vera o presunta, a una pretesa razza, etnia, nazione o religione determinata».

IN UN QUARTO D’ORA, prima di essere arrestato, l’uomo ha sparato contro una stazione di benzina-supermercato, una casa di cura e un’area giochi. L’uomo era già noto alla polizia per reati minori, ma non era schedato dai servizi. Il suo appartamento è stato trovato imbottito di esplosivi, con varie bombole di gas, i vicini sono stati evacuati.

L’attacco è avvenuto alla vigilia di una nuova giornata di manifestazioni e dopo una settimana di grande inquietudine in Francia, in seguito ai fatti del 17 ottobre e le scene di caos urbano a Parigi e in molte città francesi, che hanno occultato le ragioni della protesta di liceali e studenti. A soffiare sul fuoco dei disordini sono in particolare i media del gruppo del miliardario ultra-reazionario Bolloré, che puntano il dito accusatore sui francesi di origine immigrata e alimentano le divisioni.

IL SINDACO DI TRAPPES, Ali Rabeh, di Génération.s (sinistra ecologista) ha indicato che si tratta «probabilmente di uno dei primi crimini di massa a connotazione di fobia anti-islam e razzista»: l’uomo voleva «fare un massacro». Rabeh ha stabilito subito un legame con la situazione tesa del paese e i «discorsi stigmatizzanti contro gli arabo-musulmani», che «fanno dei morti». Rabeh, molto commosso, si è rivolto a «ministri, candidati alle presidenziali, deputati» e anche ai «giornalisti», che «attribuiscono tutti i mali di questa società agli arabo-musulmani»: «Siamo collettivamente responsabili di questa situazione», ha affermato, invitando a «una de-escalation».

Il sindaco di la Verrière, Nicolas Dainville (indipendente di destra), ha evocato «il clima di grandissima paura e spavento che viviamo attualmente».

Il presidente Macron, che in serata si è recato a Trappes, ha denunciato un «attentato terrorista razzista» esprimendo «profonda emozione» per questa «terribile prova». Il primo ministro, Sébastien Lecornu, ha parlato di «fatti molto gravi». Per Jean-Luc Mélenchon, candidato Lfi alle presidenziali, «il razzismo uccide». Un attacco «spaventoso» per la Verde Marine Tondelier, «nel contesto attuale penso che tutti sarebbero ben inspirati a dar prova di moderazione nella scelta delle parole». Per Raphaël Glucksmann, candidato social-democratico, «la Francia non è questo, non bisogna lasciare vincere il razzismo e il terrore». Fabien Roussel, segretario Pcf, aggiunge: «Come non essere profondamente arrabbiati dopo aver dato l’allarme senza tregua sull’odio diffuso dall’estrema destra».

MARINE LE PEN, che oggi ha previsto di dare il via ufficiale alla campagna per l’Eliseo con un meeting a Orléans, ha condannato un «atto barbaro». Questo attacco potrebbe avere un’influenza sui consensi che raccoglie la candidata del Rassemblement National, sempre in testa nei sondaggi? Finora, nulla sembra influire sul percorso dell’estrema destra per l’Eliseo. Le rivelazioni di Mediapart sulle ripetute affermazioni antisemite di Jordan Bardella, che si prepara a diventare primo ministro nel caso di una presidenza Le Pen, non hanno fatto calare i consensi. Macron è ormai destabilizzato e appare impotente a rispondere alla crisi sociale in corso, il governo è travolto dalla scelta della repressione poliziesca del movimento dei liceali e alle proteste. Il partito dell’ordine, a cui una parte dei cittadini fa appello dopo il caos del 17 ottobre, non è il potere in carica, senza maggioranza né incidenza: ormai è il Rn, che si compiace di avere risposte a tutti i problemi, basate sulla divisione della popolazione.

 

 Colloqui con Franco Barbero in via Porro 16 a Pinerolo

 

1) Dal 23 ottobre gli incontri con Franco;

2) Dal 25 ottobre ore 16/18.30;

3) 26 ottobre ore 10 – 12 – 16 – 18;

4) 27, 28, 29, 30 ottobre dalle 10 alle 11.30 e dalle 16 alle 18.30 a Pinerolo in via Porro 16.

RIPETO che ogni telefonata va fatta a Saria o a me per concordare con precisione gli incontri che tra francesi, peruviani, romani, pinerolesi, torinesi hanno superato il numero di 20.

Il 23 abbiamo vissuto una giornata piena fin dal mattino (incontro ecumenico fino alle 14).

Saria è più capace di me in questo servizio telefonico.

Speriamo che gli incontri, che in questi due ultimi mesi sono stati troppi, mai tanti come in ottobre, siano ben concordati.

Grazie dell’attenzione anche per chi viene da lontano o è straniero

Franco Barbero

H. Nouwen, Ho ascoltato il silenzio, Queriniana 

AMA DIO, AMA IL SILENZIO

 

Un uomo che ama Dio, ama necessariamente anche il silenzio, perché teme di perdere il suo senso di discernimento. Il silenzio ha una duplice maniera di imporsi a noi: proviene dalla nostra povertà oppure sgorga da una pienezza. Spesso è necessario che il silenzio ci venga dapprima dal sentimento della nostra povertà.

Ciò avviene molto semplicemente quando ci rendiamo conto di non essere ancora capaci di pronunziare la parola come si dovrebbe. Gesù si è mostrato severo nei confronti delle parole inutili pronunciate dal credente con sconsideratezza (Mt 12.36). La parola è stata data all'uomo per rendere testimonianza alla parola di Dio e per rendere grazie e benedire Dio. Ora, le nostre parole sono diventate una delle occasioni più facili per offendere Dio e per ferire i nostri fratelli. Una certa discrezione nel parlare è il segno che ne siamo coscienti e che desideriamo non pronunciare altre parole se non quelle arrivate a maturità nel nostro cuore.

  Un tale silenzio proviene innanzitutto da un vuoto in noi, ma un vuoto lucidamente accettato. Ma c’è un altro silenzio: quello che scaturisce da una pienezza che c'è in noi. Isacco il Siro scriveva:

«Sforziamoci innanzitutto di tacere. Da questo nascerà in poi ciò che ci condurrà al silenzio. Che Dio ti doni allore di sentire ciò che nasce dal silenzio, Se fai così, si leverà in te una luce che non so spiegare. Dall'ascesi del silenzio nasce nel cuoce, con il tempo, un piacere che spinge il corpo a rimanere pazientemente nella pace. E ci vengono lacrime abbondanti, dapprima nella sofferenza, poi nel rapimento. Nel cuore allora senti ciò che discerne nel profondo della contemplazione meravigliosa». Questo silenzio è già preghiera o, secondo il medesimo autore, «linguaggio dei secoli a venire». Esso testimonia la pienezza della vita di Dio in noi, pienezza che deve rinunziare a ogni parola umana per esprimersi in maniera adeguata. Per un certo tempo, solamente le parole della Bibbia arrivano ancora a esprimerla un po', ma poi arriva il momento in cui solo il silenzio può rendere conto della straordinaria ricchezza che ci è dato di scoprire nel nostro cuore. È un silenzio che si impone con dolcezza e con forza nello stesso tempo, ma dall'interno. La preghiera è divenuta legge a se stessa. Essa fa capire quando bisogna tacere e quando è necessario parlare. È purissima lode, e nel contempo stupefacente irradiamento.

Un silenzio così non ferisce mai nessuno, stabilisce attorno al silenzioso una zona di pace e di quiete in cui Dio è percepito come presente in maniera irresistibile, «Custodisci il tuo cuore nella pace», diceva Serafino di Saro, «e una moltitudine attorno a te sarà salvata».


I GIOVANI IN PIAZZA

Questi giorni ci metteranno in evidenza se la fiamma dei giovani è accesa e dura nel mese di novembre.

L'importante non è la loro fiammata, che pure è stata significativa, davvero significativa, per dare al governo un segnale serio e parlante davanti a tutto il popolo italiano che potrà, spero, ricavare un richiamo ai valori fondamentali di un popolo.

Il mio dolore sono le fiamme che lentamente si spengono.

I giovani ci fanno sperare, come noi tutti speriamo, che la fiamma arda e si comunichi a un numero di giovani e a non giovani o vecchi in cui non si raffreddi la richiesta al governo: più giustizia e si dica basta alle armi.

Franco Barbero, 28 ottobre 2026


da Domani del 25/10/2026

Il Libro

Uno splendore dimenticato

C’era una volta Palermo

di Milena Palminteri


Era il 1959 quando la follia demolitoria dei “Giovani Turchi” democristiani si accaniva sulla Villa Deliella.

Quel capolavoro Liberty, opera di Ernesto Basile, è al centro del mio romanzo Le ali in una stanza.

da Il Manifesto del 25/10/2026

CI SIAMO     

di Andrea Fabozzi


Si riempiono un po’ alla volta e senza preavviso le piazze d’Italia, mentre la polizia ferma preventivamente centinaia di persone. Alla fine in tutte le città sfilano grandi cortei. E sfidano idranti e manganelli. Il messaggio è chiaro: non abbiamo paura e non ci fermeremo.


da Il Fatto Quotidiano del 25/10/2026 

Zelensky dà l’addio ai territori occupati


L’ucraino non rivendica più le 5 regioni perse in tutto o in parte dai russi e punta a congelare il fronte. Previsti nuovi incontri con gli emissari Witkoff e Kushner e una nuova missione dell’elemosiniere del Papa.


da Pressenza del 27/10/2026

Il rapporto tra criminalità organizzata e gestione dei rifiuti

di Giovanni Caprio


È stato dimostrato che la criminalità organizzata ha effetti significativi sull’economia, sulla democrazia e sulla società, influenzando negativamente le imprese, i Comuni, i servizi pubblici e la qualità generale della vita del pubblico.

Spesso nel mirino della criminalità organizzata, soprattutto in alcuni territori, finisce la gestione dei rifiuti. Infatti, quando i Consigli comunali vengono sciolti per infiltrazioni mafiose e i Comuni sono commissariati, la gestione dei rifiuti migliora sensibilmente, aumenta la raccolta differenziata e diminuiscono in generale i rifiuti. È quanto emerge dallo studio * di Lucio Masserini e Giulia Romano del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Statistics and Public Policy.

La ricerca passa in rassegna i dati dal 2010 al 2021 di 5˙960 comuni italiani (circa il 74% del totale), in 88 dei quali il Consiglio comunale è stato sciolto per sospette infiltrazioni mafiose. I casi si concentrano in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania, ma riguardano anche Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria e Lombardia.

Secondo i ricercatori il miglioramento nell’arco di alcuni anni si dimostra evidente, con la raccolta differenziata che dal terzo anno dopo lo scioglimento comincia a crescere e tra il quinto e il settimo anno arriva addirittura a risultare più alta di 12 o 13 punti percentuali. Contestualmente, la produzione di rifiuti annui per abitante diminuisce di 50-60 chilogrammi e l’indifferenziato cala di circa 30.

I risultati mostrano che, a seguito dello scioglimento e della successiva riorganizzazione amministrativa sotto una commissione straordinaria nominata dal Governo, i comuni aumentano il tasso di raccolta differenziata e riducono la produzione di rifiuti, allineandosi agli obiettivi della gerarchia dei rifiuti dell’UE e sottolineando il legame tra infiltrazione mafiosa, cattiva gestione e peggioramento delle prestazioni ambientali nella gestione dei rifiuti urbani.

“Il primo anno successivo allo scioglimento – si legge nel report – il tasso di raccolta differenziata diminuisce, mentre sia i rifiuti totali pro capite che i rifiuti indifferenziati pro capite aumentano rispetto all’anno dello scioglimento. Questo andamento è coerente con una fase di transizione temporanea successiva allo scioglimento del comune, durante la quale le responsabilità amministrative vengono trasferite a una commissione straordinaria e la ristrutturazione organizzativa può temporaneamente interrompere l’erogazione dei servizi. Passando al tasso di raccolta separata, dopo questo periodo di adeguamento iniziale, emerge un miglioramento graduale e statisticamente significativo. A partire dal terzo anno dopo lo scioglimento, i coefficienti diventano positivi e aumentano costantemente in magnitudine, raggiungendo circa 12-13 punti percentuali al di sopra dell’anno di scioglimento entro gli anni dal quinto al settimo. Questo miglioramento costante suggerisce che il rinnovamento amministrativo e il rafforzamento della supervisione istituzionale potrebbero gradualmente tradursi in pratiche di smistamento dei rifiuti più efficaci. Un simile aggiustamento ritardato caratterizza i rifiuti non differenziati pro capite. Sebbene non si osservi alcuna riduzione immediata, si verificano cali statisticamente significativi diversi anni dopo lo scioglimento. La diminuzione stimata raggiunge circa 0,03 tonnellate pro capite (circa 30 chilogrammi per abitante) rispetto all’anno di scioglimento. Sebbene di entità inferiore rispetto agli effetti osservati per il tasso di raccolta differenziata, questo andamento è coerente con un graduale miglioramento delle pratiche di gestione dei rifiuti a seguito della ristrutturazione istituzionale. Nel complesso, le evidenze dinamiche suggeriscono che lo scioglimento dei Comuni non genera miglioramenti immediati nelle prestazioni; piuttosto, i suoi effetti si manifestano gradualmente nel tempo, in linea con un periodo di transizione istituzionale seguito da un aggiustamento strutturale”.

Quindi, se tutte e tre le variabili studiate – Tasso di raccolta differenziata, Rifiuti totali pro capite e Rifiuti indifferenziati pro capite – nelle amministrazioni municipali con infiltrazioni mafiose migliorano circa 4 o 5 anni dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, significa che una gestione efficace dei rifiuti urbani è realizzabile in tutto il Paese, anche in aree precedentemente compromesse dalla criminalità organizzata.

Nei comuni con influenza mafiosa la gestione dei rifiuti si accompagna spesso alla ricerca di profitti e opportunità per aziende associate alla criminalità organizzata, che non di rado gestiscono discariche o impianti di incenerimento.

Di conseguenza, come si evidenzia nel report, la criminalità organizzata potrebbe avere interesse a ridurre la raccolta differenziata dei rifiuti, aumentando la produzione di rifiuti indifferenziati e totali e massimizzando i benefici derivanti dalle emergenze e dalla domanda di servizi di discarica e incenerimento.

“I risultati empirici – si sottolinea nello studio – rendono necessarie ulteriori iniziative politiche per identificare e gestire i colli di bottiglia nell’economia circolare e nella gestione efficiente dei rifiuti, nonché per rimuovere efficacemente gli ostacoli individuati. La criminalità organizzata può ostacolare il percorso di sviluppo sostenibile dei paesi fortemente colpiti dall’infiltrazione criminale. Dati gli effetti ritardati ma persistenti identificati nell’analisi degli eventi, gli sforzi politici dovrebbero concentrarsi non solo sul rafforzamento delle procedure di scioglimento, ma anche sull’accelerazione della transizione amministrativa post-scioglimento. Gli interventi politici dovrebbero tenere conto delle differenze regionali (Regioni meridionali rispetto a regioni settentrionali e centrali), nonché delle differenze strutturali tra aree urbane e rurali e tra comuni più grandi e più piccoli, al fine di arginare efficacemente la presenza e l’influenza economica della criminalità organizzata”.


mercoledì 28 ottobre 2026

da Pressenza del 24/10/2026

L’inverno demografico della scuola

di Giovanni Caprio


Quasi due milioni di studenti in meno nel 2040 rispetto a oggi. Che, a regole invariate, potrebbero volere dire circa 95.000 classi e 166.000 docenti in meno. Sono, in massima sintesi, i dati drammatici dell’effetto del declino della popolazione italiana sul sistema d’istruzione nazionale, così come emergono da un nuovo esercizio previsivo della Fondazione Agnelli a partire dai dati Istat per il 2025.

L’impatto del declino della popolazione sul sistema d’istruzione italiano è un fenomeno che da tempo preoccupa ed è oggetto di studio, sebbene fatichi a diventare un tema importante del dibattito pubblico e per il momento non trovi risposte da parte della politica. Già nel 2018 la Fondazione Agnelli aveva lanciato un primo allarme, ma in questi anni le tendenze demografiche che allora potevano essere definite “preoccupanti” sono andate aggravandosi, diventando drammatiche in sé e per le conseguenze che potranno avere sugli equilibri e sulla sostenibilità dell’intero sistema d’istruzione nazionale.

“Il confronto con la previsione costruita anni fa dalla Fondazione Agnelli, si legge nel dossier, sulla base 2018 mostra che i cambiamenti non sono uniformi. Sul totale 3-18 la nuova stima per il 2030 è più bassa di circa il 4%. La correzione è molto più forte per i 3-5 anni, dove la nuova previsione è inferiore di circa il 18%, e più contenuta per la primaria, intorno al 7%. Per medie e superiori, invece, la nuova previsione è leggermente più alta, rispettivamente di circa il 3% e l’1%. Non soltanto lo scenario è diventato più negativo, ma è cambiata la distribuzione del calo tra le coorti”.

Il nuovo esercizio previsivo della Fondazione Agnelli fino al 2040 mostra che il divario territoriale cresce con l’orizzonte di previsione. Sul totale 0-18, al 2030 le differenze tra aree sono ancora relativamente contenute: Nord Ovest e Nord-Est si collocano intorno all’8% di riduzione, mentre Centro e Mezzogiorno sono intorno al 10-11%. Al 2035 il distacco aumenta: il Nord è intorno al 13-14%, il Centro al 19% e il Mezzogiorno al 20%. Nel 2040 il quadro si polarizza ulteriormente, con una riduzione di circa il 15% nel Nord-Ovest, il 16% nel Nord-Est, il 23% nel Centro e il 27% nel Mezzogiorno.

“Al 2040, si legge nel dossier, la Liguria, che da tempo è la regione più vecchia e dove quindi il declino è iniziato prima, è quella con la riduzione più contenuta del totale 0-18, intorno al 10%. Trentino-Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna si collocano in una fascia di riduzione compresa grosso modo tra il 15% e il 16%. All’estremo opposto, Sardegna e Basilicata superano il 30% di calo; Puglia e Molise sono poco sotto questa soglia”.

Una parte importante delle differenze territoriali è collegata alle migrazioni. Tra il 2025 e il 2039 il NordOvest cumula un saldo migratorio con l’estero positivo pari a circa l’8% della popolazione iniziale e un saldo interno positivo di circa l’1%. Nel Nord-Est il saldo con l’estero è intorno al 6% e quello interno al 2%. Al Centro il contributo dall’estero resta elevato, circa il 7%, mentre quello interno è solo leggermente positivo. Nel Mezzogiorno il saldo con l’estero è comunque positivo, intorno al 5%, ma viene in parte compensato da un saldo interno negativo vicino al 3%.

La Lombardia è un buon esempio di questo meccanismo: il saldo internazionale cumulato è vicino all’8% della popolazione 2025 e quello interno è positivo, anche se inferiore all’1%. Questa capacità attrattiva contribuisce alla migliore tenuta complessiva della Regione e si accompagna a un profilo più favorevole delle fasce giovani. Non è però un’eccezione assoluta: Liguria, Piemonte ed Emilia-Romagna mostrano anch’esse saldi migratori complessivi molto positivi.

Le stime della Fondazione Agnelli sollecitano una discussione, indicando il margine che il calo demografico potrebbe aprire per opzioni di politiche dell’istruzione diverse, ma che non necessariamente si escludono a vicenda. Fra queste, il rafforzamento del tempo scuola e la scuola del pomeriggio (soprattutto alle medie), il rafforzamento del sostegno, una maggiore stabilità degli organici, classi meno numerose e interventi mirati nelle aree a più forte rischio di povertà educativa. E, più in generale, potrebbe anche suggerire una riallocazione delle risorse che lo stesso declino potrà fare risparmiare fra i vari gradi dell’istruzione: ad esempio, per l’università, dove sono necessari più laureati; ma anche per gli asilo nido, che in Italia vedono una partecipazione dei bimbi più piccoli (0-2) ancora modeste. Sono le scelte che la politica sarà chiamata a fare a breve, alla luce del drammatico calo. “

È importante evitare una lettura univoca del declino demografico, si legge nel commento finale del rapporto. Il fenomeno combina tre dimensioni: il progressivo passaggio del calo tra i cicli scolastici, una divergenza territoriale crescente – già evidente nei totali di macroarea – e il ruolo delle migrazioni nel modificare le traiettorie regionali. Per la scuola significa conseguenze diverse per tempi e intensità: alcuni territori dovranno affrontare un forte ridimensionamento della rete e degli organici potenziali; altri, soprattutto nel Centro-Nord, avranno margini più contenuti e in alcune fasce giovani potranno vedere una stabilizzazione. Anche in termini di politiche, dunque, ha senso ragionare per ciclo e territorio, non solo in ottica nazionale”.

da il Manifesto, 20 ottobre 2026

ANASTASIA, GARANTE DEI DETENUTI DEL LAZIO: «ADOTTATE SUBITO IL PIANO REGIONALE DI PREVENZIONE DEL RISCHIO»

Detenuto suicida a Viterbo: è il terzo dall’inizio dell’anno al Mammagialla

Marco Caruso

 

Un detenuto di 49 anni, originario del viterbese, è stato trovato morto ieri mattina nel carcere di Mammagialla, a Viterbo. Si sarebbe tolto la vita impiccandosi. È il terzo suicidio dall’inizio del 2026 nella struttura. Prima di lui, al Mammagialla, erano morti suicidi altri due detenuti, il 5 febbraio e il 26 luglio. Il bilancio della regione Lazio sale così a sei casi dall’inizio dell’anno: oltre ai tre di Viterbo, altri tre su Roma, a Rebibbia, il 7 marzo e il 23 aprile e uno a Regina Coeli il 2 ottobre.

«Come sempre non ne conosciamo, e forse non ne sapremo mai, le ragioni profonde ma non possiamo non registrare il fatto che sia il terzo nell’istituto attraversato da tensioni e difficoltà crescenti» osserva Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio. Le cause individuali restano da accertare, sulla vicenda sta indagando la polizia penitenziaria. La ripetizione degli episodi, tuttavia, impone di un approfondimento sulle capacità di rilevare ed affrontare il disagio delle persone affidate in custodia. I numeri nazionali restituiscono la dimensione del fenomeno: secondo la rivista Ristretti Orizzonti, nel 2026 i suicidi in carcere sono 58, contro gli 80 registrati nell’intero 2025. Il rapporto di metà anno rilasciato ad agosto 2026 dall’associazione Antigone aveva evidenziato che il 9,3% dei detenuti presenta diagnosi psichiatriche gravi, il 20,5% fa ricorso a stabilizzanti dell’umore e antidepressivi e il 46% assume sedativi o ipnotici. Oltre a ciò, il 60% dei detenuti era inoltre sottoposto a custodia chiusa, con possibilità limitate di trascorrere tempo fuori dalla cella.

Sul fronte sanitario, Antigone rilevava appena 6,5 ore settimanali di presenza psichiatrica e 16 di supporto psicologico ogni cento detenuti. Il quadro non dimostra un rapporto automatico tra sovraffollamento e suicidio, né spiega da solo quanto accaduto a Viterbo. Indica però il contesto nel quale il lavoro di osservazione e presa in carico diventa più difficile. Per Anastasia, la risposta passa dall’adozione urgente del nuovo piano regionale di prevenzione del rischio suicidario e dalla sua applicazione in tutti gli istituti.

«La regione Lazio deve adottarlo al più presto e deve rafforzare i servizi per la salute mentale – ha commentato il consigliere regionale di Sinistra civica ecologista Claudio Marotta – ogni vita perduta impone azioni concrete sulle condizioni della detenzione e sulla tutela della salute, la privazione della libertà non cancella i diritti».

Il Manifesto, 20 ottobre 2026

 

PELLEGRINI

  

Le nostre "cose" fanno ressa e urgono

alla porta del nostro cuore;

la Tua presenza, invece, è discreta,

attenta a non imporsi, ma a proporsi.

 

Perché questo, o Signore, è il Tuo stile,

la povertà che Tu hai scelto;

è la strada della proposta libera,

che non vuole farci violenza.

 

A volte la cappa del dubbio ci opprime

e la voglia di vedere e di toccare

ci prende e ci sconvolge,

come fu per Tommaso, uno dei dodici.

 

Siamo gente che forse cammina con Te

ma, come i viandanti di Emmaus,

abbiamo gli occhi bendati

e non sappiamo ancora riconoscerTi.

 

Franco Barbero

da Franco Barbero, “PREGHIERE D'OGNI GIORNO, Pregare e lottare: una sintesi vitale”,

pag. 95, anno 2021