mercoledì 5 agosto 2026

LETTERE

 

13 giorni fa scrissi ad Amerio Roberto, dopo la sua lettera di alcuni giorni prima, ma non ho ricevuto risposta alcuna.

Nulla di grave.

È sempre molto bello riprendere un dialogo interrotto per tanti motivi.

Nulla di male, ma è spiacevole aver fornito i dati richiesti e poi incontrare il silenzio. In ogni modo il suo silenzio non mi addolora.

Caro Amerio Roberto, la mia disponibilità ad incontrarti è confermata.

In ogno caso voglio aggiungere che il ricordo di Caterina ed Alberto è ancora vivissimo.

Sarò lietissimo di incontrarti a Pinerolo in via Porro 16.

Franco Barbero

Il diario di viaggio è un archivio di vita

Johanna Michaels, Die Zeit, Germania

 

È successa una cosa terribile, mi ha scritto un giorno la mia amica Anna: la sua cantina si era allagata. Tutte le lettere e le cartoline reevute da me e da altri amici nel corso degli anni, gli sms ricopiati meticolosamente su innumerevoli quaderni e i nostri diari di viaggio erano fradici. Se non fossimo intervenute subito rischiavano di ammuffire.

Io sorridevo tra me e me: Anna e la sua fissazione per gli archivi! Ho provato a rassicurarla: le lettere, e sopratrutto gli sms sono pensati per il momento. L’importante è la gioia che si prova aprendo la cassetta della posta o guardando lo schermo; e magari anche il ricordo di quella gioia. Ma non succede mai di riprendere in mano guelle vecchie cose, quindi potevano tranquillamente ammuffire. Un po’ offesa, Anna ha replicato che - allagamento o no - era ben contenta di aver conservato lei i nostri diari, invece di darli a me.

Oggi il journaling, l'abitudine di tenere un diario, va di moda. Su piattatorme come Tik-Tok è pieno di suggerimenti, proposte d'impaginazione e di persone che si vantano delle idee più icreative, Ci sono i consigli per cominciare e le regole per non mollare. Spesso si tratta di prendere coscienza delle cose di cui dobbiamo essere grate, dei nostri successi personali, desideri e buoni propositi. Come esercizio di consapevolezza e cura di sé sembra funzioni mettere ordine nei pensieri tenendo un diario ha effetti positivi sull'umore, sul sonno e sulla salute mentale.

Ma un diario di viaggio non serve solo a sentirsi meglio nel quotidiano; serve a catturare attimi, a viaggiare in modo più intenso e consapevole, e a creare legami tra compagni di avventure. Un diano di viaggio è un archivio di vita in miniatura: conserva la memoria delle sensazioni così come le abbiamo provate in quel prociso momento.

Anna e io abbiamo renuto il nostro primo diario di viaggio a quattro mani nell’estate del 2010, quando non c'erano ancora TikTok e il Jounrnaling. Era la nostra prima vacanza insieme dopo la laurea, con quella sensaziene di una vita che sta finalmente per cominciare ed è tutta da scoprire. E quindi ci era sembrato il caso di dedicare un quadernino al nostro viaggio. Cosa che poi è diventata una tradizione.

Anni dopo, sfogliando quei taccuini, a colpirmi è stato innanzitutto il fatto che quando scrivevamo non avevamo idea di ciò che sarebbe successo dopo. Nei nostri ricordi ognid viaggio è ormai una storia a sé, tutto sembra interconnesso; con il senno di poi ci formiamo un gudizio, rimuoviamo alcuni aspetti e ne abbelliamo altri. Sapendo come va a finire una storia, la raccontiamo in modo completamente diverso. Il diario, invece, è pleno di possibilità: i momenti vissuti, corme se fossero stati intrappolati nell’ambra, sono riportarti in modo più immediato, senza quella patina tipica dei ricordi. Leggo di momenti di gioia, che sarà delusa poche pagine dopo, e di dubbi che poi si riveleranno infondati. E d'improbabili presentimenti. Ogni giorno la nostra pagina di diario si apriva con la stessa frase: “Ancora nessun incidente”. Entrambe avevamo appena preso la patente per girare l'talia con la vecchia Golf di mia madre. Poi è arrivato il giorno in cui uscendo da un parcheggio ho graffiato la fiancata. Ho dovuto scrivere: “Oggi incidente”. Ci eravamo assicurate il nostro personale colpo di scena.

Le cronache degli esploratori

La storia dei diari di viaggio comincia con un colpo di scena ancora più spettacolare, i primi diari di bordo o roteiros de navegação furono scritti dai navigator portoghesi che nel quattrocento cercavano una rottaa verso l’India circumnavigando 'Africa.

Pochi anni dopo fu Cristoforo Colombo a salpare con lo stesso oblettivo: trovare una via per le Indie. Solo che puntò dritto a occidente. Come i suoi predecessori, anche lui teneva un diario. Gli originali di quel diario, resoconto di un viaggio che inaugurò  l’epoca della colonizzazione europea e dello sfruttamento del “nuiovo mondo”, sono andati perduti. Ci sono rimaste solo le trascrizioni di alcuni passaggi dei diarios de a bordo, molto probabilmente i primi diari di viaggio degni di questo nome arrivati fino a noi.

Il formato ebbe successo: ogni grande esplorazione per mare intrapresa dagli enropei in qualche angolo del mondo era seguita da un cronista che annotava eventi e impressioni. Nelle fumose spedizioni di James Cook si univano all’equipaggio studiosi avidi di conoscenze astronomiche, scientifiche e geografiche. (cont.)


Internazionale, 31 luglio 2026

lunedì 3 agosto 2026

 Per incontri in via Porro 16

Comunicazioni personali

 

In giugno e luglio ho speso per 1050 francobolli e 2mila buste di vario genere.

Con il mese di agosto terminano gli appuntamenti, poi  la mia morte molto probabile entro settembre.

Chi vuole farmi il dono di un incontro (orario 10-12 e 16-18.30 ogni giorno) lo faccia ora che siamo in pieno agosto.

 

Siamo nelle mani di Dio, ma Dio non mi fornisce soldi per buste, lettere, matite, farmaci, giornali, i 4 che acquisto e leggo ogni giorno: Manifesto, Domani, Fatto quotidiano, Eco del Chisone più Internazionale, Riforma, Tempi di fraternità.

Io ho soldi solo fino al 10 agosto e se sarò vivo ogni servizio, come è stato per tutta la vita, è gratuito presso di me in via Porro 16 a Pinerolo.

Franco Barbero 

 Stefano Iannaccone, Domani 27 luglio

  

 Che vergogna…

La Francia ha messo in atto una mostruosa parata militare nel giorno 15 luglio. Provo ribrezzo e sgomento davanti a capi di stato che solennizzano e celebrano le feste nazionali con parate militari.

Ma attenti, certi capi di Stato, come l’attuale francese, danno valore solo a poche cose: apparire, farsi dei soldi, esibire potenza. Il loro cuore è lì e ai poveri si parla con le promesse e le parate.

La Francia: per il suo Presidente e il suo governo il popolo va sedotto con gli spettacoli. La dirigenza francese è una nullità politica, culturale, una vera sciagura per un popolo che meriterebbe ben altri politici.

Un presidente che fa tante esibizioni, ma non conta proprio nulla, tipo Meloni e parecchi altri.

                                                     Franco Barbero

 

 da Il Fatto Quotidiano del 15/07/2026

14 luglio: Macron trasforma la festa in un inno al riarmo

di Luana De Micco

Da festa della Rivoluzione a vetrina del riarmo. Nell’ultimo 14 luglio di Emmanuel Macron da presidente della Repubblica ieri, sugli Champs-Elysées hanno sfilato 6.800 soldati e più di 300 mezzi militari. Nei cieli, i caccia Mirage utilizzati per l’addestramento dei piloti ucraini hanno scortato gli Alpha jet della Patrouille de France, mentre ad aprire la sfilata c’erano circa 500 militari in rappresentanza dei Paesi della Coalizione dei Volenterosi – tra loro anche una manciata di soldati italiani – insieme a 25 militari ucraini.

In tribuna c’erano anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky e una trentina di capi di Stato e di governo. Parigi ha fatto le cose in grande dopo aver accolto, appena il giorno prima, la riunione dei Volenterosi per ribadire il sostegno all’Ucraina e annunciare una nuova collaborazione politico-industriale per la produzione di una sistema missilistico antibalistico europeo, a cui sulla carta partecipano nove paesi europei, Italia compresa insieme a Kiev. Una dimostrazione di forza e un messaggio di sfida diretto a Putin.

Come filo conduttore della giornata Macron voleva il “risveglio strategico dell’Europa”, in linea con la politica portata avanti negli ultimi anni, culminata nell’accelerazione del riarmo e del bilancio della difesa. L’Ultima revisione della legge di programmazione militare 2024-2030 porta la spesa militare francese a 436 miliardi. Nel suo ultimo discorso alle Forze armate, il 13 luglio, Macron ha ribadito la linea dell’Eliseo: “il messaggio che inviamo al mondo è: Sì, la pace è il nostro obiettivo. Sì, difendiamo la libertà e il diritto. Ma siamo pronti a combattere per proteggerli anche al prezzo del sangue”.

Sul piano della cooperazione militare, Macron ha fatto inoltre un ulteriore passo politico, annunciando di coinvolgere nel sistema industriale francese Kiev, firmando con Zelensky una roadmap che prevede la futura possibile consegna all’Ucraina di 16 caccia Rafale, completi di armamento, con un’entrata in servizio ipotizzata tra 2028 e 2029. L’accordo prevederebbe anche, e per la prima volta per Parigi, la prospettiva di autorizzare la produzione su licenza direttamente in Ucraina di alcuni suoi sistemi d’arma, tra cui le bombe Aasm, i missili da crociera Scalp e i missili antiaerei Aster 30, utilizzati nei sistemi di difesa franco-italiani Samp/T.

Impegni che Macron prende mentre la Francia già si proietta verso la campagna per le Presidenziali del 2027 e che si gioca come elementi di campagna elettorale, ma la cui effettiva attuazione in realtà dipenderà anche dal futuro inquilino dell’Eliseo.

 da Il Manifesto del 22/07/2026

E’ la Francia il primo paese Ue a vietarli ai minori


Il Parlamento francese ha approvato ieri in via definitiva – è il primo paese europeo – una legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni: entrerà in vigore dopo l’estate per tutelare la salute di bambini e teenagers. Dopo il voto del Senato, l’Assemblea nazionale ha approvato la riforma, con 279 voti favorevoli e 81 contrari. La riforma, caldamente promessa da Macron, obbligherà le piattaforme stesse, come Tik Tok, ad adottare sistemi di verifica dell’età. La legge prevede anche il divieto di utilizzo dei cellulari nelle scuole superiori. In Australia i social sono stati banditi già dal dicembre 2025, ma pare che la proibizione per legge non riesca ad arginare l’abitudine: il 70% degli under 16 continua infatti a usare i social network come prima.

Il divieto francese non si applicherà comunque alle enciclopedie online – ad esempio, Wikipedia – né ad altri servizi come le «piattaforme per lo sviluppo e la condivisione di software libero o progetti digitali educativi open source». La misura restrittiva scatterà dal 1 settembre, mentre gli account under 15, già in essere, verranno chiusi entro il primo gennaio del 2027.

In Italia esiste un’iniziativa bipartisan, promossa dalle parlamentari Lavinia Mennuni e Marianna Madia («al governo di centrodestra è mancata la determinazione politica e il coraggio necessari a sfidare i giganti del tech», ha dichiarato quest’ultima), ma è ferma in Parlamento.

domenica 2 agosto 2026

 da Il Manifesto del 22/07/2026

Il «rischio migratorio» nelle aule degli atenei

di Valentina Pazé

Gli atenei italiani stanno ricevendo mail che invitano a prendere atto delle novità contenute in una recente circolare dei ministeri dell’Università e degli Esteri. Si tratta di una stretta ai visti per studenti extra Ue per «contrastare il rischio migratorio».

In questi giorni presidenti di corsi di laurea e responsabili della didattica degli atenei italiani stanno ricevendo dalle loro amministrazioni mail che invitano a prendere atto delle novità contenute in una recente circolare congiunta del Mur (Ministero dell’Università e della Ricerca) e del Maeci (Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale). L’oggetto è il rilascio dei visti per l’iscrizione nelle università italiane di aspiranti studenti e studentesse provenienti da paesi al di fuori dell’Unione europea nei prossimi due anni accademici. La circolare ministeriale, risalente al 29 aprile, introduce una significativa stretta alla concessione di tali visti, con l’obiettivo dichiarato di «contrastare il rischio migratorio».

Tra gli aspiranti studenti di corsi di laurea triennali e magistrali, o di master, scuole di specializzazione e dottorati – è il timore – potrebbero annidarsi “migranti” sotto mentite spoglie, soggetti truffaldini che millantano titoli e interessi scientifico-culturali al solo scopo di eludere le leggi che regolamentano l’accesso legale al suolo patrio.

Tre sono le principali novità previste dalla circolare. Si stabilisce innanzitutto l’innalzamento dei requisiti economici richiesti per ottenere un visto per motivi di studio, commisurati alla possibilità di mantenersi in modo autonomo per l’intera durata del soggiorno e di disporre di un alloggio idoneo, e controlli più rigorosi sulla provenienza e l’effettiva disponibilità delle risorse economiche dichiarate. Gli atenei vengono, in secondo luogo, invitati a esaminare con maggiore scrupolo la sussistenza dei requisiti relativi al percorso formativo pregresso dei candidati e la validità dei documenti da loro presentati, con un aggravio di lavoro per gli uffici e perdita di tempo e denaro per i richiedenti.

Vengono introdotte, infine, verifiche più stringenti sulle competenze linguistiche degli aspiranti studenti che, preferibilmente prima della richiesta del visto, dovranno dimostrare di conoscere l’italiano, o la lingua di erogazione dei corsi universitari, a un livello pari almeno al B2 da certificare attraverso prove a distanza.

Una successiva Nota esplicativa, datata 3 luglio, si occupa specificamente degli studenti «provenienti da aree di conflitto e contesti di crisi umanitaria». Qui sembra aprirsi uno spiraglio di umanità, o anche solo di buon senso. L’invito è ad «applicare le verifiche con criteri di ragionevolezza e proporzionalità, tenendo conto delle oggettive difficoltà che tali candidati possono incontrare nel reperimento della documentazione o nella dimostrazione delle competenze linguistiche, valorizzando, ove possibile, anche il ruolo delle Università nell’accompagnamento degli studenti». Ma guarda… Qualcuno sembra essersi accorto che chi viene dall’Afghanistan, o dalla Palestina, o dall’Iran, potrebbe non avere piena padronanza dell’italiano o dell’inglese e non riuscire a procurarsi agevolmente attestati e certificazioni.

Resta comunque – fissata a chiare lettere dalla circolare e ribadita dalle Faq ministeriali pubblicate sul portale Universitaly – l’esclusiva competenza a rilasciare il visto delle rappresentanze diplomatico-consolari, tenute a «valutare l’assenza del rischio migratorio dello studente». Non sia mai che qualche ateneo “buonista” si allarghi e interpreti in modo lasco e permissivo i requisiti richiesti, aprendo pericolosi varchi nella fortezza Europa, che il recente Patto sulla migrazione e asilo ha cercato in ogni modo di blindare.

Che dire? Chi lavora all’università sa che negli ultimi anni il numero di domande di iscrizione a corsi di laurea e di partecipazione a dottorati da parte di persone provenienti da «aree di conflitto e contesti di crisi umanitaria» è cresciuto. È chiaro che si tratta, per molti, di un modo per vedersi riconosciuti diritti fondamentali, sanciti solennemente da dichiarazioni e trattati internazionali, ma totalmente disattesi nella realtà.

Primo fra tutti, il diritto di asilo, che la nostra Carta fondamentale riconosce a qualsiasi straniero «al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana». Chissà se nei prossimi mesi proveranno a presentare domanda di visto per studio anche giovani ucraini non in regola con l’assolvimento degli obblighi militari. Quelli che l’Ue, amica di Zelensky (ma non del suo popolo) ha deciso, d’ora in poi, di respingere alle frontiere…

DALLA FARAONICA RIVIERA DI TRUMP E KUSHNER A UN CAMPO DI CONTAINER

Si sgonfia subito la promessa della «Nuova Gaza»

ELIANA RIVA

 

Niente più quartieri residenziali moderni ed eleganti a Gaza. Nulla resta della favolosa costa con le luci degli alberghi a venti piani e delle piscine di lusso. I servizi essenziali che avrebbero dovuto essere ripristinati entro cento giorni rimangono fuori uso.

Della «Nuova Gaza» promessa a Davos rimane salo un progetto pilota, e il faraonico piano urbanistico di Jared Kushnero si è sgonfiato fino a trasformarsi in un campo di prefabbricati. Le simulazioni digitali presentate durante lo show di gennaio dal presidente Usa e dal suo Board of Peace (BoP) non avevano nulla a che fare con la realtà. Nonostante in molti lo avessero fatto presente, a quello spettacolo autocelebrativo presero parte i rappresentanti di 19 Paesi.

OGGI IL BOP è costretto ad ammettere - implicitamente – che niente di quello che aveva promesso potrà essere realizzato. Tutto ciò a cui si punta, più che altro per non perdere la faccia, è un campo vicino Rafah con qualche container abitato all'incirca tra l’1 e il 4% della popolazjone palestinese.

Il piano così rivisto, secondo i funzionari e i diplomatici che hanno parlato con il quotidiano inglese The Guardian,  servirebbe a mantenere in vita il progetto, a «far qualcosas piuttosto che ammettere di non essere riusciti a fare nulla. Anche perché, dicono le fonti diplomatiche, riconoscere il fallimento significherebbe  lasciare via libera ai disegni più sanguinari del governo di Tel Aviv: bombardamenti a tappeto, occupazione totale, colonnizzazione, deportazione e pulizia etnica. Non è detto, peraltro, che ciònon accada comunque, magari prima delle elezioni di fine ottobre, se il premier uscente dovesse realmente rischiare la bocciatura delle urne. Una simile offensiva cancellerebbe anche quel poco che resta del piano Bop, che nel migliore dei casi partirebbe solo alla fine del 2026.

Non ci sono infatti lavori in corso lungo la fascia «cuscinetto» tra Rafah e l’Egitto, l’addestramento della forza di polizia palestinese al Cairo non sembra ancora essere cominciato. E anche i soldati della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) non sono ancora giunti sul posto. Il piano originario prevedeva un contingente di 20milasoldati internazionali. Ogg si spera di ottenere 5mila persone, un quarto delle aspettative. E la stima potrebbe comunque essere ottimistica.

Non è chiaro neanche dove I'organismo monocraticamente diretto dal presidente Donald Trump troverà i soldi per il progetto pilota: Di quei 17 miliardi di dollari di impegni immediati, è riuscito a raccogliere solo una piccola parte e i fondi dell'iniziativa europea del Gruppo dei donatori sono destinati ad altre iniziatve.

Per questo Washington sta «negoziando» con Tel Aviv l'utilizzo delle tasse che il governo Netanyahu ha rubato all’Autorità nazionale palestinese (Anp). 17 miliardi di entrate fiscali che sarebbero destinati ai servizi essenziali e agli stipendi di medici, insegnanti, dipendenti pubblici in Cisgiordania.

Mentre il piano di «pace»  americano naufraga e l'assedio umanitario israeliano strangola la popolazione, TEL Aviv continua a bombardare e uccidere. Altre cinque persone sono state ammazzate ieri nella Striscia, due ad al-Tuffah, una a Zeitoun, a Khan Younis e un’altra a Gaza City. Un edificio residenziale è ststo distrutto nel campo profughi di Nuseirat e le tende dei profughi di al-Mawasi e di Rafah sono circondate dai carri armati che sparano giorno e notte. Terrorizzati, i bambini vengono tenuiti nei rifugi nonostante le altissime temperature, ed è pericoloso anche uscire alla ricerca di una tanica d’acqua. Sempre più spesso gli spari raggiungono adulti e bambini fin dentro le tende.

SI ALLARGANO anche gli attacchi in Cisgiordania occupata. Nel villaggio di Susiya, a Masafer Yatta, i coloni hanne dato alle fiamme le terre palestinesi, causando un vasto incendio. Sempre nell’area a sud di Hebron israeliani hanno ferito diversi membri di una famiglia, rubando pecore e distruggendo proprietà. Nonostante le violenze, mercoledì sera il governo di Tel Aviv ha approvvato un nuovo investimento di 1,075 miliardi di shekel (circa 314 milioni di euro), per la costruzione di nuove strade di accesse alle colonie illegali e vie di collegamento.

Il Manifesto, 17 luglio 

 

sabato 1 agosto 2026

Questo è il canone per la celebrazione eucaristica di oggi preparato da Walter Primo e Francesco Giusti.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.
Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:
meet.google.com/ehv-oyaj-iue 

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DAVANTI A TE OGNI GIORNO
 

P. Saluto all’assemblea
L. Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la Tua parola, che con la Tua sapienza hai formato l’uomo e la donna perché dominino sulle creature fatte da Te e governino il mondo con santità e giustizia e pronunzino giudizi con animo retto, dammi la sapienza che siede in trono accanto a Te e non mi escludere dal numero dei Tuoi figli e delle Tue figlie, perché io sono tuo servo e figlio della Tua ancella, uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la Tua sapienza, sarebbe stimato un nulla. (Sapienza 9, 1-6)
 

SILENZIO
 

LETTURE BIBLICHE
 

Esodo 34,5-7
5 Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. 6 Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, 7 che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione.
 

Matteo 13:27-29
27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 

28 Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 

29 No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura.
 

Luca 13,6–9
«Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai»

RIFLESSIONE
Non è stato semplice scegliere un tema per la nostra riflessione di oggi perché la guerra, così presente e descritta quasi come inesorabile, indirizza i pensieri irrimediabilmente verso il bisogno di una soluzione immediata, rapida, di svolta radicale che conduca alla pace. Subito.
Mi sono fermata a ripensare alle nostre eucarestie, dove in molte e molte occasioni è emerso il tema della guerra e sempre abbiamo ribadito smarriti la nostra piccolezza, la nostra debolezza di fronte ai grandi eventi storici e nel contempo riconosciuto la fondamentale importanza dell’impegno quotidiano, del piccolo gesto che costruiscono ed aprono strade alla speranza ed a un futuro diverso.
La speranza operosa. Essa è il contrario della fretta e si radica nella pazienza.
Ho scelto questi tre brani, esempi e fonti inesauribili di molteplici temi profondi, dai quali vorrei trarre lo spunto per una piccola riflessione appunto sulla pazienza. Essa fin dall’Esodo è annunciata come una peculiarità di Dio, il quale è descritto come lento all’ira e che conserva il suo favore per mille generazioni.

Le due parabole evangeliche vestono di concretezza la pazienza. Ispirate al mondo contadino ci spiegano come ci voglia tempo sia per poter vedere un albero portare frutto, sia per poter discernere. Esercitare la pazienza significa fare tutto ciò che possiamo e poi compiere un passo indietro, mettersi in secondo piano ed attendere con fiducia il tempo dei frutti e con esso la possibilità di discernere.
La fretta si è infilata nelle nostre giornate e nei nostri rapporti pian piano, aiutata da tecnologie che offrono risposte immediate ad ogni richiesta, ad ogni curiosità e domanda. Nel modo del lavoro, la fretta, il “tutto subito e bene” soddisfano il principio che “il tempo è denaro”, agitano l’animo umano nel profondo, insinuando in noi l’idea di inadeguatezza davanti ai compiti da assolvere. Si parla di disumanizzazione del lavoro.
Si diventa immediatamente impazienti se una risposta non giunge “in tempo reale”. Così si dice. Ma che cosa è il tempo reale? Qui si tratta di un eufemismo per dire “immediatamente”, ma il tempo reale non può essere altro che quello dell’uomo, con slanci, lentezze, cadute e riprese. Complesso, composito come lo è l’essere umano.
Nei nostri rapporti interpersonali non sempre è facile adeguarci ai tempi dell’altro, rispettando ritmi diversi dai nostri ed offrendo una seconda possibilità. Il periodo di pausa estivo offre l’opportunità per un tempo più lento e per valorizzare la nostra pazienza, la nostra capacità di attendere Gesù con il suo esempio ci indica la traccia da seguire e ci offe parabole che parlano della misericordia del Padre perché anche noi si provi a guardare oltre il nostro orizzonte limitato.
Dio conosce i suoi figli, il nome di ciascuno è scritto sul palmo della Sua mano, Egli non ci chiede la fretta ma ci offre la Sua pazienza e si adegua ai nostri tempi aspettando con fiducia i nostri frutti.
Il Dio che si rivela nell’Esodo è rassicurante ed accogliente. Elimina la paura dell’errore, per lasciare spazio all’umana possibilità di sbagliare, nella consapevolezza che per mille generazione Lui ci attende, ci accoglie, facendo festa ed uccidendo il vitello grasso ad ogni nostro ritorno.

INTERVENTI LIBERI
 

T. O Dio, che conosci il numero dei nostri anni e percepisci anche i palpiti dei nostri cuori, accompagna i nostri giorni con il Tuo amore.
1. Rimettiamo anche oggi tutta la nostra vita davanti a Te, anzi nelle Tue mani. La Tua compagnia non viene mai meno.
2. Tu sei il custode che non s’addormenta, sei il pastore che guida i nostri passi donandoci acqua che disseta e cibo che nutre.
1. Tu hai in serbo per noi l’olio prezioso che tiene accese le nostre piccole lampade e profuma i nostri giorni di speranza.
2. Sii Tu, o Dio, lampada per i nostri passi quando le tenebre, il freddo e le nebbie rischiano di farci smarrire la giusta direzione.
T. Tu, o Dio, che fai nascere i nostri amori, custodisci e accompagna i nostri giorni.
Donaci di gustare la dolcezza dei Tuoi doni e costruire insieme sentieri di solidarietà.
G. Eccoci ora alla memoria di quel pasto che Gesù condivise con i suoi discepoli.
T. Egli, dopo aver alzato gli occhi a Te, Dio dal quale proviene ogni dono, sciolse il suo cuore in parole di lode al Tuo nome e Ti glorificò. Le sue mani divisero il pane tra quegli uomini e quelle donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea. “Prendete – disse – e mangiatene tutti. Questa è tutta la mia vita: dare gloria a Dio e condividere ogni bene che Egli ci ha dato. Se farete questo, allora davvero vi ricorderete di me, porterete la memoria di me nel mondo”. Poi prese la coppa del vino e di nuovo alzò gli occhi e il cuore in un inno di lode a Te, o Dio suo, e disse: “La mia vita è stata messa a disposizione fino al sangue, senza tirarmi indietro.
Fate anche voi così: siate disponibili a condividere. Il ricordo di me vi spinga alla disponibilità”.
 

PREGHIERA DI CONDIVISIONE
 

Preghiere spontanee
 

PADRE NOSTRO
 

1. Benedetto sei Tu, Dio commosso e appassionato, che adorni i nostri occhi con le lacrime per esprimere il dolore e non soffocare la gioia.
2. Benedetto sei Tu, che ami la vita. Tu hai seminato ovunque la nostalgia di Te e hai deposto nel mondo i segni del Tuo amore.
1. Benedetto sei Tu, Dio innamorato, che non Ti stanchi mai delle Tue creature e ci avvolgi, ci attendi, ci perdoni.
 

Preghiera finale
O Dio, roccia dei nostri cuori feriti, parapetto sull’erto sentiero e parete sull’abisso, mano amica nell’intrico dei sentieri fallaci, sii per noi la luce che non si spegne mai. Tu, lontano come le irraggiungibili stelle, sei più vicino del soffio del vento. Da Te riceve forza la nostra debolezza e nel Tuo nome ci rimettiamo in cammino.
Amen
 

Manuela Brussino
per la Comunità Cristiana di Base di Pinerolo
Canone tratto dal libro delle preghiere eucaristiche pag 28 – 02.08.2026


 da L’Eco del Chisone del 27/07/2026

Pinerolo: Pellegrinaggio a Oropa giovedì 30/07


Giovedì 30 luglio pellegrinaggio delle parrocchie della Diocesi del Pinerolese al Santuario di Oropa, presieduto dal vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero. Partenze dalle 7,30 in corso Torino a Pinerolo (davanti all’ex Galup), ma alle 7 a Perosa Argentina, Luserna S.G., Roletto, Frossasco e Campiglione Fenile. Alle 10,30 raduno dei pellegrini davanti alla Basilica Antica e processione verso quella Nuova. Alle 11 celebrazione della messa, alle 15 preghiera del rosario e processione eucaristica. Costo del viaggio 25 euro.

Mariologia in crescita

Nella Diocesi di Pinerolo, e non solo, il culto di Maria, la mariologia cristiana, è in crescita.

Se avete notato anche l’Eco del Chisone dà ampio spazio al culto mariano. Vengono segnalati incontri e rosari. Riprendendo e accrescendo la devozione a Maria, si fanno pellegrinaggi, processioni, viaggi ai santuari, rosari.

E’ un fenomeno in grande crescita. Mentre sono in diminuzione i gruppi biblici comunitari. Inoltre anche in parecchi commentari biblici occupa uno spazio ampio. Il rosario è tornato molto presente nelle liturgie funebri. La devozione e apparizioni sono in crescita. Sembrano segnali che sono invito alla devozione. La fede in Dio ci chiede di rispettare le mille forme con cui le persone esprimono la fede, ma voglio ricordare due cose:

a) gli studiosi parlano chiaramente di due Marie e ci dicono senza mezzi termini che: una è la Maria “vera”, cioè storica, che con Giuseppe generò sei figli. La Maria di cui scrissi più di 100 pagine nei miei libri;

b) poi fu lentamente creata nei secoli, la Maria artefatta, quella delle apparizioni, dei santuari, delle preghiere con le litanie mariane, il rosario, i miracoli.

La Maria vera fu fedele al figlio fino a quando lo uccisero e poi nel Cenacolo fu presente per seguire l’insegnamento, la strada di Gesù di Nazareth con gli altri discepoli.

Allora oggi siamo certi, gli studiosi servono, che la Maria delle apparizioni sono furbesche invenzioni delle gerarchie ecclesiali lungo i secoli.

                      1 agosto 2026 – don Franco Barbero

 da Adista del 18/04/2026

Libertà di stampa e democrazia:

un appello a costruire una rete

Nel nostro Paese c’è un <<gigantesco problema di libertà di informazione>> che mette a repentaglio i fondamenti stessi della democrazia: nella classifica internazionale relativa l’Italia è scivolata al 49° posto, il più basso in Europa occidentale. Tra influenza del governo sui maggiori network televisivi, pubblici e no, le sempre maggiori limitazioni al diritto di cronaca sancite per legge, il proliferare di querele temerarie in aumento, miranti a mettere il bavaglio al giornalismo di inchiesta, la mancata tutela delle fonti e giornalisti spiati con Paragon, oggi si assiste a un attacco inedito all’informazione e al pensiero critico. Per questo è stato diffuso un appello a tessere alleanze con tutti i soggetti in campo per il rispetto e la difesa della Costituzione, della democrazia, delle libertà e del diritto internazionale, firmato già da centinaia di giornalisti/e.

Contro l’attacco all’informazione

Giornalisti/e per la Costituzione

La libertà di stampa è un bene costituzionale primario su cui poggia la democrazia. E sempre più vediamo che in Italia c’è un gigantesco problema di libertà di informazione. La posizione del Paese nel ranking internazionale ci vede in discesa al 49esimo posto, il più basso in Europa occidentale; moltissimi spazi di informazione dei principali network, Rai e Mediaset, sono sotto l’influsso diretto di Palazzo Chigi; numerose testate quotidiane in mano a politici dell’area di governo; il diritto di cronaca sempre più limitato per legge; le querele temerarie bavaglio in aumento, usate dalla politica per intimidire e limitare il giornalismo di inchiesta: la mancata tutela delle fonti e giornalisti spiati con Paragon, senza che nessuno da un anno dica da chi e perché; le regole europee disattese, dal Media Freedom Act alla direttiva anti-Slapps; una Authority chiamata a vigilare sul sistema, da ripensare per garantirne un’effettiva indipendenza.

E un problema di sicurezza senza pari. In un Paese che ha dato un altissimo tributo di sangue con i suoi giornalisti/e uccisi, ci sono 516 reporter minacciati – record europeo – 270 sotto tutela e 29 sotto scorta. Con un aumento delle minacce del 78% nel 2025. E ancora: il dilagare di precari e autonomi sottopagati che non può essere garanzia di una stampa davvero libera e che espone giornaliste e giornalisti a rischi e ricatti di ogni genere.

La crisi dell’editoria con il calo di vendite e ascolti, la perdita di credibilità del giornalismo presso l’opinione pubblica e la sfida dell’intelligenza artificiale, unitamente alla crisi dei corpi intermedi che non risparmia le nostre strutture, ci interrogano sulla necessità di una profonda riflessione sui postulati che per decenni hanno cementato l’esercizio della professione giornalistica e il nostro agire professionale e sindacale. Dalla deontologia alle forme di tutela per il lavoro autonomo.

Mai come ora il sistema dell’editoria italiana appare fragile: dismissione dei grandi gruppi, proprietari corsari, concentrazioni e riduzione del pluralismo, leggi di sistema inadeguate, costante espulsione di giornalisti dalle redazioni e l’impoverimento che colpisce soprattutto i giovani e le donne. Mentre perdura la difficoltà di estendere le tutele a giornaliste/i sempre più in balia di un mercato iniquo, con paghe ridicole per i pochi giovani neo-assunti e da fame per il crescente numero di autonomi e precari.

L'ESSERE UMANO PUÓ ESSERE SCONFITTO MA NON VINTO, perché non è nato per morire, ma per incominciare

Hannah ARENDT

 

“Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo.

Esso 'sfida’ come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla.

Questa è la sua ‘banalità’.

Solo il bene è profondo e può essere radicale”.

 

“Non si nasce eguali, si diventa eguali come membri di un gruppo in virtù della decisione di garantirsi reciprocamente eguali diritti.

La nostra vita politica si basa sul presupposto che possiamo instaurare I'eguaglianza attraverso l‘organizzazione, perché l'uomo può trasformare il mondo e crearne uno comune, insieme con i suoi pari e soltanto con essi”.

 

giovedì 30 luglio 2026

     Il Fatto Quotidiano, 23 luglio '26

da Pressenza del 27/07/2026

Ancora un record per l’azzardo

di Giovanni Caprio



L’affare dell’azzardo nel nostro Paese sembra non avere limiti di crescita: nel primo trimestre del 2026 la raccolta ha raggiunto i 45 miliardi e 440 milioni, con un incremento di più del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando aveva già toccato un record con 38 miliardi e 755 milioni. Stiamo parlando di una cifra incredibile certificata dal Bollettino statistico trimestrale dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che lascia supporre che alla fine di quest’anno si infrangerà un altro record e la raccolta dello scorso anno di 165 miliardi e 345 milioni, stante la crescita del primo trimestre, potrebbe essere polverizzata e arrivare a sfiorare i 200 miliardi. E’ soprattutto l’azzardo online a crescere, arrivando a 23 miliardi e 172 milioni (nel 2025 si era fermato a 20 miliardi e 253 milioni). Anche slot machine e videolottery aumentano, passando da 5 miliardi e 291 milioni a 7 miliardi e 870 milioni. Per lo Stato, invece, più o meno sempre gli stessi introiti: 2 miliardi e 682 euro a fronte dei 2 miliardi e 483 milioni dello scorso anno. Le perdite per i “giocatori”, invece, crescono, arrivando a 5 miliardi e 713 milioni, rispetto ai 4 miliardi e 484 milioni del primo trimestre dello scorso anno.

Sulla base dei dati dello scorso anno, tra le Regioni in cui si gioca di più, troviamo il Lazio che si posiziona al terzo posto assoluto con 17 miliardi e 449 milioni di euro, preceduto solo da Lombardia (26 miliardi) e Campania (21 miliardi e 562 milioni). E all’interno del contesto regionale, il territorio di Roma e provincia si conferma tristemente in testa alla classifica delle aree metropolitane italiane per volume complessivo di gioco, staccando nettamente Napoli (11,4 miliardi) e Milano (9,4 miliardi). Nella provincia capitolina, come ha sottolineato la Caritas,  la raccolta è arrivata a 12 miliardi e 858 milioni di euro con una crescita di oltre mezzo miliardo rispetto ai 12 miliardi e 356 milioni del 2024. Una cifra spaventosa che equivale a più di 3.000 euro spesi pro capite, calcolando nel totale anche i bambini e i neonati. Nella sola Roma Capitale, sono stati giocati 8 miliardi e 527 milioni: al primo posto si piazzano i cosiddetti giochi di abilità o skill games (4 miliardi); seguono le scommesse sportive (1,2 miliardi), le Videolottery (887 milioni), i “Gratta&vinci” (704 milioni) e le slot machine Awp (501 milioni).

La Caritas ha aperto da marzo scorso presso il centro d’ascolto diocesano, in via di Porta San Lorenzo 7, nei pressi della Stazione Termini, uno sportello per giocatori d’azzardo e familiari. In appena quattro mesi sono state ascoltate una trentina di persone e una decina hanno accettato di iniziare un percorso. Più uomini, solo due donne, soprattutto dai 50 anni in su, pochi i giovani. A operare all’interno del centro di ascolto diocesano attualmente sono quattro persone: uno psicologo coordinatore del servizio, un assistente sociale, un educatore e un altro psicologo. Ma non si occupano solo di azzardo: sono infatti aperti all’ascolto dei senza dimora e delle persone che chiedono l’accesso alle mense e all’accoglienza. Lo sportello per l’azzardo dopo i primi colloqui indirizza ai Serd (i servizi pubblici per le dipendenze patologiche del Sistema Sanitario Nazionale) o ai servizi privati convenzionati, come varie associazioni che svolgono questo tipo di attività. Finora la maggior parte delle persone sono state accompagnate e orientate ai Serd. Successivamente si prende un appuntamento con un avvocato del servizio legale gratuito della Caritas, che incontra il giocatore patologico, insieme a un operatore sociale, per approfondire tutti gli aspetti amministrativi, economici e legali prodotti dalla dipendenza da azzardo. Successivamente, se la situazione è particolarmente grave, insieme all’avvocato si propone alla persona di iniziare un percorso di amministrazione di sostegno. La Fondazione antiusura Salus populi romani è parte integrante del progetto. Alla persona viene detto che nel momento in cui accetta di fare tutto questo percorso si può anche sottoporre la sua situazione alla Fondazione per un percorso di sdebitamento, di ristrutturazione del debito e di gestione di tutta la parte economica.

“L’azzardo, denuncia Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma, è l’esaltazione ipocrita del potere del denaro e della sorte che sfrutta un’intelligenza davvero diabolica per apparire un gioco. A questo si aggiungono il letargo e la miopia della politica e delle istituzioni pubbliche; ridotta se non complice è l’attenzione dei media, a causa dell’ingente investimento pubblicitario che produce l’industria dell’azzardo. Nonostante l’enorme somma di denaro sottratta all’economia reale, la disgregazione sociale e la disperazione che c’è dietro di essa, con tantissimi giovani, anziani e famiglie travolti dai debiti causati dal “gioco” che producono distruzione di patrimoni e a volte di vite, tutti continuano come se niente fosse. Nonostante esistano divieti a qualsiasi forma di pubblicità, il mondo dello sport, in modo particolare i club di calcio della Serie A e i grandi colossi del betting mantengono intatti i propri legami economici attraverso la strategia dell’infotainment. Di fronte a un forte dibattito politico volto ad ammorbidire o abolire tali restrizioni, la Conferenza Episcopale Italiana, insieme a Caritas e alla Consulta nazionale antiusura, è intervenuta per chiedere, al contrario, un’applicazione rigida e l’inasprimento dei divieti”.

da Pressenza del 27/07/2026

Stop alla pulizia etnica di Israele in Cisgiordania

di Amnesty International



Israele sta conducendo una sistematica campagna di pulizia etnica nei confronti delle comunità beduine palestinesi e delle comunità pastorali nella Cisgiordania occupata. Attraverso l’espansione illegale delle colonie, la violenza dei coloni sostenuta dallo Stato e le politiche di apartheid, le autorità israeliane cercano di formalizzare, nell’ambito della propria legislazione, l’annessione illegittima dell’Area C della Cisgiordania occupata e di procedere al trasferimento forzato della popolazione palestinese da tale territorio. Agisci ora per fermare la pulizia etnica di Israele nella Cisgiordania.

Qual è il problema?

Quella del trasferimento forzato della popolazione palestinese dalla Cisgiordania occupata è una politica portata avanti dai governi israeliani che si sono susseguiti negli anni e il pilastro principale del sistema di apartheid imposto da decenni.

Il governo israeliano in carica dal 2022 ha accelerato la politica di pulizia etnica dell’Area C della Cisgiordania occupata. Comunità intere sono oramai sradicate ed esposte al rischio di trasferimento forzato.

“Quanto sta accadendo rappresenta una cancellazione di persone, alberi, edifici e di ogni elemento connesso con la presenza palestinese ad opera dei coloni con il sostegno militare” – Muntaser al-Maliki, residente di Kufr Malik nella Cisgiordania occupata.

Molti Stati evitano volutamente di intervenire di fronte a queste gravi e continue violazioni dei diritti delle persone palestinesi. Questa loro grave mancanza d’azione ha di fatto concesso a Israele un ampio margine di impunità, favorendo la commissione di molteplici violazioni e gravi crimini ai danni della popolazione palestinese tra cui il genocidio nella Striscia di Gaza, la pulizia etnica e l’apartheid. Quest’impunità deve cessare immediatamente.

Firma l’appello e sollecita la presidente del Consiglio a imporre sanzioni mirate nei confronti di autorità israeliane direttamente coinvolte nella pulizia etnica e a vietare il commercio, gli investimenti o il sostegno finanziario che contribuiscono a mantenere l’apartheid e l’occupazione illegale.