domenica 20 ottobre 2019

LE MINACCE DEL SULTANO

Il sultano Erdogan, che l'Unione Europea e il governo italiano continuano a finanziare, parla di tregua quando fa la strage dei curdi.
Il suo linguaggio trasuda violenza e delirio antiumanitario: "Spaccheremo le teste ai curdi".
E l'ONU deplora, senza muovere un passo. Le nostre istituzioni si fermano alle deplorazioni.
F.B.

OGGI

"Ieri è storia,
domani è mistero.
Oggi è un dono".
(Eleanor Rooswelt)

A SUON DI ULTIMATUM..

Un ragazzo della borghesia italiana, un figlio di papà che ha sempre camminato a tre metri da terra, un giorno diventò il capo politico di un partito che annunciava la fine della povertà e la scomparsa delle disuguaglianze.
Ora quel ragazzo procede a "suon" di ultimatum e s'illude di essere il salvatore della Nazione. Persino Conte si augura che quel bravo ragazzo vada a dirigere  un hotel o una azienda di famiglia e lasci stare la politica che proprio non è affar suo.
Franco Barbero

TARANTO: ILLUSI E POI TRADITI

L'Ilva è l'acciaieria più grande d'Europa ed è il simbolo del fallimento della politica di sviluppo del Sud. Ricordate 20 mesi fa in campagna elettorale? 
I 5Stelle promisero lavoro e risanamento: grazie alle loro promesse ottennero il 48%. Giunti al governo, Taranto sparì dai loro occhi, poi il voltafaccia e il loro crollo elettorale.
F.B.

LA PORTA STRETTA

"La porta stretta di Luca 13,18-30 è sempre una piccola cosa che ha la formidabile forza di capovolgere tutto nel bene o nel male. Spesso la porta stretta è tenuta chiusa dalle nostre paure e dalla mancanza di fiducia.
Per attraversarla, non c'è che buttarsi, senza dare ascolto alla paura.
E' "la paura del passo dell'uscio", come dice il proverbio per indicare la paura di fare il primo passo in una nuova avventura, compresa l'avventura di prendere sul serio la proposta di Gesù.
La porta stretta ha molti nomi per ognuno di noi. Ognuno ha la sua porta stretta, la sua Valle in cui entrare e vivere. Ma, oltre ai tanti nomi, la porta stretta ha poi un nome comune a tutti. Il nome è quello di entrare nella vita e poi onorarla con l'amore e con la giustizia".
Luigi Berzano, Tempi di fraternità, ottobre 2019.

LA CERTEZZA NEL VANGELO

"La certezza ne Vangelo non è mai un assenso interiore inerte: è un progetto di vita nel mondo".
Ernesto Balducci
DIVERSAMENTE CHIESA e non solo
GUARDIAMO ALL'ESSENZA DELLA FEDE


L'estate sta finendo, anzi è bell'e finita. L'estate è meravigliosa: giornate più lunghe, maggiore libertà di movimento, più tempo da dedicare alla lettura e alla riflessione. Ci si muove di più, dunque capitiamo in luoghi che di solito non frequentiamo e, per la messa, in chiese che non sono le solite, con preti che ascoltiamo per la prima volta. Questo fatto sovente mi incuriosisce.
Devo dire che il Vangelo di molte delle domeniche appena vissute presentava temi vicini alla realtà politica.
In politica, per i motivi che sappiamo, è stata l'estate dei migranti. Mi ha colpito un fatto: non una sola volta ho sentito all'omelia domenicale pronunciare la parola "migrante" e dire che c'è stato il Vangelo dove Gesù ci ricorda di invitare poveri, ciechi e storpi alle nostre mense, ed anche la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato. Nessuno mi ha invitato a riconoscere nei migranti gli ultimi di oggi.
Ho incontrato, invece, processioni, santi patroni, benedizioni. Ho sentito un parroco convocare i fedeli alla processione di Nostra Signora della Mercede presso il monastero di Montenero annunciando con enfasi l'ostensione della reliquia di un chiodo della croce di Cristo, custodito dalla confraternita di San Bartolomeo! Non s'è fatto mancare neppure la preghiera di papa Leone XIII all'Arcangelo Michele "E tu, Principe delle milizie celesti, ricaccia nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano nel mondo a perdizione delle anime… difendici nel combattimento, affinché non periamo nel terribile giorno del Giudizio". Tutto ciò sembra rimandare più alla superstizione che alla fede; sento profumo di Medioevo. Nessuna traccia di un Dio misericordioso.
È mai possibile che nelle nostre eucaristie sia assente un vero dialogo comunitario, che solo il celebrante abbia diritto di parola e che la donna sia ancora relegata ad un ruolo subalterno?
Non amo le processioni, ma ho grande rispetto di chi con semplicità le frequenta. In particolare, non amo le processioni mariane, non mi parlano della Maria, ragazzina ebrea, madre di Gesù, che in silenzio, nel tempo, ha compreso la natura di quel Figlio che aveva partorito; mi dicono invece delle tante madonne che compiono improbabili prodigi in giro per il mondo.
Qui a Racconigi sono stati benedetti gli zainetti degli scolari e c'è stata la processione della beata Caterina. Fatico a capire, ma almeno non si parli, come accaduto, di "spazio laico" perché la processione attraversava il luna-park! Altro sarebbe lo spazio laico da aprire nella nostra parrocchia. Ci tornerò più avanti.
A proposito della beata Caterina: se ne ricordano i prodigi e la devozione, ma non si dice che dovette lasciare Racconigi e l'ordine domenicano presso il quale era terziaria e rifugiarsi a Caramagna perché seguace del Savonarola. Come il Savonarola la nostra Caterina bramava una riforma della chiesa dal suo interno. Evidentemente, questa non è cosa che valga la pena di ricordare!
"Fare i santi" nascondendone le spinte più rivoluzionarie e meno gradite alla chiesa sembra essere un costume assai consolidato. Presto avremo don Lorenzo Milani santo: vedrete che di don Lorenzo si ricorderanno giustamente la fede, l'attenzione agli ultimi, l'esperienza pastorale e didattica, ma non la Lettera ai cappellani militari e non la Lettera ai giudici, mentre si continueranno a "ordinare" i cappellani. Un po' di coerenza, per favore! Se lo volete santo, prendetelo tutto intero! Lui e altri ci ricordano come tra eresia e santità il confine sia davvero labile, dipendendo di fatto nei secoli dal papa di turno: se Francesco d'Assisi non avesse compiuto un atto di formale obbedienza, forse sarebbe uno dei tanti martiri mandati al rogo e oggi dimenticati.
Spazio laico: perché i laici, quelli più impegnati al tempo di don Aldo, sono oggi quasi tutti fuori, fisicamente fuori dalla parrocchia?
Perché, con buona pace del Concilio, non è prevista una lettura sistematica della Bibbia?
La parrocchia è del parroco, solo del parroco?
Domande che una comunità viva si dovrebbe porre, anche qui a Racconigi.
Come non accorgersi, poi, della crisi incombente sulla Chiesa, crisi di vocazioni e di partecipazione. Si dà grande rilievo a certi appuntamenti di massa, essi però non rappresentano tutta la realtà. Papa Francesco, almeno su certi temi, ci sta provando, ma è largamente osteggiato. Un piccolo esempio: il suo invito, volto ad una minima rilettura del Padre Nostro, è andato a vuoto, anche qui. Troppo rivoluzionario? Mah!
Su questi temi ed eventualmente su altri, rinnovo l'invito a don Maurilio ad intervenire su queste pagine nella forma che egli preferirà, felice di avere un confronto. Analogo invito rivolgo ai "laici" della nostra parrocchia.
Per dirla con don Milani, L'obbedienza non è più una virtù! Restiamo svegli.
Guido Piovano


(da Insonnia mensile di Racconigi, ottobre 2019, pag. 6 - contatti@insonniaracconigi.it)

 
Il Papa somaro e F. Louis Fitzgeralg

Quando ho letto che tra i novelli cardinali figurava Fitzgerald ho provato un'emozione intensa.
Mi sono emersi ricordi imprecisi che l'ultimo articolo di Carlo Molari mi ha aiutato a rendere più circostanziati con il suo contributo del 1 ottobre di Rocca.
Almeno da venti anni leggevo gli scritti del teologo Jacques Dupuis, sommo esperto del pluralismo religioso quando seppi e seguii con passione le vicende con le autorità vaticane.
Colui che, commentando, più volte e senza mezzi termini, difese gli scritti dell'insigne studioso Dupuis, fu monsignor Fitzgerald che, per questo motivo, da presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso fu nel febbraio 2006 nominato nunzio in Egitto. Un enorme declassamento ad opera dei due congiurati Woytila e Ratzinger, che verniciava di teologia le carte di quel papa somaro di teologia che era Giovanni Paolo II.
Papa Francesco ha voluto riparare quell'affronto e ha eletto cardinale Fitzgerald. Anzianissimo, non potrà votare in conclave.
Franco Barbero
[la Repubblica 9 ottobre]

Alle famiglie aiuti concreti

Almeno a parole, c'è un diffuso consenso, non solo tra i partner di governo, ma anche in parlamento e tra le varie associazioni della società civile che si occupano di questi temi, sulla necessità di mettere ordine nel frammentato insieme di trasferimenti monetari legati alla presenza di figli che si è venuto costruendo in questi anni.
Speriamo che la discussione sulle politiche per le famiglie che si è aperta nel governo non si risolva in una mera competizione su chi offre - in astratto - di più, salvo poi ripiegare su qualche bonus, accusandosi vicendevolmente per l'impossibilità di mantenere le promesse. Non sarebbe la prima volta. Eppure, le premesse per iniziare una seria politica di sostegno alle famiglie ci sarebbero, almeno per quanto riguarda le famiglie con figli minori. Almeno a parole, c'è un diffuso consenso, non solo tra i partner di governo, ma anche in parlamento e tra le varie associazioni della società civile che si occupano di questi temi, sulla necessità di mettere ordine nel frammentato insieme di trasferimenti monetari legati alla presenza di figli che si è venuto costruendo in questi anni. Questa frammentazione, che riguarda anche i criteri di accesso, produce dispersione, quindi scarsa efficacia, e in alcuni casi (incapienti, disoccupati di lungo periodo) anche esclusione. Da questa consapevolezza nasce la proposta di unificare tutti i trasferimenti legati alla presenza di figli in un assegno unico mensile fino alla maggiore età, una proposta che, appunto, oggi sembra condivisa da quasi tutti i partiti. La discussione riguarda se debba essere dello stesso importo a prescindere dal reddito famigliare (immagino equivalente, cioè commisurato all'ampiezza della famiglia, per evitare di creare altre ingiustizie), o invece sia più opportuno farlo variare con il variare del reddito, dando di più a chi ha meno, e se debba esserci una soglia massima di reddito (si parla di 100 mila euro annui) oltre la quale non vi sarebbe assegno. Sono questioni serie, con buone ragioni per chi sostiene l'una o l'altra tesi. L'entità delle risorse necessarie per dare un assegno significativo forse suggerisce di partire con un assegno variabile con il reddito (equivalente) e fino ad una soglia massima, che tuttavia includa la maggioranza delle famiglie con figli. La cosa importante è iniziare a mettere ordine, senza farsi tentare, di fronte al lavoro necessario a questo scopo, e al tempo che richiede, dal chiudere la partita erogando un ennesimo bonus o confermando l'esistente. Meglio prendersi il tempo necessario, con scadenze certe. Preoccupa un po', da questo punto di vista, che la ministra delle Pari opportunità e della Famiglia abbia parlato di un "bonus nascita". Speriamo che sia solo una questione lessicale, cosi come il family act evocato da Renzi, come se non ci si riuscisse a discostare dal vocabolario, non felicissimo, di una passata stagione.
Nel governo e nel Parlamento sembra ci sia consenso anche su un altro punto: la necessità di investire nell'ampliamento dei servizi per la prima infanzia e nella riduzione delle rette. Questi servizi non sono solo un fondamentale strumento di conciliazione , lavoro-famiglia per i genitori di bambini molto piccoli, in particolare per le madri. Sono anche un'indispensabile risorsa di pari opportunità per i bambini. Migliorare il livello di copertura, ora al 24% a livello nazionale tenendo conto sia dei nidi pubblici sia di quelli privati e convenzionati, sia delle sezioni primavera nelle scuole materne, ma con livelli inferiori al 10% in alcune regioni meridionali, costituirebbe non solo un pezzo importante delle politiche di sostegno alle famiglie con figli piccoli e, indirettamente, alle scelte di fecondità, ma anche un investimento cruciale nelle nuove generazioni. Anche in questo caso, è importante prendere la direzione giusta. Inutile promettere di abbassare le rette se i nidi non ci sono e se i bambini la cui mamma non è occupata di fatto non possono fruirne.
Chiara Saraceno

(la Repubblica 7 ottobre)
[Il Manifesto 2 ottobre]

E in Nordamerica gli uccelli spariti sono tre miliardi

Volatilizzati: è proprio il caso di dirlo. Nei cieli di Stati Uniti e Canada ci sono tre miliardi di uccelli in meno rispetto a cinquant'anni fa. Lo dice uno studio appena pubblicato su Science basato su mezzo secolo di appunti presi dai bird-watching di mezza America, combinati a dati ricavati dai radar meteorologici. Le due tecniche hanno permesso di misurare il trend di scomparsa delle 760 specie nordamericane. Cieli sempre più vuoti, boschi sempre più silenziosi. Il risultato ha scioccato gli stessi ricercatori. Anche perché i più colpiti sono soprattutto gli uccelli comuni, quelli qui definiti "di prateria": specie tradizionalmente abbondanti come passeri, pettirossi e fringuelli. Fra loro la perdita è davvero enorme: mancano 717 milioni di uccelli, decimati da tecniche agricole sempre più avanzate e dalle città che avanzano divorandone gli habitat.
Sì, le cause, in buona parte, sono le stesse del resto del mondo: ambienti naturali sempre più ristretti. E l'enorme uso di pesticidi. Fra questi, un tipo è particolarmente dannoso: quei neonicotinoidi banditi dall'Unione Europea un anno fa, perché responsabili del rapido declino delle api. Ma che sui volatili hanno un effetto particolare: non li fanno ingrassare quanto basta per migrare, ritardandone la partenza, facendoli di fatto morire di freddo e di fame.
In America si parla già di emergenza. Anche perché le specie comuni sono essenziali al funzionamento degli ecosistemi naturali: controllano i parassiti, aiutano a impollinare i fiori, diffondono semi e aiutano il rigenerarsi delle foreste. Quando scompaiono, pure il loro habitat declina. Lo spiega Hillary Young, biologa conservazionista all'Università della California al New York Times: «Il declino del passero non ha la stessa attenzione di quella di altre specie rare. Ma sulla natura ha un impatto maggiore».
Per carità, gli studi hanno evidenziato alcuni segnali positivi. Popolazioni protette come quelle delle aquile calve o dei falchi, sono in decisa ripresa: il loro numero cresciuto, addirittura, del 33 per cento, soprattutto grazie alle misure prese nel tempo per la loro salvaguardia.
Nonostante queste eccezioni felici, il declino degli uccelli nei nostri cieli sembra qualcosa di difficilmente reversibile a meno di sforzi immensi. Lo ribadisce, appunto, la dottoressa Young. «Dovremmo vietare molte più sostanze chimiche usate comunemente nei campi, mettere più vincoli ambientali, perfino pensare a progettare diversamente gli edifici. L'abuso che facciamo delle risorse della Terra, purtroppo, è già andato molto avanti. E sta sconvolgendo un po' tutto». A complicare le cose ci si è messo il solito Donald Trump. Impegnato da tempo nello smantellare tutte le politiche ambientali dei suoi predecessori, ha preso di mira anche il Migratory Birds Trety Acts, una legge vecchia cent'anni che perseguiva aziende o persone responsabili della morte di uccelli migratori. Il ministero degli Interni, ha infatti diffuso una nuova lettura di quella legge, secondo cui non è responsabile chi provoca la morte dei volatili senza avere l'intenzione di provocarla. Chi non lo fa apposta, insomma. Con buona pace del fatto che così, ad esempio, in casi come la fuoriuscita di petrolio, un tipo di catastrofe scatenata dall'uomo in grado di uccidere milioni di uccelli in pochissimo tempo, non ci sarà più nessun responsabile, mentre finora venivano chiesti importanti risarcimenti da riutilizzare a scopi ambientali.
In favore degli uccelli qui si batte la Audubon Society, nata nel 1905, la più vecchia no-profit ambientale d'America. Audubon non solo sta cercando di salvare il trattato. Ma anche di far proteggere habitat ricchi di uccelli come i Grandi Laghi e il bacino del fiume Colorado, cercando di trasformarle in aree protette.
Anna Lombardi

(la Repubblica 3 ottobre)

sabato 19 ottobre 2019

LA CENSURA DI FACEBOK SOSTIENE LA GUERRA DI ERDOGAN

17/10/2019 - Giansandro Merli - 

 Dopo le pagine di reti e organizzazioni solidali con il popolo curdo, la censura di Facebook si è abbattuta su testate indipendenti e legate ai movimenti sociali italiani (vedi https://ilmanifesto.it/social-e-guerra-facebook-cancella-i-contenuti-pro-curdi/). Oscurate ieri le pagine di Global Project, Milano in Movimento e Contropiano. Stessa sorte rischia di toccare a DinamoPress, Infoaut e Radio Onda d’Urto. Tutte insieme raccoglievano centinaia di migliaia di follower. Mentre scriviamo la «pulizia» continua a estendersi verso centri sociali e account privati.
La procedura è semplice: prima gli amministratori ricevono notifiche di post che violerebbero la policy del social network, poi le pagine scompaiono. Le accuse sono ricondotte al punto due del I capitolo degli standard della community, riferito a «persone e organizzazioni pericolose». I post incriminati hanno a che fare con il partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ancora inserito nelle liste del terrorismo internazionale, e con la figura del suo fondatore Abdullah Öcalan, rinchiuso dal 1999 nell’isola prigione turca di Imrali.
Si tratta principalmente di fotografie o video di mobilitazioni in cui compaiono, anche in secondo piano, bandiere con la stella del partito o il volto del leader curdo. Simboli che sono continuamente esposti in luoghi pubblici e durante manifestazioni. A Global Project, testata giornalistica registrata nel 2003, è stato contestato uno scatto del funerale di Lorenzo Orsetti, ragazzo italiano morto combattendo l’Isis. A Radio Onda d’Urto, testata dal 1986, un post che annunciava in tono neutro una trasmissione sulla storia del Pkk.
Sul come sia iniziata questa vastissima campagna di epurazione si possono fare solo ipotesi. Una possibilità è che profili legati al regime turco abbiano segnalato in maniera sistematica e organizzata le pagine non gradite. Un’altra è che l’azione sia partita proprio da Facebook, magari dopo la riunione del lunedì in cui i dirigenti fanno il punto sulle novità delle regole da rispettare.
In ogni caso la tempistica dell’offensiva digitale dell’azienda di Mark Zuckerberg coincide chirurgicamente con quella dell’attacco militare di Recep Tayyip Erdogan. Il presidente turco, che mentre accendeva le armi da guerra spegneva per l’ennesima volta i social network in diverse aree del suo paese, ha l’evidente problema di ricostruirsi credibilità a livello internazionale. Silenziare le voci critiche e di opposizione alla sua guerra e alle sue politiche liberticide è un tassello importante.
Sembra che Facebook abbia scelto da che parte stare, anche in spregio all’articolo 21 della Costituzione italiana che afferma: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». «È inaudito e inaccettabile – afferma Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana – Si vuole impedire di illuminare il dramma di un’intera popolazione aggredita. Questo episodio conferma la necessità di affrontare a livello europeo la regolamentazione della rete».
L’articolo è tratto da “il manifesto” del 17 ottobre

DOMENICA 20 OTTOBRE: A PINEROLO

Domani domenica 20 ottobre alle ore 10 celebriamo a Pinerolo in comunità cristiana di base l'eucarestia.
Il sevizio della predicazione sarà svolto da Franca Avaro.
Seguirà l'assemblea comunitaria per stabilire le attività del mese di novembre.

DALLA UE UN MILIARDO ALLA TURCHIA

"Il vertice europeo ha partorito nuove misure per Ankara. Non sanzioni, ma il loro esatto opposto. Aprendo la strada ad una terza trance dopo i sei miliardi già saldati. Il nuovo miliardo di euro verrà accordato a fine anno o inizio 2020. Tutto questoi mentre il Sultano intima ......che l'operazione "fonte di pace"continuerà in modo più determinato..."
Marco Ansaldo, Repubblica 19/10.

E questo Erdogan è il nuovo candidato per l'Unione Europea e  il grande partner della NATO? Diventa evidente che la NATO è una istituzione che incita alla criminalità e alla cultura della guerra.
Franco Barbero