sabato 4 febbraio 2023

LA PACE

 "La pace non è assenza di guerra. E' una virtù, uno stato d'animo. una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia".

Baruch Spinoza

 

14 - DIVERSAMENTE CHIESA - ottobre 2013




UNA STOCCATA PROFETICA

Martedì 10 settembre, in visita all'istituto dei gesuiti a Roma, il papa ha parlato con una franchezza ed un "realismo profetico" davvero straordinari.

Dunque i conventi e i monasteri vuoti non diventino alberghi per fare soldi, ma luoghi di accoglienza per i poveri, gli immigrati...

Che stoccata per le congregazioni e gli ordini religiosi che con gli edifici vuoti di loro proprietà fanno soldi a palate...

 

E RISPUNTA L’ESENZIONE ANCHE PER LA CHIESA

Sono passati venti minuti dall'inizio della conferenza stampa. Il premier Letta ha annunciato l'abolizione della prima rata dell'Imu, l'impegno a cancellare la seconda, la nuova Service tax, le misure per esodati e cassintegrati. Alla fine dice: «Poi c'è tutto il tema dei locali legati alle attività no profit del terzo settore che sono stati pesantemente penalizzati dall'Imu. Nella Service tax vogliamo completamente alleggerirla perché crediamo che questo passo sia molto importante». In pratica il Presidente del Consiglio promette di cancellare per sempre l'Imu anche alla Chiesa. Mossa che neppure Monti - dopo la battaglia a colpi di codicilli ingaggiata con il Consiglio di Stato - aveva mai osato. Almeno non così esplicitamente.

In qualche modo però - e ben prima che questo Esecutivo a forte trazione cattolica - (oltre Letta, due ministri di area ciellina, Lupi e Mauro, poi Delrio, ma anche Alfano) entrasse in campo una mano a quel mondo era comunque arrivata. Contenuta nella risoluzione numero 3 del 2013, firmata dal direttore generale delle Finanze, Fabrizia Lapecorella. Data: 4 marzo 2013, una settimana esatta dalle elezioni politiche più incerte della storia italiana. Mentre il Pd si incartava tra consultazioni e incarichi, il ministero dell'Economia di fatto concedeva cinque anni in più agli enti non profit per adeguare Statuti o regolamenti (o redigerli ex novo), tappa obbligatoria per godere dell'eventuale esenzione dall'Imu sulle porzioni "non commerciali" degli edifici. (la Repubblica, 30 agosto)


"HO VISTO LA POLIZIA DI ASSAD SOTTERRARE UN UOMO VIVO"

“La strage del gas no, ma di orrori ne ho visti tanti in questi mesi. Guarda, guarda qua, cosa fanno a quest'uomo. Lo stanno sotterrando vivo, con le vanghe, due metri sotto terra e lui grida aiuto, invoca pietà. Questa è la nostra polizia. Dovevo scappare, non avevo altra scelta. Ora fammi nascondere il telefonino. Ho paura per la mia famiglia che è rimasta là. Mi chiamo Ishtar, ho 32 anni, facevo il tecnico informatico, ho una ragazza con cui avrei dovuto sposarmi il prossimo anno, ma lei è rimasta a Damasco con il padre malato. Chissà se la rivedrò più. Io intanto spero di raggiungere l'Irlanda. Lì ho dei cugini”.


(continua)

 

UNA LETTURA MOLTO BENEVOLA E POCO REALISTICA

 Sinodo, vescovi a servizio dell'unità

Avvenire - 31/01/2023

Alla vigilia delle Assemblee continentali, il richiamo al ruolo essenziale che devono svolgere i pastori.

Vi sono <<alcuni che presumono di sapere già ora quali saranno le conclusioni dell'Assemblea sinodale>>, altri invece <<vorrebbero imporre al Sinodo un'agenda, con l'intento di orientare la discussione e condizionarne i risultati>>. Ma L'approccio dev'essere diverso e per spiegarlo, in particolare quale dev'essere il ruolo dei vescovi in questa fase - la celebrazione delle Assemblee continentali - i due massimi responsabili del cammino sinodale che coinvolge la Chiesa universale - il segretario generale, il cardinale maltese Mario Grech, e il relatore generale, il cardinale arcivescovo del Lussemburgo Jean Claude Hollerich - hanno scritto una lettera indirizzata appunto a tutti i vescovi diocesani e ai vescovi eparchiali delle Chiese orientali. 
<<Che nella prima fase di ascolto - scrivono i due porporati, riferendosi implicitamente a una serie di critiche ricevute negli ultimi mesi - i confini del tema [del Sinodo] non siano stati così definiti si può capire, anche per la novità del metodo e per la fatica a comprendere e riconoscere che l'intero "Popolo santo di Dio partecipa pure dell'ufficio profetico di Cristo" (Lg 12). Ma questa incertezza è diminuita nei passi successivi>>.
<<Più cresceremo in uno stile sinodale di Chiesa - si legge sempre nella missiva - più tutti noi membri del Popolo di Dio, fedeli e Pastori, impareremo a sentire cum Ecclesia nella fedeltà alla Parola di Dio e alla Tradizione. D'altra parte, come potremmo affrontare questioni puntuali, spesso divisive, senza prima aver risposto alla grande questione che interroga la Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II: "Chiesa, cosa dici di te stessa?". Il lungo cammino di ricezione del Concilio ci porta a dire che la risposta sta nella Chiesa "costitutivamente sinodale", dove tutti sono chiamati ad esercitare il proprio carisma ecclesiale in vista dello svolgimento della comune missione di evangelizzazione>>.
Così, <<in forza della sua partecipazione alla funzione profetica di Cristo, il Popolo santo di Dio è il soggetto del processo sinodale attraverso la consultazione che ogni vescovo realizza nella sua Chiesa: in questo modo, infatti, si può realmente ascoltare "la totalità dei fedeli [che], avendo l'unzione che viene dal Santo (cfr 1Gv 2,20-27), non può sbagliarsi nel credere" (Lg 12)>>.
<<Già in questa prima fase del processo sinodale - continuano Grech e Hollerich - abbiamo potuto vedere come ciascuno abbia svolto la propria parte, nel rispetto del ruolo e del contributo degli altri. Si tratta di proseguire per questa via, non scambiando la sinodalità per un metodo soltanto, ma assumendola come forma della Chiesa e stile dell'adempimento della comune missione di evangelizzazione. Il ministero dei Pastori diventa così ancora più determinante per il cammino del Popolo santo di Dio>>.
Infine, <<la partecipazione al processo sinodale ci permetterà di rinforzare quella unione collegiale che "appare anche nelle mutue relazioni dei singoli vescovi con Chiese particolari e con la Chiesa universale" (Lg 23). Se è vero che tutti i vescovi "reggendo bene la propria Chiesa come una porzione della Chiesa universale, contribuiscono essi stessi efficacemente al bene di tutto il corpo mistico, che è pure il corpo delle Chiese" (Lg 23), è anche vero che siamo chiamati, tutti insieme cum et sub Petro, a rappresentare "la Chiesa universale in un vincolo di pace, di amore e di unità (Lg 23)>>.
(Red.Cath.)

CULTURA

di Marco Campedelli

ADISTA 28/01/2023

<<Sono passati duemilacinquecento anni da quando in Grecia si scrivevano bellissimi libri. Ormai, a leggerli, sono quasi soltanto coloro che si specializzano in questo studio, ed è un peccato>>. Così scriveva la filosofa Simone Weil nel suo racconto di Antigone. 
Spiega il perché sia un "peccato" che questo bene immenso venga destinato a pochi. <<Perché questi antichi poeti sono talmente umani da essere molto vicini a noi e possono interessare tutti>>. E poi va oltre (nel senso dantesco di "oltraggiare", l'oltre come possibilità e non come violenza). <<Sarebbero persino molto più commoventi per quanti sanno cosa significhi lottare e soffrire, piuttosto che per coloro che hanno trascorso la loro vita tra le quattro mura di una biblioteca>>.
Parole intense e visionarie, scritte da una giovane intellettuale che lascia l'insegnamento nei prestigiosi licei di Parigi per andare a lavorare in fabbrica tra gli operai.
Credo che in queste parole sia possibile rintracciare il senso profondo della parola "cultura". Una parola il cui etimo ci porta al verbo latino colere cioè coltivare. Infatti le due parole cultura e coltura sono due parole gemelle e parlano di terra. Cultura che rimanda anche a "culto".
Il culto che ha sì a che fare con il cielo, ma sarebbe del tutto astratto e vuoto se non partisse e non fosse "fedele alla terra". La cultura è un bene di prima necessità, ma troppo spesso è stato un bene per pochi, un "bene di lusso". Se fosse percepito come "bene comune" dovrebbe essere coltivato, trasmesso, protetto come il pane, come l'acqua o l'aria.
Non sarebbe impossibile immaginare il primo articolo della nostra Costituzione suonare così <<L'Italia è una Repubblica fondata sulla cultura>>. Questo ci ricorderebbe che la cultura è sì "generata" ma che è soprattutto "generante", che la cultura cioè fa nascere e ri-nascere la storia.
Fare e dare cultura allora diventa una assoluta priorità.
Sento nelle orecchie l'indignazione di Don Milani che interpretava il suo compito educativo non nel dare ai ragazzi "gazzose" o "calcetto", ma la "parola", cioè in definitiva la "cultura". Perché è la cultura che apre, fa crescere, educa, che ci rende ermeneuti della vita.
<<Sarebbero perfino molto più commoventi>>, ricordava appunto la Weil, se i poeti e le loro opere fossero conosciuti da quelli che <<sanno cosa significhi lottare e soffrire>>.
C'è un legame indissolubile tra politica e cultura. La cultura genera una politica autentica. La mancanza di cultura lancia la politica nel burrone dell'ignoranza e dell'arroganza. Ma può essere vero anche che una politica autentica, visionaria possa "coltivare", "diffondere", "celebrare" cultura. Si pone qui una tragica realtà: quanto investe uno Stato, un governo nella cultura? La voce "cultura" nel bilancio della politica quale posto ha? E questo dato diventa tanto più drammatico quanto più scopriamo che è anche l'analfabetismo culturale di gran parte della classe politica per cui un Paese decade, arranca, non ha visione. Rotola.
Un paese come il nostro che ancora oggi determina la cittadinanza delle ragazze e dei ragazzi stranieri non sullo ius culturae ma sullo ius sanguinis è esempio lampante e doloroso di una mancanza di visione, di mancanza del respiro della cultura. La cultura deve essere bene comune, per aiutarci a diventare interpreti appassionati e liberi del nostro tempo.
 Peccato che sia proprio il nuovo ministro della Cultura, tirando in ballo a sproposito Dante per fondare il "pensiero di destra" in Italia, a esserne un "cattivo esempio".

venerdì 3 febbraio 2023

LA CHIESA CITA DON MILANI MA SI GUARDA BENE DAL CHIEDERGLI PERDONO

 La figura di don Milani è stata a lungo significativa non solo per quei giovani, che lo conobbero di persona, ma anche per quelli che ne condividevano “da lontano” le idee e le scelte.Così come è stata importante per quei cristiani che cercavano di dare un senso alla loro fede, per quelli che sentivano l’inadeguatezza di una Chiesa rigidamente clericale, sempre schierata a fianco di chi sfruttava i poveri e che, di certo, non stimolava la  presa di coscienza dei loro diritti, nè amava la schiena dritta di fronte ai padroni. 

É stata importante per quelli che dubitavano che quella Chiesa fosse quella annunciata dal Vangelo…Per essi don Milani rappresentò un punto di riferimento, una speranza, una luce di verità.Anche molti non credenti si lasciarono coinvolgere dalla sua radicalità evangelica, dalla sua onestà intellettuale, dalla sua vita di povero con i poveri.L’ostilità del suo vescovo e non solo divenne pubblica, e lasciò addolorati e sconcertati tutti coloro che lo apprezzavano e ne seguivano gli insegnamenti.Il suo superiore prese di mira la scuola che aveva aperto nella parrocchia di S.Lorenzo a Calenzano dove era cappellano. Una scuola per giovani adulti, non necessariamente credenti, nella quale più che l’alfabetizzazione, si curava la maturazione di una coscienza critica riguardo al mondo. Dunque il porsi domande sull’agire della politica, sulla giusta rivendicazione dei diritti del lavoro, sulla necessità di assumere iniziative concrete affinchè questi diritti fossero garantiti, in particolare i diritti del mondo operaio.

Una scuola in cui il tema della pace, peraltro al centro della carta costituzionale, era particolarmente dibattuto.

Naturalmente in questa scuola si permettevano critiche alla Chiesa, alla sua ricchezza, alla sua potenza, alla sua connivenza col potere. Don Milani infatti era convinto che solo non eludendo le domande scomode, si potesse far intravedere una chiesa “altra”, che sapesse cogliere le istanze del tempo e confrontarsi, senza demonizzarlo, con il mondo marxista.

La scuola fu chiusa. Il maestro trasferito senza la possibilità nemmeno di difendersi. Le sue richieste di confronto con il vescovo non vennero prese in considerazione. Un’esibizione di potere assolutamente in linea con un’idea di obbedienza intesa come servilismo, annullamento della persona, umiliazione…Don Lorenzo finì a Barbiana, sperduto borgo ancora senza acqua e luce elettrica a far da parroco a 40 persone sparse tra i boschi. Un uomo intelligente, animato da una grande fede, un uomo giovane che aveva l’unica colpa di criticare “costruttivamente” la Chiesa di cui era parte. L’aveva fatto anche con un libro, “Esperienze pastorali”, prima edito e poi ritirato, contro il quale si erano scagliati con livore i rappresentanti di quel conservatorismo cattolico becero e stupido, ma estremamente potente (allora… e forse anche oggi).In quel libro vi è la testimonianza di un prete che vede l’inadeguatezza pastorale della Chiesa, il suo non essere espressione dell’evangelo, la sua intolleranza nei confronti delle istanze del mondo moderno, il suo autoritarismo spacciato per “protezione dei valori”…

Ma anche nell’esilio di Vicchio la sua luce non si spense… “Non potendo fare il prete, faccio il maestro” disse. E diventò famosa la sua scuola, i suoi metodi, il libro scritto con i suoi alunni, libro in cui si evidenziava la necessità di abbandonare una scuola borghese a favore di una che promuovesse la dignità delle masse operaie impoverite dal capitalismo rampante.

Così come nessuno può dimenticare “L’obbedienza non è più una virtù” che stigmatizzava la presenza di cappellani militari, nonché un’idea di obbedienza che cessa di essere virtù per “diventare una subdola tentazione”, quando essa porta l’uomo ad accettare la guerra.

Ora il Papa e di recente il Presidente della CEI, citano don Milani in modo asettico, senza (non sia mai!) sottolinearne le scelte, senza riprenderne le idee.E ovviamente senza chiedergli scusa per le sofferenze che la “madre Chiesa” gli ha inferto con deliberata crudeltà, persino quando era ammalato.Perché allora nominarlo? Perché dunque citare un “prete” molesto e critico, un paria della Chiesa, un dimenticato?Perchè fa parte di un atteggiamento populista. Dare a tutti un contentino. Mettere tutti e tutto sullo stesso piano. Far sparire le persone, persino quelle profetiche, nel mare del qualunquismo mediatico. Un cinismo davvero inimmaginabile col quale si ignora volutamente tutta la sofferenza fisica e spirituale che la Chiesa gerarchica (non altri) ha inflitto a un uomo nobile e coraggioso! E poi si parla di combattere il clericalismo, di misericordia, di Chiesa in uscita

Vorrei concludere ricordando a tutti, ma soprattutto a chi il potere lo gestisce nella nostra Chiesa, che il modo migliore per “fare pace” con don Lorenzo e con tanti altri profeti perseguitati (Turoldo, don Primo Mazzolari, don Tonino Bello, Ortensio da Spinetoli…) sarebbe quello di smetterla una buona volta di confondere “potere” e “servizio”, accogliendo invece chi nella Chiesa mostra strade nuove…  non continuare (come si sta facendo anche adesso!) a non mettersi mai in discussione, a condannare e a perseguitare!

Noi che don Milani l’abbiamo amato e ascoltato, rimaniamo sgomenti davanti a questa ennesima delusione e nel nostro cuore gli chiediamo di perdonarci per non averlo difeso abbastanza, per non esserci ribellati abbastanza…


Tratto dal blog di don Paolo Zambaldi

MANIFESTO IN SOLIDARIETA' SULLA VICENDA DI BIBBIANO

 PREMESSA DEL MANIFESTO

Sta circolando il seguente MANIFESTO sottoscritto da psicoterapeuti, psichiatri e neuropsichiatri, in riferimento al processo penale che coinvolge Claudio Foti per la vicenda di Bibbiano.

Chi vuole aderire (psicoterapeuta, psichiatra o neuropsichiatra) può chiedere la documentazione su cui il manifesto si basa alla segreteria del Comitato promotore, specificando il nome e l’appartenenza all’Ordine professionale. manifestopsicoterapeuti@gmail.com

E’ in gioco non solo una specifica vicenda penale, ma più in generale la libertà dei terapeuti di esercitare la loro professione in scienza e coscienza a contatto con le sofferenze traumatiche e più in generale con le sofferenze dei pazienti nel rispetto degli strumenti diagnostici e scientifici e senza interferenze motivate da ragioni contrapposte ai compiti di cura.

L’iniziativa in meno di una settimana ha raggiunto 40 adesioni. Leggi la documentazione e se maturi un convincimento firma anche tu.


MANIFESTO DEGLI PSICOTERAPEUTI

SU UNA PSICOTERAPIA PRESUNTAMENTE LESIVA


Abbiamo seguito, come tanti italiani, la vicenda dell'indagine su presunti reati commessi a Bibbiano da assistenti sociali, psicoterapeuti e amministratori sulla vicenda di presunti affidi e trattamenti psicoterapeutici illeciti. 

Comprendiamo quanto la vicenda sia complessa e sappiamo quanto sia doveroso astenersi dal formulare giudizi di colpevolezza come dal prendere le difese di imputati che potranno far valere le proprie ragioni nel processo, con una cognizione dei fatti che noi non abbiamo e sui quali anche per questo non intendiamo pronunciarci.

Abbiamo piena fiducia nella magistratura e crediamo nella sua imparziale opera.

  Pur non di meno abbiamo sentito il dovere e la necessità di comprendere da vicino e in profondità come si sia arrivati alla pronuncia di una sentenza di condanna di uno psicoterapeuta per il fatto di aver indotto attraverso le sue domande l'insorgenza di una patologia ben definita: il Disturbo Borderline di Personalità (BPD).

Siamo così venuti a conoscenza che la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità è stata effettuata un anno dopo il termine della psicoterapia a seguito di un solo incontro tra la psicologa forense, incaricata dal pubblico ministero e la ragazza, parte offesa nel procedimento penale

Abbiamo potuto anche appurare  che nel colloquio di poco più di un'ora con la ragazza non sono mai stati somministrati questionari o test e che, dopo quell'incontro, nessun altro colloquio si è tenuto, né è stato dato riscontro di cure intraprese dalla paziente successivamente alla diagnosi di disturbo borderline.

Abbiamo visto come nella relazione della stessa psicologa, consulente di parte del PM, compaia il riferimento nella storia della paziente a tutti i seguenti eventi o problemi: riferito episodio di abuso all'età di 4 anni, riferita violenza sessuale all'età di 13 anni, separazione molto conflittuale dei genitori, violenze subite nel contesto familiare dalla madre da parte del padre e da parte del proprio fratello,  abbandono per anni da parte del genitore, atteggiamenti di pesante squalifica e colpevolizzazione patiti dal padre, rifiuto e contrapposizione reattivi da parte della ragazza, comportamenti trasgressivi, stati depressivi, interruzione della frequenza scolastica, marcata svalutazione di sé, consumo di sostanze stupefacenti.

Abbiamo verificato come questi eventi e situazioni fossero accaduti prima dell'inizio della psicoterapia ed anzi, proprio a causa di essi, la psicoterapia veniva prescritta dallo stesso Tribunale per i minorenni di Bologna una psicoterapia centrata sul trauma, proprio quella psicoterapia che ha portato alla condanna del curante.

Abbiamo appurato come, pur a fronte di ciò, la consulente psicologa non solo abbia formulato la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità, ma l'abbia anche ricollegata alle domande asseritamente induttive dello psicoterapeuta proprio sugli eventi di abuso, eventi che peraltro erano già stati riferiti dalla ragazza, alla stessa madre e in diversi contesti e a diverse figure.

Noi, studiosi e professionisti, dopo la lettura della  consulenza affermiamo in scienza e coscienza che essa ha proceduto alla diagnosi  del  grave disturbo di personalità borderline senza il rispetto dei criteri indicati dalla  procedura prevista dal DSM V e applicati nella pratica professionale  quotidiana  da psicologi e psicoterapeuti. 

Affermiamo e denunciamo inoltre che la psicologa consulente ha posto nell'irrilevanza  tutti gli eventi, problemi e situazioni sopra elencati che si erano incontestabilmente  verificati nella vita della paziente e che  per pacifica e concorde convinzione si collocano con forza causale nella eziopatogenesi del Disturbo di personalità Borderline.

Come psicologi e psicoterapeuti sentiamo il dovere  di prendere a questo proposito  una posizione chiara:

la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità non può essere formulata a seguito di un solo incontro risoltosi in un colloquio.

L’affermazione per cui un Disturbo Borderline di Personalità può essere determinato da una ipotetica formulazione di domande suggestive nel corso di una psicoterapia è una affermazione totalmente priva di fondamento dal punto di vista scientifico.

Lo sviluppo di un Disturbo Borderline di Personalità è legato, nel parere unanime di tutti gli studiosi che se ne occupano, da 50 anni a questa parte, ad una serie di eventi sfavorevoli e di fattori relazionali e ambientali  tutti purtroppo, bene documentati nella storia della paziente V. e tutti in grado di determinare quel Disturbo. 

In presenza dei fatti e circostanze accertati e non contestati, di cui si è fatto elenco sopra, la diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità non può prescindere da essi, in quanto rappresentano un fattore causale imprescindibile del suddetto disturbo.

In conclusione il percorso che ha portato la psicologa consulente del PM a diagnosticare un disturbo borderline di personalità e, di più, a pronunciarsi su una psicoterapia affermandone il carattere iatrogeno, è frutto di un processo antiscientifico ed aprioristico.

Siamo preoccupati per una deriva antiscientifica che mette in pericolo l’esigenza di migliaia di operatori che hanno bisogno di svolgere la propria attività in condizioni di serenità, e migliaia di pazienti che hanno bisogno di credere in una prassi clinica affidabile, governata dallo scrupoloso rispetto delle conquiste della scienza e della professione.

Alla magistratura lasciamo la valutazione dei fatti e delle responsabilità, ma rivendichiamo al sapere e all’esperienza della professione il governo delle diagnosi e della cura del paziente.


ADERISCI A QUESTO MANIFESTO.

FIRMA E SPECIFICA LA TUA QUALIFICA.



INVIA LA TUA ADESIONE tramite mail o tramite whatsapp a: manifestopsicoterapeuti@gmail.com

C.A. Sig. ra Monica De Gregorio 347.5760254



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C.A. Sig. ra Monica De Gregorio 347.5760254


Nota bene:

Mi sembra impossibile che uno psicologo che ho frequentato e di cui mi sono avvalso nel mio impegno di solidariertà  sia oggi accusato di cose per le quali abbiamo lottato insieme.

Franco Barbero




UN ROMANZO DA LEGGERE

 Anche le famiglie arcobaleno vivono momenti difficili

Il Manifesto 1 febbraio 2023
Laura Marzi

Con i denti è il secondo romanzo di Kristen Arnett, edito da Bollati Boringhieri (pp. 288, euro 18, traduzione di Benedetta Gallo), dopo il successo dell’esordio Mostly dead things, che è stato un vero best seller negli Stati Uniti. 
È la storia di una coppia di madri e del loro figlio Samson. La rivoluzione sociale della fine degli anni ’60 e il femminismo della seconda ondata degli anni ’70 sono stati tra i fautori della liberazione sessuale, uno dei pilastri del movimento Lgbtq+. E il romanzo di Arnett è la dimostrazione che la possibilità di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale è oggi di fatto parte dell’immaginario collettivo e quindi della letteratura mainstream.
Con i denti racconta da un punto di vista interno le difficoltà e l’angoscia che possono connotare le vicende di qualsiasi coppia con un figlio, anche quella composta da due donne: Sammie e Monika.
Sammie, che ha partorito Samson e avendo un lavoro part time e poco retribuito si occupa di lui a tempo pieno (mentre Monika porta avanti la sua carriera di avvocata e sostiene l’economia familiare), è la voce narrante di questo romanzo diviso in quattro parti: inverno, primavera, estate, autunno.
L’INVERNO INIZIA con un tentato rapimento di Samson al parco giochi, che Sammie riesce a sventare, senza però poter comprendere perché suo figlio avesse deciso di seguire quell’uomo nel suo camion e, soprattutto, senza poter accettare che quando lei ha cercato di riprenderlo con sé, il bambino abbia opposto così tanta resistenza.
La primavera è la stagione dei grandi tormenti di Sammie rispetto alla personalità di Samson, taciturno e dispettoso, disobbediente e violento. 
Il suo carattere maturerà nel corso del romanzo, seppure il ragazzo rimarrà sempre silenzioso, incapace di ascoltare e maleducato: insulta una donna anziana che lo rimprovera per aver attraversato la strada all’improvviso, ruba in un supermarket e viene scoperto mentre orina sul muro di un autogrill.
AL PRINCIPIO della sezione estate Monika e Sammie si sono già lasciate da tempo: vivono ancora tutti insieme nella bellissima casa di proprietà di Monika, ma le due frequentano altre donne. Samson va al liceo e Sammie continua a occuparsi di accompagnarlo a fare nuoto, prepara la cena, fa le pulizie e il bucato. Estate, però, racconta il tempo della separazione, anche interiore: «Era così stanca di sentirsi come un corpo diviso a metà. A volte si sentiva una madre, con il corpo di una madre che faceva tutto quello che una madre deve fare, e il resto del tempo cercava di essere una persona che faceva sesso».
MONIKA NON SEMBRA vivere il suo stesso travaglio: il suo corpo non è mai stato «il corpo di una madre» e non solo perché non ha partorito Samson. Non ha mai fatto, se non dal punto di vista economico, ciò che ha fatto Sammie: prendersi carico. Delle faccende domestiche, della relazione con i docenti e poi dei compiti, le visite mediche, i tragitti in auto per accompagnarlo a fare sport, il tempo quotidiano passato con un ragazzino che, a volte, può essere detestabile.
L’autunno con cui si conclude il romanzo accenna a una nuova forma di stabilità, in cui Samson se ne è andato per frequentare altrove il college e le due ex mogli, dopo una grave e rocambolesca crisi che ha concluso la stagione «estiva» della loro vita, hanno entrambe un’altra relazione.
IL SUSSEGUIRSI DELLE STAGIONI e l’inevitabile naturalità a cui allude questa scelta narrativa concorrono a descrivere ciò che nel libro viene espresso in più di un punto: «la gente si aspetta troppo dai genitori queer». Sammie e soprattutto Monika hanno cercato di vivere l’esperienza del matrimonio e della genitorialità aspirando a un impossibile idillio perenne, perché la società pretende che le famiglie cosiddette arcobaleno siano perfette e felici, come se a comporle non fossero degli esseri umani, ma «unicorni».
Attraverso la voce di Sammie, Arnett racconta invece che come in tutte le famiglie, anche in quelle omosessuali: «i genitori riuscivano a incasinarti alla grande anche quando facevano del loro meglio». Inoltre, la materialità della maternità non è necessariamente meno gravosa se sei gay. 
E i tempi sembrano maturi per poterlo raccontare.

PER LEGGERE IL VANGELO DI MATTEO

 Per leggere Matteo

di Stefano Zecchi
ROCCA - 01/02/2023

John Kampen
Matteo
Paideia, Torino 2022, pp. 352, € 48,00

<<Lo sviluppo del fenomeno delle sette in Israele è particolarmente accentuato nella seconda metà del periodo del secondo tempio e inizia a manifestarsi già nella prima età postesilica. Da questa prospettiva è più facile capire molti dei tentativi compiuti allora di riformare o rinnovare Israele. L'importanza di questo aspetto si è fatta più chiara con la scoperta dei testi delle grotte di Qumran, documenti importanti non soltanto per gli squarci inediti che aprono sulla vita delle sette, ma anche per la luce che proiettano sugli sviluppi letterali, ideologici, e sociali in corso tra la popolazione giudaica in questo periodo>>. 
Con queste parole inizia un interessante e per certi aspetti inedito saggio, da pochi giorni in libreria, di John Kampen, professore ordinario di Interpretazione Biblica alla Methodist Theological School di Ohio. Kampen è tra gli studiosi più noti degli scritti di Qumran e della letteratura neotestamentaria, in particolare dei vangeli sinottici, così come la storia del giudaismo a cavallo dell'era cristiana nei suoi rapporti con la letteratura greca e romana coeva. Questo saggio <<Matteo>> edito da Paideia mette a frutto una grande dimestichezza con la letteratura dell'età del secondo tempio combinata con un'analisi articolata delle correnti e delle fazioni nella società giudaica del primo secolo, ci propone un'immagine inedita del vangelo di Matteo, fin dai tempi dei padri della chiesa considerato il più <<giudaico>> dei quattro vangeli canonici. 
Ne traspare una visione nuova di movimenti e di motivi salienti dell'opera matteana, dal discorso della montagna, alla concezione che il vangelo elabora dell'idea di comunità. Emerge con forza la natura dirompente del primo vangelo, illustrando in maniera netta i movimenti maggiori con cui Matteo polemizza: farisei, sadducei e scribi. Un saggio, che si legge come un romanzo, che ci fa entrare in modo inaspettato dentro un mondo, quello ebraico-palestinese del tempo di Gesù attrtaente e per certi versi affascinante, sia per gli addetti ai lavori sia per chi si avvicina per la prima volta ad un testo biblico.


COMMISSIONE ANTIMAFIA

 Commissione antimafia, oggi parte l'iter

Repubblica - 31/01/2023

Oggi inizia  l'iter per la costituzione della commissione parlamentare antimafia. Alla Camera sarà votata la legge che la istituisce per questa legislatura, poi il testo andrà al Senato e se non ci saranno modifiche tornerà subito a Montecitorio per la votazione dei componenti e della presidenza della commissione stessa. In pole per il ruolo di presidente la deputata di Fratelli d'Italia Carolina Varchi: palermitana, alla seconda legislatura, è molto vicina alla premier Giorgia Meloni.



 

13 - DIVERSAMENTE CHIESA - settembre 2013





IL GENERALE ARCIVESCOVO

Grande prova di propaganda del Ministero della Difesa al XXVI Salone del Libro di Torino. Anche quest'anno il Ministero ha partecipato al Salone con un grande e costoso stand, a carico del contribuente italiano, nel quale erano impegnati decine e decine di bassi e alti ufficiali di aeronautica, marina, esercito e carabinieri. Una prova di forza che si rinnova ogni anno con una raffica di presentazioni di libri patinati e di grande formato dedicati ad armi e sistemi d'arma, a riviste militari e di storia delle guerre italiane ancora retoricamente presentate come missioni di pace. Un valzer di generali ed esperti al quali si sono aggiunti quest'anno il generale d'armata Vincenzo Pelvi, arcivescovo castrense, con il suo libro Sui sentieri della pace, appena stampato dalle edizioni San Paolo, ormai divenuta la casa editrice ufficiale dell'ordinariato militare (si pensi alla stampa degli atti degli annuali Convegni dei Cappellani militari e all'incredibile volume dello stesso Pelvi Cirenei della Croce). Presentatore del libro di Pelvi è stato il generale Giuseppe Nicola Tota, comandante dell'Accademia di Modena con il ruolo di moderatore e servitor cortese del giornalista di Famiglia Cristiana Alberto Chiara, la cui presenza offre l'idea della nuova linea militaresca del glorioso settimanale paolino. Il “libretto" di Pelvi, appena 900 pagine in edizione cartonata, offerto gratuitamente a tutti i presenti (a proposito, ma chi lo ha finanziato?) raccoglie interviste, lettere e soprattutto omelie. Tra queste ultime un genere particolare sono le omelie pronunciate in occasione dei frequenti funerali di Stato dei soldati morti nelle cosiddette missioni di pace. Omelie consolatorie e spiritualizzanti, traboccanti di retorica in cui il militare ucciso è sempre presentato come un servitore della pace perché: I nostri militari sono un po' speciali, perché portano quel bagaglio di umanità e di fede che contraddistingue da sempre i militari italiani impegnati in missioni di sicurezza nel mondo» (p. 713). Durante la presentazione il generale-arcivescovo ha detto, in modo tranquillizzante, che «fare il soldato non è un mestiere, ma il soldato è un coraggioso testimone di prossimità. Il militare è colui che in maniera coraggiosa, poco riconosciuta dalla società civile, è sempre il primo ad arrivare dove c'è un bisogno e un'emergenza. Non c'è un discorso sulle armi da usare, perché il militare è una persona degna della sua umanità che riesce a testimoniare il Vangelo della carità, chiamato ad una vita santa, ambasciatore di serenità. Potrebbero essere questi dei paradossi, ma al di là della divisa c'è il palpito del bene degli altri [ ... ]. Il Vangelo è dalla parte dei militari, il primo credente riconosciuto da Gesù è un militare che lancia la freccia nel cuore di Gesù. Il militare in questa direzione consola il cuore di una madre presente, costui è veramente il figlio di Dio. Non c'è contraddizione tra militari e uso delle armi, i militari nostri non usano le armi per uccidere, i militari sono uccisi, non sono accaniti e non riconoscono nell'altro un nemico, un loro nemico da abbattere. La professione militare è evangelica perché è in relazione al comandamento di amare gli altri».

Giacomo Riello, (Adista 22 giugno)

 

UN OBIETTIVO PER IL PAPA

La fine della condizione di capo di stato sovrano della persona del papa

“C'è gioia e speranza oggi per i gesti e le parole evangeliche del papa-vescovo Francesco. Certo, ma il cammino è lungo.

Francesco, che si è detto vescovo di Roma prima che papa, potrà dirsi anche cittadino di Roma, pastore insieme al popolo, quando realizzerà la fine dell'era costantiniana svincolando il suo ministero di unità, in una chiesa povera, dalla posizione giuridica di capo di stato. Gesù era un suddito, senza diritti speciali.

Nel 1914 moriva Geremia Bonomelli, grande vescovo di Cremona, che proponeva (in un opuscolo del 1906, finito all'Indice), una soluzione della questione romana senza uno stato pontificio, affidando la libertà del papa al diritto moderno, comune a tutti. Non sarebbe l'ora, con pazienza e determinazione, nella fraternità coraggiosa, di avvicinare questi obiettivi?”

Enrico Peyretti, (Rocca 1 agosto)


 

20 SETTEMBRE

In tutta Italia, anche qui a Racconigi, ci sono strade e piazze intitolate a questo giorno fatidico per la storia d’Italia: è il giorno della “breccia di Porta Pia”, il giorno in cui nel 1870 le truppe del regno sabaudo conquistano la Roma papale e pongono fine al regno temporale di Pio IX. Il 20 settembre segna insieme la fine del potere temporale dei papi e la nascita dello stato laico e rappresenta il trionfo della concezione moderna di Stato. È la realizzazione del “libera Chiesa in libero Stato” di Cavour ed il “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” di Gesù.

Ci penseranno poi il Concordato tra Stato e Chiesa, Patti Lateranensi, dell’11 febbraio 1929 ed il nuovo Concordato del 18 febbraio 1984, a garantire alla chiesa privilegi e favori. Tra questi appunto l’istituto dei cappellani militari.

Oggi, a ricordarci la laicità del nostro stato non vorremmo rimanessero proprio solo le vie e le piazze dedicate al 20 settembre prima dei Concordati di Mussolini e Craxi.

 

Questo numero di Diversamente chiesa vuole essere un invito, in occasione del 20 settembre, a rivedere, insieme all’istituto dei cappellani militari e della loro carriera militare, la posizione giuridica del papa capo di stato.


(continua)


IL TEMPO DEL RIPOSO

"signore, aiutaci

ad accogliere bene

il tempo del riposo

il tempo per la tua gloria

il tempo del desiderio

il tempo del piacere

il tempo della festa

questo tempo del riposo".

                            Emmanuelle Seyboldt

CAMMINARE

 "Se camminassimo solo nelle giornate  di sole non raggiungeremmo mai la nostra destinazione".

Paulo Coelho

PROTESTE E REPRESSIONE IN PERU'

 La rabbia del Perù, un morto a Lima. Boluarte cambia rotta

Il Manifesto 31 gennaio 2023

Andrea Cegna

Le proteste e la repressione in Perù non si fermano. Dopo che venerdì 27 gennaio il parlamento ha bocciato una mozione che chiedeva di anticipare le elezioni presidenziali al 2023, e che dopo che sabato nelle manifestazioni che chiedono la fine dell’attuale governo, l’apertura di un’assemblea costituente ed elezioni anticipate un uomo di 55 anni, Víctor Santisteban, è stato ucciso dalla polizia, la presidente Boluarte ha cambiato postura.
L’UOMO È MORTO dopo essere stato colpito a distanza ravvicinata da proiettile sparato dalla polizia, il morto numero 58 dal 7 dicembre, e questo ha spinto la presidente a fare pressioni sul parlamento. Domenica è intervenuta per chiedere che il parlamento cambiasse rotta e votasse a favore del voto anticipato.
In caso contrario, Boluarte ha minacciato due azioni d’urgenza da parte del governo: la prima fisserebbe il voto nel 2023 con il primo turno ad ottobre ed eventuale ballottaggio a dicembre. La seconda, una sorta di minaccia al parlamento, e la creazione della Commissione costituzionale del Congresso della Repubblica per una riforma integrale della Costituzione del 1993. Boluarte pare,così, cercare la simpatia di chi protesta scaricando contemporaneamente le responsabilità per quanto successo in questi mesi sul parlamento.
PER JENNIE DADOR, avvocata femminista e segretaria esecutiva della Coordinazione nazionale per i diritti umani, «il Perù sta vivendo una delle sue peggiori crisi dei diritti umani e di delegittimazione della democrazia». Una crisi fatta di morti e violenze.
«Dopo un periodo di mobilitazioni a livello nazionale – prosegue Dador – represse dalle forze speciali negli altopiani meridionali del Paese, la mobilitazione si è fatta più intensa da gennaio con la marcia su Lima. 
La risposta dello Stato peruviano è stata di una brutalità senza precedenti nella storia democratica nel paese. Ci sono stati massacri perpetrati in tre città (Andahuaylas, Ayacucho e Juliaca), 48 civili uccisi da polizia e militari. A ciò si aggiungono altre 9 vittime negli scontri nati per i blocchi stradali e anche un poliziotto.Un totale di 58 morti, di cui 9 minorenni, 48 esecuzioni extragiudiziali e 912 civili feriti» (1.658 sarebbero i feriti secondo un aggiornamento della Defensoría del Pueblo, ndr).
Di fatto nelle sette settimane che hanno seguito la cacciata di Castillo dalla presidenza del Perù abbiamo visto il paese «avvicinarsi pericolosamente al consolidamento dell’autoritarismo, prodotto della repressione del governo di fronte allo scoppio della protesta sociale e alle diverse mobilitazioni sul territorio nazionale. Il tasso di disapprovazione dell’attuale governo rasenta il 90%» insiste Dador.
Domenica, poco prima della presa di parola della presidente, una nuova manifestazione ha invaso le strade di Lima, fermandosi nel punto dell’omicidio del giorno precedente. La “presa di Lima” prosegue giornalmente, anche mentre scriviamo, nonostante repressioni e “aperture”. Così come i blocchi stradali in diverse parti del paese non sono stati sospesi e continuano ad oltranza.
TRA CHI INSTANCABILMENTE alimenta le mobilitazioni non mancano i movimenti e le organizzazioni femministe che «hanno imparato molti anni fa, con la violenza vissuta nei 20 anni di conflitto armato interno e la dittatura Fujimori, che ciò che non va bene per la democrazia non va bene per le donne». 
Quindi «nonostante Dina Boluarte sia una donna, la prima donna a diventare presidente, non è scattato – ricorda Jennie Dador – il sostegno delle organizzazioni femministe. Boluarte non viene dal movimento delle donne o dal femminismo, non ha mai avuto, né prima né adesso, un’agenda per i diritti delle donne e delle loro diversità. Inoltre, non perché donna sarà più buona, più brava o meno corrotta. Da quando è entrata in carica, vedo nei diversi territori del Paese centinaia di donne che piangono per i loro mariti, figli e padri uccisi o feriti. 
Ora si trovano sole nel crescere i loro figli o provvedere alle loro famiglie. Le femministe sono nelle strade a lottare per la democrazia, e molte ong femministe hanno sospeso la loro partecipazione negli spazi di lavoro congiunti con lo Stato».

IL PAPA IN CONGO

 Il papa in Congo, Kin-la-belle si riprende la scena


Il Manifesto 31 gennaio 2023
Fabrizio Floris

La città torna sulla scena internazionale dopo il 30 ottobre 1974 quando tutto il mondo rivolse gli occhi verso Kin-la belle per lo storico incontro di boxe tra George Foreman e Muhammad Ali (Cassius Clay) con il pubblico che vede in Foreman il simbolo della sopraffazione e incita Ali gridando «Ali boma ye» (Ali uccidilo): lo stesso grido che si è udito in questi giorni da parte delle nuove reclute dell’esercito: «Dacci le armi (presidente) e uccideremo tutti i ruandesi». 
Fu l’allora presidente Mobutu a volere la finale dei pesi massimi in Congo e contestualmente organizzò anche un grande concerto – Zaire ’74 – con B.B. King, James Brown, Manu Dibango, Miriam Makeba e altri a cui partecipò praticamente l’intera città, perché Mobutu decise che l’ingresso sarebbe stato gratuito.
ANCHE PER L’ARRIVO DEL PAPA si prevede un’affluenza record: sono attese 2 milioni di persone, la città è «tirata a lucido» (si fa per dire), ma quello che si vede è che ad andarsene non sono i rifiuti ma i poveri che affollano quotidianamente le vie del centro: venditori ambulanti, bambini di strada, homeless perché, come spiega Don Maurizio Canclini, sacerdote della diocesi di Milano: «Nelle zone centrali non si può più entrare, bisogna avere la carta elettorale per accedere, ma qui la gente non ha nemmeno quella d’identità». Il centro è presidiato dalla Guardia Repubblicana, agenti in borghese e polizia.
SONO 18 MILIONI GLI ABITANTI che vivono lungo questa immensa pianura costeggiata dal fiume Congo la cui crescita è stata segnata dalla decisione del re Leopoldo II di farne un posto di scambio commerciale lungo il fiume. Era il 1881 e da quel momento la città ha costantemente raddoppiato la sua popolazione. A crescere è stata soprattutto la città di fatto rispetto alla città di diritto, la città informale delle bidonville. Sono strade senza nome dove anche Google Maps si perde. Cumuli di immondizia si sciolgono al sole, strade che diventano torrenti di fango quando piove, bambini di strada e milionari in 4×4 dai vetri oscurati si sfiorano lungo le strade, ma non si incontrano. Di fatto una città-stato iperattiva dove non c’è bisogno di definizioni iperboliche, esorbitanti o istericamente eccessive, perché nell’eccesso che è già qui vale solo l’articolo 15 della Costituzione: chacun devait se débrouiller (ognuno se la deve sbrigare da solo).
Gli effetti nella capitale delle recenti inondazioni che hanno provocato almeno 100 morti (Ap)
LA CITTÀ CRESCE per estensione e densificazione, spiega Eléonore Wolff dell’Università di Bruxelles. È una capitale caotica di un Paese immenso è forse troppo ricco per essere gestito tra il mal governo e gli appetiti esterni che da secoli mettono le mani sulle ricchezze del Paese. Qui arriverà oggi il papa per portare il mondo verso questa frontiera, metterla al centro delle cronache internazionali. Non si tratta di un appello retorico perché se non sei capace di illuminare le periferie non capirai neanche il centro del mondo.
Il Congo non conta, ma i suoi minerali sono strategici, non va in pagina se non per la violenza e la tragedia della guerra nell’est del Paese che ormai giunge ai 30 anni.
«LA CORRENTE TORBIDA di sangue è scatenata – scriveva William Butler Yeats -, ovunque Il rito dell’innocenza è sommerso; ai migliori manca ogni convinzione, mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità. Di certo qualche rivelazione è vicina. Di certo il Secondo Avvento è vicino». È questo che la gente aspetta.

giovedì 2 febbraio 2023

 

12 - DIVERSAMENTE CHIESA - giugno 2013




MAMMA DI UN RAGAZZO OMOSESSUALE, da Palermo

 

Siamo un gruppo di lesbiche e gay cristiani credenti, «Ali d’aquila» di Palermo. Scriviamo perché anche quest’anno abbiamo organizzato nella nostra città la veglia in ricordo delle vittime dell’omofobia. Quest’anno abbiamo pensato di invitare le persone presenti alla veglia a portare domenica nelle loro chiese di appartenenza una piccola preghiera a tema ai parroci, pregandoli di leggerla durante la preghiera dei fedeli. Una mamma di un ragazzo gay ha seguito il nostro consiglio e questa lettera che vi inviamo è il risultato di molto dolore che perdura dopo la brutta esperienza subita.

Ci piacerebbe che pubblicaste questa lettera perché è una testimonianza del dolore dei genitori di figli omosessuali che, a causa di posizioni intransigenti della Chiesa cattolica, soffrono e non si danno pace: alcuni cadono in depressione e vergognandosi rimangono isolati, incapaci di condividere la loro sofferenza.

Grazie

 

LA LETTERA

Omofobia, che cosa significa?

Possibile che un padre francescano non conosca questa parola? Forse me lo vuole fare credere perché si è imbarazzato davanti alla mia richiesta di leggere una preghiera. Una preghiera! Ma proprio loro che predicano con la spiritualità di Francesco?

Il 17 maggio ho partecipato alla veglia contro l’omofobia nella chiesa della Pietà alla Kalsa, insieme a tanta gente comune, a sacerdoti, pastori, ai ragazzi omosessuali credenti di Ali d’aquila, ai genitori di ragazzi omosessuali dell’associazione Agedo Palermo; ad un certo punto gli organizzatori hanno proposto di recarci ognuno nella parrocchia di appartenenza, la domenica successiva al 17 maggio, per chiedere di inserire un pensiero contro l’omofobia, contro la crudeltà della gente, all’interno della preghiera dei fedeli, là, dove ripetiamo «ascoltaci o Signore!». Io ho aderito con gioia alla sollecitazione e la domenica successiva mi sono recata in chiesa.

Mi sentivo forte del fatto che qualcuno potesse leggere quella preghiera davanti a tutti, proprio tutti, sia quelli che accettano l’omosessualità sia quelli che la condannano, così ho portato la mia proposta al sacerdote. Non mi sento di dire dove si trova la mia parrocchia, per un fatto di riservatezza; è comunque posta in una zona abbastanza centrale della città.

Quel giorno sono stata invitata dal parroco e da altri preti ad uscire fuori, perché quello non era il momento, quel giorno si celebravano le cresime e la chiesa era gremita di gente! «Non si poteva», non era il momento adatto: e quando sarà il momento adatto? Ho detto: «La chiesa non ci aiuta!» e mi è stato risposto che non era vero, che «queste persone» le aveva ricevute qualche giorno prima! Con il cuore in gola mi sono recata in un’altra chiesa, non potevo rimanere nella mia parrocchia ero troppo arrabbiata. Ho assistito alla messa, e poi ho atteso il prete per un po’: cercavo conforto, cercavo qualcuno che mi facesse calmare l’angoscia che avevo dentro.

Quel prete mi ha parlato: mi ha detto, però, che l’omosessualità è opera del diavolo, che la Chiesa non vieta all’omosessuale di entrare in chiesa, non vieta di parlare con loro, la Chiesa non accetta gli eccessi e l’imposizione che oggi gli omosessuali hanno intrapreso nei confronti della società eterosessuale! E poi ha continuato: «Ma che cosa vuole fare questo Padre Scordato? Certo, Gesù si è rivolto ai peccatori, ai ladri, alle prostitute, agli impostori, agli assassini, ma non si è rivolto agli omosessuali dicendo “Vai e non peccare più”; signora, secondo lei, perché non si è rivolto anche a loro?».

Io chiedo: «Perché dei nostri poveri figli si deve dire che sono opera del demonio?» E domando costernata: «Allora io ho il diavolo in casa da tanti anni?». Eppure non mi sembrava! Certo il diavolo si manifesta in tanti modi! E allora richiedo: «Un ragazzo buono, generoso, educato, rispettoso delle regole, rispettoso nei confronti del genere umano, studioso, bello fuori e dentro, che ama un ragazzo che lo migliora, un ragazzo altrettanto buono, è FRUTTO del Diavolo?». «La medicina non ha dato sino ad oggi nessuna risposta e quindi cara signora, questa è la risposta», ha continuato il francescano.

Io sono una mamma con il cuore pieno di rabbia, una mamma che come tante altre mamme, genitrici di un figlio omosessuale, ha bisogno di aiuto: aiuto da parte della società, aiuto da parte di uomini e donne, aiuto da parte della Chiesa, aiuto da parte delle istituzioni, della medicina, di tutti quelli che mi possono dare una risposta esaustiva e che non mi dicano di avere in casa l’opera del demonio.

Firmato: la mamma di un ragazzo omosessuale.

http://www.confronti.net/SERVIZI/lettera-della-mamma-di-un-ragazzo-omosessuale


(continua)