sabato 27 novembre 2021

PREGHIERRA

 Che cosa vuoi da me,  Signore?


 Che cosa vuoi da me, Signore?

 Io non sono sempre capace di accorglierTi

 Non sono disposto a mettermi per la strada 

che Tu stai tracciando.


 Ma Dio, non permettere che io mi rassegni 

al mio egoismo.


 Portami dove vuoi Tu,

 quando e come Tu vuoi.


 La Tua parola è efficace,

 è una parola d'amore, flebile,

che si propone con dolcezza, 

si offre e rispetta la mia libertà

 mi raggiunge, ma non pretende

 di convincermi a tutti i costi.


 Grazie, mio Dio,  per questa Tua parola

 che è debole come ogni persona che ama, 

 che sempre più sussurrata che gridata,

 che porta con sé la Tua compassione e la Tua simpatia,

 la Tua bontà e la Tua  verità.


 Roberto Laurita


C'E' POCO DA RIDERE.....ANCHE LO SPAZIO E' DA RIPULIRE

 Ansie spaziali

Lauren Provost, Libération, Francia

C’è poco da ridere. Il 15 novembre sette astronauti a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss) hanno dovuto prepararsi per un'evacuazione d'emergenza. La causa? Una nube di detriti spaziali creata da un missile lanciato dalla Russia contro uno dei suoi satelliti. Angosciante? Bisogna farci l'abitudine. A quattrocento chilometri sopra le nostre teste ci sono l'inquinamento e le guerre del futuro.

Lo spazio è una discarica. Il 4 ottobre 1957 l'Unione Sovietica mise in orbita il primo satellite, lo Sputnik. Sessant'anni dopo intorno alla Terra girano diecimila tonnellate di rifiuti: vecchi satelliti, frammenti di metallo, equipaggiamenti di astronauti. Anche i più piccoli oggetti possono provocare danni considerevoli a una velocità di sette o otto chilometri al secondo. I rifiuti minacciano gli equipaggi, l’Iss, i satelliti e i servizi come le previsioni meteo e il gps. I progetti per il lancio di nuovi satelliti fanno temere la saturazione dello spazio. Bisogna fare ordine e autorizzare solo lanci a rifiuti zero", altrimenti rischiamo che il cielo ci cada sulla testa.

Lo spazio è anche un enorme campo di battaglia. Un trattato del 1967 avrebbe dovuto demilitarizzarlo, ma non ha funzionato. Intimidazioni, spionaggio, attacchi: la lista è lunga. Le tensioni geopolitiche sulla Terra si ripercuotono oltre l'atmosfera e gli interessi economici complicano tutto. La Russia e la Cina vogliono collaborare per opporsi alle potenze occidentali. Dando prova di poter colpire un satellite, Mosca ha mostrato i muscoli. La crisi dei missili del ventunesimo secolo non si svolgerà a Cuba, ma nello spazio. Dopo l'ansia climatica, come non provare anche un po' di ansia spaziale?

Internazionale 19 novembre




DOMAN: I DOMENICA 28 NOVEMBRE 2021

 Domenica 28 novembre alle ore 10 "Preghiera comunitaria"  preparata da Antonella e Sergio. 

E poi Assemblea della comunità per decidere tutti gli appuntamenti del periodo natalizio.

FERMARE IL BUSINESS DELLA TRATTA

UNODC (Global Report on Traffcking in Person- United Nation Office on Drugs and Crime)Riporta che su 21 milioni di vittime di tratta,  il 70% è composto da donne e bambine( 49% donne, 21% bambine), tra cui il 79% per scopi sessuali.

 Per i trafficanti e di sfruttatori c'è un guadagno enorme: secondo le stime Havocscope (global black market information)  il guadagno della prostituzione nel mondo si aggira intorno ai 186 miliardi di dollari l'anno.

Dopo il traffico di droga e di armi, il più redditizio business è quello degli esseri umani. Come nota infatti The National Institute of Justice  americano la prostituzione costituisce la porta d'ingresso della schiavitù sessuale e della tratta….

Soprattutto manca  una vera e propria legge per la tratta, in particolare quella delle donne a scopo di prostituzione …..


Preghiera

Grazie signore per essere con noi ogni giorno della nostra vita.  Che possiamo sentire la tua presenza e vederti all'opera nelle nostre vite. Continua a farci confidare in Te anche quando pensiamo che ti ti sei allontanato da noi. Grazie per il tuo amore.

 Amen


Tratto da: "Federazione donne evangeliche in Italia", nelle giornate dedicate a combattere la violenza sulle donne


L’ASSEMBLEA DEI VESCOVI "ASSOLVE" IL PRESIDENTE

 Dopo l’intervento di Francesco l’agguerrita chiesa americana depone le armi ai piedi di Biden

È apparsa unita malgrado le differenze la chiesa cattolica statunitense rappresentata dagli oltre duecento vescovi approdati a Baltimora per la plenaria conclusa ieri, la prima in presenza dopo un anno e mezzo di pandemia. Sono le immagini, piuttosto che le parole, ad aver scandito la quattro giorni della conferenza episcopale americana (Usccb): la Madonna di Guadalupe, che ha fatto da quinta agli interventi dei presuli a porte chiuse, poi aperte alla stampa, simbolo della «chiesa meticcia» di papa Francesco, che chiede di lavare i panni sporchi in casa.

E pluribus unum

Lo spirito che si respira a incontri conclusi è quello della concordia, che le riunioni virtuali avevano minato su questioni politiche, come la possibilità di negare la comunione e politici cattolici, allo stesso tempo pro choice: «Sembra che sia andata molto bene, i vescovi hanno riconosciuto il danno arrecato dalle controversie dello scorso giugno», dice il gesuita Kevin Gillespie, rettore della Holy Trinity Church, la chiesa dei politici di Washington, DC, tra cui il presidente Usa, Joe Biden, e la speaker della Camera, Nancy Pelosi. La chiesa Usa ha così superato la controversia con un testo senza cuciture, per evitare irrimediabili strappi. Il documento, che avrebbe dovuto castigare il secondo presidente cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy, si concentra piuttosto sul significato profondo dell'eucarestia. Un capolavoro di dissimulazione per i più critici, votato da 222 vescovi, con 8 contrari e 3 astenuti. Interpellato sulla genesi del documento a lungo paventato come il punto di rottura tra la chiesa e la Casa Bianca, l'arcivescovo José Gomez, presidente dell’Usbbc, ha insistito sul fatto che il documento non era stato motivato dall'elezione di Biden né dal desiderio di negargli la comunione, contraddicendo le dichiarazioni sue e di presuli agguerriti, come l'arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone.

Endorsement papale

Il francescano John Eric Stowe tira un sospiro di sollievo dalla Charm City: «Sono sollevato che il documento non menzioni Biden, né individui politici a cui negare la comunione. Ma non sono sorpreso: c’è stata una reazione negativa sia all'interno che all'esterno della conferenza», spiega il vescovo di Lexington (Kentucky). Nelle immediate vicinanze della plenaria, presso il Mariott Hotel, chi ha urlato a una resa incondizionata della chiesa è il movimento conservatore Church Militant, che, nel susseguirsi di interventi paralleli a quelli della plenaria, ha minato la fiducia nella chiesa usando il grimaldello degli abusi sui minori. Malgrado i duri attacchi, nella curia statunitense il timore di una chiesa divisa è stato scongiurato dal papa stesso. In visita a Roma due settimane fa, Biden è stato autorizzato dal papa a rendere nota non solo l'ammirazione pontificia di «buon cattolico», ma anche l'autorizzazione a ricevere la comunione. Una posizione ribadita nel discorso di apertura dei lavori a Baltimora dal nunzio degli Stati Uniti, l'arcivescovo Christophe Pierre: «È stato il miglior discorso della plenaria –-ha detto Stowe - perché ha invitato ancora una volta noi vescovi a seguire la strada voluta da papa Francesco per l'unità della famiglia umana. Dubito che siano stati affrontati temi con lo stesso approccio».

Sinodalità e aborto

L'invito alla sinodalità ha cercato di spegnere i focolai delle guerre culturali del passato, che possono ancora infiammare. Lo dimostra l'elezione del vescovo di El Paso (Texas), Mark Seitz, alla presidenza del Comitato per le migrazioni. Seitz è noto per le sue posizioni contro l'aborto. Nel 2017, commentando la decisione della Corte suprema sulla Whole Women's Health vs Hellerstedt, che ha ritenuto incostituzionali le leggi anti aborto dello stato, parlò di «impulso alla licenza di uccidere i nascituri» nelle cliniche abortiste texane. Pochi giorni fa, invece, il nunzio apostolico Pierre, ha invitato sì a difendere la vita, ma senza dimenticare i bisogni delle donne in difficoltà, specialmente quelle sole e abbandonate. Per capire quale strada ha imboccato la chiesa statunitense nel prossimo futuro, occorre dare un occhio al rimpasto vescovile dei vertici dellUsccb. La scelta di James Checchio, arcivescovo di Metuchen (New Jersey), quale nuovo tesoriere della conferenza, sul bergogliano arcivescovo di Seattle, Paul Etienne, mostra una curia che frena sulle istanze più progressiste. Altre nomine-chiave rivelano il desiderio di una chiesa più moderata, contraria alla linea del capo dei vescovi, Gomez. Per circa trenta voti, infatti, i vescovi hanno preferito alla presidenza del Comitato per il clero, la vita consacrata e le vocazioni, Earl Boyea, vescovo di Lensing (Michigan), sull'arcivescovo di Denver, Samuel Aquila, tra i più fervidi sostenitori della coerenza eucaristica: «Come vescovi, stiamo venendo meno al nostro dovere di pastori se ignoriamo questa verità e come si sta manifestando nella società odierna, specialmente nei confronti di coloro che occupano posizioni di rilievo che rifiutano gli insegnamenti fondamentali della chiesa e insistono affinché sia loro concesso di ricevere la comunione», aveva dichiarato lo scorso giugno. È un solo voto a togliere la presidenza del Comitato per il culto divino e i sacramenti a Mitchell Rozanski, nominato arcivescovo di St. Louis dal papa. Il presule è stato rimpiazzato da Steven Lopes, vescovo dell'Ordinariato della cattedra di san Pietro, noto per aver sostenuto sì la linea del papa su Amoris laetitia, salvo poi interpretarla con la Familiaris consortio di papa Giovanni Paolo II. È l'immagine di una chiesa che, dopo i mesi difficili della pandemia, cerca la sua identità fra un passato ingombrante e un presente sempre più composito.

Marco Grieco, Domani 19 novembre

SPAZZATURA

 Anche don Sudati ha ricevuto , come molti altri, la solita lettera spazzatura con richiesta di soldi..

Davvero le tentano e le inventano tutte per fare soldi...

Basta lasciar cadere.

F.B.

VACCINI PROSSIMI ALLA SCADENZA E PAESI INTERI NON VACCINATI, VEDI AFRICA....

 Più equità sui vaccini

The Guardian, Regno Unito

AstraZeneca ha perso l'aureola. L'azienda farmaceutica aveva promesso che avrebbe venduto i vaccini contro il covid-19 a prezzo di costo per tutta la durata della pandemia, ma ora ha cambiato idea, sostenendo che la malattia è diventata endemica come tante altre. Anche dopo più di cinque milioni di morti, è un'affermazione discutibile. Il 15 novembre in tutto il mondo sono stati registrati più di 250mila nuovi casi e 5.400 decessi. Non è giusto però concentrarsi su AstraZeneca quando i suoi rivali hanno sempre realizzato enormi profitti. Nel 2021 la Pfizer guadagnerà dai vaccini 36 miliardi di dollari.

Il problema è che le dosi continuano a non arrivare dove ce n'è più bisogno. Nel mondo ne sono state distribuite più di sette miliardi, ma mentre nel Regno Unito dieci persone su dodici hanno già ricevuto la terza, in Africa meno del dieci per cento degli operatori sanitari ha completato il ciclo vaccinale. Secondo Amnesty international alla fine di settembre nei paesi più poveri erano arrivati solo 15,4 milioni di dosi sui due miliardi distribuiti dalla Pfizer. Secondo l'istituto Airfnity circal'84per cento dei vaccini Johnson&Johnson e il 96 di quelli Moderna sono finiti in paesi con reddito medio o alto.

Ci sono piccoli segnali incoraggianti. La Biontech costruirà i primi stabilimenti per produrre vaccini in Africa: in Ruanda e in Senegal. La Pfizer ha annunciato un accordo che permetterà al nuovo farmaco anti covid di essere prodotto e venduto a basso costo in 95 paesi poveri. Un accordo simile era stato raggiunto dalla Merck con 105 paesi.

Ma sono solo piccoli passi, quando in realtà servirebbe un balzo enorme. L'Unione europea e il Regno Unito continuano a bloccare la sospensione dei brevetti, e i paesi ricchi si accaparrano più dosi del necessario. Oxfam ritiene che almeno cento milioni di dosi potrebbero scadere nei paesi del G7 entro la fine dell'anno, e molte altre vengono donate troppo tardi per essere distribuite in tempo. Nonostante l’Oms abbia chiesto una moratoria sulle terze dosi, molti paesi stanno già offrendo il richiamo ai quarantenni. Un uso migliore delle misure di contrasto, come l'obbligo di indossare le mascherine e i passaporti vaccinali, avrebbe ridotto la necessità di una terza dose.

Gli esperti sono stanchi di sottolineare che accaparrarsi i vaccini non è solo immorale, ma aumenta il rischio di dover affrontare nuove varianti che potrebbero essere resistenti ai vaccini, perché il virus continua a circolare liberalmente in diverse aree del pianeta. La condivisione dei vaccini e della tecnologia per produrli è essenziale. Il mondo non ha bisogno di piccoli gesti, ma di azioni concrete su vasta scala.

Internazionale 19 novembre



IL GIACIMENTO SOMMERSO DELL’ODIO

Luigi Manconi

I due fatti sono in apparenza assai diversi e, tuttavia, non è arbitrario rintracciare un possibile nesso, che rimanda a un interrogativo inquietante. Oggi viene resa pubblica la «mappa dell'intolleranza», curata da Vox, Osservatorio italiano sui diritti, che registra le dinamiche e i bersagli dei discorsi d'odio per come circolano, lutulenti, sul web. La scorsa settimana una delegazione dell'associazione Antigone ha visitato la cosiddetta «articolazione psichiatrica» del carcere di Torino, dove si trovano una quindicina di detenuti che presentano disturbi psichici.

Il quadro descritto è drammatico: condizioni inumane di vita, assistenza sanitaria disastrosa, ricorso massiccio agli psicofarmaci. E poi: nessun progetto di cura specialistica e nessuna personalizzazione dell'intervento terapeutico.

Ricordato questo, ecco la domanda: c'è una relazione tra il diffondersi dell'intolleranza mediatica e digitale e lo stato di abbandono in cui si trovano le persone con disagio mentale dell'istituto torinese? Temo che un qualche rapporto - certo non meccanico e non immediato - esista. Fatta salva la incondizionata libertà di espressione e, dunque, di manifestazione della parola, anche la piщ spregevole, - quando non sia istigazione all'azione violenta - è indubbio che si assista a un generale incattivimento del sentimento collettivo.

Una sorta di degradazione di tutte le forme della comunicazione umana, percorse da pulsioni di rivalsa, di rancore, di vendetta. Ed è malinconicamente interessante notare come queste manifestazioni di violenza verbale - e il caso dell'antisemitismo - tendono ad accentuarsi in coincidenza con quelle date commemorative e con quelle lezioni etiche, finalizzate ad affermare i valori della democrazia e della convivenza civile.

Quasi che l'odio fosse un nervo scoperto, un sordido giacimento sommerso, pronto a reagire e a esplodere ogni volta che lo si voglia contestare a viso aperto. Ciò è altrettanto significativo per quanto riguarda il bersaglio principale della violenza online: le donne. Anche in questo caso, l'aggressività misogina è tanto più efferata quanto più il protagonismo femminile tende ad affermarsi. Non a caso «la più odiata» su twitter è Giorgia Meloni, che assomma all'ostilità per la sua fisionomia politico-culturale quella, generica e indistinta, che colpisce l'intera politica come attività pubblica.

A quest'ultimo flusso di odio hanno contribuito, in maniera determinante, la pandemia e i suoi effetti sociali. La voglia di rivalsa come sempre piщ potente motivazione dell'agire ha trovato nel Covid l'occasione per emergere, il discrimine attorno al quale selezionare gli amici (pochi) e i nemici (molti), il senso di identità in cui riconoscersi e in cui riscattare frustrazioni e angosce, una volta che le precedenti forme di identità risultano consunte.

Si può dire che tutto ciò connota da sempre le nostre società, ma l'abnorme dilatazione-spettacolarizzazione, determinata da internet, altera il fenomeno, lo rende onnipervasivo e trasforma quello che era un ordinario astio domestico e un rabbia da bar in un dirompente flusso di comunicazione, insidioso e penetrante.

Non solo: in una eccitata «follia di sincerità» e in una stucchevole retorica di «verità», col pretesto di dire pane al pane vino al vino, si può - con una certa serenità - riprendere a chiamare froci i froci e negri i negri. E, così, ci si può immaginare perfino come eroici combattenti della strenua lotta contro il «politicamente corretto». Se tutto questo è vero, è inevitabile che ne discenda, come tratto generale della nostra organizzazione sociale, un progressivo decadimento del sentimento dell'altro, della sua vulnerabilità, della sua sorte di prigioniero, infermo, profugo, folle, naufrago. Ed и altrettanto inevitabile che aumenti il numero dei luoghi dove vengono depositati, per consegnarli alla cronicità e all'oblio, i corpi di quanti sono considerati niente piщ che scarti. Come la sezione Sestante della «articolazione psichiatrica» del carcere di Torino.

ANCORA ORRORI NELLE CARCERI

 Da LA STAMPA 22/11

Il carcere della vergogna

GIUSEPPE LEGATO

Che cosa accade davvero al Sestante, sezione psichiatrica del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, padiglione A, da anni al centro di uno stuolo di denunce, ma sempre lì, funzionante e popolato di ospiti detenuti in condizioni disumane? A leggere le parole di Susanna Marietti, presidente nazionale dell'associazione Antigone, ci si trova in un «luogo vergognoso in cui si rinuncia a vite umane come se valessero niente». Marietti va giù duro in una lunga lettera in cui elenca il resoconto di una visita di pochi giorni fa: «Celle piccole, sporche, letti in metallo scrostato attaccati al pavimento coi chiodi. Ho visto un uomo scrive - sdraiato con la faccia per terra, al buio, bagni turchi intasati dalle feci da quattro giorni, detenuti con gli occhi a mezz'asta, incapaci anche di parlare e raccontare il proprio disagio. Luoghi indecenti - chiosa - in cui vengono ammassati corpi».

Il dato sembra ampiamente riscontrato da altri fatti. Due settimane prima della denuncia di Marietti, ci aveva pensato Monica Gallo, garante dei detenuti di Torino a scrivere al Provveditore dell'amministrazione penitenziaria del Nord Ovest e all' Asl di competenza. In estrema sintesi, era un grido disperato: «Avevo chiesto che il Sestante venisse chiuso una volta per tutte». La donna lo aveva visitato l'ultima volta 15 giorni fa. «Come posso definirlo? Un luogo inumano e degradante». Nemmeno questa volta si è chiuso nulla, si dice perché sarebbero pronti dei lavori di ristrutturazione rinviati «enne» volte dalla lenta e quasi mai reattiva macchina burocratica dello Stato. E cosi questo settore del penitenziario torinese diviso in due articolazioni "Osservazione" e "Trattamento" è rimasto lì. A ospitare scempi che piщ voci confermano. Tre legali dell'Osservatorio carceri dell'Unione Camere penali stamattina si presenteranno in procura per depositare un esposto. Di piщ: «Chiederemo che il Sestante venga sequestrato come luogo in cui si consumano reati a danno dei detenuti» precisa Davide Mosso che sta lavorando alla denuncia insieme ai colleghi Alberto De Sanctis e Antonio Genovese. «La questione fondamentale и che le persone che soffrono di patologie psichiatriche non devono stare in carcere ma in un luogo di cura. Come prevede il codice» dice Mosso.

E proprio di un caso del genere riferisce Marietti nella sua lettera: «Nell'ultima cella prima dell'uscita c'era un ragazzino. Avrà avuto 25 anni. Gli ho chiesto come andasse. Le lacrime hanno cominciato a scendergli dagli occhi. Mi ha detto che non capiva perché fosse lì e che aveva tanta paura tutte le notti. Mi ha pregato di farlo trasferire. Gli ho spiegato che non avevo alcun potere in questo senso, ma mi sono fatta dare il numero di telefono della mamma, che lui sapeva a memoria. Gli operatori mi hanno spiegato che erano in attesa che si liberasse un posto in una Rems, le residenze a vocazione sanitaria per l'esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche». In definitiva: «Il ragazzo non avrebbe dovuto trovarsi lì, non c'era titolo per la sua detenzione. Sono uscita e ho chiamato la madre. Nessuno le aveva detto dove lo avessero portato».

Levata di scudi anche dalla politica. L'assessora torinese Gianna Pentenero, con delega ai Rapporti annuncia una visita in quel reparto. Parla di «situazione inaccettabile, peraltro già denunciata di recente per la quale chiedo alle autorità governative di intervenire con tempestività».

E che questo reparto sia stato - anche in un recente passato foriero di scandali e inchieste non и un mistero. A giugno in tribunale si aprirа il processo contro tre agenti della penitenziaria accusati di omicidio colposo per un suicidio avvenuto al Sestante. Un detenuto si tolse la vita strangolandosi con i pantaloni del pigiama. L'agonia dura 12 minuti e nessuno di coloro che avrebbe dovuto controllarlo a vista si alzi per svolgere il proprio dovere.



 

FINALMENTE DIVENTA CHIARO IL PERCORSO DI RENZI

Ricci Che tristezza, doveva riformare la sinistra e diventerà un piccolo alleato della destra

di Giovanna Casadio

ROMA Matteo Ricci, Renzi alla Leopolda ha dato laddio allalleanza con il Pd.

«Triste vedere che chi doveva riformare la sinistra e lo dice uno che lha sostenuto quando era segretario dem voglia costruire un centro, piccolissimo e alleato del centrodestra. Del resto Renzi non ha più spazio politico nel centrosinistra: c’è una frattura tra lui e lelettorato di sinistra».

Quel campo largo di cui ha parlato Letta - da Renzi a Bersani e ai 5Stelle - è svanito, non crede?

«Se rimane questa legge elettorale il campo largo è indispensabile, perché il Rosatellum spinge al sistema bipolare. In mezzo non si può stare. Quindi Renzi, che si tira fuori dal centrosinistra, vuole evidentemente approdare nel centrodestra. Aggiungo che non credo andrebbe a lui la leadership dei centristi. Mi pare più attrezzato Carlo Calenda per guidare quello spazio politico».

Se la legge elettorale disegna il campo di gioco, lei a quale modello pensa?

«In questi mesi si è parlato molto di Quirinale, mentre sarebbe stato più utile discutere di legge elettorale. Se si vuole dare prospettiva politica al governo Draghi, il modello migliore è il proporzionale con uno sbarramento al 5%. Sarebbe la prova del nove per verificare se davvero Brunetta, Carfagna, Gelmini e gli anti sovranisti di Forza Italia vogliono stare in un quadro europeista o restare avvinghiati alla destra di Salvini e Meloni. Vale anche per il leghista Giorgetti».

A quel punto però il Pd deve cambiare strategia?

«Letta non crede al momento che ci siano le condizioni per cambiare la legge elettorale, perciò attrezza il Pd a essere perno di una coalizione larga di centrosinistra».

Con il M5Stelle di Conte, benché siano nel caos?

«In presenza di un bipolarismo Conte, Calenda sanno che bisogna presentarsi al voto insieme in una alleanza progressista e europeista».

E Renzi?

«Si è messo fuori da solo. Non si può pensare di fare un accordo con Renzi e non farlo con Conte».

Voi sindaci dem vi riunirete con Letta mercoledì. Per chiedere cosa?

«Premetto che ritengo il Pd il partito dei sindaci, perché il 70% dei Comuni italiani sono governati da sindaci progressisti e riformisti. Letta è il nostro coach. Spetta a lui decidere come metterci in campo per vincere le politiche, tenuto conto che nelle nostre città abbiamo già sconfitto la destra».

Il voto anticipato nel 2022, di cui Renzi ha parlato, è uno spauracchio o una previsione?

«Uno spauracchio. Il governo Draghi sta spaccando il centrodestra sull’europeismo.

Non solo. In contrasto con Salvini e Meloni, che strizzano locchio ai No Vax e no Green pass, Berlusconi ha aderito al fronte rigorista anti covid. Perciò, ripeto, una legge elettorale proporzionale garantirebbe anche prospettiva politica al governo Draghi. Diversamente aumenterebbero le pressioni per portare Draghi al Quirinale».

Ma voi sindaci dem avete un nome per il Colle? Per chi tifate?

«Come la stragrande maggioranza degli italiani crediamo che la coppia Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella bis sarebbe una garanzia. Ma Mattarella non va tirato per la giacca, soprattutto nel mezzo di una tale fibrillazione politica».




UNA FAMIGLIA NO VAX

 DA LA REPUBBLICA 22/11

La famiglia No Vax travolta dal virus: gravi madre e figlia

di Gianpaolo Sarti

«Sono distrutto», dice il padre in lacrime al telefono. Mai avrebbe immaginato, forte delle sue convinzioni No Vax, di trovarsi con la figlia incinta malata di Covid e ricoverata in Rianimazione. Una figlia tra il quinto e il sesto mese di gravidanza, non vaccinata, che ora rischia di morire con il bambino. Pure suo marito è risultato positivo. «E proprio adesso ripete il padre della donna, che non si dà pace — mi hanno telefonato dallospedale per dirmi che anche mia moglie, infettata, è peggiorata. Sono distrutto».

È la storia, ancora, di unintera famiglia travolta dal virus. La vita della donna, 45 anni, già madre e ora incinta, una gravidanza potenzialmente a rischio vista l’età, è appesa a un respiratore. Ha una polmonite che i medici definiscono «brutale». Lei e suo marito sono No Vax convinti, al punto di aver iscritto la prima figlia alla scuola materna oltre confine, in Slovenia, dove le vaccinazioni pediatriche non sono obbligatorie.

Il dramma si sta consumando in questi giorni tra gli ospedali di Cattinara, a Trieste, e di Borgo Trento a Verona, dove la 45enne intubata e incosciente — è stata trasportata in ambulanza nel disperato tentativo di far sopravvivere lei e il feto. Verona lha accolta dopo lindisponibilità di Padova e Milano, perché lo staff medico della terapia intensiva di Borgo Trento aveva già trattato un caso analogo. Per questo che è stato deciso il trasferimento nella struttura veneta, confermano lassessore alla Salute della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, e il professor Umberto Lucangelo, direttore del Dipartimento di emergenza di Cattinara.

La terapia intensiva veronese è pronta a usare l’Ecmo: una tecnica di circolazione extracorporea che si utilizza in ambito di rianimazione per pazienti con insufficienza cardiaca o respiratoria acuta. Impossibile azzardare una prognosi, avvertono in corsia. Ma il pericolo che la donna non ce la faccia è reale. E il feto, se la madre sopravviverà e si riuscirà a farlo nascere, rischia comunque danni cerebrali determinati dalla mancanza di ossigenazione adeguata: la madre, per l’insufficienza respiratoria, ha avuto una ipossiemia. Il focolaio si è sviluppato la scorsa settimana proprio in famiglia. La triestina pensava di uscire indenne dal contagio e per questo, per giorni, si è curata a casa. Invece è peggiorata, senza che nessuno si rendesse conto che il Covid le stava devastando i polmoni. E che il virus oltretutto circolava, contagiando prima suo marito e poi sua mamma, 68 anni, anche lei ora ricoverata in gravi condizioni. Alla fine si sono rivolti al 118, ma forse era ormai troppo tardi.

Daniele Garrone: spiegare le ragioni teologiche delle nostre scelte

Con il nuovo presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia ragioniamo sulle motivazioni bibliche dell'impegno a cui siamo chiamati nel nostro Paese

Gian Mario Gillio

Sabato 30 ottobre l'Assemblea della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) ha nominato il nuovo Consiglio e le ha affidato, prof. Garrone, il mandato triennale di presidenza. Il 4 novembre scorso, il suo primo e importante impegno ufficiale: la firma del protocollo presso il Viminale (il quinto per la Fcei) per aprire nuovi corridoi umanitari dall'Afghanistan per accogliere 1200 persone, duecento di queste dalle chiese protestanti. Subito un impegno rilevante, allora….

"Anche, però, un inizio significativo. Questo protocollo, come già quello sottoscritto a giugno per un corridoio dalla Libia, vede la cooperazione di due Ministeri, quello dell'Interno e quello degli Esteri, dunque del Governo e dello Stato, con esponenti di quella che chiamiamo per brevità la "società civile". Questo ci rafforza nella convinzione che i corridoi umanitari e l'accoglienza non vanno ridotti ad azioni caritatevoli ed emergenziali da lasciare alle "anime pie" che si sentono chiamate ad agire così, ma sono misure politiche che potrebbero diventare permanenti e strutturali. Per l'Italia come per i partner europei, perché tutti siamo posti di fronte a crisi epocali, di cui la fuga di chi cerca di avere salva la vita è soltanto la (piccola) onda che ci raggiunge. L'Italia è più coinvolta per la sua vicinanza al nord-Africa e per la sua esposizione sul Mediterraneo, ma il problema riguarda tutta l'Europa. Ci sono poi anche altre rotte… non manchiamo di sottolinearlo nei nostri numerosi contatti con chiese sorelle, e troviamo rispondenza. Abbiamo visto nel coinvolgimento dei due Dicasteri e nell'impegno da essi profuso i segni di una postura istituzionale e politica che ci rallegra, in un tempo in cui, in tutta Europa, montano parole d'ordine e politiche che recepiscono umori xenofobi e li alimentano con la propaganda".

Riforma 12/11

venerdì 26 novembre 2021

A PALERMO: COME SI SPEGNE UNA FIAMMA

 La comunità di San Saverio all'Albergheria con le dimissione del suo rettore, don Cosimo Scordato, ha visto il subentro di un giovane prete decisamente reazionario, un liturgo da Concilio di Trento.

Fino a tre anni fa sono stato più volte in questa chiesa per gruppi, dibattiti e presentazioni di libri.

Che tristezza! So che ora tutto è cambiato . In poco più di due anni il nuovo rettore è riuscito  a disperdere  e allontanare il folto gruppo di uomini e donne  che hanno costruito quella esperienza dal 1984.

Se si eleggono pastori che sono governatori, la comunità si vede umiliata e colpita  nella sua libertà. Ma i vescovi, anche i migliori, a Palermo  come a Pinerolo, consacrano sacerdoti senza discernimento.

Franco Barbero

UNA LETTERA AL NUOVO SINDACO DI TORINO

Notti da incubo”

Residenti scrivono a Lo Russo

I residenti delle zone dove la vita notturna impazza lanciano un appello al nuovo sindaco. Sono i rappresentanti del comitato Oltremovida, che riunisce chi vive nel quadrilatero di San Salvario, in piazza Vittorio, a Vanchiglia, nel Quadrilatero Romano, in Borgo Rossini e borgo del Moschino. Hanno scritto una lettera a Stefano Lo Russo, chiedono un incontro urgente. «La vivibilità nelle ore notturne è inesistente, il diritto al riposo negato», scrivono al primo cittadino che in campagna elettorale aveva spostato l’idea di un sindaco della notte con delega alla movida, e — precisano i residenti — «Si era assunto degli impegni». Non vogliono tavoli, riunioni di piazza o in prefettura. «Chiediamo un incontro pubblico, in una sede istituzionale, una commissione in circoscrizione, entro la fine del 2021», si legge nella lettera inviata anche agli assessori alla polizia municipale all’ambiente, al commercio e ai presidenti delle circoscrizioni 1, 7 e 8. Chiedono di aumentare il numero di agenti della polizia municipale nelle zone della movida, la chiusura anticipata dei locali e l’abolizione della delibera sull’occupazione straordinaria del suolo pubblico che ha causato la proliferazione dei dehors. Ma soprattutto chiedono che la vita notturna si sposti in «zone franche, furori dalle aree residenziali». Anche la Circoscrizione 7 attende un incontro con i nuovi assessori. «In Piazza Santa Giulia ci deve essere il numero chiuso, l’allargamento dei dehors e il pattuglione delle forze dell’ordine dalle 22 alle 3. I residenti hanno il diritto di dormire e vivere in serenità a casa propria», commenta il presidente Luca Deri. Proprio in via Balbo, i carabinieri hanno chiuso per 30 giorni il Sofà Bar: durante una perquisizione, avevano trovato quasi cento grammi tra hashish e marijuana. — c.ro.

La Repubblica 15 novembre


GENERAZIONE PETER PAN

 Generazione Peter Pan

di Enzo Bianchi

Di recente, un giovane teologo italiano è stato nominato direttamente da Papa Francesco sottosegretario alla Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo che presiede sulla fedeltà della chiesa alla grande tradizione cattolica e vigila sulla sua espressione in tutte le chiese locali. Una nomina che ha sorpreso, perché don Armando Matteo è un teologo che ha avuto il coraggio di alzare la voce e scrivere su questioni scomode e critiche della vita ecclesiale. La chiesa italiana lo ha ignorato, non l’ha indicato tra i possibili esperti al Sinodo sui giovani del 2017, e il giudizio su di lui era: eccesso di pessimismo!

È un teologo, insegnante in una università pontificia, ma vive immerso nel tessuto ecclesiale ordinario e a contatto con i giovani.

Oggetto della sua ricerca è stata la crisi che la chiesa attraversa in Occidente, con analisi puntuali, documentate, e capaci di leggere e interpretare il reale. Ha saputo cogliere la distanza dei giovani dalla vita ecclesiale individuando proprio in loro la componente che manca alla chiesa. Ha individuato la fuga delle quarantenni dagli spazi ecclesiali per la mancanza di un riconoscimento reale e per l’impossibilità di partecipazione delle donne all’esercizio dell’autorità nella chiesa. Si è impegnato a comprendere il fenomeno culturale in cui è immersa la società nella ricerca di una giovinezza perenne, nel rifiuto di diventare adulti.

Nel suo ultimo libro, Convertire Peter Pan, Armando Matteo denuncia quella rivoluzione che ha invaso il mondo degli adulti e delle adulte in Occidente usando la cifra di Peter Pan, il personaggio che tutti conosciamo come il bambino che non voleva entrare nella maturità. In pochi decenni si è operato un cambiamento a causa dell’allungamento della vita, dell’avvento del benessere: tante possibilità e libertà che i nostri nonni non avrebbero neanche potuto immaginare. Si è trattato di una rivoluzione antropologica che ha portato a una lettura diversa dell’esistenza: da pochi giorni di vita, e sovente grami, a una situazione ispirata dal dovere di restare giovani. Gli adulti sono facile preda dell’autoreferenzialità e di un egoismo intriso di individualismo e narcisismo.

Non solo la generazione Peter Pan non vuole crescere ma non fa crescere, dice di voler trasmettere ma non è capace di lasciare la presa, pretende dalla nuova generazione (i figli, pochi, mentre i genitori abbondano!) un impegno che lei non assolve. Certamente Matteo conduce la sua analisi per svegliare la generazione Peter Pan nello spazio ecclesiale, ma il problema riguarda la società intera. La patologia non conosce muri né frontiere e raggiunge tutti. Si fa dunque urgente un risveglio delle generazioni adulte, una presa di coscienza più forte della crisi che stiamo attraversando, è importante riscuotersi dal sonno per riprendere il faticoso cammino della crescita umana, della consapevolezza e della responsabilità.

La Repubblica 15 novembre