giovedì 6 maggio 2021

COMMENTO AL BRANO DEL VANGELO DI GIOVANNI DI DOMENICA 9 MAGGIO 2021

IL "COMANDAMENTO":  STRADA VERSO LA GIOIA


Giovanni 15,9-17
9 Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.


Questa pagina 

del vangelo ricorre spesso nella predicazione, nelle liturgie e negli scritti ecclesiastici. E quindi si tratta di un testo usato ed abusato. Noi cristiani poi siamo specialisti, se guardiamo la storia passata e quella recente, nella retorica dell'amore che legittima spesso la nostra accusa verso chi non ha le nostre idee o i nostri comportamenti.

Voglio dire che gli inquisitori, quando accendevano i roghi, dichiaravano di bruciare i corpi per salvare le anime. Nel caso di Eluana Englaro gli apostoli "fanatici" dell'amore hanno accusato il papà Peppino di essere un assassino.
Così per amore della verità, le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre sbattuto fuori dall'insegnamento e spesso dalle stesse comunità i teologi dissenzienti. Sempre per amore, per salvarli dalle perversioni (!?), molti sacerdoti allontanano omosessuali e lesbiche dai sacramenti... La lista potrebbe continuare con i separati, i divorziati ... Poi c'è la farsa del giovedì santo quando il vescovo, citando e commentando questi versetti evangelici, ogni anno riceve l'omaggio e l'obbedienza dei suoi sacerdoti.
Si crede forse di coprire uno stile imperiale con questa burletta liturgica? Ecco perché, insisto, questa pagina va presa, letta e commentata con le pinze, con grande attenzione, per non cedere a pure declamazioni verbali
.

Dio,  fonte dell'amore
L'esegeta Claus Wengst nel suo "Il vangelo di Giovanni" (Queriniana) spiega dettagliatamente che per Gesù l'osservanza dei comandamenti non è altro se non il rifarsi all'insegnamento della Bibbia ebraica: "I comandamenti di Gesù non sono altro che i comandamenti del Padre. Se egli riassume i comandamenti nel comandamento dell'amore, non dà con questo un comandamento al posto di tutti gli altri, bensì indica la dimensione e l'intenzione con cui i comandamenti vanno osservati. Chi sperimenta e capisce di essere amato da Dio, non può che essere guidato dall'amore..." (pag. 582).
Dunque, Gesù non pone se stesso come fonte dell'amore, ma testimonia che Dio è all'origine. Gesù è consapevole che la sua esistenza è amata, è oggetto dell'amore di Dio che lo invita, a sua volta, a comunicare l'amore ricevuto...
Per Gesù Dio è la  fonte alla quale attinge per trovare la forza di amare. Questo modo di riconoscere Dio e la Sua presenza nella vita è prezioso anche per noi.
La fede, se non produce amore, è pura religiosità esteriore.

Siamo ancora tanto lontani

Questo caldo linguaggio dell'amicizia e la esclusione delle relazioni servili alludono ad un clima di fiducia in Dio e di fiducia reciproca di cui Gesù dà testimonianza e che tenta di instaurare nel gruppo.
Non si tratta di sognare una "comunità di angeli ed arcangeli dal ciel discesa per troppo peso", per usare una immagine enfatica. Il peso della nostra comune umanità, segnata dal limite, va sempre tenuto in conto e certi ambienti ecclesiastici, dove tutto è "pace e bene", probabilmente nascondono qualche "trucco" o qualche pericolosa sottomissione.
Si tratta però di costruire comunità di donne e di uomini liberi di essere se stessi, di esprimere idee e di realizzare percorsi diversi senza sentirsi esclusi. L'amicizia profonda sta nel fatto che, nel comune riferimento a Dio sulla strada di Gesù, le comunità possano creare un clima di confronto aperto, di accoglienza delle diversità, dove la convivialità delle differenze sia pratica costante, obiettivo condiviso.
La comunità che depone lo "spirito servile" non sa più che cosa sia l'esigenza di una obbedienza gerarchica, ma conosce e fa esperienza di un ministero diffuso e intento a valorizzare uno stile di reciproca fiducia.

Il significato e il senso del mio ultimo libro "Senza chiedere permesso" stanno proprio qui: smetterla con una chiesa dell'obbedienza e creare una chiesa della corresponsabiltà e sinodalità.

Se alcuni credenti debbono nascondere le loro idee, se non possono esprimerle fino in fondo; se altri non possono manifestare le loro scelte affettive in tutta libertà...questa non è una chiesa in cui ci si sente "amici", cioè accolti davvero con rispetto.
Siamo ancora tanto lontani da questa pratica che Gesù visse e insegnò ai suoi discepoli e alle sue discepole. Ciascuno di noi può fare qualcosa, anche rischiare qualcosa, per far crescere gli spazi di reale libertà e corresponsabilità nella chiesa di oggi, partendo dalla propria comunità.

Un versetto decisivo
"Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena".
Forse la chiesa oggi non dà la testimonianza della gioia di cui ci parla il vangelo. Come cristiani non siamo stati educati a contattare la gioia. E' vero: Non possiamo mai chiudere gli occhi sui panorami desolati dell'ingiustizia e dell'oppressione, ma vogliamo anche coltivare nei nostri cuori quella gioia di cui ci dette testimonianza Gesù. Egli mantenne una radicale fiducia  nel Dio della vita, e guardò la realtà e le persone con "simpatia" e con accoglienza. Egli ci dona una indicazione più che mai preziosa.
Ma questo versetto riporta la parola "comandamento". Tale vocabolo spesso nella nostra educazione cristiana è stato interpretato come la volontà assoluta di un Dio autoritario. Nella Bibbia, esattamente come nelle parole di Gesù, il comandamento ha un sapore totalmente diverso: Dio ci vuole indicare il sentiero della felicità, la strada impegnativa di una esistenza sensata e piena.
In mezzo allo straripare del non senso e dentro un mare di contraddizioni, il discepolo di Gesù non lascia cadere questa lezione di speranza.  E sa che la gioia di cui parla Gesù continua a fiorire nelle vie del mondo e nel suo cuore.




IL GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO

 Nemmeno il bimbo in culla


Solo qualche sera fa risentivo Storia a mio figlio, alla vigilia dell’interrogazione sulla Prima Guerra Mondiale.

Scorrendo i suoi appunti ho trovato “Primo genocidio: la controversa questione degli armeni”. Gli ho chiesto perché fosse definita controversa: “Perché i turchi dicono che non è vero”, ha risposto, “non ci sono le prove: è scritto sul libro”. 

C’è un libro di storia da riscrivere. Taner Akçam, storico, ha pubblicato “Killing orders” (Gli ordini di uccidere) basandosi sulla monumentale documentazione raccolta dal sacerdote armeno cattolico Krikor Guerguerian, morto nel 1988. 

Durante il Medz yeghern, il Grande Crimine, Guerguerian vide uccidere entrambi i genitori e dieci dei suoi fratelli. 

Nel corso della vita ha raccolto 100mila pagine di carte alle quali nessuno ha avuto accesso fino al momento in cui Akçam nel 2015, a cento anni dal genocidio, non ha cercato il nipote del sacerdote, Edmund. Cito dall’intervista di Monica Ricci Sargentini: “Te li vuoi portare nella tomba?”, gli ha chiesto, e così il nipote gli ha permesso di accedere all’archivio. Tra le carte c’erano i diari privati scritti a mano da Talat Pasha, uno dei triumviri che ressero l’impero Ottomano durante la Guerra: lavorava all’ufficio deportazione. 

L’autore li ha comparati ai telegrammi dello stesso Pasha e di altri burocrati, coincidono punto per punto.

Uno di questi recita: “I diritti di tutti gli armeni sul suolo turco, come il diritto alla vita e al lavoro, sono stati soppressi. Nessuno deve essere risparmiato, nemmeno l’infante in culla”. All’obiezione che il governo turco continua a negare il genocidio Akçam risponde “la negazione è politica, non ha nulla a che vedere con la verità”.

Concita De Gregorio, La Repubblica 27 aprile


PRIORITA' ALLA SANITA', NON ALLE ARMI

 «I nuovi investimenti rischiano di finire all’industria bellica e non alla Sanità»


30.04.2021
Il Manifesto

Se si fa una ricerca sul sito del governo, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza le parole spese militari e armi non compaiono. Ma quanti fondi finiranno all’industria bellica senza dichiararlo? È quello che si domandano il Comitato Bds, Comitato di lotta per la salute mentale di Napoli, Comitato Pace, disarmo e smilitarizzazione, Napoli città di Pace, Rete campana contro la guerra e il militarismo in un opuscolo scaricabile all’indirizzo http://tinyurl.com/opuantim.
Delle sei misure previste dal Pnrr (191,5 miliardi dal Next generation Eu, 30,6 miliardi dal Fondo complementare ottenuto dagli scostamenti di bilancio), la voce che dovrebbe starci più a cuore è Salute, che però si ferma a 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Pnrr e 2,9 miliardi a debito. Il sindacato dei medici Anaao Assomed lamenta: «I 15 miliardi sono appena l’8% del fondo europeo, molto meno di quanto destinato al superbonus edilizio. I 5,6 mld per l’ammodernamento degli ospedali appaiono largamente insufficienti rispetto alle necessità». Il piano investe «nell’infrastruttura tecnologica per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati». Un comparto su cui sta investendo anche Leonardo, che sta sviluppando accordi con le case farmaceutiche.
La salute sarà la nuova frontiera della cyber security. È un problema? Una domanda che dovremmo porci visto il peso diseguale degli investimenti nei due comparti, salute e difesa. In 18 anni, il finanziamento del Sistema sanitario è passato dal 7% del Pil nel 2001 al 6,6% nel 2019. Dal 2010 al 2019 sono stati tagliati oltre 37 miliardi. Siamo passati da 1.381 istituti di cura (il 61,3% pubblici) del 1998 ai mille del 2017 (il 51,80% pubblici). Nel 1998 c’erano circa 311mila posti letto, nel 2017 circa 191mila. «La spesa militare italiana invece ha continuato ad aumentare: più 9,9% tra il 2015 e il 2018 – si legge nell’opuscolo -. Questa tendenza all’aumento annuale della spesa militare viene confermata anche in piena pandemia. La manovra finanziaria per il 2021, appena varata dal governo, ha destinato al bilancio della difesa ben 24,5 miliardi di euro». Ma il comparto militare pesca anche in comparti che sembrano estranei alla Difesa.
«Dentro gli ampi obiettivi – si legge ancora – compaiono linee d’intervento dalla doppia ricaduta civile- militare o direttamente indirizzate al potenziamento della filiera industriale dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza.
 Questo è quanto mai evidente nelle misure 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura) e 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), a cui andrà la fetta più grande della torta del Recovery (rispettivamente 49,2 e 68,6 miliardi ndr)».
 Persino i fondi per «Banda Larga, 5G e monitoraggio satellitare» rischiano di finire in larga parte ad alimentare il settore militare. Così come gli investimenti sull’idrogeno si rischia che vengano assorbiti da progetti per elicotteri militari. 
Persino la dotazione di fondi alla ricerca universitaria rischia di finire nelle partnership con le industrie belliche.
Orientare produzione, ricerca e sviluppo verso l’industria bellica, senza mai dichiararlo in modo esplicito, provoca un cambio di paradigma sociale: «La gestione della pandemia – spiegano – è stata trasformata in un grande esperimento di disciplinamento sociale e di legittimazione dell’apparato militare. La gestione della crisi è stata usata per riaffermare il ruolo dei militari, utilizzati ad esempio per la logistica dei vaccini».
Alex Zanotelli ricorda il costo da pagare: «Secondo i dati Onu, 2 miliardi di persone soffrono di insicurezza alimentare, 690 milioni in forma severa. Per la pandemia avremo altri 250 milioni di impoveriti e raddoppieranno quelli assistiti dal Programma alimentare mondiale. Duemila super ricchi detengono una ricchezza superiore a quella posseduta da 4,5 miliardi di impoveriti. Ogni 5 secondi muore di fame un bambino. 
Secondo l’Organizzazione internazionale del Lavoro si sono persi più di 400 milioni di impieghi e più di 1,6 miliardi di lavori nell’economia informale. Sarebbe impossibile per i ricchi vivere da nababbi se non fosse per lo strapotere dovuto alle loro armi».

BELLEZZA E VERITA'

 "Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita".

Albert Einstein

SCUOLA E AFFETTIVITA' : UN'OCCASIONE PERDUTA


Se il preside dice no all’Arcigay


Voi chi chiamereste, a scuola, se voleste ascoltare in assemblea qualcuno che vi parli di omofobia, bullismo, che vi spieghi bene i pro e i contro del Ddl Zan, che risponda alle vostre domande su cosa significhi sentirsi diversi? Gli studenti del liceo Tito Livio di Martina Franca, in Puglia, hanno invitato all’assemblea d’istituto un esponente dell’Arcigay di Taranto.

Mi pare una scelta coerente, una delle molte possibili certo: magari Zan in persona non poteva, magari il vescovo non è solito dibattere di sessualità e affettività, magari hanno deciso così a maggioranza. Se non che il preside ha negato l’autorizzazione. Alle prime proteste ha rettificato: potete farla (certo, l’assemblea d’istituto non è una gentile concessione dell’autorità) ma deve essere su un altro tema.

Motivo, riferito alla stampa locale da uno studente: "Ha detto che la scuola non può sostituirsi ai genitori nell’educazione all’affettività e che per fare una cosa del genere occorre il consenso informato da parte dei genitori". È davvero insolito che un preside possa sindacare l’ordine del giorno di un’assemblea studentesca. Parlare in pubblico, in una sede preposta alla formazione, non è mai eversivo: la scuola esiste anche per sciogliere i nodi di temi complessi. L’assemblea è un luogo aperto.

Avrebbe discusso la storia di Malika, la ragazza rinnegata dalla famiglia per il suo orientamento sessuale, e ogni forma di violenza – fisica, psicologica, verbale – legata all’identità. Chiedere il consenso informato dei genitori – gli stessi coi quali spesso i ragazzi non trovano le parole per dirlo - è un testacoda della logica. Sarebbe stata istruttiva anche per il preside, l’assemblea di Martina Franca.

Concita De Gregorio, La Repubblica 28 aprile


IN GERMANIA RISPETTO PER LE GENERAZIONE FUTURE

 Germania: «Legge sul clima da rifare», Friday for Future mette ko il governo

Sebasiano Canetta
Il Manifesto
30.04.2021

Un anno e otto mesi di tempo al governo federale per cambiare l’attuale legge sul Clima «perché una generazione non può consumare gran parte del bilancio di anidride carbonica sostenendo un obbligo leggero, se questo poi comporta un obbligo pesante per le successive generazioni, le cui vite saranno soggette a una grave perdita di libertà».
Così ha stabilito ieri la Corte costituzionale di Karlsruhe accogliendo il ricorso presentato da quattro cittadini (tra cui la 21 enne Sophie Backsen, residente nelle Isole Frisone minacciate dall’innalzamento del livello del mare) con il supporto delle associazioni Fridays For Future, Bund e Greenpeace.
Una sentenza rivoluzionaria: per la prima volta il massimo organo giudiziario sancisce il diritto dei giovani tedeschi a non pagare il conto del debolissimo contrasto ai cambiamenti climatici voluto dal governo Merkel.
«Abbiamo vinto! Oggi è un grande giorno per gli ambientalisti. La decisione dei giudici fissa finalmente il principio della giustizia intergenerazionale» riassume Luisa Neubauer, leader nazionale del Fridays For Future. Non solo, i togati di Karlsruhe hanno criticato i poteri esecutivo e legislativo con parole definitive.
«La libertà dei querelanti è stata violata dalla legge sul Clima che rimanda i maggiori oneri per la riduzione delle emissioni a dopo il 2030. Per raggiungere il target previsto dall’Accordo di Parigi servirebbero dunque altre riduzioni, che però dovrebbero essere fatte in tempi troppo brevi» si legge nelle 110 pagine del dispositivo.
Di conseguenza, la norma varata da Cdu, Csu e Spd e approvata sia dal Bundestag che dal Bundesrat nel 2019 «deve essere necessariamente cambiata entro la fine del 2022 poiché nella sua forma attuale accorcia di troppo il tempo per gli sviluppi tecnico-sociali necessari per passare da uno stile di vita associato alle emissioni di CO2 a un comportamento neutro».
Dal punto di vista giuridico, ma anche politico, la sentenza è un autentico “schiaffo” ai deputati che hanno dato il via libera alla legge sul Clima ma prima ancora al governo, che ieri ha fatto incredibilmente finta di festeggiare. È il caso del ministro Cdu dell’Economia, Peter Altmeier, braccio destro della cancelliera Merkel, subito dopo la sentenza ha twittato: «Grande, significativa ed epocale decisione dell’Alta corte sulla protezione del Clima e i diritti dei giovani».
Dichiarazione «sorprendente» perfino per il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, candidato-cancelliere della Spd alle elezioni del prossimo 26 settembre, pronto a rinfrescare la memoria al collega seduto dietro lo stesso banco del governo: «A quanto ricordo siete stati esattamente tu e la Cdu-Csu a impedire ciò che contesta la Corte costituzionale» gli rammenta Scholz, gettando ulteriore benzina sul fuoco della Groko. «Avevo proposto la soluzione lo scorso settembre ma tu e il tuo partito non l’avete accettata» è la secca replica di Altmeier.
Scarico di responsabilità tutt’altro che inedito nel governo rosso-nero, nonostante i giudici ieri abbiano puntato il dito sull’intero esecutivo. Spetta al segretario Cdu, Armin Laschet, candidato-cancelliere dell’Union, provare a contenere la deflagrazione fra alleati al termine della videoconferenza sul “Green Deal” con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
Naturalmente, anche Laschet si guarda bene dal recitare il mea culpa limitandosi a richiamare genericamente all’ordine «la politica». A sentire l’aspirante erede di Merkel «la sentenza rappresenta un chiaro mandato per un’ambiziosa protezione del clima, che poi è il dovere di tutta la politica verso i cittadini di domani».


PER LE DESTRE NON E MAI L'ORA DI DIFENDERE I DIRITTI DELLE PERSONE

 Forza Italia si sfila anche al Senato: «Adesso non è un tema prioritario»

Il Manifesto
30.04.2021

Forza Italia annuncia che non voterà il ddl Zan contro i reati di odio di genere e omofobia. «Non c’è bisogno di una legge come questa perché già sono garantite tutte le persone, tutti i cittadini, siamo tutti uguali e nessuno deve essere aggredito per nessun motivo – ha detto alla trasmissione radio Un giorno da pecora Antonio Tajani vicepresidente di Forza Italia e europarlamentare – Ogni essere umano ha diritto di essere libero di esprimere le proprie idee, le proprie tendenze senza danneggiare gli altri. Non è questo il momento di creare divisioni su ius soli o ddl Zan. 
Ci dobbiamo concentrare nella lotta la Covid. Gli italiani non si fermano per strada a parlare della legge Zan, vogliono sapere quante vite umane riusciamo a salvare e quanti posti di lavoro si creano».
Il no di Forza Italia alla legge si era già manifestato nel passaggio del testo alla camera, quando solo pochi dissidenti berlusconiani avevano deciso di votare a favore.
Posizione analoga è stata espressa dalla deputata di Cambiamo!, la formazione di Giovanni Toti, Daniela Ruffino. «Per quanto il ddl Zan possa essere una legge che interviene sui diritti civili, va migliorata e discussa approfonditamente, ma per questo ci vuole quel tempo necessario che ora tutte le forze politiche non hanno perché si devono concentrare a risolvere prima i problemi dell’Italia», dice Ruffino.
Al senato i numeri si assottigliano. E va considerata l’anomalia: il relatore della legge sarà il leghista Andrea Ostellari.

DA CONCILIUM 2/2021

 

EDIZIDNI TERRA SANTA-MILAN0 - DA CONCILIUM 2/2021

ADNANE MOKRANI - BRUNETTO SALVARANI, Dell’umana fratellanza e altri dubbi, 2021, pp. 176, € 15,00.

[Accanto all’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco (2020), il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale la convivenza comune del 2019, firmato ad Abu Dhabi, resta un evento storico di portata epocale. 

Eppure, nonostante i proclami, per gli uomini e le donne del nostro tempo è diventato sempre più difficile riconoscersi come l'unica grande famiglia umana. 

Su questi temi due studiosi come A. Mokrani e B. Salvarani si confrontano in modo serrato, senza infingimenti, ammettendo che non può essere una dichiarazione scritta a cambiare le cose, perché tocca a noi cambiare la realtà: e lo facciamo quando applichiamo i valori di quei testi nelle nostre vite].

E DIO PIANSE....

 E DIO PIANSE: CERNOBIL E FUKUIUMA

Anti – Genesi

Alla fine l’uomo distrusse la terra. La terra era stata bella. Poi su di essa aleggiò lo spirito dell’uomo e distrusse tutte le cose.

E l’uomo disse: siano le tenebre. E sembrò all’uomo che le tenebre fossero buone e chiamò le tenebre “sicurezza”; e divise se stesso in razze, religioni e classi. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel settimo giorno prima della fine.

E l’uomo disse: vi sia un governo forte, per regnare su di noi nelle nostre tenebre… vi siano eserciti per uccidersi con ordine ed efficienza nelle nostre tenebre; perseguitiamo e distruggiamo, qui e fino ai confini della terra, coloro che ci dicono la verità, perché noi amiamo le nostre tenebre. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel sesto giorno prima della fine.

E l’uomo disse: vi siano missili e bombe per uccidere meglio e più rapidamente. E vi furono forni e camere a gas per rifinire il lavoro. Ed era il quinto giorno prima della fine.

E l’uomo disse: vi siano droghe e altre vie d’evasione, perché un lieve e costante fastidio – la REALTA’ – ci disturba nella nostra comodità. Ed era il quarto giorno prima della fine.

E l’uomo disse: vi siano divisioni tra le nazioni perché possiamo sapere chi è il nostro nemico. Ed era il terzo giorno prima della fine.

E per ultima cosa l’uomo disse: facciamo Dio a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza, e non ci sia un altro Dio a competere con noi. Diciamo che Dio pensa come noi pensiamo, che odia come noi odiamo e che uccide come noi uccidiamo. Ed era il secondo giorno prima della fine.

Nell’ultimo giorno vi fu un grande fragore sulla faccia della terra; il fuoco purgò il bel pianeta e fu silenzio.

E il Signore Iddio vide tutto quello che l’uomo aveva fatto e, nel silenzio che avvolgeva quei resti fumanti, Dio pianse.


(Anonimo, dalla Rivista “Iglesias” n. 46, ottobre 1987, Messico)

CLIM, IL DIRITTO DEI FIGLI

 Clima, il diritto dei figli

di Luigi Manconi
La Repubblica 6/5
Per una volta, il termine “epocale”, di cui si fa un indecoroso abuso, non suona eccessivo se accostato alla sentenza della Corte costituzionale tedesca del 24 marzo scorso, resa nota alcuni giorni fa. La pronuncia, radicalmente innovativa, salva la questione climatica dal rischio di perdersi nella retorica unanimistica e nella leziosità mondana: e la impone — grazie alla sua autorità di più alta giurisdizione — come assoluta priorità dell’agenda politica.
La Corte, infatti, ha dichiarato parzialmente incostituzionale la legge del 2019, che prevede una riduzione del 55% delle emissioni di CO 2
entro il 2030: ciò risulterebbe insufficiente rispetto all’obiettivo, voluto dagli Accordi di Parigi (2015), della neutralità climatica per il 2050. Secondo la Corte la normativa ha l’effetto di scaricare sulle generazioni future gli impegni più onerosi per portare quasi a zero le emissioni di anidride carbonica, rendendo necessari tagli molto più gravosi nei vent’anni successivi al 2030. E quelle misure si tradurrebbero in un sacrificio eccessivo e sproporzionato dei diritti fondamentali dei cittadini dei prossimi decenni.
È una novità davvero rivoluzionaria (così l’hanno definita i media tedeschi). Prendiamo un topos letterario di gran successo — al quale, lo confesso, ho fatto ricorso anche io — come: “La Terra non ci è stata lasciata in eredità dai nostri padri, ma ci è stata data in prestito dai nostri figli”. Il Tribunale costituzionale tedesco fa suo quello che pare fosse in origine un motto dei nativi d’America, rielaborato da Alex Langer per un convegno dei primi Verdi italiani nel 1985: e lo incarna nella materialità dell’esperienza della vita sociale, facendo i conti, prendendo le misure, calcolando le percentuali. Traduce, cioè, quella antica saggezza in obiettivi e tempi, vincoli e obblighi. E in precise responsabilità per governi e assemblee rappresentative. 
E, così, per la prima volta in Europa il principio della “responsabilità intergenerazionale” assume prescrittività giuridica, riconoscendo a quelle stesse nuove generazioni la titolarità di diritti esigibili già oggi. Dunque, la tutela del clima viene affermata come diritto fondamentale, e l’argomentazione è, anch’essa, innovativa: le drastiche riduzioni delle emissioni nocive, afferma la Corte, «riguardano potenzialmente qualsiasi libertà, dal momento che tutti gli aspetti della vita umana sono collegati al peggioramento del clima e quindi minacciano forti limitazioni dei diritti fondamentali dopo il 2030».
È il rovesciamento radicale di tutte le declamazioni di ambientalismo abborracciato, udite negli ultimi mesi, in particolare, dopo l’istituzione del ministero della Transizione ecologica. In una sorta di euforia new age , l’ecologia sembra spuntar fuori in qualsiasi discorso pubblico, ma con il ruolo che ha il richiamo alla fame nel mondo quando si parla di ristoranti stellati: un ornamento, una paillette , una decorazione sbrilluccicante. 
E invece, dice la Corte costituzionale tedesca, e dice il pensiero ambientalista più accorto, l’ecologia è fondamento di qualunque idea di ben essere e di ben vivere.
L’ecologia è, deve essere, strettamente intrecciata a ogni progetto di economia capace di ribaltare i criteri meramente quantitativi e consumistici dei sistemi produttivi contemporanei; ed è correlata intimamente, appunto, a «tutti gli aspetti della vita umana». Di conseguenza, l’ecologia non è un obiettivo da aggiungere a un tradizionale programma politico — cambia poco se in capo o alla fine di esso — bensì un punto di vista qualificante l’intera attività sociale: dall’organizzazione dei trasporti alla tutela del paesaggio, fino alla cura per la bellezza naturale e per quella realizzata dalle mani dell’uomo.
Infine, di questa vicenda, due elementi, propri dell’ordinamento giuridico tedesco e assenti in quello italiano, vanno sottolineati. Nella Costituzione tedesca si trova scritto che «lo Stato tutela, assumendo con ciò la propria responsabilità nei confronti delle generazioni future, i fondamenti naturali della vita e gli animali». Una proposta per inserire nella nostra Costituzione una specifica previsione a tutela dell’ambiente e della fauna è attualmente in discussione nella Commissione Affari costituzionali del Senato, ma il suo cammino è pesantemente insidiato da quasi 250.000 emendamenti presentati dalla Lega.
Il secondo fattore di differenza riguarda le modalità attraverso le quali si attivano le rispettive Corti costituzionali. 
In Germania gli individui e le associazioni possono chiedere alla Corte di pronunciarsi sulla costituzionalità di una legge. Ed è ciò che è avvenuto in questo caso, su iniziativa di quattro cittadini, sostenuti da Fridays For Future, Bund e Greenpeace. Il che la dice lunga su quanto, in Italia, la qualità della partecipazione democratica sia tuttora assai mediocre.

L'incarico segreto di Renzi per il maxi progetto di bin Salman


Non c'era soltanto la consulenza per il Future Investment Institute, l'ente controllato dal fondo sovrano Pif del governo saudita: Matteo Renzi lavora direttamente per il principe reggente Mohammed bin Salman. E per il progetto a lui più caro, quello della città verde e sostenibile di Alula che deve trasformare l'Arabia Saudita nel paese leader del turismo musulmano nell'età post-petrolifera. Lo scopriamo ora grazie a un evento mondano. L'8 aprile si è tenuto ad Alula l'annuale concerto organizzato da bin Salman per celebrare il progetto turistico. Il tenore Andrea Bocelli, già ospite in passato di altre edizioni dello stesso evento, ha cantato nel sito patrimonio dell"Unesco di Hegra. Il concerto era trasmesso in tv, dal vivo c'erano pochissimi invitati. Tra questi il senatore di Italia viva Matteo Renzi, come conferma una fonte presente all'evento.


La vetrina per bin Salman

Non si tratta soltanto di un'occasione culturale, ma della più importante vetrina internazionale del regime di bin Salman. E per Renzi essere lì era parte del suo lavoro parallelo a quello di senatore. Come riporta il sito Arab News, Matteo Renzi è uno dei membri dell'advisory board, cioè il comitato di esperti, della Royal Commission of Alula (RCU), un organismo presieduto direttamente dal principe Mohammed bin Salman che sta guidando la trasformazione della città con l'obiettivo di far dimenticare l'immagine da petromonarchia repressiva e presentare l'Arabia Saudita come un paese moderno, verde e sostenibile. E questo nonostante gli scandali che continuano a funestarne l'immagine, come i report dell'Onu e della Cia che indicano in Mohammed bin Salman il mandante dell'omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, smembrato nel consolato saudita di Istanbul nel 2018 da sicari del regime.


L'evento del 2 aprile

Il 2 aprile la Royal Commission of Alula ha organizzato un evento dal titolo pomposo: "Al bivio: persone e pianeta: può Alula dare inizio a un futuro sostenibile?". A discutere c'erano Alejandro Agag, uomo d'affari noto anche per essere il genero dell'ex premier spagnolo José Maria Aznar, l'architetto William McDonough e il presidente di un'agenzia francese, Afalula, che si occupa dello sviluppo di Alula: Gérard Mestrallet, che è stato a lungo al vertice di Suez. Sia Mestrallet che Renzi sono membri anche dell'advisory board della Royal Commission of Alula. Secondo quanto risulta a Domani, il 2 aprile Renzi ha partecipato soltanto via Zoom all'incontro, era venerdì santo ed è rimasto in Toscana. Agag invece era presente in Arabia Saudita perché per il giorno dopo aveva organizzato ad Alula la tappa araba di Extrem E, il nuovo campionato di rally destinato ai Suv elettrici. Agag è infatti il presidente della Formula E, il campionato riservato alle monoposto elettriche.

Di solito questi advisory board vengono formati arruolando personalità conosciute per poterle ostentare e dare credibilità all'istituzione che le paga. In questo caso non è così. Il sito della Royal Commission non menziona l'advisory board, la cui composizione non è pubblica in nessuna delle fonti consultabili in inglese. Quali siano quindi le sue competenze non è chiaro. Quello che sappiamo però è che Renzi è riuscito a infilare un accenno ad Alula perfino nel discorso della sfiducia al governo Conte in Senato, il 19 gennaio. Nel pieno delle polemiche sollevate dallo scoop di Domani sulla sua consulenza saudita da 80.000 euro per la Future Investment Initiative, ha detto: «Qualche giorno fa, ad Alula, la città recentemente visitata dal ministro degli Esteri, si sono siglati accordi impressionanti nel mondo arabo che hanno segnato una svolta, in particolar modo per la Libia». Quanto guadagna Renzi per lavorare anche per la Royal Commission? La cifra non la conosciamo, ma sappiamo che i compensi di Renzi, anche stavolta, come per il FII Institute, non riguardano le conferenze né gli eventi singoli come interviste e meeting, ma sono retribuzioni per incarichi più ampi. Consulenze internazionali che a molti in Italia sono sembrate in evidente conflitto di interessi con il ruolo di parlamentare della Repubblica. Ma che Renzi considera del tutto legittime, e alle quali ha già detto di non voler rinunciare. Almeno finché la legge e i regolamenti del Senato glielo permetteranno.


STEFANO FELTRI, MATTIA FERRARESI ED EMILIANO FITTIPALDI

Domani 21 aprile 2021

[Il Manifesto 20 aprile]

Appello Petrini-Zagrebelsky: sospendere i brevetti


«In un momento di emergenza mondiale come quello che stiamo vivendo dobbiamo chiedere a gran voce la sospensione dei brevetti sui vaccini, congiuntamente con la liberalizzazione della conoscenza, delle tecniche e degli strumenti per favorirne una democratica produzione. Perché se è vero che dal punto di vista biologico il virus non fa eccezioni di classe, genere, età e nazionalità tra le persone, è altresì impossibile negare che dal punto di vista sociale, il suo cammino devastante si è scontrato con grandi disuguaglianze e discriminazioni, non facendo altro che aumentarle». Così l'appello firmato dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini, il giurista Gustavo Zagrebelsky, l'attrice Lella Costa, il sociologo Domenico De Masi, gli attivisti del Fridays for future Sara Diena e Giorgio Brizio, la cantante Tiziana Donati (Tosca), e il vescovo di Rieti Domenico Pompili, in occasione della Festa della Liberazione. "Facciamo sì - scrivono i firmatari - che questo 25 aprile significhi riconoscersi responsabili del bene e del destino dei più deboli». 


Il Manifesto 25 aprile

mercoledì 5 maggio 2021

INSEGNACI A CAMMINARE

 "La strada  è piena di pietre, di ostacoli,

ma ci hai promesso di darci energia,

coraggio, perseveranza e assiduità, 

a patto che noi mettiamo tutto il nostro cuore

senza ripensamenti né risentimenti.

Padre, Ti preghiamo,

passa davanti a noi per guidarci,

cammina al nostro fianco 

per essere il nostro amico,

sii sopra di noi per proteggerci,

rimani dietro di noi per dirigerci,

sii sotto di noi per portarci,

dimora con noi per amarci".

Preghiera scritta da J.F.Bill l'8 dicembre 1986 nella prigione di Johannesburg - Sud Africa


PACE IN PERICOLO

 Irlanda del Nord, lettera aperta delle chiese

Bisogna «trattare con cura la nostra fragile pace». Lo scrivono, dopo giorni di scontri e violenze, le chiese dell'Irlanda del Nord e in particolare il Church Leaders Group, come riporta il Consiglio ecumenico delle chiese. I rappresentanti religiosi hanno infatti indirizzato una lettera aperta ai leader politici dell'Irlanda del Nord, ai governi del Regno Unito e dell’Irlanda e all’Unione europea.

«Le cause di questa recente esplosione di violenza sono complesse e, per alcuni aspetti, radicate - si legge nel testo -. I rappresentanti della Chiesa e altri leader di comunità che lavorano sul campo nelle comunità colpite ci hanno parlato della loro frustrazione nel vedere un’altra generazione di giovani rischiare la propria vita e il proprio futuro perché i ripetuti avvertimenti sulla necessità di trattare la nostra fragile pace con cura sono rimasti inascoltati».

La presa di posizione fa riferimento alla significativa riduzione della violenza dal 1998», con gli accordi del Venerdì Santo, come un «risultato importante. Ma quell’esperienza - continua la lettera - ci insegna anche che queste sfide possono essere affrontate solo da leader politici che si uniscono con un genuino desiderio di trovare soluzioni che soddisfino le legittime preoccupazioni degli altri oltre che le proprie».

Nei giorni scorsi, come aveva spiegato Nicola Brady, segretaria generale del Consiglio delle chiese d'Irlanda, l'Irish Council of Churches, le chiese avevano già espresso il timore per l'escalation di violenza e palesato la loro intenzione di lavorare ancora con maggiore determinazione per la pace: «La decisione di tenere l’Irlanda del Nord all’interno dell'Ue ed evitare di rimettere nuove frontiere, dopo la Brexit, è stata vista da alcune comunità, dai loyalist in particolare, come una perdita di identità. Di conseguenza hanno ritirato il loro sostegno all’accordo del Venerdì Santo. Questo è molto preoccupante e le violenze sono un pericolo reale, sia in termini individuali sia collettivi. Come chiese vogliamo ricordare a tutti che cosa è stato raggiunto con quegli accordi storici, che hanno rappresentato la fine della violenza. Ma siamo anche molto chiari: la riconciliazione non è finita con la firma di quegli accordi. Continuiamo a lavorare, quindi, per un percorso di pace».

La dichiarazione congiunta, pubblicata anche dal sito della Chiesa d’Irlanda, è firmata da John McDowell, arcivescovo della Chiesa d'Irlanda di Armagh e di tutta l’Irlanda, Eamon Martin, arcivescovo cattolico di Armagh e d’Irlanda, David Bruce, moderatore dell’assemblea generale della Chiesa presbiteriana in Irlanda, Tom McKnight, presidente della Chiesa metodista in Irlanda, Ivan Patterson, presidente del Consiglio delle chiese irlandesi.

«Leader, organizzazioni e comunità commettono errori - continua la missiva -. Come leader cristiani, siamo consapevoli della necessità di riconoscere i fallimenti della leadership delle chiese nel nostro ministero verso le comunità divise. Non sorprende, data la complessità delle nostre relazioni in patria e all'estero, che anche i politici, i partiti politici e altri dirigenti commettano errori di valutazione». Occorre però, secondo i leader religiosi, «imparare dalle conseguenze dei propri errori», che è «molto meglio che fare salti mortali per tappare le falle e insabbiare quanto accaduto». «Tutti noi nell'Irlanda del Nord proseguono - abbiamo creato una società in cui la giustizia imparziale richiede la saggezza di Salomone unita alla pazienza di Giobbe».

La lettera sollecita infine ad affrontare le preoccupazioni in modo da rafforzare i processi democratici anziché indebolirli. «Siamo consapevoli che le chiese siano solo una piccola parte della più ampia leadership civica nella nostra società e che tutti i leader civici hanno la responsabilità di sostenere i nostri rappresentanti eletti mentre cercano di negoziare difficili compromessi e trovare nuovi spazi per il bene comune - conclude la lettera -. Le chiese, insieme ad altri leader civici, sono desiderose di fare la loro parte nell'affrontare le cause profonde della violenza e lavorare per garantire che tutte le comunità possano godere dei benefici della pace in futuro».

Riforma 23 aprile