domenica 5 aprile 2026

 Auguro a tutti e tutte una buona Pasqua...

Che Dio ci accompagni lungo i nostri sentieri di liberazione, di lotta, fraternità e giustizia.

Che il nostro ricordare la vita e la morte di Gesù sia sempre un accrescere la nostra speranza e forza nell'essere costantemente sulla sua sequela...

Buona Pasqua a tutti/e

don Franco Barbero


da Stirpe di Giona (1970) di Franco Barbero 


Mentre apro il Vangelo


Signore, 

vengo a cercare 

la Tua parola 

per scoprire 

la Tua volontà.

Attorno a me tutto è parola, 

immagine, suono e colore. 

La televisione 

è parola <<nazionale>>, 

onnipotente, 

ossessionante, seducente.

Tu non reggi

alla concorrenza, 

o Signore! 

Eppure, 

solo la Tua 

è parola che fa vivere, 

che dà senso alla vita.

La pubblicità si impone 

con violenza

e ci aggredisce.

Tu, invece, continui

a farTi proposta,

a farci proposte.

Tutti vogliono

farci comprare

un prodotto, un giornale,

un oggetto, qualcosa:

quasi che la vita

fosse un mercato.

Tu non ci vendi nulla;

ci regali questa parola

che ci apre davanti agli occhi

la possibilità

di diventare persone

libere e liberatrici.

Signore,

voglio ascoltarTi

più spesso

con cuore aperto.


da Domani del 29/03/2026

Multinazionali, software e hardware: cresce l’apparato militare tecnologico. Ed è un monopolio Usa

di ROBERTO ANTONIO ROMANO


La dimensione del settore militar-tecnologico allargato non restituisce soltanto la sua forza rispetto ad altri comparti – spesso più direttamente utili al benessere sociale – ma evidenzia anche il peso e il potere degli Stati Uniti nello scenario internazionale.

Nel corso del tempo, la guerra ha cambiato natura. L’intelligenza artificiale, insieme ai sistemi informatici e hardware, ha assunto un ruolo sempre più centrale. Non si tratta più soltanto di disporre di informazioni riservate sugli obiettivi da colpire, ma di governare e selezionare tali obiettivi attraverso un’integrazione crescente tra tecnologie digitali, satelliti e apparati militari tradizionali, quella “ferraglia” incaricata della distruzione materiale. 

La guerra in Iran, così come le operazioni condotte dall'Idf, non è più determinata dalla semplice deterrenza basata su aerei, soldati, carri armati, elicotteri, missili o troni. A fare la differenza è la conoscenza che guida questi strumenti di morte: un sapere tecnologico, integrato e strategico.

Muovendo dalle stimolanti osservazioni di Guarascio in Imperialismo digitale (2026), ho provato a delineare i contorni dell'apparato militar-tecnologico includendo, oltre all’aerospazio e alla difesa in senso stretto, anche i settori del software e dell’hardware. L’analisi si basa sui dati della EU Scoreboard, che monitora circa duemila multinazionali a livello globale in termini di ricerca e sviluppo, vendite, investimenti, valore di mercato, profitti e occupazione (dati 2024). A questo ho affiancato una ricostruzione della distribuzione geografica della spesa militare mondiale.

Sebbene tra il 2022 e il 2024 la spesa militare globale, a prezzi costanti, sia cresciuta del 16% (dati Sipri), con un aumento dell'8% negli Stati Uniti e del 18% in Europa, la sua distribuzione  relativa è mutata. La quota statunitense è scesa dal 40 al 37%; quella cinese è rimasta stabile intorno al 12%; la Russia è passata dal 4 al 5,5%.


da Domani del 29/03/2026

Nessuna via d’uscita in Iran

Con i missili dallo Yemen il fronte si allarga ancora

di Lucia Malatesta


Il gruppo filoiraniano mira a Israele. Droni e missili intercettati nel Golfo. Trump si intesta lo stretto di Hormuz. Lunedì primo incontro in Pakistan.


da Domani del 30/03/2026

Dal Polo Sud al sito di Rimae Bode

Usa e Cina corrono verso la Luna

di Luigi Bignami


Un primo sbarco vicino all’equatore non escluderebbe future missioni verso il polo sud. La Cina prevede infatti di esplorare quella regione con le missioni robotiche Chang’e-7 e Chang’e-8, previste nella seconda metà del decennio.


Nella nuova competizione spaziale tra Stati Uniti e Cina per riportare esseri umani sulla Luna, la regione più ambita è senza dubbio il Polo Sud lunare. Questa area è considerata strategica perché potrebbe offrire risorse preziose per future basi permanenti: nei crateri permanentemente in ombra si ritiene sia presente ghiaccio d’acqua, mentre i bordi di questi stessi crateri ricevono luce solare quasi continua, ideale per produrre energia con pannelli fotovoltaici. 

A dominare la zona è il bacino Polo Sud-Aitken, la più grande e antica struttura d’impatto della Luna. Situato sul lato nascosto, è protetto dal “rumore radio” proveniente dalla Terra e quindi rappresenta anche un sito eccezionale per installare radiotelescopi estremamente sensibili destinati allo studio dell’universo primordiale.

Tuttavia il Polo Sud lunare presenta anche notevoli difficoltà operative. L’area è complessa da raggiungere rispetto alle regioni equatoriali e il terreno, caratterizzato da crateri profondi e rilievi accidentati, rende gli atterraggi più rischiosi. Inoltre il nascosto lato della Luna non ha linea di vista diretta con la Terra: senza satelliti ripetitori in orbita, le comunicazioni diventano impossibili. Nonostante queste difficoltà, la Nasa ha selezionato nove possibili siti di atterraggio in quest’area nell’ambito del programma Artemis, con l’obiettivo di far tornare gli astronauti sulla superficie lunare verso la fine del decennio.

La Cina per altra strada

La Cina sembra però seguire una strategia iniziale diversa. Uno studio pubblicato su Nature Astronomy suggerisce infatti che Pechino potrebbe scegliere per il primo sbarco umano un luogo molto più semplice da raggiungere: una zona vicino all'equatore, sul lato visibile della Luna. L'obiettivo cinese è ambizioso: portare astronauti sulla superficie lunare entro il 2030. Analizzando i dati provenienti da missioni lunari statunitensi, cinesi, indiane e giapponesi - insieme alle osservazioni storiche del radiotelescopio di Arecibo - i ricercatori indicano come candidato ideale Rimae Bode, una regione relativamente pianeggiante situata poco a nord dell'equatore lunare. La sua posizione offre diversi vantaggi: più regolare e sicuro per l'atterraggio, illuminazione solare abbondante durante il giorno lunare e comunicazioni dirette con la terra senza necessità di relè satellitari. Rimae Bode era già stata presa in considerazione come possibile destinazione per gli astronauti americani negli anni 60.

Ideale per la scienza

Dal punto di vista geologico, la regione è particolarmente ricca. Si trova tra il Mare Vaporum, una pianura basaltica formata da antiche colate laviche scure, e gli altopiani centrali della luna, più chiari e molto più antichi. Questa combinazione di ambienti diversi rende l’area un vero laboratorio naturale per lo studio dell'evoluzione lunare.

da Il Manifesto del 29/03/2026

<<Scacco a re e regine>> I No Kings si prendono Roma e il futuro

di Giuliano Santoro


I pezzi del vecchio mondo stanno cadendo, i ricchi stanno speculando anche sulla guerra. Vogliono guadagnare persino sulle rivoluzioni tecnologiche. Leviamo loro questo terreno.


E’ stata la giornata dei No Kings e bisogna guardare le cose in prospettiva per leggere il corso del fiume di gente, 300mila, che ha tagliato ieri la capitale. Qualcuno avrà visto un lungo corteo che dal centro ha raggiunto lo svincolo autostradale per l’Abruzzo. Avrà notato la grande partecipazione, la radicalità pragmatica della postura, il segno della crisi della destra di Meloni nel rapporto profondo con la società che la destra pensava di avere addomesticato. Tutto giusto.


sabato 4 aprile 2026

da ISPI - Istituto di Studi di Politica Internazionale del 31/03/2026

ISRAELE, GUERRA E PENA CAPITALE

Israele approva la pena di morte per i palestinesi autori di attacchi mortali. Critiche internazionali e ricorsi legali si moltiplicano, ma sul piano politico nulla cambia, mentre il Paese resta intrappolato in una guerra permanente.

E’passata tra brindisi e applausi alla Knesset, il parlamento israeliano, la nuova legge che prevede la pena di morte per i palestinesi che abbiano condotto attacchi mortali. In realtà, la norma non cita nero su bianco i palestinesi ma “chiunque conduca attacchi mortali volti a negare l’esistenza dello Stato di Israele”. Un’accortezza che di fatto elimina dalle possibili condanne i cittadini israeliani che si rendano colpevoli di attacchi violenti e mortali (come nel caso di alcuni coloni) ma il cui intento difficilmente potrebbe configurarsi come “negare l’esistenza dello Stato di Israele”. La legge, approvata con 62 voti favorevoli e 48 contrari, rappresenta il coronamento dell’attività legislativa del ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, leader del partito Otzma Yehudit (Potere Ebraico) e prevede la pena di morte – per impiccagione – per i palestinesi della Cisgiordania occupata, giudicati da un tribunale militare. Le esecuzioni potranno essere comminate senza richiesta da parte dei pubblici ministeri e senza necessità di unanimità da parte della giuria, permettendo invece una semplice decisione a maggioranza, e dovranno essere effettuate entro 90 giorni dalla sentenza. In Israele la pena capitale era già in vigore, tuttavia lo Stato raramente vi ha fatto ricorso, applicandola solo in casi eccezionali. L’ultimo a essere giustiziato fu il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nel 1962.

Un successo dell’ultradestra?

Poco prima dell’inizio delle votazioni, Ben-Gvir ha pronunciato un discorso dagli scranni del parlamento descrivendo la nuova legge come un segno di forza e orgoglio nazionale. “Da oggi, ogni terrorista lo saprà, e lo saprà il mondo intero, che chiunque toglie la vita a qualcuno, lo Stato di Israele gli toglierà la vita”, ha affermato. Quando la misura è stata approvata, l’aula è esplosa in un boato di applausi e il ministro ha brandito una bottiglia per festeggiare. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che si era recato in aula per votare di persona a favore, è rimasto immobile. Le principali organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno denunciato la norma come “un atto di discriminazione istituzionalizzata e di violenza razzista contro i palestinesi”. L’Associazione per i diritti civili in Israele ha dichiarato di aver presentato ricorso contro la legge presso la Corte suprema. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas l’ha condannata invece come “una violazione del diritto internazionale” e un “tentativo fallimentare di intimidire i palestinesi” che non li dissuaderà dal “perseguire la loro legittima lotta per la libertà, l’indipendenza e la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale”.

Indignazione a parole?

Sulla nuova legge sono in pochi a nutrire dubbi: esperti delle Nazioni Unite e persino giuristi israeliani hanno esortato Israele a ritirarla, avvertendo che violerebbe il diritto internazionale e discriminerebbe i palestinesi residenti in un territorio sottoposto a occupazione. Subito dopo l’approvazione, Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno espresso “profonda preoccupazione” affermando che la misura rischia di “minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”. Anche il servizio diplomatico dell’Ue ha condannato la norma, affermando che la pena capitale viola il diritto alla vita e il metodo dell’impiccagione viola il divieto di tortura. Funzionari ed esperti hanno affermato che il disegno di legge potrebbe esporre il personale israeliano all’arresto all’estero. Ma al di là delle dure prese di posizione, nulla sembra muoversi sul piano pratico e l’alleanza commerciale e politica tra Tel Aviv e Bruxelles non pare in dubbio. Se davvero, come ha detto il portavoce della Commissione Anouar El Anouni “si tratta di una chiara tendenza negativa in termini di obblighi di Israele nei confronti del rispetto dei diritti umani”, non è chiaro perché l’Ue non agisca di conseguenza, tornando a considerare una revisione dell’Accordo di Associazione Unione Europea-Israele per violazione, da parte di quest’ultimo, dei diritti umani.

Fine guerra: mai?

L’approvazione avviene nel contesto della guerra contro l’Iran, che Israele continua nonostante la sospensione degli attacchi da parte degli Stati Uniti per favorire un negoziato mediato dal Pakistan. In realtà, dal 7 ottobre 2023 – giorno dell’attacco di Hamas nel sud del Paese – Israele non è mai uscito da uno stato di guerra permanente: mobilitazione continua, due fronti aperti (Iran e Libano) e un impegno militare massiccio nella Striscia di Gaza che rischia di diventare difficilmente sostenibile. A lanciare l’allarme è stato il capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, che durante una recente riunione del gabinetto di sicurezza avrebbe avvertito che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) “rischiano di collassare su se stesse” sotto il peso delle crescenti esigenze operative e della carenza di personale. “Vi indico dieci segnali d’allarme”, ha detto ai ministri, sottolineando la necessità urgente di nuove misure: una legge sulla coscrizione, una sul servizio di riserva e l’estensione del servizio obbligatorio. In assenza di interventi, ha avvertito, “le IDF non saranno più pronte nemmeno per le missioni di routine e il sistema di riserva non reggerà a lungo”. Il problema è strutturale. Nell’ultimo anno il governo ha intensificato la creazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, aumentando il fabbisogno di forze sul terreno, mentre la riforma per estendere la coscrizione obbligatoria anche ai cittadini ultraortodossi è rimasta bloccata dall’opposizione dei partiti religiosi. Il risultato è una crescente divaricazione tra obiettivi politici e capacità militari: “Non si può pretendere l’annessione, la colonizzazione e la vittoria totale – ha scritto Zamir – e poi lasciare che le IDF crollino per mancanza di soldati”.

da Stirpe di Giona, di don Franco Barbero

Grazie, o Padre


Ti chiamo Padre.

Davvero lo sei

e io lo credo.

Grazie

per il dono

della Tua Parola.

Tu lo sai:

è una vita

che resisto

al Tuo amore;

ma Tu sei più forte!

Continui a seminare 

sulla pietra dura

del mio cuore

e non Ti stanchi.

Se sbarro la porta,

Tu la riapri;

se chiudo la Bibbia,

me la rimetti

fra le mani.

Grazie

per questa parola

incandescente,

che mi scatena guerra

dentro il cuore.

Essa è ancora capace

di farmi piangere

di gioia

e di stupore.

I miei capelli

sono diventati

bianchi, ma

la Tua parola

è giovane e viva,

e il tempo

non l’ha svigorita.

Grazie

per i fratelli

con i quali cerco

in questa Parola 

le acque zampillanti

della Tua vita.

Quando a sera,

con gesto infantile,

Ti ascolto e Ti parlo,

in ginocchio,

non trovo mai

altra parola che

<<Grazie!>>

E Tu mi dici:

<<Avanti, coraggio.

Ti abbraccio>>.