giovedì 27 agosto 2026

 

 da Pressenza del 25/08/2026

UNICEF: A Gaza il 12.2% dei bambini soffre di malnutrizione cronica o ritardo della crescita

di UNICEF




La nuova indagine Gaza SMART Survey 2026 fornisce una valutazione aggiornata sulle condizioni dei bambini e delle madri nelle zone accessibili di Gaza:

  • dei bambini di età compresa tra i 6 e i 23 mesi il 73,0% aveva consumato cibi non salutari il giorno precedente e solo il 22,4% aveva una dieta minima accettabile;

  • dei bambini di età inferiore ai cinque anni circa il 37,1% aveva sofferto di diarrea nelle due settimane precedenti l’indagine;

  • la malnutrizione cronica o il ritardo della crescita ha colpito il 12,2% dei bambini sotto i cinque anni; il sovrappeso interessava il 4,0%.

Una nuova indagine nutrizionale su base demografica condotta nelle aree accessibili della Striscia di Gaza mostra un quadro nutrizionale complesso: livelli relativamente bassi di malnutrizione acuta tra i bambini nella popolazione accessibile, tassi preoccupanti di malnutrizione cronica (arresto della crescita), malnutrizione materna, qualità dell’alimentazione molto scarsa, abitudini alimentari inadeguate per neonati e bambini piccoli e un notevole impatto delle malattie infantili.

La malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è risultata bassa.

La malnutrizione cronica, o ritardo della crescita – un indicatore di crescita lineare compromessa che riflette le condizioni nutrizionali e di salute accumulate nel tempo – ha colpito il 12,2% dei bambini sotto i cinque anni. Il sovrappeso interessava il 4,0%.

La coesistenza di ritardo della crescita, deperimento e sovrappeso nella stessa popolazione indica una scarsa qualità della dieta piuttosto che una semplice questione di quantità di cibo:il 73,0% dei bambini di età compresa tra i 6 e i 23 mesi aveva consumato cibi non salutari il giorno precedente e solo il 22,4% aveva una dieta minima accettabile.

Circa il 37,1% dei bambini di età inferiore ai cinque anni aveva sofferto di diarrea nelle due settimane precedenti l’indagine.

È stata inoltre documentata la malnutrizione materna tra le ragazze e le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni.

L’indagine è stata condotta tra il 31 maggio e il 15 giugno 2026, a seguito di un sostanziale potenziamento degli aiuti umanitari dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025.

Nei mesi precedenti il cessate il fuoco, compreso agosto 2025, quando la Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (IPC) ha confermato lo stato di carestia a Gaza, gravi limitazioni di accesso e interruzioni delle forniture hanno fatto sì che l’alimentazione supplementare generale – uno dei principali mezzi per prevenire la malnutrizione acuta – fosse stata in gran parte sospesa in tutta Gaza. Alcuni programmi volti a individuare e curare la malnutrizione hanno continuato a funzionare, ma le scorte e l’accesso necessari per impedire che i bambini diventassero malnutriti fin dall’inizio non li raggiungevano.

A seguito del cessate il fuoco, la ripresa degli aiuti e del traffico commerciale ha fatto sì che, mentre i ricoveri per il trattamento della malnutrizione acuta avevano raggiunto il picco di quasi 17.000 bambini nell’agosto 2025, a marzo 2026 erano scesi a meno di 3.000.

«La situazione nutrizionale dei bambini migliora quando gli aiuti e le forniture commerciali li raggiungono – e peggiora altrettanto rapidamente quando ciò non avviene. I miglioramenti a cui stiamo assistendo sono fragili e dipendono da un accesso umanitario sostenuto, da finanziamenti adeguati e da mercati commerciali funzionanti. Senza di essi, i progressi potrebbero essere vanificati nel giro di pochi mesi, e saranno ancora una volta i bambini a pagare il prezzo più alto», ha affermato Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Indicatori nutrizionali diversi colgono dimensioni diverse del benessere nutrizionale e riflettono le condizioni in periodi e archi temporali differenti.

La malnutrizione acuta riflette lo stato nutrizionale più recente, mentre il ritardo nella crescita riflette le condizioni nutrizionali e sanitarie cumulative su un periodo più lungo.

I risultati dell’indagine dovrebbero quindi essere considerati nel loro insieme, anziché utilizzare un singolo indicatore per caratterizzare la situazione nutrizionale complessiva.

«La malnutrizione acuta può migliorare nel giro di poche settimane. I danni più ampi, invece, no – ha precisato Beigbeder – I bambini hanno bisogno di acqua potabile, assistenza sanitaria e cibo vario e nutriente, non solo di calorie sufficienti per sopravvivere».

L’indagine è rappresentativa delle aree accessibili. A causa di limitazioni legate all’accessibilità e alla sicurezza, circa il 17% della popolazione di Gaza, pari a circa 358.000 persone, è stato escluso dal campione prima della selezione dei cluster.

L’UNICEF chiede:

  • un accesso umanitario costante e senza ostacoli, anche per il carburante;

  • finanziamenti continui per i servizi di nutrizione, salute, acqua e servizi igienico-sanitari;

  • mercati commerciali aperti, per proteggere i bambini da un nuovo peggioramento della situazione.

 da Pressenza del 24/08/2026

Ricchiuti (Pax Christi Italia) a Schlein (PD): «La politica agisca per la pace»

di Pax Christi Italia



Giovanni Ricchiuti, vescovo di Bisceglie, dal novembre 2023 presidente di Pax Christi Italia.

Nella lettera aperta pubblicata il 22 agosto scorso il presidente del movimento pacifista cattolico esorta la segretaria del partito e i politici italiani: «Una coalizione progressista
 dovrebbe prendere le distanze dal riarmo».

Pax Christi Italia venne fondata nel 1954 “per desiderio di Mons. Montini della Segreteria di Stato Vaticana”, il futuro papa Paolo VI.

Al suo primo presidente, Mons. Rossi, sono succeduti dal 1959 Mons. Castellano e dal 1968 Mons. Bettazzi“, che nel 1976 scrisse al segretario del PCI (Partito Comunista Italiano), Enrico Berlinguer.

PREPARARE LA PACE, NON LA GUERRA”

A cinquant’anni dalla storica Lettera aperta di monsignor Luigi Bettazzi a Enrico Berlinguer, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, si rivolge alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con una nuovaLettera aperta, pubblicata da Avvenire.

Lettera che per la verità si rivolge anche a quanti, segretari di partito e parlamentari, nelle diverse forze politiche vogliano contribuire a riflessioni e decisioni che costruiscano concretamente percorsi di pace.

Il punto di partenza è l’articolo 11 della Costituzione: se l’Italia «ripudia la guerra», quali conseguenze concrete deve avere oggi questo principio nelle politiche di difesa e sicurezza dell’Italia e dell’Europa?

Monsignor Ricchiuti pone alla leader del PD alcune domande precise: una coalizione democratica e progressista

  • può prendere le distanze dalle politiche di riarmo?

  • può investire con maggiore decisione nella diplomazia, nella prevenzione dei conflitti, nei corpi civili di pace e nella difesa non armata e nonviolenta?

  • è disposta a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta?

La lettera richiama anche una delle emergenze più nuove e inquietanti: l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma.

Da qui la richiesta di una legislazione europea e internazionale vincolante che impedisca di delegare alle macchine decisioni sulla vita e sulla morte.

Non una polemica di parte, dunque, ma l’invito ad aprire un confronto politico: è possibile sottrarsi alla falsa alternativa tra riarmo e resa?

Cinquant’anni dopo Bettazzi, la domanda torna alla politica con parole nuove, ma con la stessa radicalità: «Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace: con la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza».




 PREGHIERE - Il sogno di una donna

 

Sovente sento dire: è una grande sognatrice, sogna ad occhi aperti, vive nei sogni, era solo un sogno.

Ma la storia ci racconta che non tutto rimane nel mondo dei sogni.

Molti e molte riescono a trasformare un sogno in realtà, basta crederci e lavorare per questo con gli strumenti giusti.

Un gruppo di donne un giorno si diede appuntamento in un “sogno comune”.

Si ritrovarono intorno a un grande calderone; dentro c’era di tutto: le lotte, le sconfitte, le passioni; le delusioni, gli amori, la fede.

Poi una, con coraggio, prese un lungo mestolo e incominciò a rimestare, riportando in superficie tutto ciò che da anni avevamo tenuto in fondo al cuore.

Le nostre schiene erano curve sotto il peso del nostro fardello.

E dai nostri occhi scendevano lacrime che in poco tempo lavarono i nostri volti ricoperti di “un’antica maschera”, ridandoci così, poco per volta, la nostra vera identità.

Rimestammo in quel calderone con ogni mezzo: chi con un secchio, chi con un mestolo, chi con un cucchiaio e chi si limitò ad immergere appena un dito.

Ma per tutte era l'inizio di un “sogno” che, con nuova consapevolezea, potevamo trasformare in realtà: “la nostra nuova vita”.

Ora le nostre curve schiene potevano guardare avanti, ringraziando Dio per un ennesimo miracolo.

 

Antonella Sclafani

 Grazie al Prof. TANZARELLA e a SettimanaNews...

Cosa ho visto a Vicofaro

di Sergio Tanzarella


Sono stato diverse volte a Vicofaro grazie all’invito dell’amico e collega Mauro Matteucci. Vi sono andato sempre per far qualcosa non certo in visita turistica. Ed è stata sempre una esperienza luminosa di straordinario insegnamento. Lì ho visto in atto il senso più autentico dell’ispirazione al Vangelo che non si occupa di categorie di appartenenza in base al passaporto e alle identità nazionali, ma guarda esclusivamente alla persona non per quello che crede o pensa o ha fatto ma per ciò che è e che aspira a diventare. Se mi chiedete se vi era un po’ di confusione, certo che ve ne era come vi è nei luoghi dove la vita palpita di bisogni, di emergenze, di dolori, di nostalgie e anche di gioie, di solidarietà, di sogni e soprattutto di riconoscimento di dignità. Oggi si proclama la parrocchia come famiglia di famiglie, e per quelli che la famiglia non l’hanno più o l’hanno a decine di migliaia di chilometri c’è posto? Parrocchia famiglia di famiglie ma poi la si vorrebbe linda, asettica e silenziosa come certe case perfette ma disabitate o come i corridoi e le sale di un obitorio. Ma per quel che ho capito il Cristo non abita in un cimitero anche se alcuni vorrebbero rinchiudercelo e confinarlo lì perché non faccia danni, perché si sa un Cristo che attraversa mercati e strade e che si china a rialzare coloro che sono stati fatti cadere e abbandonati rischia di sovvertire strutture sociali e codici di separatezza che tranquillizzano perfino molti ottimi cristiani, fedeli di una religione civile impeccabile che ha imparato a fare a meno del Vangelo e che dinnanzi alla ingiustizia sociale sistemica utilizza mille pretesti a cominciare dal culto dell’identità e della difesa dei confini nazionali. A Vicofaro ho visto un parroco come Massimo Biancalani che si è limitato a leggere e comprendere il Vangelo senza sonniferi e calmanti e invece di proporre un liturgismo appagante e disincarnato ha preso sul serio l’invito che il vescovo Romero fece nell’omelia della domenica prima di essere ammazzato: «E ora vi invito a guardare fuori da questa chiesa che cerca di essere il regno di Dio sulla terra e che pertanto deve illuminare le realtà che ci stanno attorno. Abbiamo avuto una settimana tremendamente tragica» e continuò con l’elenco degli assassinati dagli squadroni della morte organizzati dal Governo. Biancalani e la sua comunità (certo non composta da atei devoti o da cattolici moderati) hanno compiuto questo atto di illuminare la realtà, atto che resta sempre rivoluzionario. Essi hanno avuto l’ardire di guardare fuori dal perimetro del tempio e si sono accorti che il mondo era messo male e che vi era bisogno di aprire le porte il luogo di chiuderle. Hanno guardato fuori oltre le nebbie artificiali dell’incenso e hanno scorto tanti senza casa, senza un tetto, senza cibo, senza lingua italiana, senza diritti. Questo è stato il loro grave reato, orrore per i benpensanti ordinaria fedeltà al Vangelo per il Cristo. Il fatto è che i benpensanti vorrebbero le chiese vuote, quasi deserte stanno infatti diventando, Biancalani ci ha fatto ritornare il Cristo ma questi non corrisponde all’immagine tranquillizzante, ieratica e trionfante che per secoli abbiamo costruito ponendola a servizio di un regime di cristianità e di un sempre nuovo costantinismo. Il numero degli accolti è stato eccessivo? Sarà anche così, ma il problema non è Massimo Biancalani e la sua pastorale, ma il perché le pubbliche istituzioni, i partiti politici, le comunità parrocchiali e quelle religiose non hanno fatto come lui e la sua comunità. Cosa avrebbe dovuto fare? Mettere il cartello tutto esaurito come si fa negli alberghi o nei ristoranti? Dire «per voi che siete il Cristo non c’è posto». Per anni la comunità è rimasta sola e questo ha permesso ogni sorta di aggressione e calunnia nella complessiva indifferenza, essa e divenuta segno di contraddizione di tutti i poteri intesi come dominio e interessati solo al consenso e a proclamarsi devoti di un cristianesimo senza Cristo. Oggi in nome del diritto canonico Biancalani non è più parroco di Vicofaro e Ramini. Soddisfatti si dichiara che le parrocchie torneranno finalmente alla normalità della pastorale ordinaria. Ma cosa sarà questa pastorale? La semplice distribuzione a richiesta dei sacramenti, l’oratorio, il parroco funzionario del sacro? Questo desiderano i benpensanti devoti al culto dell’indifferenza, tornare alla normalità mentre «fuori da questa chiesa» il mondo è in fiamme. Fossi in loro oggi mi preoccuperei molto dell’entusiasmo con cui il ministro Salvini e i suoi ascari hanno salutato la decisione che conferma l’allontanamento di Biancalani dalla parrocchia da lui definito con scherno «il prete dei clandestini». Perché ogni cristiano dovrebbe sapere che nessuno è clandestino alla vita e che quando Salvini e la Lega sono soddisfatti il fatto certo è che il Vangelo è negato.


Articolo pubblicato il 26.8.2026 nel sito «Settimana news» L’autore è ordinario di Storia della Chiesa nella Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e dal 2007 docente invitato presso l’Università Gregoriana di Roma.

mercoledì 26 agosto 2026

PREGHIERE - Il nome

 

Bellissima l’intuizione tutta ebraica

sull'impossibilità di darTi un nome.

Chiamare qualcuno per nome

significa conoscerlo e, in parte, possederlo.

Dio non si può chiamare,

perché, ogni volta che si cerca di afferrarlo, sfugge.

 

Affascinante la scelta di altri popoli

di darTi invece tanti nomi diversi,

femminili e maschili

per cogliere manifestazioni di Te

senza la pretesa di includerle tutte.

 

La nostra società è malata:

Ti chiama spesso per abitudine,

ma non ricorda e non Ti ricorda.

Non conserva memoria di ciò che é stato.

 

Ineffabili saranno i giorni

in cui inventeremo nomi nuovi per noi e per Te,

dove reincontrarci, ritrovarci,

per ricordarci il passato in cui Tu c’eri,

comprendere il presente in cui sei,

meritare il futuro che ci attende,

in cui ancora una volta

Tu sarai.

Carla De Stefani

martedì 25 agosto 2026

LETTERA del luglio scorso

 

13 giorni fa scrissi ad Amerio Roberto, ma non ho ricevuto risposta alcuna.

Nulla di grave.

E’ sempre molto bello riprendere un dialogo interrotto per tanti motivi.

Nulla di male, ma è spiacevole aver fornito i dati richiesti e poi incontrare il silenzio. In ogni modo il suo ultimo silenzio non mi addolora.

Caro Amerio Roberto, la mia disponibilità ad un incontro è confermata. Del resto ne ho troppa.

In ogni caso voglio aggiungere che il ricordo di Caterina e di Alberto è ancora vivissimo.

Sarò lieto di incontrarvi a Pinerolo in Via Porro 16.

Franco Barbero

Tel. 0121/72857 – cell. 3408615482

______________

Aspetto di conoscere il vostro indirizzo

PREGHIERE - Madre creatrice

 

Madre creatrice, rendici consapevoli della nostra fragilità, di essere legate al supporto degli altri e delle altre, aiutaci a liberarci dalle false sicurezze che limitano la nostra crescita e insegnaci che a volte è bello farci trasportare come l’onda dal vento, farci riscaldare come fa la terra con i raggi del sole, farci rischiarare nei momenti bui da una luce esterna, farci coccolare da un abbraccio, come fa la mamma coi suoi figli e insegnaci anche ad essere attente ai bisogni degli altri e delle altre.

Katia Petrelli

MANCUSO ATTACCA IL PAPA PER BENEDIRE LA GUERRA

di RANIERO LA VALLE

 

Disarmata e disarmante è il titolo che papa Leone ha dato all'antologia che raccoglie gli appelli alla pace che con incessante cura egli ha rivolto ai potenti della Terra dal primo suo apparire dalla Loggia di San Pietro fino a ora. Naturalmente questa invocazione alla pace presuppone che la pace sia possibile, altrimenti tutto il suo magistero si vanificherebbe in un “flatus vocis”. Lo redarguisce pertanto l’ex teologo Vito Mancuso, autore del libro Gesù e Cristo – dove la “e” senza accento è evidenziata in corsivo a significare che non si tratta della stessa persona, ma di due soggetti distinti -, sostenendo che la guerra c'é sempre stata, che non è estirpabile dalla storia dell'umanità e che la pace, per essere ottenuta, tutt’altro che essere disarmata, deve essere provvista delle armi più efficaci a neutralizzare le minacce, altro che le guardie svizzere.

La tesi ideologica che fonda questa contestazione è che “l'etica richiede sempre due componenti strutturali: i valori da incarnare e l'analisi realistica del reale in cui immetterli. Senza una delle due, si ha solo una politica cinica o un utopico idealismo”. Dal che si dovrebbe dedurre che l’indefessa invocazione alla pace su cui il Papa insiste con umile coraggio non solo sarebbe inutile, ma non sarebbe neanche morale.

Si tratta di una tesi aberrante. A questa stregua neanche il precetto di non uccidere sarebbe fondato, e inutilmente sarebbe stato promulgato dal Sinai sulle due Tavole di pietra con i dieci comandamenti e poi messo nei codici, perché da Caino in poi si è sempre ucciso sulla Terra. Anzi oggi siamo arrivati a una sorta di “licenza di uccidere”. Infatti si uccide dappertutto, nelle guerre all'estero e nelle strade di casa, nei femminicidi e nella lotta agli immigrati, da parte di eserciti e polizie, coi droni e i telefonini esplosivi, per non parlare degli attacchi “in modalità vendetta” da compiere dei genocidi come lavori “da portare a termine”.

La tesi sulla guerra come strutturante della società non è nuova: purtroppo è stata interiorizzata nella cultura e nella storia dell’umanità. Lo stato stesso come è stato teorizzato da Thomas Hobbes e è inteso anche oggi, sarebbe sorto per trasformare la violenza privata in violenza pubblica, e così rimediare alla uccidibilità generalizzata: “Lo Stato della moderna polizia”, come l'ha ribattezzato Carl Schmitt, lo Stato dei decreti sicurezza, come usa da noi. Lo stesso “concetto del politico” secondo Carl Schmitt consisterebbe nella distinzione tra amico e nemico, criterio oggi ossessivamente adottato nella politica italiana, tutta motivata dalla libidine di stroncare l'avversario e solo capace, a livello di governo, di aggiungere carcere a carcere, reato a reato, e epressione a paura.

Se guerre e omicidi, odio e dominio fossero davvero inestirpabili, e fosse addirittura fuori della morale pretendere di estinguerli, non ci sarebbe speranza e tetra sarebbe la vita di ognuno. Ma così non é. Anche la schiavitù è sempre stata ed è stata abolita, anche la considerazione della donna come non-persona è stata superata, anche la pena di morte nei Paesi più civili è stata abrogata e anche la guerra è stata ripudiata, messa fuori legge dal diritto internazionale e solennemente bandita perfino dai governanti più potenti, come è avvenuto in un momento felice del Novecento, quando Unione Sovietica e India nella Dichiarazione di Nuova Delhi firmata da Gorbaciov e Rajiv Gandhi osarono postulare “un mondo libero dalle armi nucleari e non violento”.

Altrimenti perché mai un profeta da tutti amato e apprezzato, come Isaia, ben prima di Leone XIV, avrebbe preannunciato che le lance saranno mutate in falci e i popoli “non impareranno più l'arte della guerra”? La guerra dunque come un artificio, da “imparare” (nelle accademie militari?) e non come un dato di natura, e l’uccidere come negazione dell’umano, e anche uccidere uno solo come uccidere tutti.

 

Il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2026

Franco Barbero, 1981

PER PROSEGUIRE LA RICERCA

 

In questa ultima parte, vorrei semplicemente mettere davanti agli occhi del lettore l’elenco dei passi in cui nel vocabolario greco del Nuovo Testamento si parla di upomené, cioé di perseveranza e costanza. Chi vorrà potrà prolungare una riflessione che queste pagine hanno appena avviato. Ecco i passi:

«Chi avrà tenuto duro fino alla fine, questi sarà salvato» (Mt 10, 22)

« Chi avrà tenuto duro fino alla fine, questi sarà salvato» (ML 24, 13)

«Chi avrà tenuto duro fino alla fine, questi sarà salvato» (Mc. 13, 13)

«.. i semi caduti nella terra buona indicano quelle persone che ascoltano la parola di Dio con cuore sincero, la custodiscono e portano frutto con la loro perseveranza» (Lc. 8, 15).

« Se saprete resistere fino alla fine, salverete voi stessi» (Lc., 21, 19).

«… Dio pagherà ciascuno per quello che avrà fatto. Darà vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità operando il bene con perseveranza» (Rm. 2, 7).

« Siamo addirittura orgogliosi delle nostre sofferenze, perché sappiamo che la sofferenza produce perseveranza, la perseveranza ci rende forti nella prova, e questa forza ci apre alla speranza» (Rm. 5. 3-4).

« Sperare quel che non vediamo significa attenderlo con perseveranza» (Rm. 8, 25).

« Siate perseveranti nella tribolazione e assidui nella preghiera » (Rm. 12, 12).

« Tutto cio che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché teniamo viva la nostra speranza con la perseveranza e la consolazione che ci vengono dalle Scritture. E quel Dio che solo può darvi perseveranza o corvaggio, vi dia la capacità di vivere d'accordo tra voi, come vuole Gesù Cristo» (Rm. 15, 4-5).

« Chi ama, tutto scusa, di tutti ha fiducia, tiene duro di fronte a qualunque evenienza, non perde mai la speranza » (I Cor 13, 7).

«Se siamo comsolati, è perché voi riceviate quella consolazione che vi farà sopportare con perseveranza quelle sofferenze che anche noi sopportiamo» (2 Cor 1, 6).

« In ogni caso ci presentiamo come ministri di Do, con molta costanza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce...» (2 Cor 6, 4).

« Io sono un vero apostolo; lo provano le azioni che ho compiuto in mezzo a voi con grande perseveranza» (2 Cor 12, 12).


Sta di fatto che questo profeta del Regno incontra molta opposizione nei capi, nei detentori del potere sacerdotale, nei seguaci delle varie scuole teologiche. Gli stessi zeloti, partigiani nazionalisti, non possono che osteggiarlo per il suo rifiuto di lasciarsi coinvolgere in un progetto di « rivoluzione nazionalistica ».

La gente ora lo segue, ora lo abbandona.

I dodici passano dall’euforia alla totale diserzione.

Questo profeta che desacralizza il potere e le istitozioni, che non dispensa mai dal cambiamento del cuore, non incontra fortuna, ma resistenza.

Il Gesù resistente, se perdonate questo giochetto di parole, nasce dall'impatto con questa resistenza-opposizione crescente che lo attornia, che diventerà congiura o abbandono. Colui che mette al primo posto l'adempimento della volontà del Padre, accetterà di fare i conti con il contrasto, la «tentazione», la lotta. In questa luce leggeremo tutta la vicenda di quest’uomo che Dio ci ha donato come suo «inviato»: egli è innamorato della vita, della felicità, del piacere, della poesia, ma deve spesso fare i conti con tutto ciò che non è vita e non vuole la vita.

Il vangelo di Matteo, che ci descrive al cap. 4 l’episodio delle «tentazioni» (concentrate in un episodio la lotta, che invece, occupò tutto l’arco della vita di Gesù), proietta già sulle origini di questo novello Mosé-liberatore, l’ombra densissima della persecuzione, dell'ostilità, del sangue.

Anche se la congiura gli cresce attorno, egli sale a Gerusalemme, e i vangeli sinottici ritmano questo suo viaggio con i tre annunci della passione. Nel vangelo di Marco Gesù apre la strada verso Gerusalemme:

egli «tira», fa la strada da solo al gruppo dei dodici che è preso dalla paura: «... Gesù camminava davanti a loro...; coloro che venivano dietro erano pieni di paura» (Mc. 10,32). Il Gesù che deve fare i conti con l'abbandono della gente (Gv. 6), con la cecità dei discepoli, con la fuga dei dodici, non è forse il Gesù resistente? Se nel Getsemani Gesù deve registrare il sonno dei dodici, sulla croce lo abbandona anche il Padre.

Il Gesù di Nazareth, che fonda la nostra fede in Dio, non è il banditore triste di un messaggio ascetico e mortificante, un profeta dolorista. Tutt'altro. A lui preme la vita: vivere e mettersi a servizio della vita.

Semplicemente, nella fedeltà a questa consegna, accetta di fare i conti con l'ostilità, la sofferenza, la condanna: ecco la sua resistenza.

Il discepolo che abbraccia la volontà del Padre nella sequela di Gesù, dovrà spesso misurarsi con questa esperienza del Maestro. Al centro però non c’è la resistenza, ma la volontà di far posto al Regno di Dio e alla sua chiamata. Essa, semmai, può esserne la conseguenza. Colui che ha aperto la strada, rende possibile la resistenza.

Vorrei dire che, in qualche modo, tutto il messaggio biblico sulla resistenza-perseveranza va letto alla luce della vicenda di Gesù di Nazareth, che ha posto mano all’aratro e non si è più voltato indietro.

 

Franco Barbero, 1981

 

RIFLESSIONE finale da "Proseguendo nella vita quotidiana”

Clima, governo senza strategia

 

Alex Giuzio Il Manifesto 24 agosto 2026

 

Fossilizzati

L’estate più calda non smuove il ministro dell’Ambiente, tra i più penalizzati dai tagli in manovra: la crisi climatica è un’ipotesi.

L’indifferenza del governo Meloni alla crisi climatica è dimostrata dai numeri. In quattro anni l’esecutivo ha più che dimezzato la spesa pubblica per l’energia pulita e la mobilità sostenibile, riducendo i fondi Pnrr per le comunità energetiche rinnovabili da 2,2 miliardi a 795 milioni e quelli per l’acquisto di veicoli non inquinanti da 8,7 a 4,6 miliardi. Il ministero dell’Ambiente è stato tra i più penalizzati dall’ultima manovra con un taglio di oltre 376 milioni per il 2026. Gas e petrolio, invece, non sono mai stati messi in discussione dalla destra: e così ieri benzina e diesel sono arrivati al loro massimo dal 2022, proprio mentre milioni di italiani rientravano dalle ferie. I prezzi alla pompa sono ormai stabili sopra i 2 euro al litro e la situazione peggiorerà ulteriormente da domani quando scadranno i tagli alle accise. Davanti a queste cifre, l’impegno a «fare di più» promesso da Pichetto Fratin non può essere credibile.

Nell’intervista di ieri su Repubblica, il ministro dell’ambiente è stato vago su tutto: la crisi climatica è solo un’ipotesi («se siamo davvero convinti che rappresenti una priorità nazionale, dovremmo affrontarla con spirito unitario»), le decisioni su come spendere i fondi Ue per ridurre il fossile sono ancora da prendere («è partito il confronto col Mef») e comunque non si deve «pensare che questo governo possa risolvere con la bacchetta magica un problema di dimensioni planetarie»: una retorica per negare la realtà e al contempo darsi l’alibi per non iniziare a fare la propria parte.

ALL’OSSERVAZIONE che il governo sembra più interessato ad altre questioni, Pichetto replica che «i temi sono dettati dalle contingenze» ma ci si chiede cos’altro debba accadere per far aprire gli occhi, dopo l’estate più calda da quando si misurano le temperature, che ha provocato 14mila morti in Europa e ha fatto accumulare un’enorme quantità di acqua evaporata in atmosfera che ci ricadrà addosso nei prossimi mesi sotto forma di eventi meteo estremi e distruttivi. I primi sono già avvenuti nei giorni scorsi. In Toscana, Liguria, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli ci sono stati violenti temporali con raffiche di vento superiori a 100 km/h che hanno generato allagamenti, fatto cadere centinaia di alberi e danneggiato edifici e strade. In alcune località è caduta in tre ore la pioggia che in media si registrava in un’intera estate. Rispetto a questo scenario, su cui la scienza lancia allarmi inascoltati da cinquant’anni e che è destinato ad aggravarsi, la crisi climatica è oggi l’emergenza più grave e dovrebbe già essere la priorità.

In Italia, invece, l’indifferenza delle istituzioni si vede non solo dalle parole del ministro all’ambiente ma anche dall’ostilità del governo al Green deal europeo e dal tabù a parlare delle temperature anomale, su cui nessun esponente dell’esecutivo è intervenuto, eccetto la nota e triste uscita del presidente del Senato La Russa. Mentre nella penisola si preferisce distrarsi coi dibattiti su Ranucci e la cultura woke, in Spagna, Francia e Germania si diffondono bollettini sui morti per caldo con un approccio simile al periodo del covid.

PER RIVENDICARE di avere fatto qualcosa, Pichetto Fratin sottolinea i 28 gigawatt di impianti da fonti rinnovabili installati da inizio legislatura. Ma guardando le percentuali, a luglio le rinnovabili hanno coperto il 41,5% della domanda elettrica nazionale contro il 44,5% di un anno fa secondo Terna. Il calo è anche su base annuale: nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda, l’1% in meno rispetto al 2024, mentre carbone, petrolio e gas sono cresciuti del 5,2%. Per questo le bollette degli italiani sono tra le più care d’Europa insieme ai carburanti.

Ma oltre a gravare sulle tasche, le fonti fossili inquinano l’ambiente peggiorando la crisi climatica. Per mitigarne gli effetti urge eliminare l’uso di gas e petrolio; ma anche questo è un tabù per il governo. Pichetto Fratin parla solo di «adattamento» come se non si potesse fare nulla tranne convivere col riscaldamento globale, ma non è così. È altrettanto importante invertire la rotta. Il ministro rivendica anche l’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, ma da commercialista qual è dovrebbe sapere che servono risorse per attuarlo, altrimenti è una scatola vuota.

I costi si possono far pagare ai principali responsabili della crisi climatica, le aziende che estraggono fossili facendo enormi profitti e inquinando il pianeta. Ieri l’Italia ha firmato una lettera insieme ad altri cinque Stati Ue (Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia) per chiedere una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, che stanno facendo fatturati record grazie all’aumento dei prezzi, ma sembra solo propaganda. È noto che non tutto il governo è d’accordo, a partire dal ministro Tajani che ieri ha ripetuto di essere contrario «al concetto stesso di extraprofitti».