martedì 5 maggio 2026

PERCHÉ O DIO CHE SEI AMORE?

 

1.    O Padre, che ci conosci e ci ami così come siamo,

       stampa nella nostra vita la testimonianza di Gesù.

       Fa’ che non ci limitiamo a passargli vicino,

       ma siamo sempre più coinvolti nella sua strada.

 

2.    Noi sappiamo che i poteri politici ed ecclesiali

       quasi sempre hanno un amore strano per i profeti:

       li amano quando sono morti e non possono più parlare;

       ricordano e commemorano quelli che hanno perseguitato.

 

1.    A noi che siamo così lontani dalla via dei profeti

       concedi di rinnovare totalmente la nostra vita.

       Liberaci ogni giorno dagli idoli e dalla paura,

       specialmente dai ceppi dorati e “invisibili”.

       Che bello, o Padre, sapere che l'amore è possibile,

       che tuo figlio Gesù, uomo della nostra strada,

       uomo della nostra carne, ci ha aperto questa possibilità.

       Non vincerà la morte, ma regnerà la vita, l’amore.

 

2.    Che bello, o Padre, avere un corpo e un cuore!

       Ci sono dati per vivere, gioire e fare l’amore:

       tutto può diventare un segno del tuo amore,

       quando si mette al centro la fraternità.

 

T.     Fa’ che i nostri corpi comunichino senza violenza;

       sia superato ogni sfruttamento che calpesta, o Padre,

       la tua immagine vivente in ogni uomo e in ogni donna.

       La sopraffazione ceda il posto alla comunione.

 

1.    Le nostre giornate conoscono lacrime, fatiche ed affanni;

       i nostri anni non scanseranno né malattia né morte,

       ma si tratta di lotte che vanno verso la libertà,

       nella luce di quel Gesù di Nazareth che è risorto.

 

2.    Ma perchè, o Padre, per troppi uomini e donne ancora

       La vita non conosce altro che miseria e pianto?

       Perchè la tua mano non depone dal trono i potenti

       quando vedi che le nostre non riescono a farlo?

 

G.    Con la gioia dei tuoi doni ma anche con tutte le incertezze, le     lotte e lo sconcerto che regnano nella nostra vita, noi insieme    ti preghiamo: PADRE NOSTRO . . .

 

da “Ogni giorno la Tua voce” - 1979

di Franco Barbero


Sappiamo che la tua promessa non delude, 

ma come mai è così difficile tenerla viva? 

Abbiamo imparato persino a penetrare nel cuore dell’atomo,

ma non sappiamo vedere i segni che ci dai in questo tempo.

Tutto il mondo ci parla di noi e delle opere delle nostre mani: 

tu sembri il grande assente tra mille evidenze.

I signori di questo mondo impongono la loro presenza, 

tu invece nascondi la tua gloria nella povertà delle cose.

Le tue opere sovente sono molto diverse 

da ciò che noi ci aspetteremmo da te; 

di esse ci giunge soltanto e a stento 

un'ombra, come un'eco lontana.

Le nostre "cose" fanno ressa e urgono 

alla porta del nostro cuore; 

la tua presenza invece è discreta, 

attenta a non imporsi, ma a proporsi.

Perché questo, o Signore, è il tuo stile,

la povertà che tu hai scelto;

è la strada della proposta libera,

che non vuole farci violenza.

A volte la cappa del dubbio ci opprime

e la voglia di vedere e di toccare 

ci prende e ci sconvolge,

come fu per Tommaso, uno dei dodici.

Siamo gente che forse cammina con te

come i viandanti di Emmaus,

ma abbiamo gli occhi bendati

e non sappiamo ancora riconoscerti.

A volte ci regali uno sprazzo di cielo 

e poi torna ancora la notte: 

ma nel cuore della notte 

nasce sempre un nuovo giorno.

Eppure tu ami questa nostra vita 

reale, concreta, priva di miracoli, 

in cui giorno dopo giorno camminiamo,

spostando le tende come pellegrini del regno.

E’ bello sapere che tu sei con gli uomini e le donne: 

li spingi avanti come la generazione dell'esodo 

a guadagnare, lottando, qualche palmo di libertà.

Tu sei lì, in questo felice ed ostinato desiderio

di andare avanti, sempre e ancora, o Signore.

Il cammino di liberazione, ora felice ora crocefisso, 

è il roveto ardente che non si consuma 

e nel quale bisogna tuffarci continuamente 

per incontrare la tua presenza e il tuo amore.

Tu ci chiami a sperare, a non fermarci, a far festa, 

ad accendere fuochi e a intonare canzoni di vita! 

Ci inviti a darci la mano, a non misurare ciò che si dà, 

a ritornare poeti e fanciulli, come figli della risurrezione.



da Domani del 29/04/2026

Ungheria, il collasso del Sistema Orban. <<Ma io non scappo>>

di Francesca De Benedetti


Tra documenti distrutti, patrimoni all’estero, Fidesz riorganizzata. Voci su una “fuga” negli Usa, ma il leader: <<Vado solo ai Mondiali>>.


da Domani del 29/04/2026

Dal re Trump solo errori e crimini.

Pagheremo tutti, e pagheremo caro

di Joseph E. Stiglitz


Il conflitto con l’Iran è stato deciso fuori da ogni controllo. Non solo: dalla Casa Bianca violazioni e disastri economici.

Anche i fondamenti della democrazia sono stati indeboliti. Ecco perché il mondo soffrirà a lungo a causa delle sue scelte.


da Il Fatto Quotidiano del 01/05/2026

Nel Mediterraneo son tornati i pirati con la bandiera d’Israele

di Domenico Gallo

 

Sono tornati i pirati e spadroneggiano in pieno Mediterraneo.

In verità è da molti anni che navi pirata si aggirano tra il Canale di Suez e il Libano e assaltano tutte le imbarcazioni disarmate che cercano di portare il pane della solidarietà a una popolazione affamata, ma questa volta si sono spinte molto al di là, hanno agito a 960 km di distanza. Da diversi secoli il diritto internazionale ha sancito la libertà di navigazione nell'alto mare e ha bandito la pirateria. Israele ha calpestato impunemente tutte le regole e i principi del diritto internazionale, fino all'estremo limite del genocidio. Quindi dal suo punto di vista non è un problema sfidare la comunità internazionale anche sotto il profilo della libertà di navigazione.

Il problema siamo noi che consentiamo a Israele di violare tutte le leggi che l'umanità si è data per assicurare la convivenza pacifica fra le nazioni.

Non sono bastate tre ordinanze della Corte internazionale di Giustizia, competente a giudicare del genocidio, che imponevano a Israele di fermare i massacri, non è bastato un rigoroso rapporto consegnato il 16 settembre 2025 da una commissione d'inchiesta indipendente dell'Onu, che ha accertato quattro categorie di atti genocidiari commessi da Israele nella Striscia di Gaza, non sono bastati i rapporti di Amnesty e di altre organizzazioni internazionali, per convincere l'Unione europea a sospendere un trattato che assicura favori e privilegi commerciali allo Stato di Israele.

I veti di Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco, hanno bloccato ogni minima sanzione, assicurando a Israele di continuare a godere della più totale impunità. Così Israele si è preso la briga di abbordare 22 imbarcazioni e di rapire centinaia di cittadini europei. Se la politica italiana ha pigolato una imbarazzata condanna verbale, senza far seguire alcuna conseguenza, non vuol dire che, anche questa volta, Israele potrà confidare nella sua tradizionale impunità. La parola spetta ai giudici. L'operazione della marina israeliana è priva di ogni base legale. Israele non ha alcuna giurisdizione o autorità legale sulle acque internazionali in cui navigavano le imbarcazioni intercettate. Sono state assalite imbarcazioni che battono bandiera italiana. Queste imbarcazioni costituiscono territorio mobile dell'Italia. I fatti commessi a bordo di queste navi si considerano commessi in Italia, ai sensi dell'art. 4 del codice penale. Coloro che li hanno organizzati e li hanno materialmente eseguiti devono rispondere di sequestro di persona pluriaggravato e di rapina a mano armata. Il governo italiano si può genuflettere quanto vuole alla prepotenza di Israele, ma in Italia l'autorità giudiziaria è indipendente e ha l'obbligo di procedere per i reati da chiunque commessi.

Si tratta del criterio sancito dall'art. 8 del codice penale che al comma 3 prevede che: "Agli effetti della legge penale è delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino". Nel caso di specie non può dubitarsi che il rapimento dei cittadini italiani, effettuato in alto mare, offenda il diritto politico di tali cittadini relativo alla libertà di navigazione e personale.

La giurisdizione italiana in più occasioni si è attivata per reprimere i reati commessi all'estero in danno di cittadini italiani. Ha proceduto contro alcuni torturatori argentini, sebbene si trattasse - come nel caso di Israele - di militari che agivano in base a direttive ricevute dal loro governo. La Corte di Cassazione ha riconosciuto il carattere politico di tali delitti.

Tuttavia, nel caso di delitti commessi all'estero in danno di cittadini italiani, l'ordinamento richiede una condizione di procedibilità: la richiesta del ministro della Giustizia. Riuscirà il "collega" Nordio a darsi il coraggio necessario per avanzare la richiesta di procedere contro gli scherani di Netanyahu?


da Internazionale del 24/04/2026

Un fiume di armi inonda il Messico

di Paulina Villegas, The New York Times, Stati Uniti


Pistole e fucili prodotti negli Stati Uniti e contrabbandati facilmente oltreconfine alimentano la violenza dei cartelli della droga messicani.

Seduto in una stanza d’albergo, un ragazzo di 17 anni gestisce con il suo cellulare un sistema logistico ad alto rischio. Scorre gli elenchi di armi in vendita su WhatsApp e inoltra le richieste come un operatore di call center, facendo partire gli ordini in tempo reale: kalashnikov, fucili semiautomatici e molte munizioni.

Il ritmo degli affari è diventato frenetico, dice il trafficante di armi. E’ nato in Arizona, negli Stati Uniti, e suo padre è il capo di una cellula locale di un cartello della droga. Anche se frequenta ancora le scuole superiori qui a Phoenix il ragazzo smaltisce fino a 200 ordini di armi da fuoco alla settimana, circa il doppio di quelle che inviava in Messico prima che Donald Trump tornasse alla Casa Bianca e facesse pressioni per aumentare la stretta sui cartelli. Trasportare armi in Messico è facile, spiega, anche se i controlli e le azioni di contrasto sono aumentati su entrambi i lati della fruttiera.


da Riforma del 24/04/2026

Le strade degli Ugonotti e dei Valdesi guardano al futuro


Si è tenuto dall’8 al 10 aprile a Torre Pellice, ospiti della Fondazione Centro culturale valdese, l'appuntamento primaverile de "Le strade degli ugonotti e dei valdesi", itinerario europeo riconosciuto dal Consiglio d'Europa dal 2013.

Sul tavolo dei rappresentanti dell'itinerario (per l'Italia Davide Rosso, per la Francia Laure Alvarez, per la Germania Dorothe Roemer e per la Svizzera Piere-André Glauser) il punto sul percorso fatto dal sodalizio nel 2025, anno in cui vi è stata la riconferma della certificazione da parte del Consiglio d’Europa, e la programmazione del lavoro per il 2026 e 2027.

Tra le decisioni prese guardando al futuro la realizzazione di un breve video di presentazione delle “Strade” e la partecipazione alle celebrazioni volute dal Consiglio d’Europa che si terranno nel 20927 a Strasburgo per i 40anni dalla nascita del movimento internazionale degli itinerari europei.


lunedì 4 maggio 2026

 

Le operazioni di polizia contro gli scam center in Cambogia e Thailandia hanno spinto le organizzazioni criminali verso lo Sri Lanka. Dove aprono strutture più piccole e mobili.

All'inizio di aprile la polizia dello Sri Lanka ha fatto irruzione in un hotel sul mare a Chilaw, dove ha fermato più di 150 cittadini stranieri che gestivano un'organizzazione di truffe online dall'interno dell'edificio. L'operazione è stata un successo per le forze dell”ordine, ma ha anche confermato quello che molti temevano: l'economia delle truffe, radicata nel sudest asiatico continentale (Cambogia, Birmania e Thailandia), si sta espandendo.

Gli Scam center - estese organizzazioni che sfruttano lavoratori provenienti da decine di Paesi costringendoli a truffare vittime in tutto il mondo, per un importo stimato di 40 miliardi di dollari all'anno - dalla pandemia sono diventati uno dei problemi criminali più rilevanti e difficili da gestire della regione. Ora il fenomeno coinvolge anche lo Sri Lanka. Nei primi tre mesi del 2026 gli arresti nel paese avevano già superato il 50 per cento di quelli effettuati nell'intero 2025. Se la tendenza dovesse confermarsi, il totale annuo potrebbe addirittura raddoppiare.

“Intanto la pressione delle autorità si intensifica in Cambogia. In sole due settimane a febbraio la polizia ha fatto irruzione in 2.709 sospetti scam center, identificando più di 21mila cittadini stranieri che ci lavoravano. Parallelamente è andata avanti l’operazione congiunta tra Phnom Penh e Pechino contro il Prince group, la più grande conglomerata cambogiana (…)  

Internazionale, 24 aprile

Gruppo biblico del martedì, domani 5 maggio


Cari amici e amiche del gruppo biblico del martedì,

Domani sera ci incontreremo alle ore 18:00 per leggere insieme il capitolo 13 del Vangelo di Marco.

Ci si potrà collegare a partire dalle ore 17:45.

Questo è il LINK per il collegamento:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

A domani.

Sergio

da Domani del 26/04/2026

La Resistenza è dei giovani

Chi teme il popolo in piazza

di Marco Damilano


Le violenze e le intolleranze non possono oscurare una festa di popolo che in tutta Italia coinvolge nel complesso centinaia di migliaia di partecipanti, migliaia di volontari, associazioni, istituti culturali, amministrazioni comunali.

Gli spari di Roma contro il corteo del 25 aprile di Roma, due persone con il fazzoletto dell'Anpi ferite da un uomo in casco integrale e mimetica che ha puntato contro di loro una pistola a pallini, sono arrivati dopo che nei giorni scorsi erano comparse scritte contro i partigiani non troppo lontano dal punto dell'agguato. Fino a quel momento viaggiare in treno da Sud verso Nord ieri mattina per l'Italia immersa nel sole, in una giornata di primavera, aveva significato passare per le città in cui 81 anni fa fu conquistata la libertà, Firenze, Bologna, Reggio Emilia, Modena, Parma, sfiorare Casa Cervi, attraversare l’Appennino tosco-emiliano dei paesi degli eccidi nazifascisti del 1944, Sant’Anna di Stazzema, Monte Sole, Marzabotto, Casaglia, Cerpiano. E’ stato straniante farlo sfogliando i giornali e scoprire che, con l’eccezione di Domani e de La Stampa, nessun giornale aveva dedicato la sua apertura alla festa della Liberazione. Relegata nelle pagine della cultura, come ha scelto di fare il primo quotidiano italiano. Eppure, in tutte quelle tappe, in ognuna di quelle celebrazioni (io ero a Verona), la realtà era completamente diversa. Piazze affollate di giovani, con gli striscioni. Interventi per nulla retorici e tutt'altro che nostalgici, incentrati sull'oggi: la pace nel Golfo, a Gaza e in Cisgiordania, in Ucraina, la necessità di tornare al progetto dell’Europa. Parchi e feste piene di famiglie, di popolo. E, ovunque, ragazze e ragazzi. <<La democrazia non si eredita>>, ha detto efficacemente Irene Lupi, 22 anni, presidente del consiglio studentesco dell’università di Verona, intervenuta in piazza Bra, dopo il sindaco Damiano Tommasi. La Costituzione non si eredita, la Costituzione non si tocca.

Oggi il 25 aprile tornerà sulle prime pagine dei giornali per gli spari di Roma e per le inaccettabili contestazioni di Milano contro la Brigata ebraica e di Roma contro i radicali. Il mondo politico ieri si è diviso, nella condanna del clima d'odio e di violenza che non va certo sottovalutato. Ma che allo stesso tempo non può oscurare una festa di popolo che in tutta Italia coinvolge nel complesso centinaia di migliaia di partecipanti: volontari, associazioni, amministrazioni comunali.

Chi li aveva visti arrivare i ragazzi del 22-23 marzo che hanno votato No al referendum, quelli che secondo i dati post voto sono usciti di casa per difendere la costituzione? Eravamo troppo impegnati a esaltare la festa di Atreju o a intervistare uno ad uno i riformisti del Sì e altri trascinatori di folle. Salvo poi scoprire che <<loro hanno adottato slogan più efficaci e suggestivi, con una diffusione più capillare>>, parola del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ieri sul Corriere della Sera. Ben detto, ministro. Ma dopo un’ammissione del genere, il minimo sarebbe fermarsi a riflettere, invece di approvare con l’ennesima fiducia l’ennesimo decreto Sicurezza, con pasticcio incorporato. O cercare di capire cosa si muove in questa Italia che ha votato No, che ieri ha affollato le piazze, che si ritrova nella Costituzione non solo come difesa ma come progetto politico.

<<Nessuna deriva è irreversibile>>, ha scritto ieri su questo giornale il direttore Emiliano  Fittipaldi. C'è qualcosa di misterioso nella determinazione con cui i giovani e giovanissimi abbracciano un documento scritto 80anni fa. E conta poco continuare a misurare con il bilancino le dichiarazioni annuali di Giorgia Meloni, le millimetriche prese di distanza dal passato fascista che non sono posizioni politiche di spessore strategico, ma mosse tattiche per far passare la giornata (il 25 aprile). La questione politica, e perfino elettorale, si sposta da un’altra parte, ovvero come superare il distacco che c’è tra questo nuovo patriottismo della Costituzione, fiero, orgoglioso, per nulla sulla difensiva, e i partiti che dovrebbero rappresentarlo. I leader sembrano esterne consapevoli. Giuseppe Conte, forse per la prima volta, si è detto antifascista. Elly Schlein, a Sant'Anna di Stazzema, in un discorso più volte spezzato dall’emozione di fronte ai superstiti della strage, ha rivendicato i valori della Costituzione da attuare come il vero programma che il centrosinistra dovrebbe mettere in campo. E’ l’inizio. Ma il risveglio della primavera 2026 dimostra che il 25 aprile non è morto e che la Costituzione non è un cimelio da riporre in museo, una fissazione da nostalgici. Non è neppure una teca da difendere. Non si teme la Costituzione storica, ma la Costituzione viva e vitale, ancora in grado di mobilitare. E’ questo che fa paura.