L’estate dei femminicidi: 8 donne uccise nelle ultime settimane mentre entra in vigore nuova legge
Una concentrazione di casi che riporta al centro il tema della prevenzione e della protezione delle donne già esposte alla violenza
20/08/2026 Cristiana Raffa Rai news 24
L’estate italiana è arrivata a metà agosto con una successione di delitti contro le donne che, per frequenza e caratteristiche, ha riportato il femminicidio al centro della cronaca nazionale. Tra luglio e il 19 agosto sono emerse almeno otto vicende mortali nelle quali gli inquirenti hanno contestato, riconosciuto o stanno valutando l’ipotesi di femminicidio: Luigia Fortunato nelle Marche, Tania Sperindio nel Riminese, Dafne Rebaudo a Roma, Daniela Florea a Torino, Tania Terrin nel Veneziano, Ornella Forastefano nel Cosentino, Joanna Rouissi a Colleferro e Carmela Bifano, ancora oggetto di accertamenti. Il quadro si completa con diversi tentati femminicidi, tra cui quelli registrati in Sardegna, Calabria, Catania e nel Bresciano. Sebbene non esista ancora un conteggio ufficiale nazionale dell’estate 2026 e alcuni procedimenti siano ancora nella fase delle indagini e in almeno un caso, quello di Carmela Bifano, l’ipotesi del delitto di genere debba ancora essere accertata, la sequenza di casi emersa nelle ultime settimane è reale e documentata, e merita di essere letta insieme ai dati strutturali sulla violenza contro le donne. Nelle ultime ore nuove aggressioni e arresti: in Brianza un uomo ha preso la moglie e la figlia a martellate e a Cattolica un uomo si è gettato con la moglie nel canale del porto.
La sequenza è cominciata a luglio con Luigia Fortunato, 33 anni, uccisa con 50 coltellate dal marito a Loreto, nelle Marche, al culmine di una lite. L’uomo ha confessato il delitto ed è stato sottoposto a fermo per omicidio volontario aggravato. La Procura non ha inizialmente contestato il nuovo reato di femminicidio, proprio a conferma di quanto sia necessario distinguere la definizione giornalistica dalla qualificazione giuridica del fatto. Il Coordinamento regionale dei Centri antiviolenza delle Marche ha invece definito l'uccisione di Luigia un femminicidio, mostrando proprio la distanza che può esistere tra la lettura sociale e quella strettamente penale del caso. Pochi giorni dopo, nel Riminese, Tania Sperindio è stata uccisa dall’ex marito, dal quale era separata da anni. L’uomo avrebbe chiamato i soccorsi confessando l’omicidio. La vicenda è stata indicata dagli inquirenti e dalle autorità locali come femminicidio. A Roma, la morte di Dafne Rebaudo, 31 anni, è precipitata da una terrazza a Tor Bella Monaca nella notte del 13 luglio. Gli investigatori hanno ricostruito la presenza del compagno nell’edificio e ipotizzato che la donna fosse stata spinta. Il compagno è stato fermato: per lui si procede sulla base dell’ipotesi investigativa di femminicidio. Il 20 luglio è stata trovata morta a Torino Daniela Florea, 36 anni, di origine romena. Il corpo era stato occultato nell’appartamento nel quale la donna viveva dopo la fine della relazione con il compagno. L’ex è stato arrestato ad agosto e il fascicolo comprende le accuse di femminicidio, maltrattamenti in famiglia e occultamento di cadavere. La custodia cautelare è stata successivamente disposta dal gip, pur senza convalida del fermo. Poi è arrivata la settimana di Ferragosto, con una concentrazione particolarmente drammatica. A Camponogara, nel Veneziano, Tania Terrin, 39 anni, è stata uccisa dall’ex compagno Dino Keber, che poi si è suicidato. La vicenda presenta uno degli elementi più inquietanti dell’estate: Tania aveva già denunciato l’uomo e nei suoi confronti era stato emesso solo un ammonimento del Questore. La madre ha raccontato inoltre di essersi rivolta più volte alle forze dell’ordine. L’uomo era stato denunciato anche da precedenti compagne. Quasi contemporaneamente, in Calabria, Ornella Forastefano, 46 anni, è stata trovata agonizzante davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Trebisacce dopo una gravissima aggressione. È morta per le lesioni riportate. Il compagno è stato fermato nel porto di Bari mentre, secondo gli investigatori, tentava di raggiungere l’Albania; il gip ha poi convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. L’autopsia è stata disposta per precisare le cause e le modalità della morte. Il 18 agosto, a Colleferro, una donna di 50 anni di origine polacca, identificata dalle cronache come Joanna Rouissi, è stata uccisa a coltellate nella propria abitazione. Il marito, 69 anni, è stato fermato e la Procura di Velletri procede per femminicidio. L’aggressione sarebbe avvenuta davanti a uno dei figli della coppia. Nello stesso giorno, a Corigliano-Rossano, è stato trovato il corpo di Carmela Bifano, 72 anni. La donna presentava lesioni alla testa e gli investigatori ipotizzano che possa essere stata colpita con pietre. Fermato come indiziato il marito, l’autopsia dovrà chiarire causa e modalità della morte, dunque il caso non può ancora essere contabilizzato come femminicidio accertato.
Secondo i dati del Viminale il fenomeno diminuisce, ma resta drammatico
Nel Dossier Viminale pubblicato a Ferragosto è scritto che nel primo semestre del 2026 gli omicidi volontari sono stati 138, contro i 163 dello stesso periodo del 2025. Tra le vittime, le donne sono state complessivamente 34: 26 vittime di omicidio volontario e 8 vittime del nuovo delitto di femminicidio previsto dall’articolo 577-bis del codice penale. Nel confronto con il primo semestre 2025, il numero complessivo delle vittime femminili di omicidio e femminicidio è sceso da 54 a 34, con una diminuzione del 37%. Il confronto è costruito su una categoria statistica che dal dicembre 2025 convive con una nuova categoria giuridica, quella del femminicidio codificato. Il nuovo articolo 577-bis è infatti entrato in vigore il 17 dicembre 2025: per il 2026 il Viminale può quindi distinguere tra omicidio volontario e femminicidio in senso strettamente giuridico. Il dato strutturale più importante arriva dal consuntivo 2025 del Ministero dell’Interno: furono 97 le donne assassinate, contro 118 nel 2024, 120 nel 2023 e 130 nel 2022. Di queste, 85 furono uccise da una persona riconducibile all’ambito familiare-affettivo. La riduzione numerica, dunque, non cancella la caratteristica fondamentale del fenomeno: nella maggioranza dei casi l’autore dell’uccisione di una donna appartiene alla sua sfera relazionale o familiare. Anche la serie storica ISTAT restituisce la stessa evidenza. Per il 2024 l’Istituto ha stimato 106 femminicidi su 116 donne vittime di omicidio, pari al 91,4%. Di questi, 62 sono avvenuti nell’ambito della coppia e 37 per mano di altri familiari. l fenomeno non coincide semplicemente con il numero delle donne assassinate: la sua specificità sta nelle motivazioni di genere e nelle dinamiche di dominio, controllo, possesso e violenza all’interno delle relazioni. Nel primo semestre 2026 gli ammonimenti del Questore per violenza domestica sono aumentati del 24,1%, arrivando a 3.247; complessivamente gli ammonimenti per violenza domestica e stalking sono stati 4.582. È un segnale di maggiore emersione e intervento, ma anche della persistente dimensione del rischio prima che la violenza raggiunga l'esito più grave.
La nuova legge: il femminicidio entra nel codice penale. Quando si configura il reato
La legge 2 dicembre 2025, n. 181, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 dicembre ed entrata in vigore il 17 dicembre, ha introdotto nel codice penale l’articolo 577-bis. La nuova norma configura come femminicidio l’uccisione di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione o prevaricazione, oppure attraverso controllo, possesso o dominio esercitati nei suoi confronti in quanto donna. La fattispecie comprende anche l’uccisione legata al rifiuto della donna di instaurare o mantenere una relazione affettiva o finalizzata a limitarne le libertà individuali. La pena prevista è l’ergastolo; fuori dalle ipotesi specificamente previste dal nuovo articolo resta applicabile l’omicidio volontario disciplinato dall’articolo 575. La novità non è soltanto simbolica. La legge obbliga il sistema giudiziario a individuare, nei casi concreti, la motivazione di genere dell’omicidio. Non ogni donna uccisa è automaticamente vittima di femminicidio dunque: occorre accertare che l’omicidio rientri nelle condizioni previste dalla norma.
In un'audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, l'Istat indica come presupposto per la prevenzione il fatto che la violenza contro le donne sia un fenomeno basato su “una cultura di genere distorta e stereotipata” e sull’asimmetria delle relazioni di potere tra uomini e donne.