domenica 8 novembre 2026

da Internazionale del 30/10/2026

La protesta dei giovani

che non vedono il futuro

di Ine Roox, Nrc, Paesi Bassi

 

Poche risorse per l'istruzione, stipendi bassi e affitti inarrivabili.

"I politici investono nella guerra e tagliano tutto il resto", dice uno

studente. Intanto in molte città le scuole sono state occupate.

 

Francesca Lini ha 26 anni e ha una laurea in lingue. Non è sicura di

iscriversi anche alla magistrale.

"Mi chiedo a cosa mi servirà la laurea in mediazione linguistica. In Italia avereun'istruzione universitaria non è più un modo per emanciparsi, per arrivare da qualche parte", dice Lini durante una conversazione a Roma. Damiano Fusà, diciott'anni, frequenta l'ultimo anno di un liceo scientifico nonlontano dal Colosseo. Roma ha una splendida facciata dice, ma dietro la realtà èmeno rosea

"Cresciamo in un parco giochi per turisti in una città che per noi è troppo cara".

Lini e Fusà richiamano gli stessi problemi che sono all'origine di un malcontento diffuso anche in altri paesi europei

L'Italia fa fatica a gestire l'aumento dei prezzi dell'energia e del costo della vita.

Chi studia o ha cominciato a lavorare da poco ha enormi difficoltà a trovare unalloggio in affitto a Roma e a Milano. La laurea non garantisce più un impiegostabile. Ma anche chi lavora stenta a tenere il passo con l'aumento dei prezzi, perché gli stipendi non sono adeguati.

Fusà sta per finire il liceo. "Non vedo nessun futuro" ", afferma. "I nostri politici investono solo nella guerra e tagliano su tutto il resto". Questa assenza di prospettive spinge molti giovani a lasciare il paese.Nel 2024 le partenze hanno registrato i livelli più alti degli ultimi anni: 156mila italiani si sono trasferiti all'estero.

La frustrazione diffusa fa da sfondo a un'ondata di proteste partite dalle scuole e dalle università. E non sono solo i giovani a mobilitarsi. Nel sud dell'Italia gli autotrasportatori protestano contro l'aumento del prezzo del carburante, causando problemi di approvvigionamento nei supermercati.

Ma dopo gli scontri del 17 ottobre a Milano, durante i quali diversi negozi sono stati danneggiati e saccheggiati, il dibattito è dominato dai temi dell'ordine pubblico e della sicurezza. Ha colpito la

presenza di molti minorenni, anche giovanissimi, che non facevano parte del tradizionale movimento studentesco.

 Edifici fatiscenti

In una conferenza stampa a Roma, cinque rappresentanti degli studenti sottolineano che i saccheggi, pur coinvolgendo spesso gruppi diversi, sono un'espressione estrema delle stesse frustrazioni sociali che nutrono anche la loro protesta.

Anche se alcuni dicono di non condividerne le modalità, non condannano esplicitamente i saccheggi. Alle domande in merito rispondono criticando la politica e i "media mainstream", che secondo loro si concentrano solo sui danni,

ignorando le motivazioni alla base della protesta.

In realtà molte manifestazioni si stanno svolgendo in modo pacifico. Dall'inizio dell'anno scolastico in diverse città,

tra cui Roma, Torino e Firenze, gli studenti stanno occupando le scuole per sottolineare la mancanza di investimenti

nell'istruzione. Anche in Italia gli edifici scolastici sono fatiscenti, ci piove dentro e a volte i corridoi sono attraversati dai topi.


da Il Manifesto 01/11/2026

MANOVRA

MENO SOLDI ALLE SCUOLE (PARITARIE SCLUSE), PIÚ AD ARMI E COSTRUTTORI


Il governo ascolta i giovani:

tagliati altri 7 mila docenti

 

WEBUILD FA IL PIENO

A SALINI GLI STESSI FONDI DELLA SANITÀ.

E IL TERZO VALICO SALE A 13 MILIARDI

 

CHAT, ARMI RUDIMENTALI E NIENTE POLITICA

Perquisiti altri 60 ragazzini, 7 denunciati 

Tiani (Siap): “Nessuna reazione punitiva”

 

BOOM DI COSTI DELL’INTESA CON UK E GIAPPONE

48 milioni all’ente che progetta i caccia, un altro per celebrare i blindati e i droni


da Il Manifesto del 31/10/2026

BRASILE, IL PANE E LA ROSA


Lula vince a sorpresa ma dentro il suo miracolo ce n’è un altro: l’elezione della prima deputata dei Sem Terra. Rosa Amorim è giovane, lesbica, nera, ambientalista; una ventata di aria fresca.


da Adista Notizie del 07/11/2026

SECONDO INCONTRO DELLA RETE SINODALE, L’ALTRA CHIESA CHE GIÀ C’È

di Valerio Gigante


A un anno e mezzo dalla I Assemblea, svoltasi ad Assisi il 22-23 febbraio 2025, e a quattro anni dall’inizio del cammino comune iniziato nel 2021, la Rete Sinodale si è incontrata a Frascati per il suo secondo appuntamento nazionale.

Circa 200 i presenti, in rappresentanza di oltre trenta gruppi e di realtà sparse su tutto il territorio nazionale. Ospiti d’onore il presidente di We are Church international Colm Holmes e la vicepresidente Martha Heize, che hanno scelto di partecipare all’assemblea anche per celebrare i 30 anni del loro movimento.

L’impressione complessiva è che le realtà ecclesiali di base siano ancora attive e presenti. Certo, rispetto al passato, i temi sono progressivamente diventati più ecclesiali che politici. L’obiettivo, insomma, sembra adesso prevalentemente quello di cercare di conseguire alcuni concreti obiettivi di riforma della Chiesa prima ancora di confrontarsi con una realtà politica sempre più articolata e complessa. Ciononostante, anche a Frascati le questioni della pace e della tragedia palestinese, così come il tema dei migranti, hanno trovato un loro spazio, sia nelle relazioni proposte il pomeriggio del sabato, sia nei lavori svolti all’interno dei laboratori di riflessione proposta.«La nostra Rete – ha detto il coordinatore nazionale Mauro Castagnaro nella sua introduzione ai lavori – nata proprio dal desiderio condiviso di partecipare insieme al cammino sinodale per presentarvi le proposte di rinnovamento maturate dall’area progressista del cattolicesimo italiano, ha svolto in questo percorso un ruolo significativo, sia facendo circolare idee sia favorendo un clima di partecipazione consapevole in chi vi ha preso parte. E se sarebbe ridicolo pretendere di intestarsi quello che, insieme alla votazione sul documento Lievito di pace e di speranza, è risultato il suo passaggio più rilevante – cioè il rigetto da parte della II Assemblea ecclesiale nazionale, tenutasi a cavallo di marzo e aprile 2025, delle 50 Propositiones ad essa sottoposte, con la conseguente convocazione di una III Assemblea ecclesiale – non c’è dubbio che la preparazione e il lavoro svolto su vari piani nei mesi precedenti nonché gli interventi fatti dai rappresentanti delle nostre sigle invitati all’assise, hanno contribuito a quell’esito».

L’incontro che, come ha ricordato Castagnaro, «raccoglie l’offerta delle Comunità di Base (Cdb) di mettere a disposizione della Rete il proprio convegno annuale» e si è sviluppato intorno al tema proposto: “Che significa oggi sognare, praticare e costruire non un’altra Chiesa, ma una Chiesa altra?”, si è posto l’obiettivo fondamentale di conoscere e confrontarsi su esperienze di “Chiesa altra” già in atto.

Per questo i lavori, dopo un momento di preghiera/meditazione, sono iniziati con la presentazione di sei esperienze in cui vediamo praticato un aspetto di Chiesa “altra”: l’ospitalità eucaristica sperimentata dal gruppo “Spezzare il pane” di Torino; la celebrazione eucaristica vissuta nelle Comunità Cristiane di Base; la guida delle parrocchie da parte di laici e laiche, raccontata dall’austriaca Marlies Prinz; le azioni dirette per la pace realizzate dai “Cristiani No base né a Coltano né altrove”; l’inclusione di chi appartiene a minoranze sessuali nella pastorale narrata dai gruppi cristiani Lgbt+ e l’accoglienza dei migranti praticata dalla parrocchia di Vicofaro.

L’altra Chiesa che è già qui

Giorgio Gervasoni, gay credente impegnato nella diocesi di Bergamo, e Corrado Contini della diocesi di Parma hanno sottolineato che finalmente la Chiesa «si sta formando per imparare un linguaggio nuovo con cui finalmente poter parlare una lingua comune». Ad esempio, spiegano, la sintesi del gruppo di studio 9 del Sinodo universale ha modificato la definizione dei gruppi Lgbtq+ da “da realtà controverse” a “realtà emergenti”. Una circostanza che, unita alla presenza diffusa dei gruppi di credenti Lgbtq+ in tanti diocesi e delle veglie che si celebrano anche nelle chiese cattoliche per il superamento dell’omofobia, alla nascita di commissioni diocesane per la pastorale con le persone Lgbtq+ in tante diocesi e in ultimo anche alla celebrazione nel 2025 di un Giubileo per le persone lgbtq+, testimonia «un forte desiderio dei gruppi di persone Lgbtq+ credenti di affermare la loro appartenenza alla Chiesa, l'amore per essa – nonostante le difficoltà tuttora presenti nell'essere pienamente accolti –, la forte determinazione a vivere la propria fede credente in armonia con il proprio orientamento, la convinzione che, se si vuole iniziare a pensare seriamente la sinodalità, per tutti ci deve essere la possibilità di parlare ed essere ascoltati».

Maria Emma Allegri, di Pax Christi e del gruppo Donne per la Chiesa ha parlato dell’esperienza di “Cristiani no base” all’interno del più ampio movimento “No Base”, nato nel 2022 dopo che sulla Gazzetta Ufficiale era stato pubblicato un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del gennaio precedente con cui si decretava la costruzione di una gigantesca struttura militare (estesa su circa 73 ettari, per un totale di 440.000 metri cubi) all’interno del territorio comunale pisano nell’area agricola di Coltano, contigua al Parco naturale di San Rossore, in una zona peraltro dove già esiste la base militare di Camp Darby tra Livorno e Pisa (la più grande base al mondo fuori dagli Usa). Di tutto ciò la cittadinanza era stata tenuta all’oscuro. Per questo, il movimento “No Base” ha coinvolto comitati e realtà locali e nazionali che si stavano opponendo ai gravi processi di militarizzazione in atto in Italia. La presenza all’interno del movimento dei cristiani (Pax Christi, focolarini, piccoli gruppi di credenti che provengono da esperienze diverse), oltre che nella logica della “Chiesa in uscita” promossa da papa Francesco, si colloca nell’alveo del magistero di Francesco e di papa Leone sulla necessità di contrastare il riarmo e la logica della guerra che ormai sembra caratterizzare i rapporti internazionali.

Franco Schiffo e Annalisa Martelli Schiffo hanno brevemente raccontato la storia del gruppo “Strumenti di pace”, nato a Torino nel 1986 da una iniziativa comune di cattolici, valdesi, battisti, luterani e per qualche tempo anche ortodossi, che si è dedicato dapprima ad approfondire i grandi temi della vita civile e politica e in seguito ha intrapreso un percorso biblico a più voci, all’interno della quale hanno vissuto l’ospitalità eucaristica, «convinti che la cena del signore non è proprietà di nessuna Chiesa». Nel corso degli anni il gruppo ha celebrato l'ospitalità eucaristica nella Chiesa luterana nelle Chiese, battiste, valdesi, in alcune fraternità religiose, in comunità cattoliche non parrocchiali e per un certo periodo anche in due parrocchie. Insomma, hanno detto, «abbiamo sperimentato quella che potrebbe essere la Chiesa universale, unica, fraterna, intorno alla mensa comune».

Il percorso dello spezzare il pane nelle Comunità di Base è stato invece caratterizzato dalla particolare storia di questa realtà, che negli anni ‘70 è stata emarginata e perseguitata dalla gerarchia cattolica e molti dei suoi preti sono stati sospesi a divinis. Non essendovi quindi spesso presbiteri autorizzati a celebrare l'eucarestia, racconta Carla De Stefani per la CdB di Piossasco, «abbiamo fatto di necessità virtù»: «Ci siamo messi a studiare i testi biblici, l’esperienza della prime comunità cristiane, il loro modo di concepire i ministeri come raccontato nel nuovo testamento e nelle lettere di Paolo, e con l'aiuto di esperti, biblisti e bibliste siamo arrivati a mettere in discussione il ruolo del sacerdote». In realtà, precisa De Stefani, «l'aver messo in discussione il ruolo del sacerdote non è affatto una peculiarità delle Comunità di Base. La nostra peculiarità sta nel fatto di essere passati dalla teoria alla prassi e di averlo fatto senza chiedere il permesso». Una condivisione di ministeri che progressivamente ha coinvolto anche le donne. A partire dall’incontro delle donne delle comunità di base, svoltosi a Brescia nel 1988, è stata avviata una riflessione e un dibattito all’interno del movimento che «ha consentito alle donne, con il tempo, di esercitare tutti i ministeri, laddove la Comunità lo richieda».

Marlies Prinz, giovane donna austriaca che studia Teologia a Roma, ha invece raccontato la vicenda di suo padre Harald Prinz, un laico che dal 2010 è responsabile parrocchiale (Pfarrleiter) della chiesa di EnnsSt. Laurenz della diocesi di Linz, in Austria. «Quando mio padre ha iniziato nel 2010, in tutto il raggio circostante non c'era un solo sacerdote disposto o in grado di assumersi anche solo un minimo di vera responsabilità per la nostra parrocchia», ha raccontato Marlies. Nonostante questa realtà oggettiva, «il modo in cui la gerarchia ecclesiastica ha gestito questa situazione – ha detto – è cambiato più volte nel corso del tempo, a seconda dei vari vescovi. Sotto un vescovo precedente, questa pratica era ancora tacitamente tollerata. Sotto il suo successore, invece, è stata ufficialmente vietata con rigore – ma nella parrocchia si è continuato comunque a praticarla per necessità pastorale. Infine, il nostro attuale vescovo ha riconosciuto che la realtà locale richiede semplicemente di conferire agli assistenti pastorali un incarico ufficiale per il battesimo, poiché sono vicini alla gente. Per mio padre proprio questa vicinanza è sempre stata il punto decisivo. Far arrivare in aereo un sacerdote sconosciuto solo per mezz'ora, affinché amministri rapidamente il sacramento e riparta subito, distrugge il rapporto personale con le persone. Una buona assistenza pastorale ha però bisogno di una base solida fatta di fiducia e relazione, ed è per questo che lui non ha mai voluto né potuto accettare un'altra soluzione».

Harald Prinz però non svolge questo lavoro da solo. «Nella nostra parrocchia – ha raccontato la figlia – molti battezzati impegnati contribuiscono alla vita pastorale, e sono soprattutto le donne a compiere qui un lavoro straordinario. Tra i volontari, ad esempio, abbiamo una responsabile di funerali qualificata, nonché diverse donne e uomini che organizzano celebrazioni della Parola con grande passione e impegno. Tutti loro svolgono quotidianamente, in modo del tutto naturale, un'opera presbiterale nella nostra parrocchia e sostengono la vita spirituale della comunità».

Ha chiuso la serie di testimonianze don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro e Ramini nella diocesi di Pistoia che nel 2015 ha trasformato la chiesa di Vicofaro in un “ospedale da campo”, sulla linea di quanto aveva auspicato papa Francesco e per far fronte all’emergenza umanitaria di giovani migranti provenienti dall’Africa Subsahariana. La struttura, che per i primi due anni è stata un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) assegnato tramite bando, mantenendo un rapporto istituzionale continuativo per la gestione dei migranti e per gli adeguamenti richiesti alle strutture, ha scelto poi – come ha raccontato don Massimo – di operare autonomamente perché rifiutava di sottostare alla logica della legge BossiFini. Ha ospitato negli anni fino oltre 100 persone contemporaneamente, diventando un esempio di accoglienza e solidarietà, ma anche oggetto di polemiche politiche e tensioni con i residenti e le istituzioni laiche ed ecclesiastiche. Fino a quando, nel 2025, la polizia ha sgomberato alcuni migranti dai locali della parrocchia, e l’allora vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli, ha deciso di rimuovere don Biancalani dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini.

Forte il rammarico nelle parole di don Massimo, che spiega di aver cercato di realizzare ciò che papa Francesco aveva invitato a fare quando, nel 2013, invitò ad aprire i conventi chiusi per l’accoglienza dei rifugiati. O quando parlava di “Chiesa in uscita” o di “Chiesa ospedale da campo”. Biancalani si è invece trovato di fronte alcuni parrocchiani che volevano tornare a una chiesa “normale”, del catechismo, dei sacramenti e delle celebrazioni liturgiche. Ma per don Massimo i parrocchiani non sono solo quelli già frequentano la parrocchia o che abitano a due passi dalla chiesa, ma anche i tanti non credenti che si sono prodigati nell’attività di accoglienza, le tante persone lontane dalla Chiesa che si sono avvicinate alle nostre comunità proprio perché c’erano persone bisognose di aiuto.

La seconda parte del pomeriggio è stata interamente dedicata alla divisione in 10 laboratori di confronto (formati mescolando i membri di gruppi e associazioni) su “Che significa oggi sognare, praticare e costruire non un'altra Chiesa, ma una Chiesa altra?”. L’obiettivo era riflettere sulle esperienze presentate e su altre che i partecipanti ritenessero di proporre, fornendo spunti per il messaggio finale dell’assemblea “Al popolo di Dio che è in Italia”.

La domenica, dopo l’assemblea plenaria con i resoconti sintetici le suggestioni emerse dai laboratori, è stato approvato il messaggio conclusivo. L’assemblea è terminata con la celebrazione eucaristica.


sabato 7 novembre 2026

Ecco il canone per la celebrazione di domani.
Il canone è tratto da “Preghiere eucaristiche” vol. 2 della Comunità di base di Pinerolo con un commento alla lettura biblica ispirato da quello proposto da don Paolo Scquizzato.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.

Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

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LA TUA OPERA È LIBERAZIONE


P.Saluto all'assemblea

1. Cercate il Signore, voi tutti, umili del paese, che percorrete i Suoi sentieri. Cercate di fare ciò che è giusto e di essere semplici davanti a Dio.

2. Dio, amico e compagno di viaggio, abbiamo bisogno della Tua luce per individuare i sentieri da percorrere, quelli da scegliere e quelli da evitare.

G. Signore, aiutami ad ascoltare la Tua presenza, a porgere l’orecchio alla Tua voce, a sentire i Tuoi passi; aiutami a stare in silenzio. Fa’ che le mie parole nascano sempre da un profondo ascolto di Te e degli altri.


LETTURA BIBLICA

Matteo 25: 1-13

1In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
8Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». 9Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». 12Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».

COMMENTO (a cura di Manuela Brussino)


INTERVENTI LIBERI



1. Liberami, o Dio:
dall’egoismo che è in me, dalla presunzione che è in me,
dall’arroganza che è in me, dalla violenza che è in me,
dalle idolatrie che sono in me, dalle chiusure che sono in me,
dal superfluo che posseggo, dalle stupidità che inseguo,
dalla superficialità che è in me, dall’angoscia che mi impedisce di gioire,
dalla voglia di prevalere, dalla fretta che disumanizza.

2. Aprimi, o Dio:
all’attenzione,
alle gioie dell’amore,
alla tenerezza dei sentimenti, alla voglia di vivere,
alla fiducia verso di Te,
alla condivisione dei Tuoi doni, alla speranza di un mondo altro,
al coraggio di nuove scelte, alla valorizzazione dei talenti che sono in me,
alla ricerca della felicità, al perdono vicendevole,
alla nonviolenza come stile di vita, alle relazioni calde e sincere.

1. Ti vogliamo benedire, o Dio di Gesù, per il dono della Tua parola che ci invita, ci risveglia, ci scalda, ci rimette in cammino dopo ogni fermata e dopo ogni stanchezza.

2. Ti vogliamo benedire, o Dio di tutto il mondo, perché non ci lasci pigramente sonnecchiare nel letto dell’autocompiacimento o dell’indifferenza, ma ci parli di cambiamento e di conversione.

1. Insegnaci a gettare la vita nel solco, a coltivare e irrigare i giardini del futuro. Ma anche in questo oggi Ti benediciamo con gioia, perché continui a riversare nel mondo fiumi di felicità.

2. Liberaci, o Dio dell’amore e della libertà, da ogni chiusura e da ogni preconcetto. Insegnaci a riconoscere le finestre aperte, prima di fermarci davanti alle porte chiuse.


MEMORIA DELLA CENA
T. Gesù era a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Egli era ben consapevole della congiura che si stava organizzando contro di lui e il suo cuore faceva i conti con la paura. Voleva lasciare ai suoi amici e alle sue amiche, in quella sera e in quella cena di intimità, qualcosa di più di un ricordo, di un segno. Sulla mensa c’erano pane e vino. Gesù alzò gli occhi al cielo e, dopo aver benedetto il nome santo di Dio, prese il pane, lo spezzò, lo divise dicendo: “Prendete e mangiate. Questo pane condiviso sia per voi il segno della mia vita. Quando farete questo, lo farete in memoria di me, di ciò che ho fatto e detto”. Poi prese la coppa del vino e disse: “Questo calice sia per voi il segno di un’amicizia che Dio continuamente rinnova con tutta l’umanità, con tutto il creato”.


G. PREGHIERA DI COMUNIONE


COMUNIONE


PREGHIERE SPONTANEE


BENEDIZIONE FINALE


1. “Figlio mio, figlia mia: non sopportare più i faraoni, non erigere muri nel tuo cuore, guardati dagli idoli e ama la vita.

2. Cammina al mio cospetto. Ricordati della mia parola, tienila davanti ai tuoi occhi: riponila con cura nel tuo cuore e sia per te il cibo del cammino”.

1. O mio Dio, accompagnami nel cammino, tienimi libero dagli idoli: ho bisogno della Tua mano.

2. Accompagna le persone che zoppicano, che cadono, che non sanno dove aggrapparsi

T. “Figlio mio, figlia mia: ti darò la mia mano, ma tu ricordati di porgere la tua là dove si lotta, dove si prega, là dove si costruisce fraternità e sororità.
Non sono il Dio soltanto tuo, sono il Dio dell’umanità e del mondo”.

Per la Comunità Cristiana di Base di Pinerolo via Città di Gap
(canone tratto da “Preghiere eucaristiche”, vol.2, p.158-161)
Manuela Brussino
8 novembre 2026

martedì 3 novembre 2026


IL 4 NOVEMBRE NON E’ 

LA NOSTRA FESTA

SCUOLA E UNIVERSITA’ 

NON SI ARRUOLANO.

DISERTIAMO!

NO A GENOCIDIO, RIARMO 

ED ECONOMIA DI GUERRA


da Il Fatto Quotidiano del 29/07/2026

Il Paese dei mediocri non può ricordare i moniti di Berlinguer

di Paolo Ercolani


È piuttosto eloquente il fatto che la nostra epoca, in cui ci si inventa una giornata mondiale per ogni stupidaggine à la carte e si celebrano anniversari su episodi di un’idiozia sesquipedale, ha dimenticato la celebre intervista di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari nell’estate di 45 anni fa (1981). Lì il segretario del PCI denunciava l’emergere della “questione morale”, riferendosi tanto al degrado della cultura individuale, quanto a quello della prassi sociale, in special modo a opera dei partiti, accusati di “occupare lo Stato” e piegare le istituzioni a interessi di corrente e di potere, invece che orientarle al bene comune. Se il politico pensa alle prossime elezioni, mentre lo statista si preoccupa delle prossime generazioni, non v’è dubbio che ci si trovasse di fronte alla lungimiranza di uno degli ultimi (e rari) statisti del nostro sciagurato Belpaese.

Oggi una esponente della galassia che discende da quella tradizione di sinistra – l’europarlamentare Ilaria Salis – è stata prima sottratta politicamente a un processo all’estero in cui era accusata di gravi violenze fisiche e poi condannata a risarcire con 30 mila euro due collaboratori licenziati ingiustamente. Spetta alla magistratura fare chiarezza. Ma il dubbio di trovarsi di fronte all’ennesimo caso di un’esponente della sinistra radicale (si veda alla voce Soumahoro) molto efficace nella difesa formale dei diritti civili, pressoché latitante in quella dei diritti sociali ma, in compenso, velocissima nella tutela dei propri interessi personali, è decisamente forte. In questi giorni abbiamo letto anche della condanna definitiva subita da Roberto Saviano per aver letteralmente copiato alcuni articoli in capitoli del celebre libro Gomorra. Un’altra figura di primo piano, nella presunzione di superiorità morale, nella difesa di categorie discriminate o sfruttate, che però non si è fatta scrupolo alcuno nel venire meno al primo comandamento deontologico della sua professione: l’originalità di quanto si scrive. “Chi non può razzolare male, predica bene”, scriveva Nietzsche per criticare l’ipocrisia di certi moralisti. Ma nel nostro tempo sciagurato non ci facciamo mancare nulla e le figure che predicano meglio sono anche quelle che razzolano male, con la medesima superbia.

Stendo un velo penoso sugli esponenti dell’attuale governo che quotidianamente ci regalano perle di ministri della Repubblica (sottolineo: ministri) pronti a mostrare tutta la propria ignoranza crassa rispetto alle norme basilari della giurisprudenza, dell’economia e dio solo sa di che altro (pensiamo a Salvini che vuole candidare l’interdetto Roggero, o a Tajani convinto di “prenotare” i fondi europei Safe). Questo fa parte di un altro degrado etico del nostro Paese, ormai in voga da anni e di cui i nodi sono arrivati al pettine: la mortificazione del merito a fronte della promozione della mediocrità. A ogni livello, a cominciare da quello accademico (di cui mi intendo maggiormente), i posti sono riservati a raccomandati, cooptati, amanti e portaborse di varia natura, il cui unico e comune denominatore è la mediocrità: la dote con cui stiamo sfasciando un intero Paese (si veda il bel libro di Alain Deneault, La mediocrazia, scritto ormai più di dieci anni fa e subito dimenticato da una classe intellettuale largamente colpevole). Se ripenso ai grandi libri di etica dei filosofi rivolti ai propri figli e discepoli (da Aristotele a Fernando Savater), il dubbio mi sale forte e atroce. Oggi chi insegnasse ai giovani il Bene comune, la Giustizia, il rispetto delle regole e degli altri li condannerebbe a essere sbranati, perché viviamo in un mondo “schiacciato dagli abusi di potere”, come declamava il maestro Battiato.

“Gli italiani vanno in guerra come se fosse una partita di calcio e alla partita di calcio come se fosse una guerra”, pare abbia affermato Winston Churchill con ironia tipicamente britannica. Perfino nel calcio stiamo dando il peggio, richiamando alla guida della Nazionale un signore che se n’era andato con disprezzo della maglia ed esclusivo interesse per la pecunia. Al di là di tutto, quella partita di calcio (o di qualunque altra cosa) di cui parlava il primo ministro inglese la stiamo perdendo. E con sommo disonore.


da Il Manifesto del 23/09/2026

La Linke fa paura, tra espropri e accuse di antisemitismo 

di Sebastiano Canetta


Appena due giorni dopo aver conquistato il Municipio Rosso la Linke è già nel mirino di tutti gli altri partiti. Il primo a sparare ad alzo zero è il cancelliere Friedrich Merz, deciso a smontare con un’apposita legge anti-esproprio il piano della Sinistra di «socializzazione» degli alloggi di proprietà dei colossi grandi immobiliari annunciato dalla sindaca in pectore di Berlino, Elif Eralp.

I SECONDI SONO I VERDI seguiti a stretto giro dalla Spd; entrambi pronti ad accodarsi alle infamanti accuse di «antisemitismo» rivolte al partito della sinistra per la sua presunta vicinanza all’ala ultra-radicale della galassia pro-pal, spiccate dalla Cdu, dal Consiglio centrale degli Ebrei e dall’ambasciatore israeliano in Germania.

E tutti insieme all’unisono battono il chiodo della criminalità organizzata dopo che – oltre alla foto di un membro del clan maafioso Rummo presente alla festa post-voto della Linke a Neukölln – è spuntata anche aa chat tra il deputato della Linke Ferat Kocak e Firas Remmo, figlio del boss dell’omonima famiglia.

Così Elif Eralp ma anche i co-leader nazionali della Sinistra, Luigi Pantisano e Ines Schwerdtner, sono costretti a trincerarsi in difesa. Viene affidata al capogruppo parlamentare, Sören Pellmann, la replica sul tema più preoccupante per l’aspirante sindaca di Berlino che ha incentrato la campagna elettorale sullo slogan «parlare con tutti» ma con tutt’altre intenzioni.

«Kocak ha temporaneamente sospeso le sue funzioni parlamentari. Si ritirerà dalla commissione Interni del Bundestag in attesa che venga fatta piena luce sul suo caso» fa sapere il capogruppo della Linke, Sören Pellmann, senza la minima idea di come potrà andrà a finire: «Aspettiamo, vedremo». Sempre per tutelare il partito nelle prossime settimane «Kocak eviterà qualunque apparizione pubblica».

DI CONTRO IL DEPUTATO si difende sottolineando di non conoscere Firas Remmo e di aver risposto al suo messaggio «soltanto per cortesia», tuttavia deve ammettere come «qualunque contatto con persone associate alla criminalità organizzata è ingiustificabile».

E ANCORA KOCAK è il protagonista dell’altro fronte aperto contro la Linke. L’immagine con lui a fianco di un sostenitore del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) diffusa dai media alimenta l’altra grande imputazione alla Sinistra: l’antisemitismo.

Per i Verdi il link è conclamato e il Fplp in Germania è un’organizzazione classificata come gruppo terroristico. A sentire la capogruppo dei Grünen al Bundestag, Katharina Dröge, «il deputato della Linke ha ripetutamente attirato l’attenzione per la sua vicinanza a gente che glorifica il terrorismo, mette in discussione lo Stato di Israele ed è coinvolto in episodi di antisemitismo»; mentre il governatore del Baden-Württemberg, Cem Özdemir, il vicepresidente del Parlamento, Omid Nouripour e l’eurodeputato Sergey Lagodinsky, sempre dei Verdi, lanciano un monito al loro stesso partito: «Nessuna alleanza a Berlino con chi non prende le distanze in modo inequivocabile dall’antisemitismo».

Sullo stesso spartito suonano le note dell’ex segretario Spd e ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, intervenuto ieri in diretta tv per mettere in guardia i socialdemocratici da costruire una coalizione con un partito che tollera la retorica islamica al loro interno». Per Gabriel la visita di Firas Remmo all’evento della Linke «non può essere una coincidenza».

Eralp, si dissocia tagliando corto: «Per antisemitismo e violenza non c’è posto nel mio partito». Ma non basta all’ambasciatore israeliano a Berlino, Ron Prosor, secondo cui la sua vittoria elettorale «rappresenta una minaccia immediata all’esistenza della comunità ebraica nella capitale tedesca. Nella Linke c’è un antisemitismo sfrenato». Tocca a Kerstin Wolter, leader della Sinistra di Berlino, ribattere al diplomatico. «Il diritto di Israele a esistere e la protezione della vita ebraica sono le nostre posizioni ufficiali. Critichiamo apertamente le politiche del governo israeliano, ma questo fa parte delle regole della democrazia».

TUTTO MENTRE contro la Linke spinge anche il cancelliere Merz. Ieri ha annunciato il rapido varo di varare una norma contro l’esproprio delle grandi società immobiliari. Le prime bozze di legge sono già allo studio ai ministeri della Giustizia dell’Interno.


da Il Fatto Quotidiano del 19/09/2026

Le guerre: “La minaccia non è la Russia, ma l’ottusità dell’intellighenzia europea”

Lettera dell’Avv. Stefano De Bosio alla Redazione del Fatto Quotidiano


Caro Direttore, cerco di astrarre dalle passioni del momento. La Russia sovietica (che includeva l’Ucraina, già Rutenia; quest’ultima, guarda caso, non comprendeva i territori, Crimea e Donbass, oggi “occupati”), con Yalta, si era incamerata parte dell’occidente, incluse le più importanti città, fino al 1918, dell’austria-ungheria (Praga e Budapest) e della Prussia (Lipsia, Berlino). Nel 1956 e 1968, rispettivamente, i cittadini ungheresi e boemi si ribellarono al giogo e l’esercito sovietico occupò il cuore dell’Europa centrale. Nessuna reazione da parte dell’occidente. Nessuna minaccia di guerra. Nel 2022 l’esercito della Russia (ormai non più sovietica ma capitalistica), a parte un diversivo iniziale volto a far spostare a nord l’esercito ucraino, occupa una parte dell’ucraina che era stata anche formalmente russa fino agli anni Cinquanta (Crimea), storicamente russa e “sovietica” fino al 1991, salvo alcuni lontani periodi di feroce occupazione turca. L’occidente, e l’Unione europea, dunque, non si sono sollevati quando la Russia ha invaso militarmente il cuore dell’occidente, ma si sollevano quando la Russia cerca di riprendersi con la forza un territorio sostanzialmente russo (dal punto di vista culturale, economico e storico) e semmai, guardando alle minoranze, più turco che ucraino.

Si tratta di schizofrenia? La spiegazione secondo

me è la seguente: esiste un pensiero regressivo (costitutivo della cosiddetta “Intellighenzia” occidentale, che i nostri “giornaloni” e oggi la Commissione europea impersonano, sia pure con le dovute eccezioni), che più o meno consapevolmente, favorisce ciò che distrugge la nostra civiltà (relativamente) aperta. Lo Stato sovietico (rimasto stalinista) era distruttivo per la nostra civiltà. Dunque il pensiero regressivo ha accettato se non favorito l’espansione militare di esso, nel cuore dell’occidente. Lo stesso pensiero regressivo favorisce l’assetto statuale ucraino, che è riuscito, dal 1991 al 2022, a rendere l’Ucraina lo Stato più povero (PIL pro capite) dell’Europa, persino più della Moldavia: trionfo degli oligarchi, Stato debolissimo in balia di bande, distruzione della capacità industriali, nazionalismo, minoranza calpestate, iper-regolamentazione. Non che la Russia sia un paradiso, ma sicuramente, nello stesso periodo, è migliorata – e di molto – rispetto ai tempi sovietici e, sia pure sotto una dittatura, è comparativamente “aperta” e prospera. Dunque, il pensiero regressivo mira a “ucrainizzare” la Russia, allo stesso modo in cui, negli anni 50-60-70 avrebbe “sovietizzato” tutta l’Europa, se avesse potuto. Se poi riesce a scatenare una guerra con la Russia, fa ancora prima.

A me pare che, purtroppo, il comportamento dell’”intellighenzia” europea sia, dunque, dal 1956 (ma sarebbe meglio dire del 1914) a oggi, coerente nella pervicace ricerca della distruzione del mondo.

Come salvarsi? Fare il contrario esatto di quanto raccomandano i “giornaloni” e/o Von der Leyen & C.