da Pressenza del 04/10/2026
ISDE Italia: “prevenire la guerra è prevenzione primaria di danni alla salute”
di Giovanni Caprio
La guerra non rappresenta soltanto un problema politico, militare o umanitario: è uno dei più gravi determinanti evitabili di morte, malattia, disuguaglianza e distruzione ambientale.
Da questa considerazione prende le mosse il nuovo documento di posizione della sezione italiana dell’Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente (ISDE Italia).
Intitolato La prevenzione della guerra è prevenzione primaria dei danni alla salute, il documento propone di osservare i conflitti bellici anche attraverso la ‘lente’ della sanità pubblica.
Le conseguenze dei conflitti bellici, infatti, vanno molto oltre le vittime direttamente provocate dalle armi. Sono anche
- la distruzione dei sistemi sanitari e delle infrastrutture civili
- l’interruzione delle cure
- la fame
- le migrazioni forzate
- i traumi psichici
- l’impoverimento
- la disgregazione delle reti sociali
che durano per anni e coinvolgono anche le generazioni successive.
ISDE sottolinea anche la dimensione ambientale dei conflitti bellici:
- contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo,
- distruzione degli ecosistemi e della biodiversità,
- produzione di macerie e rifiuti pericolosi,
- compromissione delle risorse essenziali per la salute delle popolazioni.
A questo si aggiungono le emissioni climalteranti legate alle attività militari, ai combattimenti, alla distruzione delle infrastrutture e alla successiva ricostruzione.
Il documento richiama le stime del Conflict and Environment Observatory (CEOBS) e dell’associazione Scientists for Global Responsibility (SGR) secondo cui l’insieme delle forze armate mondiali e delle relative filiere sarebbe responsabile di un’impronta pari a circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra.
ISDE precisa però che si tratta di una stima dell’intero settore militare, non delle sole guerre in corso, e che il dato non comprende pienamente le emissioni dei combattimenti, delle distruzioni e della ricostruzione.
Da qui la richiesta di una rendicontazione pubblica, trasparente e comparabile delle emissioni delle forze armate e, nei limiti in cui sia scientificamente possibile stimarle, di quelle associate ai conflitti.
Uno dei punti centrali del documento riguarda il concetto stesso di sicurezza. Se la guerra produce malattia e morte, sostiene ISDE, diplomazia, prevenzione dei conflitti, controllo degli armamenti, non proliferazione delle armi e disarmo possono essere considerati anche strumenti di prevenzione sanitaria.
Particolare attenzione viene riservata al disarmo nucleare e alla necessità di considerare, accanto alle minacce militari, anche crisi climatica, pandemie, insicurezza alimentare e idrica, povertà, disuguaglianze e degrado degli ecosistemi.
Il documento affronta esplicitamente anche il rapporto tra diritto alla difesa e prevenzione della guerra: “Aggressione e resistenza non sono equivalenti – ricorda ISDE – Le popolazioni aggredite mantengono i diritti riconosciuti dal diritto internazionale e la resistenza può assumere forme civili e nonviolente ma, nelle condizioni previste dal diritto internazionale, anche forme di difesa armata”.
Per l’associazione, riconoscere questi diritti non è incompatibile con l’obiettivo di impedire che la guerra diventi permanente e che l’escalation militare venga considerata l’unica strada disponibile.
La priorità deve rimanere la protezione dei civili, dei bambini, dei feriti e dei malati, degli operatori sanitari e delle strutture e infrastrutture sanitarie indispensabili alla sopravvivenza delle popolazioni.
Nel proprio documento, ISDE formula una serie di richieste alle istituzioni italiane, europee e internazionali, tra cui:
- valutare e rendere pubblici gli impatti sanitari, ambientali, climatici e sociali delle politiche militari;
- rafforzare diplomazia preventiva e mediazione;
- rilanciare politiche multilaterali di controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione;
- valutare il costo-opportunità delle spese militari rispetto agli investimenti in salute, istruzione, ricerca, riduzione delle disuguaglianze e politiche climatiche.
Inoltre, ISDE chiede
- maggiore trasparenza nei rapporti fra decisori pubblici e industria degli armamenti,
- una tutela effettiva dell’obiezione di coscienza secondo gli standard internazionali,
- la protezione delle infrastrutture civili e sanitarie,
- un rafforzamento della tutela dell’ambiente durante e dopo i conflitti.
2026 – Guerra, salute e ambiente
La parte conclusiva del documento chiama direttamente in causa il mondo sanitario.
Secondo ISDE, la medicina non può limitarsi a curare le vittime: medici, ricercatori e istituzioni sanitarie hanno anche il compito di studiare, documentare e comunicare le conseguenze dirette e indirette dei conflitti e contribuire alla loro prevenzione.
Per questo l’associazione propone sistemi indipendenti di sorveglianza degli effetti dei conflitti su mortalità, malattie, salute mentale, salute materno-infantile, sistemi sanitari, ambiente e clima, insieme a un maggiore coinvolgimento delle istituzioni sanitarie e delle società scientifiche nella valutazione degli impatti delle politiche che possono aumentare il rischio di conflitto.
Il messaggio finale sintetizza l’impostazione dell’intero documento: non una calamità naturale, bensì il ‘prodotto’ di “decisioni, condizioni e processi umani”, la guerra può essere “oggetto di prevenzione”.
Per ISDE pace, prevenzione dei conflitti, disarmo, tutela dell’ambiente e del clima, sicurezza umana e libertà di coscienza rientrano tutti in una prospettiva di prevenzione primaria.