Gli studenti di Gaza sbarcano a Roma. Strada verso il futuro
Sara Awad- Il Manifesto 18/9
«Qui le persone vivono normalmente. Noi non viviamo a Gaza». Adnan Al Faraa era appena arrivato a Roma quando ha pronunciato queste parole. Dopo mesi di attesa a Gaza, lo studente palestinese è finalmente riuscito a raggiungere l’Italia, dove potrà proseguire gli studi lontano dalla distruzione e dall’incertezza che ha vissuto a casa sua. Per lui e per altri 23 studenti palestinesi, l’arrivo all’aeroporto di Roma ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo. Ad attenderli c’erano alcuni professori delle università italiane, pronti ad accoglierli mentre arrivavano per iniziare i loro studi a Sassari, Pisa, Palermo, in Basilicata, alla Sapienza e a Ferrara.
GLI STUDENTI aspettavano di essere evacuati dal novembre 2025. Il loro viaggio verso l’Italia è arrivato dopo mesi di incertezza e dopo un lungo percorso per uscire da Gaza, che ha incluso anche il passaggio attraverso la Giordania prima di raggiungere Roma. Sono andata all’aeroporto di Roma per accoglierli perché seguivo la loro vicenda fin dall’inizio. Dopo mesi trascorsi a seguire i loro tentativi di lasciare Gaza, incontrarli di persona è stato un momento molto emozionante, soprattutto perché anch’io ero una di loro a Gaza: sento sulla mia pelle il dolore che stanno vivendo.
«SALAM, SARA. Finalmente siamo qui», ha detto una delle studentesse dopo essere arrivata. Aveva ricevuto una borsa di studio per frequentare un corso di laurea all’Università di Sassari. «Non riesco a credere ai miei occhi. Dove siamo?», ha detto un altro studente mentre si guardava intorno. Sono arrivati esausti. Alcuni sembravano sopraffatti da ciò che li circondava e cercavano qualcosa di familiare, qualcosa che ricordasse loro casa: qualcuno che parlasse arabo, una bandiera palestinese o qualsiasi altra cosa potesse restituire loro un senso di appartenenza. Sono cinque ragazze e 19 ragazzi. Hanno lasciato genitori, fratelli, sorelle e persone care che continuano a vivere in condizioni straordinariamente difficili. Hanno scelto una strada verso la sicurezza e o la possibilità di proseguire gli studi, pur sapendo che molte delle persone che amano sono rimaste indietro. All’aeroporto di Roma li aspettavano i loro professori, pronti ad accogliere le ragazze e i ragazzi che, durante i mesi trascorsi tra bombe, fame e distruzione, continuavano a inviare email.
SETTEMBRE segna l’anniversario della prima evacuazione di studenti palestinesi da Gaza verso l’Italia. Il primo gruppo arrivò il 30 settembre 2025 e oggi l’Ambasciata italiana ha riaperto le porte a un altro gruppo di ragazze e ragazzi, offrendo loro la possibilità di proseguire la propria formazione. È la decima evacuazione di studenti palestinesi dalla Striscia verso l’Italia. Quella precedente si era svolta a maggio, rendendo l’arrivo di oggi un altro passo importante nella costruzione di un percorso accademico per studenti la cui istruzione è stata interrotta dal genocidio.
EPPURE, questo arrivo ha messo in luce anche l’incertezza che continua a pesare su un altro gruppo di studenti palestinesi. Stando alle dichiarazioni relative al programma di evacuazione, un numero limitato di studenti dell’anno accademico 2025-26 è ancora in attesa di essere evacuato prima che i propri studi giungano al termine. Allo stesso tempo, gli studenti che hanno ottenuto una borsa di studio per l’anno accademico 2026-27 si trovano ora ad affrontare un nuovo periodo di incertezza: sono stati ammessi a studiare in Italia, ma non sanno quando – o se – potranno lasciare Gaza e raggiungere le università che hanno offerto loro un posto. Per questi studenti, alla gioia per chi è arrivato a Roma si accompagna la paura. Hanno guardato le fotografie e i video dei loro compagni che sbarcavano in Italia, incontravano i professori e iniziavano una nuova vita. Per alcuni, quelle immagini raffigurano un futuro ancora possibile. In altri, hanno suscitato una domanda dolorosa: «Sarò io il prossimo?». «Datemi qualsiasi soluzione. Ci posso provare», mi ha scritto una studentessa del gruppo 2026-27 dopo aver visto i volti felici dei colleghi a Roma. Il suo messaggio racchiude tutta l’incertezza di coloro che hanno ottenuto una borsa di studio ma rimangono intrappolati a Gaza. La borsa di studio ha aperto loro una portasul futuro, ma raggiungere quel futuro dipende ancora da una via di evacuazione su cui non hanno alcun controllo.
IL NUMERO complessivo degli studenti provenienti da Gaza che oggi vivono in Italia è di 254. Ognuno di loro conduce qui una vita diversa dopo il genocidio. Ma tutti condividono lo stesso dolore: la separazione dalle proprie famiglie in un’età così giovane. Ieri, all’aeroporto, dagli studenti in arrivo emanava una forma di dolore bellissima – una sorta di commedia nera. Due fratelli, Tarek e Fares Al Faraa, si trovavano già in Italia dalla terza tornata di evacuazioni, avvenuta a dicembre, e ieri hanno potuto ricongiungersi alla sorella Hala, per condividere insieme questa difficile esperienza. «Facciamo una videochiamata ai nostri genitori, cerchiamo di tranquillizzarli», ha detto Fares, collegandosi in video con la sua famiglia a Gaza non appena Hala è arrivata. Questa famiglia ha mandato tutti i propri figli in Italia, in un luogo sicuro, perché potessero studiare – e per sentirne la mancanza ogni giorno, senza avere la possibilità di incontrarli. Una storia fra decine di altre. È per questo che le ragazze e i ragazzi arrivati in Italia spesso dicono: «Sopravvivere è soltanto un’altra guerra, una guerra silenziosa».