domenica 26 aprile 2026

O DIO, LA TUA PAROLA

 

O Dio, Tu parli ancora!

La Tua Parola è come rivolo d'acqua

tra i sassi del torrente,

come volo d’aquila nel cielo,

come una stella nella notte.

Tu sei il Dio,

che spesso si nasconde nella povertà delle cose

e non Ti imponi all'attenzione di nessuno.

Tu stai alla porta delle nostre vite e dei nostri cuori

e bussi

con dolce e pressante insistenza.

Fa’ che il nostro orecchio

senta il fruscio dei Tuoi passi

e che il nostro cuore

sia quello di una sentinella.

Riempici di gratitudine

per il dono della Tua Parola

e fa' che in essa incontriamo la persona vivente di Gesù.

Innaffia Tu, o Padre,

l'alberello della nostra speranza

e fa’ che porti frutti di gioia,

di fortezza, di perseveranza.

Tu sai, o Padre,

quali sono i tasti scordati e afoni del nostro cuore:

alimenta in noi la sete della Tua Parola,

acqua di vita.

Brilli sulle nostre vite il Tuo intramontabile sorriso,

o Padre,

e stia sempre davanti a noi il più grande dono

che Tu ci hai fatto:

Gesù, Tuo figlio e nostro fratello.

Possano tutti gli uomini e le donne della terra

trovare nelle sue scelte di vita e nel suo messaggio

una sorgente di senso,

di giustizia,

di voglia di vivere.

 

da OLIO PER LA LAMPADA,

2004, Franco Barbero

 


Orrore…

da Adista del 21/03/2026

Dal Venezuela all’Iran: il “regime change” per impedire il declino dell’egemonia statunitense


Se Gaza è stata il laboratorio per eccellenza del nuovo (dis)ordine internazionale, la sperimentazione ha funzionato perfettamente. Mentre il genocidio palestinese non si ferma - con l'unica differenza che ora avviene nel silenzio totale del mondo (e chi critica Israele rischia persino una denuncia per antisemitismo) - il diritto internazionale, di cui Trump ha dichiarato di non aver bisogno, è diventato carta straccia sotto l'azione di quelli che Raniero La Valle definisce come <<due assassini seriali, uno dei quali, Trump, agisce a titolo personale>>, in Venezuela come in Iran, <<senza alcun controllo del Congresso e neanche consenso dei suoi stessi seguaci, e l’altro, Netanyahu, sulla spinta di una intenzione di debellare l’Iran personalmente perseguita da quarant’anni>>. Il risultato, spiega La Valle, è che ora <<le guerre si fanno non più per qualche conquista, ma per cambiare il regime politico, “regime change”, dovunque un ordinamento politico al potente di turno non sia gradito>>.

Si fanno ancora, tuttavia, al grido di “Dio lo vuole”. Se ufficiali di alto rango hanno dichiarato che la guerra contro l’Iran fa parte di un piano divino; se il vice capo dello staff della Casa Bianca Dan Scavino ha condiviso un video in cui Trump è seduto nello Studio Ovale mentre leader religiosi evangelici pregano per lui; se l’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee ha dichiarato che sarebbe giusto se Israele prendesse tutto il Medio Oriente perché si tratta di un <<diritto biblico>>; se il Segretario alla Guerra Pete Hegseth si è tatuato sul petto il motto dei crociati “Deus vult”, David Brooks e Jim Cason ricordano su La Jornada del 5 marzo come il presidente degli Stati Uniti ripeta da mesi <<che le battaglie di questa amministrazione sono parte di una “guerra santa”>> e che la sua sopravvivenza al tentativo di assassinarlo durante la campagna elettorale <<era “un segno di Dio” per guidare il grande e sacro sforzo di “rendere di nuovo grande l’America”>>.

Che poi, come evidenzia l'analista e scrittore Rafael Poch, è lo sforzo di <<impedire militarmente il declino dell'egemonia americano-occidentale nel mondo, minacciata principalmente dalla crescente potenza della Cina>>. Cosicché <<ciò a cui stiamo assistendo Ion Iran, Ucraina e Venezuela è, in termini generali, un’unica e medesima guerra>>.

Alcune <<gemme>> dal libro biblico di Siracide

La sapienza

<<Lotta per la verità fino alla morte; 

Dio, il tuo Signore, lotterà con te.

Non essere all’avanguardia nelle idee 

e fiacco nell'azione>> 

(Sir.4,28). 

<<Se trovi una persona sapiente, 

corri da lei fin dalle prime ore del mattino, 

fino a consumare i gradini della sua porta>> 

(Sir. 6,36).

<<Non essere insaziabile, sempre alla 

ricerca di ogni godimento, 

e non avventarti su ogni ghiottoneria, 

perché, se mangi troppo, ti ammali 

e, se sei ingordo, avrai delle coliche; 

l’ingordigia ha portato molti alla tomba 

mentre, se ti controlli, allunghi la vita>> 

(Sir. 37,29-31).


I profeti

<<Dalle tombe dei dodici profeti

rifiorisca una nuova primavera,

perché essi hanno consolato Israele,

l’hanno salvato infondendogli speranza>>

(Sir. 49,10).

<<E sorse Elia, il profeta;

egli era come il fuoco

e la sua parola bruciava

come una fiamma>>

(Sir. 48,1).


Un discepolo da ricordare…

da Rocca del 01/04/2026

La voce libera di Aldo Antonelli

di Tonio Dell’Olio


Difficile paragonare Aldo Antonelli a un'altra presenza socio-ecclesiale con quello stesso carisma. Prete abruzzese, intellettuale inquieto e appassionato, Aldo è stata una di quelle rare figure capaci di tenere insieme la radicalità del Vangelo e la responsabilità della parola pubblica. Non ha mai scelto la strada della prudenza accomodante. Ha preferito, piuttosto, quella della franchezza evangelica, anche quando ciò significava esporsi, disturbare, andare controcorrente. Il suo ministero sacerdotale è stato attraversato da una fedeltà ostinata ai poveri e alle vittime delle ingiustizie. Al vescovo che lo aveva richiamato per aver detto pubblicamente di essere marxista rispose che lui adottava Marx come analisi di comprensione della realtà. A quel punto il vescovo gli rimproverò a muso duro l'inconciliabilità dell’ateismo comunista con la fede cristiana. Aldo, seccato gli rispose: “Eccellenza ma se lei ha bisogno dell’idraulico lo preferisce credente o ateo? Ecco, di fronte alla competenza di un metodo e un sogno come quello comunista che condivido, a me non interessa la professione di fede”. Coi tempi che corrono si direbbe che oggi Aldo sarebbe fuori dalla storia! Il Vangelo, per lui, non era un testo da commentare ma una parola da incarnare nella storia. Per questo la sua predicazione e i suoi interventi pubblici non hanno mai cercato l'applauso facile: erano piuttosto una provocazione, talvolta scomoda, sempre radicata nella coscienza cristiana. In questo orizzonte si colloca anche il suo impegno con Libera, l'associazione fondata da Don Luigi Ciotti per contrastare le mafie e promuovere una cultura della legalità. Denunciare le strutture del male, ricordava spesso, è parte integrante dell’annuncio cristiano. E non diceva nulla che non fosse dimostrato da fonti certe e citazioni. Amava studiare, discutere, interrogare la realtà senza sconti. La sua parola - nelle omelie, negli articoli, negli incontri pubblici - aveva la forza di chi non teme di chiamare le cose con il loro nome. In un tempo in cui la prudenza ecclesiastica tende spesso a smussare i conflitti, Aldo ha scelto di restare fedele alla paremia evangelica: quella libertà interiore che permette di dire la verità anche quando è scomoda. Un giorno che ci eravamo trovati per lavorare a un progetto, ricevemmo la visita di un vescovo, peraltro giovane e aperto. Non fece in tempo ad entrare che Aldo prese a rivolgergli rimproveri perché qualche tempo prima aveva promosso una processione religiosa per invocare il dono della pioggia. "Tu favorisci una mentalità pagana e l'idea di una religione scaramantica e superstiziosa” - diceva. Il vescovo argomentava circa la necessità di immergersi nella cultura di un popolo e camminare con esso, ma Aldo restava graniticamente legato allo scoglio del suo pensiero. E di queste prese di posizione di cui sono stato diretto testimone potrei citarne a decine. La stessa passione per la parola e per il pensiero si è espressa anche nelle sue numerose pubblicazioni. Tra le più recenti spicca Altro da pensare e oltre il già fatto, pubblicato con Rocca Libri, un lavoro che raccoglie riflessioni maturate nel dialogo con il nostro tempo e con le sue ferite sulle pagine di questo quindicinale. Anche lì si ritrova il tratto che lo ha sempre contraddistinto: una fede inquieta, capace di interrogare la politica, la società e la stessa comunità ecclesiale. Don Aldo Antonelli è stato tutt'altro che un uomo accomodante. E’ stato, piuttosto, un prete che ha preso sul serio il Vangelo fino in fondo. Per questo la sua voce continuerà a risuonare anche ora che si è spenta: come un invito a non addomesticare la fede e a non tacere davanti alle ingiustizie della storia. Perché il Vangelo, quando è annunciato con verità, non consola soltanto: inquieta, provoca e apre strade nuove.


da Confronti di Aprile 2026

SUD ABBANDONATO

di Donato Di Sanzo (ricercatore di Storia all’Istituto di Studi sul Mediterraneo)


Mentre in Medio Oriente infuria una guerra potenzialmente disastrosa per l’intero pianeta, i temi di politica interna italiana passano (comprensibilmente?) in secondo piano. Si è abbassata l’attenzione, ad esempio, sulle questioni legate all’impoverimento e all’abbandono del Mezzogiorno, che, attraverso le immagini della terribile frana di Niscemi, si erano recentemente riproposte al centro del dibattito pubblico. 

Il letterale sgretolamento di un pezzo di profondo Sud Italia, infatti, aveva sollecitato riflessioni e considerazioni soprattutto in merito all’intreccio tra dissesto idrogeologico e altre dinamiche negative, relative al contesto socio-economico meridionale, come le difficoltà delle attività produttive, il taglio dei servizi, la disoccupazione, lo spopolamento, la glaciazione demografica. Il quadro è, dunque, caratterizzato da tendenze e fenomeni che, in effetti, proprio osservando la vicenda di Niscemi e i suoi sviluppi, non si fatica a connettere alla dura raffigurazione di un Mezzogiorno abbandonato, in particolare per ciò che concerne due importanti declinazioni dell’abbandono. 

La prima è, inequivocabilmente, quella che riguarda la politica. La coesione tra i diversi territori della penisola sembra essere significativamente scomparsa dall’agenda del governo e il Sud è diventato il terreno su cui sperimentare la propaganda in merito a opere dal futuro incerto e dalle dubbie utilità e opportunità (su tutte, il ponte sullo Stretto di Messina). Oltretutto, i dati sull’impiego di risorse per il risanamento del territorio e per il miglioramento dell’ambiente – oltre che per l’efficientamento delle reti infrastrutturali e di trasporto – raccontano che la predisposizione di fondi e finanziamenti è più legata ad azioni post-emergenziali che a un disegno di politica di lungo periodo. Tutto ciò mentre i primi bilanci sulla reale efficacia degli interventi realizzati attraverso il Pnrr non lasciano ben sperare. 

La smobilitazione della discussione sul Mezzogiorno da parte della politica, tuttavia, è solo la prima delle due questioni che raffigurano l’immagine di un Sud abbandonato. Esiste, infatti, anche un abbandono forse più silenzioso, ma non meno importante per la definizione dei destini di una parte consistente dell’Italia. È quello che ha come protagonisti le migliaia di meridionali che decidono di lasciare i loro territori di origine in maniera sempre più definitiva. La ricerca scientifica sta ampiamente documentando le dimensioni quantitative e le caratteristiche qualitative di un fenomeno che sta investendo soprattutto le aree interne e che, per le sue proporzioni, è stato paragonato a uno tsunami demografico. 

Nell’ultimo ventennio, il Sud della penisola italiana ha visto scomparire più di un milione di residenti, mentre si stima che le regioni meridionali potranno perdere fino a 8 milioni di abitanti entro il 2080. Dal punto di vista più qualitativo, recentemente, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), oltre a riproporre una allarmante rappresentazione dell’abbandono del Mezzogiorno da parte degli under 35, ha fotografato anche il fenomeno dei cosiddetti “nonni con la valigia”, ovvero quegli anziani che, pur non cambiando residenza, si spostano definitivamente nelle regioni del Centro-Nord per ricongiungersi con figli e nipoti precedentemente emigrati. Il loro numero sarebbe raddoppiato tra il 2002 e il 2024, non solo per ragioni riconducibili alla difficoltà di accedere, nell’Italia meridionale, a servizi di cura adeguati, ma anche per motivazioni varie, riguardanti la ricostituzione dell’unità familiare nei luoghi di destinazione. 

Si tratta di dati e informazioni che testimoniano come ormai non sia possibile parlare di Mezzogiorno senza ricorrere alla categoria dell’abbandono. Oltretutto, per chi resta si configura la difficile condizione di vivere in luoghi sempre più deprivati, dove talvolta si pongono veri e propri problemi legati al godimento del diritto a una qualità della vita dignitosa. Un Sud abbandonato è la spia di un Paese fondamentalmente non coeso e le conseguenze economiche disastrose della guerra in corso non possono che contribuire ad aumentare disparità e asimmetrie. 


sabato 25 aprile 2026

da Pressenza del 22/04/2026

Pubblicato, anche in italiano, il report annuale di Amnesty International

Per tutto il 2025 voraci predatori hanno proseguito a demolire l’ordine globale basato sulle regole e braccato i beni comuni globali, portando avanti le loro conquiste per un dominio economico e politico attraverso distruzione, depredazione, repressione e violenza su larga scala.

In un sistema in cui sta dominando la guerra al posto della diplomazia, milioni di persone continuano tuttavia a organizzarsi, a ribellarsi e a resistere; un numero sempre più ampio di stati prende posizione contro le pratiche autoritarie e difende l’ordine basato sulle regole.

Questo è il quadro che emerge dal nostro Rapporto 2026, il più grande lavoro di ricerca sui diritti umani nel mondo.


  • Le condizioni e il trattamento delle persone detenute, sia nelle carceri sia nei centri di detenzione per migranti, hanno destato preoccupazioni circa il ricorso a tortura e maltrattamento.
  • I livelli di violenza contro donne e ragazze sono rimasti elevati.
  • È stata promulgata una legge draconiana che ha indebitamente limitato la libertà di riunione pacifica.
  • Giornalisti e giornaliste hanno subìto minacce, attacchi e sorveglianza.
  • Persistevano gli ostacoli per accedere all’aborto.
  • I tentativi del governo di esaminare le richieste di asilo extra territorialmente in Albania sono stati bloccati dai tribunali.
  • La cooperazione in tema di migrazione con Libia e Tunisia è proseguita nonostante le prove di gravi violazioni dei diritti umani.
  • L’Italia non ha consegnato all’Icc un cittadino libico arrestato in base a un mandato dell’Icc stessa.
  • Quasi sei milioni di persone vivevano in povertà.
  • I cambiamenti climatici indotti dalle attività umane hanno causato migliaia di morti.

Da anni denunciamo la graduale disintegrazione dei diritti umani in ogni parte del mondo, così come l’indebolimento del sistema multilaterale e dei meccanismi per l’accertamento delle responsabilità.

Questo non è solo un altro periodo difficile: è il momento di concentrarci su ciò che deve essere difeso a tutti i costi per il bene dei diritti umani.

“Dato il ritmo e la quantità di cambiamenti senza precedenti in corso, dovremo rivolgerci ancora una volta al potere della nostra fantasia e all’audacia della nostra creatività – commenta la segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, nell’INTRODUZIONE al report – Dobbiamo immaginare una visione trasformata e trasformativa dei diritti umani per il mondo che stiamo diventando, non semplicemente difendere i diritti umani nei termini del mondo che eravamo una volta”.

Mantenendo una tradizione che va avanti dagli anni Ottanta, anche nel 2026 Amnesty International Italia pubblica l’edizione integrale in lingua italiana del Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, quest’anno edita da Roma TR-Epress: “Il Rapporto 2026 – La situazione dei diritti umani nel mondo di Amnesty International valuta gli sviluppi a livello nazionale, regionale e globale su un’ampia gamma di tematiche dei diritti umani. Indica le tendenze globali relative a violazioni nei conflitti armati, repressione del dissenso, discriminazione, ingiustizia economica e climatica e l’uso improprio della tecnologia per violare i diritti umani. Mette inoltre in luce come stati potenti abbiano deliberatamente indebolito il sistema di regole internazionali, ostacolando la soluzione di problemi che colpiscono le vite di milioni di persone”.


da Pressenza del 22/04/2026

L’Unione Europea rifiuta di sospendere l’Accordo di associazione con Israele

di Amnesty International


Amnesty International: “Segno di disprezzo per le vite umane”. Nel Consiglio Affari esteri di oggi, i ministri dell’Unione europea non sono riusciti a concordare alcuna misura concreta, rinviando ancora una volta un’azione significativa. 




W il 25 aprile 

...dalle parole del manifesto nazionale


"È il nostro 25 Aprile 2026, quando, accanto alla Liberazione, celebriamo la vittoria della Repubblica, la conquista del voto alle donne, la nascita dell’Assemblea Costituente. Si avvia la ricostruzione di un Paese diverso da quello fascista, ma anche da quello prefascista, si pongono le basi della Costituzione che fonda la Repubblica democratica sul lavoro e che ripudia la guerra”.  


Buon 25 aprile a tutte/i