lunedì 8 giugno 2026

Una stagione di inverno ecclesiale e teologico


Più caldo di così si muore, ma la nostra chiesa vive un livello di sonnolenza insuperabile, tra libri, convegni, incontri proclamati come novità. La mia personale biblioteca di ben 13.500 libri che ora ho regalato e sono stati collocati in alcune biblioteche dopo averla ricevuta in dono da chi mi ha invitato in questi ultimi 70 anni per un dibattito. Sovente mi capita di incontrarmi piuttosto perplesso nel presentare studi teologici, elaborazioni dogmatiche o versioni pastorali a me molto note da almeno 50 anni: il periodo in cui in Giappone, Olanda, India, Portogallo conobbi dei maestri di vita e di profondità intellettuale che oggi mi stupisce nel leggere autori o editori che presentano le loro opere come novità che io conobbi nel periodo dal 1966 mentre elaboravo qualcosa di significativo ora spesso venduto come novità.

Adesso a volte mi fa soffrire questo vendere per novità ciò che per molti di noi è stato il frutto di un lavoro di studio e ricerca intensissimo durato più di 50 anni, un periodo che fu una vera fioritura teologica e pastorale in atto in parecchie situazioni e ambiti ecclesiali.

Viva le novità costruttive non quelle finzioni di novità che oggi abbondano. Poche sono le novità vere e costruttive.

La nostra chiesa non si è un po’ addormentata?


                        don Franco Barbero - 1 giugno 2026


Domani, Mercoledì 3 giugno

I BRACCIANTI UCCISI. PARLA IL SOPRAVVISSUTO

I caporali delle fragole. «Chiedevamo la paga e ci hanno bruciati vivi»

ENRICA RIERA 

Fermate due persone intermediari di una grande azienda in Basilicata. I pm indagano su possibili legami con i clan locali. Caccia alle imprese dove lavoravano. Vannacci: «Il terzo mondo»

Gruppo biblico del martedì, domani 9 giugno


Cari amici e amiche del gruppo biblico del martedì,

domani sera ci incontreremo alle ore 18:00 per leggere il capitolo 16 del Vangelo di Marco. Con questo incontro completeremo la lettura dell'intero libro.

Ci si potrà collegare a partire dalle ore 17:45.

Questo è il LINK per il collegamento:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

A domani.

Sergio

L’Ucraina nell’Ue porta solo guerra e povertà

di Gianfranco Viesti - Ilfattoquotidiano.it - 31/05/2026

L’accelerazione dell’adesione del- l’Ucraina all’Unione europea solleva profondi interrogativi sul presente e sul futuro dell’Europa e di tutti i suoi cittadini.

1) L’Ucraina è in guerra, mentre l’Europa è nata proprio per evitare il ripetersi di conflitti armati. Un elemento fondante che purtroppo molti leader sembrano aver dimenticato negli ultimi tempi. Un ingresso nella Ue prima della fine degli eventi bellici creerebbe una situazione originale e pericolosa: la guerra verrebbe “importata” nel nostro comune territorio. Con parte dell’Ucraina occupata dalle forze russe si verrebbe a creare una grande incertezza sui confini orientali comuni, sulla loro sicurezza e controllo, con conseguenze difficilmente prevedibili.

2) La Ue associa solo paesi democratici. Una questione irrinunciabile, specie in questi tempi di crescita degli autoritarismi. Una circostanza fondamentale negli anni Ottanta, che ha favorito la caduta delle sanguinarie dittature fasciste mediterranee, con una transizione indolore. E che è stata messa duramente alla prova negli ultimi anni in Polonia e in Ungheria: bisogna rispettare principi comuni per poter entrare, ma se poi si chiudono le università o si infrange l’indipendenza dei giudici non ci sono strumenti di intervento. Stando a una pregevole analisi dell’Ispi, l’Ucraina presenta un livello molto basso, e inferiore agli altri candidati, tanto nei livelli di democrazia (Freedom House) quanto nel contrasto alla corruzione (Transparency International).

3) L’Unione è da tempo impegnata nel garantire l’ingresso dei paesi balcanici. Il processo di avvicinamento è stato, anche doverosamente, lunghissimo. Pur con vicende differenziate, questa possibilità è però da anni un punto di riferimento per le classi dirigenti e l’opinione pubblica. Un ingresso accelerato dell’Ucraina potrebbe avere delle conseguenze gravi negli assetti politici di questi paesi, a noi vicinissimi. Non dimentichiamo che cosa erano le coste montenegrine negli anni Novanta.

4) Chiunque entri, non può essere rinviata una profonda riforma delle istituzioni europee, già sotto stress per l’aumento degli Stati membri. Accrescere ulteriormente il numero dei partner conservando gli attuali assetti ne accrescerebbe le difficoltà, specie decisionali. Al di là delle forme, il tema è assai spinoso nella sostanza: si pensi al diritto di veto nelle decisioni all’unanimità. Ma ignorarlo significa correre un rischio elevato di implosione.

5) L’Ucraina è un paese grande e povero, che necessita e necessiterà di prolungati e doverosi interventi. Questo pare incompatibile tanto con l’attuale dimensione del bilancio comunitario quanto con l’atteggiamento prevalente dei paesi cosiddetti frugali, a partire dalla Svezia, che puntano a una sua ulteriore riduzione dal 2028. Diversi partner europei vogliono l’allargamento senza assumersi la responsabilità di assicurare un’adeguata capacità di intervento comunitario: una posizione gretta, miope.

6) Nuove adesioni a bilancio costante sarebbero devastanti per gli europei più deboli. Alle necessità degli ucraini e degli altri “nuovi europei” si farebbe fronte riducendo le politiche, specie per la coesione sociale e territoriale, che sono indispensabili per far sì che tutti i cittadini beneficino dell’Unione. È già avvenuto con il grande allargamento del 2004-2006, con pesanti conseguenze. Avviene oggi con il Commissario Fitto che destina alle più disparate esigenze le risorse della coesione. Una posizione suicida, dato che in molte regioni dell’attuale Europa, le difficoltà economico-sociali e la percezione di distanza e di disinteresse di Bruxelles già si traduce in voti per formazioni sovraniste, antieuropee, sovente di destra estrema. Un vero assist ai nazionalismi.

7) L’ingresso dell’Ucraina – anche se controbilanciato dai molto più piccoli Balcanici – sposterebbe ancora più a Est il baricentro politico ed economico dell’Unione. Questo conta, e molto. È, ancora, ciò che è accaduto con il grande allargamento del 2004-2006; che ha determinato, molto più di quanto fosse prevedibile, una profonda riorganizzazione dell’economia europea, anche per il modello sociale assai diverso dal nostro che si è realizzato in quei paesi. La nascita di un ampio “cuore manifatturiero” a cavallo della vecchia cortina di ferro; di cui ha fatto le spese l’Europa del Sud-Ovest: in modo particolare l’Italia, ma anche la Francia e gli iberici. Si pensi all’industria dell’auto o a quella degli elettrodomestici. Questo implica la necessità di politiche (per la tecnologia, le infrastrutture, l’industria, la coesione sociale) ben più intense di quelle di oggi nelle parti deboli o a rischio della vecchia Europa. Tutto ciò configura rilevanti interessi italiani, che vanno difesi e contemperati con quelli dell’intera Europa. La questione è serissima; merita una discussione attenta; le decisioni possono avere profonde implicazioni a lungo termine.

sabato 6 giugno 2026

da Confronti di maggio 2026

Regno Unito 

Una Comunità Cristiana di Base ha scritto una lettera di solidarietà all’arcivescovo di Canterbury


<<Siamo la Comunità cristiana di base di San Paolo a Roma, parte di gruppi cattolici che, in Italia, propongono una profonda conversione evangelica della Chiesa romana. Noi riteniamo che la decisione della Sua Chiesa di sceglierLa per guidare, come vescova, la diocesi primaziale di Canterbury, sia storicamente e teologicamente ben fondata, anche se altre Chiese La contestano, adducendo motivazioni che, a nostro parere, non sono assolutamente basate sulla Bibbia ma, piuttosto, su radicati, e 

discutibili, presupposti culturali».
«Per questa ragione – continua la lettera – ringraziamo la Church of England per la sua storica decisione che, noi pensiamo, è stata davvero un gesto profetico, ed un Kairos dello Spirito che potrà far riflettere l’intera Ekumene... In un mondo scosso da tremendi conflitti bellici, la Sua nomina alla sede di Canterbury rappresenta davvero un messaggio di pace e di speranza per tutto il pianeta... Siamo sotto lo sguardo misericordioso di Dio, per il quale, come Lei ci ha ricordato nel suo sermon del 25 marzo, citando le parole dell’angelo Gabriele a Maria [Luca, 1, 37], “Niente è impossibile a Dio”». 

Rileva, poi, che l’arcivescova, di fronte alle guerre in atto in Medio Oriente, Ucraina, Sudan e Myanmar, aveva chiesto, sì, «di pregare perché prevalga la pace», subito però aggiungendo: «In un mondo lacerato da conflitti, sofferenze e divisioni, dobbiamo riconoscere il male che esiste molto vicino a casa. Non possiamo non vedere o minimizzare, le sofferenze subite da quanti sono stati feriti da azioni, inerzie e fallimenti delle nostre stesse comunità cristiane». 

E la lettera concludeva: «Lei ha parlato di “una Chiesa che si estende in tutto il mondo, con le nostre Chiese sorelle della Comunione anglicana, come parte della Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, per dar corpo all’amore di Cristo”. Possa il Signore accompagnarLa nel Suo impegnativo ministero episcopale». 


da Confronti di maggio 2026

CINA 

Siglati 19 accordi economici con Madrid 


Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha firmato 19 accordi bilaterali con la Cina e avviato un dialogo strategico, chiedendo a Pechino un ruolo più attivo nelle crisi globali. 

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha rafforzato i rapporti con la Cina durante la visita ufficiale a Pechino del 13-14 aprile 2026, dove ha incontrato il presidente Xi Jinping e firmato 19 accordi bilaterali tra i due Paesi. Come riportato da Euronews, gli accordi riguardano soprattutto cooperazione economica e commerciale – circa una dozzina – con l’obiettivo di ampliare l’export spagnolo verso il mercato cinese, in particolare nei settori agroalimentari come vino, olio d’oliva, prodotti ittici e carne. 

Intese sono state raggiunte anche su energia rinnovabile, infrastrutture, economia digitale, intelligenza artificiale e scambi universitari, mentre i due governi hanno annunciato l’avvio di un “dialogo strategico” permanente su cooperazione economica e dossier globali. 

Sánchez ha invitato Pechino ad assumere un ruolo più attivo nella gestione delle crisi internazionali, in particolare in Medio Oriente, chiedendo un contributo a un «“cessate il fuoco” globale e duraturo». Nel suo intervento all’Università Tsinghua, il premier ha inoltre sostenuto un ordine internazionale multipolare, basato sul rafforzamento del multilateralismo. 

La visita arriva dopo critiche dello stesso Sánchez sugli squilibri commerciali tra Europa e Cina. Il deficit commerciale tra Unione europea e Cina – cioè la differenza tra quanto l’Europa importa da Pechino e quanto esporta verso il mercato cinese – è cresciuto di oltre il 18% nell’ultimo anno. 

Per la Spagna lo squilibrio è ancora più evidente: nel 2025 il deficit con la Cina ha superato i 42 miliardi di euro, rappresentando circa il 74% dell’intero deficit commerciale spagnolo con il resto del mondo. Madrid punta quindi a rafforzare la cooperazione con Pechino, chiedendo al tempo stesso condizioni più equilibrate per le imprese europee.


Questo è il canone per la celebrazione eucaristica di domani preparato da Anna Vallone con la collaborazione di Sergio Speziale.

La celebrazione inizierà alle ore 10:00.

Ci si potrà collegare già a partire dalle 9:45.

Il link per collegarsi è:

meet.google.com/ehv-oyaj-iue

________________________________________________________________________________

Le Resurrezioni


P. Saluto all’assemblea


G.Fratello, sorella,
amico, amica:
è arrivata un'altra domenica.
se Dio bussa
alla porta del tuo cuore,
alla porta della tua casa interiore,
non lasciarlo sull'uscio.
È un Dio debole,
che non si impone,
che non prende possesso,
che non butta giù la porta.
Al più è un Dio che cerca
un po' di ospitalità.
(da Preghiere d’ogni giorno di Franco Barbero)

1. Continua, o Padre, ad essere la nostra resurrezione, risuscitandoci dalle nostre stanchezze sonnolenze e paure, dai nostri tradimenti più o meno camuffati dai nostri smarrimenti, Tu che conosci meglio di noi l’umana fragilità.

2. Soprattutto metti la Tua speranza nei cuori e nelle mani di coloro che gemono nell’oppressione più brutale o che sono dimenticati nel silenzio; apri per loro sentieri di giustizia, di rispetto e di libertà, Tu che sai prendere per mano i deboli e I dimenticati sulla terra. (da Preghiere Eucaristiche vol.2)


LETTURE BIBLICHE

Ezechiele 37, 11-13


11Mi disse: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: «Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti». 12Perciò profetizza e annuncia loro: «Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. 13Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.

Giovanni 11, 32-35; 38-44

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto.
[…]38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Riflessione
La lettura di questi versetti di Ezechiele è sconvolgente. L’ambientazione desolata fa emergere l’effetto del malessere che ci corrode intimamente minando le nostre certezze dissolvendo a poco a poco i nostri sogni. Progressivamente sprofondiamo nell’immobilità e diventiamo incapaci di vedere un futuro. Lo scenario di squallore descritto dal sogno di Ezechiele è dentro di noi. Dopo avere perso tutto possiamo ancora sperare che si risvegli la fiducia e la voglia di ricosruire? Siamo sinceri, questi versetti ci sconvolgono. Sono difficili da capire.

Cosa può riportarci nel mondo quando crediamo di avere perso anche il desiderio di vivere? Dove possiamo trovare lo slancio per ricostruirci come persone e riprendere il percorso che ci realizzi come esseri umani?

Ezechiele profetizza l’intervento di Dio che riporta in vita gli scheletri scarnificati, le ossa del suo popolo perduto per ricondurlo di nuovo vivo nella terra d’Israele. Una visione potente che ribalta il senso comune per ricreare una prospettiva e una speranza nel popolo in esilio.

Gesù è un maestro di strada che comunica attraverso il contatto umano. Conosce i nostri limiti, le nostre difficoltà nell’interpretazione dei grandi scenari profetici, e ridisegna il messaggio di speranza calandolo nella realtà quotidiana e nella dimensione individuale e delle vicende nella comunità: questo è il caso della resurrezione di Lazzaro. Gesu sa che il suo amico prediletto, nella cui casa trovava riposo ed accoglienza, è malato. Gesù viene avvertito quando è lontano, ma si incammina subito verso Betania. Il viaggio è lungo e non riesce ad arrivare prima accada l’irreparabile cioè prima che l’amico muoia. Gesù ricorda ai suoi amici affranti che anche Lazzaro risorgerà. Ma davanti alla disperata sorella del morto e ai tanti abitanti del Villaggio anche lui è profondamente toccato dalla tristezza della sua comunità. Si reca alla tomba di Lazzaro, morto da quattro giorni e quindi, senza alcuna possibilità di risveglio, chiama fuori dalla tomba Lazzaro che appare ancora avvolto nelle bende funebri.

Nella narrazione del Vangelo la resurrezione entra nella quotidianità attraverso il passaggio del miracolo del risveglio. L’apparente stravolgimento della normalità è il prezzo da pagare per spezzare la prostrazione disperante, la normalità degli ultimi, dei dimenticati. L’abitudine alla discriminazione e dell’abbandono del popolo della strada con cui Gesù si confronta ogni giorno ha per noi la valenza dello sconforto di chi soffre intimamente perché non si sente intergrato. Il messaggio al cuore di questo racconto è che la morte non è la fine di tutto, ed esiste una possibilità di riscatto anche quando tutto sembra perduto. Il miracolo cessa di essere un miracolo nell’abbraccio di chi era morto ed è di nuovo in cammino.

Nella realtà della nostra esperienza di vita la possibilità di rimettersi in piedi si materializza attraverso un processo lento e complesso. In un cammino di fede rialzarsi è al tempo stesso, lavorio individuale ed evento corale che coinvolge l’intera comunità. La rinascita è parte della nostra vita, è nell’oggi non in un futuro lontano. Gesù stesso lo dice a Marta, sorella di Lazzaro. Quando riusciamo a fare emergere di nuovo il desiderio di vita, di giustizia, di felicità realizziamo la resurrezione nella quotidianità.


INTERVENTI LIBERI


1. Ciò che ha lasciato una traccia nella nostra vita continua ad accompagnarci ovunque andiamo. Il nostro cammino è costellato di ritorni che simili a risvegli ci aiutano a rinnovare la nostra scelta di fede.

2. Le persone che abbiamo incontrato e hanno segnato il nostro percorso ritornano continuamente. La loro presenza e il loro impulso non si dissolvono nel nulla. Ci aiutano a rialzarci quando precipitiamo nella solitudine disperante.


MEMORIA DELLA CENA

T. Facciamo ora memoria di quel camminatore instancabile e attento che fu Gesù di Nazareth. Egli accompagnò, sui sentieri della Palestina, i cammini di donne e uomini con cui condivise la propria vita, i propri doni, la propria affettuosa solidarietà. Come fece quella sera in cui, mentre mangiavano la cena di Pasqua, prese del pane, lo spezzò e lo distribuì alle amiche e agli amici che erano con lui, dicendo loro: “Prendete e mangiate; la mia vita, il mio corpo, è come questo pane: ho cercato di metterlo a servizio di ogni uomo e di ogni donna che ho incontrato. Fate anche voi così”. Poi fece altrettanto con una coppa di vino, dicendo: “Bevetene tutte e tutti un sorso, perché questo vino è come il mio sangue: ne ho dato una goccia a ogni uomo e a ogni donna che mi ha incontrato e ancora ce ne sarebbe, se gli uomini del potere non avessero deciso di farmi morire. Ma voi continuate a ripetere questo gesto per non dimenticarvi di me e dell’esempio che vi ho dato”.


Preghiera di condivisione

Con la frazione del pane rendiamo testimonianza all’esempio di vita e al messaggio diffuso da Gesù e per rinnovare la nostra scelta di costruire un cammino che realizzi il sogno di Dio nel mondo.


COMUNIONE


PREGHIERE SPONTANEE


PADRE NOSTRO


Preghiera finale



Signore, ti ringraziamo per averci nutrito con la tua parola.
Donaci la forza di essere testimoni autentici del Vangelo
trasformando quello che abbiamo ascoltato in gesti di amore e di pace.

Comunità Cristiana di Base di Via Città di Gap – Pinerolo
Anna Vallone e Sergio Speziale, 7 giugno 2026

venerdì 5 giugno 2026

 IL DIO CHE NON INVECCHIA

 

Le genealogie di Genesi 5 e 10

Ci troviamo certamente di fronte a brani che fungono da collegamento, da sutura, da «prosecuzione». Tragico errore sarebbe «saltare» tali passi come noiosi. Le genealogie parlano dei «padri» e delle «madri», ma dicono a noi che ognuno sta in catena, noi siamo inseriti con gli altri, stiamo in relazione. Non possiamo esistere e pensarci come «non facenti parte» d'un cammino storico.

La genealogia dice «tempo» e «successione». Dice realtà e limite: «generò, visse... anni e poi morì».

A noi appartengono (sono date!) «fette» di tempo: a Dio solo tutto il tempo. Dio non nasce e non muore. Un vero peccato che in certe traduzioni sia stato eliminato il nome «ETERNO» per dire Dio. L’Eterno è vocabolo più significativo: solo a Lui l'eternità, a noi solo un po' di termpo.

La genealogia ci restituisce alla verità di Dio (l’Eterno!) e alla verità di noi stessi (un frammento nel fluire del tempo).

La genealogia è anche una confessione di fede in Dio, l’unico che non tramonta, il cui «volto» non è segnato dalle rughe del tempo.  Sono stupende le confessioni di fede dei salmi 102, 103 e 104 (che meritano una attenta lettura). Sono parole d'uno spessore inarrivabile..: il parallelismo ebraico dei salmi fa scendere nel cuore queste espressioni, le fa penetrare e gustare. Si notino le immagini, i simboli, le  ripetizioni. Il «contrasto» tra noi e Dio balza evidente. Sono parole che marcano la distanza. Non umiliano l'uomo, ma esaltano Dio. Come non ricordare, al riguardo. la stupenda pagina di Qohélet al capitolo terzo? Lì troviamo l'elenco dei vari «tempi» della vita umana. Si noti come c'è un tempo per tutto… e ogni esperienza è segnata dal tempo: è transeunte, passeggera, effimera.

Noi non possiamo «eternizzare» nessun tempo, ma vivere ogni tempo davanti all’Eterno.

L’amore di Dio si fa tempo. Le pagine più «alte» sono state scritte da Claus Westermann in Teologia dell’Antico Testamento sul concetto e la realtà della benedizione.

Quel Dio che crea e resta il Creatore «non cessa di accompagnarci». Il Suo amore si fa tempo, è una catena che non si interrompe. Egli ci sta vicino (anche se apparentemente assente) e cammina dentro la vicenda umana. C’è qualcosa di più intimo ad un uomo-donna che il nascere, vivere, generare e morire?

Scopra l'uomo che Dio lo accompagna... e ne gioisca! È un modo diverso per dire che Dio ci offre la sua alleanza: ci fa compagnia.

Gli anni così «spropositati e diversi» (le ipotesi esegetiche sono molteplici, quanto finora inutili per «decifrare» i vari numeri... che, ovviamente, non hanno un referente cronologico preciso), probabilmente possono dirci semplicemente che, «molti o pochi» essi ci sono dati.

Dio resta libero nei suoi doni e noi restiamo fragili nel nostro mutevole esistere. Nella vita c'è molto di insondabile.

Si noti che le genealogie costituiscono un intreccio che supera le manichee separazioni tra bene e male. Dio una volta ha fatto il manicheo (è il mito del diluvio), ma poi si è pentito è ha detto: «mai più! mai più punirò l'umanità». Le genealogie sono anche la «dimostrazione» che la benedizione di Dio spesso passa attraverso il sangue dei «cattivi», degli «scomunicati», degli impuri. Ricordate anche le genealogie del Nuovo Testamento nei «vangeli dell'infanzia»? Il Dio dell'ira e della vendetta non esiste. È il nostro linguaggio violento che rende Dio «vendicatore».

La «genealogia spaziale» del capitolo 10 è una lezione di universalità. Chi trova Israele nella mappa dei popoli? Dio pensa al mondo, alle donne e agli uomini, prima che al suo popolo. Il suo popolo è tutto il mondo in queste genealogie.

Per capire qualcosa della vita e della volontà di Dio occorre guardare e vivere in grande, nell'orizzonte dei secoli (cap. 5) e nell'orizzonte dei popoli (cap. 10).

Dio non si accontenta del nostro orticello, ma è il Dio di tutti i popoli, di tutte le genti.

Israele spesso lo dimenticherà e sequestrerà Dio in mille modi, ma, quando noi lo perimetriamo, Jahvé fugge (Ezechiele 11,22-23).


Signore,

«Tu conti i passi del mio vagabondare» (Sal, 56,9);

O Signore, sei stato il nostro rifugio

di generazione in generazione.

Prima che venisserò alla luce i monti,

prima che nascesse l'universo,

da sempre Tu sei l'unico Dio.

Davanti a Te, Signore, mille anni

sono come il giorno appena trascorso,

equivalgono al turno di una sentinella.

Tu fai tornare l'uomo alla polvere

e gli dici: «Figlio di Adamo: torna alla terra!».

Li spazzi via come un sogno del mattino,

sono come l'erba che germoglia:

al mattino fiorisce e cresce,

a sera avvizzisce e si affloscia.

Siamo bruciati dal fuoco della Tua ira,

tremiamo di spavento per il Tuo furore.

Tu poni le nostre colpe davanti a Te, 

i nostri segreti alla luce del Tuo volto.

I nostri giorni passano nel Tuo sdegno,

i nostri anni fuggono come un sospiro.

La durata della vita è settant'anni,

i più robusti arrivano ad ottanta;

ma per lo più sono fatica ed affanno,

passano presto e noi ci dileguiamo.

Insegnami a contare i nostri giorni,

perché il nostro cuore diventi sapiente.

Volgiti verso di noi, o Signore.

Fino a quando dovremo aspettarTi?

Abbi pietà dei Tuoi servitori.

Riempici del Tuo amore fin dal mattino

e vivremo nella gioia i nostri giorni.

Rendici ora la gioia per lunghi giorni,

quanti furono quelli della nostra afflizione,

gli anni trascorsi tra mille sventure.

Rivela ai Tuoi servi la Tua opera,

manifesta ai loro figli la Tua maestà

e mantieni su di noi il Tuo amore.

Rendi fruttuosa la nostra fatica

e convalida l'operato delle nostre mani (Sal. 90).

Signore, nessun «diluvio» fermerà mai la Tua «benedizione»... e il Tuo amore non si consuma, non viene meno, Il salmista ci parla della tua ira e del Tuo furore, ma noi sappiamo che Tu sei un Dio amico e misericordioso, che conosce tutte le strade per venirci incontro. 

(scritto a mano nel 1978, stampato nel 1990. (f.b.))