Discriminazioni, aggressioni e diritti
calpestati:
in 60 Paesi l’omosessualità viene vietata
ESSERE GAY È ILLEGALE IN AFRICA E ASIA. IN
IRAN E YEMEN È PREVISTA LA PENA DI MORTE
Criminalizzazione,
discriminazioni, aggressioni: i diritti delle persone Lgbtqia+ sono ancora
calpestati in molti Paesi del mondo.
Stando agli ultimi
dati dell’ilga World, una Ong di tutela dei diritti della comunità Lgbtqia+,
aggiornati al 31 maggio, sono ancora una sessantina i Paesi dove
l’omosessualità viene vietata, repressa e punita, soprattutto in Africa, tra
cui Etiopia, Nigeria, Egitto,
Algeria, Senegal,
Marocco, e in Asia, tra cui Bangladesh,
Indonesia,
Pakistan. In America Latina lo resta ancora in
Giamaica. E in una
dozzina di Paesi, tra cui l’Iran e Yemen,
gli atti sessuali
tra persone dello stesso sesso sono puniti
con la pena di
morte. Anche se globalmente l’omosessualità è sempre più accettata nel mondo (i
Paesi a vietarla erano 113 nel 1990), Amnesty International, in un rapporto del
maggio 2025, ha registrato “un’evoluzione preoccupante” negli ultimi anni in
materia dei diritti.
In alcuni Paesi,
invece di fare progressi, si torna indietro.
Leggi repressive e
politiche sempre più discriminanti nutrono inoltre paure e violenze. In Uganda
la legge anti-lgbtqia+ è stata inasprita nel 2023, con l’introduzione della
pena di morte per “omosessualità aggravata”.
IN GHANA, una legge
anti-gay adottata, tra le proteste, nel dicembre 2024, punisce con il carcere
fino a tre anni chi intrattiene “rapporti deviati”, e fino a cinque chi promuove
o sostiene i diritti della comunità Lgbtqia+. Il Burkina Faso e il Mali,
entrambi nella stretta autoritaria di una giunta militare, hanno reso illegale l’omosessualità
rispettivamente a luglio e a dicembre 2024. In Mali
chi ha un rapporto
omosessuale può essere condannato fino a sette anni di prigione e 500mila
franchi Fca di multa. Lo scorso anno, in Iraq, il Parlamento ha inasprito le
condanne, fino a 15 anni di reclusione, per gay e trans. Anche in Europa si
fanno passi indietro.
Nell’agosto 2024,
la Bulgaria ha adottato una legge che vieta la “propaganda” Lgbtq+ nelle scuole
sulla falsariga della legge anti-lgbtqia+ in vigore nell’Ungheria di Viktor
Orbán dal 2021 che limita l’esposizione dei bambini a materiale che “promuove” l’omosessualità”,
il cambiamento di sesso e la rappresentazione Lgbtq+ nei media o nello spazio
pubblico. Il Pride è bandito anche
in Turchia, mentre
la Russia vieta la bandiera arcobaleno. Secondo Amnesty, “l’arrivo di Donald
Trump ha segnato una svolta, dando risonanza mondiale a discorsi omofobi e
legittimando politiche repressive”. Le aggressioni omofobe esplodono: la Ong
cita del governo Usa che ha registrato almeno 2900 crimini contro le persone
della comunità Lgbtq+ nel 2023.
Amnesty rileva
comunque qualche raro progresso. Il caso più eclatante è quello della Thailandia,
primo Paese del sud-est asiatico a legalizzare, lo scorso settembre, le nozze
gay. Il numero dei Paesi dell’Ue dove il matrimonio gay è autorizzato è salito
a 16 nel 2024, dopo il voto di
Estonia e Grecia.
Sono solo 18 nel mondo le Costituzioni che vietano le discriminazioni delle
persone Lgbtq+. In Italia l’omofobia è reato dal 2020.
Luana De Micco (da “Il Fatto quotidiano” del 29/6/25)