martedì 15 luglio 2025

Discriminazioni, aggressioni e diritti calpestati:

in 60 Paesi l’omosessualità viene vietata

ESSERE GAY È ILLEGALE IN AFRICA E ASIA. IN IRAN E YEMEN È PREVISTA LA PENA DI MORTE

 

Criminalizzazione, discriminazioni, aggressioni: i diritti delle persone Lgbtqia+ sono ancora calpestati in molti Paesi del mondo.

Stando agli ultimi dati dell’ilga World, una Ong di tutela dei diritti della comunità Lgbtqia+, aggiornati al 31 maggio, sono ancora una sessantina i Paesi dove l’omosessualità viene vietata, repressa e punita, soprattutto in Africa, tra cui Etiopia, Nigeria, Egitto,

Algeria, Senegal, Marocco, e in Asia, tra cui Bangladesh,

Indonesia, Pakistan. In America Latina lo resta ancora in

Giamaica. E in una dozzina di Paesi, tra cui l’Iran e Yemen,

gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso sono puniti

con la pena di morte. Anche se globalmente l’omosessualità è sempre più accettata nel mondo (i Paesi a vietarla erano 113 nel 1990), Amnesty International, in un rapporto del maggio 2025, ha registrato “un’evoluzione preoccupante” negli ultimi anni in materia dei diritti.

In alcuni Paesi, invece di fare progressi, si torna indietro.

Leggi repressive e politiche sempre più discriminanti nutrono inoltre paure e violenze. In Uganda la legge anti-lgbtqia+ è stata inasprita nel 2023, con l’introduzione della pena di morte per “omosessualità aggravata”.

IN GHANA, una legge anti-gay adottata, tra le proteste, nel dicembre 2024, punisce con il carcere fino a tre anni chi intrattiene “rapporti deviati”, e fino a cinque chi promuove o sostiene i diritti della comunità Lgbtqia+. Il Burkina Faso e il Mali, entrambi nella stretta autoritaria di una giunta militare, hanno reso illegale l’omosessualità rispettivamente a luglio e a dicembre 2024. In Mali

chi ha un rapporto omosessuale può essere condannato fino a sette anni di prigione e 500mila franchi Fca di multa. Lo scorso anno, in Iraq, il Parlamento ha inasprito le condanne, fino a 15 anni di reclusione, per gay e trans. Anche in Europa si fanno passi indietro.

Nell’agosto 2024, la Bulgaria ha adottato una legge che vieta la “propaganda” Lgbtq+ nelle scuole sulla falsariga della legge anti-lgbtqia+ in vigore nell’Ungheria di Viktor Orbán dal 2021 che limita l’esposizione dei bambini a materiale che “promuove” l’omosessualità”, il cambiamento di sesso e la rappresentazione Lgbtq+ nei media o nello spazio pubblico. Il Pride è bandito anche

in Turchia, mentre la Russia vieta la bandiera arcobaleno. Secondo Amnesty, “l’arrivo di Donald Trump ha segnato una svolta, dando risonanza mondiale a discorsi omofobi e legittimando politiche repressive”. Le aggressioni omofobe esplodono: la Ong cita del governo Usa che ha registrato almeno 2900 crimini contro le persone della comunità Lgbtq+ nel 2023.

Amnesty rileva comunque qualche raro progresso. Il caso più eclatante è quello della Thailandia, primo Paese del sud-est asiatico a legalizzare, lo scorso settembre, le nozze gay. Il numero dei Paesi dell’Ue dove il matrimonio gay è autorizzato è salito a 16 nel 2024, dopo il voto di

Estonia e Grecia. Sono solo 18 nel mondo le Costituzioni che vietano le discriminazioni delle persone Lgbtq+. In Italia l’omofobia è reato dal 2020.

 

Luana De Micco (da “Il Fatto quotidiano” del 29/6/25)