lunedì 5 marzo 2007

IL BIBLISTA VATICANO SI CORREGGE

Il biblista cattolico monsignor Romano Penna, docente alla Pontificia Università lateranense, ingaggiato dal cardinale Ruini come “difensore della fede” contro gli errori del Codice da Vinci e di Inchiesta su Gesù, ha inviato una rettifica a Repubblica di venerdì 2 marzo che suona come sostanziale ritrattazione delle critiche mosse al libro di Augias - Pesce:

“Nell’articolo ‘Sciocchezze, errori e falsità: così la Chiesa processa i best seller’ sono riportate parole attribuite a me che non riferiscono adeguatamente il mio pensiero. Ecco dunque le mie precisazioni ‘autentiche’. Prima di tutto nego decisamente che si possano porre sullo stesso piano il libro di Dan Brown e quello di Augias - Pesce: trai due passa la stessa differenza che c’è tra un romanziere e un ricercatore di laboratorio. A questo proposito, dev’essere anzitutto ben chiaro che io stimo il prof. Pesce come uno dei migliori studiosi delle origine cristiane oggi esistente in Italia. Il libro è un bell’esempio di applicazione della critica storica alla ricostruzione della figura del Gesù terreno. La stessa devozione e la dogmatica hanno tutto da guadagnare da una ricollocazione storica di Gesù nel suo tempo e nel suo ambiente. Dire poi che le dichiarazioni di Pesce sono minimaliste (il termine è infelice perché ambiguo) significa soltanto riconoscere che egli opera da storico, limitandosi alla fisionomia religioso-culturale di Gesù tralasciando di approfondire il discorso sulle ermeneutiche di fede sviluppatesi su di lui. Io stesso, però, sostengo che la risurrezione di Gesù non può essere qualificata come evento storico, essendo invece storico il dato della fede dei discepoli in lui risorto. Perciò il libro di Augias - Pesce, come succede anche per quanto io stesso ho modo di pubblicare, non chiude il dibattito: semmai lo rinfocola. Tuttavia questo è il bello, cioè che la ricerca (e lo stesso vale per la fede!) non si chiude mai in se stessa ma si apre a sempre nuovi orizzonti, sapendo che la posta in gioco è inesauribile”.

Che cosa può essere successo? E’ possibile che i resoconti giornalistici abbiano riferito le sue parole con qualche imprecisione.

Ma resta grave il fatto che un biblista serio, per quanto assolutamente fedele al vaticano, si sia prestato alla caccia alle streghe scatenata dalle alte gerarchie contro un collega qualificatissimo come il professor Pesce.

E’ stato monsignor Romano Penna a prestarsi a questo perfido gioco di accomunare nella sua relazione le due opere. Questo è, caro monsignor Penna, lo squallore al quale Lei ha prestato il fianco.

La sua correzione successiva Le fa onore, ma resta il fatto che o l’ingenuità o qualcos’altro l’hanno reso funzionale a questo disegno oscurantista di Ruini.

Non metta sul conto dei giornalisti, caro monsignore, il totale travisamento delle Sue parole.

Lei, con tutta probabilità si è accorto della trappola in cui è caduto e ora, da uomo intelligente, è corso ai ripari con questa tardiva correzione che può benissimo essere letta come una onesta ritrattazione.