sabato 26 luglio 2008

SIGNIFICATIVO CON ALCUNE AMBIGUITA'

Lo scritto che di seguito riporto è decisamente interessante. Non condivido però il fatto che Gesù sia stato il primo e l'unico a creare una relazione diretta con Dio senza mediatori. Tale esperienza era già presente nell'ebraismo profetico e non solo. Inoltre l'espressione: Dio si è fatto uomo (che pure in alcuni passi è egregiamente spiegata in chiave funzionale), a mio avviso si presta ad una pericolosa ricaduta dogmatica. Nella carne-umanità di Gesù Dio si manifesta, ma Gesù non è la carne di Dio, cioè Dio non si imprigiona nemmeno nella persona del nazareno. Le epifanie di Dio , le Sue manifestazioni non sono mai il luogo "materiale" in cui Dio si lascia  perimetrare.


Estratto da Giuseppe Castellese

GESÙ FIGLIO DELL’UOMO

Gesù quando parla di se stesso non usa termini come “messia il Cristo” o “il figlio di dio” o
“salvatore” o “redentore” ma usa una formula che per lo più rimane (stranamente) trascurata e incompresa: Gesù si dice “il figlio dell’uomo”. Cosicché “il figlio dell’uomo” è il titolo più
importante ma il meno conosciuto.
Anche i discepoli non capivano e Gesù, per far loro capire, li porta addirittura fuori dalla terra
giudaica quasi ad aggirare la nefasta influenza della bieca “tradizione”, li porta ai confini del mondo pagano. E dunque, venuto nella terra di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli “chi dicono gli uomini che sia il figlio dell’uomo?”
La comprensione, effettivamente non semplice, di questo titolo presuppone dimestichezza con un modo di ragionare lontano dal nostro. Però, se riusciremo a comprendere, vedremo la nostra vita profondamente modificata.

QUESTA CONDIZIONE GESÙ ATTRIBUISCE A SÉ

Gesù attribuisce a se stesso questa condizione. Figlio dell’uomo significa, pertanto, l’uomo nel quale si manifesta la divinità o, se preferiamo l’altra versione, un dio che si manifesta nell’uomo.
Essendo Gesù, (come l’evangelista dichiara) il dio con noi, qui figlio dell’uomo significa che dio, inGesù, si manifesta “pienamente umano”.
Questa novità portata da Gesù ribalta completamente gli schemi religiosi dell’epoca. In Gesù si manifesta un dio profondamente umano: profondamente umano significa che dio è attento ai bisogni e alle sofferenze degli individui, è un dio compassionevole, un dio misericordioso, perciò un dio pienamente umano. E questo un ribaltamento? nella tradizione religiosa ricordate dio dove è collocato? Dio sta su al settimo cielo; e l’uomo per incontrare dio, cosa doveva fare? Doveva “spiritualizzarsi”, doveva angelizzarsi, magari abbandonando il resto degli uomini (gli anacoreti, gli eremiti) e, attraverso preghiere, attraverso uno stile di vita fatto di devozioni, sacrifici, macerazioni innalzarsi per raggiungere dio: questo è “l’uomo religioso”.
Ma, così facendo, qual è il risultato? L’uomo si innalza per raggiungere dio, dio è sceso invece in Gesù per incontrare l’uomo. Allora, uno sale l’altro scende, e non si incontrano mai.

LE PERSONE RELIGIOSE POSSONO ESSERE ATEE

Ecco perché la religione può essere atea e le persone religiose atee. E la prova qual è? Che spesso le persone più sono religiose, più sono disumane. Non c’è talvolta al mondo persona disumana come una persona molto religiosa: talmente è assorbita dal suo dio, pensa talmente a dio che non s’accorge, non vede le sofferenze di quanti gli stanno attorno. Invece con Gesù dio si è fatto uomo. Allora “figlio dell’uomo” significa un uomo nel quale si manifesta la condizione divina e questo è Gesù.
Gesù insegna: la condizione divina non si manifesta separandosi dagli altri, ma mettendosi a loro servizio; quindi, per Gesù, un dio a servizio degli uomini.
E tuttavia questa condizione di figlio dell’uomo cioè l’uomo come condizione divina, non è una
prerogativa esclusiva di Gesù ma “una possibilità” per quanti lo accolgono. Ogni uomo che accoglie Gesù, abbiamo visto stamattina nel vangelo di Giovanni, ha in sé la condizione divina. Quindi figlio dell’uomo significa l’uomo che ha condizione divina. E questo non vale solo per Gesù ma per tutti quelli che lo accolgono: dio è questo amore che vuole fondersi con l’uomo nell’atto di comunicargli il suo amore.

NON C’È AMORE PIÙ OSCENO

Tutto questo provoca un ribaltamento completo del mondo religioso: nella religione dio era il
traguardo (per definizione impossibile) da raggiungere; perciò l’uomo attraverso le preghiere (ma anche attraverso l’amore [mezzo per] del prossimo) attraverso i sacrifici e attraverso le offerte non doveva far altro che raggiungere questo dio. Bene con Gesù, dio non è più il traguardo degli individui ma il loro “punto di partenza”. È dio che si è fatto uomo, che prende l’iniziativa di amare.
E allora se dio non è più traguardo, ma punto di partenza, non si agirà più per dio, non si faranno le cose per dio ma con Gesù e come Gesù (o con dio e come dio) tutte queste cose si faranno per gli uomini. Vedete, è un cambio radicale. Nel mondo religioso le persone agiscono “per amore di dio”! e non c’è amore più osceno e offensivo e mortificante di quello che tu eserciti verso un tuo simile ma… per amore del Signore! Non c’è offesa più grande che si può fare a un individuo nel dirgli che lo si sta aiutando per carità cristiana, per amore del Signore: “ti perdono per amore del Signore; se fosse per me, capirai, me la legherei al dito, anzi ti vorrei morto!. Ti voglio bene per il Signore.
No; ora tutto questo cambia: non si amano più le persone per il Signore ma con il Signore e come il Signore cioè con la sua stessa capacità d’amore.

UN UOMO CHE HA CONDIZIONE DIVINA

Questo è il figlio dell’uomo: figlio dell’uomo significa un uomo che ha condizione divina che non è esclusiva per Gesù ma possibilità per tutti i credenti. Ogni credente che si umanizza completamente è colui che non è assorbito da dio ma da lui potenziato per potere andare verso gli uomini. Nella religione l’uomo viene assorbito da dio: è tanto assorbito da dio (preghiere, pratiche devozionali che non si accorge, ma soprattutto non ha tempo di occuparsi delle sofferenze e dei bisogni degli altri.
Al massimo costui, se capita che qualcuno gli chiede un aiuto, gli dirà, con il sussiego tipico dei giusti: beh! ti ricorderò nelle mie preghiere! ma un dito non se lo raffredderà.
Attenti a queste persone: sono pericolose; quelle persone che quando vi trovate in un momento di bisogno e voi chiedete che vi si dia una mano, quelle persone non danno la mano, loro le mani ce l’hanno sempre giunte: e, avendo le mani giunte, non possono dare la mano all’altro. Magari diranno, sempre con aria serafica: ti ricorderò nelle preghiere… e tu rimani nella merda esattamente come eri prima.

CON GESÙ, DIO “NON ASSOLVE”

Ebbene con Gesù, dio non assolve l’uomo ma lo potenzia. Accogliendo Gesù l’uomo non viene diminuito, ma potenziato nella sua umanità. E più tu uomo sei profondamente umano e più scopri il divino che è in te. Quindi è una “illusione pia” quella di crescere per incontrare il Signore: questo è un dio immaginario che non incontrerai mai. Dio non sta in alto, dio sta in basso: è dio che si è fatto uomo, profondamente umano e si è messo a servizio degli altri. La conclusione è che appena gli uomini scoprono la loro piena umanità o, che è lo stesso, si fanno profondamente umani, essi scoprono il divino che è in loro e si ritrovano in sintonia con l’amore di dio.

GESÙ NON UN CLERICALE

Gesù non adoperava un linguaggio diplomatico né, tanto meno, un linguaggio clericale! egli butta in faccia questa verità, a volte con violenza, proprio alle persone pie, i farisei: per intenderci, quelli che osservavano 600 precetti nella loro esistenza, quelli che stavano attenti a non trasgredire nessuna regola! e Gesù dice: sveglia gente! Guardate che le prostitute (le prostitute erano immagine dell’impurità) vi sono passate avanti e vi hanno soffiato il posto nel regno dei cieli.
Quindi non la persona religiosa entra nel regno di dio ma la prostituta! E cioè chi? una donna che vive profondamente la sua umanità anche se in maniera sbagliata.

AVEVANO SBAGLIATO PERSONA

Ecco l’equivoco! ricordate quando Gesù entra a Gerusalemme? Ma come è possibile che la stessa folla che l’ha accolto festante, dopo qualche ora dice “crocifiggilo”? Perché? Perché avevano semplicemente sbagliato persona.
Quando la folla accoglie festante a Gerusalemme, cosa dice? Hosanna al figlio di Davide
(espressione ebraica che significa salvaci o signore) quando Gesù entra a Gerusalemme su l’asinello si accorgono che non può trattarsi del bellicoso figlio di Davide, ma il mite, mansueto figlio di dio. A questo punto, non ne vogliono sapere e la stessa folla che aveva gridato hosanna, ora grida crocifiggilo.

LA MORTE DI GESÙ

Ogni volta che Gesù parla della sua morte, della sua fine, emerge che causa della fine non sarà il fatto che egli era il messia, e neanche che era il figlio di dio; tutte le volte la motivazione vera è perché lui si è detto il figlio dell’uomo. Le autorità religiose, quelle che dovevano far conoscere al popolo la volontà di dio, quando in Gesù tale volontà si manifesta la ritengono un crimine che va estirpato con la morte. Qual è la volontà di dio? Quella stessa del figlio dell’uomo e cioè che l’uomo abbia la condizione divina. Giovanni nel suo prologo lo dice in maniera molto chiara: “a quanti lo hanno accolto Gesù, ha dato la capacità di diventare figli di dio”. Dunque la volontà di dio è che ognuno di noi acquisti la condizione divina, e nella fusione con dio, ognuno di noi manifesti in sé la condizione divina. Proprio questo per l’istituzione religiosa è un crimine intollerabile. Perché se diventa vero che l’uomo ha condizione divina, non c’è più posto per il loro sacerdozio. Non solo sono divenuti inutili, sono anche ingombranti. Se è vero che l’uomo è in una condizione divina, se è vero che dio si è unito, si è fuso con l’uomo, ma non c’è più bisogno di quelle sacre istituzioni che servivano da mediazione tra dio e gli uomini. Fintantoché gli uomini non si potevano rivolgere direttamente a dio, avevano bisogno di un sacerdote; ora, invece, non c’è bisogno di sacerdoti perché l’uomo può rivolgersi direttamente a dio. Infatti Gesù dirà: quando
pregate, dite padre nostro. Non c’è bisogno di andare da un sacerdote.
NOTA per le persone nuove: un conto è sacerdote e un conto è dire prete. Il prete, nella realtà cristiana, è da non confondere con il sacerdote. Il sacerdote è il mediatore tra dio e gli uomini.
Con Gesù non c’è più bisogno di andare in un luogo particolare per offrire a dio perché, con Gesù, tutti possiamo accogliere un dio che continuamente si offre a me. Questo ragionamento per l’organizzazione religiosa è un delitto.

LA LIBERTÀ CHE TI CHIEDE GESÙ

Chi mi vuol venire dietro deve, potremmo tradurre, rinunciare alla propria reputazione, essere
considerato come me la feccia il rifiuto della società! Deve accettare il più profondo disprezzo.
Ma perché Gesù chiede questo? Perché quando uno arriva ad accettare questo, ha, cioè, accettato di perdere la reputazione, viene a trovarsi in uno spazio di grande libertà.
Vedete noi non ci comportiamo come veramente siamo per paura del parere degli altri: chi sa cosa pensano, se sanno veramente chi sono!
Noi non diciamo mai quello che veramente pensiamo perché siamo condizionati dall’opinione degli altri e perciò viviamo in una ovattata finzione.
Tante cause di attrito con le persone è perché noi non ci conosciamo: io presento una maschera bella, rispettabile; voi presentate una maschera bella rispettabile e il rapporto non è tra due realtà vere, ma tra due maschere, due finzioni. E le maschere (realtà solo virtuali!) non possono avere relazioni. Ecco il perché dei conflitti!
Allora Gesù dice: rinuncia alla tua maschera; sii te stesso: accetta per amore del vangelo di perdere la tua reputazione. Lo percepiamo tutti: questo è momento doloroso, è il momento del disprezzo, è il momento in cui proprio coloro che ti dovevano essere accanto ti sono contro ma… tu senti proprio allora… l’ebbrezza della libertà.
Immaginatevi, per la prima volta nella vostra esistenza, finalmente solo voi stessi, senza bisogno di fingere per paura che gli altri pensino male; senza dover più mentire nello stile di vita per paura del giudizio degli altri: è proprio l’ebbrezza della libertà.
Gesù vuole persone libere: soltanto dove c’è la libertà c’è lo spirito di dio. E questo, dice Gesù, è necessario per seguirlo. Seguire Gesù significa andare sempre nello spazio più profondo ed intenso della sfera di dio che come dicevamo all’inizio, non è separata dal mondo degli uomini ma gli è intima.