giovedì 3 aprile 2025

Un dono: sognare

Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mio spirito. Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati (Gioele 3, 1-5).

 

Il profeta Gioele svolse la sua attività presumibilmente durante o subito dopo l’esilio babilonese.

In questo piccolo libro il profeta si rivolge ad una comunità stanca, in difficoltà, che sta perdendo la fede. I suoi toni sono delle vere frecciate: ammonisce i capi, richiama giovani e anziani alla responsabilità, invita a non allontanarsi dal Signore e, come dice al v. 13 del capitolo 2: “Non basta strapparsi le vesti, bisogna cambiare il cuore”. Ecco, volevo solo con questa piccola premessa introdurvi un po’ nel clima del libro.

I versetti che vanno dal v. 1 al v. 5 del capitolo 3 a me sono sembrati una carezza dopo lo scossone. Dio manderà sui vostri figli e sulle vostre figlie, sui vostri vecchi e sui vostri giovani, sui vostri schiavi e sulle vostre schiave il Suo soffio divino.

Due volte Gioele ci descrive questa effusione del soffio caldo di Dio su tutti. Nessuno è escluso da questo dono dello spirito di Dio. Qual è il frutto, qual è la conseguenza di questa azione di Dio?

Tutti e tutte avranno, in un contesto di contraddizioni e di difficoltà, il sogno di un mondo nuovo che sta na scendo dall’azione di Dio. Come è bello pensare che un popolo ormai privo di prospettiva e privato dei suoi sogni, possa tornare a sognare, a progettare.

Ciascuno di noi sa per esperienza che quando si spengono i sogni, anche la vita declina e viceversa, quando torniamo a sognare paesaggi d’amore e di speranza, il nostro cuore torna a vivere.

Per noi è davvero stimolante vedere che in Maria Grava, oggi settantenne, i sogni sono più vivi che mai. E nei sogni di Maria ci siamo tutti/e noi. Ringraziamo Dio che non smette di regalarci uomini e donne che non si lasciano morire nella routine, ma continuano a sognare il bene e la felicità per sé e per gli altri.

Maria Franca Bonanni, Viottoli 2001