Riporto da Rocca del 1° dicembre 2009 uno scritto di Tonio Dell'Olio che molto raccomando.
Zygmunt Barman chiama mixofobia la paura di mescolarsi tra diversi. Una paura che abita le strade e le coscienze delle grandi città dell'occidente in cui prevale un atteggiamento di falsa tolleranza, una sorta di razzismo camuffato. Non si vuole assimilare il diverso, lo straniero, lo sconosciuto
come avveniva una volta. Ma nemmeno si chiede di integrarlo. La fase uno consiste nel guardarlo a distanza spiandone comportamenti e abitudini tanto differenti dalle nostre. Fase sue: lo si compiange o deride o ci si meraviglia perché alcuni suoi atteggiamenti sono strani o bizzarri. Fase tre: ci compiacciamo del fatto che nonostante simili abitudini, gli abbiamo concesso di abitare in mezzo a noi ma non chiediamo assolutamente che ci sfiori nemmeno lontanamente con quel modo di vestire mangiare parlare puzzare gesticolare pregare. Valuto il mio modo di vivere superiore al suo e ritengo che il mio stile di vita non sia praticabile da lui ed è per questo che gli consento di vivere secondo le sue usanze a casa mia. Ops, a parecchi civici di distanza! La proposta (o la prospettiva?) di Barman è il passaggio dalla mixofobia alla mixofilia. Si tratta di imparare ad accogliere la diversità come sfida, risorsa, opportunità. Ad apprezzarne i vantaggi che derivano da un potenziale creativo inedito. Un segno inatteso dello Spirito. Come diceva la canzone: lo scopriremo solo vivendo.
Nessun commento:
Posta un commento