Alcuni cittadini di Rosarno dicono che non vogliono più immigrati, adesso. Non si interrogano però su quello che gli immigrati hanno fatto servilmente per l’economia della loro zona in tutti questi anni, che si è sostenuta sulle loro spalle, le loro schiene, le loro braccia, la loro miseria. (Del resto ce ne serviamo tutti di quel sudore, visto che il prezzo basso delle arance che compriamo è dovuto proprio alla manodopera servile). E viene da chiedersi come mai quei rosarnesi non alzino invece la voce contro la ‘ndrangheta, e non dicano che è la ‘ndrangheta la rovina della loro terra, e che è la ‘ndrangheta a dover sparire. Sono vittime anche loro, certo: ma allora perché prendersela con altre vittime ancora più vittime? Ecco, forse dovrebbero prendere esempio proprio dai braccianti immigrati, che – come a Castelvolturno – hanno avuto il coraggio di scendere in strada e far sentire a tutti che non ci stanno a subire ancora (da L’Unità del 9 gennaio).
Mi viene un piccolo pensiero: se a Rosarno e dintorni ci fosse un vescovo un po’ decente (non dico eroico!) avrebbe traslocato per qualche giorno nei tuguri degli immigrati. Invece, ha parlato il Cardinal Bertone: la violenza degli immigrati non è un mezzo adatto e giusto. La violenza dei padroni del mercato…quella non si tocca. Bertone, mettiti un cerotto fisso sulla bocca e toglitelo solo ogni sei mesi… Così eviti questi sproloqui.
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