lunedì 3 maggio 2010

MURI E FESSURE

Pasquale Jannarelli, il prete più mite e nonviolento che io abbia conosciuto, dirige la rivista "Quale Vita", bimestrale di riflessione e di informazione nonviolenta Via Michelangelo, 2 – 67030 Torre dei Nolfi  prov. AQ. - tel.0864/460006), dalla quale traggo questo scritto.

Muro è l'apologia del fare e il chiasso in cui siamo immersi. Il chiasso dei supermercati dove ci si incontra perché estranei gli uni agli altri. Il chiasso del traffico caotico che ci fa imbestialire ma che, in fondo, siamo anche noi a determinare. Il chiasso delle grandi adunate rituali negli stadi, nelle piazze, nei palazzi di ogni potere, dove non si ha nemmeno la possibilità di scambiare una parola o un sorriso con chi è accanto a noi, perché sono altre le parole e i gesti che ci vengono imposti.
Fessura è il silenzio. Dice Etty Hillesum che "bisogna sempre più risparmiare le parole inutili per poter trovare quelle poche che ci sono necessarie; e questa nuova forma di espressione deve maturare nel silenzio".
Muro è il nostro adattarci ad ogni orrore che accade intorno a noi e lontano da noi. I trecentomila morti nel terremoto di Haiti sono già scomparsi dalla nostra memoria, insieme alle disumane condizioni di vita dei sopravvissuti.
Fessura è il disadattamento al modo di pensare corrente. Disadattati come Martin Luther King il quale chiedeva di esserlo come anche Gesù di Nazareth lo è stato, per uscire allo scoperto e minare alle fondamenta questa cosiddetta civiltà.