venerdì 4 febbraio 2011

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

SALE E LUCE                        

12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. 13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (Matteo 5, 12-16).

Ho sempre provato un profondo disagio di fronte a questa pagina del Vangelo. Pensarci come sale della terra e luce del mondo significa metterci dei panni non nostri. Nei secoli noi cristiani abbiamo troppo spesso giocato una partita diversa: siamo stati all'opposizione di chi aveva e spargeva sale e abbiamo soffocato la luce più che accenderla.

A volte ho pensato: che illuso era Gesù nell'affidare a povera gente come noi il messaggio del regno di Dio. Certo, è assai difficile cogliere il tenore preciso delle parole di Gesù che, del resto, ci sono attestate in modo e in contesti diversi negli altri Vangeli sinottici.

Marcelo Barros scrive: "Sappiamo che nella Palestina ai tempi di Gesù i pastori, durante il giorno, solevano condurre le pecore nei campi, dove le lasciavano libere a pascolare. A sera, poi, per farle tornare al sicuro nell'ovile, le attiravano servendosi del sale"… Così il sale della terra "può indicare il compito affidato ai discepoli di segnalare con la testimonianza della loro vita una strada ai loro fratelli e alle loro sorelle.

Il sale

Ma forse, prestando attenzione a ciò che scrivono gli evangelisti Luca e Marco e anche il Vangelo di Tommaso (loghion 32 e loghion 33), il messaggio si fa più chiaro e pungente.

Nell'antichità il sale e l'approvvigionamento del sale era questione vitale per ogni famiglia e per ogni città. Don Dell'Olio su Adista scrive: "Per questa ragione l'impero Romano fece di tutto per controllarne, incentivarne e organizzarne la produzione lungo le coste delle ampie zone da esso dominate. Talmente prezioso il sale da diventare "moneta" per pagare i soldati. Costume da cui deriva il termine con cui oggi si definisce ogni retribuzione. Salario appunto".

Il discepolo, dice Gesù, o è sale che dà sapore oppure fallisce il suo compito. Anche una montagna di sale o un'intera salina non servono a nulla se non "salano", se non diffondono sapore.

Dunque Gesù non intende chiedere ai discepoli di ogni tempo "di giocare un ruolo da protagonisti, quanto piuttosto di garantire una presenza di qualità, in grado di dare sapore, ovvero senso e significato alle comunità umane da loro abitate, senza rincorrere il consenso, l'applauso, i troni e le poltrone… Non una Chiesa-Stato, ma una comunità a piedi nudi. Non elementi separati, ma inclusi, integrati, confusi. Non la forza e la ricchezza ma la debolezza e la povertà. In questo senso ogni credente, in coerenza con l'invito perentorio di Gesù, è chiamato a mischiarsi con la gente e nella storia di cui fa parte. Senza etichette e senza distintivi. Scomparendo come il sale per scommettere – come il sale – di dare sapore. Non il partito dei cattolici, la scuola dei cattolici…per affermare la propria presenza accanto alle altre".

Qui le strade si diversificano. A questo punto occorre scegliere: o "cristiani" dei palazzi "in cerca di una istituzione forte che li rassicuri o discepoli della strada, mescolati a tutte le persone che cercano percorsi di amore e di giustizia, dalla parte degli ultimi e dei calpestati. Il sale non si trova e si sparge lungo questi sentieri.

Per quanto non sembri, lungo la via della vita ho sempre incontrato moltissimi uomini e donne ricchi di questo sale dentro e fuori dai percorsi religiosi. Tutto il mondo è la "salina" in cui Dio, attraverso i profeti, semina sale.

Luce del mondo o lucerna?

Insomma anche qui Gesù scommette alla grande con i suoi discepoli: nel mondo c'è bisogno della "luce" della loro testimonianza. Noi spesso come cristiani ci siamo pavoneggiati con questa espressione interpretandola come un certificato di garanzia o la promessa di un privilegio anziché un invito alla responsabilità.

In ogni caso, a scanso di equivoci, credo che sarebbe già buona cosa per me essere una piccola lucerna non soffocata dal moggio, con un po' di luce sprigionata da qualche buona opera.

Certo, nella mia vita ho incontrato dei discepoli e delle discepole di Gesù che mi sono apparsi come "luce spendente", fari di solidarietà.

La scommessa

Ancora una volta la fede si fa scommessa: se noi affidiamo le nostre piccole vite a Dio, può avverarsi la proposta e la promessa di Gesù. Anche le nostre esistenze piccole e quotidiane possono spargere sale e diffonder luce e i nostri occhi possono scoprire questa luce e questo sale che Dio continua a regalare a piene mani a tutta l'umanità.

Grazie

Grazie, o Dio della creazione

Tu continui ad accompagnare

le Tue creature

con il sale dell'amore

di cui sei la salina inesauribile

e con la luce di cui sei sorgente senza fine.

Voglio imparare ogni giorno

a scoprire la Tua presenza nascosta

anche nei sentieri più fangosi.

Ma voglio anche benedirTi

per i raggi di sole che incontro

nella vita di tanti uomini e tante donne.

Soprattutto insegnami a cercare

il sale degli altri,

a riconoscerlo e a valorizzarlo,

senza pensare di essere sempre il più "salato";

insegnami a guardare con cuore accogliente

ciò che fiorisce altre l'uscio di casa mia.