sabato 1 ottobre 2011

LA DEMOCRAZIA SOTTO I PIEDI

 Un paio di anni fa ho preso la decisione di non discutere più di politica con chi è elettore convinto di Silvio Berlusconi. Per non ingenerare equivoci vorrei dire che ciò non è riferito all’elettore di centro-destra, ma solo a chi è acriticamente partigiano del satrapo di Arcore. Mi sono reso conto che parlare di democrazia con un berlusconiano doc è come giocare a scacchi con un giocatore che pur di vincere pretende di muovere i pedoni come la regina o se gli comoda come il cavallo, come la torre e via dicendo. Chi ritiene che sia compatibile con la democrazia un leader politico come Berlusconi, l’uomo che è simultaneamente il più ricco del Paese, proprietario di tre reti nazionali, e primo ministro, a mio parere, non conosce le regole del gioco democratico. Non voglio dire che l’Italia viva in un regime dittatoriale sarebbe un’iperbole nociva, le forze di opposizione possono esprimersi, in parlamento e nella società civile, parte della stampa e alcune testate televisive si contrappongono vigorosamente alla deriva del berlusconismo ma in un contesto in cui la sproporzione nel campo dell’informazione, della comunicazione diretta e subliminale, e nel campo del potere economico e politico è sconciamente a favore di un solo uomo. L’Italia vive in una vacanza di democrazia. L’argine è stato rotto, con gravissime responsabilità anche di gran parte opposizione, più di vent’anni fa con la legge Mammi, uno sfregio allo statuto dell'informazione democratica che è alla base di una vera democrazia. Solo alcuni esponenti della sinistra democristiana capirono il portato di quella sciagurata resa. Tutto Il resto, a partire dalla discesa in campo per finire con Ruby, la brutale aggressione ai giudici, ai giornalisti e a tutti coloro che non si allineano è solo un’inevitabile conseguenza di quella prima devastazione.

(Moni Ovadia)