giovedì 17 novembre 2011

SEMINA LA TUA VITA

In questa lunga estate che pare senza fine, il sole senza la pioggia ha reso aridi tanti giardini, ha rinsecchito i fichi, non da vita ai funghi, rimpicciolisce le castagne.

Mi piace pensare che mi è chiesto di custodire e coltivare la vita, ma che mi è solo affidata, come la terra intera il giorno della creazione. Il racconto della creazione fu scritto durante la deportazione del popolo d'Israele in Babilonia, e fu un invito esplicito a lodare e benedire, a ritenere tutto "buono e bello" in un tempo di crisi. E allora eccomi qua, anch'io a confidare nella bellezza del giardino della mia vita nonostante l'aridità di certi momenti, l'ansia di produrre frutti sapendo di aver poca linfa. Coltivare e custodire la vita vuol dire anche non fermarsi, non accontentarsi di cose morte, non accettare la perdita della tenerezza.

Ascolto le carezze fatte parole di Papa Giovanni: "Semina i tuoi desideri, la tua fiducia, la tua vita. Semina tutto ciò che c'è di bello in te, le più piccole cose, i nonnulla, semina e abbi fiducia."

È tempo di aratura, di terreni rivoltati e messi a riposo, indispensabile perché la semina entri fino al cuore della terra, e ciò deve avvenire qui ed ora perché il giardino non si accontenta di teorie, di ipotesi o di desideri: ha bisogno di cure quotidiane.

Sono io che nei gesti della cura do valore al tempo presente, do senso alle cose che faccio, introducendo bagliori di vita nell'apparente inutilità del gesto quotidiano.

E questo quotidiano non è indefinito.

È scandito benissimo dai ritmi della natura, dall'alternarsi del giorno e della notte, della luce e del buio. L'oggi è il limite delle nostre preoccupazioni, delle nostre pene e delle nostre azioni, perché un'oggi è lungo abbastanza per trovare Dio e per perderlo.

Per questo Dio ha creato il giorno e la notte, affinché non vagassimo nell'illimitato, ma vedessimo già nel mattino la fine della sera.

Essenziale nei tempi che viviamo è resistere: cioè vivere, star lì, essere presente.

Resistere per me non ha l'effetto di un temporale, ma di una pioggia leggera e costante, che penetra nel terreno e lo rende fertile.

Questo è il tempo delle cose umili, ma preziose, è il momento di raccogliere i cocci sparsi, di ripensare tutti gli eventi e riscoprire le perle dentro quelli più disastrosi. È il momento della custodia e della difesa delle perle acquisite.

È tempo di vegliare nella notte, di preparare i profumi, di essere attenti a ogni movimento e a ogni persona. È tempo di essere fedeli ai compiti che abbiamo: lavorare, dissodare, nutrire, potare, trasformare e rendere più abitabile e più umana la terra, renderla più bella. Un giardino

Don Luigi Verdi