Prima un ventennio affidato all’uomo della provvidenza, in mezzo una terrificante guerra mondiale e civile, poi un quarantennio di edificazione contraddittoria di una democrazia occidentale piena di catenacci, di ombre e qualche tenebra. Da ultimo il ritorno della provvidenza in forma di caricatura e barzelletta con esiti rovinosi per l’economia e la affidabilità internazionale dell’Italia.
Adesso gran parte del Paese è in attesa dell’ennesimo nome provvidenziale: Super Mario. Non c’è che dire l’uomo è serio, preparato, tosto e gode di un indiscusso prestigio in Europa e non solo.
Ci tirerà fuori dal pantano? Forse! Ma per andare dove? Per imporre devastanti sacrifici a chi è cresciuto a pane e sacrifici? E perché? Per permettere a questo sistema di sfangarla fino alla prossima crisi e poi chiedere ancora sacrifici ai lavoratori, ai pensionati agli artigiani, ai precari e ai giovani?
Super Mario non potrà affrontare né risolvere il vero nodo del presente e del futuro. Il capitalismo selvaggio uscito trionfante dal confronto con il sedicente comunismo è fradicio, la deriva finanziaria a cui si è abbandonato con cupidigia criminosa ha mostrato e dimostrato tutta la falsità delle sue promesse proprio nel momento in cui non aveva concorrenti.
La centralità del profitto porta solo aumento della miseria per il «99%», corruzione, sprechi, privilegi, inefficienza, violenza, spazio illimitato per la malavita organizzata. È tempo di tornare alla centralità dell’uomo, del lavoro, della società, della giustizia.
Super Mario ha la voglia e soprattutto, ha la forza per andare controcorrente?
Sì, lo so. La domanda è retorica.
(Moni Ovadia, L’Unità 13-11)