Li aspettavano già in giornata a Torino, per «accogliere» il premier Mario Monti e invece i No Tav hanno scelto di restare in Valsusa per andare a riprendersi, simbolicamente e sotto la pioggia, la loro baita, in val Clarea, che dal 27 di febbraio fa parte della zona recintata dal cantiere della Tav. L'appuntamento già ieri mattina, con pranzo e assemblea sulle alture di Susa. In duecento si sono radunati alla Colombaia, un ex edificio militare, abbandonato dagli anni '70. Qui i manifestanti hanno applicato i colori della lotta contro l'alta velocità all'antico edificio, imbiancato una parte della parete esterna e scritto No Tav con la vernice rossa.
A Torino sono arrivati solo in serata per la «No Monti night»: un presidio di protesta in piazza Castello «per una calorosa accoglienza al premier», che ieri sera ha assistito al concerto di chiusura di Italia 150 al teatro Regio. «Vogliamo ricordare a Monti e a tutti - scrivono gli organizzatori - ciò che disse Cavour nel discorso alla Camera dei deputati, il 16 aprile 1858: «Il primo bene di un popolo è la sua dignità». E la nostra dignità è ormai calpestata dai vostri interessi. Non ci stiamo a pagare i vostri debiti, non ci stiamo ad essere asserviti al mercato e alla globalizzazione, non ci stiamo a vedere distrutti i nostri territori, calpestati i nostri diritti ad essere affamati dalle logiche affaristiche dei vostri centri di potere».
La protesta continua ora in Valsusa: su un terreno di proprietà del Movimento, proprio accanto al cantiere e alla zona di interesse strategico, c'è infatti da ieri un nuovo presidio che dovrà sostituire la Baita Clarea. «In vista dell'11 aprile (quando scatteranno gli espropri) dobbiamo organizzarci per venire qui tutti i giorni» ha detto nel megafono Francesco del Comitato di lotta popolare di Bussoleno
MAIACHIARA GIACOSA
(Repubblica, 19 marzo)