giovedì 5 aprile 2012

CAMBIARE LE PAROLE PER CAMBIARE IL MONDO

"Perché gli uomini e le donne siano belle".

Non è un errore di grammatica, ma il nome di una petizione contro il sessismo della lingua che in Francia sta raccogliendo migliaia di adesioni. Firmatarie e firmatari chiedono all'Académie francaise, suprema custode dell'idioma d'Oltralpe, di abolire l'uso obbligato del maschile in espressioni come "gli uomini e le donne sono belli".

Perché suona male. E soprattutto schiaccia il femminile sotto il peso del sesso forte.

Facendo così del linguaggio lo specchio di una disuguaglianza sociale. Il codice che registra e perpetua una concezione della subalternità femminile.

Il colpevole di tutto questo è il gesuita Dominique Bouhours che nel 1676 stabilì che "quando due generi si incontrano, prevale il più nobile". Più maschilista di così!

Capitanate dalla linguista Josette Rey-Debove, collaboratrice del prestigioso dizionario Robert, le promotrici chiedono il ritorno alla cosiddetta regola di prossimità. Secondo cui "gli uomini e le donne sono belle", mentre "le donne e gli uomini sono belli".

Del resto era così anche in altre lingue europee prima che bacchettoni misogini come Bouhours si mettessero a pontificare.

Cambiando il nostro modo di parlare e insieme anche quello di pensare. Perché la lingua non è mai innocente. Usa le regole come armi. E crea la realtà a sua immagine e somiglianza. Ecco perché è necessario cambiare le parole se si vuole cambiare il mondo.


Marino Niola (Il Venerdì, 23 marzo)