Due mesi dopo la sua ultima e breve apparizione, l’imprenditore Vincenzo Maria Angelini è tornato davanti al giudice di Pescara nel processo contro Ottaviano Del Turco. C’era molta attesa per la deposizione di Angelini, teste cardine attorno al quale la procura di Pescara ha construito il castello accusatorio contro l’ex presidente della regione Abruzzo (il reato è la concussione). La testimonianza dell’imprenditore, a sua volta sotto processo a Chieti per bancarotta fraudolenta, è stata breve. Angelini ha accusato un malore e ha chiesto al giudice la sospensione dell’udienza (rinviata al prossimo 18 aprile). Prime dell’interruzione, comunque, Angelini ha cercato di ricostruire tutti i passaggi delle tangenti. Si tratta di 25 dazioni di danaro, in un periodo di due anni, che il proprietario del complesso Villa Pini, nell’incidente probatorio del 2010, ha dichiarato di aver pagato a vari soggetti politici abruzzesi. 16 di queste sarebbero riconducibili proprio a Del Turco. Angelini ha accusato un malore subito dopo esser caduto in contraddizione nella sua testimonianza. Nella sua ricostruzione l’ex re delle cliniche d’Abruzzo si è detto certo delle date di quelle dazioni, messe a verbale, perché i prelievi erano avvenuti con l’aiuto della moglie. Il problema, come contestato dall’avvocato di Del Turco, Giandomenico Caiazza, è che nella sua testimonianza la moglie di Angelini aveva reso pubblico di non aver mai saputo delle tangenti (a parte l’ultima quando aveva convinto, aveva spiegato lei, il marito a documentare tutto con delle foto). Va detto che nello stesso periodo in cui Angelini dice di aver prelevato i soldi per le tangenti (sei milioni per il solo Del Turco, dal 2006 al 2008) dai suoi conti sono stati prelevati oltre 40 milioni di euro per spese. Comunque, nessun allarme per le condizioni di Angelini, visto subito dopo l’interruzione passeggiare per Pescara in compagnia della famiglia.
(L’Unità, 31 marzo)