giovedì 12 aprile 2012

Luca, 24: 13-35 I discepoli di Emmaus

Omelia di G. Bessière 

Gesù appartiene alla razza ardente e scomoda dei profeti. Lasceremo che squarci le nostre comunità, per aprirle alle aurore di Dio? Nessuna patria può pensare che il figlio del carpentiere gli appartenga. Nessuna sinagoga, nessuna chiesa può rinchiudere in se stessa Gesù. I popoli santi, siano essi l'antico Israele o il nuovo popolo dei battezzati, devono continuamente convertirsi e abbattere le mura che tendono a costruire intorno a sé, per camminare verso quei luoghi sempre nuovi dove Gesù vuole che si rinnovi l'umanità. I veri profeti non sono né uomini del tempio né servi del  palazzo. Sono uomini liberi, radicati in Dio e nell'umanità, Pastori della grande migrazione umana, essi vivono sotto il cielo aperto e respirano il soffio dello Spirito. Col loro sguardo incandescente vedono tanto a fondo nel loro tempo che a volte sembrano mettere a nudo il futuro. La loro parola squarcia gli orizzonti chiusi. La loro insopportabile lucidità dà fastidio agli uomini superficiali che si cullano nei loro sogni e nelle loro illusioni: ed alle istituzioni, che si chiudono in sé stesse...