Credevo fosse una di quelle allegre bischerate di «Striscia la notizia» per far pubblicità alla politica italiana. Una bella rivolta in Parlamento, intrisa di urla, sputi, pugni e parolacce, in modo da indurre i cittadini a credere che anche nel tempio della politica ci si arrabbia costruttivamente. E invece no. E’ tutta roba vera. E’ la fine della democrazia. Se l’esempio viene dall’alto, addio rispetto per le istituzioni.
FABIO SICARI
Il deputato 5 Stelle ha prima negato e poi giustificato i suoi insulti alla deputata del Pd con la stanchezza di una giornata faticosa. Minimizzando e negando, in perfetto stile berlusconiano, il gesto di cui, nell’intervista sembra non provare nessuna vergogna e tentando di accreditarsi, con gli accenni alla sua incredibile «fatica» come un uomo che lavora. Troppo. Fino all’annebbiamento del cervello ed al discontrollo degli impulsi. Verbali. Senza pensare però al ridicolo cui si espone di fronte a tutti quelli che faticano davvero, molto più di lui, e che non potrebbero mai permettersi, non godendo della sua (immeritata) immunità parlamentare, un insulto sessista come il suo. Hanno fatto presto i grillini come lui ad adeguarsi al peggio del folclore berlusconiano e ai difetti dei «politici» contro cui si scagliavano in campagna elettorale? Quello per i 5 Stelle, si era detto, era un voto di protesta, un (bi)sogno di rinnovamento della politica di cui l’affaticato e volgarissimo deputato oggi agli onori della cronaca doveva essere il risultato.
Si dimetterà? Non credo. Verrà espulso dal gruppo di cui fa parte? Neppure.
Grillo e Casaleggio si dissoceranno dalla sua bravata? Io credo proprio di no. Lui, in fondo, altro non ha fatto che dare un piccolo contributo alla causa dello sfascismo. Quello in cui loro si stanno affaticando molto. Non avendo altro (di serio) da fare.
Luigi Cancrini
(L’Unità 1 febbraio)
FABIO SICARI
Il deputato 5 Stelle ha prima negato e poi giustificato i suoi insulti alla deputata del Pd con la stanchezza di una giornata faticosa. Minimizzando e negando, in perfetto stile berlusconiano, il gesto di cui, nell’intervista sembra non provare nessuna vergogna e tentando di accreditarsi, con gli accenni alla sua incredibile «fatica» come un uomo che lavora. Troppo. Fino all’annebbiamento del cervello ed al discontrollo degli impulsi. Verbali. Senza pensare però al ridicolo cui si espone di fronte a tutti quelli che faticano davvero, molto più di lui, e che non potrebbero mai permettersi, non godendo della sua (immeritata) immunità parlamentare, un insulto sessista come il suo. Hanno fatto presto i grillini come lui ad adeguarsi al peggio del folclore berlusconiano e ai difetti dei «politici» contro cui si scagliavano in campagna elettorale? Quello per i 5 Stelle, si era detto, era un voto di protesta, un (bi)sogno di rinnovamento della politica di cui l’affaticato e volgarissimo deputato oggi agli onori della cronaca doveva essere il risultato.
Si dimetterà? Non credo. Verrà espulso dal gruppo di cui fa parte? Neppure.
Grillo e Casaleggio si dissoceranno dalla sua bravata? Io credo proprio di no. Lui, in fondo, altro non ha fatto che dare un piccolo contributo alla causa dello sfascismo. Quello in cui loro si stanno affaticando molto. Non avendo altro (di serio) da fare.
Luigi Cancrini
(L’Unità 1 febbraio)