martedì 4 febbraio 2014

Ric­chi sem­pre più ric­chi e poveri in aumento

In un qua­dro gene­rale depres­sivo - la ric­chezza media è dimi­nuita del 6,9% - che nel bien­nio ha visto calare il red­dito fami­liare medio del 7,3% in ter­mini nomi­nali, e del 6% in quello «equivalente». Tra­dotto in moneta cor­rente, metà delle fami­glie vive con meno di 2 mila euro al mese avendo un red­dito netto annuale infe­riore ai 24.590 euro, e addi­rit­tura il 20% ha un red­dito netto annuale infe­riore a 14.457 euro, cioè circa 1.200 euro al mese. Sul fronte oppo­sto, il 10% delle fami­glie porta a casa ogni anno più di 55.211 euro, anch’essi natu­ral­mente al netto di rite­nute e tasse.
Sui risul­tati dell’indagine, effet­tuata nel primo seme­stre 2013 inter­vi­stando 8mila fami­glie (22mila per­sone), ora pub­bli­cata in un sup­ple­mento al bol­let­tino sta­ti­stico con il titolo «Bilanci delle fami­glie ita­liane», via Nazio­nale invita come da prassi alla cau­tela. Pre­ca­rietà, disoc­cu­pa­zione e inoc­cu­pa­zione mon­tanti, con il con­se­guente aumento della sfi­du­cia, pos­sono aver inciso ancor più in nega­tivo sulle rispo­ste date ai ricer­ca­tori. Sul punto il vice­di­ret­tore gene­rale di Ban­ki­ta­lia, Fabio Panetta, ospite ieri della Adam Smith Society, ha ricor­dato alcuni, bru­tali dati di fatto: «Dal 2007 il Pil è sceso del 9% e la pro­du­zione indu­striale del 25%. Le oppor­tu­nità di lavoro sono dimi­nuite con un numero di occu­pati calato di un milione di addetti. Men­tre il tasso di disoc­cu­pa­zione sfiora il 13%, supe­rando il 41% tra i gio­vani». Al tempo stesso Panetta non ha nasco­sto l’aumento delle spe­re­qua­zioni fra ric­chi e poveri, ricor­dando anche il dato di par­tenza all’inizio della crisi: «Gli indici di disu­gua­glianza sono peg­gio­rati: il 10% delle fami­glie più ric­che dete­neva nel 2012 il 46,7% della ric­chezza, dal 44,3% nel 2008». Infine l’ennesimo monito: «Le con­se­guenze della crisi rica­dono soprat­tutto sui gio­vani, le cui pro­spet­tive si sono offu­scate rispetto alle gene­ra­zioni pas­sate». Con effetti diretti anche sulla com­po­si­zione della fami­glia ita­liana: dopo aver segna­lato l’ulteriore pro­gres­sione delle (non)famiglie com­po­ste da una sola per­sona, i ricer­ca­tori di via Nazio­nale non solo con­fer­mano il sor­passo (avve­nuto già nell’ormai lon­tano nel 2000) dei capo­fa­mi­glia anziani rispetto ai gio­vani, ma avver­tono che nel 2012 solo il 9.4% dei nuclei aveva un capofamiglia - inteso come percettore di maggior reddito - con meno di 34 anni, mentre in un terzo dei casi aveva più di 64 anni.
Quanto agli immigrati, stanno se possibile ancora peggio dei giovani: alla affannosa ricerca di un lavoro sempre più difficile da trovare, in caso di successo si accompagna comunque un valore mediano di reddito inferiore del 40% rispetto a chi è nato in Italia.
Forte anche il divario fra i generi e le diverse aree geografiche: il reddito individuale medio netto da lavoro (autonomo e dipendente) e inferiore per le donne (14.263 euro contro i 18.670 euro degli uomini) e nel sud e isole (14.982 euro rispetto ai 17.085 del centro e ai 17.729 del nord). Mentre la forbice sempre più ampia fra ricchi e poveri viene confermata dal fatto che il 10% delle famiglie con il reddito più basso percepisce il 2,4% del totale dei redditi prodotti, mentre il 10% di quelle con redditi più elevati percepisce invece una quota del reddito pari al 26,3%.

(Il manifesto 28 gennaio)