martedì 13 maggio 2014

E LE DONNE DISSERO "SMETTI DI FISCHIARE"

 


Brasilia. Chega de fiu fiu. Il nome è sfizioso, un po' meno il contenuto. Vuol dire smetti di fischiare ed è il titolo della compagnia contro le molestie sessuali nata in Brasile per iniziativa della giornalista Juliana de Faria e ultima di una serie di iniziative gemelle (più di cinquanta negli ultimi due anni), esplose in gran parte dell'America Latina. Dove per molestie sessuali si intendono non solo le "palpatine" ed esibizioni ma anche i piropos, i complimenti per strada, un'abitudine che in Centro e Sudamerica gode di ottima salute. "Non fischiarmi, non sono un cane", recita uno slogan della campagna peruviana Paremos el acoso callejero (basta con le molestie) nella sua pagina fb che conta più di 26.000 fans. Antesignano dei progetti sul tema, Paremos el acoso è un vero Osservatorio, con tanto di mappa in cui le navigatrici sono invitate  indicare luogo e modalità dell'aggressione, in modo da ricostruire uno scenario utile per tutte le donne. Nel portale del progetto c'è anche una sezione in cui si cerca di insegnare agli uomini il rispetto per l'altro sesso con spiegazioni didascaliche e figure per i più testoni: "Credi che le donne di sentano gratificate dai complimenti? Come fai a saperlo? Glielo hai forse chiesto? Credi che il fatto che si vestano in maniera sexy ti autorizzi a fare apprezzamenti volgari? Non è così". Dall'Ecuador al Nicaragua, marce e class actions hanno luogo con frequenza. Osservatori contro le molestie sono nati negli ultimi mesi in Colombia, Venezuela, Argentina e perfino in quel feudo di machismo che è il Cile, dove la pagina fb dell'Observatorio contra el acoso callejero ha raggiunto in pochissimo tempo i 25.000 fans. La sociologa ventiquattrenne Maria Francisa Valenzuela, che l'ha creato insieme a due colleghe, aveva quattordici anni quando un uomo si esibì davanti a lei con la consueta performance dell'impermeabile, e lei si sentì impotente e vulnerabile ma anche molto arrabbiata, e quella rabbia si è trasformata in un progetto a mano a mano che cresceva e le molestie aumentavano. Finché ha fondato quell'osservatorio di cui i media riprendono le iniziative con grande risalto, anche se Valenzuela si lamenta che il tono degli articoli sia superficiale e maschilista. "Come fanno uomini e donne a conoscersi, se i primi non possono fare un complimento?" le hanno chiesto per esempio alcuni giornalisti, e lei: "Una cosa è flirtare, un'altra è imporre apprezzamenti spesso volgari sul corpo di una donna, come fosse un oggetto e gli uomini i proprietari dello spazio pubblico".

La risposta però non deve aver convinto i pasdaran delle molestie, alcuni dei quali hanno postato sulla sua pagina foto di donne squartate. Quasi tutte le attività denunciano i vuoti legislativi nei rispettivi Paesi: per la legge cilena palpatine ed esibizioni rientrano nella generica categoria di offesa al pudore, mentre la legge peruviana sanziona le molestie ma non i piropos. È anche per questo che molte ragazze postano sulle pagine dei vari osservatori il nome e la foto di chi le ha molestate, accanto al racconto e ai dettagli di quell'esperienza. Di singolare c'è che molti uomini stanno partecipando alle campagne. Gli attivisti di sesso maschile, in genere giovanissimi, appaiono sulle pagine di fb recando cartelli con su scritto: "Non sono meno uomo se non ti fischio per strada". E intanto diventa virale l'esilarante video in cui un ragazzino viene "piropeato" pesantemente da tutte le donne che incontra, passando da un iniziale entusiasmo al terrore.

(Gabriella Saba, Il Venerdì 1 maggio)