mercoledì 14 maggio 2014

IN MANETTE TRE DIRIGENTI DELLA TORINO-SAVONA


L'accusa è di essersi fatti ristrutturare sei case con tanto di arredi, impianti d'allarme ed elettrodomestici, ma anche fornire un Suv Mercedes, gratuitamente, da imprenditori e fornitori dell'A6 che temevano altrimenti di non poter più lavorare. La procura di Cuneo contesta ai tre i reati di concussione e "induzione indebita a dare o promettere utilità" per un milione e mezzo di euro. Ma al direttore generale Massimo Capponi, difeso dall'avvocato Luigi Chiappero, e al funzionario Migliardi è contestato anche il peculato, per aver utilizzato dipendenti e mezzi della Torino-Savona a scopi "privati".
Dalle indagini coordinate dai pm Maurizio Picozzi e Massimiliano Bolla è infatti emerso che un geometra e un architetto dell'Ufficio progettazione erano costretti a lavorare solo per conto del direttore generale e del suo braccio destro: per loro dovevano curare progettazioni e pratiche, ma anche l'arredo delle loro case, seguire i lavori e curare i rapporti con i fornitori. Capponi, in particolare, si sarebbe fatto comprare, ristrutturare e arredare l'appartamento torinese per la figlia, studentessa universitaria.
Per conto del direttore generale i due dipendenti avevano dovuto persino progettare una scala di alto design, messa in conto a una società di Fossano. Per l'accusa Capponi avrebbe beneficiato di ristrutturazioni, compresi camino e marmi africani, arredi, cucine ed elettrodomestici, per circa 362mila euro. A Ivan Migliardi sono contestati favori per 21mila euro, tra cui noleggio di auto, forniture e ristrutturazioni edili comprese sauna ed idromassaggio, perizie tecniche, che si aggiungono ai 745mila euro inizialmente individuati come profitto illecito di sequestro "per equivalente". Mentre Paolo Lantieri, capo ufficio espropri della società "La Verdemare" concessionaria dell'Anas, avrebbe beneficiato di auto, ristrutturazioni edilizie e forniture per 84mila euro.
Le accuse si riferiscono a un periodo compreso fra il 2008 e il 2013, subito prima che l'A6 fosse acquisita dal Gruppo Gavio, e coinvolgono imprese del Monregalese, della Langa e Roero, del Cuneese e delle province di Savona, Milano e Torino. «Attendiamo l'evolversi delle indagini - ha commentato il presidente Giovanni Quaglia - La società Torino-Savona ha piena fiducia nella magistratura e nel suo operato, speriamo però che si riesca a dimostrare l'estraneità degli accusati e a ricostruire appieno la realtà dei fatti».