venerdì 16 maggio 2014

Se lo Stato fa il “biscazziere”

Adesso anche i ragazzini vengono contagiati dal giorno d'azzardo? E normale: in casa sono martellati da spot pubblicitari tv su scommesse e poker, in strada si moltiplicano i locali con slot machines e bingo. Però: giocare non vuol dire essere malati. Lo si diventa quando non se ne può fare a meno. Tanto da distruggere se stessi, famiglie, rapporti sociali. Ma tutto ciò avviene con la complicità dello Stato, che da una parte lucra miliardi di euro come «biscazziere» e dall'altra agisce come «medico» che intende curare le ludopatie. In teoria quello che guadagna con le tasse dovrebbe spenderlo in assistenza e terapia per i malati di gioco. E' un insieme di affarismo, paternalismo, ipocrisia che sguazza nell'indifferenza delle istituzioni sanitarie. Che fare? Come prima cosa servirebbe una potente class action contro lo Stato biscazziere.

guglielmpepe@gmail.com