Le famiglie in cui è presente un solo genitore sono oggi il 15,3 per cento di tutte le famiglie, con una tendenza all'aumento. In particolare sono aumentate quelle in cui l'unico genitore presente non è vedovo; quindi il genitore mancante è tale non per morte, ma per interruzione, o mancata attivazione, della convivenza. Per lo più cioè avviene a seguito di una separazione coniugale, ma sempre più spesso anche per interruzione di una convivenza senza matrimonio, nella misura in cui tra le coppie che convivono senza sposarsi, un fenomeno in crescita, sono in aumento quelle che hanno figli. Nel 90 per cento dei casi, l'unico genitore presente nella famiglia anagrafica è la madre. In realtà, occorrerebbe distinguere, soprattutto dal punto di vista dei figli, tra famiglie effettivamente monogenitore perché l'altro non c'è, è morto o solo sparito, assente per scelta in differenza, in capacità di gestire una genitorialità distinta dal rapporto di coppia, e famiglie che sono tali anagraficamente, ma 1'altro genitore e presente attivamente nella Vita dei figli, corresponsabile del loro benessere in vari modi e intensità.
Dal 2006 in Italia il modello normativo prevalente di affido dei figli minori prevede anche formalmente il mantenimento della cogenitorialità tramite l'istituto dell'affido condiviso, che distingue tra univocità della residenza e, appunto, condivisione tendenzialmente paritetica di responsabilità, presenza, tempo. Oggi oltre l'80 per cento degli affidi è formalmente condiviso.
E' un modello di cogenitorialità che richiede senza dubbio maturità, fiducia, rispetto reciproco, flessibilità organizzativa tra gli ex partner ed anche un minimo di disponibilità economiche per far fronte alla necessità di due abitazioni capaci di accogliere i figli che transitano da una all'altra. La pratica non sempre vi corrisponde, non solo per mancanza di risorse economiche, lasciando un solo genitore, per lo più la madre, con il carico maggiore di responsabilità. Inoltre la norma può essere utilizzata dai genitori separati come strumento non per cooperare, ma per continuare il conflitto tra loro. Cosi come può avvenire ancora oggi che una minoranza di padri separati (si stima attorno al 15-20 per cento) si estranei progressivamente dai figli sia dal punto di vista della responsabilità economica sia da quello relazionale e affettivo.
Sono queste le situazioni più difficili per i figli ed anche per le madri. Lo svantaggio che sperimentano, come tutte le donne con figli, a conciliare famiglia e lavoro mentre, a parità di competenze, sono spesso pagate meno ed hanno meno opportunità di carriera degli uomini, sono aggravate dal fatto che il loro reddito e spesso l'unico, o principale, per loro e i loro figli, mentre non possono condividere neppure in piccola parte i compiti di cura con l'altro genitore. Per questo, in Italia come in altri paesi, le famiglie in cui l'unico genitore presente è la madre sono più a rischio di povertà sia delle famiglie bigenitore, sia delle famiglie in cui è presente solo il padre. A differenza che in altri paesi, tuttavia, c'è poca attenzione per questa particolare vulnerabilità, anche perché c'è poca attenzione in generale alla questione della conciliazione tra responsabilità famigliari e lavorative. Anzi, le poche misure esistenti sia sul piano dei servizi pubblici (servizi per l'infanzia, tempo pieno scolastico), sia sul piano del welfare aziendale, sono le prime ad essere sta te tagliate in tempi di crisi. Rimane il welfare famigliare procurato dai nonni, che offrono a queste famiglie cura, ospitalità, sostegno economico in misura ancora maggiore di quanto non facciano nei confronti delle famiglie bigenitore. Per altro, i nonni sono anche la risorsa di ultima istanza per quei padri separati che non possono permettersi un'abitazione in cui poter accogliere i figli quando è il loro turno, fare loro spazio, perché si sentano a casa. Ma non tutti possono, o desiderano, contare esclusivamente su un welfare famigliare che li riconduce ad uno status di figlie/i dipendenti quando dovrebbero imparare a fare i genitori, se non da soli, senza il sostegno affettivo del rapporto di coppia con l'altro genitore.
Chiara Saraceno
(Repubblica 28 maggio)
Dal 2006 in Italia il modello normativo prevalente di affido dei figli minori prevede anche formalmente il mantenimento della cogenitorialità tramite l'istituto dell'affido condiviso, che distingue tra univocità della residenza e, appunto, condivisione tendenzialmente paritetica di responsabilità, presenza, tempo. Oggi oltre l'80 per cento degli affidi è formalmente condiviso.
E' un modello di cogenitorialità che richiede senza dubbio maturità, fiducia, rispetto reciproco, flessibilità organizzativa tra gli ex partner ed anche un minimo di disponibilità economiche per far fronte alla necessità di due abitazioni capaci di accogliere i figli che transitano da una all'altra. La pratica non sempre vi corrisponde, non solo per mancanza di risorse economiche, lasciando un solo genitore, per lo più la madre, con il carico maggiore di responsabilità. Inoltre la norma può essere utilizzata dai genitori separati come strumento non per cooperare, ma per continuare il conflitto tra loro. Cosi come può avvenire ancora oggi che una minoranza di padri separati (si stima attorno al 15-20 per cento) si estranei progressivamente dai figli sia dal punto di vista della responsabilità economica sia da quello relazionale e affettivo.
Sono queste le situazioni più difficili per i figli ed anche per le madri. Lo svantaggio che sperimentano, come tutte le donne con figli, a conciliare famiglia e lavoro mentre, a parità di competenze, sono spesso pagate meno ed hanno meno opportunità di carriera degli uomini, sono aggravate dal fatto che il loro reddito e spesso l'unico, o principale, per loro e i loro figli, mentre non possono condividere neppure in piccola parte i compiti di cura con l'altro genitore. Per questo, in Italia come in altri paesi, le famiglie in cui l'unico genitore presente è la madre sono più a rischio di povertà sia delle famiglie bigenitore, sia delle famiglie in cui è presente solo il padre. A differenza che in altri paesi, tuttavia, c'è poca attenzione per questa particolare vulnerabilità, anche perché c'è poca attenzione in generale alla questione della conciliazione tra responsabilità famigliari e lavorative. Anzi, le poche misure esistenti sia sul piano dei servizi pubblici (servizi per l'infanzia, tempo pieno scolastico), sia sul piano del welfare aziendale, sono le prime ad essere sta te tagliate in tempi di crisi. Rimane il welfare famigliare procurato dai nonni, che offrono a queste famiglie cura, ospitalità, sostegno economico in misura ancora maggiore di quanto non facciano nei confronti delle famiglie bigenitore. Per altro, i nonni sono anche la risorsa di ultima istanza per quei padri separati che non possono permettersi un'abitazione in cui poter accogliere i figli quando è il loro turno, fare loro spazio, perché si sentano a casa. Ma non tutti possono, o desiderano, contare esclusivamente su un welfare famigliare che li riconduce ad uno status di figlie/i dipendenti quando dovrebbero imparare a fare i genitori, se non da soli, senza il sostegno affettivo del rapporto di coppia con l'altro genitore.
Chiara Saraceno
(Repubblica 28 maggio)